Videocracy

Videocracy: ridere per non piangere

Il 4 settembre arriverà nelle sale cinematografiche il documentario svedese Videocracy che racconta l’Italia di oggi e le sue contraddizioni. Il regista Erik Gandini, bergamasco d’origine, vive in Svezia dal 1986 dove ha firmato numerosi documentari, in molti lo hanno definito il Michael Moore del vecchio continente ma lui pare che si ispiri a Michelangelo Antonioni. Raggelante, schietto, sarcastico, puntuale: Videocracy ci farà sorridere amaramente di noi stessi e del Bel Paese e trascinerà con sé più di qualche polemica.

Da Lele Mora a Fabrizio Corona, dalle Veline al trash tanto in voga sui nostri canali televisivi a cui le casalinghe senza veli hanno dato inizio negli anni ’80. Nasce tutto con una domanda che all’estero è ormai ricorrente “Perché Berlusconi piace tanto agli italiani?”Così l’idea di Gandini di trovare una risposta attraverso le immagini e le interviste a personaggi famosi o presunti tali, che con sincerità hanno svelato i retroscena di un paese i cui abitanti sognano di ottenere la celebrità e la ricchezza senza troppa fatica. Lo sguardo del regista è quello di chi è appartenuto a un luogo ma ogni volta che vi ritorna si sente Alice nel paese delle meraviglie. Inizialmente Videocracy era destinato al mercato estero, Svezia, Inghilterra e Danimarca e solo successivamente ha ricevuto l’interesse di Venezia che per il suo festival del cinema lo proporrà come evento congiunto delle sezioni La settimana della critica e Le giornate degli autori.

Tra immagini a un tempo divertenti, poi tristi e allarmanti Videocracy apparirà come uno specchio di ciò che siamo e che vorremmo essere a scapito di lasciarci la dignità alle spalle appena varcata la soglia della Casa o in seguito allo sbarco su di un’Isola abitata o no da talpe, naufraghi o contadini.

Gandini, in una recente intervista per Venerdì di Repubblica parla di un’Italia divisa, non solo dalla politica, ma dalla Tv, dove la contrapposizione è tra chi ne è parte integrante e chi ne è fuori. Egocentrismo, visibilità, celebrità sembrano essere il desiderio di molti ma come spesso accade in pochi arrivano alla meta e ancora più spesso non sono i meritevoli.

di Laura Maria de Marco da www.comuniclab.it

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