Riunione di famiglia

RIUNIONE DI FAMIGLIA (WHEN A MAN COMES HOME)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Thomas Vinterberg
Sceneggiatura: Thomas Vinterberg
Fotografia: Anthony Shore
Scenografia: Anja Wessel
Costumi: Anne-mette Trolle
Musica: Johan Soderqivst
Montaggio: Soren Gewitz
Prodotto da Thomas Vinterberg
(Danimarca, 2009)
Durata: 90′
Distribuzione cinematografica: Teodora Film

PERSONAGGI E INTERPRETI

Madre: Karen-Lysen Mister
Peter: Paw Henriksen
Cuoco: Shanty Roney

Passati dieci lunghi anni da quel “Festen” che lo fece conoscere al grande pubblico e che lo consacrava come uno dei fondatori del celebre manifesto “Dogma 95”, al fianco di Lars Von Trier, Thomas Vinterberg torna in Danimarca a dirigere “Riunione di famiglia”. In originale il titolo era “When a man comes home”, che richiama più fortemente quella “Festa in famiglia” che fu dell’originale.

In occasione del 750° anniversario di una piccola cittadina di provincia, un celebre cantante lirico viene chiamato per esibirsi nei festeggiamenti. Quando si scopre che l’uomo è il padre di Benjamin, ragazzo confuso e cresciuto pieno di preconcetti, si innescano tutta una serie di equivoci e situazioni grottesche. Far tornare la pace nel paesino, non sarà facile…

Avevamo visto Vinterberg l’ultima volta al cinema alle prese con l’ottimo “Dear Wendy”, western metropolitano che affondava le mani nel “Dogma 95”, creando qualcosa di trasversale e decisamente più fruibile rispetto alla sperimentazione dei primi anni del manifesto. Per “Riunione di famiglia”, con fare divertito e atteggiamento decisamente sornione, il regista torna sui luoghi della sua “infanzia” cinematografica e ne tira fuori un affresco malinconico, graffiante, ma al contempo irresistibile. Nella “famiglia” di Vinterberg si beve, si litiga, si sta male, ci si azzuffa e ci si umilia, ma sempre con quel gusto bonario per la vita e per il cinema che il regista decide di utilizzare per omaggiare se stesso. Tanti i rimandi, i riferimenti come situazioni, scene, personaggi e persino dialoghi. Di tanto in tanto si avverte anche un curioso senso di deja-vu, ma non c’è pericolo: la festa continua a oltranza quasi oltre i titoli coda, lasciando un finale aperto e luminoso.

Brevemente, inserendolo nel contesto del “Dogma 95”, il film pare essere un ritorno alle origini non troppo velato, bensì celebrato a testa alta. I punti fermi del manifesto vengono puntualmente traditi, ma la crescita di un artista si misura in base alle sue contraddizioni.

Diego Altobelli, da “Tempi moderni”

 

Ecco il nuovo “Festen” del Vinterberg maturo  
Boris Sollazzo Liberazione 

Quando la rivoluzione diventa convenzione, il ribelle torna a casa e sui suoi passi. Questo sembra dirci Thomas Vinterberg – il vero genio di Dogma, offuscato dal talento del più mediatico “fratello” Lars von Trier – con Riunione di Famiglia . Film della maturità nel senso letterale del termine, di Festen rimangono solo il passato che ritorna imprevisto e la cena risolutrice. E una famiglia disfunzionale e mal funzionante, ovviamente, ossessione di questo splendido quarantenne (la nouvelle vague danese invecchia bene) che abbandonata la camera a spalla, si diverte a girare un film classico e divertente, malinconico e agrodolce. Il padre qui non è un orco che abusa, ma un uomo piacente pieno di vizi e vezzi, cantante d’opera ormai famoso che torna nella sua cittadina in occasione del 750° compleanno della stessa, e deve fare i conti con il passato. Ma se Christian ed Helge lo fanno in una dolorosa notte di tregenda, con un regolamento di conti, Sebastian e Karl Kristian lo fanno in giorni di vita comune e bislacca. Lì dove albergava l’orrore ora c’è un tragicomico sguardo su due uomini troppo sensibili per essere seri.
Riunione di famiglia è una piccola rivoluzione che sostituisce la furia giovanile e impietosa con la tenerezza, e Thomas Bo Larsen, attore istrione e carismatico, prima figlio e ora padre, è il filo conduttore e contemporaneamente il punto di rottura della carriera di Vinterberg. Qui tutti sono colpevoli: donne che non accettano tradimenti e preferiscono ritenersi vedove di falliti (ed ecco perché il giovane Sebastian, l’ottimo Oliver Muller Knauer, tartaglia), uomini volubili, le convenzioni ridicolizzate da un’ironia che prima era repressa e depressa e che ora si manifesta senza sensi di colpa.
Lo scontro generazionale diventa incontro, il rancore, che in ogni famiglia che si rispetti è inevitabile motore di ogni rapporto, è mostrato nella sua grottesca meschinità. E così l’incomprensione è quella buffa del fanatico chef svedese e dei suoi indolenti sottoposti danesi, quella di padre e figlio che ignorano volutamente la verità in difesa di un facile equilibrio precario e in attesa che tutto vada in frantumi.
Impossibile non amare Helene Reingaard Neumann e Ronja Manov Olsen, futura sposa e amore d’infanzia del protagonista, almeno quanto questo nuovo “vecchio” Vinterberg. Riunione di famiglia non è un capolavoro come l’irripetibile Festen (straordinario quanto sterile, doveva fare scuola e ha fatto storia a sé), ma l’inizio di un nuovo percorso di un cineasta che come Almodovar, sa cambiare insieme alla sua vita. Di uno che non perde un concerto di Leonard Cohen e gira un video dei Metallica. Troppo sfaccettato, insomma, per restare Dogma.
Da Liberazione, 1 maggio 2009
Cena di gala con sorpresa  
Fabio Ferzetti Il Messaggero 

Chi si rivede: Thomas Vinterberg, il regista prodigio di Festen, che dopo un paio di sfortunati film americani torna in Danimarca con una specie di controcampo “leggero”, in apparenza, del suo film-rivelazione (a sua volta forse più scherzoso di quanto sembrasse). Anche qui tutto ruota intorno a una cena di gala e a vari segreti di famiglia. I paragoni però si fermano qui. Stavolta il festeggiato, un famoso tenore di ritorno nel paesino natale, non sa di aver avuto un figlio. Anche il giovane però, uno dei cuochi impegnati nel banchetto, crede che il padre si sia ucciso anni prima (glielo disse la madre, ora felicemente riaccasata con l’ex “zia Anna”…). Così tra invitati inappetenti, cuochi fanatici, ex che riappaiono, equivoci a catena, la matassa continua a imbrogliarsi: ma alla fine tutti i nodi vengono al pettine. E nasce il sospetto che Vinterberg continui a prenderci (a prendersi) amabilmente in giro, insistendo su una Natura tersa, idilliaca, addirittura terapeutica. Come se tutti questi grovigli e dolori fossero in fondo solo materiali usati con la giocosa libertà di chi prova toni e stili, magari “sporcando” il quadro con i ritmi di un’orchestrina balcanica. Tirando pure qualche stoccatina privata (il “grande artista” che non prende mai l’aereo allude al nume Lars Von Trier). Per vedere di nascosto l’effetto che fa.
Da Il Messaggero, 1 maggio 2009
Il ritorno di Thomas Vintenberg alla festa in famiglia, a colori  

Roberto Silvestri Il Manifesto

Il cinema danese, di illustre passato e non solo per Dreyer, è stato rigenerato dalla generazione Dogma, macchina di forme e contenuti antipuritani e destabilizzanti, che, con uno stratagemma intelligente (e devitalizzando l’underground) ha creato una griffe speciale e inserito l’emarginata Copenhagen tra le eurotrangolazioni produttive pubbliche più adulte, innovative e redditizie. Uno degli esponenti di Dogma più apprezzati Festen è stato un successo mondiale 10 anni fa), Thomas Vintenberg, ha poi diretto film non fortunati in Usa ma ora torna, carico di esperienza global, in Danimarca per Riunione di famiglia, che è un Festen più colorato, sensazionalistico e da «operetta», più Goldoni che Ibsen insomma, tutto girato attorno al corpo debuttante di Oliver Mueller Knauer, bellezza vichinga, che è l’apprendista cuoco Sebastian, innocente oggetto del desiderio di due donne, Claudia e Maria, la prima che dovrebbe sposarsi a giorni e l’altra, una vecchia fiamma perduta, che per l’occasione, davvero speciale, si ripresenta riattivando voglie erotiche e emozioni sepolte. L’occasione speciale è il 750° anniversario della cittadina, che prevede un concerto grosso e il ritorno a casa della stella locale, il famoso cantante d’opera, assai meno ingenuo di Sebastian, Kark Kristian Schmidt (è Thomas Bo Larsen, simbolo della griffe) con il codazzo di mantenuti (italiano per lo più, moglie, esasperata, compresa).
A questo punto la trama è segreta, si perderebbe la buffa sorpresa degli incastri, non originali ma appassionanti, tra due forme di identità maschili, e di desiderio d’amore, quella romantico (di misteriosa e immensa potenza emozionale) e quello libertino, accumulatore, secondo il regista, di ombre e miserie, e addolorato per la provvisorietà dell’esistenza. Fatto sta che un triplo colpo di scena ci aspetta a fine della recita, quando vengono accumulate con perizie le pulsioni dispiegate. Il terzo è solo suggerito, ma certo fa intuire un sottotesto edipico ancora più scandaloso e sovversivo del già ricco menù imbandito. Stile The joke di Hubert Wales: madre seduce figlio per salvarlo da pupa minacciosa…
Da Il Manifesto, 30 aprile 2009
Festa danese con conflitto freudiano  

Maurizio Porro Il Corriere della Sera

Dopo aver denunciato l’ assenza d’ amore nel fantascientifico Le forze del destino e l’ abbondanza, anche incestuosa, in Festen, film che scandalosamente lo rivelò nel 1997, il regista danese, noto complice con Lars Von Trier del voto di «castità» cinematografica di Dogma ‘ 95, Thomas Vinterberg torna a casa. In Riunione di famiglia non cambia il tema e affronta di nuovo, allontanandosi da Strindberg e avvicinandosi alla pochade, l’ irrisolto rapporto tra un padre e un figlio. Immerso in atmosfere di giallo, nel senso del colore, alla Van Gogh e di mini mondanità locale quasi gogoliana, il film parte da un antefatto suicida e racconta com’ è complicato portarsi dietro memorie di famiglia. Per il 750° anniversario di una cittadina danese, dove alacri fanciulle si danno da fare, arriva un noto cantante d’ opera nativo del luogo. Ma prima di cantare la Traviata si mette in moto un meccanismo affettivo di andata e ritorno che vede implicato il giovane cuoco balbuziente, i cui affetti sono in bilico tra due pretendenti, una new e una vecchia entry, al trono del suo cuoricino infelice che verrà in parte sanato dal divo del bel canto che a sua volta si porta in dote una moglie e un bel pacco dono di pasticci sentimentali. Senza rivelare segreti freudiani, il film prende una scorciatoia da commedia ma mira al centro dei conflitti di famiglia. Sulla scia del successo letterario dei thriller che vengono dal freddo, la Teodora, oltre al divino cofanetto in dvd delle migliori commedie sofisticate di Mitchell Leisen, insegue la conoscenza di registi che offrono triangoli inusuali (odi-rancori-rimorsi), patologie note (il padre totem) su scenari meno noti, come questo danese non così dogmatico. Attorniato dalla fedele troupe e finendo con un punto di sospensione sul futuro sentimentale sempre più difficile, Vinterberg dirige molto bene il duetto tra Thomas Bo Larsen e Oliver Moller Knauer, attorniato da fanciulle più o meno in fiore, impegnate a fare in modo che un po’ di sesso possa scalfire l’ indifferenza globalizzata.
Da Il Corriere della Sera, 1 maggio 2009

 
Quando il regista danese Lars Von Trier fondò un movimento cinematografico chiamato Dogma95, che si basava su precise regole espresse in un manifesto pubblicato nel 1995, il primo ad aderire a quel coraggioso esperimento fu Thomas Vinterberg con il suo “Festen – Festa in famiglia”. Alcune regole del manifesto, che voleva liberare il cinema dalla “cancrena” degli effetti speciali e dagli investimenti miliardari, furono da subito violati. Il film, tuttavia, fu un punto di riferimento importante per registi e spettatori: al centro del Cinema, lasciano intendere i registi che aderiscono al movimento, ci devono essere le idee.
A circa dieci anni da quell’esordio, il “patto” Dogma 95 è stato sciolto ma il suo spirito continua a vivere. Thomas Vinterberg torna sul tema della famiglia ma crea questa volta una commedia (degli equivoci): “Riunione di famiglia” c’entra in realtà poco con “Festen”, ma è ugualmente un film intelligente e ben costruito, forse meno fresco e graffiante del suo predecessore ma sicuramente divertente e strampalato come i miglior film scandinavi sanno essere.
Tutto nasce dall’invito del celebre cantante d’opera Karl Kristian Schimdt, chiamato per esibirsi in occasione del 750° anniversario di una piccola e pittoresca cittadina. Nell’albergo dove alloggia lavora Sebastian, ragazzo balbuziente convinto che suo padre sia morto quando era ancora bambino. Non ci si mette molto a scoprire il rapporto di parentela tra i due, ma l’abilità dei Vinterberg sta proprio nel rivoltare le situazioni a suo favore, rendendo le situazioni inesorabilmente maliziose e soprattutto equilibrate. Man mano che la pellicola scorre lo spettatore rimette insieme i pezzi di una famiglia separata come due calamite che provano ad attrarsi con la stessa polarità. Quando Karl viene a sapere che Sebastian è suo figlio, il cantante comprende l’inspiegabile attrazione che provava per quel ragazzo e prova a voltarsi e invertire la propria polarità.
Riunione di famiglia” è contemporaneamente molto ironico e cinico, studia il nascosto che implacabilmente riemerge, il rapporto padre-figlio e la potenza dei sentimenti e delle emozioni. Il film è occidentale nel suo tono consolatorio ma conserva per il pubblico una buona dose di gustosa spigolosità scandinava che ravviva la commedia e fa contenti gli amanti del Cinema. 

Giordano Rampazzi, da “Cinemadelsilenzio”

Un paesino danese sta per celebrare i suoi 750 anni e attende il ritorno del cantante d’opera Karl Kristian Schmidt (Thomas Bo Larsen), lì nato e cresciuto. I preparativi fervono, la cittadina è in subbuglio e in questo clima il cuoco Sebastian (Oliver Möller-Knauer), anch’egli riaffacciatosi nel luogo d’origine, ad un passo dalle nozze con Claudia (Helene Reingaard Neumann), si riscopre innamorato di Maria (Ronja Mannov Olesen), un’amica d’infanzia. Ma le sorprese per lui non sono ancora finite: un segreto, che la madre (Karen-Lise Mynster) presto gli rivelerà, sembra legarlo al tenore Schmidt, il quale, una volta conosciuto, non finirà di stupirlo…
Dopo quasi dieci anni da Festen Thomas Vinterberg torna ad affrontare tematiche famigliari per ricordarci, come già Shakespeare nell'”Amleto”, il marcio che c’è in Danimarca. Lasciato da parte il manifesto “Dogma”, ormai dato per morto, torna ad un cinema più tradizionale. Magari il sottotitolo Festen: Il lato comico è sicuramente esagerato, puramente commerciale, e sarebbe stato meglio preferirgli in toto quello originale, letteralmente “Un uomo torna a casa”. Segreti di famiglia (in questo caso non troppo sconvolgenti ed anche piuttosto prevedibili), esistenze ormai esaurite e svuotate, guizzi erotici giovanili e senescenti sono tutti elementi con cui fare i conti.
Anche per Vinterberg è un ritorno in patria, dopo le esperienze americane, e si risolve in una commedia con venature di dramma, trattate però con leggerezza. L’idea iniziale era di girare il film in Italia, in italiano, e questo si vede: l’attenzione al cibo, certe scene che sembrano girate a Venezia, altri momenti felliniani (come quello in cui Sebastian si scaglia contro Schmidt, cercando di raggiungerlo arrancando come uno scimmione sopra un tavolo in mezzo ai palloncini), l’opera lirica, il melodramma. Interessante la fotografia, sempre luminosa, sotto la direzione del fedele collaboratore Anthony Dod Mantle, sostenitore del ”Dogma” e premio Oscar per The Millionaire, rischiarata anche da un imprevisto sole danese che ha assistito le riprese.
Non certo un film comico quindi, ma una gradevole commedia che sembra scritta da Lorenzo Da Ponte in attesa di essere musicata da Mozart.

Paolo Dallimonti, da “Cinema invisibile”

 


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