Book Club – Tutto può succedere

 

piaceri della vita sono amplificati quando condivisi, come vedere un film in un sala piena in cui l’esperienza emotiva è più appagante, anche se i vicini non li vediamo, ma ne intuiamo e condividiamo stati d’animo e bioritmi. Poi c’è la lettura, però, una delle più antiche forme di appagamento intellettuale e non solo, che da sempre coltiva la capacità di stare bene anche da soli. Però è sempre possibile commentare a posteriori questa esperienza, come sempre più accade con il boom del fenomeno dei book club, cenacoli di anziane pensionate della provincia americana o di giovani studenti, trasversale momento in cui dibattere quanto letto, capitolo per capitolo, o a libro ultimato. Un fenomeno molto femminile, nato nei paesi anglosassoni ma sempre più diffuso anche dalle nostre parti, coinvolgendo librerie o biblioteche, associazioni private, o semplicemente gruppi di amici, magari online, particolarmente motivati.

Nei prossimi giorni, dal 4 aprile, uscirà nelle sale un film in cui questi incontri sono al centro, si chiama Book Club, e parte da un gruppo di donne che hanno superato la mezza età e sentono rinascere istinti e pulsioni ormonali, in maniera variegata ma sempre buffa, leggendo Cinquanta sfumature di grigio. Un cast all star al femminile, con Diane KeatonJane FondaCandice Bergen e Mary Steenburgen; ma anche al maschile, con i corteggiatori Andy GarciaDon Johnson e Richard Dreyfuss. Una storia che conferma la rinnovata attenzione di Hollywood per la terza età, raccontata spesso in chiave comica e con interpreti che hanno fatto la storia del cinema.

Ma parlando di book club, vediamo di fare un piccolo viaggio nella storia di questo fenomeno andando indietro nel tempo, e neanche poco. Siamo nel 1634, infatti, a bordo di una nave diretta verso le colonia britannica MassachusettsBay, in cui una rinnegata religiosa di nome Anne Hutchinson organizzò un gruppo di discussione femminile per esaminare i sermoni delle funzioni settimanali. Un ritrovo condannato dall’assemblea generale della colonia, che inaugurò però la tradizione della discussione analitica da parte di donne di testi di spessore.

Con una certa forzatura si potrebbe andare anche indietro fino all’antica Grecia, alla tradizione dei circoli socratici, che coinvolsero grandi filosofi in dotte analisi. Rimanendo però a un’epoca più recente, e con una struttura più prossima a come intendiamo oggi i club del libro, una tappa cruciale fu la fondazione del Junto, un gruppo di conversazione morale, politico, commerciale e scientifico fondato da Benjamin Franklin nel 1727, all’interno della preminente Società Letteraria di Philadelphia. Pochi anni ed ecco un passaggio cruciale, quello della prima donna a guadagnarsi da vivere come scrittrice, Hannah Adams, che si unì a un circolo di lettura nel suo villaggio del Massachusetts rurale.

Quindi, sempre nel New England, terra culturalmente all’avanguardia nel mondo nord americano, nei primi dell’Ottocento un gruppo di donne si riunivano regolarmente per discutere di poesia, saggi e pubblicazioni all’ordine del giorno. Secoli di tentativi che culminarono con l’esplosione, a cavallo del XX secolo, delle società letterarie femminili, fino ad arrivare al 1926 e al lancio, da parte di tale Harry Sherman, del Book of the Month Club, un servizio per corrispondenza che offriva ai clienti un nuovo libro ogni mese. Qualcosa di molto innovativo e che ricorda da vicino proposte commerciali ancora attive, anche in Italia. La svolta, in quanto a dimensioni del fenomeno, arriva negli anni ’50, quando esplode il Great Books Movement, fondato sul canone della letteratura e della filosofia occidentale, con 54 volumi pubblicati dall’Enciclopedia britannica. Alla fine del decennio, in America si contavano oltre 50 mila lettori registrati a questo programma.

La diffusione di catene di librerie diminuì la necessita dell’utilizzo della corrispondenza, fino all’irruzione dei media, con la mitica Oprah Winfrey che negli anni novanta lanciò il suo book club televisivo, che lanciò piccoli libri facendoli diventare best seller nello spazio di una trasmissione di pochi minuti, ispirando la creazione di migliaia di club del libro in ogni angolo d’America. La rivoluzione di internet ha spesso fatto traslocare queste realtà online, almeno nelle grandi città, con i loro ritmi frenetici, mentre le piccole realtà di provincia ruotano ancora soprattutto intorno a incontri settimanali, magari con un bel dolce e un bicchiere di vino. Quello che è certo è che gli appassionati del dibattito letterario amatoriale sono sempre di più: oggi si contano oltre cinque milioni di membri di club del libro nei soli Stati Uniti, con una percentuale di donne fra il 70 e l’80%.

Non mancano le star che coinvolgono le loro comunità virtuali, su Instagram per lo più, consigliando e dibattendo titoli, come dimostrano i casi dell’intellettuale Emma Watson e della più ‘popolare’ Kim Kardashian.
L’Italia è partita più recentemente, ma conosce un’esplosione del fenomeno, specie nelle librerie indipendenti più attive o in realtà come lo splendido Circolo dei lettori di Torino, mentre per la parte online possiamo citare il Club del libro, nato nel 2009.

Una storia lunga secoli, quindi, la conferma del bisogno naturale di condividere una passione, anche da lettori e non da critici o professionisti. Una sana e bella abitudine che ci viene raccontata, come detto, anche in film per il grande pubblico e di successo come Book Club, regia di Bill Holdermandal 4 aprile anche nelle sale italiane.

Di Mauro Donzelli, da “comingsoon.it”

 

 

Se CarrieMirandaCharlotte e Samantha di Sex and the City avessero oltre sessant’anni e si trasferissero in blocco dalla tentacolare ed energetica New York all’assolata California, probabilmente sarebbero come CarolVivianDiane e Sharon, le quattro amiche di lunga data di Book Club – Tutto può succedere, che una volta al mese si riuniscono per scambiarsi libri e discutere della propria vita sentimentale, sia essa bollente, piatta o praticamente inesistente. E la somiglianza non sarebbe da poco, perché entrambi i quartetti hanno la propria “romanticona”, la cultrice del sesso senza amore, una donna di legge e una maestra di stile.

Ora, non sappiamo se la serie tv al femminile più famosa e fashion-victim di sempre sia fra le fonti di ispirazione di Bill Holderman, né se fra i suoi riferimenti figurino le sceneggiature di Nora Ephron o le recenti commedie sugli amori senili. Sta di fatto, però, che nel feel-good movie con Diane KeatonJane FondaCandice Bergen e Mary Steenburgen, gli echi di queste pietre miliari della commedia sentimentale e della categoria storie di solidarietà fra donne si sentono, e ci piace che sia così, e ci piace anche che il confronto con i mostri sacri si traduca in un più o meno consapevole omaggio, perché fare finta di niente sarebbe sciocco, soprattutto lavorando con attrici indissolubilmente legate al genere dagli inizi della propria carriera fino ai giorni nostri.

L’operazione citazione riesce bene al co-produttore dei film di Robert Redfordalla sua prima prova registica, perché costui ha l’umiltà di mettere la propria scrittura e la propria macchina da presa a disposizione del “gioco” e della verve delle sue “girls”, nonché del mito che ciascuna si è costruita intorno, un mito che non passa solamente per Io e Annie e Manhattan, o per la perfetta forma fisica dell’ex regina dell’aerobica, ma anche per la filosofia di vita che, in vecchiaia, sembra caratterizzarle.

Book Club, che pure celebra un libro che non è nella nostra top ten, e cioè “Cinquanta sfumature di Grigio”, in fondo ribadisce il motto di Jane Fonda “Gli 80 sono i nuovi 20” e ci ricorda la sua indimenticabile affermazione: “Sono nel terzo atto della mia vita e posso assicurare che è il migliore”. Che poi la vita non sempre somigli alle piacevoli sorprese che il destino ha in serbo per le protagoniste del film, è chiaro, così come è lampante che in contesti lontani dalla democratica America trovare un compagno di strada dopo i cinquanta sia difficile, visto che a una certa età le probabilità di diventare trasparenti aumentano di minuto in minuto, ma siamo in un film e al cinema sognare è lecito, anzi sacrosanto. E poi, nonostante la maggior parte di noi non abbia la possibilità di riunirsi in case dalle cucine super accessoriate e dagli ampi giardini a gustare Chardonnay in bicchieri panciuti, pensare ogni tanto di poterlo fare è cosa buona e giusta, e catartica.

Se l’esito delle varie love-story di Book Club è abbastanza scontato, e avremmo preferito un copione più anarchico, dobbiamo riconoscere che il percorso per arrivarci è spassoso e a suo modo perfino tenero, e che non si ride sempre alla stessa maniera. Diane Keaton è comica nella sua goffaggine, per esempio, mentre Candice Bergen è irresistibile nella sua intraprendenza, ed entrambe hanno accanto “spalle” eccellenti: Andy GarciaRichard DreyfussWallace Shawn. Forse di uomini così adorabili ne esistono pochi, ma la quota maschi spregevoli, nel film, è comunque assicurata, in primis da un ex marito stupidotto che si tinge i capelli di un colore improbabile. E fra le risate, si fa strada anche la riflessione sulla vulnerabilità, sul rifiuto di un coinvolgimento emotivo per paura di non essere accettati per come si è. E si fa strada perfino una giusta celebrazione dell’amicizia, valore fondamentale e ancora di salvezza in tempi di vedovanze, “acciacchi” e mutandoni contenitivi al posto della biancheria di pizzo.

La buona notizia, ragazze, è che (e lo sapevamo già da Il diario di Bridget Jones) i mutandoni possono essere sexy, se supportati da grande simpatia e un pizzico di malizia, e che se si impara a ridere di sé e si è capaci di reinventarsi, la gioia può essere a portata di mano fino ai 100 anni. Certo, se si possiede un hotel a mille stelle come Vivian e si ha un ottimo chirurgo plastico, l’autostima ne esce rafforzata, ma la felicità può passare anche per un tailleur pantalone, un ballo di coppia, un bacio sui sedili di un’automobile, qualche ruga e una maschera per il viso, o addirittura una melensa festa di matrimonio.

Voto: 3,5 / 5

Carola Proto, da “comingsoon.it”

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