Salvador Dalí. La ricerca dell’immortalità

 

SALVADOR DALÍ
LA RICERCA DELL’IMMORTALITÀ
L’artista che ha fatto di sé un’opera d’Arte!

La Grande Arte al Cinema inaugura il nuovo cartellone del 2018  e celebra l’anniversario della morte di uno degli artisti più fantasiosi, irruenti, imprevedibili del ‘900, esplorandone la vita, le opere, i luoghi.

A inaugurare il nuovo calendario di eventi cinematografici, arriva nelle sale italiane il film evento Salvador Dalí. La ricerca dell’immortalità, in programma il 24, 25, 26 settembre. Quest’apertura speciale della Grande Arte al Cinema è volta a celebrare il prossimo anniversario – che cadrà a inizio 2019 – dei 30 anni dalla morte di uno degli artisti più fantasiosi, irruenti e imprevedibili del ‘900: Salvador Dalí (1904-1989). Il film evento restituisce infatti agli spettatori l’opportunità di spingersi oltre al personaggio, quell’opera d’arte vivente che Dalí stesso fu in grado di costruire, per conoscere da vicino il pittore e l’uomo, così come gli spazi da lui ideati che hanno contribuito a plasmare la sua immortalità, l’immortalità di un genio. 

Salvador Dalí. La ricerca dell’immortalità propone un viaggio esaustivo attraverso la vita e l’opera di Salvador Dalí, e anche di Gala, sua musa e collaboratrice. Il regista David Pujol ci guida, assieme a Montse Aguer Teixidor, Direttrice del Museo Dalí, e Jordi Artigas, Coordinatore delle Case Museo Dalí, in un percorso che ha inizio nel 1929, anno cruciale per l’artista sia dal punto di vista professionale che personale, fino alla sua morte, nel 1989. È nel 1929, infatti, che l’artista si unisce al gruppo surrealista, suscitando le ire di un padre che non accetta un cambiamento così radicale e tenta di allontanarlo da Cadaqués, luogo dove Dalí trascorre le estati soleggiate con la famiglia prima della rottura. Nello stesso anno l’artista incontra Gala, l’amore intenso di una vita, una donna che comprende il suo talento e le sue ossessioni, una musa che lo ispira e con cui sperimenta piaceri e divertimenti, ma che allo stesso tempo sa riportarlo alla realtà e gli restituisce l’equilibrio necessario. 

Percorrendo vicende non scontate, si attraversano intere geografie vitali: l’adorata casa a Portlligat, l’officina casalinga che, dalle finestre che si ingrandiscono con i progressivi ampliamenti dell’edificio, accoglie tutti i colori della Catalogna e i paesaggi tipici delle opere di Dalí. In origine una cella di soli 22 metri quadri, proprietà di Lidia, una figura paesana che con la sua “follia plastica” e “cerebro paranoica” influenzò spiritualmente l’artista: un piccolo nido appena sufficiente per due e che negli anni si trasforma in un’enorme casa studio circondata da uliveti, frequentata da artisti, personaggi pubblici e giornalisti.  In questo viaggio tra luoghi, emozioni e arte, non può mancare Figueres, la città natale dove l’artista crea il museo-teatro Dalí, il suo testamento artistico. Proprio qui, nella Torre Galatea, Dalí decide di trascorrere gli ultimi anni della sua vita in una dimensione più intima con studi volti a comprendere il caos e a carpire l’agognato segreto dell’immortalità.  Púbol rimane luogo immacolato per Dalí, castello donato all’amata Gala, simbolo di un amor cortese pensato per restituirle una desiderata dimensione intima che a Portlligat si era persa, tornando a un corteggiamento quasi antico. Un luogo dove l’artista accede solo su invito scritto della stessa Gala. 

Ma sono anche la Parigi surrealista di Un Chien Andalou, prodotto e interpretato da Dalí e da Luis Buñuel, e la New York moderna e simbolo di speranza e risurrezione, ad essere protagoniste di Salvador Dalí. La ricerca dell’immortalità, un film evento capace di farci penetrare nell’animo creativo, geniale, tormentato, di colui che secondo il regista Alfred Hitchcock era “il miglior uomo in grado di rappresentare i sogni” e replicare il mondo del subconscio.

Un tour delle sue creazioni, la contemplazione della sua vita così intrecciata a quella di Gala, immagini e documenti, alcuni dei quali completamente inediti, avvicinano lo spettatore a un genio unico nella storia dell’arte. Un pittore che ha fatto di se stesso una straordinaria ed eccentrica opera, capace di assicurargli un posto tra i grandi maestri e nel mito e di regalargli quell’immortalità che ha cercato per tutta la vita. Messo allo specchio, appena nato, con la morte di un fratello che si è sempre sentito di dover riscattare e che lo ha spinto, così dichiara l’artista, a eccedere sempre nel corso della vita. 

Salvador Dalí. La ricerca dell’immortalità è prodotto dalla Fondazione Gala-Salvador Dalí e realizzato da DocDoc Films. La Grande Arte al Cinema è un progetto originale esclusivo di Nexo Digital. Per la stagione 2018 è distribuito con i media partner Radio Capital, Sky Arte e MYmovies.it.

da “nexodigital.it”

 

Tra le scogliere sferzate dalle onde, gli ulivi pettinati dal vento, i tramonti e i cieli che circondano Cadaqués infondendo pace interiore, prende forma e colore l’universo, ebbro di spiagge e sole, di Salvador Dalí.
A descrivere l’opera d’arte vivente che è il personaggio stesso del pittore – tra i più fantasiosi, turbolenti e imprevedibili del Novecento – il film evento Salvador Dalí. La ricerca dell’immortalità, al cinema il 24, 25 e 26 settembre, progetto originale esclusivo di Nexo Digital, prodotto dalla Fondazione Gala-Salvador Dalí e distribuito con i media partner Radio Capital, Sky Arte e MYmovies.

Il film che inaugura l’autunno della Grande Arte al Cinema, celebrando il prossimo anniversario che ricorda i 30 anni dalla morte del maestro, non è soltanto un documentario volto a far conoscere da vicino il pittore e l’uomo, con quegli spazi da lui ideati che hanno contribuito a plasmare l’immortalità del genio. Si tratta piuttosto di un racconto corale, a più voci, orchestrato da Montse Aguer Teixidor, la direttrice del Museo Dalí, da Jordi Artigas, Coordinatore delle Case Museo Dalí, ma anche da quelle testimonianze, racchiuse in filmati d’epoca, che la dicono lunga sull’indole di questo straordinario personaggio.

Le voci della sorella dell’artista, Anna Maria Dalì, dello scrittore Federico García Lorca, si affiancano a immagini, disegni e documenti, alcuni dei quali completamente inediti, che avvicinano lo spettatore a un genio unico nella storia dell’arte. Dalí che racconta un aneddoto su Gala – sua inseparabile musa e adorata compagna, moglie dalla spiccata sensibilità artistica – Dalí che si rasa i capelli dopo essere stato diseredato dal padre, e ancora il pittore che si gode il mare dalla terrazza della sua amata dimora, o che gioca a golf o a scacchi, sono immagini che è estremamente piacevole sfogliare, come un vecchio album di famiglia.

In un percorso che ha inizio nel 1929, anno cruciale per l’artista sia dal punto di vista professionale che personale, e che si conclude nel 1989 con la morte, drammaticamente desiderata dal pittore dopo la sofferta scomparsa della moglie, si costruisce la vita privata e artistica del genio.

È una storia che prende forma attraverso un’efficace geografia dei luoghi che consentono di scorgere vicende talvolta poco note. Simile a un gomitolo che si dipana sospinto dal vento e dai colori della Catalogna, somigliante a un’aurea fucina, sfogo creativo della sua eclettica esistenza, l’adorata casa a Portlligat – l’officina casalinga che, dalle finestre che si ingrandiscono con i progressivi ampliamenti dell’edificio, accoglie paesaggi tipici delle sue opere – è forse il centro da cui tutto prende vita.
In origine era una cella, uno striminzito nido di appena 22 metri quadri, proprietà di Lidia, una figura paesana che con la sua “follia plastica” e “cerebro paranoica” aveva esercitato una magnetica influenza sull’artista. Ma che negli anni si trasforma in un’enorme casa studio, circondata da uliveti, frequentata da artisti, giornalisti, personaggi pubblici da tutto il mondo che giungono in visita all’artista di fama internazionale.
È qui che Dalí realizza opere coma La Madonna de Port Lligat, ed è da qui che prendono avvio quelle sperimentazioni che lui stesso amava condividere con i suoi ospiti.

In questa orchestra di fotogrammi, dai quali esplode l’arte del maestro, lo spettatore vede emergere il genio.
Ma al centro di questa indispensabile geografia vitale ci sono sono anche la Parigi surrealista di Un Chien Andalou, prodotto e interpretato da Dalí e da Luis Buñuel, e la frenetica, moderna New York, simbolo di speranza e risurrezione.

In questo viaggio polifonico fatto di voci e testimonianze non manca la cornice della storia ad accogliere la narrazione che procede per fotografie, filmati d’epoca, interviste al pittore. Ci sono la guerra civile e la bomba di Hiroshima a depositare le loro drammatiche schegge anche sulle tele del maestro. E c’è la solitudine drammatica – conseguente alla morte di Gala – che trova riparo a Figueres – la città natale dove l’artista crea il museo-teatro Dalí, il suo testamento artistico – e poi al castello di Púbol, luogo immacolato per il pittore, donato tempo prima alla sua amata come simbolo di amor cortese, luogo in cui l’artista accedeva, quando Gala era in vita, esclusivamente su invito scritto della donna.

Quello che Alfred Hitchcock aveva definito “il miglior uomo in grado di rappresentare i sogni” e replicare il mondo del subconscio, non avrebbe mai immaginato che quell’immortalità, cui tanto anelava, l’avrebbe un giorno raggiunta davvero.

Samantha De Martin, da “arte.it”

 

 

 

Baffi diventati icona, carattere sopra le righe, vita da bohémien, genio incontestabile. Catalano puro, smania come un adolescente e non deteriora le sue prime impressioni, afferra e lascia andare ciò che vede facendolo confluire nella sua arte. Questo è Salvador Dalí, pulito e libero, che è interprete di un’arte, da uno contro tutti, che si pone ovunque, sopra, sotto, dappertutto.

Il documentario Salvador Dalí. La ricerca dell’immortalità – realizzato anche per celebrare i trent’anni (il 23 gennaio 2019) della sua morte -, è diretto da David Pujol e racconta la vita dello stravagante e singolare artista.
Il film, che sarà al cinema solo il 24, 25, 26 settembre 2018, inaugura l’edizione 2018 della rassegna La Grande Arte al Cinema, progetto originale di Nexo Digital, rientrando nel fortunato progetto che vuole portare in sala arte e cultura (infatti usciranno quattro documentari sui grandi movimenti e personaggi che hanno rivoluzionato il mondo dell’arte).

Salvador Dalí. La ricerca dell’immortalità: tra foto in bianco e nero e racconti della vita dell’artista

Salvador Dalí. La ricerca dell’immortalità Cinematographe.it

L’amore per Gala, sua musa, suo amore, suo tutto, la casa sul mare a Cadaqués, il surrealismo, Un chien andalou  e il rapporto lavorativo con Buñuel e con gli altri surrealisti, il rapporto conflittuale con la famiglia e il mondo borghese, la Spagna, Parigi e la fama negli Stati Uniti. C’è tutto questo in Salvador Dalí. La ricerca dell’immortalità che segue un percorso suo, entrando nella vita dell’uomo, complice anche la partecipazione di Jordi Artigas, coordinatore delle Case Museo Dalí, e di Montse Aguer  Teixidor, direttrice del Museo Dalí.

Il film parte dalla vita del genio e sregolatezza di quel Dalí nato in una famiglia borghese a Figueres, nella Catalogna settentrionale, quasi al confine con la Francia, a metà strada tra Girona e Perpignan. Lo inseguiamo tra i suoi studi e il lavoro in Europa, avanguardista, vitale e spregiudicato, nei viaggi tra Spagna, Francia, Inghilterra e America durante i quali incontra, vede e sente, nel trasferimento a Cadaqués, luogo in cui costruirà la casa-studio. Da tutto ciò ha inizio il documentario che si sviluppa intorno a nuclei narrativi definiti – dalla costruzione della casa museo alla relazione con il padre, dal rapporto con “gli altri” e “l’altro” attraverso il suo sguardo all’amore con Gala – che si incrociano, si annodano e si sciolgono nella stessa maniera complessa, difficile e intricata in cui si è aggrovigliata la sua vita.
Come in un libro dai molti capitoli, un po’ alla volta lo spettatore si trova immerso nelle pagine della vita di Dalì, all’inizio giovane e irriverente alla fine sofferente, anche per la morte di Gala, anziano, apre un album in cui si susseguono immagini fotografiche d’archivio, in bianco e nero, video d’epoca, carteggi, interviste e dichiarazioni. Come di fronte ad una grande mostra chi guarda cammina tra ricordi, macro o micro eventi del privato e del pubblico, elementi che il più delle volte si legano gli uni agli altri: ad esempio, nel 1929 Dalí si unisce ai surrealisti e nello stesso anno incontra Gala, il grande amore della sua vita, una donna che capisce le sue ossessioni e il suo talento.

Salvador Dalí. La ricerca dell’immortalità: i tre luoghi di Dalí

Salvador Dalí. La ricerca dell’immortalità Cinematographe.itAl centro quindi ci sono le terre care a Dalí: Figueres, la città dove è nato e dove ora sorge il suo museo, testamento artistico, Port Lligat, eletta ad abitazione e atelier, e Púbol, dove sorge il castello che ha regalato a Gala. I luoghi sono elemento importante per il documentario, infatti le prime immagini ci mostrano i panorami che lo hanno cullato, coccolato fin da ragazzo, quelli che lo hanno formato e hanno costruito il suo mondo.

Se la casa di Figueres è il luogo del testamento artistico dove, dopo la morte dell’amata moglie, trascorrerà gli ultimi anni di vita – alla ricerca, come dice il titolo, del segreto dell’immortalità, ossessione dell’artista e dell’uomo -, quella di Port Lligat è la dimora di una formazione in itinere, ricavata da una piccola capanna di pescatori e diventata una bellissima villa sul mare circondata da uliveti e giardini, sede di incontri, performance artistiche e molto altro. Infine c’è l’ultima, quella di Púbol. Il documentario conduce tra le sale delle residenze dove l’uomo e il genio lavorano, crescono, guardano il mondo e lo riproducono in un modo personale e particolare.

Salvador Dalí. La ricerca dell’immortalità dà allo spettatore gli strumenti giusti per comprendere questo genio dell’arte

Salvador Dalí. La ricerca dell’immortalità Cinematographe.itSalvador Dalí prende per mano lo spettatore, gli dà gli strumenti per comprendere la storia di questo eclettico artista vicino all’arte, alla letteratura, al cinema – celebre il suo sodalizio con Luis Buñuel, in Un chien andalou -, alla poesia, alla pubblicità, in grado di vivere ancora nel contemporaneo, giocando e prendendosi gioco dei mezzi di comunicazione; tutto ciò lo ha reso immortale. Suo è il volto sulle maschere che indossano i protagonisti di una delle serie tv spagnole più amate del periodo, La Casa di Carta, suoi sono gli orologi che si liquefanno e che ormai fanno parte dell’immaginario, suo è il logo, sgargiante, allegro, del lecca lecca più famoso di tutti i tempi. Insomma Dalí forma il mondo con il suo modo di guardare e di vivere surrealista, con i suoi legami che lavorano intorno al concetto di verità e menzogna – basti pensare ai celebri orologi molli che hanno preso ispirazione, si racconta, da una forma rotonda e molle appunto di Camembert e che volevano rappresentare il tempo che muta e passa. Così partendo dai luoghi in cui la sua storia è iniziata, trapassati di luce e di vento, raccontando i rapporti umani e sviscerando la sua personalità, si può comprendere la figura e la vita, l’evoluzione dell’arte di Dalí che si struttura e si sostanzia sullo schermo.

Il documentario vive sicuramente di qualche omissione, alcuni elementi per dovere di sintesi risultano non precisi, eppure il prodotto è preciso nel lavoro di ricerca e di approfondimento, e in più decide di puntare sull’immagine intima e umana di Dalí.

Voto: 2,8 / 5

Eleonora Degrassi, da “cinematographe.it”

 

 

L’uomo Dalì viene raccontato attraverso le geografie, i luoghi che hanno sancito la sua arte e l’amore infinito con Gala. E la ricerca dell’immortalità, di una vita eterna. Partendo dalle case abitate dal pittore, il documentario del regista David Pujol ci restituisce un ritratto inedito del famoso artista spagnolo insieme alla direttrice del Museo Dalì Montse Aguer Teixidor e del coordinatore delle case Museo Dalì, Jordi Artigas. Partendo da una cella di 22 metri quadri a Portlligat, Dalì costruisce nella località portuale della Catalogna una casa cellulare immensa aggiungendo man mano le casette che si trovavano attorno alla cella originaria, fino a ottenere un parco di ulivi dove artisti, personaggi pubblici e giornalisti amavano trascorrere il loro tempo e prendere parte alle performance dell’artista nel suo momento di massima fama.

Una casa condivisa con Gala, sua musa e sua amata, parte attiva nella creazione di questo nido. Con Gala, Salvador può creare il suo mondo e la sua casa-studio dove dipingere e creare la sua arte. Una casa che diverrà un parco d’incontri e creatività.

Partendo dalle case abitate dal pittore, il documentario del regista David Pujol ci restituisce un ritratto inedito del famoso artista spagnolo. 

Ma a Gala tutto questo trambusto, che è l’essenza vitale di Dalì, finisce per stare stretto. Salvador decide quindi di regalarle un castello vicino alla sua proprietà, Pùbol. Una residenza dell’XI secolo nella provincia di Girona, che Dalì acquista nel 1969 per donarlo alla sua amata e restituirle quella dimensione più intima, che nella casa di Portlligat le era stata tolta. Gala accetta il dono, ma a solo una condizione: che il suo amato la possa andare a visitare solo dopo aver ricevuto un invito scritto da lei.

Nonostante sia la dimora di Gala, anche qui Dalì ci mette lo zampino e decide di decorare gli interni e gli esterni col suo personale tocco artistico, realizzando nel grande parco sculture con i caratteristici elefanti a zampe lunghe e vari mostri e ricreare l’atmosfera dell’adorato Bosco di Bomarzo. Dopo la morte di Gala, il castello divenne la dimora solitaria dell’artista che cadde in una forte depressione. Al punto da volersi trasferire nel suo teatro-museo di Figueres, luogo dove passò gli ultimi giorni di vita, concentrato su studi e ricerche.

David Pujol ci porta nel mondo inedito di Salvador Dalì. Un uomo riservato, che cerca la casa dei sogni sul mare, a Portlligal, dove creare quegli universi surreali che amiamo. Il luogo in cui Dalì si sente a casa, il luogo in cui decide di vivere insieme alla donna della sua vita. Un luogo che si sviluppa con lui e che, come una sorta di organismo vivente, ingloba le vite dei due amanti e con loro cresce e si sviluppa. Fino a diventare, davvero, come Dal, immortale.

Voto: 3 / 5

Samatha Ruboni, da “silenzioinsala.com”

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