Michelangelo Infinito

 

Nello specchio d’acqua alimentato dal sudore e dal respiro della cava in cui Michelangelo riuscì a trovare “il marmo più bello del mondo” e dove ancora oggi gli artisti attingono materia sublime per dare forma ai propri sogni, il limbo cinematografico del “meraviglioso artista” trova il suo impareggiabile set naturale, allietato talvolta dall’armonia sublime del verso dantesco.
È qui, in questo insolito museo a cielo aperto nel cuore delle Alpi Apuane, dove 500 anni fa il “divino” aveva trascorso mesi a selezionare e lavorare i marmi trasformandoli in immortali capolavori, che prende vita il racconto che esplora l’anima, le mani, gli attrezzi da lavoro, le opere dell’immortale genio nutritosi, sin da bambino, con la polvere del bianco marmo, come fosse latte.

Non è facile racchiudere in poche parole Michelangelo infinito, il sesto film d’arteprodotto da Sky con Magnitudo Film, distribuito al cinema da Lucky Red dal 27 Settembre al 3 Ottobre, con la regia di Emanuele Imbucci e la direzione artistica di Cosetta Lagani.
Non lo è soprattutto perché la prima sensazione avvertita dallo spettatore dinnanzi alla vastissima produzione artistica di questo gigante – “infinito”, in quanto immortale, ma allo stesso tempo “in-finito”, in quella costante, maniacale, ossessiva ricerca di una perfezione quasi divina – è la stessa percepita da Michelangelo, e dall’intera troupe, di fronte a una delle cave di Carrara, l’attuale Calacata Borghini. Un sentimento di infinito stupore e di microscopica fattezza al cospetto della maestà titanica del marmo, di quelle pareti che, come ricorda lo stesso Buonarroti “cambiavano colore assecondando la luce del sole”.

Al limbo duro, squadrato, rigoroso di Michelangelo, interpretato da un intenso Enrico Lo Verso – dove il maestro rievoca gli snodi principali della sua vita, le riflessioni universali e i dubbi esistenziali che lo assalgono come artista e come uomo – si affianca quello più avvolgente, accomodante, affettuoso, di Giorgio Vasari, interpretato da Ivano Marescotti.
Come in un abbraccio – sensazione assecondata anche dalla forma ellittica del grande teatro in cui è ambientato il limbo storico dell’architetto – l’autore delle “Vite” ripercorre con una tenerezza, mista a fervida ammirazione, passione e insieme autorevolezza, la vita e la carriera del suo artista prediletto.
Tra queste due sfere, solo in apparenza separate, si inseriscono le musiche di Matteo Curallo, belle, potenti, che scandiscono l’entrata in scena di ciascuna opera d’arte fungendo da ponte tra il limbo di Vasari e quello del Buonarroti.

Ed eccole sfilare, belle da togliere il fiato con il loro potente impatto visivo, le poetiche sequenze del film. Ecco la sublime Testa di fauno, il Tondo Doni – riprodotto fedelmente all’originale – la Cappella Paolina, uno dei luoghi più riservati all’interno del Palazzo Apostolico, ecco il Mosè, La Pietà vaticana, ripresa oltre la teca di protezione, o ancora il David, protagonista di un vero “faccia a faccia” con il pubblico grazie all’ultra definizione del 4K HDR. O ancora il nascondiglio segreto al di sotto della Sagrestia Nuova nella Basilica di San Lorenzo, dove Michelangelo si sarebbe nascosto nel 1530. Ritenuto inizialmente un vano per conservare la legna, questo luogo angusto scoperto nel 1975 e solitamente chiuso al pubblico, grazie al film offre un’ idea di come doveva presentarsi agli occhi del maestro che, sulle pareti, aveva riprodotto alcuni disegni.

In questo viaggio nella vita inquieta dell’artista, tra i luoghi che da Firenze a Roma, da Milano alle Cave di Carrara, custodiscono parte della sua anima, il film compie un’impresa senza precedenti. E cioè tentare una ricostruzione filologica, emotiva della Cappella Sistina, come non l’abbiamo mai vista, ripercorrendone l’evoluzione, i cambiamenti della decorazione pittorica, dal 1508 al 1541 – anno della conclusione del Giudizio Universale – servendosi di emozionanti visual effects.

Il 1508 è l’anno in cui il maestro viene chiamato da papa Giulio II a sostituire la precedente decorazione della volta a cielo notturno a stelle realizzata da Pier Matteo D’Amelia, per far posto al Giudizio Universale. Grazie a preziosi documenti messi a disposizione dei Musei Vaticani il film consente quindi di seguire il reale svolgersi delle “giornate” di lavoro dell’artista e la tecnica esecutiva di riporto del cartone “a spolvero” utilizzata per la figura del Cristo Giudice.

E così il pubblico, quasi condividendo il ponteggio utilizzato dall’artista, diventa assistente, collaboratore, complice di quel potente miracolo artistico compiuto dal Buonarroti.
La Sistina prima di Michelangelo, i dipinti del Perugino sulla parete dell’altare cedono il posto al lavoro del maestro che “esplode” nella Creazione di Adamo e nel Cristo Giudice.

A fungere da fonte e da autorevole spartito per la ricostruzione fedele del personaggio, gli scritti che il genio fiorentino ha lasciato di sé, come le centinaia di Lettere e Rime, passate in rassegna dagli sceneggiatori e dalla consulenza scientifica dello storico dell’arte Vincenzo Farinella.

Nel definire un nuovo genere cinematografico, Michelangelo infinito compie un decisivo passo in avanti nella trasformazione dei film d’arte, da documentari cinematografici, a film “di autorevole finzione”, portando a compimento il dialogo tra il mondo del cinema e l’universo dell’arte.

Ma è nel finale, in quella struggente preghiera rivolta a Dio attraverso lo scalpello – che assume al tempo stesso i toni di una maledizione dalla quale emerge tutta la straziante solitudine di un artista immenso – che il film raggiunge il più alto pathos. Ed è in questo epilogo che la missione della produzione, di cucire tra pubblico e artista un sodalizio empatico, carico di intensità e vibrante intesa, appare definitivamente compiuta.

Samantha De Martin, da “arte.it”

 

 

Architetto, scultore, pittore, poeta, genio indiscusso dell’arte mondiale. Una personalità emblematica la sua: un uomo passionale e inquieto, critico e duro anche e soprattutto verso se stesso, continuamente ossessionato dal desiderio di superarsi, fino a elevarsi al divino. Immensi erano l’ambizione e il talento di Michelangelo Buonarroti, l’uomo che cambiò il volto del Rinascimento italiano e donò al pianeta un patrimonio artistico impagabile ed eternamente sbalorditivo. «Ci si meraviglia che mano umana abbia potuto fare in così poco tempo cosa così mirabile e divina» dice di lui, riferendosi a una delle sue più grandi opere, lo storico dell’arte Giorgio Vasari, che ebbe la fortuna di conoscerlo. E proprio Michelangelo (Enrico Lo Verso) e Vasari (Ivano Marescotti) sono i protagonisti di questa innovativa opera cinematografica, diretta mirabilmente dall’esordiente Emanuele Imbucci.

Michelangelo Infinito recensione film nerdface

Michelangelo Infinito, infatti, trasforma, per la prima volta, il documentario cinematografico in film documentato, mostrando le opere del grande maestro attraverso i suoi stessi occhi, fino a ispezionarle laddove solo egli poteva, coinvolgendo lo spettatore emotivamente in un viaggio fantastico e introspettivo. «Miravamo a una divulgazione che fosse culturale, universale, ma anche emotiva, coinvolgente e adatta a un pubblico ampio ed eterogeneo. La sfida narrativa è stata quella d’impostare il racconto all’interno di un mondo di finzione senza, però, rinunciare all’approfondimento delle opere […] e all’autorevolezza e al rigore filologico, garantito grazie alla consulenza degli storici dell’arte che ci hanno seguito durante tutto il percorso produttivo», commenta Cosetta Lagani, autrice del soggetto e direttore artistico del film. «Una scelta motivata dal fatto di riuscire a creare un rapporto più empatico col pubblico e, nello stesso tempo, una finzione che è autorevole e documentata; nulla è inventato e tutto è assolutamente tratto dalle fonti. La definizione e la creazione dei personaggi e i loro monologhi sono derivati fedelmente e costruiti, per quanto riguarda Michelangelo, dalle centinaia di lettere e rime che egli stesso scrisse, così come dalle testimonianze dei biografi contemporanei. Per Vasari, invece, i monologhi sono una parafrasi moderna tratti da Le Vite de’ più Eccellenti PittoriScultori e Architetti Italiani».

Michelangelo Infinito recensione film nerdface

Michelangelo Infinito è per questa ragione un’opera unica e assolutamente da vedere, opportunamente sul grande schermo, perché regala allo spettatore la magia d’osservare punti di vista esclusivi e inedite ricostruzioni, grazie a spettacolari riprese in ultra definizione in 4K HDR. Indescrivibili le emozioni che si provano seduti al buio, sulla poltrona di un cinema, quando, improvvisamente, ecco emergere da una lastra di marmo il David, nudo, infinito, visto con gli stessi occhi di Michelangelo, mentre lo stava forgiando, accarezzando ogni vena, ogni rilievo della sua forma e della sua muscolatura. Come magico risulta poter tuffarsi, virtualmente, nell’immenso spazio della Cappella Sistina e spiare l’artista mentre affresca la volta del Giudizio Universale.

Michelangelo Infinito recensione film nerdface

Michelangelo Infinito è ambientato in un limbo concettuale, in cui il Buonarroti stesso rievoca i tormenti della sua anima, all’interno delle cave di Marmo di Carrara, dove, 500 anni prima, aveva scelto il materiale da cui in seguito avrebbe portato alla luce i suoi capolavori. «Sono entrato nella cava di marmo dalla quale, poi, Michelangeloaveva ricevuto il marmo per La Pietà e sono rimasto assolutamente senza parole dall’imponenza di questo spettacolo della natura, da questa montagna che t’accoglie e ti sovrasta con tutta la sua forza e ho pensato che un solo uomo ha sfidato questa montagna e ha deciso di realizzare qualcosa d’eterno, d’infinito. Camminando in questa cava, che non era un ambiente facile, abbiamo cercato, poi, degli angoli per le riprese e, a un certo punto, ho visto una pozzanghera, uno specchio d’acqua naturale che nasceva dal respiro e dal sudore della montagna e nel suo riflesso ho visto un blocco di marmo e mi sono detto: “ognuno di noi, in questo blocco di marmo, vede solo un bel blocco di pietra, ma in questo riflesso Michelangelo probabilmente ci ha visto il David, poiché riteneva che nel marmo esisteva già la forma e andava solo tirata fuori”. Partendo da questa suggestione, da questa ossessione di Michelangelo, è nata l’idea del limbo», spiega il regista Emanuele Imbucci. Oltre le Cave, fra i luoghi del film, troviamo Firenze, Roma, Città del Vaticano e Milano, dove sono custodite le opere del Maestro, dalla Testa di Fauno all’ultima incredibile Pietà Rondanini: 50 in tutto fra sculture, affreschi, disegni, bassorilievi e marmi. Michelangelo Infinito, presentato dai creatori e produttori di Caravaggio: l’Anima e il Sangue e Raffaello: il Principe delle Arti è distribuito da Lucky Red ed è una produzione originale Sky, con Magnitudo Film. Uscirà nelle sale dal 27 Settembre al 3 Ottobre e sarà successivamente trasmesso da Sky.

Voto: 8 / 10

di Francesca M. Russo, da “nerdface.it”

 

Michelangelo Buonarroti, prossimo alla fine della propria vita, ne ripercorre le tappe, dall’infanzia ai primi capolavori, dalle rivalità con i grandi artisti del suo tempo ai rapporti conflittuali con le autorità politiche e religiose dell’epoca. A contestualizzare storicamente il suo racconto è Giorgio Vasari, autore di “Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori”, che narra di Michelangelo le imprese titaniche e le opere gigantesche, la volontà di separare la luce dalle tenebre e di rendere tridimensionale la pittura, la visionarietà architettonica e il gusto per il non finito.

Michelangelo – Infinito va ad aggiungersi a Caravaggio – L’anima e il sangue e a Raffaello – Il principe delle arti in quel nuovo filone che racconta al pubblico contemporaneo i grandi artisti del passato italiano.

Il segmento dedicato alla vita e delle opere di Michelangelo è realizzato con estrema cura tanto dell’immagine quanto della narrazione, mettendo insieme un dream team che, oltre alle competenze, unisce le generazioni: il regista Emanuele Imbucci, già second unit per Raffaello: Il principe delle arti, così come i coautori Sara Mosetti e Tommaso Strinati (figlio di Claudio) e la montatrice Sara Zavarise appartengono infatti alla generazione under 40, ma alle loro spalle c’è la maestria tecnica di chi ha almeno vent’anni di esperienza in più: il direttore della fotografia Maurizio Calvesi, amato da FaenzaOzpetek e Andò; lo scenografo Francesco Frigeri, che di recente ha firmato sia Raffaello: Il principe delle arti che la serie I Medici; il costumista Maurizio Millenotti, candidato all’Oscar per Otello e Amleto di Franco Zeffirelli.

La produzione, SKY con Magnitudo Film, è la stessa di Caravaggio – L’anima e il sangue, e qui collabora con i Musei Vaticani e Vatican Media: il che rende ancora più meritevole che in sceneggiatura non si ignorino né l’omosessualità di Michelangelo, né i suoi attriti con la Chiesa all’epoca della Riforma Protestante.

Voto: 4 / 5

Paola Casella, da “mymovies.it”

 

 

Michelangelo – Infinito è un film diretto e scritto da Emanuele Imbucci e nato da una coproduzione di Sky con Magnitudo Films. Insieme a Raffaello – Il Principe delle Arti in 3D e a Caravaggio – L’Anima e il SangueMichelangelo – Infinito si inserisce nella falange di film che, con scopo divulgativo, ripercorrono le tappe fondamentali della vita e della carriera dell’artista preso in esame, esaltandone quegli unici lati caratteriali e quelle inclinazioni che ne hanno fatto personalità ineffabili e artisti ineguagliabili. Nel caso di Michelangelo – Infinito non è difficile comprendere quale artista sia il centro dell’analisi di Imbucci, né quale sia stata l’ossessione personale del Buonarroti, sempre tormentato dall’idea di poter rappresentare e raggiungere il “non finito”.

Michelangelo – Infinito racconta con disinvoltura l’esistenza di un complesso genio creativo

Nelle vesti del pittore-scultore troviamo Enrico Lo Verso, che in Raffaello – Il Principe delle Arti in 3D (di cui Imbucci era second unit) aveva già interpretato Giovanni Santi, padre di Raffaello Sanzio. Come la citata opera, oltre a Caravaggio – L’Anima e il Sangue,Michelangelo – Infinito racconta con estrema disinvoltura e approccio mai didascalicol’esistenza di un complesso genio creativo, rendendolo appetibile al grande pubblico, dimostrando di non temere l’inevitabile sfida contro le forme d’arte digitali e i prodotti virtuali di quest’epoca (anzi, le immagini computerizzate che riproducono le opere di Michelangelo rilanciano la sfida).

La materia base da cui prende vita il film di Imbucci è Vite del Vasari, con l’ausilio delle tante Rime Lettere che ci sono state trasmesse dall’artista, citando in molteplici passaggi opere di diversa natura e autore (per esempio versi da La Divina Commediadantesca) e incastrandoli alla perfezione all’interno di un resoconto adorno di immagini e parole che ben si abbinano le une alle altre. “Infinito”, per Buonarroti, significava liberare la materia immobile dalla sua stasi per definizione, elevandola a quella dei corpi vivi che si librano nell’aere, ma tesaurizzandone l’immortalità nel marmo bianco che divenne tarlo dello scultore.

In Michelangelo – Infinito la ricostruzione storica è resa perfetta dal 4K

Michelangelo - infinito cinematographe.it

Infiniti sembrano anche gli spazi all’interno dei quali ci si muove alla scoperta del mondo (intimo e non) del protagonista del Rinascimento italiano, riprodotti in quelle stesse Cave di Marmo di Carrara in cui Buonarroti si recò, nel 1498, per stipulare un contratto e avviare la realizzazione della magnifica Pietà Vaticana. Il direttore della fotografia Maurizio Calvesi illumina il volto di Lo Verso, rendendone credibile il ruolo e l’attitudine nei panni di Michelangelo. Il tuffo nei grovigli dell’arte del maestro è reso definitivo dall’utilizzo della tecnica del 4K HDR adottata da Imbucci, ultradefinizione che consente una ricostruzione storica affidabile e permette allo spettatore di muoversi in libertà al di dentro degli stessi celebri luoghi che hanno visto passare e lavorare l’artista, fra cui la Cappella Sistina (soprattutto quella pre-michelangiolesca), la Galleria degli Uffizi o quella dell’Accademia.

Michelangelo – Infinito è un ibrido che unisce il documentario al biopic di finzione

Michelangelo - infinito cinematographe.it

Il viaggio attraverso la vita irrequieta di Buonarroti ci porta a conoscere gli spazi, le cavità e i blocchi di marmo che le sue mani hanno modellato in carne nivea e mobile, regalandoci un accesso esclusivo alle sue bellezze scolpite nell’immortalità, come il David, la Testa di Fauno, il Mosè e le Cappelle Medicee, la Cappella Paolina, finendo persino all’interno del nascondiglio segreto in cui Michelangelo si sarebbe nascosto nel 1530, al di sotto della Sagrestia Nuova della Basilica di San Lorenzo,  scarsi sette metri per due in cui è stato possibile, tuttavia, rinvenire il disegno michelangiolesco di una Testa del Laocoonte.

Michelangelo – Infinito è un’opera che definire cinematografica, per sua natura ibrida (fra il documentario e il biopic di finzione, che riproduce gli aspetti meno conosciuti della vita del Buonarroti) e per sua natura di esperienza estremamente immersiva, sarebbe alquanto riduttivo. Il film di Emanuele Imbucci sarà nelle sale italiane dal 27 settembre al 3 ottobre con Lucky Red.

Voto: 3,5 / 5

Federica Cremonini, da “cinematographe.it”

 

 

 

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