Ella & John – The Leisure Seeker

Ella e John sono fuggiti. A bordo di un vecchio camper del ’75, il Leisure Seeker (“cercatore di svago”), per attraversare l’America. E raggiungere le Florida Keys, per vedere la casa di Hemingway, scrittore sempre al centro dei pensieri di John, vecchio professore di letteratura ora malato di Alzheimer. 

Quella è la meta, ma quello che conta è il viaggio: Paolo Virzì torna negli States 15 anni dopo My Name is Tanino (2002) e si mette al volante di un film tanto “semplice” quanto straordinario, senza rinnegare una virgola della sua riconoscibile poetica cinematografica, sempre attenta a mettere in risalto la componente umana prima di qualsiasi altra cosa, sempre capace di miscelare commedia e dramma senza sotterfugi o trovate a effetto, sempre in grado di dialogare tanto con la testa quanto (soprattutto) con il cuore.

 

Stavolta, forse più che mai, il regista livornese (che porta sullo schermo il romanzo In viaggio contromano di Michael Zadoorian, ed. Marcos y Marcos) può anche concedersi il lusso di affidarsi ad un pilota automatico (anzi due) in grado di assorbire, fare proprio tutto il carico di una lunga esistenza (idealmente) condivisa e trasmetterla al pubblico con una classe, una leggerezza disarmante, divertente e commovente.

Helen Mirren e Donald Sutherland SONO Ella e John: lei è ancora energica e determinata, nonostante il tumore che la sta divorando, lui è stralunato e mansueto, in lotta con i ricordi e la scomparsa della memoria. Insieme, fuggono da un destino fatto di cure invasive e ospedalizzazioni (già programmato per lei dai figli Will e Jane), e si lasciano andare, un’ultima volta, verso la vita. Che è fatta, nonostante tutto, anche delle solite quisquilie quotidiane, come le discussioni se siano meglio i boxer nuovi comprati da lei o le solite, usurate mutande che preferisce indossare lui (“sento il controllo”).

Paolo Virzì sul set del film

Certo, non è facile, soprattutto per Ella, costretta ogni volta senza preavviso a dover “riportare” a sé l’amato marito, che la dimentica anche in una stazione di servizio o la scambia per la vicina di casa, ma è una fatica che nei “ritorni” di John trova più di una semplice consolazione. 

È un partire per continuare a ritrovarsi, quello di Ella e John, per non rassegnarsi alla fine andandole comunque incontro, per continuare a condividere le gioie e i dolori di un abbraccio che dura da quasi 50 anni. E per riassaporare, ogni sera nei vari campeggi dove si fermano a dormire, la loro storia, far riemergere i ricordi attraverso qualche vecchia diapositiva sbiadita, con loro giovani, i figli piccoli, la vicina di casa, gli studenti di John.

Virzì ci chiede di far parte di questo abbraccio, di pensare ai nostri nonni, ai nostri genitori, al nostro domani, lasciando a due interpreti straordinari il compito di ricordarci che cosa significhi l’amore. E la vita.

Voto: 4 / 5

Valerio Sammarco, da “cinematografo.it”

 

 

The Leisure Seeker è il soprannome del vecchio camper con cui Ella e John Spencer andavano in vacanza coi figli negli anni Settanta. Una mattina d’estate, per sfuggire ad un destino di cure mediche che li separerebbe per sempre, la coppia sorprende i figli ormai adulti e invadenti e sale a bordo di quel veicolo anacronistico per scaraventarsi avventurosamente giù per la Old Route 1, destinazione Key West. John è svanito e smemorato ma forte, Ella è acciaccata e fragile ma lucidissima. Il loro sarà un viaggio pieno di sorprese.

Paolo Virzì torna on the road ma questa volta non ha intorno a sé i rassicuranti panorami toscani. Livorno è lontana e anche la Brianza è ormai un ricordo. La Route 1 sulla East Coast degli States che termina a Key West dove si trova la casa di Hemingway è la nuova via da percorrere insieme a Donald/John ed Helen/Ella.

Conservando intatto il proprio modo di fare cinema ma guardando l’America con lo sguardo di due attori che si calano nei loro personaggi (ognuno con la propria tecnica recitativa) al punto di farti dimenticare chi sono e quanto hanno dato al cinema e al teatro per consentirti di ammirarli ex novo. Virzì e i suoi co-sceneggiatori hanno avuto coraggio nel trattare un tema che potremmo definire usato ma anche abusato dal cinema in genere e da quello americano in modo particolare. L’invecchiamento, la demenza senile, le malattie invasive hanno costituito terreno di coltura per film belli ma anche per retoriche di calibro mediocre.

Virzì si dimostra invece ad ogni film sempre più in grado di equilibrare (apparentemente senza sforzo) il riso e la commozione, l’ironia e lo sconforto. Questo professore di letteratura che ricorda le studentesse ma dimentica i nomi dei figli ha lampi di tenerezza nello sguardo che si spengono all’improvviso lasciandolo solo e indifeso. Ha al fianco una moglie volitiva che si è fatta carico del suo e del proprio disagio e ha deciso che la loro storia possa concedersi (così come recita il nome del vecchio camper) una ricerca di quel tempo libero che cliniche e case di riposo vorrebbero loro togliere e che già i loro figli hanno iniziato a condizionare. Perché Virzì non dimentica di raccontarci come sia faticoso e anche doloroso divenire, a un certo punto della vita, genitori dei propri genitori. Avere cioè la sensazione che coloro che ti hanno tenuto per mano e ti hanno insegnato a muovere i primi passi nella vita debbano ora dipendere da te per compiere invece i loro ultimi.

Voto: 4 / 5

Giancarlo Zappoli, da “mymovies.it”

 

 

Ella e John sono una coppia di anziani coniugi: lui affetto da un principio di Alzehimer, lei ammalata di cancro (lo riportano tutte le sinossi, anche se lo si dovrebbe scoprire in modo graduale). Vivono nel Massachusetts, nord est degli USA: un giorno decidono di prendere e partire alla volta della Florida, come facevano un tempo, con il loro vecchio camper degli anni 70 (battezzato The leisure seeker), da troppi anni fermo nel garage. Il film racconta il loro viaggio, di campeggio in campeggio, con meta Key West, punta estrema meridionale degli USA, dove non sono mai arrivati e dove c’è la casa di Hemingway, amatissimo da John, ex professore di lettere.
Sostenuto dalle superbe interpretazioni di Donald Sutherland ed Hellen Mirren, “The Leisure Seeker” è una trasferta USA che non fa rimpiangere i precedenti lavori di Virzì, come è capitato di leggere nella maggior parte delle impressioni a caldo dalla 74° mostra del cinema di Venezia, dove il film è stato presentato in concorso.

Capita, talvolta, che un regista italiano sia tentato dal “film americano”. Come era successo anche nel caso di Sorrentino, gli States rappresentano da sempre, agli occhi di un europeo, territorio d’elezione di un road movie, per via degli spazi sterminati, per eccellenza generatori di mito, che quel Paese offre all’immaginario collettivo. E tuttavia, il film di Virzì si scosta dal canone, rimanendo un road movie solo a livello di plot. Il film (che avrebbe potuto senza troppi stravolgimenti svolgersi altrove) è stato criticato per una presunta incapacità di sfruttare adeguatamente lo scenario americano. “The leisure seeker” è tratto dal romanzo “In viaggio contromano” di Michael Zadoorian: era già capitato a Virzì di adattare – e bene – in terra italiana un romanzo che si svolgeva in America (“Il capitale umano“), e dunque rispettare l’ambientazione statunitense senza farne una protagonista corrisponde a una scelta precisa, non semplicemente allo sfizio di girare negli USA con un cast d’eccezione. “The Leisure Seeker”, in realtà, è un film efficacemente universale. Il regista toscano intenzionalmente non sfrutta il paesaggio; allo stesso modo, il traguardo (Key West) rimane un pretesto, valido anzitutto per mettersi in viaggio. Scopo del viaggio non è la meta, è il viaggio in sé: non è nemmeno ciò che si attraversa viaggiando, ma l’esperienza interiore di viaggiare in coppia, da soli, sentendosi più vivi di prima per un’ultima volta, prima che la vita sfugga di mano. Viaggiare, dunque, per provare a trovare nel viaggio un’armonia che si era intorpidita nella sedentarietà quotidiana. Ella e John, mettendosi per strada, tornano giovani (la giovinezza, si sa, è uno stato mentale…). Si punta qui dunque sul valore precipuamente interiore del viaggio: di cui in tal modo si nobilita il senso, non lo si sminuisce.

Altra critica mossa a Virzì è quella di aver trascurato la propria capacità di fare satira sociale, concentrandosi sulla dimensione interiore dei personaggi, senza interesse a ritrarli sullo sfondo di un panorama sociale oggetto di critiche dirette. E’ vero che Virzì ha spesso dato il suo meglio proprio grazie a una capacità – quasi perduta nel cinema italiano odierno – di utilizzare gli strumenti della commedia per cogliere l’imbastardimento sociale del nostro Paese con un’acutezza ormai rarissima. Ma anche questa critica, a nostro avviso, non coglie nel segno ed è dettata da un’eccessiva pigrizia, ripiegata com’è su raffronti interni alla filmografia dell’autore, quasi che inconsciamente non gli si volesse perdonare la trasferta oltreoceano. Per precisa scelta il regista si mantiene su un piano intimo e introspettivo, dedicandosi alla fuga dei suoi due protagonisti, che ritrae e accompagna con affetto particolare. Pur non trascurando di strappare volentieri la risata, l’abituale ironia è qui pervasa da dosi massicce di malinconia.

In ogni caso, “The leisure seeker” appartiene pienamente alla poetica di Virzì. Facile, ad esempio, instaurare confronti fra Ella e John e il personaggio di Micaela Ramazzotti ne “La pazza gioia“. I risvolti sociali non sono poi assenti, a ben guardare: ma sono di natura più sociologica che politica. Ad esser ritratta è una realtà in cui gli anziani sono abbandonati a se stessi in un limbo pre-mortuario di angusta infelicità, condannati a un assistenzialismo che è paternalismo alla rovescia, sostanzialmente ipocrita. Comunque, una bonarietà di fondo contribuisce a stemperare ogni acredine da parte del regista: i figli della coppia (presi alla sprovvista dall’improvvisa partenza dei genitori) dimostrano di non comprendere inizialmente quanto per i due sia più importante, rispetto a una presunta “sicurezza”, ritrovare una felicità il più possibile autentica nei loro ultimi giorni, tuttavia essi non creano davvero ostacoli al viaggio di Ella e John, che si svolge lieve e sereno. I divertenti imprevisti discendono sempre dalla malattia di John, di cui Ella si prende cura con un’amorevolezza commovente, o dalle dinamiche tipiche interne a una coppia che – si vede – si ama, si sopporta e si conosce da una vita.
Tutt’altro che estranea, al film, l’impressione che i giovani sembrino più incapaci degli anziani di godersi la vita. Sembra occorra arrivare alla vecchiaia per recuperare la giovinezza, ovvero quella determinazione a vivere con una benvenuta dose di spregiudicatezza e, perché no, anche di ingenuità.

Se probabilmente è vero che “The leisure seeker” non verrà ricordato come uno dei film più significativi di Virzì, chi scrive non ha dubbi che esso non costituisce un passo falso e men che meno una caduta nel percorso del regista livornese. Al contrario, merita di essere sottolineato come il film, grazie anche certamente alla grande naturalezza delle caratterizzazioni di due attori strarodinari, permette allo spettatore di empatizzare fortemente, e in più di un’occasione, inclusa tutta la sezione finale, si presta a una genuina commozione. Una commozione che non appare ricattatoria o conciliante, perché si accompagna strettamente a un ritratto tutt’altro che banale di un equilibrio di coppia coltivato e nutrito, così come dalla nostalgia, da una complicità che riposa ormai soprattutto sulla capacità di accettare i limiti dell’altro. Forse “The leisure seeker” è rivolto soprattutto a un pubblico maturo, che sarà probabilmente quello che maggiormente saprà apprezzarlo. Eppure, sono proprio le giovani generazioni quelle che dovrebbero invidiare a Ella e John la determinazione a vivere il più felicemente possibile il tempo che rimane.

Voto: 7 / 10

Stefano Santoli, da “ondacinema.it”

 

La prima volta in America c’era sbarcato assieme al Tanino di Corrado Fortuna. Era il 2002, e lo sguardo di Paolo Virzì era quello del suo protagonista, sputato: lo sguardo di uno che è lì per fare il turista, tutto sommato. Che tenta una sortita, sapendo comunque di essere lì quasi per caso, e che il suo ritorno a casa era tutto sommato imminente, e andava bene così.
Sono passati 15 anni, e tanti film sotto i ponti: Virzì è cresciuto, il mondo lo ha visto e conosciuto, e si è fatto conoscere, e in America può permettersi di tornarci con la consapevolezza di essere comunque “uno di loro”, di poter ragionare alla pari con quel territorio.

Allora lo guardi, Ella & John – The Leisure Seeker, e non ti sembra il film di un regista italiano in trasferta all’estero. Lo guardi, e ti pare un film che non ha nulla da invidiare a una produzione media americana: che anzi pare proprio un film fatto e pensato in America.

Il viaggio on the road di Donald Sutherland e Helen Mirren – cui Virzì si affida completamente, lasciando che loro facciano la loro cosa senza troppe limitazioni, né forse troppe indicazioni – è meno vibrante ed emozionante di quello di Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti raccontato dal livornese nella Pazza gioia.
Certo, perché la storia è diversa, perché lì c’era il tumulto di una vita ancora tutta da vivere e qui la dolce malinconia di un esistenza arrivata al termine, con tutto quello che questo comporta in termine di bilanci, paure, interrogativi. E la grande capacità del livornese di raccontare, la scorrevolezza delle sue storie e il grande amore per i personaggi sono sempre lì, e sono innegabili; il mix di commedia e dramma sempre dosato con attenzione.

Ma l’impressione è che l’America abbia un po’ raffreddato l’energia e il calore che Virzì è in grado di infondere nel suo cinema, anche a dispetto di momenti di indubbia forza emotiva. Questo di The Leisure Seeker è un Virzì che tira le redini, un po’ timido di fronte alle emozioni della malattia e della morte, al bagaglio delle esistenze, raccontate con una visceralità minore rispetto, ad esempio, alla Prima cosa bella. Un Virzì che si aggrappa qui e lì ai punti fermi di pur asciutte retoriche di quei temi, del cinema di viaggio, e del cinema americano più in generale. Alle musiche, ai luoghi e al mestiere degli attori straordinari che ha a disposizione.
Quello di questo film non era di certo un viaggio di conquista, ci mancherebbe: ma appare evidente che il livornese, magari per umiltà, si è fatto riempire lo sguardo dall’America più di quanto non abbia ricoperto quella stessa America del suo.

Oltre l’emozione, la malattia e la morte, oltre a questo che potrebbe esser pudore, rimane comunque il fatto che The Leisure Seeker è uno di quei film che, nell’ultimo periodo, stanno raccontando attraverso le vicende dei loro anziani protagonisti la fine di un’era, cogliendo il senso della profonda e traumatica cesura storica che stiamo vivendo.
John e Ella, in viaggio verso il loro destino, per riappropriarsene, sono un mondo che sta scomparendo, che ha provato a costruire qualcosa di buono, e forse l’ha anche fatto, e che ha commesso errori, e che però ora non vuole saperne più nulla.
Quel che è fatto è fatto, ed è ora di lasciare, di andare, affidando il futuro a una nuova generazione liberata un po’ bruscamente e brutalmente dal fardello del passato.
Anche se le cose non sono mai così facili: purtroppo.

Voto: 3 / 5

Federico Gironi, da “comingsoon.it”

 

 

Uno spazio immaginato più che vissuto quello percorso da John (Donald Sutherland) ed Ella (Hellen Mirren) in “The Leisure seeker“. Rispetto al romanzo di Michael Zadoorian da cui il film è tratto, il viaggio dell’anziana coppia a bordo di un vecchio van non si spinge sulla storica Route 66, ma sceglie la East Coast fino all’abitazione di Hemingway a Key West. Destinazione poetico-letteraria che consente a Paolo Virzì di sfruttare un paesaggio più ricco e quindi fornire un pretesto al personaggio interpretato da Sutherland per completare lo sguardo con frammenti di prosa. Non è solo l’alzheimer di John a segnare una perdita di tutte le connessioni con il tempo, perché la fuga dei due anziani coniugi, nella tradizione dei road movie crepuscolari, individua uno spazio tra desiderio e immaginazione che coinvolge e compromette anche la lucidità di Ella. Virzì ripercorre la fuga dalla normalità già affrontata nel precedente film, ma individua nell’istituzione famigliare una duplice valenza,  luogo dei ricordi e prigione da cui evadere senza soluzione di continuità. Ella e John visualizzano un’America inattuale, desunta dal cinema e dalla televisione tra i sessanta e i settanta, inclusi gli improbabili rapinatori che tentano il colpo durante un momento di sosta. Quando Ella imbraccia il fucile e riesce a farli desistere sono il gioco e la recita a prevalere, quasi se scorgessimo per la prima volta la parrucca indossata da Hellen Mirren in uno scherzo architettato da Harold & Maude. L’improvvisa emersione della realtà, con la festa elettorale del comitato in sostegno di Donald Trump, può essere solo affrontata con l’oblio salvifico di John, mentre crea una frizione visibile, anche in termini di luce, immagine e scelte espressive condivise da Virzì insieme a Luca Bigazzi. Quel segmento spezza per un attimo la dimensione immaginale e iconica del viaggio come se fosse un incidente di percorso o la dimensione di un risveglio indesiderato. Proprio in quel momento It’s too late di Carole King canta d’amore e disillusione, il brano è quello che accompagna il viaggio di formazione dei cinque giovani in “Fandango”, la fuga della post-adolescenza dal presente verso la frontiera messicana o i resti di un set allestito per George Stevens, un movimento opposto ma per certi versi simile a quello di Ella e John. Mentre i giovani di Kevin Reynolds e Steven Spielberg lasciano dietro di se i segni di un’America amara, ferma alle contraddizioni del 1971, i due anziani coniugi cercano nei ricordi di quegli anni l’unica possibile difesa all’incedere del futuro. Ecco che le diapositive famigliari proiettate all’aperto in un’area camping sembrano ancora una volta indicare una condivisione volutamente fuori dal tempo, con quei ragazzi sistemati tutti intorno, rapiti da volti e ricordi che non conoscono, estranei dall’ansia del controllo social e dentro il miracolo di quella luce tangibile come un fascio di proiezione. Più vicina alla dimensione letteraria che all’esperienza, l’America di Virzì, sfondo talvolta opaco rispetto alla formidabile presenza e centralità dei suoi interpreti, è in fondo una reverie fantasmatica che può concludersi solo con la morte, come accadeva in quel cinema a cui il regista livornese sembra riferirsi prima ancora che ad un percorso sentimentale e culturale davvero vissuto. Quel cinema che non esiste più.

Michele Faggi, da “indie-eye.it”

 

 

Paolo Virzì arriva in America. E lo fa trasportando sullo schermo il libro di Michael Zadoorian The Leisure Seeker, con due protagonisti d’eccezione: Helen Mirren e Donald Sutherland.

Will arriva come di consueto a casa dei genitori, grandi cambiamenti si avvicinano e bisogna definire gli ultimi dettagli. Ma la casa è vuota, di Ella e John non c’è traccia. Will si accorge con orrore che manca anche il piccolo e vecchio camper con cui avevano girato il paese da bambini, il Leisure Seeker.

Così inizia questo film, un rocambolesco road movie over sessanta che attraversa mezza America con un’unica, grande meta: la casa di Hemingway a Key West.

Si, perché John è stato un professore di letteratura, uno molto amato dai suoi studenti, per giunta, e sebbene la malattia gli porta via grandi porzioni della sua storia, i nomi dei suoi cari e i luoghi che ama, ancora ricorda quelle lunghe e interessanti lezioni su Hemingway, Conrad e i grandi della letteratura americana. Lezioni, queste, che intrattiene con chiunque incontri sulla sua strada, specialmente ignare cameriere che si ritrovano loro malgrado di nuovo sui banchi di scuola. Ella è la sua guida, la sua memoria, la sua bussola in una nebbia fatta di oblio. Ella è una donna forte, caparbia, che non si lascia abbattere dalle molte difficoltà che il viaggio presenta loro. Anche lei è malata, di un male che arriva improvviso e le toglie il fiato. Ma questa potrebbe essere l’ultima occasione per un viaggio sempre rimandato a un momento migliore mai arrivato, potrebbe essere l’ultima occasione di stare insieme per una coppia legata da un amore profondo e incondizionato che la malattia potrebbe separare da un momento all’altro.

E così hanno riesumato quel feticcio malandato che è stato il Leisure Seeker, il camper che ha portato per innumerevoli estati tutta la famiglia in giro per il Paese, divenendo parte integrante dei loro migliori ricordi.

Una pellicola che racconta una storia d’amore commuovente e divertente, dotata di una tenerezza immensa a cui lo spettatore non riesce a sottrarsi. Nella sua straordinarietà rimane una storia comune, quotidiana, fatta di piccoli, importanti attimi, brevi momenti che, collezionati, raccontano qualcosa di raro e meraviglioso. Come chiunque entri in contatto con i personaggi nella finzione filmica, anche lo spettatore non può fare a meno di adottare Ella e John commosso e ammaliato da una relazione così intensa, così assoluta.

Virzì lascia che sia la storia a parlare per se stessa, riuscendo al tempo stesso a porre l’accento sugli aspetti fondamentali, una mano registica che raramente diventa palese ma che accompagna il pubblico con dolcezza sempre presente.

Ma forse quello che più ammalia sono proprio loro, Ella e John, Helen e Donald, due meravigliosi personaggi, scritti con maestria, portati sullo schermo da due maestri della recitazione che danno l’ennesima interpretazione magistrale. Helen Mirren è una meraviglia anche in sandali con calzini (ebbene sì) e visiera fucsia. Una roccia, il motore della storia, il pilastro della relazione con John. E John, uno strepitoso Donald Sutherland, mantiene il suo innato charme anche quando si perde tra passato e presente.

Un film bello, insomma, bello e coinvolgente, una storia potente, profonda, tenera e inaspettata che merita di essere vista adempiendo in toto alle sue promesse.

Michela Marocco, da “darksidecinema.it”

 

 

 

Virzì abbandona la provincia livornese, con le sue macchiette e le sue contraddizioni, arrivando in quella americana, riprendendo il libro “The Leisure Seeker“. Con Ella e John, Virzì mantiene il suo stile ma cambia il contenuto, raccontando una storia d’amore infinito, fatto di rivelazioni, di una coppia sull’orlo del tramonto. Un viaggio per riscoprirsi, per ardere prima dell’incombente fine che caratterizza la vita umana. Un vecchio camper che diventa lo strumento attraverso il quale si concretizza la fuga da una provincia americana che vuole far tornare grande l’America ma che al contempo è troppo piccola per Ella e John. Fuggire dal becero e dilagante trumpismo verso uno dei tanti emblemi della cultura. E farlo insieme, tenendosi per mano, aiutandosi nel momento del bisogno.

ella e john

Leasure Seeker è il soprannome che la coppia affibiò al camper regalatogli dai genitori di Ella. E grazie a questo vecchio scassone, privo di revisione, i due decidono di abbandonare momentaneamente una vita fatta di stenti a causa di una salute non più presente. John è divorato dall’Alzheimer, Ella soffre di una brutta malattia. E così, in barba ad ogni buon senso, fuggono dal Massachussets diretti verso la Florida. Destinazione: casa Hemingway. Proprio lo scrittore americano è l’unica cosa che John non riesce a dimenticare. Si ricorda ogni singola sua opera. Tra un camping e l’altro, i due metteranno in luce il loro rapporto, la loro personalità ed il loro stare insieme. Una coppia che si completa, distanti ma allo stesso tempo indispensabili l’uno per l’altro. Indivisibili, fino alla fine.

ella e john

Ella e John rappresenta forse il punto più alto della filmografia di Paolo Virzì. Un film intenso, commovente, dove c’è un perfetto equilbrio tra la tragedia e la commedia. Si ride e si sorride, si riflette e ci si commuove. Merito della sceneggiatura scritta a quattro mani dalla Archibugi e da Piccolo ma anche e soprattutto alla prova di Sutherland e della Mirren. Due premi Oscar che mostrano un’intesa credibile e perfetta che non può lasciare indifferenti. Un professore in pensione sovrastato da centinaia di vecchi libri e mai impolverati, una moglie al suo fianco che rappresenta il suo opposto e la voglia di fuggire via. Di scappare verso quel “leasure” che solo quel camper può garantirgli. Via dalla monotonia della casa, via dalle preoccupazioni ossessive dei figli. Vivere il triste presente attraverso uno sguardo al passato, tornando indietro nel tempo idealmente attraverso piccoli gesti dalle mille sfaccettature. Virzì racconta l’amore senile nella maniera più veritiera possibile e lo fa intensamente, regalandosi (e regalandoci) il miglior film della sua carriera.

Lorenzo Pietroletti, da “lascimmiapensa.com”

 

 

 

 

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