Maria Maddalena

 

Maria di Magdala è una fervente religiosa che fatica all’idea di doversi sposare. Poco accettata nella sua famiglia patriarcale, abbandonerà quest’ultima per seguire Gesù di Nazareth e farsi apostola tra gli apostoli accanto a lui. Imparerà il significato dell’amore e sceglierà di soccorrere gli oppressi, aprendo al dialogo con le donne e all’accoglienza degli ultimi.

Una figura rivoluzionaria, quella su cui ha scelto di soffermarsi il regista Garth Davis. Una donna che sceglie con forza di non volersi adeguare, nè cedere ai ricatti patriarcali, e di voler essere padrona del suo destino.

Maria di Magdala – perfettamente interpretata da una Rooney Mara in stato di grazia, capace di rendere tutta la gamma espressiva ed emotiva di una donna passata alla storia – è il perno vivo attorno a cui ruota la narrazione. Una narrazione inaspettatamente suggestiva e avvincente, capace di rendere emozionante, commovente e nuova la trama più risaputa della storia.
Prima il focus sulla violenza della vocazione di Maddalena, con tutta l’incapacità a resistere alla silenziosa chiamata di Gesù. Poi il suo ardore femminista in un tempo in cui non era concesso alle donne neanche concepirsi come proprietà di se stesse e non dei padri, quindi la devozione assoluta di una donna che si fa povera tra i poveri e macina chilometri pur di dare da bere agli assetati e diffondere, più che messaggi, veri atti di amore.
Ad interpretare il Messia troviamo quel Joaquin Phoenix per cui ogni aggettivo è ormai superfluo: continua a collezionare performance incredibili, qui mostra un talento raro nell’incarnare l’umanità dirompente di chi si rende conto che sta per ‘morire’. Lo incontriamo nella fase finale, quella della consapevolezza e del tormento, ma anche della convinzione e della fede estrema. Come estremi sono i sentimenti descritti ed espressi nel film. Estremo è l’amore che mette in scena, così alto e nobile da svincolarsi da ogni traccia di interesse terreno.

Voto: 4 / 5

Claudia Catalli, da “mymovies.it”

 

 

 

Dimenticatevi la carica eversiva de L’ultima tentazione di Cristo con il volto sofferto di Gesù/Willem Dafoe. Dimenticatevi le tinte crudeli, la rabbia e l’intento quasi punitivo de La passione di Cristo e anche la straordinaria deriva un po’ fricchettona e il Cristo che chiedeva all’Onnipotente di risparmiargli di bere veleno dall’amaro calice del top musical Jesus Christ Superstar. Dimenticatevi, infine, di trovare, in un film che racconta l’ultimissima fase della vita di Gesù, le parabole, PilatoCaifa e il triplice diniego di Pietro.

Maria Maddalena, come annuncia il titolo stesso, sposta infatti il fulcro del racconto sacro e il suo punto di vista dal figlio di Dio a una figura solo di recente riabilitata e santificata, e non più identificata con la prostituta che Gesù salvò dal mestiere più antico del mondo e dalla dannazione eterna. Cambia protagonista e prospettiva, insomma, l’opera seconda di Garth Davis e lo fa rispettando tanto i credenti quanto i non credenti e in nome di un femminismo “in punta di piedi” che nell’epoca di #Metoo non dispiacerà a molti, a cominciare forse da Dan Brow, che vedrà finalmente la donna da lui ritenuta la sposa di Cristo seduta accanto al salvatore durante l’ultima a cena, proprio come già immaginato, secondo lui e secondo il suo “Codice Da Vinci”, da Leonardo.

Con la stessa gentilezza che informava il suo esordio dietro alla macchina da presa, e lo stesso identico amore verso i personaggi rappresentati, l’autore di Lion si mette anche lui dalla parte del gentil sesso e l’aspetto più interessante del suo Maria Maddalena è che la “riabilitazione” che compie non riguarda una fanciulla grintosa e “ingombrante”, ma una creatura che attua una ribellione attraverso la dolcezza e che, pur contrastando la società patriarcale del proprio tempo, aspetta solamente l’occasione giusta per canalizzare la propria energia fatta di empatia in qualcosa di profondo e significativo, qualcosa che non la ponga per forza in primo piano.

E’ docile e contemplativa la Maria di Magdala di cui ci narra il regista australiano, così come contemplativo (ma non docile, anzi a tratti “grave” e volutamente sospeso) è il film che la celebra e che quasi si incanta a guardarla, osservandola con lo stesso amore e la stessa pietas con cui lei osserva Gesù, arrivando quasi a vegliare su di lui. E proprio incantandosi, e indugiando nei silenzi che rendono ancora più rarefatta un’atmosfera già così purgata da ogni eccesso di sanguigno realismo, perde il proprio centro, e, sebbene non risulti mai noioso, gira un po’ a vuoto, almeno fino a quando Gesù non arriva a Gerusalemme insieme agli apostoli e se la prende con i mercanti nel tempio.

Se non annoia, è perché visivamente Maria Maddalena è ineccepibile, è un film di grandi e magnifici spazi che la fotografia appena patinata di Greig Fraser (che poi ha illuminato Zero Dark Thirty e Rogue One) rende suggestivi e lunari, nonostante lo shabby-chic sia dietro l’angolo. Dietro l’angolo c’è anche, per il Gesù di Joaquin Phoenix, il Drugo de Il grande Lebowski, perché con quella barba e quel taglio di capelli l’attore ha l’aria di uno che è appena tornato da Woodstock e somiglia eccessivamente al Larry “Doc” Sportello di Vizio di forma. E poi è troppo ombroso e parla troppo poco, e troppo poco lascia venir fuori la propria personalità, salvo quando, proprio a Maria Maddalena, dice: “Nessuno mi ha mai chiesto come mi sento”. E Maria Maddalena capisce, ed è tutto molto bello, peccato che tra i personaggi manchi la giusta intesa. Nonostante si amino nella vita, non stanno benissimo insieme Joaquin e Rooney MaraRooney Mara dal viso di porcellana che non esprime quella passione (per l’uomo Gesù e per il messaggio di cui è stato portatore) che avrebbe giovato un po’ di più al film.

Maria Maddalena, però, trova ancora un altro modo di riscattarsi, spiazzando lo spettatore nel momento in cui decide di condensare l’ultima dolente giornata di Cristo in pochi minuti e poche scene, indugiando solo un attimo sull’ascensione al monte Calvario, sui chiodi piantati nelle mani e nei piedi del figlio di Dio e sulla sua morte. E’ in questa scelta di omissioni che va ricercata la “radicalità”, o meglio il coraggio, del film, e anche nella reinvenzione di un Giuda ben interpretato da Tahar Rahim che non è un vigliacco traditore ma un uomo che ha perso tutto e che vende il suo maestro solo perché è convinto che, una volta messo alle strette, darà inizio al Regno dell’Altissimo. Quanto agli altri apostoli, restano sullo sfondo, e non brillano per acume e spirito di iniziativa. Ad essere proprio sinceri, il Pietrodi Chiwetel Ejiofort è addirittura un po’ antipatico, invidiosetto e ottuso.

Lungi dall’essere irrispettoso nei suoi confronti, Garth Davis probabilmente ha deciso di togliere ai dodici parte del loro mordente solo a beneficio di Maria di Magdala, a cui spetta il titolo di prima persona ad aver visto Gesù risorto e il merito di aver suggerito a chi è venuta dopo di lei che una donna può realizzarsi anche se non prende marito e fa dei figli.

Voto: 3 / 5

Carola Proto, da “comingsoon.it”

 

 

 

Impersonata dalla bravissima Rooney MaraMaria Maddalena approda, o per meglio dire ritorna sul grande schermo, con l’omonimo film di Garth Davis.
Si tratta di una delle figure più affascinanti della storia, nonché quella che ha diviso per più tempo le opinioni all’interno del mondo cattolico.
Nel 2016 è stata riconosciuta dalla Chiesa, finalmente, come “l’apostolo degli apostoli”, colei che fu la prima a vedere Gesù Cristo dopo la sua resurrezione.

In uscita nelle sale italiane il 15 Marzo, la seconda pellicola della carriera di Davis, già famoso al grande pubblico per aver diretto quel piccolo spettacolo rappresentato da Lion – La strada verso casa, è un purissimo dramma storico di ambientazione religiosa, che nonostante i temi ingombranti trattati, riesce ad arrivare al pubblico di qualsiasi Fede e gusto, grazie ad una potenza visiva donata da molteplici fattori.

La storia narra brevemente la vita della Maddalena prima di incontrare Cristo e, successivamente, il suo predicare assieme agli altri Apostoli, sino alla resurrezione del figlio di Dio, e si sviluppa su di un arco narrativo di due ore, che riescono a scorrere velocemente e fluidamente.
Il plot decide di condensare molti avvenimenti del pellegrinaggio di Gesù, proponendoci alcuni miracoli, tra cui figura la risurrezione di Lazzaro, la sua predica nel mercato di Gerusalemme, e tutto l’atto conclusivo della sua vita in terra, ultima cena e crocifissione compresi.

Una decisione, quella presa da Davis insieme alla sceneggiatrice Helen Edmunson, che risulta vincente, proponendo allo spettatore una storia che, nonostante le tematiche “di nicchia”, non annoia ma incuriosisce, soprattutto chi conosce approssimativamente la figura di Maddalena.
Lo script, ovviamente, non può funzionare senza una direzione degna di nota, ed infatti il giovane cineasta australiano ci fornisce un lavoro di assoluto spessore, impreziosito poi, oltre che da un compartimento tecnico fantastico, da un cast di primissimo ordine.
La già citata Mara, assieme alla sua dolcissima e delicata bellezza, offre un’interpretazione di spessore, una donna forte che incarna alla perfezione i veri valori del Cristianesimo, dimostrandoci ulteriormente le sue doti attoriali, accompagnata in questo percorso da un’artista con la A maiuscola: Joaquin Phoenix.


L’attore di San Juan, nel ruolo di Gesù, è autore di una performance eccezionale e che, probabilmente, “potrebbe” attirare l’attenzione dell’Academy.
Phoenix, nei panni del Messia, sa catturare totalmente la scena, diventando totalmente un Re nelle poverissime ed imponenti sequenze curate dal direttore della fotografia Greig Fraser.
Una fotografia meravigliosa e spoglia, che sfrutta appieno l’eccezionale comune di Matera (in particolare la limitrofa area dei Sassi, dove vengono girate la maggior parte delle sequenze) e riesce a donare solennità a tutta l’opera, con le figure di Cristo e dei suoi Discepoli, ed il loro, seppur lieve, contrasto cromatico con il macroambiente circostante, che divengono dei piccoli capolavori rubati a Fattori e a tutto il movimento artistico dei Macchiaioli.

La bravura di Phoenix, che comunque non sovrasta, o non del tutto, la bravissima collega, e reale compagna, Rooney Mara, dona al film moltissimi punti a favore, e l’opera trae un forte giovamento da un cast così interessante, a cui si aggiunge anche il britannico Chiwetel Ejiofor, nei panni di Pietro, anch’egli promosso.
Oltre alla proverbiale bravura dell’attore di origini portoricane, il quale riesce, per l’ennesima volta, a regalare profondità e potenza ad una sua maschera anche grazie al linguaggio non verbale, la solennità di Maria Maddalenaviene supportata anche dall’imponente colonna sonora di Hildur Guðnadóttir e Johan Johansson, compositori islandesi che si occuperanno pure delle musiche di Soldadosequel del piccolo capolavoro di Denis Villeneuve: Sicario.

Il materiale “umano”, in sostanza, dà eccezionale forza ad una pellicola ampiamente godibile per il pubblico, e l’equilibrio armonico degli elementi tecnici ed artistici fondanti si allinea perfettamente con quello che si crea tra i fattori naturali mostrati durante la proiezione.
Sono infatti numerose le scene dove l’acqua, sinonimo di nascita e, in questo caso, di rinascita, si unisce perfettamente alla terra spoglia, la quale, metaforicamente parlando, ci ricorda la crescita della vita e dell’animo umano.
Un connubio che senza alcun dubbio è voluto da parte di Davis, che già ci aveva abituato a tali intrecci, degni della scuola di Anassimene, nella sua precedente opera, facendo notare ancora una volta il desiderio di far arrivare “un messaggio” anche attraverso simili metafore.

 

maria maddalena recensione

Verdetto

Maria Maddalena è un’opera molto impegnativa (ed impegnata), ma che riesce ad arrivare in pieno allo spettatore, nonostante i temi trattati.
Tutto ciò per merito della regia, decisamente importante e di spessore, di Garth Davis, della fotografia imponente accompagnata dalla colonna sonora solenne e riflessiva, e dal cast affascinante, dove Joaquin Phoenix ruba totalmente, e nuovamente, la scena, finendo per riuscire, grazie alla sua magistrale interpretazione, a “convertire” anche il pubblico in sala.

Voto: 8 / 10

Leonardo Diofebo, da “staynerd.com”

 

 

 

Maria Maddalena (Mary Magdalene) è il nuovo lungometraggio di Garth Davis che vede Rooney Mara nei panni della Maddalena, una delle personalità femminili più dibattute nella storia della cristianità, e Joaquin Phoenix in quelli di Gesù di Nazareth. Il film decostruisce e riporta la narrazione evangelica seguendo il punto di vista della donna, nel tentativo di mostrare il forte legame umano che univa la figura di Cristo a quella di Maria di Magdala.

In Maria Maddalena il focus è quello di rivalutare e riscrivere la versione più popolare della protagonista che si è da secoli riscontrata nella versione della “peccatrice penitente”, restituendole lo status che le era stato negato per secoli – fino al 2016 per la precisione come recita l’epilogo del film – di “Apostola tra gli Apostoli” e di prima testimone della risurrezione di Cristo.

L’intento del lungometraggio è sicuramente dei più nobili ma l’effetto finale non è poi così incisivo: a una buona prima parte in cui si cerca di mostrare Maria Maddalena come donna libera e desiderosa di seguire il proprio istinto religioso al di fuori della comunità patriarcale in cui era nata, ci si perde nella seconda in cui si dimentica il focus sulla figura femminile protagonista per passare al personaggio di Gesù, con il rischio quindi che il film diventi l’ennesima opera inerente le gesta cristologiche.

Aldilà di questa bipartizione, Maria Maddalena riesce a svelare l’umanità di personaggi che sono per natura molto distanti dall’emisfero terreno, traducendo così il linguaggio evangelico in un intreccio di carne e sentimenti che è facilmente riconoscibile dallo spettatore.

Il legame tra la Maddalena e Gesù Cristo è sicuramente quello che fa da trait d’union per l’intera durata del film senza però dimenticare le relazioni che intercorrono nel gruppo degli Apostoli, in special modo nel personaggio di Giuda (Tahar Rahim).

Il Giuda Iscariota di Garth Davis parla la lingua di un uomo sopraffatto dal dolore, il cui spirito è lacerato da un senso di insoddisfazione e di inspiegabile senso di vendetta che lo porterà a compiere uno dei gesti più terribili e ricordati della religione.

Rooney Mara riesce a portare sullo schermo lo sguardo di una donna tradita dalla sua comunità in un susseguirsi di numerosi primi piani che il regista Garth Davis le riserva. Allo stesso tempo Joaquin Phoenix regala allo spettatore un Gesù carismatico e politico, sempre immerso tra la folla, a metà tra l’intangibilità della sua natura divina e la pragmaticità di un leader.

Maria Maddalena è consigliabile per tutti coloro che sono attratti dall’unione carismatica del mondo cinematografico con quello delle Sacre Scritture e per chi ha curiosità di ascoltare una “voce fuori dal coro”. Il film uscirà nelle sale italiane dal 15 marzo grazie a Universal Pictures.

Carlotta Guido, da “moviestruckers.com”

 

 

 

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