Ombre dal fondo

Ombre dal fondo è un documentario diretto da Paola Piacenza e presentato nella sezione Giornate degli autori – Venice Days nel corso di Venezia 73. Il film è incentrato sulla vita e carriera di Domenico Quirico, inviato di guerra de La Stampa che nel 2013 è stato tenuto prigioniero per 152 giorni in Siria. Nel corso di Ombre dal fondo, il protagonista ripercorre il dolore visto e percepito nel corso di un’esistenza spesa in mezzo ai più atroci conflitti, rievoca i terribili momenti della sua prigionia e realizza un’amara e malinconica riflessione sul giornalismo moderno.

Ombre dal fondo: l’amaro e doloroso racconto dell’esperienza di Domenico Quirico

Ombre dal fondo

A un certo punto, durante la prigionia, ho cominciato a pensare che in realtà quando ci avevano preso e ci avevano sparato, mi avessero ucciso, che io fossi morto senza accorgermene. E che quello che stavo vivendo fosse l’inferno. Un inferno senza diavoli e fiamme, ma una stanza completamente vuota, piccola, in cui non avrei più avuto nulla da fare, in cui avrei passato l’eternità ad aspettare che qualcuno mi aprisse la porta, una porta che non si sarebbe aperta mai.

In un’epoca fatta di bufale assortite, articoli strappa click e tuttologi da tastiera e da social network, Ombre dal fondo ci restituisce il gusto e la passione dell’informazione vera, quella che non si limita a copiare e incollare dalle principali agenzie d’informazione, ma che racconta e testimonia dal campo i problemi, gli errori e gli orrori del mondo che ci circonda. Il volto scavato e indelebilmente segnato dal dolore di Domenico Quirico e le sue dure ma appassionate parole sono il filo conduttore di una triste storia di vita che affonda le proprie radici in un giornalismo sempre più raro, abbandonato come la desolante vecchia sede de La Stampa, davanti alla quale il protagonista ripercorre con un misto di amarezza e nostalgia le pagine migliori della propria carriera.

Il tema portante di Ombre dal fondo è il dolore. Un dolore visto da vicino, che lascia inevitabili strascichi e accompagna chi lo ha percepito come una cupa e silenziosa guida. Un dolore vissuto sulla propria pelle dallo stesso Domenico Quirico, ma mai ostentato e sempre fonte di riflessione sul mondo e sulla società. Un dolore che non si può cancellare o dimenticare, e che può essere accettato solo con un’operazione apparentemente folle ma necessaria, ovvero ritornare negli stessi luoghi in cui il giornalista è stato segregato per 152 eterni giorni.

Domenico Quirico: non solo un archivio di storia ed esperienza, ma prima di tutto un uomo che deve fare i conti ogni giorno con ciò che ha visto e vissuto sulla propria pelle

Passato, presente e futuro si toccano, si incrociano e si fondono, come tasselli di un mosaico che attraverso il racconto e la testimonianza in prima persona ridanno vita e onore alle tante vittime di un male che cambia tempi e modi, ma non la propria essenza. La regista Paola Piacenza accompagna discretamente le parole di Domenico Quirico, concedendo giustamente campo libero a un professionista che non è solo un archivio di storia ed esperienza, ma prima di tutto un uomo che deve fare i conti ogni giorno con ciò che ha visto e provato, incapace di smettere di vivere e riportare la cronaca dei conflitti che ogni giorno affliggono il pianeta.

Impossibile non rimanere affascinati da una persona che, anche di fronte alle esperienze più terribili, continua imperterrita a cercare nuove storie da raccontare, a trarre da esse profonde e toccanti riflessioni sulla malvagità intrinseca nel genere umano e a rendere onore a un mestiere come quello del giornalista che, anche se in declino, è ancora in grado di documentare la realtà e di salvare così molte vite.

Ombre dal fondo: la storia di un uomo e di un professionista segnato, ma anche fortificato, dal dolore a cui ha potuto e dovuto assistere

Ombre dal fondo

In fondo è come se non mi fossi mai mosso, come se il viaggio che mi teneva prigioniero non mi liberasse mai. Il male con la M maiuscola è sempre presente. Non mi ha mai abbandonato. Anche se adesso esco da questa porta e vado dove mi pare non vuol dire che la cosa sia finita. Non tanto in senso psicologico, ma nell’obbligatorietà intellettuale di non uscirne. Se ne esco tradisco. Me stesso, gli altri, tradisco in fondo anche un po’ quello che io faccio, anche se male e in modo sommario. E troppo raramente. Perché anche le cose che scrivo si sono un po’ diradate. E anche questa è una forma di tradimento. Che non dipende completamente da me, ma che comunque è una forma di tradimento.

Ombre dal fondo affascina e commuove con la storia di un uomo e di un professionista segnato, ma anche fortificato, dal dolore a cui ha potuto e dovuto assistere. Un uomo che con il suo esempio ci ricorda che con la testimonianza, la condivisione e il coraggio si possono sconfiggere i più pericolosi nemici e superare le più atroci malvagità.

Si è detto che Dio avrebbe creato l’infelicità perché altrimenti si sentirebbe solo. E credo sia abbastanza vero. Se noi fossimo felici chi perderebbe tempo a invocare Dio? Nessuno.
Domenico Quirico

 

 

Marco Paiano, da “cinematographe.it”

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