I Puffi – Viaggio nella foresta segreta

 

Creata dal mago Gargamella per portare scompiglio tra i Puffi, Puffetta non è mai stata un vero Puffo: nonostante tutti al villaggio lo sappiano e la trattino comunque benissimo, lei è in costante crisi d’identità. La sua irrequietezza la porta a scoprire il mondo della Foresta Segreta e una nuova particolare comunità di Puffi. Purtroppo per colpa sua la cosa viene scoperta anche dall’inetto mago, da sempre a caccia degli esserini blu: in compagnia di Forzuto, Quattrocchi e Tontolone, Puffetta cercherà di porre rimedio all’errore che ha commesso…

Così come accadde anni fa con Asterix e il regno degli dei, per citare un’altra invenzione fumettistica francofona, i personaggi ideati nel 1958 dal belga Peyo (al secolo Pierre Culliford, 1928-1992) trovano finalmente in I Puffi – Viaggio nella Foresta Segreta il lungometraggio animato che rende loro giustizia. Liberiamoci prima del doveroso discorso tecnico. Il team della Sony Pictures Animation, condotto in battaglia dal regista Kelly Asbury (Spirit, Shrek 2), ha con nostra somma gioia buttato alle ortiche il discutibile design fotorealistico visto in I Puffi e I Puffi 2, piegando la classica moderna CGI al rispetto della grafica originale dei personaggi: l’effetto sullo schermo è bello, vivace, colorato (irresistibili i coniglietti fosforescenti!) e animato con grande attenzione, senza badare a spese. Certo, la serie animata per la tv della Hanna & Barbera (1981-1990) è iconica per una generazione, insieme alle voci originali dei vecchi doppiatori e a Cristina D’Avena (che qui rivisita una sua famosa sigla), ma il lavoro su questo film ha un rilievo sufficiente a farvi accettare le novità.

L’assenza di riprese in live action, tormento dei due film Sony precedenti, è una vera liberazione, perché garantisce una sospensione dell’incredulità più solida e più fiabesca, più autoreferenziale, se si esclude il ricorso in alcuni casi a una colonna sonora dance un po’ fuori registro. In ogni caso, anche confrontando I Puffi – Viaggio nella Foresta Segreta con i moderni lungometraggi concorrenti interamente animati, l’ammiccamento al mondo degli adulti è qui molto più contenuto. E’ una decisione in controtendenza, perché negli ultimi anni ci siamo abituati a un cinema d’animazione dalle multiple letture, ma è una decisione che ci sentiamo di condividere in questo caso. Se di franchise e marchi famosi si deve sopravvivere, che per lo meno siano rispettati: i Puffi sono avventura, fiaba, ingenuità, simpatia, clownerie e dolcezza poetica. E nella sua semplicità, il film riesce a trasmettere un solo messaggio, ma molto chiaro, sul significato di un’appartenenza a una comunità, sul rapportarsi agli altri e sulla collaborazione, al di là degli inevitabili screzi.
Contenuti emergono anche dalla figura di Gargamella, più meschino che realmente minaccioso, ma non è tanto il suo aspetto a essere didattico per un bambino: rappresenta l’assenza di sincerità, il disprezzo per i valori più elementari. Non è un villain sofisticato che in fondo dal suo punto di vista può avere anche ragione: Gargamella fallirà sempre perché proprio non ha dignità, che i Puffi mantengono anche nei suoi riguardi. Buonista o meno, è un gran bel messaggio.

Se si è disposti a tornare bambini e/o si hanno figli al seguito, I Puffi – Viaggio nella Foresta Segreta, ben realizzato, semplice, diretto e tanto delicato, dimezza il peso dell’anima all’uscita dalla sala. Sarà pure un film per bambini, ma noi adulti ne abbiamo più bisogno di loro.

Voto: 4 / 5

Domenico Misciagna, da “comingsoon.it”

 

 

 

In questo nuovo episodio, “I puffi: viaggio nella foresta segreta”, il primo interamente animato in CG con protagonisti i Puffi, Puffetta e i suoi migliori amici Quattrocchi, Tontolone e Forzuto, con l’aiuto di una mappa misteriosa si addentrano nella magica Foresta Proibita, alla ricerca di un misterioso Villaggio Perduto. Sarà una corsa mozzafiato, non priva di pericoli, con alle calcagna il perfido mago Gargamella.

Con questa pellicola i realizzatori di casa Warner hanno voluto effettuare un ritorno alle origini, cercando di ricreare l’atmosfera magica che Peyo, l’artista belga Pierre Culliford che ha creato i Puffi nel 1958, morto prematuramente d’infarto nel 1992, aveva sempre voluto per il mondo dei suoi personaggi. Alla regia Kelly Asbury, che ha già diretto pellicole animate di successo, come “Shrek 2” e “Gnomeo e Giulietta”.

Il racconto scorre veloce, in un caleidoscopio di personaggi coloratissimi e divertenti, la Foresta Proibita catapulta lo spettatore in un mondo diverso dal villaggio delle amate creaturine: una vegetazione lussureggiante e dai colori brillanti fa da cornice all’avventura dei quattro amici, che dovranno vedersela anche con animali sconosciuti e misteriosi. Gargamella e la sua fedele gatta saranno protagonisti di momenti di vero divertimento, che ridicolizzano come sempre il mago pasticcione.

Il film, godibile da grandi e piccini, accontenterà anche i nostalgici, e nella versione originale vanta un cast di doppiatori di tutto rispetto, che vanno da Demi Lovato a Joe Manganiello, da Michelle Rodriguez a Julia Roberts, mentre la versione italiana può contare sull’amata Cristina D’Avena.

Maria Grazia Bosu, da “ecodelcinema.com”

 

 

Al terzo film animato in computer grafica di I Puffi viene dismessa ogni ambizione per il cinema, vengono eliminati gli attori in live action e l’ambientazione cittadina a favore di un più convenzionale episodio dalla storia e dal carattere televisivo. Tutto ha inevitabilmente un sapore più dimesso e trascurabile, più alla buona e svelto.

I Puffi: Viaggio Nella Foresta Segreta fin dal titolo ha un atteggiamento episodico per quanto, con i suoi personaggi e la trama, sia determinato a segnare una svolta (una delle molte viste nei decenni) per l’universo narrato.

I Puffi nel più inevitabile degli scontri con Gargamella scoprono che nel bosco vicino al loro villaggio esiste una terra diversa, popolata da un altro popolo di Puffi che a differenza loro è formato unicamente da femmine. La protagonista di tutto è Puffetta, in cerca di un’identità per se stessa in un mondo in cui ognuno è identificato dalla propria abilità in qualcosa mentre lei è l’unica ad essere identificata dal proprio essere femmina. In questo villaggio troverà Puffi femmine anch’esse dotate di abilità e dettagli che le differenziano e gli danno un’identità precisa. Troverà, in una parola, la parità dei sessi. È in breve la storia di molti personaggi femminili al cinema, storicamente caratterizzati unicamente dal proprio sesso, e oggi sempre più dotati di personalità uniche e tratti distintivi. I Puffi: Viaggio Nella Foresta Segreta mette in scena, tramite Puffetta, il desiderio di vedere e avere a che fare con questi personaggi.

Il tema sembra molto avanzato per il pubblico cui solitamente sono dirette le avventure dei Puffi ma del resto anche la messa in scena, a partire dalle canzoni pop non originali, mira a proporre qualcosa di un po’ più adulto del solito a quel pubblico. Assieme alle gag che è più facile attendersi infatti ci sono anche schermaglie amorose e la ricerca di un’identità per la propria vita, in specifico rapporto al proprio sesso. Tutti stimoli adolescenziali.
Inevitabilmente, come sempre accade quando per scherzo vengono messi in gara uomini e donne, saranno le seconde ad uscirne meglio. Eppure la sensazione è che lo stesso, proprio per la natura più equilibrata e precisa del popolo delle Puffette questo sia di molto meno interessante degli scombinati Puffi e delle loro regole astruse, principi scemi e personalità perdenti.

Gabriele Niola, da “badtaste.it”

 

 

 

Cos’altro non sappiamo dell’universo dei Puffi, piccole creature blu partorite dal genio delle vignette belga Peyo nel lontano ‘58? Al quesito risponde Kelly Asbury con il suo Viaggio nella foresta segreta, scritto da Stacey Harman e Pamela Ribon e realizzato da Sony Pictures Imageworks Inc. In questo nuovo episodio, il terzo, che vede protagonista Puffetta, con al fianco i fedelissimi Forzuto, Tontolone e Quattrocchi, tutti sotto la supervisione paterna di Grande Puffo, ci addentriamo nella Foresta Proibita: un luogo magico ove si scoprirà risiedere una comunità di puffe guerriere capitanate da Mirtilla.

Nonostante l’animazione innovativa, il film diretto da Asbury si presenta come un omaggio ai tempi che furono: non mancano infatti rimandi ai precedenti capitoli, così come al cartone TV e ai fumetti. Dopo una rapida (ri) presentazione degli ormai noti personaggi, tra cui Gargamella e i suoi Birba e Monty (quest’ultimo appositamente creato per il film), la narrazione si focalizza su Puffetta, generata da Gargamella per catturare i piccoli esseri blu e aumentare i suoi poteri di mago. Ma se anche Puffetta e la sua genesi appartengono ormai alla storia, ecco allora l’inserimento di una novità: un luogo inesplorato, pieno di insidie e sorprese, ma anche di…puffe!

E attorno al tema delle piccole creature guerriere si concentra la seconda parte del film, presentandocele in volo mentre cavalcano esseri volanti e disposte a tutto pur di combattere Gargamella e aiutare i loro simili. Ma se nell’era della tecnologia la magia non basta, ecco comparire Tecno, coccinella smartphone! A far da cornice all’avventura un’animazione gradevole, resa ancor più accattivante dal 3D. E l’universo dei Puffi si allarga quindi, presentando nuove (tutte femmine) figure che certamente potranno contribuire alla realizzazione di un ulteriore capitolo. Il messaggio di sottofondo, sussurrato ai più piccoli, è: “Comportatevi bene, perché esser cattivi danneggia”. A espletare il messaggio subliminale è proprio Puffetta, qui eroina pronta a sfidare il suo stesso creatore ricorrendo all’inganno e ottenendo in cambio di essere riportata in vita dai suoi amici. Film gradevole, seppur rimaneggiamento dei precedenti esperimenti, che presenta una novità. Adatto ai piccini e che vede impegnata la nostra Cristina D’Avena nel dar voce a un nuovo personaggio e, ovviamente, nella sigla.

Voto: 3 / 5

Nico Parente, da “cinematografo.it”

Veterana dell’animazione in CGI, Kelly Asbury dimostra con questa nuova sortita dei Puffi di aver pienamente assimilato la formula magica della sfrenata corsa in computer grafica in cui questi prodotti si sono trasformati nel contemporaneo. La regista di Spirit e Shrek 2 realizza così una giravolta astratta, mozzafiato e senza sosta, caleidoscopio spesso sorprendente di invenzioni tridimensionali, liquide e trasparenti, che conferma la via ad un’avventura in forma di tunnel supersonico dentro cui venire travolti e risucchiare gli sguardi dei piccoli spettatori già ultrastimolati dal presente potenziato, strada intrapresa con decisione e quasi all’unanimità dall’animazione computerizzata post-Pixar (si veda anche la saga Lego, su questo).
Una pratica su cui chiaramente ci sarebbe da riflettere con maggiore cognizione di causa, ma che al momento Asbury coglie attraverso il pretesto più veloce e leggibile, quello della dimensione parallela, del paese delle meraviglie al di là della foresta proibita, pieno di colori e abitato da creature bislacche e fluorescenti. In questa maniera il film si allontana con ogni evidenza dalle edificanti vicende di paese che hanno storicamente visto protagonista la popolazione puffosa, per imbarcare Forzuto, Tontolone, Quattrocchi e Puffetta in una quest rutilante per salvare il villaggio segreto di loro simili dalle grinfie di Gargamella.

Al di là delle possibilità della CGI di visualizzare – e in qualche modo raddoppiare formalmente, in quanto fata morgana – finalmente tutto il lato alchemico della lotta di incantesimi ingaggiata dal perfido stregone sdentato contro il mago buono Grande Puffo, la new entry dell’avamposto di sole donne (gestito, nella versione originale, dalla saggia Julia Roberts) è una trovata che si situa a metà tra i blockbuster più progressisti della nostra epoca, e sulla mappa precisamente tra il clan delle Molte Madri di Mad Max, l’Oz di Raimi e la Pandora di Avatar (e non a caso la puffetta guerriera della comunità porta la voce di Michelle Rodriguez).
Come sempre, sin dai celebri studi di Umberto Eco (seppur la versione italiana stavolta faccia decisamente economia di puffismi nei termini), l’universo delle creature blu di Peyo si presta alle più spassose letture strutturaliste. In questo l’attenzione posta dallo script sulla natura reale di Puffetta (potenzialità già intuita dai due film precedenti di Raja Gosnell in tecnica mista), che è l’unico puffo non caratterizzato dalla propria attività principale (Impiccione, Vanitoso ecc) perché creato dall’umano Gargamella per provocare lo scompiglio del villaggio, pone il personaggio nella galleria delle protagoniste femminili cazzute della Hollywood recente, nello stesso istante in cui racconta lo svelamento della sostanza impalpabile dell’effetto digitale, blocchetto di argilla di pixel, materia malleabile e inerme attraverso cui far passare il soffio miracoloso della vita.

Sergio Sozzo, da “sentieriselvaggi.it”

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