55318_ppl

Un bacio

un-bacio-cotroneo-poster

Lorenzo è un ragazzo Gay adottato da una famiglia che ha deciso di amarlo incondizionatamente e che ha bandito il concetto di senso di colpa dalla dieta educativa quotidiana. Blue, figlia di un imprenditore e di una scrittrice che non riesce a sfondare ha un carattere ribelle, sfida le convenzioni e per le mura della scuola è “quella che fa le pompe”. Antonio, introverso e dal fisico scolpito, gioca a basket, ha perso il fratello in un incidente e mentre quest’ultimo gli parla e lo influenza continuamente in una visione tra realtà e sogno, non prende mai una preda durante le battute di caccia con il padre, guardia giurata. L’incontro tra i tre serve a superare quella barriera di diffidenza che l’educazione scolastica e sentimentale erige per definire concetti come diversità, identità, sessualità. Un tema delicato e abusatissimo a rischio retorica. Ivan Cotroneo sceglie una strada diversa, fin dall’incipit modellato sul pop aspro dei Placebo e costruito con l’incedere di una clip musicale, ponendo quindi più attenzione al ritmo e alla superficie che alla ricerca sociologica, ed è assolutamente un pregio perché colpisce allo stomaco e riesce anche a far male allineandosi ad un linguaggio tra pop e Maria De Filippi, facendo spesso tracimare il film nel numero musicale e cercando una commozione che è già in partenza sopra le righe, eccessiva, spinta al massimo come i sentimenti degli adolescenti. In questo senso tutta la relazione e l’influenza dei social network non occupa esplicitamente lo schermo ma influenza comportamenti, scelte e linguaggio in un modo endogeno e più sottile di quello che ci saremmo potuti aspettare. L’unica sequenza dove questi entrano visivamente in campo è quando Blue “si vede vista” dal filmato registrato sullo smartphone, uno slittamento soggettivo semplice ma efficacemente rigoroso rispetto ad un film che sceglie quasi sempre il punto di vista della leggerezza, la stessa che Molko canta in “Loud Like Love”. Anche il doppio finale immaginato ha tutto il sapore della reverie estiva e assesta nuovamente lo sguardo dopo l’epilogo tragico. Del resto anche questo punta all’eccesso, come la scena in cui Lorenzo viene pestato a sangue da Antonio, con modalità totalmente incredibili, anti naturalistiche e vicine al dramma popolare; se l’avesse diretto Roberta Torre sarebbe stato probabilmente più selvaggio ma non necessariamente meno ancorato alla superficie. Scelte assolutamente consapevoli quelle di Cotroneo, per un film che ha la forza e la freschezza di una dolorosa elegia pop.
Silvia Bennici, da “indie-eye.it”

Lorenzo è un adolescente che arriva a Udine perché adottato da una famiglia dopo che aveva vissuto precedente esperienza negativa di adozione. Lorenzo è dichiaratamente gay. Blu è figlia del proprietario di un’azienda e di un’aspirante scrittrice. Ha un carattere reattivo anche perché a scuola, e sui muri, viene definita ‘una troia’. Antonio è figlio di una guardia giurata e pesa su di lui la presenza del fratello maggiore morto in un incidente. E’ un abile cestista ma i suoi compagni lo considerano un ritardato. Frequentano tutti e tre la III A del Liceo Newton.
I film che hanno come soggetto l’adolescenza e le sue problematiche hanno saldamente incorporata la dicitura ‘maneggiare con cura’. Perché il rischio della retorica e/o dello stereotipo sono presenti ad ogni singola riga della sceneggiatura e in ogni scelta di ripresa, recitazione, montaggio e soundtrack. Lo spettatore si trova spesso dinanzi a uno schema purtroppo ben definito. Ci si occupa di un ragazzo o di una ragazza emarginati e li si circonda di adulti che sono rappresentati o come dei minus habens o come totalmente incapaci di interessarsi a loro sia nel contesto familiare che al di fuori di esso.
Ivan Cotroneo, che scrive la sceneggiatura con Monica Rametta rielaborando un proprio racconto, sa come tenersi a distanza dalle negatività di cui sopra per offrirci un ritratto ad altezza di adolescenza di grande sensibilità e coraggio. Coraggio perché le situazioni vengono affrontate frontalmente senza ammorbidimenti e anche perché, come già Vinterberg in Il sospetto, non ha il timore di mettersi contro gli animalisti utilizzando la caccia come rito iniziatico. Sensibilità perché questi Jules, Jim e Catherine dei nostri giorni e di ben altra età (l’omaggio a Truffaut viene esplicitato nella scena della corsa a tre) non si limitano ad essere personaggi, per quanto ben costruiti, ma sono da subito persone con le loro fragilità e con le loro prese di posizione. Blu che scrive alla se stessa del futuro ‘per non dimenticare’. Lorenzo che ostenta sicurezza ma ha bisogno di rifugiarsi nell’immaginario per trovare quell’ammirazione che il mondo dei coetanei gli nega. Antonio, tanto abile nello sport quanto introverso e chiuso nel relazionarsi con gli altri. Di tutti e tre conosciamo l’ambito familiare in cui incontriamo sensibilità genitoriali diverse ma, ognuna a suo modo, capaci di amore e comprensione. Chi invece si compatta nel rifiuto sono i compagni tra i quali emergono leader in perfidia e bullismo (equamente suddivisi tra maschi e femmine) ma che finiscono comunque per essere tutti complici anche quando sono testimoni passivi dei soprusi. La dimensione della città di provincia, con la magia delle sue notti ‘antiche’ e con la brutalità dei mezzi di comunicazione oggi alla portata di ognuno, definisce il contesto della narrazione.
“Non voglio che mio figlio sia ‘tollerato'” dice il padre adottivo di Lorenzo dinanzi alla preside e ad un’insegnante particolarmente insensibile. Cotroneo fa propria questa affermazione senza però cedere alla tentazione del pamphlet riaffermando con forza il diritto di ognuno a vivere la propria vita e la propria dimensione affettiva secondo tempi che non siano dettati da un contesto sociale che si eriga a normativo in questo ambito. Lorenzo, Blu e Antonio escono così dallo schermo per entrare nella memoria dello spettatore nello spazio in cui stanno i film che non si dimenticano.
Giancarlo Zappoli, da “mymovies.it”

Il terzo film di Ivan Cotroneo, uno dei registi e sceneggiatori italiani più interessanti del momento, è tratto dal suo libro omonimo, scritto cinque anni fa, ispirato a un brutto fatto di cronaca statunitense. Siamo in un liceo di Udine che, non a caso, ha l’aspetto di una fabbrica. Arriva un nuovo studente, Lorenzo (Rimau Grillo Ritzberger), appena adottato da una coppia piena di buone intenzioni.
A scuola lui capisce subito di essere sbarcato in un universo ostile e si rifugia in un mondo di fantasia tutto suo. È un ragazzo molto bello e non nasconde agli altri di essere gay. E questo non viene accettato in un ambiente in cui dominano bullismo e omofobia, due sintomi di un fenomeno che sembrava in regressione qualche decennio fa.
La schiavitù del conformismo oggi sembra ancora più forte che in passato, in un mondo sempre più omologato e controllato dai social network. Lorenzo diventerà amico di altri due “emarginati” del liceo, Blu (Valentina Romani) e Antonio (Leonardo Pazzagli). Ma la forza dell’amicizia non basterà. O forse sì. Ci sono infatti due finali, perché il cinema è magia. Un bacio è un film che rimane nella mente e nel cuore. Anche per la felice scelta dei tre giovani attori.
Vanja Luksic, da “internazionale.it”

La materia è calda, quasi incandescente: bullismo, omofobia, promiscuità sessuale a buon mercato. Un bacio di Ivan Cotroneo, che racconta la storia di tre adolescenti alle prese con l’isolamento causato dalla ghettizzazione operata ai loro danni dai coetanei, è un instant movie che si confronta con i problemi enormi che gli adolescenti devono affrontare, specie dall’avvento delle nuove tecnologie.
Lorenzo è un ragazzo adottato da una coppia senza figli. Esuberante, dal look chiassoso e molto egocentrico deve scontrarsi con il rifiuto dei compagni, che hanno addirittura creato una pagina Facebook a lui intitolata piena di commenti spiacevoli e parolacce. Blu è una ragazza con la passione per la scrittura, che i compagni accusano di essere una ragazza facile (ha un ragazzo più grande che comparirà solo alla fine), imbrattando i muri con insulti pesanti a lei indirizzati. Antonio è un campioncino di basket che ha perso il fratello maggiore in un incidente e si sente oppresso dai genitori iperprotettivi. Accettato solo per le sue doti sportive, viene scansato socialmente e considerato quasi un ritardato.
Hanno 16 anni, frequentano lo stesso liceo e sono terribilmente soli. Tanto è violento il rifiuto di cui sono oggetto da portarli a coalizzarsi e diventare amici. Un’amicizia tenera un po’ alla Jules e Jim, fatta di cene dove si vestono da elegantoni, di passeggiate notturne per la città e di scherzi contro i loro detrattori.
Impossibile non pensare al triangolo formato da Ezra Miller, Emma Watson e Logan Lerman in Noi siamo infinito – anch’essi un gay, una ragazza con un passato di dubbia moralità con gli uomini e un timidissimo “ragazzo da parete” – come modello di questo film che se a livello tematico è sicuramente necessario e importante (tanto da essere stato oggetto di un tour nelle scuole), a livello artistico presenta delle carenze soprattutto a livello di direzione degli attori. In particolare nella costruzione del personaggio di Lorenzo (Rimau Grillo Ritzberg), figura di giovane omosessuale un po’ troppo steretipata, sopra le righe e con abbondanza di cliché, per risultare credibile. Molto più in parte la ragazza del trio, Valentina Romani, convincente nei panni dello spirito libero e anticonformista, e lo “scemo” del terzetto Leonardo Pazzagli.
La passione per l’argomento di Cotroneo, che invita i ragazzi a reagire, a non nascondere la propria personalità per paura dell’ostracizzazione e del giudizio degli altri va un po’ a discapito dei raggiungimenti artistici del film (più spontaneo e meno “a tesi” La Kryptonite nella borsa), ma ha il pregio di prendere a tema e illuminare su quella che è una vera piaga sociale, che spesso può trasformarsi in tragedia, come dimostrano i suicidi di adolescenti avvenuti in seguito a forme di persecuzione sui social.
Un film sulle responsabilità che gli adulti hanno nei confronti dei ragazzi non omologati o anticonformisti, che meritano non tanto di essere “tollerati” ma accettati esattamente come sono. Come spiega un umanissimo Thomas Trabacchi – figura splendida di padre – a una professoressa bacchettona scandalizzata perché il figlio si è presentato a scuola con le unghie smaltate. Un film non saldissimo sulle proprie gambe, ma che invita ad accettare e “amare” anche chi è lontanissimo da noi per aspetto e comportamenti, spesso sullo sfondo di musiche pop (la colonna sonora è di Mika) che danno vita a momenti musical, cifra distintiva di Cotroneo dai tempi della serie tv Tutti pazzi per amore, arricchite da pop up animati coloratissimi. Imperfetto, ma non per questo non amabile, proprio come i suoi teneri protagonisti.
Marita Toniolo, da “bestmovie.it”

Quando gli adolescenti del racconto “Un bacio” hanno bussato alla porta dell’immaginazione di Ivan Cotroneo chiedendo di poter animare le pagine di una sceneggiatura cinematografica, hanno immediatamente trovato terreno fertile, perché era da un po’ di tempo che il regista de La kryptonite nella borsa meditava su tante conversazioni avute con ragazzi dei licei italiani, anime ancora a metà spaventate dal giudizio dei coetanei e dalla coercizione all’omologazione che attraversa per intero un paese che fatica a stare al passo con gran parte dell’Europa. Così, non appena il libro ha ceduto il passo al film, il progetto è diventato un percorso, un work in progress, una missione quasi, alimentata da una grande onestà intellettuale e dalla speranza di aiutare chi a sedici anni si sente solo, chi teme le etichette e chi, fra i corridoi di scuola, conosce un’unica durissima realtà: il bullismo.
Il tema non certo è nuovo, però Cotroneo lo affronta senza paternalismo, mettendo non soltanto la sua macchina da presa ma anche il suo cuore e la sua sensibilità “ad altezza ragazzo”. Lo fa innanzitutto inventando personaggi veri, che non sono né i nerd o i “bad ass” di tanti teen-movie americani, né i finti ragazzi di vita di certo cinema d’autore, né i vacui liceali dei vari Notte prima degli esami e Scusa, ma ti voglio etc.
Antonio, Lorenzo e Blu non sono mai affettati e dimostrano sempre la loro età: sognano, amano, sono ribelli e al tempo stesso fragili, e hanno una coscienza di sé e una capacità di osservazione e di comprensione che a un primo sguardo sembrano inconsuete per dei teenager, ma che in realtà fanno parte del loro DNA proprio come succedeva con la saggezza e la sensibilità dei bambini del documentario di Walter Veltroni I bambini sanno. Ecco, è la verità emotiva il pilastro che sorregge i personaggi di Un bacio, che si può così permettere di essere al 100% pop e di sconfinare nella commedia romantica, nella favola e nelle farfalle che si staccano dalla camicia di Lorenzo per volare nel cortile della scuola, mentre il ragazzo balla eseguendo una coreografa inventata da Luca Tommassini. Ce ne sono altre nel film, e per quanto impeccabili, non sempre appaiono necessarie. Anzi, a un certo punto tengono il racconto un po’ troppo sospeso, rendendo brusca la virata verso l’inattesa e drammatica parte finale. Non dimentichiamo che Cotroneo parla di amore eterosessuale, ma anche omosessuale, ed è appunto nella descrizione di questa seconda forma che Un bacio subisce una metamorfosi, risolvendosi in un accadimento ispirato a un fatto di cronaca avvenuto nel 2008 vicino a Los Angeles.
Viviamo in un mondo omofobo, non c’è dubbio e da un certo punto di vista le cose vanno peggio di qualche anno fa, perché la solita gente che mormorava è stata ora sostituita dalla gente che crea le pagine di odio su Facebook, e la rete ormai non solo accoglie e moltiplica il disprezzo e le discriminazioni, ma ci rimanda la brutta immagine di centinaia di gesti disperati, a cominciare dal suicidio di ragazzi e ragazze che non ce l’hanno fatta a sentirsi chiamare diversi.
Diversi… una volta la diversità era un arricchimento, un valore aggiunto, mentre ora è sinonimo di minaccia, pericolo, aberrazione, ed è chiaro che a renderla tale sono stati gli adulti. E allora i gli studenti “cattivi” del film altro non sono se non il frutto dell’educazione sbagliata da parte di genitori ottusi e ipocriti, che indirettamente uccidono sogni e desideri di felicità.
Sembrano superficiali i tre outsider di Un bacio a chi per esempio, negli anni Sessanta e Settanta, lottava per i diritti delle donne o la liberazione sessuale e culturale. Ma Lorenzo, Blu e Antonio non hanno la testa per intonare cori manifestando o occupando i licei, perché sono impegnati a sopravvivere, a superare un momento difficilissimo, a finire il più in fretta possibile un infinito numero di giornate trascorse fra i banchi di una scuola moderna e grande come un campus americano, tuttavia rigida e conservatrice come il peggior collegio militare. Non a caso Ivan Cotroneo ambienta il film in una città del Nordest, zona d’Italia bellissima eppure chiusa e diffidente, punto di incontro fra vecchio e nuovo, capannoni industriali e antichi palazzi, stanze piene di computer e boschi millenari nei quali ancora si va a caccia.
Eppure non c’è disperazione in questa rappresentazione, in questa visione delle cose e dell’Italia. C’è, nonostante tutto, l’amore per la vita, e c’è un film popolare nel senso più autentico del termine. Magari perfino un po’ nazional-popolare, nelle canzoni e nei balli di cui sopra, ma va bene così, soprattutto se lo scopo è di sensibilizzare sia chi sonnecchia che chi dorme della grossa.
Carola Proto, da “comingsoon.it”

Un Bacio. L’essenza e sintesi di ogni incontro affettivo ma soprattutto amoroso, un piccolo grande gesto in grado di racchiudere in sé desiderio, aspettative e sentimenti nei confronti dell’oggetto del proprio amore, spesso inconsapevole custode dell’integrità del partner che, ormai smascherato dalla palesità di tale atto, non può far altro che arrendersi ed abbandonarsi all’ammissione del proprio sentimento.
Ivan Cotroneo – già autore dell’omonimo racconto edito da Bompiani – sceglie questo titolo per sottolineare il paradosso che si cela dietro alle innumerevoli implicazioni che un tale semplice e spontaneo gesto può causare nella vita delle persone. Soprattutto quando si tratta di adolescenti alle prese con la ricerca ed affermazione della loro stessa identità, in lotta quotidiana per conciliare la propria immagine di sé – peraltro ancora in via di definizione – con il modo in cui gli altri li vedono e li giudicano.
Una storia di adolescenza, amicizia ed amore, sullo sfondo di quella che sembra essere una delle maggiori piaghe sociali: l’incapacità di accettare l’altro per quello che è.
Lorenzo, Blu e Antonio – per i nemici rispettivamente il frocio, la troia e l’idiota – sono tre adolescenti, equamente emarginati dal resto dei compagni di classe per via delle loro caratteristiche – vere o presunte tali – di personalità. Complice anche il sostegno e l’amore delle proprie famiglie, i tre finiscono per creare una piccola squadra, uno scudo con cui difendersi da chi non li accetta e li fa stare male. Ma le insidie sono dietro l’angolo anche per quanto riguarda le grandi amicizie, ed i tre ragazzi dovranno fare ben presto i conti gli uni con gli altri, in una sorta di specchio e doppia via che li aiuterà a scoprirsi e a crescere, ma non senza conseguenze.
Un Bacio non è solo un film per ragazzi ma è un film sui ragazzi, potenzialmente utile a tutti coloro che hanno a che fare col mondo misterioso, difficile e affascinante dell’adolescenza. Le famiglie presentate nel film, a dispetto di quello che spesso fa parte del senso comune, non sono né disastrate e né anaffettive, a voler sottolineare come molte volte a provocare il malessere dei giovani non sia il background ma l’ambiente sociale in cui vivono e si confrontano quotidianamente, fatto di pressanti quanto subdole richieste di omologazione ed incapace di cogliere le risorse e la ricchezza che si celano dietro alle diversità, unico motore dello sviluppo e del progresso, soprattutto delle relazioni.
Uniche via di fuga da un mondo incapace di apprezzare le persone così come sono – oltre all’amicizia – è la fantasia, una dimensione preziosa quanto pericolosa in cui rifugiarsi e cercare di guarire le ferite inferte da una realtà impietosa ed ingiusta. Nasce così quel divario fra spavalderia esteriore e fragilità interiore, una voragine che se non adeguatamente tamponata dall’autoconsapevolezza può avere conseguenze drammatiche.
Come fare quindi a non lasciarsi travolgere dalle insidie del diventare grandi? Un Bacio mostra – con un perfetto equilibrio di umorismo (si ride molto) e drammaticità (ci si commuove altrettanto) – l’importanza del non avere paura, unica strada per imporre se stessi per quello che si è e non rischiare la propria integrità indossando una maschera al solo scopo di piacere agli altri. Altri che, solo per averci chiesto implicitamente o meno di indossarla, semplicemente non ci meritano.
Lorenzo è il più forte dei tre, il primo a dichiarare di “non avere paura” e l’unico a non averne davvero; un vincente per definizione, sul cui percorso verso la felicità e realizzazione personale può frapporsi solo la paura di un altro, non altrettanto coraggioso ed equipaggiato per affrontare ed accettare se stesso. Ma a 16 anni più che mai non basta ricevere tolleranza, una brutta parola che – come sottolineato nel film – si discosta di molto dall’ essere apprezzati, assomigliando più ad una forzata sopportazione di qualcosa che, tuttavia, viene visto come sbagliato o negativo. 16 anni sono l’età in cui potere urlare al mondo “Io sono” è di importanza fondamentale, pena le oscure insidie della negazione.
Virginia Campione, da “cinematographe.it”

Condividi!

Leave a reply

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Fondazione Gabbiano, in quanto ente religioso, non deve ottemperare a quanto disposto
dall'art. 9 comma 2 del D.L. 8 agosto 2013 n.91, convertito con Legge 7 ottobre 2013 n. 112.
Sviluppato da NextMovie Italia Blog