Trolls

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Principessa dei Troll, Poppy prende molto sul serio la missione del suo popolo: felicità, abbracci e festa costanti. Unico che le si oppone è Branch, troll spentoche la mette in guardia dall’attirare l’attenzione dei Bergen, il popolo di brutti giganti che li minaccia. Quando la loro posizione sarà rivelata al nemico e ci sarà un traumatico rapimento, Poppy dovrà partire al salvataggio in compagnia proprio di Branch, in fondo più razionale di lei.

Difficile che non ci sia mai imbattuti nei capelluti Trolls, pupazzetti inventati nel 1959 dal danese Thomas Dam: protagonisti di serie tv e persino di videogiochi, sono stati quasi sempre identificati con una leziosità un po’ acida, al limite dell’insostenibile per il pubblico non femminile (e in generale dai dieci anni in su). Per questa ragione, l’operazione che la DreamWorks Animation ha compiuto sul franchise ci è sembrata sorprendentemente efficace. Della regia si sono occupati Mike Mitchell e Walt Dohrn, che avevano dato una prova meno convincente con Shrek: E vissero felici e contenti.

Il miracolo compiuto qui è che la positività a oltranza dei personaggi viene con constanza corretta dall’ironia, quel tanto che basta a renderli più digeribili a chi li trovava vagamente inquietanti. Di certo una buona parte di questo traguardo è tagliato con il commento musicale e le canzoni, che riportano il cartoon alla luminosità musical più in voga una ventina d’anni fa, miscelando canzoni storiche di repertorio (come The Sound of Silence) con composizioni originali di Justin Timberlake, in originale voce di Branch. La versione italiana si avvale delle voci di Elisa e Alessio Bernabei per la coppia principale, garantendo performance all’altezza della situazione canora.

Il rischio di acidità smodata è fugato pure da una grafica che addolcisce i lineamenti dei protagonisti e ne rafforza così l’empatia, rispetto alla fissità di sguardo squaloide dei pupazzetti dal vero. La storia è molto memore delle persecuzioni dei Puffi a opera di Gargamella, arricchita da una parodia-omaggio a Cenerentola molto riuscita (nella storia è la sguattera bergen, Brigida, ed è legata ai temi del primo Shrek).
Le carte in tavola sono le solite, ma sono rimestate con una certa intelligenza dal copione di Jonathan Aibel e Glenn Berger, bilanciando lo sberleffo con una caratterizzazione plausibile dei personaggi, che accompagna un crescendo in cui si fa il tifo per tutti. Alla fine ci si fa volentieri abbagliare gli occhi da una direzione artistica che trasmette euforia con un’indondazione di colori saturi, di cui sono imbevute tutte le superfici. Questo mondo di stoffa DreamWorks trabocca di una sana regressione infantile.

Voto: 3,5 / 5

Domenico Misciagna, da “comingsoon.it”

 

 

Nel luogo più remoto di una fitta boscaglia vivono i Trolls, le creature più felici del mondo, che sotto lo guida del re Peppy e di sua figlia Poppy, ogni giorno, celebrano la loro gioiosa esistenza attraverso abbracci, canti e coloratissimi balli. La spensieratezza e l’armonia dei Trolls è minacciata solo dal popolo dei Berger, orride creature incapaci di essere felici e con la missione primaria di cacciare e mangiare i Trolls, unico modo per provare l’ebbrezza della felicità.

Una sera, durante una gigantesca festa organizzata da Poppy, il popolo dei Trolls viene individuato dalla perfida chef dei Berger che subito ne cattura alcuni per portarli in dono a Gristle, giovane re dei Berger, e cucinarli in occasione del tanto atteso Trolstizio. Dal momento che il motto dei Trolls è che nessuno di loro può essere lasciato indietro, la coraggiosa Poppy decide di avventurarsi nel triste regno dei Berger per salvare i suoi amici rapiti, ma per fare ciò è costretta a chiedere l’aiuto di Branch, l’unico Troll privo di colori vivaci e contrario alla filosofia della felicità.

Sarà per pura coincidenza o per un sano spirito antagonistico, ma quest’anno le tre grandi major specializzate nella produzione di film d’animazione hanno deciso di confrontarsi su un tema ed una struttura comune: la missione di salvataggio. La Disney, sempre più votata a film d’animazione per adulti, ci ha stupiti con il bellissimo Alla ricerca di Dory, la Universal con Illumination Entertainment ci ha offerto il divertente Pets – Vita da animali e adesso arriva Trolls, l’ultimo psichedelico lavoro a marchio Dreamworks Animation.

In questi ultimi anni, la Dreamworks ha definito una personalità produttiva ben precisa per ciò che concerne l’animazione optando per la saggia scelta di compensare le produzioni disneyane rinunciando alla diretta e impensabile competizione. Ecco dunque che i nuovi prodotti a marchio Dreamworks si sono purificati da quello smaccato infantilismo che permeava le prime produzioni e hanno allargato il loro target di riferimento, pur conservando un occhio di riguardo agli spettatori più giovani.

Non si sottrae a questa politica il bizzarro Trolls, che avanza la curiosa scelta di portare sul grande schermo i personaggi creati nel 1959 dal pescatore danese Thomas Dan e che divennero un vero e proprio fenomeno di costume tra gli anni ’70 e gli anni ’90. Parliamo delle “troll dolls”, simpatiche bamboline alte pochi centimetri e contraddistinte da una folta chioma colorata di capelli protesi verso l’alto. Le troll dolls ottennero inaspettatamente così tanto successo ed impiego sul mercato ludico che dagli anni sessanta ad oggi quasi tutti ne hanno posseduta almeno una nella propria collezione di giocattoli.

Dietro una grafica coloratissima che ci catapulta in un regno fantasioso in cui tutto, ma proprio tutto, sembra realizzato con la lana cotta, Trolls è un film d’animazione che potrebbe trarre in inganno molto facilmente. Colori sgargianti, sorrisi e abbracci, alberi e fiori che cantano canzoncine pop. Potrebbe sembrare la nuova frontiera dei Teletubbies e invece non è così. Bastano pochissimi minuti dall’inizio per capire che con Trolls si ha a che fare con un prodotto assolutamente delirante, tanto semplice e derivativo nella narrazione quanto sofisticato e sperimentale nella realizzazione e nel linguaggio.

Se ci si sofferma alla sola storia non si può certo dire che il film brilli in originalità, viste le molte affinità con altri prodotti che vanno da I Puffi(possiamo fare l’affronto algebrico e dire che i Berger stanno ai Trolls così come Gargamella stava ai Puffi) al più recente Boxtrolls – Le scatole magiche, passando per una divertente parodia di Cenerentola. Eppure il nuovo film della Dreamworks Animation riesce a stupire come pochi, lasciando il piacevole effetto d’aver assistito ad uno spettacolo senza precedenti e che sembra sia stato pensato, realizzato e successivamente visionato sotto l’effetto di una pasticca di LSD.

In prima istanza, a differenziare il film dalla massa ci pensa la piacevole grafica ipercolorata unita ad un intelligente utilizzo dell’elemento musicale. Tante le canzoni inserite durante il film, da brani originali composti appositamente da Justin Timberlake (anche produttore e doppiatore originale), Gwen Stefani e Ariana Grande, alle riproposte di celebri hit del passato come The Sound of Silence di Simon & Garfunkel o Total Eclipse of the Heart di Bonnie Tyler, magnificamente integrate nel film come autentici elementi narrativi.

Ma ciò che conferisce davvero bontà a Trolls è l’utilizzo di una comicità surreale, a tratti no sense, per nulla scontata e che raggiunge il suo picco nel folle sketch in cui i due eroi protagonisti, Poppy e Branch, si imbattono nell’assurdo ragazzo nuvola.

Insomma, quello che prima della visione poteva sembrare un cartoon ingenuo e dagli spiccati tratti infantili si rivela un film intelligente, poco convenzionale e indubbiamente ricercato nella forma e nel linguaggio.

Thomas Dan sarebbe stato felice: i suoi Trolls hanno lasciato il segno ancora una volta.

Giuliano Giacomelli, da “darksidecinema.it”

 

Vi ricordate i Troll, i colorati pupazzetti inventati nel 1959 dal danese Thomas Damdiventati un must negli anni’90 quando gli furono dedicati videogiochi, cartoni animati e persino un musical? Oggi, quelle simpatiche bambole sono finalmente diventate protagoniste di un film d’animazione grazie a DreamWorks Animation, detentore dei diritti del franchise dal 2013, che ha impiegato anni per la realizzazione di uno dei suoi film più riusciti. Un’esplosione di colori, allegria e buonumore che rallegra lo spettatore pur lanciando una importante riflessione sul tema della felicità.

I Troll sono una comunità di piccole creature colorate che si contraddistinguono per il loro inesauribile buon umore, oltre che per la necessità di abbracciarsi e coccolarsi almeno una volta all’ora. Trascorrono le loro giornate in totale armonia cantando e componendo simpatici biglietti musicali che hanno lo scopo di far sentire amato chi lo riceve. In poche parole sono il ritratto della felicità, ed è per questo che i Bergen, una popolazione di grandi e tristi creature, vogliono mangiarseli in un solo boccone: è l’unico modo che conoscono per essere felici. Ma è da anni che non riescono più ad acciuffare nemmeno un piccolo Troll. Almeno fino al giorno in cui queste gioiose creature, ignorando i saggi consigli del preoccupato Branch, sottovalutano il pericolo Bergen e si scatenano nel più grandioso party mai organizzato, guidando così i nemici alla loro comunità…

Prendendo spunto dalla fisionomia di una bambola, con le braccia spalancata alla costante ricerca di un abbraccio, DreamWorks Animation è stata capace di tessere letteralmente un intero mondo (ogni cosa nell’universo dei Trolls è fatto di stoffa e fibre), di costruire una storia credibile e di parlare ai più piccoli di temi importanti come la perdita di una persona cara, dell’importanza di non lasciarsi sopraffare dalla tristezza e della capacità che tutti posseggono naturamente dentro se stessi di trovare la felicità. Branch, il protagonista maschile, a differenza dei suoi amici, è spento, triste e vive nella paura costante del ritorno dei Bergen. Da piccolo ha vissuto un trauma che lo ha segnato e non è più stato capace di riaccendere la lucina dentro di sé. Allo stesso modo i Bergen sono alla costante ricerca di qualcosa che li faccia uscire dal loro grigiore, e pensano di farlo togliendo la gioia a chi ce l’ha. Ma sono soltanto momentanei palliativi: dopo un’iniziale euforia dettata dal lauto banchetto del trollstizio, si torna allo sconforto quotidiano. Per trovare la vera felicità bisognaa seguire la via del cuore, facendosi guidare dall’amore per gli altri, per se stessi e per la vita.

Un messaggio di grande potenza abilmente veicolato dalle immagini caleidoscopiche del film e trainato da una colonna sonora che instilla allegria con ogni nota. Se la trama del film è stata intessuta dai registi Mike Mitchell e Walt Dohrn – rispettivamente conosciuti per Shrek e vissero felici e contenti il primo e la serie tv SpongeBob il secondo – che l’hanno arricchita con effetti visivi unici, il tema musicale è stato affidato a Justin Timberlake, che ha fatto un lavoro straordinario. Non solo con la canzone portante del pezzo, Can’t Stop the Feeling, diventata in breve tempo una delle hit più cantate e ballate al mondo, ma con l’adattamento e l’uso di alcuni celebri brani che si sposano perfettamente con la storia: da The Sound of Silence di Simon & Garfunkel a True Colors di Cyndi Lauper, pasando per September degli Earth, Wind & Fire e Hello di Lionel Richie. Miscelati con canzoni originali che entrano nella testa e nel cuore.

Un lavoro di adattamento riuscitissimo anche nella versione italiana, con le voci di Elisa e Alessio Benabei che cantano tradotte quasi tutte le canzoni presenti nel film, riuscendo nell’intento di far arrivare al pubblico le intense parole dei testi senza per questo farle perdere intensità.

Un film entra nel cuore in proporzione alle emozioni che riesce a sprigionare. Per questo Alex e Giorgio hanno concesso a Trolls un posto speciale nel loro cuore. La tristezza di Branch ha commosso soprattuto Giorgio, che nell’imbronciato personaggio deve essersi ritrovato molto, probabilmente per affinità di carattere. Tanto che ha seguito il film con trepidazione, ha spremuto una lacrimuccia quando la tristezza ha sopraffatto i Trolls rubando loro i colori e si è esaltato nel finale che ridava speranza. Alex  invece si è fatto più conquistare dalle gag, ha adorato il personaggio della nuvola di cui continua a imitare le movenze e battute ed è stato trascinato dal ritmo musicale del film. E nella letterina a Babbo Natale quest’anno un posto lo riserverà alla colonna sonora. Per avere la felicità a portata di Cd!

Karin Ebnet, da “movieforkids.it”

 

 

Da vent’anni i Troll, le creature più felici mai viste al mondo, vivono in celebrazione della propria esistenza gioiosa, al riparo dai terribili Bergen che, non conoscendo la felicità, devono nutrirsi di Troll per provarne l’ebbrezza. L’ultimo incontro con i predatori è stato sventato dall’eroico re Peppy, convinto che nessun suo suddito dovesse essere lasciato nelle grinfie del nemico, nel giorno del Trolstizio: quello in cui i Bergen vanno a caccia di felicità. Col tempo re Peppy ha ceduto il posto a sua figlia, la principessa Poppy, che con contagioso entusiasmo guida le schiere dei Troll in infinite sessioni di canti, balli e abbracci. Solo Branch, l’unico Troll privo di colori vivaci, rifiuta la filosofia gaudente dei suoi simili, divorato dalla preoccupazione che i Bergen ritornino. E puntualmente, nel giorno della celebrazione della Festa più grande del mondo, i timori di Branch si avverano e i Bergen rapiscono un nutrito gruppetto di Troll per cibarsene nel giorno del Trolstizio. Sarà compito di Poppy e Branch andarli a salvare: lei con la sua forza trascinante, lui con la sua conoscenza approfondita di un nemico tanto a lungo studiato e temuto.
La DreamWorks ha trasformato i pupazzetti dai capelli a ciuffo tanto amati dai più piccoli in eroi di cartone creando per loro una fiaba fracassona che tracima colori psichedelici e canzoni pop. Ma il vero motore del film è la strana coppia Poppy-Branch, in inglese doppiati da Anna Kendrick e Justin Timberlake, in italiano da Elisa e Alessio Bernabei. Timberlake, che è anche produttore esecutivo del film, ha costruito la colonna sonora con brani inediti suoi, di Gwen Stefani e Ariana Grande, ma il vero “gancio” sono le hit del passato (molto ben tradotte in italiano da Fiamma Izzo, responsabile del doppiaggio) incorporate all’interno della trama come se fossero elementi narrativi di un musical. I dialoghi sono veloci, vivaci e a tratti garbatamente irriverenti, pensati per intrattenere anche i genitori degli under-10 che sono l’audience naturale del film.
C’è tutta l’energia DreamWorks dietro a questo progetto disegnato a tavolino per scatenare l’allegria nei più piccoli, che usciranno di sala canticchiando e sognando di possedere la capigliatura indomita dei Troll. La trascinante Poppy, sorella ideale della Joy di Inside Out, è l’ennesimo esempio di come il cinema di animazione stia raffigurando sempre più spesso una leadership femminile, così come il timoroso Branch rappresenta invece il maschile contemporaneo, paralizzato dalla preoccupazione per un futuro che vede denso di incognite e di pericoli. Loro alleata occasionale è una nuvola consigliera burlona e faceta, classico esempio di “comic relief” per alleviare l’occasionale tensione della storia.
Alla confezione pirotecnica che si avvale di split screen e montaggi veloci si alterna (saggiamente) un richiamo vintage all’artigianalità nella cucitura di album di ritagli di panno pop up che riassumono periodicamente la narrazione riportandola al passato: perché DreamWorks sa che nessuno deve essere lasciato indietro, compresi i genitori dei bambini che hanno ancora nel Dna un modo più tradizionale di raccontare le favole.

Voto: 3 / 5

Paola Casella, da “mymovies.it”

 

 

 

 

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