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Non c’è più religione

locandina

 

 

Un presepe vivente multiculturale e multirazziale è ciò che inizia a prospettarsi agli abitanti dell’isola di Porto Buio. Il bambino che ha sempre interpretato Gesù nella culla è troppo paffuto e fuori età e, come ricorda una didascalia prima dei titoli di testa, l’Italia è il paese con il più basso tasso di natalità d’Europa. E anche sull’isoletta di Non c’è più religione di neonati non se ne vede l’ombra da tempo. Questa è una delle corde che Luca Miniero, regista e autore della sceneggiatura insieme a Sandro Petraglia e Astutillo Smeriglia, va a pizzicare nel raccontare una storia solo apparentemente incerta su cosa vuole essere.

Rivolgersi alla comunità musulmana sembra essere l’unica soluzione per poter onorare il Santo Natale con il tradizionale presepe, unico evento in grado di calamitare sull’isola qualche anima turistica. L’idea di avere un bambino arabo nella culla fa storcere gli abitanti più integralisti, soprattutto quando la mamma si candida a interpretare la Madonna, prendere o lasciare. Allestendo un contesto paradossale, Miniero si assicura una base per ancorare il relativo realismo del film permettendo alla commedia di fare il suo corso. Si scherza con battute innocue dal fornaio, si alza il tiro con la gag dello zaino-bomba e si rasenta il teatro dell’assurdo con la scena della doppia preghiera in chiesa. La mano del regista però è gentile e garbata, quel filo surreale che lega le situazioni mantiene intatta la poesia in sottofondo.

Lo spunto della bassa natalità passa in secondo piano. Le diversità culturali tra la comunità cattolica e quella musulmana guadagnano terreno, mentre parallelamente cresce il rapporto tra i personaggi interpretati da Claudio Bisio, Alessandro Gassmann e Angela Finocchiaro. Amici di vecchia data e con qualche scheletro nell’armadio, i tre si ritrovano insieme facendo senza volerlo una sorta di punto sulle rispettive vite. Entra in scena il sentimento nostalgico del tempo andato, altra corda pizzicata dalla sceneggiatura e, per quanto non sia un tema portante, trova uno spazio nel quale inserirsi. Il presepe di Non c’è più religione è un magnifico pretesto (Hitchcock l’avrebbe chiamato MacGuffin) per parlare d’altro, con superficialità che in questo caso significa leggerezza. Il film mette in fila natalità, religione, amicizia, malinconia, paternità e tolleranza che, tra un sorriso e l’altro, lasciano al pubblico ottimismo e l’eventuale scelta di approfondire il tema che a livello personale possa aver coinvolto di più.

Voto: 3,5 / 5

Antonio Bracco, da “comingsoon.it”

 

 

Luca Miniero, il regista di Benvenuti al Sud eBenvenuti al Nord, torna con Non c’è più religione, una commedia sull’Italia di oggi, che si arrangia come può, dove l’unica religione che conta è la fantasia. Dal 7 dicembre al cinema con 01 Distribution, protagonisti sono Claudio Bisio, Alessandro Gassmann e Angela Finocchiaro.

In una piccola isola del Mediterraneo, come ogni anno c’è da realizzare un presepe vivente per celebrare il Natale. Purtroppo quest’anno il Gesù Bambino titolare è cresciuto: ha barba e brufoli da adolescente e nella culla non ci sta proprio. A Porto Buio però non nascono più bambini da un pezzo. Bisogna trovarne un altro a tutti i costi: la tradizione del presepe è infatti l’unica “resistenza per non scomparire”. Il sindaco Cecco (Bisio), fresco di nomina, vorrebbe chiederne uno in prestito ai tunisini che vivono sull’isola: peccato che fra le due comunità non corra buon sangue. Ad aiutarlo nell’impresa due amici di vecchia data: Bilal (Gassmann), al secolo Marietto, italiano convertito all’Islam e guida dei tunisini, e Suor Marta (Finocchiaro), che non ne vuole sapere di “profanare” la culla di Gesù. I tre si ritroveranno uno contro l’altro, usando la scusa della religione per saldare i conti con il proprio passato… Un lama al posto del bue, un Gesù musulmano e un ramadan cristiano, una chiesa divisa in due e una madonna buddista: un presepe vivente così non si vedeva da 2000 anni nella piccola isola di Porto Buio.

Simona Santoni, da “panorama.it”

Purtroppo quest’anno il Gesù Bambino titolare è cresciuto: ha barba e brufoli da adolescente e nella culla non ci sta proprio. A Porto Buio però non nascono più bambini da un pezzo ma bisogna trovarne un altro a tutti i costi: la tradizione del presepe è infatti l’unica “resistenza per non scomparire”. Il sindaco Cecco, fresco di nomina, vorrebbe chiederne uno in prestito ai tunisini che vivono sull’isola: peccato che fra le due comunità non corra buon sangue. Ad aiutarlo nell’impresa due amici di vecchia data: Bilal, al secolo Marietto, italiano convertito all’Islam e guida dei tunisini, e Suor Marta, che non ne vuole sapere di “profanare” la culla di Gesù. I tre si ritroveranno uno contro l’altro, usando la scusa della religione per saldare i conti con il proprio passato. Un lama al posto del bue, un Gesù musulmano e un ramadan cristiano, una chiesa divisa in due e una madonna buddista: un presepe vivente così non si vedeva da 2000 anni nella piccola isola di Porto Buio.

Far ridere parlando di religione”, era questa la sfida, non semplice, che Luca Miniero voleva vincere. Non c’è più religione, infatti, si presenta come un film leggero, spensierato, divertente, che ha come obiettivo quello di far ridere lo spettatore, ma, forse, anche di fargli cambiare idea su alcuni preconcetti e pregiudizi che ci sono nella società odierna.

Musulmani e cattolici possono convivere? Può esistere un presepe multiculturale? Una suora può avere nostalgia degli amori passati? Un padre separato può accettare la gravidanza di una figlia, senza sapere neanche chi sia il padre? Un sacerdote può portare le lenti a contatto colorate? La Madonna può essere musulmana? E il bue può essere sostituito da un lama? Tanti, diversi e ironici (ma mai superficiali o scontati) gli spunti che Non c’è più religione offre suscitando la riflessione di ognuno.

Lo spunto della bassa natalità passa in secondo piano. Le diversità culturali tra la comunità cattolica e quella musulmana guadagnano terreno, mentre parallelamente cresce il rapporto tra i personaggi interpretati da Claudio Bisio, Alessandro Gassmann e Angela Finocchiaro. Amici di vecchia data e con qualche scheletro nell’armadio, i tre si ritrovano insieme facendo senza volerlo una sorta di punto sulle rispettive vite. Entra in scena il sentimento nostalgico del tempo andato, altra corda pizzicata dalla sceneggiatura e, per quanto non sia un tema portante, trova uno spazio nel quale inserirsi. Il presepe di Non c’è più religione è un magnifico pretesto (Hitchcock l’avrebbe chiamato MacGuffin) per parlare d’altro, con superficialità che in questo caso significa leggerezza. Il film mette in fila natalità, religione, amicizia, malinconia, paternità e tolleranza che, tra un sorriso e l’altro, lasciano al pubblico ottimismo e l’eventuale scelta di approfondire il tema che a livello personale possa aver coinvolto di più.

Partendo dai due attori che si direbbero essere le sue muse, Angela Finocchiaro e Claudio Bisio, Miniero crea i presupposti per realizzare una commedia che ancora una volta si srotola in uno degli scenari più belli d’Italia e ancora una volta fa leva sull’incontro/scontro tra culture differenti.

Il film è amabile, garbato e divertente. Decorato di panorami suggestivi e cromatismi accesi nella fotografia di Daniele Ciprì. Agli attori già citati, in particolare ai tre più evidenti come personaggi e qualità di recitazione (Bisio, Gassman, Finocchiaro) va aggiunto Roberto Herlitzka nella parte di un vescovo stralunato e spettrale cui è assegnato il compito di approvare e “benedire” quell’inedita espressione di presepe vivente.  Senza capirne fino in fondo tutti i caotici intrecci.

Virgo, da “cinemaedintorni.com”

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