Leonardo da Vinci – Il genio a Milano

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A partire dalla mostra a lui dedicata a Palazzo Reale di Milano mentre era in corso l’Expo il documentario ripercorre l’attività di Leonardo Da Vinci nel periodo in cui si trovava nella città durante la signoria di Lodovico il Moro. Ciò consente di collocare alcune sue opere nel contesto culturale e sociale dell’epoca in cui sono state concepite.
Non è mai facile ‘raccontare’ un artista cogliendolo in una fase della sua vita senza cadere nel didascalico verboso o nel romanzesco fine a se stesso che sempre più caratterizza alcuni pseudo documentari che capita di vedere su alcune reti televisive. L’impresa si rivela ancor più difficile quando il soggetto preso in esame è un ‘genio’ a 360° come è stato Leonardo sulla cui vita e sulle cui opere, oltre a tutto, permane ancora oggi in alcuni casi un alone di mistero. Questo documentario è riuscito a superare la prova guadagnandosi sul campo l’appellativo di ‘didattico’ alleggerito di qualsiasi valenza che non sia positiva. A partire dalla presenza degli esperti che spesso, in prodotti analoghi, sono presenti più per pontificare (in un’epoca in cui il Papa stesso non pontifica più) che per fare ‘entrare’ davvero lo spettatore nello spirito del tempo in cui le opere proposte vennero concepite.
Qui, a partire dal curatore della mostra Pietro Marani, ognuno trova l’occasione per aiutare a comprendere una personalità aperta i cui lavori restano a loro volta ‘aperti’ al futuro e alla lettura di chi guarda come sottolinea Vittorio Sgarbi. La presenza di Leonardo a Milano viene annunciata dalla sua stessa presentazione al Moro in cui enuncia tutte le arti e le tecniche in cui è versato. Le opere, a partire dalla prima di cui si segue il viaggio da Parigi fino a Palazzo Reale, non vengono solo mostrate e analizzate ma fatte rivivere grazie a testimoni che dal passato tornano a dirci come quei quadri o quei disegno nascessero dallo sconfinato desiderio di ricerca del genio ma anche dalle meno esigenze di vanità o di riconoscimento sociale dei committenti.
Ecco allora che Lodovico il Moro ci parla di come Leonardo non abbia portato a termine alcuni dei progetti a lui affidati ma anche di come abbia ritratto magnificamente le sue favorite, mentre proprio una di esse, Cecilia Gallerani, ci rivela quali siano state le sue reazioni dinanzi al proprio ritratto. Il Leonardo che domina Piazza della Scala, con il monumento attorniato da allievi, scende così dal piedistallo per tornare ad essere ciò che era: un uomo straordinario, un ricercatore che ricercava l’architettura nell’anatomia umana, ma anche un essere umano con amici e nemici, compreso da alcuni e sottostimato da altri.
Solo così il documentario esce dalle teche riuscendo a far scoprire a chi guarda (specie se giovane) non un’icona nozionistica ma un appunto un uomo seppure dalle qualità eccezionali, capace di vivere il suo tempo ma anche di andare oltre. I docenti delle scuole superiori (e non solo loro) farebbero bene a favorirne la visione.

Giancarlo Zappoli, da “mymovies.it”

 

 

«Come sta la luna?». Le ultime parole di Leonardo furono analoghe a quelle del Federico Fellini regista, sebbene quest’ultimo guardasse alla Luna per interrogarla, mentre il genio toscano intendesse letteralmente studiarla. «Un naturalista, altro che esoterico!», avverte il professor Vittorio Sgarbi, bacchettando tutti quelli che dietro al suo operato c’hanno visto oscuri messaggi per pochi eletti: inutile tentare di trincerarne la grandezza nell’angusto e mortificante spazio di un’etichetta. Tanto più vera tale affermazione, se si pensa al Leonardo da Vinci milanese, che qui lasciò ben altro che il solo Cenacolo. Anzi, la nota parabola del capolavoro di Santa Maria delle Grazie si fa in qualche modo metafora dell’esperienza nel capoluogo lombardo: sbiadì subito quell’affresco perché del soggiorno milanese non il Leonardo pittore venisse ricordato, bensì quello che alla Città della Madonnina tanto diede sotto altri aspetti.
Ho modi de ponti leggerissimi et forti… So in la obsidione de una terra, toglier via l’acqua de’ fossi… Et quando accadesse essere in manere, ho modi de molti instrumenti actissimi da offender et defender, farò carri coperti, securi et inoffensibili… In tempo di pace credo satisfare benissimo ad paragone de omni altro in architectura, in composizione di edificii et pubblici et privati, et in conducer acqua da uno loco ad uno altro. Item, conducerò in sculptura di marmore, di bronzo et di terra, similiter in pictura, ciò che si possa fare ad paragone de onni altro, et sia chi vole.

Con queste ed altre parole Leonardo si presentò alla corte di Ludovico il Moro: anzitutto ingegnere e architetto; in tempo di pace, se serve, ho poco da invidiare ad altri in pittura, coreografia e scultura.Leonardo da Vinci – Il genio a Milano ha anzitutto questo merito, ossia avvicinare un po’ di più una delle più meravigliose figure italiane ad un pubblico che dei suoi illustri avi magari se ne compiace… molto spesso senza però averli bazzicati affatto. Il metodo è lo stesso che Luca Lucini aveva già adottato per Teatro alla Scala – Il tempio delle meraviglie: parte documentario, parte messa in scena, intervistando i protagonisti dell’epoca, appositamente interpretati da altrettanti attori.

Sokurov apprezzerebbe, lui che qualcosa di simile ha già fatto non solo con l’affascinante Arca Russa, ma anche con Francofonia, ultimo suo lavoro, presentato a Venezia lo scorso anno. Siamo su due livelli diversi, intendiamoci: qui manca ciò che davvero impreziosisce i film di Sokurov, ossia un punto di vista forte. Più modestamente, l’intenzione di Lucini e soci (il film è co-diretto insieme a Nico Malaspina) è quello di smussare gli angoli del formato canonico e rendere più appetibile un’operazione di questo genere, che, non a caso, non disdegna di farsi cinema all’occorrenza. Data piuttosto la qualità degli spezzoni di finzione, sia a livello scenico che recitativo, ci si domanda perché non dare la possibilità a Lucini (o chi per lui) di fare qualcosa del genere in un’ottica di lungometraggio.

Ad ogni modo, se da un lato abbiamo perciò le interviste ad alcuni studiosi e critici, tra cui Pietro Marani, uno dei più accreditati esperti dell’opera leonardesca, dall’altro abbiamo questi brevi ma intensi monologhi: Bramante, Raffaello, Isabella d’Este, il Salaì… tutti personaggi che sono in qualche modo venuti a contatto col genio toscano. Ma è sempre lui, Leonardo, a farla da padrone. Né potrebbe essere diversamente. La sua insaziabile curiosità prima ancora che il suo ingegno, quell’atteggiamento infantile che lo spingeva ad interrogarsi minuziosamente su ogni cosa. Non saprei dire fino a che punto sia merito del documentario, ma è innegabile che questo lavoro ci faccia ragionare, in un tempo tutto sommato ristretto (90 minuti) su cosa sia il genio, cosa la grandezza. Ancora più puntuale in un tempo in cui abbiamo smarrito il senso sia dell’uno che dell’altra.

Nessuna risposta definitiva, ci mancherebbe. Ma Leonardo è stato tra i pochissimi ad avere delle braccia abbastanza lunghe da poter tentare di abbracciare il mondo intero; pur sapendo che a nessun uomo una cosa del genere è possibile, allora come adesso. Si spiega così, almeno in parte, la sua cronica abitudine a non portare a termine le sue opere, quali che fossero. Tanto che oggi di Leonardo disponiamo di una mole cospicua di appunti, note, progetti appena abbozzati, concepiti per rimanere tali. «Mi mancò il tempo», disse in punto di morte quell’uomo che rese Milano più grande, più vivibile, più bella e finanche più alla moda. Lui che partiva sempre dal particolare per poi arrivare, gradualmente, al generale, quando vide approssimarsi il suo di tempo in questo mondo, si rivolse al cielo chiedendosi come facesse la Luna a rimanere sospesa lassù. Ma non era ancora il momento per porsi certi quesiti, anche se a lui sarebbe tanto piaciuto aspettare ancora un altro po’.

Voto: 7/10

Antonio Maria Abate, da “cineblog.it”

 

 

Alle tre di notte del 15 aprile 1452, in una casa colonica ad Anchiano (frazione del comune di Vinci), nascevaLeonardo. Per festeggiare il compleanno del genio toscano, la Nexo Digital mostra una clip in anteprima di “Leonardo da Vinci. Il Genio a Milano“, film che esplora il soggiorno dell’artista nel capoluogo lombardo.

Il film – in cui verranno mostrate e raccontate opere come La Belle Ferronnière, la Dama con l’ermellino, la Vergine delle Rocce, il Ritratto di musico, il San Giovanni Battista, l’Ultima Cena – arriverà nelle sale di tutto il mondo distribuito da Nexo Digital e sarà in programma in Italia il 2, 3 e 4 maggio 2016 all’interno del progetto della Grande Arte al Cinema.

Partendo dalla mostra a Palazzo Reale organizzata nei mesi di Expo, Rai Com, Skira e Codice Atlantico, con la partecipazione di Maremosso, hanno deciso, in collaborazione con Pirelli e Confagricoltura, di lavorare congiuntamente per raccontare in un docufilm proprio gli anni trascorsi da Leonardo a Milano,  toccando i diversi aspetti della sua vita e della sua arte, approfondendo le caratteristiche della città del tempo, le personalità degli artisti che gli sono stati vicini, senza trascurare naturalmente le molte leggende che lo riguardano.

Coinvolgendo Pietro Marani – curatore della mostra –, alcuni tra i massimi esperti di Leonardo a livello mondiale e autori che ne hanno esplorato la personalità – Claudio Giorgione, Maria Teresa Fiorio, Richard Schofield, Vittorio Sgarbi, Daniela Pizzagalli – è nata infatti una storia capace di aprire nuove prospettive e svelare mondi straordinari.

Gli autori Jacopo Ghilardotti e Gabriele Scotti hanno ritenuto opportuno arricchire il racconto documentaristico, sviluppato con il regista Nico Malaspina, con l’aggiunta di alcune scene di fiction, per le quali è stato coinvolto il regista Luca Lucini. La storia di Leonardo a Milano ha potuto così allargarsi ed includere molti protagonisti del suo soggiorno milanese: Ludovico il Moro, signore di Milano, l’amico e allievo Salaì, Beatrice d’Este, Donato Bramante, Vincenzo Bandello e altri ancora. I personaggi storici sono interpretati da attori noti come Vincenzo Amato, Cristiana Capotondi, Alessandro Haber, Gabriella Pession, Paolo Briguglia, Edoardo Natoli, Giampiero Judica, Nicola Nocella, mentre la voce narrante è quella di Sandro Lombardi.

da “bitculturali.it”

 

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