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La verità sta in cielo

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Basandosi sulle sole circostanze appurate, sui dossier processuali, sulle testimonianze e sui fatti noti e confermati, il regista Roberto Faenza mette in scena il rapimento di Emanuela Orlandi partendo dall’indagine che la giornalista Raffaella Notariale ha condotto qualche anno facendo riaprire il caso nel 2008. La ragazza quindicenne, cittadina vaticana, nel giugno 1983 fu vista per l’ultima volta salire a bordo di una BMW di colore scuro. Ancora oggi non si sa con certezza cosa le sia successo, un dolore mai estinto per suoi familiari che hanno collaborato alla realizzazione di La verità sta in cielo.

Faenza non si limita alla ricostruzione storica e cronologica. L’ambizione è quella di suggerire nuove ipotesi su questo annoso e irrisolto caso e indicare nuovi interlocutori da interpellare nella speranza di ottenere, se non giustizia, risposte (il manifesto del film parla chiaro). Il regista va oltre all’inchiesta, non trascura la narrazione di una storia che vorrebbe anche toccare le corde emotive del pubblico. Riccardo Scamarcio, nel ruolo del criminale Renato De Pedis,e Greta Scarano sono interpreti eccellenti, particolarmente quest’ultima che dà voce e volto alla di lui compagna, Sabrina Minardi, tanto nelle ambientazioni anni 80 quanto una trentina d’anni più tardi con una trasformazione (e un make-up) strabiliante.

Non facendo dunque parte della categoria documentario, La verità sta in cielousa elementi di finzione necessari per la comprensione dell’intrico che coinvolge criminalità, Vaticano, istituzioni governative e finanziarie. La storia immagina che Raffaella Notariale, interpretata da Valentina Lodovini, condivida i documenti raccolti e le video interviste a Sabrina Minardi con la giornalista di un canale news britannico inviata a Roma, personaggio fittizio affidato a Maya Sansa. Il pubblico segue il generoso lavoro delle due attrici nel passare la grande quantità di informazioni facenti parte dell’inchiesta.

A parte qualche scivolone tecnico, come alcuni dialoghi recitati in post-produzione e non a sync con il labiale degli attori, presumibilmente per raccordo con una più corretta e aggiornata versione dei fatti narrati, il film è appagante sia sul fronte narrativo che su quello investigativo. Il caso di Emanuela Orlandi, una vittima innocente finita suo malgrado dentro giochi di potere di gente avida, vigliacca e spietata, è un esempio di quanto gli intrighi loschi di chi è al potere possano colpire collateralmente semplici e onesti cittadini. Attenzione alle persone avide, vigliacche e spietate intorno a voi, gente infima che non ha epoca, partito, razza, religione.

Voto: 3,5 / 5

Antonio Bracco, da “comingsoon.it”

 

 

La verità sta in cielo, il nuovo film di Roberto Faenza, in sala dal 6 ottobre con 01 Distribution, riaccende i riflettori sul caso di Emanuela Orlandi. La sparizione della giovane cittadina del Vaticano non merita di essere archiviata, sia perché si tratta di una vittima innocente, sia perchè ne sono collegate personalità politiche e la malavita romana.

Il regista de La verità sta in cielo ha voluto fornire un quadro più grande della vicenda, mettendo insieme i pezzi del caso Orlandi, dalle testimonianze, agli atti depositati, fino alle inchieste svolte.

Cercando di rimanere più aderente possibile alla verità, ha usato la struttura fittizia del film, in grado di coinvolgere ed emozionare lo spettatore. Nella sua missione, di smuovere le coscienze del pubblico, viene talvolta a mancare un equilibrio, che possiamo perdonargli.

La coerenza e la fedeltà ai fatti portano il film a dare più valore alle parole che alle immagini. A raccontare nomi, luoghi e vicende, piuttosto che lasciare spazio alle inquadrature. Il racconto filmico è al servizio dell’informazione, dando un ibrido tra un lungometraggio drammatico e un documentario, tra realtà dei contenuti e finzione della struttura.

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Il punto di vista usato è quello di Sabrina Minardi (Greta Scarano), amante di “Renatino”, Enrico De Pedis (Riccardo Scamarcio), che a distanza di anni ha raccontato quello che sapeva.

Articolata su tre livelli: passato, presente e futuro, si segue il passaggio del fatto, al suo racconto, alla distorsione delle informazioni, fino all’occultamento.

Questi livelli vengono attraversati nella testimonianza di Sabrina, una ragazza di vent’anni che entra in un mondo dall’aspetto strabiliante, ma marcio fino all’osso, che tra festini, droga e sesso ha corroso anche lei. Dopo il matrimonio con Bruno Giordano, è diventata l’amante di Enrico De Pedis, accompagnandolo ovunque e facendo per lui qualsiasi cosa.

Attraverso la loro relazione conosciamo un malvivente affascinante, romantico, ma anche disposto a tutto e immischiato con tutti. Di sfondo politici dello Stato italiano e del Vaticano, servizi segreti, magistrati che giocano a fare dio, mentre giornalisti, vescovi, devoti, cittadini, tutti vengono ingannati e usati come merce di scambio.  Tra questi Emanuela Orlandi, di cui si è occupato Renatino con la sua complice Sabrina, pedine di un gioco più grande: l’hanno rapita, mentre i mandanti riposavano tranquilli nelle loro regge.

La storia è raccontata tramite flashback, attraverso l’incontro della giornalista di Chi l’ha visto?, Raffaella N., e Sabrina.
Poi ci spostiamo nel futuro, quando una giornalista inglese, Maria, arriva in Italia per condurre un’inchiesta e contatta Sabrina, incontrando altri testimoni.

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Gli attori sono riusciti a entrare con molta sensibilità nei personaggi di cui hanno sentito parlare, visto interviste, letto la loro storia sui libri o riportata nei documenti giudiziari.
In particolare Greta Scarano che ha vestito i panni sia della giovane Sabrina, che della donna matura, ha dato prova di una grande abilità. Un personaggio doppio, le cui esperienze lo hanno portato dalla spensieratezza alla pesantezza, dall’ingenuità alla consapevolezza.

Che vorrebbe fare qualcosa per rimediare al suo passato, ma deve combattere con i postumi della droga che trasformano i ricordi e modificano la percezione del tempo.

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I personaggi delle giornaliste sono i nostri Virgilio, che ci conducono da un episodio all’altro, nel tempo e nei piani politici.

La ricercatezza registica offre sia immagine nitide e vicine alla realtà, seguendo Raffaella e Maria, sia la meraviglia, il sogno di Sabrina di sentirsi all’improvviso una principessa, circondata dal lusso e da persone importanti. Ogni realtà può essere ambivalente, il sogno di una persona può trasformarsi nell’incubo di un’altra. La verità esclude il giudizio, cerca solo la congiunzione tra causa ed effetto.

La verità sta in cielo è la frase detta dal Papa Bergoglio al fratello di Emanuela Orlandi. Circa dopo 30 anni qualcuno ha detto che la ragazza è morta, ma questo non basta. La verità è quella che ti permette di avere giustizia, di sentirti libero, di capire e affrontare il futuro. Noi italiani siamo abituati a conoscere una realtà distorta e questo ha indebolito la nostra speranza di sapere. Questo film per quanto da molta importanza a una ricostruzione effettiva dei fatti, non vuole comunicare intellettualmente, bensì punta a provocare delle reazioni emotive. Vedere La verità sta in cielo aiuta a ricordarci che il passato deve essere affrontato, accantonarlo a un angolo ci impedisce di essere sempre impreparati ad andare avanti, smembrando la nostra identità di popolo.

Federica Guzzon, da “cinematographe.it”

 

 

22 giugno 1983. A Roma, Emanuela Orlandi, quindicenne cittadina vaticana, figlia di un messo pontificio, sparisce dal centro di Roma, senza che sia possibile rintracciarne indizi e spostamenti…

Nel tentativo di costruire una plausibile cornice per riaprire l’attenzione sull’episodio a distanza di 33 anni, Faenza e i suoi collaboratori immaginano che una rete televisiva inglese invii a Roma una giornalista di origine italiana per raccontare i fatti e ripercorrerne i momenti. Un aiuto le viene da Raffaella, una collega di un programma televisivo italiano che ha scoperto una nuova pista, nella persona di Sabrina Minardi, a suo tempo amante di Enrico De Pedis, meglio conosciuto come Renatino, esponente di spicco della malavita romana. Quando i personaggi sono nelle rispettive caselle, il puzzle è pronto per aprirsi. Ed è una partita a scacchi che diventa ogni momento più complessa e intricata fino a far smarrire la logica degli avvenimenti.

Tutti sono coinvolti: il Vaticano, lo Stato italiano, la politica, i banchieri, la malavita; in un escalation di sospetti e di accuse che più crescono più diventano poco credibili e non verificabili, affidate a mezze parole, frasi non compiute, agganci detti e subiti smentiti. Di fatto la Santa Sede resta imbrigliata in uno scenario nel quale il copione la tiene prigioniera e che finisce con la sensazione che ci sia un qualcosa di nascosto che potrebbe far riaprire un caso ormai dichiarato chiuso dalla magistratura ordinaria. C’è forte il tentativo di concludere che, pur parlando di fatti realmente accaduti, la trama perda di vista la verità per inseguire obiettivi evanescenti e poco praticabili.

Insomma Faenza conferma la propria vocazione per un cinema dedito ad occuparsi di grandi temi che hanno mobilitato la pubblica opinione ma realizzati con molto clamore e senza la necessaria freddezza di toni. Eppure in questa scelta c’era ampio margine di movimento, e il muoversi tra affari leciti e affari sporchi, uomini politici e gangster, permetteva di costruire un bel giro di dinamiche e azioni tra emozioni e paure. Ma la denuncia (Il caso Mattei di Francesco Rosi lo dimostra) necessita di un perfetto equilibrio tra colpevoli e innocentisti per stare dalla parte della verità. Gli interpreti sono la conferma di questo esito ibrido. Tutti (Riccardo Scamarcio, Maya Sansa, Valentina Lodovini) sono ben in parte senza eccellere. La migliore resta forse Greta Scarano nel doppio ruolo di Sabrina Minardi, da giovane e da anziana.

Massimo Giraldi, da “cinematografo.it”

Se avete almeno 25 anni avrete certamente sentito parlare, almeno una volta, del caso Emanuela Orlandi, la 15enne cittadina vaticana (figlia di un messo pontificio), che il 22 giugno 1983 scomparve dal centro di Roma e non fece mai ritorno a casa.
Il suo caso da più di 30 anni oltre che oggetto di attenzione mediatica è un vero mistero, uno dei tanti nel paese della menzogna e della corruzione.

Con La verità sta in cielo, Roberto Faenza utilizza lo strumento dell’inchiesta giornalistica costruendo un thriller investigativo in cui si fanno nomi e cognomi, si delineano nuove ipotesi su una vicenda la cui verità è insabbiata da ogni forma di potere.
L’impianto narrativo è rigoroso grazie all’importante lavoro di ricerca, alle testimonianze dirette, e soprattutto ponendo come fulcro della vicenda l’azione di Raffaella Notariale(Valentina Lodovini), la giornalista Rai (che ha collaborato alla sceneggiatura del film) che con la sua inchiesta fece riaprire il caso della giovane Emanuela.
Faenza non si limita a ricostruire gli eventi: partendo dai fatti concreti plasma una storia che seguendo lo scandalo di Mafia Capitale conduce una giornalista italiana (Maya Sansa), che lavora a Londra, nella capitale per fare luce sui legami che da sempre nella città eterna avvicinano politica, criminalità e Chiesa. Grazie all’aiuto della giornalista italiana interpretata appunto dalla Lodovini proverà ad ottenere altre risposte basandosi in particolare sui racconti e gli indizi che Sabrina Minardi (Greta Scarano), l’amante di Enrico De Pedis(Riccardo Scamarcio), il boss dei Testaccini che organizzò la sparizione di Emanuela, fece a Raffella Notariale.

La rappresentazione di ciò che è accaduto è puntuale, arricchita da passaggi meno noti che aprono la mente a nuove ipotesi. Il massiccio intreccio di fatti, persone e interessi si appiattisce però su una dovizia di cronaca che non si sviluppa in modo da restituire alla visione un senso altro rispetto a dialoghi e tappe che finiscono per essere didascaliche mancando di una profondità che trasmetta concretezza in mezzo al groviglio di informazioni che si perdono nella retorica.
La vitalità di una storia romanzata è restituita in parte grazie alle prove attoriali: credibile e brillante la performance di Greta Scarano.

Concludendo La verità sta in cielo ha come pregio la coerenza di una sceneggiatura coraggiosa che si fonda su un’eccellente opera di documentazione, e qui sta il grande merito di Faenza: la volontà di non chiudere la porta dinanzi ad una storia che ancora manca di certezze nonostante l’archiviazione del caso.
Se è vero come cantavano Fabri Fibra e Gianna Nannini che “siamo nel paese delle mezze verità” ci sono ancora persone che, con ogni strumento, provano a fare luce nel buio di silenzi ed omertà.

Alessandro Faralla, da “fattodiritto.it”

 

“La verità sta in cielo”: così pare abbia detto Papa Bergoglio ai familiari della Orlandi, i quali sperano che il Pontefice renda finalmente accessibile alla magistratura italiana il dossier Orlandi in possesso delle autorità vaticane. Gli intrecci nefasti tra politici, criminalità organizzata ed una parte degli apparati ecclesiali, la corruzione e le false piste che hanno accompagnato più di trent’anni di indagini, vengono raccontate dal regista con singolare chiarezza.

Dopo anni di indagini dolorose e impegnative, in cui non è mai mancata la collaborazione dei magistrati che si sono occupati del caso, ed il successivo confronto, in sede di realizzazione della pellicola, con la famiglia della sfortunata ragazza, cui unica colpa era forse l’essere cittadina vaticana, il regista realizza, grazie al sostegno economico di Rai Cinema, una pellicola sentita che parla del noto fatto di cronaca sotto forma di finzione. Una finzione dove però si fanno nomi e cognomi di tutte le persone implicate, poiché le vicende narrate sono frutto di verità storiche tali che il regista non teme smentita.

Ci piace ricordare, per far meglio comprendere la serietà con cui lavora Faenza, appassionato da sempre di ‘cold case’, che un suo libro sul caso Kennedy, “Il malaffare”, fu citato come fonte rilevante da Jim Garrison, il procuratore del film “JFK”.

Per Roberto Faenza e il cast che ha generosamente accolto l’invito del regista, accontentandosi di un budget decisamente ridotto, per far si che la pellicola trovasse la strada delle sale cinematografiche italiane, la verità non sta in cielo.

L’espediente narrativo vuole che Maria, giornalista di origini italiane trapiantata in Gran Bretagna, sia mandata dal suo capo a Roma durante lo scandalo di ‘Mafia Capitale’, che ha riacceso i riflettori su tanti misfatti con i quali il nostro paese non ha ancora fatto i conti. L’arresto di Massimo Carminati riporta infatti agli onori della cronaca la ‘banda della Magliana’, le cui gesta sono state fin troppo enfatizzati da stampa e tv, e chiarisce che in verità a Roma a farla da padroni erano stati i ‘testaccini’, cui faceva capo Roberto De Pedis, tirato in ballo più volte nel caso della Orlandi.

Una bravissima Maya Sansa, presta il volto a Maria, coadiuvata nelle sue indagini da una giornalista di ‘Chi l’ha visto?’, Raffaella Notariale, che ha le fattezze di Valentina Lodovini. E’ alla Notarile che si deve la lunga intervista confessione di Sabrina Minardi, amante del De Pedis e testimone di tanti misfatti.

A prestare il volto alla Minardi, della quale il regista mostra egregiamente la parabola discendente, è una bravissima Greta Scarano, nel doppio ruolo della donna da giovane ed in quello della Minardi cinquantenne, sfiorita e consumata dalle droghe. Se la Scarano è in parte nell’interpretare la donna giovane e a tratti ingenua, completamente soprafatta dal legame col De Pedis, per il quale arriverà persino a vendere se stessa, è ancor più apprezzabile quando veste i panni dell’adulta sconfitta, che vuole fare i conti con i propri demoni.

Renatino, così veniva chiamato il De Pedis, è egregiamente interpretato da Riccardo Scamarcio, sempre credibile nei panni di questo criminale, che divideva affari e festini con i poteri forti che popolavano la capitale.

Per chi sa tutto del caso Orlandi il film è un monito a non dimenticare, a tenere viva la memoria storica di questo paese che dell’archiviazione ha fatto un’insana abitudine, ma è anche un intenso thriller investigativo, degno della migliore tradizione americana del genere, che tiene lo spettatore sotto pressione in un crescendo costante di tensione.

Passano sullo schermo pagine vergognose della recente storia italiana, che vide la commistione di interessi tra Banco Ambrosiano e Vaticano, la morte di Calvi, la Roma sotterranea delle bande che sembrava tenere in scacco l’intera città, e a sua volta era sotto il giogo di poteri che mai si è riusciti a scardinare. I veri burattinai, che per decenni hanno tirato, e forse tirano ancora, i fili delle marionette che popolano il paese, quelli, non li si trova mai, camminano al nostro fianco, sempre in ombra, sempre un passo avanti, vicini ma irraggiungibili.

Il film rende merito a tutti quei giornalisti che, come Raffaella Notariale, si spendono anima e corpo per la propria inchiesta, arrivando a rischiare la propria incolumità fisica.

Il film di Faenza si inserisce a ragione in quel filone di cinema civile che preferisce il linguaggio della fiction a quello del documentario, per raccontare sotto forma di romanzo una verità storica inconfutabile ma così maggiormente fruibile ai più.

“La verità sta in cielo” è un film ben scritto, ben recitato e ben interpretato, che da voce a quella parte di Italia che non si stanca d’indignarsi, bella anche la colonna sonora, che spazia tra i generi, e sceglie “Solo Noi” di Cutugno come sfondo al legame malsano tra la Minardi e De Pedis.

Segnaliamo, perché merita, l’interpretazione da parte di Shel Shapiro di John, il capo di Maria, una vera ventata di freschezza, e quella di Paul Randall, un perfetto Monsignor Marcinkus.

Maria Grazia Bosu, da “ecodelcinema.com”

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