La ragazza del treno

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Cosa succederebbe se scoprissimo che anche ciò su cui fantastichiamo nasconde un lato oscuro?
“Tutte le famiglie felici si assomigliano tra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo”. Recita così l’incipit di Anna Karenina di Lev Tolstoj, frase che viene subito in mente leggendo La Ragazza del Treno di Paula Hawkins. Con la sua scorrevole narrazione, grazie anche ai capitoli brevi e al discorso diretto, l’autrice ci porta a togliere la patina di perfezione, che ricopre le vite di due delle tre donne protagoniste del libro. Il punto di vista principale è quello di Rachel, una donna con alle spalle un matrimonio fallito per l’impossibilità di concepire, trauma che l’ha colpita nel profondo tanto da portarla all’alcolismo. Si ritrova sola, intrappolata nei ricordi del suo passato, ossessionata da quella vita che avrebbe potuto avere ma che ora appartiene ad un’altra. Tutte le mattine prende il treno per arrivare a Londra, lungo il tragitto passa davanti al viale in cui abitava con il marito Tom, ora felicemente sposato con Anna e padre di una bambina. La violenza psicologica che lei stessa si impone nel guardare la sua vecchia casa al di la dei binari è a tratti angosciante, guarda impassibile attraverso le finestre chiuse, oltre a vetri che sembrano confini invalicabili e proibiti. La sua attenzione però è rivolta soprattutto ad un’altra casa, qualche numero più in la, in cui abita una coppietta che lei ritiene perfetta e felice. Nella sua mente lei ha già tracciato un chiaro profilo delle loro vite e personalità. Questa sua malsana e disturbante quotidianità viene sconvolta quando un giorno vede una scena a cui non avrebbe dovuto assistere sulla veranda della casa di Jess e Jason, nomi fittizi che lei ha attribuito alla coppia, che infrange per sempre la sua idea di perfezione. Rachel non riesce ad accettare il fatto, turbata si ubriaca e al ritorno commette un’avventatezza. Scende dal treno a quella stessa fermata da cui osserva le vite degli altri, per seguire un suo senso personale di giustizia. I suoi ricordi purtroppo si fermano al sottopassaggio buio, e mentre si sveglia nella sua stanza ricoperta di sangue, cerca senza successo di ricomporre i pezzi della sera prima. Leggendo il giornale scopre che la sua Jess in realtà si chiama Megan, ed è scomparsa proprio nelle ore che lei non riesce a ricordare. Da qui la tensione sale, con flashback raccontati dal punto di vista delle tre donne, mentre la detective Riley indaga sulla vicenda. Rachel si ritroverà coinvolta nei fatti, trovando finalmente uno scopo nella vita: salvare Megan per redimere anche un po’ se stessa. Un thriller intenso che tocca punti molti forti come l’abuso fisico ed emotivo, la dipendenza e l’infedeltà. Nell’era dei social network, la realtà non potrebbe essere più lontana da come viene mostrata nelle foto sorridenti dei vari profili telematici. Questo voyerismo, questa violazione della privacy che tanto caratterizzano la società moderna, sono ben espressi dall’autrice, che ci spinge a riflettere sulla superficialità delle nostre interazioni sociali. Unica pecca è la semplicità della trama, i personaggi anche se tormentati, risultano come cristallizzati nei loro ruoli di stereotipi femminili. Il finale risulta quasi scontato e si evince abbastanza in fretta, mancando un vero colpo di scena.

poster-la-ragazza-del-trenoMagistrale invece l’adattamento cinematografico, grazie ad una abilissima sceneggiatrice Erin Cressida Wilson. Ha fatto suo il concetto di dramma al femminile, riuscendo a rendere perfettamente le caratteristiche di ogni personaggio. Merito anche del regista Tate Taylor, già conosciuto per The Help, tutta la pellicola infatti è impregnata in una sorta di ebbrezza, come se avesse ubriacato la telecamera, per rendere al meglio il disagio della protagonista. L’interpretazione superlativa di Emily Blunt (Rachel) ci porta direttamente su quel treno, nonostante non sia un personaggio facile in cui immedesimarsi. La parte dell’ex marito Tom è stata affidata a Justine Theroux, già attore riconosciuto (Mulholland Drive, The Leftovers). A dare il volto alla moglie Anna è Rebecca Ferguson, lanciatissima attrice svedese azzeccata per la parte grazie al suo viso pulito e alla sua aria di innocenza. La coppia “perfetta” è invece portata sullo schermo da Haley Bennet (Megan) e Luke Evans (Scott). Mentre esploriamo la vita di Megan, conosciamo il suo psichiatra il dott. Kamal Abdic, interpretato da Edgar Ramirez, che lei ama provocare sessualmente. La ragazza, per colpa di un passato traumatico, si relaziona agli uomini solo in senso superficiale e fisico, non riuscendo a creare un legame emotivo. La Bennet riesce ad essere molto sensuale e fragile al tempo stesso. Allison Janney, attrice dalla bravura indiscutibile e dalla versatilità impressionante, interpreta la detective Riley. A completare questo gineceo disturbante troviamo Laura Prepon, che veste i panni di Cathy, unica amica e padrona di casa di Rachel, e Lisa Kudrov (Martha) che interpreta la moglie dell’ex capo di Tom. La stessa Paula Hawkins appare in un cameo nel film.

Erin Cressida Wilson ha definito La Ragazza del Treno come “La Finestra sul Cortile in movimento”, paragone a mio avviso molto azzardato. Se si trascura il fatto che la pellicola è ambientata a New York lungo la Metro-North invece che a Londra, troviamo uno dei pochi casi ben riusciti di adattamenti cinematografici di best seller internazionali. Direi quasi che, con l’aggiunta del ritmo incalzante delle musiche di Danny Elfman, il film riesce anche a rendere quella crescente suspanse che a tratti si perde nel manoscritto.

Martina Morini, da “ilcineocchio.it”

 

 

La versatile Emily Blunt torna al cinema in La ragazza del treno, thriller in sala dal 3 novembre che racconta la storia di tre donne le cui vite sono inaspettatamente intrecciate.
Rachel (Emily Blunt) è un’alcolista che non riesce a superare il divorzio con il marito e affoga nell’alcol gli enormi sensi di colpa per un passato che non ricorda, ma che le viene raccontato da Tom come una catastrofe di umiliazioni e perdita di controllo. Anna (Rebecca Ferguson) è la nuova moglie di Tom (Justin Thereoux), mamma a tempo pieno, che ha lasciato la sua vita precedente e il suo lavoro per la famiglia. Megan (Haley Bennett), vicina di casa di Tom e Anna, è la loro baby-sitter, la cui relazione di coppia sembra invidiabile, piena di passione, ma l’apparenza inganna e il suo passato nascosto la porta a soffrire e cercare di essere quella che non è. Queste tre donne ruotano intorno a Tom, uomo di successo, affascinante, affettuoso con la moglie e molto comprensivo nei confronti dell’ex moglie che lo cerca costantemente e sembra non lasciargli pace.
Tate Taylor ha riadattato l’omonimo romanzo di Paula Hawkins, il cui successo è dovuto alla capacità di raccontare la molteplice interpretazione dei fatti e le ambiguità umane. Il rapporto con il passato, il senso del fallimento e l’equilibrio tra vittima e carnefice, follia e colpevolezza sono i veri protagonisti del film.
La tensione risiede in una costante eccitazione e niente sembra chiaro fino alla fine: il senso del mistero è perfettamente gestito anche grazie alla bravura degli attori, calati nei loro ruoli, e alla musica di Danny Elfman. Emily Blunt ha il volto distrutto, merito sicuramente del trucco, ma sconvolge soprattutto per il suo sguardo: gli occhi persi sembrano uscirle dalle orbite e i dettagli delle mani tremanti e di una postura tesa in avanti, quasi un fantasma, la rendono perfettamente calzante con l’assurda Rachel.
Il grande compositore Elfman restituisce un’atmosfera suggestiva, dove il dolore viene cullato dall’irrequietezza, in un sottofondo tenue che preannuncia il dramma come in una fiaba con un mostro tremendo in agguato.
Siamo coinvolti emotivamente con tutti i personaggi, eppure non possiamo schierarci con nessuno. Ognuno ha le proprie motivazioni comprensibili, che suggeriscono una fragilità umana di cui ci sentiamo partecipi.
La ragazza del treno è un delicato giallo in cui l’attenzione psicologica prevale sulla crudezza dell’immagine. Si lascia vivere internamente, i non detti attivano un lavoro immaginifico, che non ha bisogno di una trasposizione fedele nelle immagini.
In conclusione quello di Tate Taylor è un film ‘soggettivo’ che si avvicina alla percezione intima dello spettatore, il cui sguardo voyeuristico entra nella mente di Rachel, con primissimi piani, per poi spiare i segreti di Megan e Anna. Bisogna lasciarsi andare, senza confronti di genere, per percorrere le diverse strade di La ragazza del treno.

Federica Guzzoni, da “anonimacinefili.it”

 

 

Caso editoriale senza precedenti nel 2015, La ragazza del treno diviene un film, con protagonista Emily Blunt, che tenta di uguagliare il successo dell’omonimo romanzo di Paula Howkins. Un thriller psicologico avvincente e frammentato che ci trasporta nelle mille sfumature delle vite degli altri.

Romanzo d’esordio della scrittrice Paula Hawkins, divenuto caso editoriale senza precedenti con oltre 15 milioni di copie vendute fin dalla prima settimana, La ragazza del treno diviene un film  con la regia di Tate Taylor e con protagonista  Emily BluntRachel (Emily Blunt) è una donna alcolizzata, senza lavoro e frequentatrice di treni che prende tutti i giorni per osservare dal finestrino le vite degli altri, quelle alle quali passa accanto durante il tragitto sulle rotaie, illudendosi della loro perfezione e invidiandole profondamente perché, così come sembrano da lontano, appaiono prive di crepe. Le vite degli altri, però, sono solo apparenza così come la maggior parte delle cose del mondo. E Rachel un bel giorno si accorge di questa universale verità.

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Tate Taylor, con un’operazione davvero complessa, riesce a seguire abbastanza fedelmente il libro e la trasposizione cinematografica riesce a trasformare la narrazione intimista del romanzo in un thriller vero e proprio esattamente nel momento stesso in cui il libro decolla e diventa una successione compulsiva di eventi tragici. Particolarità essenziale della pellicola rimane la fotografia filmica che è costruita a strati esattamente come la trama del romanzo. Luci e atmosfere soffuse e intime fino a che la protagonista sogna e rimpiange e veri e propri blocchi di colore per sottolineare i momenti cruciali dell’intera narrazione.

Ciò che rende La ragazza del treno avvincente è che niente appare come è in realtà. Il fatto che la narratrice non sia del tutto attendibile a causa del suo problema di alcolismo ci permette di ricostruire la storia insieme a lei, senza riuscire ad indovinare in anticipo i tasselli mancanti. Tutta la pellicola pare impregnata in una sorta di ebbrezza, come se il regista avesse ubriacato la telecamera, per rendere al meglio il disagio della protagonista. Fantastico risulta il cast e le tre attrici donne, con la comune sofferenza, fanno un lavoro armonioso e dipingono dei personaggi tormentati e profondi in modo molto convincente. Il punto di vista femminile della storia e il voyeurismo come ulteriore protagonista della storia, lasciano in secondo piano però i personaggi maschili da cui si sarebbe potuto trarre maggior suspense se si fossero approfonditi.

La ragazza del treno si confeziona come un prodotto nella media che ha come punti di forza l’aver messo insieme un cast pieno di buoni attori, Emily Blunt, Justin Theroux, Hailey Bennett e Rebecca Ferguson, e averli guidati attraverso una regia canonica, che fa emergere un’unica grande star: Emily Blunt. A volte però il viaggio allucinatorio della Blunt è talmente sconnesso da allontanarci emotivamente dalla storia. Si tratta in ogni modo di momenti, perché per il resto La ragazza del treno è un thriller perfettamente godibile.

Voto: 65 / 100

Federica Rizzo, da “darumaview.it”

 

Emily Blunt è la ragione per vedere e apprezzare questo film. Nell’oltremodo impegnativo ruolo di Rachel, l’attrice estrae dalla propria recitazione tutta l’angoscia e lo stato confusionale in cui versa la protagonista della storia. La ragazza del treno inevitabilmente non arriva a restituire la profondità dei personaggi, così come Paula Hawkins li espande nelle pagine dell’omonimo romanzo. In questa riduzione, però, la sveltezza generale e la superficialità dei personaggi secondari è compensata dalla Blunt che magnetizza l’intera attenzione e questo è un bene.

È un bene per chi quel libro l’ha letto e deve digerire un approccio stilistico al racconto diverso, oltre al determinante cambio di location, dai sobborghi londinesi alla periferia americana del New England. Narrativamente l’indagine che Rachel svolge, morsa da fantasmi personali e alcolismo, è narrata con continui salti temporali e cambi di punti di vista. Questa dinamicità aiuta a rendere il film scorrevole e godibile, anche se non è difficile capire dove vada a celarsi il mistero. La forza risiede anche, più in generale, nel carattere femminile della storia che presenta donne distanti tra loro eppure legate da qualcosa che va oltre la semplice esigenza della trama. C’è un messaggio intrinseco che l’autrice rivolge alle sue lettrici, ricordando loro quanto sia fondamentale la presa di coscienza di essere donna di fronte alle avversità, soprattutto mascherate da uomo.

La ragazza del treno è un film che non arriva a scardinare alcunché nel genere cinematografico del crime thriller. Si presenta patinato, tanto nell’immagine quanto nello stile di regia, e lo resta anche nelle sequenze più violente o più sessualmente esplicite (da divieto negli USA, per tutti in Italia). La scelta del regista Tate Taylor volutamente schiva l’impatto grezzo per offrire un prodotto di intrattenimento elegante, che probabilmente ambisce a richiamare l’atmosfera di Gone Girl di David Fincher.

Voto: 3 / 5

Antonio Bracco, da “comingsoon.it”

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