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Homeward Bound: sulla strada di casa

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“Homeward Bound_Sulla strada di casa” è un film sperimentale e un progetto sociale realizzato con alcuni ragazzi adolescenti che vivono presso l’Hotel House di Porto Recanati, un enorme (17 piani, 512 appartamenti) e isolato grattacielo dove vivono circa 2000 persone provenienti da più di 40 paesi differenti. Di questi 450 sono minori. Più del 90% della popolazione residente è di nazionalità straniera. Si tratta di un luogo periferico e marginale, un vero e proprio limbo dove è racchiuso un mondo intero, che risulta essere socialmente, fisicamente e simbolicamente separato in modo netto dal resto della piccola cittadina di Porto Recanati (MC). Si tratta di una realtà di rilevo nel panorama europeo, che ha attirato l’attenzione di Università italiane e straniere e ha suscitato più volte clamore a livello nazionale. Un luogo fuori scala rispetto alla cittadina stessa di Porto Recanati (12.482 abitanti) e in generale rispetto alle dimensione delle città medio-piccole marchigiane.

da “mymovies.it”

 

 

 

UN FILM SPERIMENTALE, UN PROGETTO EDUCATIVO, UN’AZIONE PARTECIPATA SOCIALE
Regia a cura di Giorgio Cingolani

Sceneggiatura a cura di Claudio Gaetani e Giorgio Cingolani (basata su storie, racconti e vicende scritte ed elaborate dai ragazzi adolescenti protagonisti del film)

 

CAST PRINCIPALE: Nabil Chowdhury, Yasin Khaer, Ferdaus Rashid, Anta Diop, Alamin Madber, Shah Zib, Didar Islam, Foyez Forid, Zak, Denise Tantucci, Sajjad Hossain, Cristina Aurelia Popa, Francesco Vesprini, Oscar Genovese, Max Miecchi, Piero Polucci, Flavio Brizzi, Fernanda Banks, Luigi Izzo

TROUPE TECNICO-ARTISTICA
RAFFAELE MANCINI (aiuto regia, operatore di ripresa, fonico), ALBERTO MARONI (operatore di ripresa), EMMANUELE GALIENI (Operatore di ripresa), CLAUDIO GAETANI (Docente cinema Unimc, Sceneggiatura), MAURO ROSATI (Musiche). ALTRI COLLABORATORI: SERGIO FUCCHI (Fonico), ALESSANDRO MUSCOLINI (Operatore di ripresa), FRANCESCO TOSTO (Operatore Steadycam)

UN FILM E UN PROGETTO SOCIALE NEL “GRATTACIELO-MONDO”
“Homeward Bound_Sulla strada di casa” è un film sperimentale e un progetto sociale realizzato con alcuni ragazzi adolescenti che vivono presso l’Hotel House di Porto Recanati, un enorme (17 piani, 512 appartamenti) e isolato grattacielo dove vivono circa 2000 persone provenienti da più di 40 paesi differenti. Di questi 450 sono minori. Più del 90% della popolazione residente è di nazionalità straniera. Si tratta di un luogo periferico e marginale, un vero e proprio limbo dove è racchiuso un mondo intero, che risulta essere socialmente, fisicamente e simbolicamente separato in modo netto dal resto della piccola cittadina di Porto Recanati (MC).  Si tratta di una realtà di rilevo nel panorama europeo, che ha attirato l’attenzione di Università italiane e straniere e ha suscitato più volte clamore a livello nazionale. Un luogo fuori scala rispetto alla cittadina stessa di Porto Recanati (12.482 abitanti) e in generale rispetto alle dimensione delle città medio-piccole marchigiane.

Potete leggere la storia singolare di questo edificio fin dalla sua inaugurazione nel luglio del 1968 ad oggi ai seguenti links:

http://www.portorecanatesi.it/POLIT_SOCIETA/HH/I40anniHotelHouse.htm

http://it.wikipedia.org/wiki/Hotel_House

CONTESTO SOCIALE
Il palazzo si erge solitario su una pianura circondato soltanto da campi, grandi infrastrutture (autostrada, strada statale, ferrovia) e confini naturali (fiume). Un luogo in continua trasformazione e con grandi problematiche sociali, igienico sanitarie, di sicurezza, di condizioni di vivibilità dignitosa per i residenti.

Certo anche a causa delle numerose problematiche e interrogativi che propone, il grattacielo e i suoi abitanti naturalmente sono soggetti a stereotipi e pregiudizi di ogni genere frutto di approcci non complessi e di scarsa conoscenza diretta del luogo e delle situazioni di chi ci vive. Conosciuto principalmente per le attività illegali che vi si svolgono che salgono spesso agli onori della cronaca l’Hotel House negli ultimi anni è degradato da un punto di vista strutturale fin quasi all’inagibilità (per esempio, funziona un ascensore su 8 per 2000 persone e 17 piani, ci sono problemi al sistema di sicurezza antincendio in tutto il palazzo con scale antincendio fuori uso da anni e mancanza di estintori e altro) e manifesta segni di una crisi sociale e umana profonda dovuti alla condizione di abbandono del luogo e dei suoi abitanti.

Tuttavia anche se la realtà architettonica risulta quasi compromessa, emana da questo spazio sociale una vitalità e varietà di risorse endogene che attendono solo di essere attivate ed è questo il motivo principale che ci ha spinto ad intraprendere il progetto. Il film quindi è un’opportunità per costruire un prodotto da lanciare sul mercato e dare un’occasione ai ragazzi di proporsi e raccontarsi in una forma artistica loro congeniale, ma soprattutto farne un oggetto di promozione di un azione sociale che possa sostenere un cambiamento significativo.

IL PROGETTO CINEMATOGRAFICO E SOCIALE
Si tratta di un progetto sociale e culturale di volontariato dove tutti (operatori video professionisti, fonici, operatori droni, docenti universitari per i laboratori di cinema ecc…) hanno lavorato gratuitamente per più di un anno. Il lavoro è rivolto a ragazzi adolescenti che vivono nel palazzo e ha visto anche il coinvolgimento di tanti altri giovani italiani e straneri di cittadine e luoghi limitrofi.

I ragazzi hanno compiuto un percorso formativo attraverso la partecipazione ad un laboratorio di cinema gratuito (iniziato a novembre del 2013 per più di 30 incontri ufficiali) svolto da docenti e professionisti del settore in cui hanno affinato le loro competenze cinematografiche e hanno messo a punto il loro progetto di realizzazione di un film. Alla fine di questo lavoro sono stati elaborati una serie di racconti che stanno dando vita ad un lungometraggio. Un lavoro sperimentale che racconta le storie di questi adolescenti tra realtà e finzione: le storie, le narrazioni fatte in varia forma e i racconti che costruiscono la trama del film sono legati intimamente alle esperienze dei ragazzi che attraverso il film raccontano se stessi e la loro ricerca difficile e frammentata di un’identità.

Quasi tutti gli attori sono attori non professionisti alla loro prima esperienza nel cinema.

Il film vede i ragazzi interpretare se stessi sotto la guida e la regia di Giorgio Cingolani antropologo e regista (www.giorgiocingolani.it) e Claudio Gaetani (http://docenti.unimc.it/docenti/claudio-gaetani).

Il film sarà realizzato e distribuito a livello internazionale inizialmente sottoposto ai festival italiani e stranieri più importanti, sottotitolato in inglese.

TRAMA: BREVE SINOSSI
Il film racconta nell’arco di un giorno (dall’alba di un giorno all’alba del giorno dopo) la vita e le vicende di alcuni ragazzi adolescenti (Naven, Zak, Yasin, Anta, Ferdaus, Shah Zib, Alamin e altri coetanei) che vivono nel grattacielo chiamato “Hotel House” un palazzo che si erge, con la sua mole enorme, solitario su una pianura vicino al mare, animato dall’intreccio stravagante e unico di vite dei suoi abitanti, circa 2000 persone di 40 nazionalità differenti.

Le loro vicende si intrecciano senza incrociarsi. Il palazzo fa da sfondo alle storie, le condiziona e le porta fino alle più drammatiche conseguenze. Le amicizie si perdono nel tempo e nello spazio dell’Hotel House che sembra estraneo, indifferente alle loro vicende. Alla fine di questo giorno uno dei protagonisti lascerà la sua casa e i suoi amici per partire con la famiglia alla volta di un nuovo paese, per cominciare una nuova vita. Una vita che è un continuo migrare.

 
CHIEDIAMO UN SOSTEGNO ANCHE PER QUESTI MOTIVI
Moltissime persone, professionisti che lavorano nell’ambito cinematografico, registi, operatori video, fonici, operatori di droni, musicisti, attori, sceneggiatori e aiutanti alla regia, docenti, hanno lavorato per più di 1 anno e mezzo gratuitamente quasi due tre volte la settimana per svolgere la formazione dei ragazzi nei corsi gratuiti di cinema, per mettere a punto un progetto di realizzazione del film e per la realizzazione delle riprese. Si sono impegnati perchè hanno aderito allo scopo sociale del film e vi hanno partecipato in forma volontaria. Nessuno ha percepito neanche un rimborso spese né abbiamo ricevuto finanziamenti per la realizzazione del nostro progetto.

I costi della post-produzione e della successiva distribuzione internazionale sono un ostacolo alla realizzazione tecnica del film e alla stessa possibilità di essere terminato: le musiche originali, il sonoro, color correction e il montaggio e la traduzione dei sottotitoli sono un’operazione che stiamo cercando di affrontare con le nostre risorse ma che necessita di far fronte ad alcuni costi per noi insostenibili per poter realizzare un’opera tecnicamente valida.

Il nostro lavoro è volto ad un utilizzo del mezzo cinematografico come strumento di formazione, educazione, di collaborazione, di partecipazione con finalità culturali, di azione sociale, di azione con ricaduta diretta su realtà difficili e fragili dove si possono però attivare risorse endogene e dare principio a pratiche virtuose e processi positivi di crescita collettiva di risoluzione di problematiche di emergenza. Soprattutto perchè il progetto è rivolto a giovani adolescenti che si confrontano continuamente con questo contesto di vita.

Tutti gli eventuali introiti che la produzione del film realizzerà saranno ripartiti in percentuale anche con i ragazzi/attori del film. Una parte consistente sarà devoluta, come detto, per risolvere vere e proprie situazioni di emergenza, di grave pericolo quotidiano per i residenti e di migliori condizioni di vivibilità.

Il film non ha una finalità politica, non vuole averla, anzi, se ne distacca completamente e anche per questo non ha richiesto finanziamenti alle istituzioni pubbliche. E’ un progetto indipendente, libero e autonomo che ha una finalità sociale e culturale, cinematografica e sperimentale.

da “produzionidalbasso.com”

 

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