Astrosamantha – La donna dei record nello spazio

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Samantha Cristoforetti è stata la prima donna ad aver trascorso 199 giorni, 15 ore e 42 minuti nello spazio e anche la prima ad aver percorso oltre 130 milioni di chilometri. È la prima donna italiana nello spazio ed è l’astronauta ESA in missione ASI e capitano pilota dell’Aviazione Militare ad aver trascorso più giorni consecutivi nello spazio in un’unica missione. In questo documentario accompagna lo spettatore lungo tutto il percorso che l’ha portata a raggiungere questi risultati.
Gianluca Cerasola ha scelto un punto di vista decisamente interessante per realizzare questa sua opera e ha potuto farlo ovviamente grazie alla disponibilità delle varie realtà aerospaziali coinvolte ma soprattutto grazie alla generosità della protagonista. Perché Samantha Cristoforetti è sicuramente un militare e un ingegnere estremamente abile e professionale ma è anche una straordinaria divulgatrice di nozioni spesso complesse e qui lo dimostra con grande naturalezza. È come se, da parte sua, ci fosse una particolare attenzione a mettere a proprio agio chi sta guardando grazie al desiderio di farlo partecipare alla realizzazione del suo sogno. Si rivela cioè decisamente pronta a illustrarne sia gli aspetti più faticosi che quelli più entusiasmanti filtrandoli attraverso la quotidianità e il progressivo avvicinamento all’obiettivo.
Dalle centrifughe all’assenza di peso o dalle simulazioni di situazioni di emergenza passiamo con naturalezza alla preparazione del cibo a bordo soddisfacendo anche le eventuali curiosità sull’evacuazione dei rifiuti fisiologici. Ma non manca neppure la rivelazione su una sorta di passione collettiva delle astronaute (in servizio o a riposo) per il B-movie Tank Girl o la descrizione di cosa si può trovare negli armadietti dei mini appartamenti che, a turno, i componenti delle missioni spaziali occupano a Star City.
Poteva rivelarsi non facile sfuggire all’agiografia dell'”eroina dello spazio” ma con una protagonista come lei accade con naturalezza. Con l’aggiunta di un’ulteriore, interessante elemento. È consolante, in un’epoca in cui chiunque salga su un mezzo pubblico vede attorno a sé un numero considerevole di persone che osservano uno schermo, notare che gli astronauti (Samantha compresa) nella fase di decollo consultano dei fascicoli e non solo dei monitor. Le due forme di media possono ancora convivere. Almeno nello spazio.

Giancarlo Zappoli, da “mymovies.it”

 

 

CI si può preparare alla meraviglia? Astrosamantha – La donna dei record nello spazio, il documentario di Gianluca Cerasola, prova a dare una risposta a una domanda tanto filosofica quanto scientifica. Tre anni nella vita dell’astronauta Samantha Cristoforetti. Tre anni di dura preparazione fisica e mentale che le hanno permesso di diventare la prima donna italiana ad andare nello spazio e di ottenere il primato europeo femminile di permanenza nello spazio, 200 giorni. Ci si sposta con lei attraverso i continenti, le varie agenzie spaziali – europea (ESA), americana (NASA) e russa (Roscosmos) – e i centri aerospaziali come Star City nei dintorni di Mosca o il Johnson Space Center di Houston fino al lancio dal cosmodromo di Baikonur, in Kazakistan. Luoghi fino a qualche anno fa segretissimi e ripresi in molti casi per la prima volta da telecamere civili. Gli intensi allenamenti sott’acqua per simulare l’assenza di gravità, la tradizione russa della visita-omaggio prima della partenza alla tomba di Yuri Gagarin, il rapporto con gli altri astronauti o il “pranzo della domenica” in orbita presentato da un altro celebre astronauta italiano, Luca Parmitano. Sono tanti i momenti privati, unici e al tempo stesso interessanti e divulgativi presenti nel documentario.
Presentato all’ultima edizione della Festa del Cinema di Roma, Astrosamantha – prodotto da Morol e distribuito da Officine UBU – uscirà in oltre 120 sale per due giorni, l’1 e il 2 marzo, mentre dal 3 marzo sarà disponibile anche per le proiezioni scolastiche. La voce narrante del film è affidata a un grande attore e doppiatore come Giancarlo Giannini, a sorpresa da sempre attratto dal volo, dagli astri: “Da piccolo volevo fare il pilota. Ancora oggi ogni notte mi addormento pensando alle stelle”. In fondo fare l’attore è un altro modo di viaggiare, di pilotare le emozioni, proprie e del pubblico. Dal canto suo il giornalista e regista Gianluca Cerasola ha scoperto solo in corso d’opera che Astrosamantha sarebbe stato il primo docu-film sulla vita e le gesta di un astronauta pensato e destinato al grande schermo.
La Cristoforetti in collegamento Skype ha risposto in modo diretto, tramite chat essendo afona causa influenza, alle varie curiosità dei presenti in sala.
La paura e la gioia. “Mi aspettavo di avere paura nel momento dell’accensione dei motori, in rampa di lancio. Però non è stato così, è stato un momento di grande gioia e grande serenità. Credo che accettiamo i rischi come parte normale del nostro lavoro, un po’ come tutti noi accettiamo il rischi di un incidente stradale quando ci mettiamo in macchina”.
Una bellezza struggente. “Credo però di non avere mai avuto un’emozione così forte come quando ho visto la Stazione Spaziale, i grandi pannelli solari, in fase di avvicinamento. È un’opera tecnologica ma ha una sua bellezza struggente”.
Le è mancata la pioggia? “No. Però un giorno abbiamo messo il suono della pioggia in tutta la Stazione Spaziale. Però mi mancava qualcosa di molto simile: la doccia! Siamo esseri umani anche lassù, abbiamo le stesse necessità fisiche”.
E ora le manca lo spazio? “Lo spazio mi manca sicuramente, ma cerco di non pensarci troppo. Preferisco concentrarmi sul presente e sul futuro. Anche se spero che nel mio futuro ci sia anche un’altra missione nello spazio”.
E se il finale non è poetico e simbolico come quello di Gravity, il suo ritorno sulla Terra e il relativo recupero non è da meno da un punto di vista emozionale. Anche in questa circostanza, seppur provata, Samantha non ha perso il suo sorriso, la sua sincera propensione al comunicare, condividere con il prossimo. In fondo si è solo spostata da un luogo a un altro. Per esattezza, dal suo punto di vista, da una casa a un’altra.

Matteo Quinzi, da “repubblica.it”

 

 

L’uomo ha sempre sognato di volare, ma, senza una preparazione adeguata, le ali si sciolgono e i sogni svaniscono.
Preparazione che non è certo mancata alla astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e pilota dell’Aeronautica Militare Samantha Cristoforetti, che, nata a Milano ma cresciuta a Malé, in provincia di Trento, vivendo in mezzo alla natura ha subìto il fascino del cielo notturno stellato tanto da diventare, da adulta, la prima donna italiana nello spazio.
Donna che, divenuta simbolo di coraggio e determinazione ed insignita dell’onoreficenza di Cavaliere di Gran Croce, detiene tra le europee il primato di giorni consecutivi di permanenza in mezzo alle stelle (centonovantanove, per la precisione) nell’ambito della seconda missione di più lunga durata dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI).
Una vera e propria avventura che il giornalista e autore di reportage Gianluca Cerasola ha documentato in maniera dettagliata in Astrosamantha – La donna dei record nello spazio, immortalando tramite la sua camera di ripresa la versione inedita di colei che si laureò in ingegneria meccanica presso l’Università tecnica di Monaco di Baviera.

Colei che, accompagnati dalla voce narrante dell’attoreGiancarlo Giannini, seguiamo attraverso tre continenti fino alla sua partenza, entrando nel suo mondo, visitando le proprie abitazioni e conoscendone gli affetti.
Colei che si racconta in prima persona e che scopriamo non solo adorare la fantascienza, ma anche essere amante della serie di libri di Douglas Adams che inizia con Guida galattica per autostoppisti.
Del resto, man mano che non mancano di essere mostrati i momenti della preparazione alla missione (comprese la “quarantena spaziale” e le prove in acqua per rendersi pronti ad affrontare l’assenza di gravità), viene verbalmente citato anche il cinecomic Tank girl di Rachel Talalay nel corso della oltre ora e venti di visione, trapelante aneddoti e curiosità della vita al di là del cielo; in quanto l’autore spiega: “Questo è il primo film che documenta cosa accade nel centro Nasa, presso il John Space Center di Houston che ospita una delle piscine più grandi della Terra, dove è ricostruita in scala reale la base spaziale internazionale. Siamo entrati con Samantha nel segretissimo centro di Star City a Mosca; abbiamo visitato la base di preparazione europea EAC di Colonia in Germania e gli altri centri dove ha completato il suo addestramento”.
Quindi, una volta seduti in sala preparatevi ad apprendere le difficoltà incontrate e le soddisfazioni ottenute da una figura femminile tricolore che, già entrata nella storia, vive sì la cosa con la consapevolezza di trovarsi in una condizione privilegiata, ma insieme al desiderio di condividere il più possibile l’avventura.
E l’elaborato di Cerasola finisce inevitabilmente per rappresentarne la concreta testimonianza.

Francesco Lomuscio, da “cinema.everyeye.it”

 

 

«L’uomo ha sempre sognato volare, ma senza la giusta preparazione le ali si sciolgono»

Parole molto profonde quelle di Giancarlo Giannini, voce narrante del documentario “AstroSamantha – La donna dei record nello spazio”, che raccolgono appieno l’essenza di questo nuovo lavoro di Gianluca Cerasola.

Sono passati più di 9 mesi dal ritorno di Samantha Cristoforetti dallo spazio, dopo aver trascorso 199 giorni a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, eppure il ricordo di questa grande impresa è ancora vivo tra molti.
Così come tanti non hanno dimenticato l’altra faccia della medaglia di questa storia, cioè gli insulti che questa coraggiosa ed intelligente donna ha ricevuto al momento del suo ritorno sul web, in particolar modo da Selvaggia Lucarelli (che data la volgarità abbiamo deciso di non riportare).

“Niente di eccezionale”, dicevano.
“Ci sono lavori più importanti che non vengono ricordati perché umili”, dicevano ancora altri.
In poche parole, la Cristoforetti si è trovata a vivere la stessa situazione di Cristoforo Colombo in occasione del suo primo ritorno dalla scoperta del Nuovo Mondo.
Ci vuole dunque un nuovo “uovo di Colombo” per dare la giusta risposta a tutta questa ignoranza ricorrente, e quale idea migliore di un documentario.

Gianluca Cerasola, già regista di 5 documentari, ha cominciato a pensare a questo progetto 3 anni fa, quando erano cominciate a girare le voci di questo imminente viaggio di Samantha nello spazio.
Pensava di dover affrontare una concorrenza agguerrita, invece era l’unico ad avere in mente questo progetto, complicato fin dal principio, perché ottenere certi permessi non è da tutti, ma grazie alla disponibilità di Samantha, felice fin da subito di partecipare a questa avventura in contemporanea con quella principale.

Senza saperlo, o forse si, data la sua grande intelligenza, ha cominciato a lavorare al suo uovo di Colombo con largo anticipo. Questo documentario racconta il meglio di questa grande impresa spaziale.
Girato in Europa, America e Asia, in posti incredibili come la piscina dello Johnson Space Center di Houston, o il segretissimo Star City a Mosca, ma soprattutto in mezzo allo spazio,all’interno della Stazione Spaziale Internazionale, ci mostra quanto sia dura ed impegnativa la vita dell’astronauta, dalla sua preparazione al lancio al ritorno sulla Terra.
Come si mangia, come si dorme e come si va in bagno nello spazio? È come si vede nei grandi film di fantascienza o la realtà è del tutto diversa da loro?

La risposta si trova in 83’ di documentario, assolutamente da vedere, che verrà trasmesso solo l’1 e il 2 marzo al cinema in oltre 120 cinema italiani.

Valerio Brandi, da “cinefarm.it”

 

 

 

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