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Vincent Van Gogh – Un nuovo modo di vedere

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Vincent Van Gogh è morto suicidandosi con un colpo di pistola il 29 luglio 1890. Questo evento cinematografico unico che viene proiettato in contemporanea mondiale in oltre 1000 sale cinematografiche in Europa, Stati Uniti, Canada, Africa, Asia, Australia, Nuova Zelanda e America Latina in occasione del 125° anno dalla morte dell’artista che arriva nelle sale italiane solo per un giorno martedì 14 aprile, è realizzato in stretta collaborazione con i curatori del Museo Van Gogh, protagonisti del suo nuovissimo allestimento dello stesso, e guida lo spettatore tra le gallerie e i magazzini del museo (in genere preclusi ai visitatori).
Nell’ultima lettera scritta all’amato fratello Theo due giorni prima della morte Vincent Van Gogh afferma “E poi è vero, noi possiamo far parlare soli i nostri quadri.” È ciò che questo prezioso documentario diretto da David Bickerstaff si propone di fare (raggiungendo l’obiettivo) aggiungendo un elemento fondamentale in più e cioè la preziosa contestualizzazione storico-culturale. Perché la nuova proposta del Museo Van Gogh di Amsterdam vuole realizzare proprio questo: liberare l’artista dagli stereotipi cristallizzati sulla sua figura per mostrare come non fosse un fenomeno isolato di follia geniale ma quanto in lui la consapevolezza dei movimenti artistici del suo tempo trovasse un conoscitore profondo.
Il cinema si è occupato di Van Gogh con sensibilità diverse andando da Brama di vivere di Vincente Minnelli e George Cukor a Vincent e Theo diRobert Altman. Non dimenticando Akira Kurosawa che in Sogni, avendo come complice Martin Scorsese, entrava nelle opere del Maestro, emozione che è oggi resa possibile grazie al progetto “Inside Painters” che proprio dalle sue opere ha iniziato la sperimentazione.
In questo documentario è la volta dell’attore Jamie de Courcey (la cui somiglianza con il pittore è straordinaria) offrirci la fisicità del protagonista senza però mai invadere il campo e, soprattutto, senza mai trasformare l’operazione in una docufiction. La parola viene lasciata alle lettere indirizzate al fratello, ai curatori e dirigenti del Museo e a un discendente. Ogni opera viene poi ricollocata nel tempo della sua realizzazione evitando qualsiasi didatticismo ma offrendola a una rivisitazione che supera l’analisi degli addetti ai lavori per farla parlare così come Van Gogh pensava che dovesse accadere. Libera da orpelli e sovrastrutture semileggendarie.

Giancarlo Zappoli, da “mymovies.it”

 

E’ una celebrazione senza precedenti quella che l’Olanda dedica al 125esimo anniversario della scomparsa di uno degli artisti più amati, capace di appassionare e regalare meraviglia con opere apprezzate in tutto il mondo. Oggi, il suo Paese natio omaggia Vincent van Gogh con un evento cinematografico unico, trasmesso in contemporanea in oltre mille sale tra Europa, Stati Uniti, Canada, Africa, Asia, Australia, Nuova Zelanda e America Latina.

Due anni di produzione, un racconto straordinario, l’accesso assolutamente inedito ai tesori del Van Gogh Museum di Amsterdam e al suo nuovo e impressionante allestimento: tutto questo è “Vincent van Gogh: un nuovo modo di vedere”, il film realizzato in stretta collaborazione con i curatori del museo, che sarà nei cinema solo per un giorno, martedì 14 aprile (elenco delle sale su www.nexodigital.it), per guidare lo spettatore tra le gallerie e i magazzini del famoso edificio di Paulus Potterstraat.

Un’occasione per gli appassionati del grande pittore, sensibile e tormentato, per ammirare i grandi capolavori di van Gogh, come le famosissime opere iconiche “I mangiatori di patate”, “I Girasoli”, “Iris”, “La camera di Vincent ad Arles”, ma anche i numerosi autoritratti dell’artista, le commoventi lettere al fratello Theo, i tanti disegni e le sue annotazioni. Un film distribuito in esclusiva per l’Italia da Nexo Digital, per un evento unico nel suo genere, grazie alle nuove intuizioni e alle preziose interpretazioni di curatori, storici dell’arte, artisti, ma anche di Vincent Willem van Gogh (pronipote di Theo van Gogh), Dominique-Charles Janssens (Presidente dell’Istituto Van Gogh) e Axel Rüger (Direttore del Van Gogh Museum). Attraverso i loro interventi, si ricorderanno i momenti più significativi della vita di van Gogh pittore e scrittore, con la straordinaria partecipazione dell’attore Jamie de Courcey a ridare vita, attraverso la lettura, alla corrispondenza tra l’artista e suo fratello Theo. Un dialogo fatto di lettere pregne di significato, passione e sofferenza, così come si legge in “Caro Theo, non posso farci niente se i miei quadri non si vendono. Ma verrà il giorno in cui si vedrà che valgono più del prezzo del colore e della vita, anche se molto misera, che ci sto rimettendo” (da Vincent van Gogh “Lettere a Theo”, Guanda editore).

Come ricorda il regista David Bickerstaff, “Vincent van Gogh è diventato un artista all’età di 27 anni e ha prodotto opere solo per 10 anni, prima di spegnersi nel 1890. Ciò di cui molte persone non si rendono conto è che per i primi cinque anni ha realizzato solo disegni e acquerelli – non quadri. Ha quindi prodotto oltre 450 opere negli ultimi cinque anni della sua esistenza. E’ una cosa incredibile quando si pensa che molte di esse sono dei veri capolavori”. Da qui, l’interrogativo che in tanti si sono posti in tutti questi anni. Ci si è chiesto, cioé, quante altre opere avrebbe potuto realizzare van Gogh, se solo la sua vita non si fosse interrotta così presto. Con questo film il regista ha voluto dare il suo messaggio, ovvero che “Vincent non era un pazzo, né un genio solitario: era un uomo di pensiero profondo, desideroso di comprendere l’essenza del fare arte. Attraverso le sue lettere si capisce che aveva fame di interagire con il mondo, in particolare con la natura e con le persone comuni, quelle della vita di tutti i giorni”. Un’esistenza, quella del celebre pittore e scrittore, fatta di misteri e di segreti non rivelati. Ragion per cui il produttore Phil Grabsky invita ad andare al cinema il 14 aprile: “La storia di van Gogh è avvolta in un alone di mito e incomprensione. Quante volte avete sentito dire che ha venduto un solo dipinto durante la sua vita? Questa è solo una delle tante leggende che lo circondano. Il film rivela come si tratti di un falso storico. Quale modo migliore per scoprire il vero van Gogh se non attraverso la sua arte”?

Sabrina Quartieri, da “spettacoliecultura.ilmessaggero.it”

 

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