The Fighters – Addestramento di vita

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Locandina The Fighters - Addestramento di vita

Arnaud Labrède ha vent’anni e idee confuse sul futuro, che come il presente lascia che accada. Alla morte del padre, decide di aiutare il fratello con la piccola impresa di famiglia. Madeleine Beaulieu ha vent’anni e idee chiare sul futuro, che è certa non accadrà. Figlia paranoica di una famiglia benestante, Madeleine è ossessionata dalla fine del mondo e dalle tecniche di sopravvivenza. Arnaud e Madeleine non hanno niente in comune ma secondo il vecchio principio degli opposti i due finiscono per attrarsi. Sulla spiaggia e davanti a uno stand dell’esercito, in cerca di matricole, Arnaud e Madeline si incontrano e si battono. Madeleine atterra Arnaud, Arnaud morde Madeleine. È l’inizio di una relazione e di un percorso sentimentale a ostacoli.
Folgorante opera prima di Thomas Cailley, The Fighters – Addestramento di vita è soprattutto, ma non solo, una commedia romantica in cui l’interesse amoroso si manifesta nelle fasi iniziali in forma di conflitto. Mescolando i generi (il romanzo balneare, la cronaca provinciale, la commedia militare, il catastrofico) e invertendo gli attributi di genere (la ragazza combattiva e salda e il ragazzo arrendevole e fluttuante), The Fighters mette in scena la formazione di una coppia attraverso una serie di prove e dentro un’ipotetica fine del mondo. ‘Apocalisse’ che ossessiona la protagonista e che è prima di tutto, prima del riscaldamento globale, della polluzione ambientale e della sovrappopolazione mondiale, la metafora paranoica di una certezza ben più reale: quella di una generazione che entra nell’età adulta con la coscienza di non avere spazio e opportunità nel mondo instabile del lavoro.
Evocata (e manifestata) nella forma di una minacciosa nuvola nera, che il protagonista sorprende nel cielo durante un viaggio in treno, la ‘fine del mondo’ è affrontata in maniera profondamente differente dai due combattants del titolo originale, tradotto incomprensibilmente in inglese. Madeleine si sottopone a un apprendistato duro e meticoloso per non farsi sorprendere, Arnaud non ha incominciato niente di serio e si adatta a lavorare col fratello nell’attività di famiglia. Complice il caso e un corso di esercitazioni militari, i due finiranno per avviare una relazione che li ‘scorta’ verso un radioso avvenire o forse un detonante epilogo. Amarsi sarebbe comunque un bel modo di cominciare o di chiudere in bellezza. L’ironia morbida e i dialoghi pieni di un umorismo acido caratterizzano un’opera prima che precipita nelle foreste dell’Aquitania un Adamo ed Eva, inventati però come ultimi e non come primi.
Stage di sopravvivenza ed educazione sentimentale a ostacoli, The Fighters è pieno di un’energia fisica ed eccentrica che rimanda alla celebre commedia di Howard Hawks (Susanna!) e al vertiginoso percorso di crescita che conduce il maschio maldestro di Cary Grant a una nuova consapevolezza. Interpretato con inerzia da Kevin Azaïs, Arnaud è un ragazzo esitante e vago che diventerà cavaliere nel bosco contro l’irresponsabile sicurezza di Madeline, che conduce le danze in un mondo dove l’assegnazione è la regola, dove esiste un posto per qualsiasi cosa e qualsiasi cosa ha un suo posto. Cailley ‘libera’ i suoi personaggi nella natura selvaggia, lasciando che liberamente accada l’amore, che la tensione accumulata, contenuta e rimandata finalmente esploda con le forze telluriche e un ‘climax’ sorprendente, in cui Madeleine e Arnaud metteranno in pratica quello che fino a quel momento avevano appreso teoricamente.
Muovendosi sul terreno dei sentimenti e della sopravvivenza, che sono in fondo la stessa cosa, The Fighters sviluppa un’idea dell’amore che avanza nella sottrazione. Il mondo sociale intorno a loro svanisce progressivamente, Madeleine e Arnaud si staccano dal quotidiano per trovare lontano da tutto e da tutti un avvenire possibile. A piede libero, come il loro desiderio, sono solo una giovane donna e un giovane uomo in stato di esaltazione e terrore che cercano di approdare (o di resistere) all’età adulta, al principio di realtà, al proprio riconoscersi ed essere riconosciuti come coppia. Kevin Azaïs e Adèle Haenel sono i corpi quanto mai necessari a questa impresa, acrobati su un tronco o sul filo teso tra inavvertenza e urgenza. Energia femminile incontrollabile, dominante e sensuale, la Madeleine della Haenel è tirata come un arco, sempre pronta a competere, a colpire e a far male almeno fino a quando non comprenderà che la sopravvivenza passa anche per la solidarietà. Il suo corpo si abbandona e il suo viso si illumina all’approssimarsi dell’amore. Un sentimento che mentre trucca i volti, in un mutuo camouflage, mette a nudo i cuori e li disarma.

Marzia Gandolfi, da “mymovies.it”

 

 

Un combattimento con la vita, un corpo a corpo con i desideri e le urgenze di un’adolescenza inquieta e solitaria raccontati con originalità, divertimento e calore dall’ottimo Thomas Cailley al suo esordio dietro la macchina da presa. Film rivelazione di Cannes 2014 (tre premi alla Quinzaine)  e dei César 2015 (9 nomination e tre premi: miglior opera prima, miglior attrice e migliore promessa maschile), The Fighters-Addestramento di vita(Les Combattants) potrebbe sembrare sulle prime la solita storia di scoperta di sentimenti e crisi affettive da età di passaggio ma l’effetto dura solo qualche minuto.
E così l’incontro-scontro tra due personaggi che si conoscono azzuffandosi in un combattimento sulla spiaggia durante un corso di difesa organizzato dai militari, si trasforma ben presto in una storia d’amore e sopravvivenza che scatena interrogativi e regala autentici brividi emozionali.

Ambientata nel suggestivo scenario delle Landes, in Aquitania (la regione dove è cresciuto il regista) l’estate di Arnaud (Kévin Azaïs), giovane apprendista falegname al quale è da poco morto il padre e Madeleine (la prodigiosa Adèle Haenel), bella e fragile ragazza appassionata di muscoli e profezie, diventa così una lenta e inesorabile fuga dalla realtà verso un altrove dove condividere segreti ed esperienze e forse prendere coscienza di se stessi.
Con Madeleine che studia macroeconomia e si allena nella piscina di famiglia al nuoto da combattimento (si tuffa in acqua con 14 kg. di tegole nello zaino mentre quel ragazzo semplice venuto nella sua villa per montare un gazebo la osserva sconcertato e attratto) e trascina quel coetaneo indeciso dalla sua parte con la forza della sua diversità.

L’occasione è l’iscrizione a un corso di tecniche militari di sopravvivenza: quindici giorni da trascorrere lontano da famiglie e abitudini sperimentandosi in un contesto fuori dagli schemi per rivelarsi agli altri e a se stessi. E se regole e punizioni non sono proprio quello che sognava Madeleine ecco la fuga vera, quella a due, nella foresta incantata e minacciosa che sarà teatro di iniziazioni e ferite quasi mortali.
Due personaggi apparentemente agli antipodi che finiscono per fondersi in un tenero abbraccio alla vita che sa di riconquista.

Film di corpi e sguardi, rabbia inesplosa e bottiglie di birrastappate coi denti, istinto e senso del dovere, trucchi sul viso e aghi di pino conficcati nella sabbia, dialoghi surreali (specie in ambiente militare) e tempo da ingannare con la fine del mondo che incombe. Un’opera preziosa e magnetica nel quale la natura e gli animali hanno un peso rilevante e metaforico (ci sono furetti da addomesticare, sardine al frullatore, pesci gatto, pulcini morti in regalo, volpi arrostite e cani da accarezzare).
Quando faremo in Italia un film del genere? Da non perdere.

Claudio Fontanini, da “cinespettacolo.it”

 

 

Ci sono opere prime che conquistano immediatamente: per la libertà e la freschezza che trasudano, per l’uso sfrontato ma non per questo ammiccante del linguaggio cinematografico, per come riescono ad affascinare anche attraverso poche pennellate, lasciando intravedere uno stile che in teoria dovrebbe ancora farsi le ossa ma che è già in grado di mostrare al mondo tutta la sua forza prorompente. Rientra a pieno titolo in tale categoria l’esordio di Thomas Cailley The Fighters – Addestramento di vita (amabile traduzione italiana dell’originale Les combattants), film rivelazione della Quinzaine des réalizateurs e vincitore di tre premi agli ultimi César. Un boy meets girl ambientato nelle Landes, in Aquitania, sullo sfondo di un apprendistato militare e di una contemporanea calamità, che si percepisce come imminente e che provvede a condizionare le vite dei protagonisti, Arnaud e Madeleine. Il primo ha idee più vacillanti e ondivaghe, mentre la seconda appare perfettamente conscia dell’apocalisse che s’appresta ad arrivare e non manca pertanto di attirare l’interesse di Arnaud con quel suo misto di onniscienza profetica e durezza caratteriale e fisica, impenetrabile, sulla carta, a qualsiasi implicazione emotiva.

Il film di Cailley non garantisce punti di riferimento, irretisce senza fornire troppe spiegazioni, ha il pregio di suggestionare con immagini possenti e smaglianti, che suggeriscono pericolo e distruzione, e non tanto con il progressivo, prevedibile avvicinarsi di due psicologie agli antipodi. Anzi, di psicologismo forzato e didascalico in The Fighters non ce n’è proprio, per lasciar posto, più concretamente e saggiamente, alla materializzazione delle ansie e delle paure di una generazione di giovani che non può non immaginare il futuro come una nube minacciosa e inquietante che si staglia all’orizzonte.

Il tono del film è curioso, ambiguo e metafisico, poggia su scene ora astratte ora più vivide ed è animato da un minimalismo stilistico che ricorre alla musica elettronica un po’ alla Mia Hansen-Løve, per invocare una distanza ma anche, in modo inaspettato e spiazzante, un calore che di sequenza in sequenza si fa sempre più marcato, fino a stabilire una relazione d’intimità con lo spettatore, sedotto miracolosamente anche dagli elementi più spigolosi.

The Fighters non è, in definitiva, il solito racconto di un microcosmo giovanile, magari violento e nazionalista (Madeleine, al contrario, detesta la Francia), ma è piuttosto un film sulle incertezze soffocanti del nostro tempo, sul potere della fuga dai canoni preordinati e sulla resistenza all’omologazione: due spinte che non possono che indurre alla riscoperta di sé e a mettere meglio a fuoco se stessi e gli altri, trovandosi inadeguati al cospetto delle catastrofi ma non per questo del tutto disarmanti e inconsapevoli. E non è poco.

Davide Stanzione, da “farefilm.it”

 

Un’opera prima forte, sorprendente e sensibile che riesce a restituire dentro un’unità stilistica e una coerenza narrativa impeccabili tutte le discordanze delle passioni giovanili, dentro e fuori dal nostro tempo: The Fighters di Thomas Cailley.

Amore (e guerra) a vent’anni

L’estate di Arnaud trascorre tranquilla fra uscite con gli amici e un lavoro a tempo pieno come carpentiere nell’impresa familiare, fin quando non incontra Madeleine, una ragazza ossessionata da autodifesa, addestramento e apocalisse. Attratto dal carattere forte, determinato e sufficientemente bizzarro di lei, Arnaud decide di seguirla in un campo estivo di addestramento militare dove il loro rapporto e quello con il mondo circostante vengono rimessi in discussione. [sinossi]

Per ogni epoca, c’è sempre almeno un giovane protagonista fra i dieci e i vent’anni adatto a incarnare le forze dinamiche di momento di rottura. Non sono per forza militanti o rivoluzionari, non sono necessariamente ribelli o incompresi e non sono sempre personaggi singoli. Nel caso di The Fighters sono una coppia di strani post-adolescenti che si incontrano su una spiaggia d’estate: insicuro e oppresso dal senso di responsabilità che gli ha lasciato in eredità la recente morte del padre lui; benestante di famiglia, ma coriacea e asciutta nel carattere e nel fisico lei. Una giovane coppia che, proprio come in un teen movie americano, passa il tempo fra schermaglie, scoperte e contrasti prima di scoprirsi innamorata. Con la differenza che le fasi canoniche del percorso boy meets girl vengono qui declinate in un mix di generi e umori che passa dalla realtà della periferia alle fantasie distopiche, dalla satira militarista al survival film.

Messo così, The Fighters potrebbe anche sembrare un film furbo che sceglie la gioventù solo per generare una facile empatia, ma i sentieri percorsi dall’esordiente Thomas Cailley sono tutt’altro che comodi. La sceneggiatura si costruisce esattamente in tre parti (conoscenza, addestramento, sopravvivenza), ognuna delle quali muove il gioco dei sentimenti dei due ragazzi attraverso tre situazioni molto diverse fra loro. Al centro, ovviamente, c’è sempre il rapporto fra Arnaud e Madaleine (con quest’ultima che si fa sempre più presente anche come punto di vista e sguardo sugli avvenimenti man mano che perde la propria corazza militante e rivela le naturali fragilità). Attorno a loro cambiano invece il mondo e le sue regole, passando da quello delle opposte condizioni familiari in città al campo di addestramento nei boschi fino alla foresta delle Lande dove i due si danno alla fuga e all’isolamento. Ognuno di questi è come se costruisse un universo autonomo, dove il peso reale delle cose (responsabilità familiari, etica militare e natura matrigna) si affaccia costantemente, mutando e minando i sentimenti dei due protagonisti. E qui stanno la forza e la sensibilità di un’opera prima che riesce a restituire dentro un’unità stilistica e una coerenza narrativa impeccabili tutte le discordanze delle passioni giovanili, dentro e fuori dal nostro tempo.

Pensieri e turbamenti, nausee emotive e senso di finitudine, sono quelle che i ventenni provano dal romanzo ottocentesco. Ma l’angoscia per il futuro (più che per il presente) e la crisi del lavoro trasforma Arnaud e Madeleine in due ventenni radicalmente contemporanei divisi fra responsabilità private e universali, fra il bisogno di combattere per un futuro e l’incapacità di scegliere per quale futuro combattere. Film più politico di quanto ci si aspetti, The Fighters ha la semplicità della parabola e la forza vitale del romanzo d’avventura; il tocco leggero di chi muove sentimenti personali e la potenza dirompente di chi diffonde giudizi universali.

Edoardo Becattini, da “mymovies.it”

 

 

Il film è una commedia militare romantica dove l’amore disarma e la sopravvivenza passa attraverso la solidarietà. Dopo la morte del padre, il giovane Arnaud decide di aiutare il fratello con la piccola impresa del legno. L’estate quindi si preannuncia tranquilla fino al momento in cui incontra Madeleine, bella, fragile e appassionata di allenamenti estremi e profezie catastrofiche. Artaud non si aspetta nulla mentre Madeleine si prepara alla fine del mondo: tra i due nasce una storia d’amore e di sopravvivenza, fino a toccare un punto disastroso.

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Il loro incontro mette subito in evidenza un elemento costante nel film: la fisicità del corpo. L’impatto è violento e duro e tra i due si crea una rivalità dovuta a un torto fatto da Arnaud. Ben presto però varie vicissitudini fanno avvicinare i due tanto da far scattare in Arnaud il desiderio di seguirla nelle settimane di preparazione militare. Fino a questo punto la narrazione procede abbastanza piatta, mettendo in scena unastoria d’amore un po’ sui generis senza la presenza di elementi forti tali da attirare il pubblico. La comicità  è da individuare nei personaggi stessi e soprattutto in Madeleine, ragazza proiettata a difendersi dalla fine del mondo piuttosto che preoccuparsi di cosa fare il venerdì sera. Il suo hobby preferito? Allo shopping, giustamente banale, Madeleine preferisce fare delle vasche in apnea legata a dei pesi. Durante una cena viene fuori tutta la discrasia di pensiero tra la madre e il fratello di Arnaud e la disastrosa e selvaggia visione del mondo di Madelaine. Il personaggio di Madelaine è ben delineato: non colpisce per la mancanza di femminilità (la ragazza indossa sempre jeans e canotta) ma per la fissazione con la vita militare volta alla “sopravvivenza”. Di fronte a problemi come il riscaldamento globale, la deforestazione si pensa a vivere “giorno per giorno” prendendo dei giusti accorgimenti e non preparandosi fisicamente alla fine del mondo, bevendo centrifughe di animali morti. Questo elemento di Madelaine rende il film un po’ irreale e macabro. Ma lo accettiamo se serve a farci vedere una relazione in cui i ruoli sono scambiati: lui un ragazzo delicato, timido e cauto, lei una senza mezze misure, violenta e irrispettosa. I giorni di addestramento procedono sempre più difficili a causa dell’immaturità di Madelaine: la delusione nei confronti della vita militare ritenuta molto facile scatena in lei una rabbia che colpisce chiunque abbia intorno e quindi anche Arnaud. In contatto con la vita vera vengono via le maschere e così la corazza di Madeleine lascia spazio a una inadeguatezza nei confronti della vita e invece la tranquillità di Arnaud viene ben accettata dagli altri. I due si discostano piano piano dalla realtà e scoprono il loro amore in una dimensione naturale e primitiva. Se in una prima parte si ha l’impressione di assistere ad un campo Scout, alla fine la situazione precipiterà, tanto da mettere in pericolo la vita della giovane coppia.

TheFightersAddestramentoDiVita‬ recensione

É apprezzabile in questo film di formazione l’originalità dei personaggi, la dimensione naturale in cui si vogliono immergere e il modo in cui si scoprono innamorati. Dal punto di vista tecnico sono da apprezzare i campi lunghi in cui viene immortalato il protagonista e l’uso della musica elettronica che riscalda la narrazione. Nonostante i possibili cambi di ritmi e la inaspettata conclusione del campo di addestramento, il film risulta lento e piatto. I personaggi comunicano poco e risultano chiusi nei loro personaggi, la timidezza deve lasciare spazio a qualcosa di più per creare qualcosa di credibile. The Fighters è si un film di formazione, ma si concentra più sulla prima fase dell’innamoramento, quella fatta solo di sguardi, di tenerezza e di pochi consensi.

Marta Leggio, da “cinemamente.com”

 

 

Presentato con successo al Festival di Cannes 2015, ”The Fighters – Addestramento di vita”, film d’esordio di Thomas Cailley è una via di mezzo tra il romanzo di crescita e una love story molto atipica per gli standard francesi.

La giovane e spigolosa Madeleine e il timido Arnoud s’incontrano, o meglio si scontrano, per la prima volta su una spiaggia estiva. La femmina alpha, fragile e forte al tempo stesso condurrà il suo futuro compagno in terreni selvaggi, dove la sopravvivenza è d’obbligo.

Thomas Cailley gira un film insolito sul potere dell’amore. I due protagonisti all’inizio si studiano da lontano, persi nelle loro nebbie quasi adolescenziali. Lei è convinta che l’apocalisse stia arrivando e si prepara a resistere a qualsiasi catastrofe, sull’onda di trasmissioni televisive come “Gli apocalittici”. Per questo decide di fare un corso preparatorio di 15 giorni con i paracadutisti. Lui, indeciso sul suo futuro professionale la segue. Tra esercitazioni con superiori di colori inflessibili, che ricordano tanto quello di “Ufficiale gentiluomo” e conflitti con i camerati, i due si avvicinano. La fuga in solitario nella foresta nella regione francese delle Lande è l’epilogo della prima parte del film.

Da quel punto in poi, tutto si ammorbidisce. Ai toni freddi del blue della prima parte subentrano tonalità gialle calde che illuminano i due giovani. Come in una tavolozza da pittore, il regista disegna il cambiamento dei suoi eroi. L’amore alla fine renderà la sgradevole Madeleine dell’inizio bella e dolce.

Tutto il film è fondamentalmente basato su questo ‘maschiaccio’, estremamente ruvido e introverso. Sarà la lontananza dai caffè parigini,ma l’amore è più semplice in questo lavoro, anche grazie alla giovane età dei due personaggi e all’ambientazione provinciale. Sul tema romantico s’inserisce perfettamente la strisciante sindrome dell’apocalisse, evocata dalle immagini forti e incisive dell’incendio.

Eccellente, Adèle Haenel/Madeleine, già vincitrice di un César per “Susanne” di Katell Quillévéré al pari del suo compagno Kevin Azais/Arnoud, perfetto per il suo ruolo. Bella la fotografia firmata da David Cailley e la colonna sonora elettronica degli Hit’n’Run. Sentiremo sicuramente ancora parlare di Thomas Cailley… ci si può scommettere.

Ivana Faranda, da “ecodelcinema.com”

Esce il 16 Aprile nelle sale italiane The fighters – Addestramento di vita, film d’esordio del regista francese Thomas Cailley. 

Sinossi. L’estate del giovane Arnaud si preannuncia tranquilla fino al momento in cui incontra Madeleine, appassionata di allenamenti estremi e profezie catastrofiche. Arnaud non si aspetta nulla, mentre Madeleine si prepara alla fine del mondo… Tra i due nasce una storia d’amore e di sopravivenza (o entrambe), fuori da ogni canone prestabilito.

Recensione. Il futuro è una lotta per Thomas Cailley, il regista esordiente della Francia Sud-Occidentale che ha sbancato in patria: tre premi alla Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes,tre Premi César 2015 e il Prix Louis Delluc dell’opera prima.

Estate 2014. Si prefigurano scenari apocalittici nelle Landes (Aquitania). L’equazione “futuro: il peggio” è matematica nella mente della ventenne Madelaine (Adèle Haenel), decisa per questo a sottoporsi a un corso di addestramento militare alla sopravvivenza. Tra un centrifugato di sardine e una prova di resistenza subacquea, un briciolo di cuore selvatico e ostinato le rimane, però, per mettere gli occhi su Arnaud (Kévin Azaïs).Coetaneo sornione che lavora come operaio nella falegnameria di famiglia mentre cerca di capire cosa fare da grande. Un esistenzialista nato che conosce la ricetta della sopravvivenza all’imponderabile: l’otium.

La militare e l’esistenzialista si uniscono alla volta di un vero corso di sopravvivenza che tanto vero  poi non è … Parole d’ordine: sopravvivere – non subire!

The fighters – Addestramento di vita è giocato sulla contrapposizione “leggerezza-gravità”. E sulla trasformazione degli scenari, a mo’ di illusioni ottiche: ciò che da lontano appare minaccioso si rivela amichevole se guardato da vicino, il campo di addestramento militare si trasforma nel disegno in cui tuffarsi, come in Mary Poppins, diventando la porta di accesso alla dimensione simbolica.

A farla da padrona, come da tradizione secondo una certa cinematografia francese, è ancora una volta la natura. Nei meravigliosi boschi dell’Aquitania, infatti, sono immersi Arnaud eMadelaine, gli eroi cresciuti di Moonrise Kingdom.

Manuela Materdomini, da “taxidrivers.it”

 

 

 

 

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