Minions

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Quando nel 2010 uscì il primo Cattivissimo Me, credo nessuno fosse preparato al successo che, ancor più del film, avrebbero avuto i Minions, gli aiutanti casinisti di Gru. La Illumination Entertainment capì subito però di aver fatto centro e già nel sequel, Cattivissimo Me 2, gli imbranati tirapiedi acquistarono molto più spazio nel titolo, divenendo ben più che semplici comparse. Da allora, sono divenuti l’immagine della saga e non abbiamo dovuto attendere molto prima che fosse realizzato un film tutto loro intitolato, appunto, Minions.

A dirigere troviamo Pierre Coffin, regista dei primi due capitoli su Gru e creatore dei personaggi amanti di banane, che qui si separa dal fido collega Chris Renaud e fa invece coppia alla regia con Kyle Balda. Minions nasce come un prequel che ha il compito di rivelare la storia dei protagonisti, narrandocene l’evoluzione dalla Preistoria fino agli anni ’60, circa 40 anni prima che incontrassero Gru. La trama vede tre Minions partire per una missione alla ricerca di un nuovo Boss da servire, senza il quale la loro tribù non è in grado di sopravvivere; Kevin, Stuart e Bob partono così alla volta di New York e successivamente di Londra, ritrovandosi in situazioni rocambolesche mentre sono alle dipendenze della super-cattiva Scarlett Sterminator.

L’essenza del film risiede nella forza comica dei Minions, in particolare dei tre protagonisti, ognuno dal carattere diverso ma tutti uniti dalla loro naturale predisposizione ai pasticci. Il titolo è dunque una catena di gag e battute senza freni fondati sul quasi incomprensibile modo di parlare dei Minions e sulla loro corporalità a volte addirittura priva di limitazioni fisiche. In questo modo, Minions procede giocando con il lato più puerile dello spettatore, sfoggiando una comicità riconducibile a I tre marmittoni; va da sé che un’avversione nei confronti di simile comicità mina non poco l’attenzione nei confronti del film.

Liquidata nella parte iniziale la storia delle origini dei Minions, la successiva vicenda centrale si svolge piuttosto tradizionalmente, senza particolari slanci, rendendola lineare e priva di spunti capaci di incuriosire fino in fondo lo spettatore, che non ha altro a cui aggrapparsi se non la relativa simpatia dei tre piccoli protagonisti. I personaggi di contorno non hanno abbastanza forza per fare da  contraltare alla follia del giallo trio, compresa Scarlett Sterminator, che non riesce comunque a innalzarsi a temuto villain; rischiosa è dunque la preponderante centralità di Kevin, Stuart e Bob, presenti praticamente in quasi tutte i fotogrammi del film. Per far fronte a tale povertà narrativa, Minions ricorre a citazioni a non finire e cerca di alzare la posta in gioco quando, nella parte finale, mette su uno scontro di grandi proporzioni che snatura quanto fino ad allora mostrato e che troppo discorda con il tono generale del film, non brillando per costruzione.

Lo scopo principale di Minions, tuttavia, è far ridere, e in questo riesce a più riprese. Sebbene non tutte le battute colpiscano nel centro, dato anche il ritmo frenetico con cui vengono servite al pubblico, l’umore generale diffuso dai protagonisti, apparentemente guidati dall’irrefrenabile voglia di divertirsi, può facilmente contagiare lo spettatore, e non si può non riconoscere che alcune trovate siano inserite nel costrutto con grande abilità. Aver assegnato diversi attributi che definiremmo umani ai tre, ciascuno con le proprie ambizioni e il proprio carattere, rende la sintonia fra i protagonisti più frizzante e permette di legare in modo diverso coi componenti del trio.

Minions è perciò indicato per chi adora le commedie slapstick, condite con un po’ d’azione e insaporite dalla mentalità degli aiutanti di Gru che surfa sull’onda del nonsense. Se vederli in azione in Cattivissimo Me costituiva un ottimo diversivo dagli eventi principali, il passaggio al lungometraggio non avviene perfettamente, sommergendo lo spettatore di battute che non mancano di cadute di tono, portate avanti da una trama sempre più striminzita col procedere del tempo. Il risultato generale, Minions riesce comunque a portarlo a casa grazie all’ilarità dei protagonisti su cui tanto fa affidamento e che, in fondo, premia. Siamo di fronte a un film che fa quasi esclusivamente leva sui suoi tre eroi, e anche se gli stessi effetti non sono sempre positivi, a volte arenandosi, molte altre voltecontagia lo spettatore che si lancia volentieri nelle strambe avventure degli altrettanto strambi protagonisti.

Manuel Fiorentini, da “mistermovie.it”

 

 

I Minions hanno raccolto la sfida e da semplici spalle sono diventati i protagonisti di una pellicola dedicata interamente alle loro gialle personalità. Dopo il grande successo di questi simpaticissimi esserini nei due film della saga animata di Cattivissimo Me, un assolo era inevitabile. Quello che ne è scaturito è un piacevolissimo film curato in ogni suo aspetto, studiato in ogni piccolo particolare e intriso di un delicato umorismo “british” che ha come intento quello di rivelare a tutti i fan dei Minions che questi ultimi non sono certo nati nel laboratorio del “cattivissimo” Gru, ma che sono in realtà una popolazione molto antica, che ha radici nella preistoria.

Minions, diretto da Pierre Coffin e Kyle Balda, ci racconta le origini di questi piccoli pasticcioni con la vocazione innata di servire il più cattivo tra i cattivi; ci si imbatte quindi, nella sequenza iniziale, nel terribile T-Rex, arrivando a Napoleone, ma passando per il Conte Dracula. Tutti personaggi portati alla rovina proprio dai Minions che, dopo un lunghissimo excursus nella storia dell’umanità, negli anni ’60 si ritrovano depressi senza un padrone e a un passo dall’estinzione. Toccherà ai più intraprendenti tra loro salvare la propria specie, ed ecco che Kevin, Stuart e il tenerissimo Bob partiranno in esplorazione per cercare un nuovo cattivo da servire, e il resto vien da sé.

Minions è un film adatto davvero a tutti; i più piccoli apprezzeranno, oltre alla verve degli esserini gialli in salopette, l’atmosfera a tratti nonsense e una comicità spontanea che si dirige verso la slapstick comedy vera e propria. In effetti, non dev’essere stato facile affidare 90 minuti di pellicola a personaggi che non parlano: come farli esprimere al meglio, quindi, se non esasperando i loro movimenti ed espressioni in un frenetico minionese (che altro non è che un misto di idiomi che vanno dall’italiano, al tedesco passando per lo spagnolo e l’inglese)? I più grandi, invece, sicuramente apprezzeranno lo sfrenato citazionismo, soprattutto musicale, che attraversa tutta quanta la pellicola; ci si ritrova in un’atmosfera alla James Bond nel frammento ambientato in Gran Bretagna, dove tra l’altro ci si diverte a giocare con i luoghi comuni della popolazione, dagli inglesi dai denti storti al loro amore per il tè e all’attaccamento morboso alla Regina. Il tutto accompagnato dalle meravigliose musiche dei Beatles, con un’entusiasmante citazione di Abbey Road, dei Rolling Stones, dei Doors, degli Who, Jimmy Hendrix e l’azzeccatissima “Mellow Yellow” di Donovan che sottolineano l’ambientazione anni ’60 del film.

Minions, però, perde punti all’arrivo di Scarlet Sterminator, la cattiva di turno che non regge assolutamente il confronto con i protagonisti e con Gru.

Insomma, chi ha amato alla follia questi pazzi esserini gialli nei due precedenti film d’animazione della saga di Cattivissimo Me, difficilmente rimarrà deluso dal film che ne è una sorta di prequel. E, attenzione, non lasciate il cinema alla fine della pellicola! Una sorpresa finale vi aspetta dopo i titoli di coda.

Rita Guitto, da “darksidecinema.it”

 

 
I Minion vengono da lontano. Non sono nati nel laboratorio sotterraneo di Gru: la loro è una popolazione antica, che ha conosciuto la preistoria e l’Egitto dei faraoni, perennemente mossa dalla ricerca di un super cattivo da servire. Dal T-Rex a Napoleone, da Dracula allo Yeti, i piccoletti gialli hanno visto i loro padroni ideali uscire man mano dalla Storia, al punto da ammalarsi di collettiva depressione (una scena che merita). Finché un giorno, uno di loro, il minion Kevin, ha deciso di abbandonare la grotta polare del ritiro forzato e di avventurarsi fino in California, dove i più cattivi di tutto il mondo si trovano riuniti in convention. Di qui, lui, Stuart e Bob, voleranno poi nella swingin’ London, al seguito della terribile Scarlett Sterminator, per rubare niente meno che la corona d’Inghilterra.
La squadra franco-americana che ha inaugurato con Cattivissimo Me questa fortunata serie di film ha colto nel segno nel momento in cui ha immaginato un personaggio (Gru, in quel caso, ma anche gli stessi Minion) con un’ambizione smisurata per il malaffare e un cuore limpido come quello di un bambino. In questa meravigliosa contraddizione, mai sollevata a livello esplicito ma certamente cuore della faccenda comica, c’è tutta la forza e la verità di queste fortunate animazioni. Chi, infatti, non ha mai provato maggior simpatia e interesse per i cattivi del cinema anziché per il cosiddetto eroe di turno? I cattivi hanno sogni più colorati, (dis)avventure più rocambolesche, esistenze -insomma- molto più divertenti.
Minions , che all’anagrafe è il terzo film ma biograficamente può dirsi un prequel dell’originale, porta appunto volontariamente all’esagerazione il divertimento promesso, articolandolo in quantità e virtuosismo (il viaggio dei tre protagonisti è quasi uno spin-off nello spin-off). Non manca per questo la qualità, a partire da quella della colonna sonora, decisamente sorprendente nel contesto cartoon (dai Doors a Jimi Hendrix, e poi Beatles, Who, Kinks, Stones, Donovan con l’azzeccatissima “Mellow yellow”).
Ma nel film di Pierre Coffin e Kyle Balda, tante sono anche le citazioni cinematografiche, interne alla “trilogia” stessa (noi non riveliamo nulla, ma voi guardate in zona raggio congelante) e non solo (a Stuart è affidato il momento Ritorno al futuro, a Bob quella da Grande Dittatore e su tutta la parte britannica aleggia un’atmosfera bondiana).
Ai meno esigenti sarebbe probabilmente bastato l’impatto visivo dei micropersonaggi tutta-testa e dell’ambientazione d’epoca, il loro caos slapstick, l’irresistibile fonetica, ma il fatto che il film abbia una storia che regge è cosa gradita e ne fa un terzo capitolo a tutti gli effetti, non solo una divagazione estiva.
Manca però quella tenerezza che aveva fatto tremare all’unisono gli schermi e i cuori mentre Gru dava la buonanotte a Margo, Agnes e Edith. Per quanto in tre, nanerottoli e simpatici, Kevin, Stuart e Bob non possono competere con le sorelline adottate. Né, per dirla tutta, sembrano destinati a scalzare i colleghi e a guadagnare la prima linea com’è successo ai Pinguini di Madagascar. Per loro fortuna sembrano non curarsene e pensare soltanto: “… banana!”

Marianna Cappi, da “mymovies.it”

 

 

Tanto tempo prima di incontrare il Gru di Cattivissimo Me, i Minion erano una folta tribù di scagnozzi alla ricerca di menti megalomani e/o crudeli da servire e riverire. Dalla notte dei tempi la loro buona volontà ha sempre involontariamente causato guai ai padroni, dai tirannosauri a Dracula, passando per Napoleone. Rimasti privi di guida negli anni Sessanta, Kevin, Stuart eBob (i Minion più intraprendenti) partono per trovare un cattivo degno di questo nome: dopo un rocamboleso viaggio, i tre folli gialli s’imbattono a Londra nella più grande villain del mondo,Scarlet Sterminator.

Minions, spin-off dell’Illumination Entertainment dedicato alle spalle di lusso di Cattivissimo Me e Cattivissimo Me 2, parte da basi non dissimili da un’altra simile recente operazione, cioèI Pinguini di Madagascar della rivale DreamWorks Animation. Lì come qui, dei personaggi nati già molto forti, ma satelliti dei protagonisti, si sono fatti strada nel cuore degli spettatori: scommettendo sull’idea che il pubblico volesse approfondire le loro dinamiche, le due aziende hanno costruito su di essi delle avventure a sè stanti, con tutti i rischi annessi.
Di rischio si parla, perché ciò che è fulminante e funge da lunare disturbo dell’azione nei film originali, qui si ritrova la camera puntata addosso: il mistero di storie semicelate o personalità indecifrabili nella loro follia deve per forza di cose venir meno, quando i riflettori sono puntati solo su pinguini o svalvolati minion.

E’ interessante notare che Minions e I pinguini di Madagascar sono affini nel bilancio finale non entusiasmante, anche se non condividono gli stessi difetti. Se infatti nel film DreamWorksc’era uno sforzo nel costruire un universo parallelo elaborato, con caratteristi e nemesi inediti, inMinions i personaggi nuovi come Scarlet Sterminator, suo marito Herb e altre apparizioni non lasciano il segno, perché sviluppati a singhiozzo. Non per nulla un’apparizione nel finale di Minions scatena in noi un entusiasmo che vale un lapsus freudiano: la necessità di personaggi forti non viene saziata dal resto del film.

D’altro canto però i Minions dei registi Kyle Balda e Pierre Coffin (che li doppia da sempre e ha inventato il loro esperanto farneticante) hanno una valenza iconica immediata, con radici ataviche nello slapstick puro dell’animazione comica. Una potenza devastante, preverbale e prescolare che si espone meno ai rischi di un approfondimento, che invece può aver deluso nel caso dei loquaci Pinguini. Per tale ragione, se Minions funziona poco nella sua struttura drammaturgica sfilacciata, non si ha praticamente mai un momento per realizzarlo durante la visione, travolti dalle smorfie, dai suoni, dalle risatine isteriche e dalle azioni spiazzanti dei “pinoli gialli”. I registi sono così consapevoli di questa forza delle loro creazioni, da adattare tutto il registro audiovisuale alla loro scoordinata esuberanza, fino al punto da non preoccuparsi nemmeno di poter rintronare lo spettatore con il loro moto perpetuo e isterico.

Se voi o i vostri bambini siete innamorati di quelli che rimangono personaggi a nostro parere riuscitissimi, immediati e ineccepibili nel design, non potete mancare all’appello di Minions: un amore viscerale è però la condizione necessaria per reggerne l’impatto.

Domenico Misciagna, da “comingsoon.it”

 

 

Se c’è una cosa sicura è che con i Minions la Universal Picture ha trovato una vera e propria miniera d’oro, creando dei personaggi originali e irresistibilmente simpatici che ormai  tra giocattoli pubblicità e mille comparse in ogni dove rappresentano un marchio commerciale di gran successo. Il passo da simpatici personaggi di contorno in Cattivissimo me a vere e proprie star di un film tutto loro, è quindi avvenuto con una certa naturalezza. Ma il risultato è degno della loro popolarità?

I Minions sono un’invenzione particolare: incapaci di esprimersi con frasi di senso compiuto, parlano una strana lingua che è un miscuglio di inglese, francese, italiano, spagnolo e chissà che altro. Questo li rende si buffissimi ma anche molto propensi ad un linguaggio gestuale e marcato. Nella loro anatomia “essenziale” quindi, i Minions sono molto espressivi, diretti e divertenti da vedere data la loro bizzarra natura. Non a caso, il loro comunicare con il corpo, li rende perfetti per una comicità di tipo “slapstick”, adatta a gag dirette semplici ma anche efficaci.  Sono i personaggi ideali insomma per dei corti animati, in quanto vivono in un micro universo spensierato e nonsense cosi surreale da renderli poco gestibili in un impianto narrativo più classico e complesso. E infatti, la prima parte del film, creata per raccontare la vita dei Minions, e il loro disperato tentativo di seguire quello che è il loro scopo di vita, ovvero servire il più cattivo tra i cattivi, dall’era preistorica fino agli anni sessanta, è sicuramente quella più riuscita.

Il ritmo esilarante con cui ci mostrano come i simpatici cosini gialli riescono maldestramente a mettere i bastoni tra le ruote a tutti i loro padroni malvagi, dal Tyranosaurus Rex a Napoleone Bonaparte, in una rapida sequenza di gag a sfondo storico sempre differente, rende l’incipit perfetto, autosufficiente, un ‘film nel film’ che potrebbe benissimo funzionare da solo. Quando infatti, la sceneggiatura impone che una sorta di storia vera e propria venga imbastita per portare avanti il film, la qualità non cala necessariamente ma di certo la narrazione banalizza un po’ le performance delle piccole star dello show, e non porta a compimento un lungometraggio brillante in ogni sua sequenza. Ad un certo punto infatti i Minions sconfortati dal fatto di non trovare un Boss malvagio al quale dedicare anima e corpo, decidono di intraprendere un viaggio intorno al mondo per trovare chi potrà dare nuovamente un senso alle loro esistenze.

Kevin, Stuart e il piccolo Bob partono per un viaggio che li porterà fino a New York, dove apprenderanno di un convegno segreto in cui tutti i “cattivissimi” del mondo si riuniscono e luogo in cui incontreranno Scarlett Overkill, la più temuta dei villain, che inizialmente sembrerà prendere i simpatici Minions sotto la sua alla protettrice salvo poi… beh ve lo dovrete vedere il film no? Si, perché alla fine, Minions è un film da vedere, non fosse altro per le trovate stilistiche con cui gli animatori di Illumination Entarteinment hanno riproposto molti cliché e stereotipi degli anni 60 e della terra britannica (tra cui una smaliziata e divertente giovane regina Elisabetta) e per la innegabilmente travolgente simpatia dei piccoli protagonisti. Nonostante un plot non cosi esaltante che in fin dei conti non riserva alcun sottotesto o significato nascosto rispetto ad altre produzioni simili ma più ambizione in termini narrativi, il film mantiene l’attenzione dello spettatore attraverso la pura, semplice e spensierata comicità derivante dall’interazione dei piccoli Minions con un mondo quasi più delirante di loro. Non è molto forse, ma abbastanza per consigliare Minions a tutti e soprattutto ai più giovani, i quali davvero non avvertiranno in alcun modo lacune e piccoli difetti riscontrabili esclusivamente da un pubblico più smaliziato.

Davide Salvadori, da “staynerd.com”

 

 

Esistono dalla notte dei tempi, hanno calcato la Terra prima dei dinosauri e degli uomini, hanno cambiato il corso della Storia. I Minions, naturalmente, per natura portati a servire il padrone più cattivo che trovano, salvo poi fargli fare una brutta fine. Rintanatisi ai confini del mondo, isolati dalla civiltà, un giorno decisero che il loro esilio doveva terminare. Per questo, i tre più valorosi andarono per il mondo alla ricerca di un nuovo super malvagio a cui dedicare la loro vita. Ma non sarà facile.
Spesso la critica “alta” parla di film necessari, aggettivo riferito quasi sempre a opere ermetiche dedicate a un pubblico intellettuale ed esclusivo. In questo caso, era necessario dare una vita altra alle creature inventate da Pierre Coffin e Chris Renaud per dare una spalla all’altrettanto villain Gru di Cattivissimo me.

I Minions sono una sintesi del meglio della comicità surreale della storia del cinema, da Buster Keaton a Harold Lloyd, Monsieur Hulot e Jerry Lewis, virati in acido e con quella cattiveria necessaria, appunto, a ogni icona della commedia. È la formula perfetta per far divertire grandi e piccini, tutti diversamente sadici nel vedere i “buoni” presi a calci nel sedere dal folletto maligno di turno. E come spesso accade, la spalla finisce per far andare in secondo piano il suo maestro. Sarà difficile per Gru reggere il confronto, personaggio ormai normalizzato e imborghesito, per quanto piacevolmente. Gli omini gialli, al grido di “Banana!” conquistano il mondo, nel vero senso della parola, almeno è quanto ci racconta il loro passato. Politicamente scorretti per DNA, i Minions vengono calati nella situazione ideale, i meravigliosi anni Sessanta, dalla East alla West Coast, fino alla meravigliosa Swinging London, dove possono esprimere il meglio del loro potenziale psichedelico. Merito di chi li ha inventati e di chi ha creduto in loro, ovvero Chris Meledandri, deus ex machina della Illumination, factory che è riuscita a trovare in pochi anni una collocazione diversa ed esclusiva nel panorama animato internazionale. Meno convenzionali della Dreamworks, alternativamente originali alla Pixar, i creativi della Illumination guardano al cinema con un amorevole occhio al passato integrandolo in mondi ideali, in cui ci si può prendere beffe allegramente della Lehman Brothers e della regina d’Inghilterra, perfetta compagnia da pub e grande barzellettiera. Una formula perfetta per gli adulti, che ridono di gusto, mentre i bambini godono delle devastazioni che questi giullari pasticcioni provocano al loro passaggio.
Minions è tutto questo, con una ricca spolverata cinefila che omaggia la fantascienza anni Cinquanta, le spy story classiche e lo slapstick più sfrenato. A questo tripudio aggiungiamo anche la cura dei particolari narrativi, i personaggi di contorno caratterizzati con intelligenza, un grande ritmo e un’animazione di livello elevatissimo, sia dal punto di vista narrativo che artistico. Lunga vita ai Minions, quindi, ma soprattutto a chi riesce a raccontare storie in questa maniera. E l’attesa cresce per The Secret Life of Pets, il loro prossimo film in arrivo nel 2016.

Alessandro De Simone, da “cinema.everyeye.it”

 

 

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