Messi: storia di un campione

 

Locandina Messi - Storia di un campione

 

Un ritratto commovente, divertente ed eccentrico e, come nella migliore tradizione del cineasta di Bilbao, fuori da ogni schema, che ci restituisce senza pietismi né ruffianeria l’immagine di un uomo prima che di un campione sportivo, di un calciatore anziché di una ‘figurina’.

Un ritratto commovente, divertente ed eccentrico e, come nella migliore tradizione del cineasta di Bilbao, fuori da ogni schema, che ci restituisce senza pietismi né ruffianeria l’immagine di un uomo prima che di un campione sportivo, di un calciatore anziché di una ‘figurina’, di un campione che al contrario di molti altri non è mai diventato un personaggio ma ha sempre e solo lavorato sodo in nome di un grande amore, quello per il calcio.

Da Rosario al Camp Nou

Messi: un'immagine del film di Álex de la Iglesia

A metà tra il documentario e il biopic, Messi racconta la vita dentro e fuori dal campo di un campione di calcio, il più bravo di tutti, un ragazzo timido che ha affrontato sempre a testa bassa e con grande dignità le difficoltà della vita e il suo problema di salute relativo alla mancanza dell’ormone della crescita, per riuscire a trasformare in realtà il suo sogno e le predizioni della nonna: giocare nel Barcellona e diventare il più grande giocatore del mondo. Materiali d’archivio e filmati di famiglia che mostrano Messi da bambino che parla, che esulta, gioca e incanta tutti con le maglia del Grandoli e della Newell’s Old Boys si sovrappongono alla fiction in stile telenovela e alle parole di grandi nomi del calcio e alle persone che lo hanno conosciuto da vicino in una ricostruzione che emoziona, entusiasma e fa sorridere.

C’è tutta la vita de ‘la pulce’ in questo documentario ibrido: c’è Leo vestito da tartaruga nella recita scolastica, c’è il goleador in miniatura che dribbla tutti e segna tonnellate di gol e che a cinque anni faceva esultare il quartiere, c’è il Leo che segna tre gol per vincere il torneo che metteva in palio undici biciclette, il Leo della magica notte di Stamford Bridge e del primo gol con la maglia del Barcellona, il suo rapporto con l’Argentina e con la Nazionale albiceleste, il Leo timido che si innamora della sorella di uno dei suoi amichetti e poi riuscirà a sposarla, ci sono le partite alla playstation giocate indossando la maglia del Barça, c’è la disperazione della famiglia e la caparbietà di un padre che decide di emigrare a Barcellona per offrire al figlioletto, ormai tredicenne, la possibilità di un provino e di un contratto che gli permettesse di pagare le costose cure ormonali che lo avrebbero aiutato a crescere e ad avere una vita normale.

Lionel è Lionel, Diego è Diego

Messi: una scena del film di Álex de la Iglesia

Tutti e due argentini, tutti e due piccoli di statura, tutti e due grandi campioni. Impossibile non mettere a confronto il talento di Diego Armando Maradona con quello di Lionel Messi. Chi è il migliore tra i due? Provano a dare una risposta Cruyff e Valdano, Mascherano, Piqué e Iniesta, il ct Sabella e l’ex ct Menotti, c’è chi afferma che il migliore in assoluto sia Pelé, chi è convinto che la differenza sostanziale stia nell’aver fatto la differenza in due squadre completamente diverse (“il Napoli prima di Diego era un gruppo di scalmanati che correva su e giù per il campo, poi è arrivato lui e tutto è andato al suo posto mentre quando è arrivato Messi il Barcellona era già la squadra fantastica che è oggi“), c’è chi sostiene che a fare la differenza tra i due campioni sia il fatto che Messi sia stato cresciuto dal Barcellona mentre nel caso di Maradona sia accaduto il contrario, che sia stato cioè il calciatore ad aver fatto crescere una squadra acerba e a portarla al successo.

L’opinione più diffusa è quella secondo cui la differenza sia nel rapporto con la Nazionale, trascinata da Maradona al trionfo nell’86 in Messico e alla finale (persa contro la Germania Ovest) di Italia ’90 e mai portata invece al successo dalle magie di Messi nonostante i grandissimi nomi in rosa. Ci pensa il grande Diego a regalarci uno dei momenti più emozionanti del film, quando guardando fisso verso la macchina da presa dichiara il grande affetto per Leo e regala un prezioso consiglio: “Ti voglio bene Leo, goditi quello che stai facendo e sii felice con la tua famiglia, avrai tempo per pensare se sei stato tu il più grande“.

Tutti per Lionel, Lionel per tutti

Messi: una sequenza del biopic di Álex de la Iglesia

Amici d’infanzia, compagni di squadra, insegnanti, allenatori, giornalisti, grandi nomi del calcio del passato: tutti riuniti in una sala ristorante a raccontare di lui, della scuola, degli allenamenti, del suo rapporto con la nonna e con i genitori, ma soprattutto del suo amore infinito per la pelota. Con il regista a fare il filmino in giro per i tavoli (un po’ come accade nei matrimoni) a raccogliere sguardi, parole e racconti di aneddoti che ci aiutano a capire meglio e a scoprire la persona reale che sta dietro al calciatore.
Girato tra Buenos Aires, Rosario e naturalmente Barcellona, Messi è scritto dall’ex calciatore argentino Jorge Valdano ed è costato tre milioni di euro. Un lavoro di montaggio molto accurato, gli straordinari gol di Messi con la maglia del Barcellona e un sonoro di grande impatto completano un’opera originale, il cui regista non è un gran tifoso di calcio ma è sicuramente un artista dal cuore pieno di passione. Lionel Messi deve molto al futbol, ma il grande campione ha ricambiato largamente, regalando a questo sport forse una delle ultime belle storie da raccontare, una storia che dà senza dubbio lustro al programma delle Giornate degli Autori della 71ª Mostra del Cinema di Venezia.

Luciana Morelli, da “movieplayer.it”

 

 

 

 

Tra i racconti di chi gli è stato vicino, schegge del passato e ricostruzioni ad hoc, scorre la vita di Lionel Messi, dalla lotta contro i deficit fisici che hanno rischiato di bloccare la sua carriera, all’arrivo a Barcellona che cambierà la sua vita, fino a renderlo uno dei più grandi calciatori di sempre.
Confrontarsi con un mito dello sport vivente, anzi nel pieno della propria carriera, è operazione insolita oltre che temeraria. Materiale per Alex De La Iglesia, spericolato e spiazzante, che in Messi tuttavia pare quasi nascondersi all’ombra della “Pulce”, occultando il suo stile in favore delle gesta del Diez. Compito reso ancor più arduo dalla natura irriducibile di anti-personaggio del nostro. Il regista sceglie l’approccio ibrido, mescolando parti di documentario girate al tempo presente, in cui Messi non compare ma è solo raccontato, immagini di repertorio e sezioni ricostruite in maniera fittizia, con attori professionisti (4 diversi per il ruolo di Messi). De La Iglesia sceglie la linea difensiva totale, nel bene e nel male, la favola del campione più forte di una costituzione gracile, più forte delle timidezze e, per una volta, serio e semplice, non incline a trasgressioni: una storia troppo bella per essere raccontata dando spazio ai detrattori, rigorosamente tenuti fuoricampo.
Il paragone con Diego Armando Maradona, straordinariamente simile a Messi da un punto di vista tecnico e polarmente opposto da quello caratteriale, è inevitabile e non manca neppure la presenza del pibe de oro, ma la questione Coppa del Mondo mancata e le accuse di scarsa argentinità sono liquidate senza tanti complimenti dai commensali del ristorante in cui si svolge buona parte di Messi. Ai tavoli siedono icone come Cruyff, Menotti, Mascherano, Iniesta e altri, uniti (da un astuto montaggio che li fa apparire come contigui) alle figure più importanti dell’infanzia del campione.
Non mancano i capolavori indimenticabili, tra cui i gol segnati contro Getafe e Saragozza, complicati da un montaggio frenetico che vuole enfatizzare il momento ma in parte nasconde la bellezza del gesto. In generale De La Iglesia pare più interessato alla chiacchiera che scorre tra un bicchiere di vino e l’altro o alla sua ricostruzione con attori di stralci della vita di Messi (approccio antitetico al documentario su Zidane, in cui a “parlare” erano i piedi di Zizou e il rock dei Mogwai) che alle prodezze del nostro, benché il paragone con i rari ma preziosi estratti di repertorio finisca per risultare ingeneroso. D’altronde il fatto che un dribbling compiuto a nove anni dal piccolo prodigio emozioni più del girato di un regista professionista giustifica l’operazione quasi agiografica che gli è stata dedicata.
Che rimane (e va ribadito) assai impegnativa e dalle aspettative enormi, ma che De La Iglesia non sembra aver condotto al meglio, limitandosi al “dovuto” e rinunciando a sfondare il muro invisibile che nasconde i pensieri della Pulce. Di cui difficilmente si dimentica l’espressione dopo la finale di Brasile 2014, una postura sì cinematografica, che vale più di mille gesti attoriali e di altrettante parole, come quelle che scorrono nel documentario di De La Iglesia.

Emanuele Sacchi, da “mymovies.it”

 

Che piaccia il calcio o no, non è possibile rimanere insensibili al genio creativo di Lionel Messi. Rapidità impressionante, cambi di direzione improvvisi, invenzioni sorprendenti, dribbling fulmineo, tiro assolutamente preciso, concentrazione assoluta, caparbietà. Ma l’aspetto più significativo è che tutti i grandi pregi appena elencati sono totalmente indirizzati all’efficacia del colpo (cioè all’ottenimento del goal) piuttosto che allo spettacolo calcistico fine a se stesso. Dunque, la poesia che scaturisce dal talento di Messi non ha venature narcisistiche o banalmente egocentriche ma è caratterizzata da una concretezza di senso che raramente si è vista nei campi di calcio (a parte forse che per quel che riguarda il brasiliano Pelé).

Ebbene, tutto ciò è narrato in maniera coinvolgente nel documentario firmato dal regista  Alex de la Iglesia e scritto dall’ex calciatore e allenatore/dirigente argentino Jorge Valdano. Il titolo è, appunto: Messi.

La struttura del film permette di edificare un racconto mai banale e sempre coinvolgente. All’interno di una sala di ristorante, il regista ha collocato amici di infanzia, ex insegnati scolastiche, allenatori ed ex allenatori, grandi campioni del passato, compagni di squadra del Barcellona, giornalisti spagnoli e argentini. Viene fuori un ritratto autentico e per certi versi toccante, anche se un po’ agiografico (ma forse era inevitabile), basato su una sorta di montaggio alternato di dichiarazioni, conversazioni, immagini di repertorio e scene ricostruite. Un mosaico estremamente divertente che fa emergere non solo la storia di un campione, ma anche quella di una famiglia, di un quartiere, di una città (Rosario) e di un intero paese: l’Argentina. César Louis Menotti dice a un certo punto: “Potrebbe Messi apparire in Corea? No, e nemmeno in Germania”. Questa affermazione appare ancor più adeguata al personaggio se si paragona la sua figura di atleta a quella di altri grandi calciatori.  In fin dei conti, Messi dopo aver vinto quattro volte il Pallone d’oro è rimasto lo stesso ragazzino che faceva impazzire con il suo genio gli avversari delle squadrette del “barrio” di Rosario nel quale è nato e cresciuto. In sostanza Messi appare unico proprio perché emblema di una società, di un popolo, di una classe sociale e di una città.

Il film di Alex de la Iglesia, dunque, non procede solo lungo la strada della celebrazione pomposa del grande calciatore, ma cerca  la via del racconto umano attraverso una ricostruzione che privilegia sempre la vicenda interiore del personaggio, le cui incredibili prestazioni calcistiche si manifestano semplicemente come l’inevitabile risultato di una sincera volontà di comunicazione che va ben oltre il gesto sportivo.

In fin dei conti, Leo Messi è divenuto uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi solo perché è rimasto se stesso, al punto che si suoi compagni di squadra dicono che parli ancora il dialetto di Rosario.

Quest’ultimo punto, in considerazione anche del gran numero di talenti calcistici che si sono persi nel nulla a causa di una vanagloria insensata, deve rappresentare per tutti i giovani che vogliono esprimersi non solo nel calcio ma nello sport in generale un insegnamento fondamentale.

Maurizio G. De Bonis, da “cultframe.com”

 

 

 

 

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