ioelei

Io e lei

io-e-lei-locandina

Io e lei di Maria Sole Tognazzi sfoggia l’inedita coppia (lesbica) Sabrina Ferilli – Margherita Buy in una commedia dalla riuscita tanto buona da risultare spiazzante.

Sorvolando tutti gli standard e le regole tacite (l’altezza, la bassezza, la popolanità) che zavorrano, titolo dopo titolo, il panorama italiano, Maria Sole Tognazzi realizza una pellicola completamente libera e autentica, indipendente ed onesta prima di tutto nei confronti di se stessa: parliamo di donne, parliamo d’amore, dei sentimenti, dei desideri, degli errori; non di altro. Con una Sabrina Ferilli verace ma mai fuori luogo e una Margherita Buy con la sua tipica riservatezza fragile, la coppia di Marina e Federica non è mai statica, non è mai spenta, non finge mai di star contemplando una realtà superiore, e l’intero film gode di quel tipo di leggerezza capace di rimanere indelebile. Io e lei non ripete una sensazione due volte, non pretende, non ci indica cosa pensare (o anche solo di dover farlo), non spaccia verità assolute: semplicemente invita a sentire e, mentre ci trascina lungo gli avvenimenti della loro storia, a noi non sta altro che godere del duo, delle interpretazioni cucite addosso, delle battute, delle evoluzioni, aspettandoci qualsiasi cosa.

La regista di Viaggio sola decide di non stare ferma, di non adagiarsi sui giri del dramma e conferisce al tutto quel tono di commedia classica (e sempre meno reperibile nel cinema nostrano) leggero, mai distratto e mai strumentalizzato capace di tenere viva l’attenzione, stuzzicando scena dopo scena. In Io e lei il ritmo è scandito, oltre che dalle battute, dal brio generale che regge fino al termine della corsa, fino a quella doverosa iniezione di amarezza che segna il preludio alla svolta finale, da cui gli uomini (o almeno un paio) ne escono realisticamente mostruosi in un’ottica mai proclamatoria ma strettamente legata alla natura e ai desideri dei personaggi.

Non c’è spazio per i luoghi comuni, in Io e lei, giusto per qualche macchietta stemperante. Sessualità, sensibilizzazione, modernità e fandonie del genere: uno dei punti di forza del film è dato dal tenere lontani determinati concetti, così che, senza scadere nella pedanteria o nel vanto fintamente progressista ed ammiccante verso un pubblico determinato e sempre uguale a se stesso, riesce a liberarsi da certi stereotipi formali e fintamente intellettuali per essere semplicemente una storia d’amore, una commedia, un racconto romantico, un film.

Il sottotesto rimane al suo posto e la mancanza di certe pose lascerà insoddisfatto gli spettatori radical, mentre per noi ci saranno il riso, l’amarezza, le personalità, le immagini, perché Io e lei, tra drammoni boriosi e commedie flatulente, riesce a collocarsi in quella connazionale terra di nessuno di cui tutti hanno in realtà bisogno, anche se non lo sanno.

Alessandro Tavola, da “farefilm.it”

 

 

Questo film è una commedia intelligente e brillante, dove si ride bene, si ride sano e si sorride davanti alle cose che nel quotidiano ci appaiono tristi. Dunque una bella e sorprendente sceneggiatura (di Ivan Cotroneo e Francesca Marciano) quella di Io e lei, dove magari lo spettatore ,visto il tema centrale, ovvero l’amore fra due donne, si aspetterebbe qualcosa di diverso. Ed è proprio il bello del film.

È la storia di un amore o almeno lo sarebbe, se non fossimo in Italia. E ha ragione la regista Maria Sole Tognazzi che durante la conferenza stampa ha ricordato che ‘’è un film politico’’. Sì, lo è e ce n’è sempre più bisogno perché purtroppo in Italia i diritti non sono uguali per tutti. E va riconosciuto alla regista il coraggio per questo film. In Italia le storie d’amore fra due donne portate al cinema sono pochissime, e poi c’è da porre l’accento e non è un dettaglio di poco conto, che il film non tocca lo “scandaloso” per accaparrarsi qualche riga in più sui giornali. Anzi è un film educato, una storia d’amore fra donne adulte, che vivono il quotidiano fra le fatiche di tutti i giorni, s’incazzano e si perdonano, che rimangono sul divano davanti alla tv mangiando“schifezze” e poi c’è quella dolcezza e quella tenerezza che si riscoprono a un certo punto della vita, come normale che sia in tutte le coppie. C’è nel film lo “stare insieme”, innamorarsi per condividere. Due caratteri disegnati perfettamente su due donne completamente diverse. Da una parteMargherita Buy, che interpreta la donna rigida (Federica) un po’ borghese, che tiene talmente tanto alla sua privacy che non si accorge di perdere quello che poi troverà di più prezioso. Una donna che ancora non accetta l’idea di amare un’altra donna e non riesce a staccarsi dalla sua vita precedente, fatta di un marito, un figlio e tutto il contorno. Dall’altra parte troviamo invece un’impeccabile e bravissima (lasciatemelo sottolineare intelligente, bella, brava e ironica) Sabrina Ferilli. Donna generosa nel film, che ama al di là di qualsiasi giudizio, che ha con sé la rabbia della perdita, della mancanza e l’ironia di chi nel rapporto è il più debole, ma riesce a tenere insieme tutto con la forza dell’amore.

Ma un amore che non ha la certezza fra le quattro mura è facile preda di quello che c’è fuori. E quindi le debolezze, le incertezze verranno intaccate dal personaggio maschile interpretato daFausto Maria Sciarappa, che interpreta alla perfezione il ruolo del maschio sì bello,amorevole, comprensivo ma anche deciso. Che abbraccia teneramente la sua donna anche durante una partita di calcio. Tutto questo però non sarà sufficiente a fermare e spezzare il legame che c’è fra le due donne. Così Fausto Maria Sciarappa (Marco) si ritroverà a chiacchierare con l’ex marito (Ennio Fantastichini) della sua ormai ex donna in una scena che appare surreale, ma che profuma di vero.

Non è un film macchietta, non ci sono stereotipi, c’è la vita, quella di tutti i giorni. C’è anche la noia di tutti i giorni che però non è uguale se condivisa con la persona che non si ama . Mi viene da citare un verso di una canzone di Francesco Guccini “ Ti accorgerai da sola, nemmeno dopo tanto, che la noia di un altro non vale” – Oltre a ridere e sorridere ci si commuove, perché il dolore, la sofferenza di quando si sta male per qualcuno che si è amato veramente , che si ama ancora è lo stesso per tutti. Ecco Io e lei è un film per tutti, che dovrebbe essere di tutti anche di chi in questo Paese fa finta che l’amore viaggi solo ed esclusivamente attraverso un uomo e una donna.

da “taxidrivers.it”

 

 

«Io non sono lesbica» è la battuta che descrive, racchiude e dà una ragione d’essere a io e lei, ultima pellicola di Maria Sole Tognazzi. E’ inutile scervellarsi, provare a intavolare consunti pamphlet politico-sociologici buoni per il classico talk show di quarta serata, perché il film non presta – dalla prima all’ultima inquadratura – il fianco a tutto questo. Dispiace per i sociologi e per i demagoghi duri e crudi dell’ultim’ora, pronti a sfoderare i kalashnikov contro il film per dare il via alle polemiche sull’importanza della tematica LGBT nella politica e nella cultura dell’Italia di oggi, perché Io e lei parla sì di una coppia di lesbiche, ma non è di certo questa la materia pulsante. Il cuore del film, per fortuna, batte altrove: nei più sottili e “rassicuranti” sentieri della commedia sentimentale, e questo non è poco.

Margherita Buy e Sabrina Ferilli in una scena di io e leiParola d’ordine da suggerisce al potenziale spettatore è “dimenticare”. Dimenticare il furore erotico passionale che caratterizzava il troppo osannato film di Kechiche La vita di Adele, dimenticare anche il capolavoro di Ang Lee Brokeback Mountain, oramai punto di non ritorno per qualsivoglia operazione di carattere gay e lesbico, e soprattutto dimenticare tutto il cinema che ha parlato di amore declinato al femminile, da Quelle duedi Wiliam Wyler a I ragazzi stanno bene di Lisa Cholodenko, fino a esempi di casa nostra comeViola di Mare o il più bello ma insostenibile Immacolata e Concetta di Salvatore Piscicelli. Io e leinon si avvicina a queste pellicole e non vuole neppure essere una pietra dello scandalo per qualsivoglia diatriba, ma procede spedito e corretto verso un’analisi del rapporto di coppia che abbraccia temi e situazioni più mainstream e, se vogliamo, più comuni. Il balletto/scontro dialettico tra le due protagoniste è un incedere classico e diretto di quello che Lacan avrebbe definito come la teoria del dare amoroso (io ti amo e vorrei che tu mi amassi alla stessa maniera, anche se non è possibile), svolazzando con grazia nelle situazioni tipiche della commedia sentimentale e drammatica. Ed è qui il punto di svolta, l’importanza, della pellicola: far dimenticare il fatto che Marina e Federica siano due donne, ma solo una coppia di individui che, in maniera diversa, provano qualcosa l’uno per l’altro.

Margherita Buy e Sabrina Ferilli a letto insieme in una scena di io e leiMaria Sole Tognazzi inizia, film dopo film, a trovare una propria impronta autoriale, scevra dai raptus demoniaci di colleghe come Jane Campion o Catherine Breillat ma più vicina al geniale occhio di Nora Ephron che, in maniera apparentemente leggera ma chirurgica, riusciva a mettere sotto la lente d’ingrandimento le idiosincrasie dei rapporti sentimentali e sociali. Man forte alla riuscita della pellicola è senza dubbio data dalla scrittura puntuale e “in sottrazione” di Ivan Cotroneo e Francesca Marciano che, assieme alla regista, riescono a tessere un mosaico leggero e verace di battute e situazioni familiari che hanno il pregio di mettere perennemente lo spettatore in un atto di riflessione continua. Agli antipodi – e quindi perfette per incarnare le due facce dell’amore – giungono a servizio di io e lei e diventano motore pulsante di tutta l’operazione due attrici di razza come Sabrina Ferilli e Margherita Buy. La loro gara di bravura è puro godimento per lo spettatore: lontane dai loro registi abituali (Virzi, Piccioni e Moretti), Buy e Ferilli regalano due interpretazioni misurate e commoventi, che toccano le corde più disparate di chi guarda e di chi si lascia trascinare dal loro vortice fatto di amore e dolore.

Gabriele Marcello, da “cinefile.biz”

Marina e Federica sono una coppia stabile che convive da 5 anni. Marina è un’ex attrice e un’imprenditrice di successo che ha sempre saputo di essere lesbica, ma che per esigenze di lavoro ha aspettato qualche tempo a fare outing. Federica è architetto, è stata sposata, ha un figlio ormai adulto, e dopo il divorzio si è innamorata di Marina, la sua prima relazione omosessuale. Ma non si considera lesbica e non gradisce che la sua convivenza diventi di dominio pubblico. Quando Federica si imbatte in una figura del proprio passato il rapporto fra le due donne si incrina e vengono alla luce tutte le loro fragilità.
Maria Sole Tognazzi si cimenta ancora una volta con quelle figure femminili che popolano la realtà italiana contemporanea ma sembrano essere bandite dal nostro cinema: donne complesse, contraddittorie, non riducibili a un ruolo tradizionale ma in cerca di una propria identità da inventarsi ogni giorno, scevra da compromessi e aspettative. Anche Io e lei è privo di moralismi e prese di posizione aprioristiche e sceglie di raccontare una storia d’amore che solo incidentalmente ha luogo fra persone appartenenti allo stesso sesso, riproponendo dinamiche di coppia universalmente riconoscibili. L’irrequietezza di Federica, donna adulta assai meno risolta di Marina, è un modo di non accettare fino in fondo la propria natura profondamente anticonvenzionale, che va ben al di là delle scelte sessuali. Per contro Marina rinuncia, per amore, a pretendere da Federica quella coerenza che a lei è costata non poca fatica.
Seguendo l’esempio della urban comedy d’oltreoceano (alla Nora Ephron o alla Woody Allen, per intenderci) e tenendo come faro l’equilibro fra autorialità e appeal commerciale di I ragazzi stanno bene, Io e lei racconta la quotidianità di una coppia omosessuale senza cedere agli stereotipi (con la possibile eccezione del cameriere filippino), esplorando la complessità degli equilibri fra persone che si amano ma che non per questo rinunciano alla propria unicità. La sceneggiatura (della regista insieme a Francesca Marciano e Ivan Cotroneo) è raffinata e credibile, si declina su dimensioni socioculturali diverse (benché dia più spazio all’ambiente altoborghese) e mantiene un tono divertito anche nei momenti dolorosi, un sottotesto dolente anche nei momenti comici.
Il cast corale funziona in modo magistrale e Margherita Buy mette a frutto la sua intrinseca vaghezza per rappresentare i dubbi esistenziali di Federica. Ma Io e lei appartiene a Sabrina Ferilli, irresistibile nei panni di Marina, una donna completa che non rinuncia alle proprie radici ma che ha voluto diventare la donna che sapeva da sempre di essere. Non c’è saccenza nella sua interpretazione, né facili concessioni alla macchietta: non solo quella della lesbica “maschile”, ma anche quella dell’ex attrice coatta, o della donna manager carrierista. La sua Marina è, semplicemente, una persona reale, piena di tenerezza e ironia, di passione e curiosità, e non permette a nessuno di dirle chi è, o chi deve amare.

Paola Casella, da “mymovies.it”

 

 

Uno dei film italiani più attesi di questo autunno è Io e Lei, che vede la regia diMaria Sole Tognazzi e la partecipazione diMargherita Buy e Sabrina Ferilli nei panni di Federica e Marina, due donne che condividono una storia d’amore da diversi anni e che hanno alle spalle due esperienze di vita e di consapevolezza di sé molto diverse: Federica (Margherita Buy) è stata sposata e ha un figlio universitario, fa l’architetto ed è stata cresciuta da una famiglia borghese. Non vive in modo limpido e trasparente la sua omosessualità, tendendo a nascondere la relazione con Marina (Sabrina Ferilli). Quest’ultima è una commerciante, ex attrice cresciuta in una famiglia popolana che ha sempre appoggiato le scelte della figlia. La donna vive con serenità la sua omosessualità e questo è uno dei motivi di contrasto con la sua compagna. Assistiamo ad una commedia sentimentale in cui la coppia attraversa i classici momenti si e momenti no, come in qualsiasi altra storia d’amore, e che per alcuni aspetti ricorda I ragazzi stanno bene con Julianne Moore e Annette Bening.

Questo è sicuramente uno dei motivi che fanno apprezzare Io e Lei, basato proprio sul trasmettere una cifra di normalità alla coppia.

In un paese ancora lontano dal riconoscimento dei diritti degli omosessuali, questo risulta un eco di battaglia forte, politico nel suo contenuto, anche se mai volutamente sfacciato; un piccolo passo verso un paese ancora troppo impaurito e che a volte si manifesta ignorante.

io e lei

Uno dei valori aggiunti del film è rappresentato dall’età di Federica e Marina: la maturità delle protagoniste, e di conseguenza il loro rapporto di coppia, delineano un totale distacco dal classico filone di film in cui l’omosessualità viene percepita come periodo di transizione giovanile, in cui si provano nuove esperienze in cerca della propria identità, come abbiamo visto ne La Vita di Adele, film in cui anche la carnalità diviene un valore diverso, arrivando a definirsi in modo netto anche nelle scene centrali del film.

io e lei

Quella che vediamo sullo schermo è una coppia che non potrebbe vivere vita più “banale” rispetto a quella di molte altre coppie. Sono proprio i momenti quotidiani fatti di carbonara e serie tv che ci fanno avvicinare a Federica e Marina, che ci fanno appassionare alla loro storia e tifare per il trionfo del loro amore. La regia della Tognazzi evita di soffermarsi sulla sfera sessuale delle protagoniste e ha la grande capacità di raccontare una storia con toni delicati, con una lontana strizzata d’occhio a Il vizietto ma evitando cliché e inutili stereotipi. Una regia sincera che calibra i toni leggeri, in cui convince e aiuta la romanità della Ferilli, e toni più drammatici, in cui emerge la bravura della Buy per un personaggio scritto appositamente per lei.

Laura Siracusano, da “cinematographe.it”

 

 

Una storia d’amore borghese e normale

Film diretto da Maria Sole Tognazzi, Io e lei possiede delicatezza e raffinatezza. Il racconto di una coppia omosessuale che mette in evidenza dubbi, incomprensione e amore.

Marina e Federica sono una coppia stabile che convive da 5 anni. Marina è un’ex attrice, mentre Federica è un architetto con alle spalle un matrimonio concluso e un figlio poco più che ventenne. Tuttavia Federica vive la relazione con Marina non serenamente; difatti non si considera lesbica e non gradisce che la convivenza diventi di dominio pubblico. Quando Federica incontra una figura del proprio passato, il rapporto tra le due donne comincia a incrinarsi.

Viaggio sola metteva in luce la solitudine di una donna “sposata con il proprio lavoro”, diversamente Io e lei narra di una coppia (sempre al femminile) e del loro rapporto, che mette a nudo caratteri contrapposti (Federica è fredda, introversa, imbarazzata, mentre Marina è a suo agio e spavalda), ben delineati e riconoscibili. E la riuscita di questa pellicola risiede proprio nell’abile scrittura di una sceneggiatura, che affronta la relazione omosessuale come una qualunque relazione (e ci mancherebbe), evitando d’impantanarsi in macchiettismi fastidiosi.

Io e lei scava nei dubbi di Federica, ovvero colei che ha già un figlio e ha avuto un marito e non si sente a proprio agio in una relazione nella quale la colonna forte e resistente è Marina. Io e lei affronta il tutto con pacata delicatezza e sottile ironia e anche quando la situazione comincia a incrinarsi non la esaspera, non la infarcisce di scomode urla e insostenibili siparietti.

Storia d’amore al femminile, che non si dimentica della controparte maschile (delineata in modo volutamente stereotipata, ma non resa inutile ai fini del racconto), Io e lei è brillante e raffinato, esibisce la buona interpretazione di Sabrina Ferilli (convincente nel ruolo di omosessuale navigata) e scorre fluidamente verso la conclusione. Un buon esempio di cinema nel quale soprattutto Margherita Buy offre un’intensa prova attoriale, gioca sugli sguardi e sul controllo emotivo.

Io e lei esterna i sentimenti contrastanti di una relazione “atipica” ed è in grado di costruire una commediadrammatica che intrattiene e, contemporaneamente, fa riflettere sulla libertà di scelta di due donne molto diverse tra loro.

di Andrea Ussia, da “persinsala.it”

screenshot_ferilli_buy1

L’ascensore della vita

 

Dal 1 ottobre al cinema Io e lei, il nuovo film di Maria Sole Tognazzi, che racconta il rapporto tra due donne mature tra scelte importanti, in cui essere felici non è così scontato. Una commedia elegante, ricca di battute e spunti di riflessione con Margherita Buy e Sabrina Ferilli, per la prima volta insieme sul grande schermo.

Maria Sole Tognazzi, dopo il grande successo di pubblico e critica ottenuto con Viaggio Sola, firma il soggetto di Io e lei con gli stessi sceneggiatori del sorprendente film vincitore del Nastro d’argento nel 2013, confermando anche la pluripremiata Margherita Buy alla quale affianca Sabrina Ferilli. Da tempo la Tognazzi avrebbe voluto lavorare con l’attrice romana e di ritorno da un viaggio, dopo che si erano scambiate varie confidenze, la geniale idea di proporle questa commedia «omosentimentale» – come l’ha definita la stessa Ferilli -, unita alla fatalità di imbattersi subito dopo ne “Il vizietto”, per il quale c’è anche un affetto familiare, oltre che un gradito omaggio.

Io e lei vede così Margherita Buy e Sabrina Ferilli, due amate attrici del cinema italiano, condividere oltreche il letto anche gli occhiali da vista.

In una Roma riconoscibile, dove incombe il traffico e ognuno sembra svolgere al meglio il proprio lavoro, la relazione sentimentale tra Federica (la Buy), architetto con un trascorso di moglie e madre di un figlio e Marina (la Ferilli), ex attrice e ora proprietaria di un locale bio, sembra essere stabile, seppur sotto le lenzuola la passione ha ceduto il passo alla stanchezza.

Quando per caso Federica, spesso confusa e meno risoluta della sua compagna, s’imbatte in un vecchio spasimante, qualcosa cambia nel loro rapporto.

Le due attrici, che recitano insieme per la prima volta, si sono calate perfettamente nei panni delle due cinquantenni amanti, che si ritrovano la sera a seguire la serie del momento in tv, in compagnia di un gatto di razza; le loro differenze fisiche e soprattutto caratteriali, anche sul set, hanno dato vita a dei siparietticomici assai divertenti.

«Sono psicotica come Margherita ma su temi diversi», afferma Sabrina Ferilli durante la conferenza stampa, «Anzi siamo proprio complementari. Io esco con ogni medicinale nella borsa, ma non sto mai male, lei ne ha sempre una ma non ha mai niente dietro, io sull’infarto sono scoperta ma dal mal di testa alla dissenteria copro ogni malanno… Mi è piaciuto prendermi cura di lei».

Un film di donne dunque dove, però, accanto alla penna di Francesca Marciano, Ivan Cotroneo lascia il suo tratto, non a caso figura anche tra gli sceneggiatori di Mine Vaganti di Ozpetek, un’altra commedia a tematica omosessuale, raccontata con semplicità, divertendo senza mai essere banale, in grado di coinvolgere inevitabilmente l’entourage familiare.

Arricchito da una vivace fotografia e da sottofondi musicali adatti a sfumare alcune sequenze, dalle quali si percepisce un trascorso della Tognazzi come regista di Videoclip, Io e lei ha il pregio di essere un film delicato che ha solo la pretesa di raccontare con estrema cura una storia d’amore come tante, senza mai scivolare nel giudizio.

È proprio questa “normalità” che viene raccontata la forza del film, che intende lanciare un messaggio d’amore universale, trascinando lo spettatore lungo una scia di sentimenti guidati dal cuore, che non ha sesso, ma solo battiti tramutati in emozioni.

Nelle sale dal 1 ottobre, Io e lei sorprenderà anche i più scettici, perché le situazioni quotidiane raccontate una volta nella vita le hanno provate tutti, indistintamente.

Il consiglio è di non alzarsi dalla poltrona ai primi titoli di coda, nel cast c’è anche Ennio Fantastichini, un altro attore in grado di far sempre la differenza e nel finale lo scoprirete.

di Alessio Neroni, da “persinsala.it”

 

 

Quando nei cinema d’Italia uscì Il Vizietto di Jean Poiret, inarrivabile capolavoro di genere interpretato da Michel Serrault e Ugo Tognazzi, Maria Sole Tognazzi, figlia del grande attore, aveva appena 7 anni. Era il 1978 e mai, l’allora bimba, avrebbe potuto immaginare che nel 2015 avrebbe omaggiato proprio La cage aux folles con il suo atteso 4° lungometraggio, Io e Lei, commedia di ‘genere’ con protagonisteMargherita Buy e Sabrina Ferilli. Due attrici lontane anni luce dal punto di vista professionale e interpretativo, qui chiamate ad indossare gli abiti di una svampita, borghese, algida e ‘repressa’ architetta con ex marito e figlio 23enne carico, e un’esuberante ex stella del cinema nostrano nel tempo diventata commerciante.

Raramente, tolta la filmografia di Ferzan Ozpetek che tende però più al dramma, la cinematografia nostrana aveva ‘osato’ raccontare il mondo glbtq con toni da commedia verace ma brillante, senza quindi scemare nel macchiettistico che si fa folklore. A Maria Sole e agli storici collaboratori Ivan Cotroneo e Francesca Marciano il compito di infrangere questo tabù, attraverso un film dal taglio troppo televisivo dal punto di vista visivo ma ben soppesato nella divertita e divertente scrittura. Perché è la ‘normalizzazione’ della coppia gay, finalmente, a venire a galla.

Federica e Marina vivono insieme da 5 anni. Se la prima è mezza cieca e perennemente distratta, l’altra ha problemi di schiena e una carriera passata, quella d’attrice, che torna ad invaghirla. Due donne di mezza età che si sono incontrate da adulte, con storie diverse alle spalle, si sono innamorate e hanno intrapreso quel tipo di rapporto che contraddistingue il 75% delle relazioni umane, etero o gay che siano, tra gelosie, quotidianità, insoddisfazioni, noia, scarsa attività sessuale (nel letto si ‘bisticcia’, come Raimondo e Sandra insegnano), tanto affetto, dubbi, litigi e rappacificazioni. Pura e semplice vita di coppia. Per riuscire nell’impresa Maria Sole si è affidata ad un taglio da commedia dura e pura, in cui si ride grazie alla sboccata romanità della Ferilli e alla goffa ‘isteria’ della Buy, incapace di accettare la propria omosessualità. Perché Federica non si considera nemmeno lesbica, essendosi in una sola occasione innamorata di una donna, preoccupandosi indirettamente del giudizio altrui. Che vive quasi come se fosse un ‘peccato’. Il tema della ‘paura’ nel mostrarsi prende così il sopravvento, in un paese, l’Italia, in cui ancora oggi c’è chi vive con terrore l’idea di un semplice coming out. Mondo dello show business in testa. Un appello tutt’altro che velato ai propri colleghi e colleghe, quello spedito dalla Tognazzi, che dai tempi di Tiziano Ferro nessuno ha più colto.

Due donne agli antipodi e proprio per questo indivisibili, perché gli opposti, si sa, si attraggono. Con la puzza sotto il naso una, senza peli sulla lingua l’altra. Nel mezzo un meraviglioso gatto e un filippino impiccione, chiaro riferimento della regista a quel Benny Luke che interpretò il cameriere Jacob nella trilogia del Vizietto. Margherita e Sabrina, va detto, funzionano perfettamente nei due ruoli per loro disegnati dalla Tognazzi, assemblandosi e incontrandosi come se fossero due metà della stessa mela. Il bilanciamento dei toni è invece più complesso, anche dal punto di vista recitativo, perché se la Ferilli buca lo schermo e trascina la pellicola nei momenti da ‘comedy’, in quelli più drammatici deraglia vistosamente, a causa anche di una regia che abbonda nei primi piani dal taglio fastidiosamente televisivo.

Una commedia sui sentimenti mai gratuitamente volgare (bensì ‘romanamente genuina’), piacevole e leggera ma non troppo, alla fin fine persino benevola con gli uomini (ti portano il caffè a letto!) e soprattutto dichiaratamente distante da quel genere nostrano che quando ha a che fare con il mondo gay, tranne rarissime eccezioni vedi ‘Come non Detto‘ di Ivan Silvestrini, tende a scimmiottare pesantemente i cliché di genere. Stereotipi qui ‘ribaltati’, andando a colpire tanto gli etero (plauso doveroso al come al suo solito impeccabile Ennio Fantastichini) quanto gli omosessuali. Ovviamente accomodante nei confronti del rapporto tra le due protagoniste che andrà inevitabilmente a complicarsi (e qui spunta il ‘vizietto’), perché pur sempre di una commedia ‘sentimentale’ stiamo parlando, Io e lei non fa altro che portare in scena l’amore universale con tutte le sue sfumature e difficoltà, prendendo a pieni mani dalla normalità del quotidiano. E lo fa sorridendo, ma solo e soltanto dopo aver invitato chi osserva a non temere i giudizi altrui, perché essere se’ stessi, in fondo in fondo, ti cambia l’esistenza. E in meglio.

Federico Boni, da “cineblog.it”

 

 

 

Condividi!

Leave a reply

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Fondazione Gabbiano, in quanto ente religioso, non deve ottemperare a quanto disposto
dall'art. 9 comma 2 del D.L. 8 agosto 2013 n.91, convertito con Legge 7 ottobre 2013 n. 112.
Sviluppato da NextMovie Italia Blog