Hermitage

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250 anni e non mostrarli
In attesa che le tecnologie stile Oculus Rift diventino di massa, per riuscire a visitare luoghi dove difficilmente riusciremmo ad andare di persona non resta che affidarsi all’esperienza cinematografica, oggi arricchita anche in certe occasioni della tridimensionalità.
Tutto questo grazie al grandioso progetto Nexo Digital che, dopo averci fatto visitare la mostra di Vermeer e fatto conoscere meglio Munch, solo per restare in campo pittorico, permetterà nei prossimi mesi di visitare i Musei vaticani, la mostra di Matisse alla Tate di Londra, e altre mostre su Vermeer, Rembrandt, Van Gogh e gli Impressionisti. Arriva infatti sugli schermi solo per la giornata del 14 ottobre, Hermitage, una visita al grande museo di San Pietroburgo, omaggio in occasione dei suoi 250 anni. Creato nel 1764 per volontà della zarina Caterina, ospita nelle sue duemila stanze, lungo ventitré chilometri di gallerie, circa tre milioni di oggetti d’arte. É composto da cinque edifici costruiti fra il ‘700 e l’800 lungo il fiume Neva, ma visiteremo anche l’enorme, modernissimo magazzino dove è stoccata ed esposta l’enorme quantità di opere che non troverebbero posto nel Museo. Le sue collezioni sono passate attraverso cinematografiche avventure, superando rivoluzioni, incendi, guerre, assedi, furti, beghe legali, crisi economiche e sono ancora lì, anche a prezzo del sacrificio di molte vite, a ricordare la grandezza dell’essere umano quando non è impegnato a commettere nefandezze. Parliamo di opere di Leonardo, Tiziano, Raffaello, Rubens, Rembrandt, Van Gogh, Matisse, Cézanne, Renoir, Monet, Degas, Picasso, Canova, Michelangelo e molti altri notissimi e di infiniti altri quadri, sculture, arredi, gioielli, libri, arrivando oggi ad aprirsi anche all’arte contemporanea. Ma soprattutto Hermitage è la storia appassionante degli uomini che sono vissuti e morti per la tutela di quel patrimonio immenso, che ha lievitato, viaggiato, si è contratto, è stato danneggiato e saccheggiato, comprato, venduto e ricomprato, ha rischiato la distruzione e lo smembramento, in un racconto così interessante da rendere Hermitage quasi un film che ricorda Monuments Men più che un “semplice” documentario di divulgazione. Certo siamo destinati a perderci nel tempo come una lacrima nella pioggia e allora per dare un senso alla nostra impalpabilità non resta che custodire e tramandare ciò che di concreto siamo riusciti a creare, perché l’uomo non è solo brutale sopravvivenza fisica. E per questo ci sono i musei, per preservare tappeti vecchi più di 2500 anni e antichissimi manufatti persiani e fragili ceramiche e armi e armature e pietre intagliate e vestiti indossati dagli Imperatori, per dimostrare che non siamo fatti solo della materia di cui sono fatti i sogni. Consigliatissimo, agli amanti dell’arte e agli appassionati di thriller storici.
Giuliana Molteni, da “moviesushi.it”

Immaginate di alzarvi una mattina e di avere il conto corrente con così tanti zeri da apparire inesauribile. Immaginate che la vostra agenda sia ricca di collezionisti e appassionati d’arte che stiano cadendo in disgrazia e che, quindi, i vostri soldi facciano la loro salvezza, mentre i dipinti in loro possesso facciano la vostra.
E pian piano ci prendete la mano: il conte inglese con i Velazquez, il nobiluomo francese ammaliato da Rembrandt, e grazie ad un colpo di fortuna ottenete il primo Raffaello. Vi pare un sogno invece siete solo una persona molto potente, risoluta, amante del bello e di ogni forma d’arte, con la frenesia di accumulare i migliori oggetti e dimostrare al mondo che, oltre ad essere donna bella, e ricca, siete anche capace, anzi, migliore degli altri.
Beffate con scambi unilaterali anche i Papi, riuscite ad ottenere “prestiti” che diverranno ad vitam, e in qualche decade getterete il seme di una collezione d’arte imponente e inestimabile. Il vostro nome ė Caterina II, siete l’imperatrice illuminata di Russia ed ė il 1764 quando acquistate 225 dipinti da un mercante Berlinese sancendo la nascita dell’Hermitage, quello che diverrà uno dei musei più importanti e grandi del mondo.
250 anni dopo si festeggia il traguardo raggiunto da una collezione che vanta 3 milioni pezzi, distribuiti in 2000 stanze, in un complesso senza eguali che si estende lungo le sponde del fiume Neva, a San Pietroburgo. Cinque edifici costruiti tra il ‘700 e l’800, di cui forse il Palazzo di Inverno e il Grande a Hermitage sono i più conosciuti, custodiscono gioielli, dipinti, sculture, porcellane, armature e molto altro. Oggetti scelti con cura prima da Caterina II e dai suoi discendenti poi, con la fine della dinastia Romanov, dai direttori e curatori che si sono succeduti nell’arco del ‘900. Uomini che hanno rischiato in prima persona pur di non far saccheggiare quelle stanze, da sempre residenza dei potenti poi museo di tutti.
Le grandi guerre hanno visto dittatori e oligarchi adoperassi per sottrarre i pezzi migliori, smembrare le collezioni, distruggere tutto ciò che intralciava il loro cammino, senza risparmiare le minacce (peraltro mantenute) di deportazione nei gulag.
Nessuno, neppure il padre dell’attuale Direttore (che ricoprì quel ruolo per ben 26 anni), ne uscì indenne. Ma lo sforzo fu ripagato. A parte la folle vendita di un gruppo di opere durante la Guerra Fredda, San Pietroburgo e il suo Hermitage furono salvate prima dalle fiamme grazie agli uomini che bagnarono i muri; poi dalla follia della Rivoluzione, grazie ai soldati che lo difesero dall’interno; e infine dalle bombe e dai dittatori, grazie ai curatori che imballarono e inviarono tre convogli alla volta di Mosca.

Tanti gli eroi senza nome e volto che si susseguirono nei secoli grazie a i quali il museo è diventato immenso, da sindrome di Stendhal, da crisi di pianto per la tanta bellezza in ogni dove. Probabilmente, molte delle opere che ricordate dalle lezioni di storia dell’arte sono esposte entro le chilometriche mura dell’Hermitage. E oggi, per la prima volta, le telecamere percorrono quei corridoi, con una guida di eccezione quale il loro Direttore, per raccontarci di antichi fasti, di speranze, ideali e gesti unici.
Martedì 14 ottobre 2014 sarà una giornata da ricordare: potrete esplorare quel meraviglioso museo, ascoltare una storia favolosa, scoprire qualcosa di nuovo senza prendere un aereo. In alcuni selezionati cinema, infatti, la Grande Arte raggiunge il Grande Schermo (l’elenco completo delle sale QUI) grazie a NexoDigital. Un’occasione unica da non lasciarsi sfuggire.
Vissia Menza, da “masedomani.com”

E’ il 1764 quando la zarina Caterina II, l’amica di penna di Voltaire e Diderot, acquista 225 dipinti della raccolta d’arte di un mercante berlinese: nasce così in pieno secolo illuminista il primo germe dell’Hermitage, il Museo di San Pietroburgo che rappresenta una delle mete più amate dei viaggiatori di tutto il mondo. La zarina lo immagina come un luogo isolato, un eremo non lontano dalla Prospettiva Nevskij e con una magnifica vista sul fiume Neva: “un petit ermitage” dove godersi momenti di rigenerante riposo circondata solo da pochi amici intimi e da opere d’arte. 250 anni dopo, l’Hermitage celebra il suo anniversario e lo fa con un evento cinematografico impressionante. Il tour esclusivo guiderà gli spettatori all’elettrizzante scoperta di alcuni dei 3 milioni di pezzi conservati nel sontuoso scrigno di San Pietroburgo. Da quel fatidico 1764 la collezione si è allargata a dismisura: la zarina Caterina non mancò infatti di allargare pian piano la preziosa raccolta. Né furono da meno gli altri zar della dinastia Romanov, che anno dopo anno arricchirono la collezione aprendola al pubblico a metà Ottocento, quando per le vie della città si incontravano i grandi scrittori russi, Puškin, Gogol, Dostoevskij, Tolstòj e Cechov…
da “mymovies.it”

Leonardo, Vermeer, Munch, Manet. Giganti assoluti, come non li avevate visti mai. Sul grande schermo, nel buio di una sala, ma non in un tradizionale film. Nel corso del 2013 il progetto di Nexo Digital ha portato il pubblico tra i più celebri musei e le migliori pagine di storia dell’arte, grazie a una nuova maniera di intendere il cinema: la casa di distribuzione milanese, in partnership con un network di grossi produttori internazionali, promuove da un lato la digitalizzazione delle sale italiane, proponendo contenuti in alta definizione, e dall’altro sfrutta le nuove tecnologie satellitari per diffondere la pratica del “broadcast” cinematografico, in grado di proiettare concerti, eventi sportivi, manifestazioni, documentari, sempre in diretta e in altissima qualità. Un‘idea che Nexo Digital ha testato anche con l’arte, diffondendo in oltre 1000 sale una serie di preziosi e apprezzatissimi docufilm. E quest’anno si fa il bis. Dal viaggio in 3D tra i Musei Vaticani al Matisse della Tate di Londra, dal ritorno al Mauritshuis dell’Aia de “La ragazza con l’orecchino di perla” di Vermeer, all’appuntamento con Vincent Van Gogh per i 125 anni dalla sua morte, passando per il mito degli Impressionisti.
L’apertura è affidata invece al Museo dell’Hermitage, che celebra il suo 250esimo anniversario. Il prossimo 14 ottobre, prenotandosi in una delle sale del circuito, il pubblico italiano potrà scoprire la storia di uno tra i più strepitosi musei al mondo, nato nel 1764 per volere della zarina Caterina II: fu lei ad acquistare un blocco di 225 dipinti da un mercante berlinese, costituendo così il primo nucleo del futuro Museo di San Pietroburgo, immaginato come un tempio privato di meditazione, non lontano dalla Prospettiva Nevskij, con vista sul fiume Neva. Il regale “eremo” – con i suoi 23 km di gallerie – ha sede all’interno del Palazzo d’Inverno, stupefacente architettura barocca, un tempo residenza degli zar, che vanta il record per la più lunga facciata architettonica al mondo: 500 metri di scintillanti modulazioni verde smeraldo, bianco e oro.
Oggi l’Hermitage conserva oltre 3 milioni di pezzi, fra tele, sculture, gioielli, libri e arredi di pregio, custoditi in spazi sontuosi che traboccano di storia. L’Olimpo dei grandi maestri di sempre è qui: da Caravaggio a Canova, da Botticelli a Tiziano, da Giorgione a Rubens, da Picasso a Matisse, da Cezanne a Renoir… Grazie al film-evento di Nexo Digital perdersi tra i saloni, i corridoi, le scalinate del palazzo, soffermandosi su alcuni dei maggiori capolavori in collezione, diventa un’esperienza possibile. E assolutamente unica. Un solo giorno, per volare fino in Russia sulle frequenze del satellite, a cavallo del grande cinema hi-tech.
Helga Marsala, da “artribune.com”

Il 14 Ottobre, e solo per un giorno, le sale cinematografiche hanno ospitato il Film di Margy Kinmonth “HERMITAGE”, celebrandone il 250esimo anniversario. Parte il filmato e virtualmente ci si ritrova in uno dei luoghi d’arte più ampi e rinomati al mondo, percorrendo, insieme alle telecamere, quelle enormi scale in marmo, rivestite da tappeti rossi e ricche di particolari color oro alle pareti, che conducono alle sale di esposizione delle collezioni. A far da Cicerone, per la maggiore, l’attuale direttore del Museo, Mikhail Piotrovski, insieme a curatori, studiosi ed esperti: il loro narrare ha accompagnato lo spettatore durante questo viaggio alla scoperta di un immenso ed elegantissimo labirinto dalle innumerevoli stanze, che fu testimone non solo di due secoli di storia zarina, in quanto reggia imperiale degli zar Romanov fino al 1917, ma anche di guerre e rivoluzioni che ne misero a rischio struttura e opere d’arte. Come è noto, il Museo fu ideato da Caterina la grande e ospita una delle più ampie collezioni d’arte del mondo (oltre tre milioni di pezzi) con opere – solo per citarne alcuni- di Da Vinci, Caravaggio, Filippo Lippi, Giorgione, Casanova, Canova, Degas, Gauguin, Matisse, Monet, Picasso, Renoir, Rembrandt, Van Gogh, Velazquez. L’estesissimo Museo comprende cinque edifici (il Palazzo d’Inverno, il Teatro dell’Hermitage, il Piccolo, il Grande e il Nuovo Hermitage) e si estende – occupandone una parte – fino al Palazzo dello Stato Maggiore. La forte e determinata Caterina, nel 1764, fece costruire un rifugio che chiamò Petite Hermitage, accanto al Palazzo d’Inverno, per sfuggire alla caotica vita di corte e ammirare privatamente i suoi quadri, che aumentarono a dismisura nel tempo grazie all’ acquisizione continua di collezioni giunte da diverse parti del mondo. La pellicola cinematografica di Kinmonth ha l’apparenza di una visita guidata ma il carattere di un documentario storico. Molte, infatti, le curiosità, gli aneddoti emersi dalle interviste proposte, attraverso racconti ricchi di particolari, che hanno tracciato un excursus chiaro dalla fondazione ai giorni nostri. Impossibile, ovviamente, aspettarsi di posare lo sguardo su tutte le opere esposte e, di conseguenza, non numerosi i riferimenti e gli approfondimenti stilistici. La storia di questo luogo d’arte è partita dalla irresistibile passione di Caterina per il collezionismo e il desiderio di elevare culturalmente la sua Russia per renderla al pari dell’Occidente, passione, questa, ereditata e portata avanti anche dai successori della dinastia Romanov. Terribile l’incendio del 1837 che, fortunatamente e per la prontezza di intervento dei curatori del tempo, non causò danni alle opere. Nel 1852 l’esposizione divenne pubblica anche se ristretta ad un numero di eletti fino alla rivoluzione. Molti documenti fotografici, mostrati nel film, testimoniano, inoltre, le due grandi “evacuazioni” del Museo: durante la rivoluzione del 1917 e durante la seconda grande guerra, tutto venne accuratamente imballato e caricato su tre treni segreti con destinazione Mosca al tempo della caduta dello zar e verso gli Urali durante i bombardamenti nel secondo conflitto. Testimoni raccontano che i soldati russi sopravvissuti alla seconda guerra mondiale, stanchi e stremati, poco dopo il rientro dal fronte, furono portati a visitare l’Hermitage: una guida descriveva dipinti e statue mentre loro sostavano dinanzi a cornici e basamenti vuoti con, negli occhi, la serenità di chi si sente a casa. Interessante osservare con quale attenzione sono conservati, per esempio, gli splendidi abiti di Caterina o constatare che alcune delle immense stanze che ospitavano gli zar adesso sono occupate dai restauratori. Insieme al direttore, le telecamere hanno avuto eccezionalmente accesso anche ad un grande “scrigno” segreto fatto di piccoli cassetti colmi di gemme con incisioni, ciondoli e cammei, realizzati, per volere di Caterina, dai migliori artisti del settore. Non sono mancate inquadrature mozzafiato sui preziosi oggetti in antico oro degli Sciiti, sulle porcellane e le armature dell’Arsenale e naturalmente su particolari di numerose sculture e dipinti, uno fra tutti la Madonna Litta, famosa non solo per l’incerta paternità che vede opporsi Leonardo da Vinci e il suo allievo Giovanni Antonio Boltraffio, ma anche perché all’Hermitage risulta, insieme alla Madonna Benois di Leonardo, una delle opere che ispirano lunghe soste meditative ai moltissimi visitatori. Tutto ciò che non ha trovato spazio nell’esposizione dell’Hermitage, trattandosi perlopiù di pezzi di arredamento appartenuti agli zar, si trova in una sede staccata al Museo che anche se, per definizione, prende il nome di Magazzino, è un edificio concepito, al suo interno, come una immensa vetrina, così da assolvere a una doppia funzione: conservare e custodire tesori con criterio e attenzione e allo stesso tempo renderli fruibili all’occhio del visitatore. L’Hermitage ha sedi staccate ad Amsterdam, Londra, Las Vegas, Kazan e Ferrara.
Marta Cutugno, da “carteggiletterari.org”

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