Big Hero

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Ogni notte, nei vicoli più reconditi della metropoli futuristica di San Fransokyo si improvvisano i ring delle competizioni clandestine più acerrime e avanguardistiche, i bot fight, o le lotte tra robot. Il quattordicenne Hiro Hamada, prodigio della robotica, è un insospettabile campione di tali tenzoni che lo portano inevitabilmente a rimanere invischiato in guai più grossi di lui, allorché vince grosse scommesse contro i veterani dell’azzardo. A salvarlo c’è però sempre il fratello maggiore Tadashi, che cerca di allontanarlo dalla pericolosa passione per i bot fight. A tal fine, Tadashi cerca di convincere Hiro ad entrare con lui nell’élite del San Fransokyo Institute of Technology. Dopo una visita presso il ‘covo dei geeks’, dove Tadashi presenta a Hiro i suoi sodali Gogo, Honey Lemon, Wasabi e Fred e il suo progetto Baymax, un robot gonfiabile inteso a fornire ausilio sanitario sia fisico sia psicologico, il genio teenager è più che convinto. Ma la sera della fiera di presentazione dei progetti di ammissione all’istituto, dove Hiro primeggia grazie ai suoi mirabolanti micro-bot, in grado di dar forma a qualsiasi proiezione della mente di chi li comanda, l’Istituto è d’improvviso avvolto dalle fiamme di un incendio in cui Tadashi perde la vita…
Far seguito al successo vastissimo – e inatteso in tali proporzioni – di Frozen non è un’impresa facile per la Disney. Tanto più che la sfida viene presa di petto dallo studio di Burbank in Big Hero 6 (la cui produzione è invero iniziata tre anni fa, ovviamente ben lungi dal calcolo di dover seguire a ruota al più grande incasso per un film d’animazione di tutti i tempi). Perché sì, il film firmato da Don Hall e Chris Williams viola nelle sue fasi preliminari il classico tabù Disney della perdita dolorosa di un familiare; un trauma ‘coraggiosamente’ già messo in scena, però, nei classici capolavori Bambi (1942) e Il re leone (1994). Un elemento drammatico che s’innesta dritto alle radici, modificandone le premesse, di quello che è anche il primo adattamento disneyano di un fumetto Marvel. La spinta supereroica e superoministica che domina il cinema stelle e strisce degli ultimi anni viene qui temperata da una dose di dolente emotività che pare mutuata dalla dichiarata influenza che gli anime giapponesi e in particolare il cinema di Hayao Miyazaki esercitano su questa produzione del padre di Toy Story John Lasseter. Del resto, il processo osmotico tra l’immaginario delle due sponde del Pacifico trova un suo fertile terreno nella splendida creazione scenografica di una crasi tra San Francisco e Tokyo. Nella città immaginaria che fa da sfondo alle vicende di Hiro, Baymax e degli altri Big Hero 6, si riconoscono rielaborazioni degli emblemi del paesaggio urbano delle due metropoli, il Golden Gate e la Tokyo Tower, ma si rintraccia pure una fine sintesi tra l’affollata ipermodernità della capitale nipponica e la rilassata eleganza della baia californiana, in una sorta di rilettura disneyana dell’ibridazione fantascientifica di Blade Runner. Ma la ricercata fusione tra Occidente e Oriente (si noti nei primi piani il disegno del taglio degli occhi di Hiro e Tadashi) trova la sua più felice e memorabile creatura proprio in quel Baymax che ci auguriamo si ritagli una nicchia di culto nella schiera degli eroi Disney dei Duemila.
Sorta di omino Michelin devoto al benessere psico-fisico di Hiro, Baymax percorre una parabola che va da zelante infermiere a indomito superrobot, declinando le forme di un goffo e adorabile stereotipo dell’amico dei sogni, il compagno d’avventure che tutti vorrebbero al proprio fianco. Concepito per essere abbracciato, Baymax è l’equivalente robotico di Doraemon e Totoro; manca perciò dell’immediata simpatia da peluche di questi ultimi (anche per via del volto senza espressione), ma con la sua caparbietà e spirito di sacrificio conquista e commuove. E proprio questo equilibrio ineffabile tra i molti sorrisi e qualche lacrima sigla la riuscita della difficile scommessa di Big Hero 6. Non disseminerà forse per il mondo il ritornello di una nuova Let It Go, ma il cinquantaquattresimo lungometraggio Disney ha tutte le carte in regola per entrare nel novero dei classici contemporanei e far sognare a più d’uno spettatore (bambino o adulto) d’incontrare un giorno il proprio Baymax…

Paolo Bertolin, da “mymovies.it”

 

Presentato in anteprima mondiale al Tokyo International Film Festival (al quale abbiamo avuto fortuna di partecipare), Big Hero 6 è il nuovo film animato della Disney che ha l’arduo compito di riuscire a eguagliare il fenomenale successo di Frozen – Il regno di ghiaccio che con oltre un miliardo e duecento milioni di incassi si è guadagnato lo scettro di film animato di maggior successo di sempre. Il Giappone è stato quindi un’ovvia scelta per questa grandiosa anteprima: solo nel paese del Sol Levante Frozen ha incassato ben 250 milioni di dollari, arrivando al secondo posto del box office subito in coda agli Stati Uniti oltre a diventare il terzo incasso di sempre nella storia del paese. Ma Tokyo non è solo stata una scelta di marketing, ma anche la principale ispirazione alla base del film dei registi Don Hall e Chris Williams. La fittizia città di San Fransokyo in cui si svolgono le vicende del film è infatti un’eccezionale unione delle due città di San Francisco e Tokyo, entrambe estremamente riconoscibili eppure stranamente omogenee: la prima con le sue colline e i suoi tram, la seconda invece con le strade e i vicoli intasati di cavi elettrici e luci al neon, tutti luoghi nei quali si svolgeranno le avventure del giovane Hiro, dell’impacciato robot Baymax e dei loro quattro compagni: i Big Hero 6 del titolo.
SEI GRANDI EROI Hiro Hamada è un giovane genio della robotica che piuttosto che studiare si cimenta in particolari combattimenti di strada con protagonisti piccoli robot guerrieri. Il fratello Tadashi invece ha messo il suo intelletto al servizio della scienza e studia presso il San Fransokyo Institute of Technology. Per accedervi Tadashi ha creato un simpatico quanto utile robot infermiere, Baymax, un enorme pupazzone bianco, morbido e goffo per poter “ispirare fiducia” nei suoi pazienti. Per convincere il fratellino ad abbandonare le bot-fights e iscriversi allo SFIT, Tadashi lo porta ai laboratori dell’istituto dove gli mostra il suo lavoro e quello dei suoi amici: Go Go Tomago, creatrice di un disco a levitazione magnetica; Wasabi, genio dei laser e maniaco dell’ordine; Honey Lemon, chimica provetta e amante delle borse e infine Fred, ex-studente con il sogno di trasformarsi in un enorme drago sputafuoco.
Eccitato dalle mille possibilità di studio, Hiro decide di creare qualcosa di straordinario da presentare al professor Callaghan, mentore di Tadashi e suo personale eroe: ecco dunque la creazione dei micro-bots, nanomacchine capaci di riprodurre qualsiasi cosa. Ma durante la serata di presentazione del progetto un’esplosione catapulta Hiro nel mezzo dello scontro con Yokai, misterioso personaggio mascherato impossessatosi dei micro-bots e pronto a tutto per conseguire il suo obbiettivo…

LA MARVEL SENZA LA MARVEL Il film di Don Hall e Chris Williams si ispira ad un oscuro e poco conosciuto fumetto della Marvel, Big Hero 6 appunto, creato nel 1998 da Steven T. Seagle, che dal 1997 gestiva la testata Uncanny X-Men con altalenanti successi, e Duncan Rouleau, artista che aveva lavorato sulle pagine di Venom e di Spider-Man. La serie ebbe poco successo e chiuse in poco meno di un anno solo per essere poi ripescata nel 2008 da Chris Claremont per una miniserie. Big Hero 6 raccontava le gesta di uno speciale gruppo di supereroi creato dal governo giapponese per combattere le minacce superumane. A formare questo gruppo c’erano due personaggi provenienti dalle pagine degli X-Men (che in quegli anni stavano ancora cercando una nuova strada dopo l’eccezionale gestione di Claremont), dalle ovvie origini giapponesi: l’ex-guardia del corpo della terrorista Viper e antagonista di Wolverine, Silver Samurai, e il mutante Shiro Yoshida, noto con il nome di Sunfire. Accanto a loro trovavano posto un nutrito gruppo di personaggi originali: Go Go Tomago, ex-yakuza affilata come un katana con l’abilità di lanciarsi verso i nemici con un’armatura creata simulando i poteri del Fenomeno; Honey Lemon, una sorta di Vedova Nera del governo giapponese armata di una borsa stracolma di tasche dimensionali nelle quali erano nascosti armi e gadget alla James Bond; Wasabi No Ginger, personaggio creato da Claremont nel 2008, uno chef provetto con l’abilità di lanciare coltelli psionici creati dal suo Qi (una sorta di Gambit giapponese); infine Fredzilla, anche questo creato per la miniserie del 2008, un mutante con il potere di circondarsi da uno scudo di forza che prendeva la forma di un mostruoso Kaiju. Alla guida di questo eterogeneo gruppo di supereroi c’era il tredicenne Hiro Takachiho, genio della robotica e creatore di Baymax, un gigantesco robot a metà tra il Gipsy Danger visto in Pacific Rim e l’armatura Hulkbuster di Tony Stark, con all’interno la materia cerebrale del padre morto. Ma non solo, Baymax poteva trasformarsi a sua volta in un enorme Kaiju e, nella miniserie del 2008, anche in un essere umano.
“Eravamo a caccia di qualcosa di unico, qualcosa che non avevamo ancora visto, ma anche affascinante e abbracciabile” ha spiegato Don Hall in una recente intervista. Ma di quello che era il Big Hero 6 di Seagle e Rouleau rimane solo lo scheletro e i nomi. Quasi la totalità dei personaggi sono stati modificati con evidente tocco disneyano, per adattarsi al meglio alle linee guida del progetto. Un problema? No, anzi… Mentre prima il focus della serie era lo scontro tra il supergruppo e le varie minacce che affrontava il Giappone, nel film ci si è focalizzati sulle tragiche conseguenze sul giovane Hiro dell’incidente in laboratorio e la sua amicizia con il tenero e gentile Baymax. Meno Marvel e più Disney. Una scelta più che mai azzeccata per quello che diventa a tutti gli effetti il primo film sui supereroi targato Walt Disney Animation (Gli Incredibili della Pixar è precedente all’acquisizione da parte della Casa di Topolino).

BAYMAX E I SUOI AMICI Fin dal primo trailer tutta l’attrattiva di Big Hero 6 si era focalizzata sul grosso robot gonfiabile Baymax, immediatamente divenuto il beniamino di molti, adulti e bambini, grazie al suo aspetto buffo e tenero e al suo comportamento goffo e imbranato. La fascinazione per Baymax riesce a spiegare al meglio la progettualità che si nasconde sotto la superficie del nuovo Classico Disney: riuscire a catturare tutte le fasce di età grazie ad alcuni elementi ben congegnati. Guardando BH 6 si ha infatti la strana sensazione che ogni dettaglio sia stato sviluppato per attrarre una determinata fascia di spettatori: i più piccoli grazie ad Hiro e al suo Baymax; adolescenti e adulti con i comprimari, tutti in età universitaria, e la profondità della narrazione; e infine il pubblico degli appassionati di cinecomics grazie alla presenza della Marvel. Questa forte progettualità (che non si riesce a ignorare) rende il film un po’ freddo e quasi senza anima. Quasi.
Infatti, nonostante questa freddezza iniziale, il film riesce a colpire grazie alla grande solidità alla base del progetto. La Disney non lascia certo nulla al caso e quelli che possono essere visti come punti deboli ne diventano al contempo i punti forti. I protagonisti funzionano più che bene, ognuno è caratterizzato con pochi dettagli funzionali e che ricordano in parte anche i personaggi del fumetto originale (Wasabi che da cuoco si trasforma in esperto di laser in una semplice battuta caratterizza il proprio soprannome e il legame con la cucina). Ma sono Hiro e Baymax i veri punti focali di tutto. Da una parte la giovane età e i legami familiari spingono il giovane ad azioni sconsiderate e violente (anche verso i propri compagni), dall’altro solo il rapporto con il pupazzone bianco riuscirà a “salvare” Hiro e a trasformarlo in un vero eroe.
Con un’animazione allo stato dell’arte, la ricostruzione di una città tanto fittizia quanto ancorata alle sue ispirazioni e dei personaggi che bucano lo schermo (il robot Baymax su tutti), Big Hero 6 si conferma come il film animato delle feste (natalizie per noi, del Ringraziamento per gli Stati Uniti, dove è già uscito). Nonostante una programmaticità abbastanza percepibile, il nuovo Classico Disney diverte senza scadere mai in facili buonismi o banali ingenuità. L’idea iniziale di allontanarsi in maniera marcata dal fumetto di partenza risulta assolutamente vincente: Big Hero 6 rimane sempre il classico film di origini ma la conseguente disneyficazione del concetto funziona e riesce a distanziarlo dalla pletora di cinecomics (riusciti e non) che affollano le sale cinematografiche di tutto il mondo. Con ogni probabilità il film non riuscirà ad eguagliare l’incredibile successo di Frozen – Il regno di ghiaccio ma ciononostante riuscirà ad appassionare una larga fetta di pubblico, ingraziandosi sia quello che storce il naso quando si parla di cinefumetti sia i più accaniti fan della Marvel, che saranno deliziati dalle numerose citazioni dei protagonisti della Casa delle Idee (e assicuratevi di rimanere in sala fino alla fine dei titoli di coda per un cameo d’eccezione!). Preparatevi all’arrivo dei Big Hero 6!
VOTOGLOBALE7

Diego Garufi, da “everyeye.it”

 

Forte del successo ottenuto da Frozen – Il regno di ghiaccio, miglior film d’animazione ai Premi Oscar 2014 e maggior incasso della storia del cinema nel “genere animato”, la Disney si sarebbe potuta sedere sugli allori a godersi cotanto successo di pubblico e di critica. Oppure avrebbe potuto sfornare un nuovo prodotto per il grande schermo, ma di svogliata qualità inferiore. E invece no, nessuna delle due. Con Big Hero 6 la Disney raddoppia, rilancia e va incontro ad un nuovo jackpot.

Big Hero 6 è un film intelligente e divertente, dal messaggio universale, capace di divertire grandi e piccoli, teenagers, nonni e under 12. Protagonista è Baymax, un bianchissimo robot gonfiabile, a metà strada tra un gigantesco marshmallow e un simpatico omino Michelin, programmato per fornire aiuto sanitario sia fisico sia psicologico a chi è ferito o giù di morale. La cura del prossimo è la sua ragione di vita. E quest’idea è già più che sufficiente per incensare la Disney. Un’idea calata in una futuristica e non meglio precisata metropoli dal fanta-nome di San Fransokyo, dalla fisionomia un po’ alla Futurama e un po’ alla distopica Los Angeles di Blade Runner. In un mondo di nerd esperti di hi-tech e cyber-scienza, e aziende miliardarie disposte a tutto pur di accaparrarsi il brevetto del secolo, Big Hero 6  è una storia dal forte valore educativo che porta la fantascienza, pur ad un livello base e annacquato, in un film d’animazione.

Come è ormai prassi consolidata nel mondo dell’animazione, anche Big Hero 6 è un trionfo di citazioni pescate qua e là dal mondo dei comics e non solo. Riferimenti, richiami e strizzatine d’occhio ben amalgamati, però, nella fluidità della vicenda, risultando quindi ben riconoscibili e allo stesso tempo ben celati. È così che incappiamo in voli oltreoceano alla Iron Man, cerchi spazio-temporali alla Stargate, training alle arti marziali come in Kung Fu Panda. Ma incrociamo anche luminescenti dischi rotanti alla Tron Legacy, un cattivone dalle fattezze tentacolari che ricorda il Doctor Octopus di Spider Man e una strana sorta di Geomag ultra recettivi che convogliano tutti nello stesso hangar come in Transformers 4. A questo si aggiungano espliciti omaggi ai vari robottoni giapponesi anni Ottanta di Go Nagai (Mazinga, Ufo Robot Goldrake e altri) immortalati sui poster appesi in camera del protagonista Hiro Hamada e un titolo corale alla Fantastici 4. Tutti riferimenti che, ripeto, non sono gratuiti né buttati lì a casaccio, ma saggiamente diluiti e distillati negli ingranaggi della vicenda.

Big Hero 6, quindi, a più tratti spassoso e sanamente didattico, è un film d’animazione che porta i superheroes tra la gente, tra i comuni mortali, tramite un gruppetto di ragazzi super-eroi dotati non di poteri soprannaturali innati, ma frutto della loro conoscenza della chimica e della scienza.

Insomma, Big Hero 6 è il nuovo gioiellino della Disney. L’ennesimo.

Tommaso Tronconi, da “onestoespietato.com”

 

Big Hero 6 è il nuovo film d’animazioneDisney diretto da Don Hall e ChrisWilliams. E’ un mix di generi tra i supereroi dell’omonimo fumetto Marveldegli anni 90, creato da Steven T. Seagle e Duncan Rouleau, e il racconto animato per famiglie. La Disney, acquisendone i diritti, è entrata per la prima volta nel mondo della Marvel Comics. I creatori diRalph spaccatutto e Frozen si sono cimentati nella sfida di un manga americanizzato con dei supereroi molto nerd. Più vicino al mood di Ralph che al mondo di ghiaccio, Big Hero combina l’epica marvelliana ai sentimenti edificanti disneyani nelle avventure degli studenti geniali dell’Institute of Technology di una metropoli dall’appropriato nome di San Fransokio.

Le immagini beneficiano molto del brillante fascino di questo omone Michelin senza pieghe che muove con elegante e dignitosa circospezione la sua mole. Interessante evoluzione dell’animazione Disney,Baymax è un eroe bianco e blobby che si occupa degli altri con molto garbo, nuovo alfiere tecnologico dei valori di Bambi e del Re Leone.

Baymax
Nella città di San Fransokio, una metropoli ibrida tra America e Giappone, Hiro Hadama, orfano di entrambi i genitori, vive con il fratello maggiore Tadashi a casa della loro sbadata zia. Hiro è un ragazzo prodigio, diplomatosi a tredici anni è una mente geniale. Lui e suo fratello sono entrambi appassionati di scienza e tecnologia e mentre Tadashi sfrutta il suo potenziale studiando all’istituto di tecnologia della città, Hiro gareggia nei duelli clandestini tra robot. Sarà proprio il fratello maggiore a metterlo sulla giusta strada mostrandogli il suo laboratorio dove sta portando avanti lo studio su un robot sanitario e facendogli conoscere tutti i colleghi ricercatori: Go Go eclettica e dinamica, il maniaco dell’ ordineWasabi, Honey Lemon la chimica dolce e un po’ ansiosa e Fred intontito e sfasato, mascotte della scuola. Dopo aver conosciuto questo mondo, Hiro decide di impegnarsi in una creazione innovativa che gli possa permettere di entrare nella scuola, inventa, così, dei microrobot che riesce a muovere telepaticamente, dei minuscoli automi che può comandare con una fascia neurale. L’unico limite alle cose da fargli fare è la nostra fantasia, come afferma lui stesso. Dopo la presentazione dei microbot, nella scuola scoppia un incendio e il fratello Tadashi vi perde la vita nel tentativo di salvare il Professor Callaghan. Hiro, depresso e rassegnato, si chiude in se stesso non uscendo più di casa ed è proprio ora che entra in scena il vero protagonista, Baymax, il robot sanitario inventato da Tadashi. Baymax ha come scopo curare e soddisfare tutti i suoi pazienti, il suo aspetto rassicurante ricorda un grande marshmallow cibernetico. Il goffo medico robot si presenta da subito in tutta la sua tenerezza, il suo primo obiettivo è quello di aiutare il giovane scienziato a superare la perdita del fratello. Baymax ed Hiro scoprono che non tutti i microbot sono andati distrutti nell’incendio, ma sono ancora attivi e un oscuro personaggio se ne è appropriato. L’uomo che guida i microbot indossa una minacciosa maschera kabuki nella quale ha posto la fascia neurale, sembra che abbia causato l’incendio e abbia rubato l’invenzione per scopi malvagi. Hiro decide di fermare quell’uomo a tutti i costi, trasforma il piccolo gruppo di scienziati in supereroi e fa un upgrade a Baymax rendendolo combattivo con tanto di pugno d’acciaio saettante alla Mazinga Z. L’insolita squadra muta il sapere scientifico e le conoscenze tecnologiche in superpoteri di tutto rispetto.

Con qualche colpo di scena, tante risate e non pochi momenti commoventi, Big Hero 6 racconta l’adolescenza e la profonda amicizia tra un piccolo genio e un dolce robot. Invia un messaggio rassicurante, nel quale il dolore di Hiro porta alla conoscenza e alla continuazione di un importante progetto umanitario. Il personaggio centrale di questo racconto di formazione è il goffo Baymax, tra il Bibendum Michelin e Wall-e, che si muove in gesti slapstick e non fa trattenere il sorriso. Pur ricordando tanti elementi non lo si trova in alcun modo banale. E’ doppiato in italiano da Flavio Insinna ma è quasi impossibile riconoscere la voce nazionalpopolare del conduttore televisivo dentro il morbido robot.

Hiro e Baymax
La Casa di Mikey Mouse conferma la sua superiorità negli effetti di animazione, resi straordinariamente nelle scene di volo e di movimento, e fa subito centro nel primo esperimento con i supereroi (neppure di grande importanza) reinventati snaturati e trasportati nel luminosissimo universo disneyano. Tutto nel film ricorda il rapporto di elementi lontani tra loro (l’occidente e l’oriente, la vita e la morte, gli umani e gli automi) come a sottolineare il rapporto stesso tra le due Case: una nuova strada si sta aprendo davanti al mondo dell’animazione, una strada fatta dei temi classici Disney amalgamati al mondo dei supereroi Marvel.

Roberta Fiaschetti, da “cinematographe.it”

 

Qualsiasi film i Walt Disney Animation Studiosavessero realizzato quest’anno, il titolo in questione avrebbe dovuto scontrarsi con il colossale successo di Frozen – Il regno di ghiaccio, divenuto il primo lungometraggio d’animazione presente fra i 5 maggiori incassi cinematografici della storia. La Disney ha deciso di giocare tuttavia la carta della novità e dopo essere tornata ai classici delle principesse con Frozen (non privo di piacevoli intuizioni), l’idea è stata quella di unire l’animazione disneyana con i fumetti Marvel sui supereroi; è così che nasce Big Hero 6.

Vagamente ispirato all’omonimo fumetto di Steven T. Seagle e Duncan Rouleau, Big Hero 6prova a riprodurre nel campo dell’animazione il risultato ottenuto dal connubio Disney/Marvel con i supereroi nel mastodontico progetto live-action ormai in moto da anni. La coppia scelta per dirigere il titolo è composta da Chris Williams e Don Hall: il primo, regista di Bolt e tra gli sceneggiatori dei classici Mulan e Le Follie dell’Imperatore; il secondo, regista di Winnie the Pooh – Nuove Avventure nel Bosco dei Cento Acri e autore della sceneggiatura di Big Hero 6 assieme aJordan Roberts (La marcia dei pinguini).

Protagonista della pellicola è Hiro Hamada, giovane prodigio della robotica, il quale forma un gruppo di supereroi con i propri amici e il suo compagno robot Baymax per combattere un’oscura figura che minaccia la città di San Fransokyo.

Già nell’ambientazione, e in special modo nella città in cui si svolgono le vicende, risiede il primo elemento intrigante della pellicola. La Disney decide infatti di ricreare un mondo di supereroi in uncontesto che mescoli Oriente e Occidente; San Fransokyo si dimostra una metropoli ricca di grattacieli e colori digitali, come una vera e propria Tokyo moderna, ma abbandonando lo skyline, avvicinandoci al suolo e in particolare alle abitazioni dei protagonisti, scopriamo anche il lato urbano tipico di San Francisco, in cui si fondono architettura moderna e vittoriana, con tanto di rete filotramviaria che collega la città.

Nella sua costruzione, la città è gestita splendidamente ed è sicuramente uno dei punti forti del film, che è semplicemente uno spettacolo da guardare. Ogni scena è ricca di dettagli e quasi ci si perde nel trovare rimandi, negli elementi scrupolosamente posizionati e nella splendida contaminazione orientale, soprattutto per il pubblico che abita dalla parte opposta del globo.

Per un amante del genere, poi, l’incursione della fantascienza è davvero un toccasana, soprattutto per quello che è un altro degli elementi più intriganti del film: i minirobot. Non voglio dilungarmi troppo, perché anticiperei ciò che è meglio lasciare alla scoperta dello spettatore, ma questi piccoli robot sono davvero fenomenali nel loro utilizzo e non voglio nemmeno pensare al lavoro svolto per animare il tutto.

Lasciando da parte il livello tecnico, che si palesa a uno standard addirittura superiore di quello mostrato in Frozen, a conquistare di questo Big Hero 6 sono l’equilibrio e la grazia con cui la storia è costruita e si sviluppa. Qui si nota maggiormente la scelta azzeccata dei registi, ognuno capace di portare un aspetto diverso al titolo: Williams con la sua esperienza nei film dal ritmo più action e serrato, Hall abile nel gestire situazioni meno concitate per dare spazio ai personaggi. Nessuno ha mai la meglio sull’altro, ma anzi lavorano in coppia subentrando sempre nel momento giusto; il film non evita i momenti più adrenalinici, abilmente gestiti in puro stile action senza risparmiarsi inseguimenti e combattimenti coreografati, ma sa anche togliere il piede dall’acceleratore e avvicinarsi con una lente d’ingrandimento ai protagonisti umani (e non solo), i quali si schiudono davanti ai nostri occhi. E questi ultimi, sono modellati con la cura con cui la Disney ci ha abituati grazie ai suoi grandi classici.

In mezzo al gruppetto di eroi, ognuno può trovare chi più gli si addice. Il maniaco dell’ordine, la tipa tosta ma leale, la ragazza svampita, il fan sfegatato di fumetti e supereroi… Tutti funzionano e sono immediatamente riconoscibili, anche cromaticamente, il che si dimostra molto utile quando si gioca con ben sei personaggi sullo schermo. Anche le loro armi sono studiate ad hoc, dalle lame laser di Wasabi alla geniale borsetta di Honey Lemon, che permette di creare dei micidiali composti chimici.

Sarebbe impossibile non parlare poi dei due protagonisti indiscussi della pellicola: Hiro eBaymax. Quest’ultimo, in particolare, è il simbolo vero e proprio del film, reinventato per l’occasione rispetto al fumetto. Il paffuto robot è una delle tanti chiavi di Big Hero 6 e conquista il cuore non appena appare sullo schermo, divenendo principale artefice dei siparietti comici del film, anche con vere e proprie sequenze slapstick. La sua forma tonda e rassicurante contrasta con il suo essere una macchina, qualcosa che per noi è privo di coscienza e sentimenti; il rapporto tra lui e Hiro si evolve esattamente come quello tra due esseri umani e anzi fa riflettere il fatto che Baymax si dimostri in fin dei conti più umano di molti altri. L’amicizia è il motore del film, che nel pieno rispetto delle tradizioni Disney, lancia un messaggio positivo e di speranza al pubblico, e non pensate che si limiti a trattare superficialmente i soliti temi ricorrenti in questi lungometraggi; oltre agli argomenti più classici, c’è spazio anche per tematiche più azzardate come la lunga e difficile elaborazione di un lutto, che non viene liquidata in quattro e quattr’otto, ma accompagna invece il protagonista per gran parte dell’avventura. Probabilmente, senza il sostegno dei suoi amici, tra cui ovviamente Baymax, Hiro non sarebbe riuscito ad andare avanti, a ridare un senso alla propria vita; quando siamo colpiti da una disgrazia, il baratro è proprio di fronte a noi ed è molto più semplice lasciarsi cadere che combattere, ma il dolore è una parte integrante della nostra esistenza e ciò che fa la differenza è il modo in cui ciascuno si rapporta e risponde a essa.

Merita un plauso anche l’adattamento italiano, soprattutto per le voci principali di  Hiro e Baymax, doppiati da Alessio Puccio (voce italiana di Daniel Radcliffe) e Flavio Insinna, per la prima volta in cabina di doppiaggio. Buona anche la resa italiana di Immortals dei Fall Out Boy, brano scritto appositamente per il film, che si distingue anche da molti altri titoli Disney per non essere allestito come un vero e proprio musical.

Perciò, se questo Natale avete intenzione di godervi un buon film, Big Hero 6 è sicuramente uno di quei titoli che dovreste seriamente considerare, senza fare distinzioni d’età, perché siamo probabilmente di fronte a quello che è destinato a divenire un classico. Non è un film perfetto, soprattutto per alcune “licenze” nella sceneggiatura, ma quanti film lo sono veramente? Credo che se ripensando a un film, notandone le ingenuità, si passa tranquillamente sopra a queste perché nel complesso tutto il resto sembra aver funzionato a meraviglia, è difficile non comprendere che si è appena visto un gran bel film. Il matrimonio Disney e supereroi Marvel ha funzionato pienamente e se questi sono gli esiti delle sperimentazioni nella casa d’animazione, speriamo che continuino a stupirci con nuove improbabili trovate.

In Italia, inoltre, il film è portabandiera del progetto di MediCinema, Onlus che si impegna in tutto il mondo per portare sale cinematografiche negli ospedali e che, grazie a compagnie come laDisney Italia, sta facendo passi sempre più importanti tra cui la realizzazione della prima sala nel Policlinico Gemelli a Roma. Un progetto mirabile ed effettivamente, quale pellicola migliore per inaugurarlo in Italia se non questa, il cui protagonista è un Operatore Sanitario Personale?

Manuel Fiorentini, da “mistermovie.it”

 

 

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