Avengers: Age of Ultron

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Se i superpoteri esistono, è Joss Whedon a possederli.
L’equilibrismo è il talento innato o acquisito che il regista ha usato più di ogni altro per far sì che Avengers: Age of Ultron potesse, non solo reggersi in piedi, ma ergersi al di sopra del precedente film. Questa nuova avventura collettiva di Captain America, Thor, Iron Man, Hulk, Occhio di Falco e Vedova Nera, spicca per essere estremamente bilanciata sotto ogni punto di vista. Narrativamente la storia fila spedita nelle sue 2h20 di durata, e questa è sempre la cosa più importante. Whedon è innanzitutto un bravo sceneggiatore e adattare Shakespeare in un film low budget nella pausa tra il primo e il secondo Avengers, deve essere stato per lui rilassante, rigenerativo e propedeutico. Nell’universo cinematico Marvel, Age of Ultron prosegue gli eventi descritti in Captain America: The Winter Soldier nella cui continuity si inserisce anche la serie Agents of S.H.I.E.L.D.

Gli Avengers sono in missione dal primo secondo di film. Recuperare lo scettro di Loki dalle mani del Barone von Strucker è vitale per impedirgli di continuare a condurre i suoi folli esperimenti. Il Forte di Bard di Aosta (al quale il film rende un ottimo e meritato servizio) è il quartier generale nemico che la storia ambienta nella fittizia nazione di Sokovia. In questa sorta di prologo, lo scettro viene recuperato dai nostri eroi che scoprono (a loro scapito) l’esistenza dei gemelli Pietro e Wanda Maximoff, alias Quicksilver e Scarlet Witch. Se nel primo film, metà del tempo era dedicato alla nascita di un team di individui con superpoteri con tutti gli assestamenti necessari per poter collaborare insieme, in questo sequel la sequenza d’apertura comunica direttamente al pubblico che ormai l’intesa e l’affiatamento sono solidi e inossidabili, almeno fino alla scena del party e dell’esilarante martello di Thor da sollevare. Nuovi personaggi e nuove situazioni, dunque, in un contesto creato da Iron Man.

Tony Stark, in una (provocata dalla Maximoff) visione delle proprie paure, vede se stesso responsabile per non aver fatto abbastanza, in un ipotetico scenario di morte dei suoi compagni. Svegliare il progetto dormiente chiamato Ultron è quello step che gli manca, per sopperire alle sue angosce nei confronti di un mondo non sufficientemente protetto. Il potere dello scettro potrebbe implementare quell’intelligenza artificiale che gestita dal fidato J.A.R.V.I.S. potrebbe essere la garanzia difesa definitiva. La fretta però gli gioca un brutto scherzo e Ultron diventa una coscienza artificiale che non trova una differenza tra la pace del mondo e la sua distruzione. Tanto James Spader nella versione originale quanto Stefano Alessandroni in quella italiana, fanno un impressionante lavoro di doppiaggio riuscendo a raccogliere e restituire tutto il carisma che Joss Whedon ha donato a questo personaggio nel copione. Parlando di carisma, non è certamente da meno Visione, supereroe anch’egli le cui circostanze di ingresso nella storia è meglio lasciarle scoprire durante la visione del film, appunto.

Tornando al bilanciamento operato da Whedon, è ammirabile anche in questo caso quanto ognuno dei personaggi abbia una significativa scena madre sia in battaglia sia dialogata, sempre inserita nel flusso narrativo generale. C’è una chiara volontà di mettere in evidenza coloro che non hanno film propri come Occhio di Falco e Vedova Nera, allargando i subplot che li riguardano, e anche l’ultima inquadratura del film lascia intendere che nel futuro sapremo di più di Falcon, Scarlet Witch e Quicksilver. Certo, ad un maggior numero di personaggi coinvolti corrisponde un maggior numero di eventi da produrre nella storia per mantenere gli equilibri. Le sequenze d’azione crescono di conseguenza e, se l’implicito obiettivo è quello di superare se stessi, anche il fragore rischia di essere controproducente. Alcuni spettatori potrebbero uscire dalla sala più intontiti di altri, ma non c’è dubbio che la varietà di contenuti possa essere apprezzata anche da chi non ha familiarità con i fumetti. Per i fan invece, e in rispetto del materiale di origine, Whedon dirige pensando come un fumettista rallentando le immagini più concitate per pochissimi istanti, perché è nella vignetta che risiede il potere della Marvel.

Antonio Bracco, da “comingsoon.it”

 

 

Esattamente tre anni fa vi presentavamo la recensione di The Avengers, primo film corale del progetto Marvel Cinematic Universe e culmine della cosiddetta Fase Uno del progetto cinematografico (ora crossmediale) della Casa delle Idee. Di acqua sotto i ponti ne è passata da allora, e quello che a quei tempi sembrava “rivoluzionario” come concept produttivo seriale è ora divenuto un modello da seguire per molte major, che non inseguono più semplicemente la strada del “comodo” sequel quanto quella dell’universo persistente in cui muovere i propri personaggi e, alla bisogna, farli incontrare. Esattamente come accade nei fumetti e nei cartoni animati da decenni, ma che raramente si era visto al cinema, e mai con una tale furbizia narrativa da portare, infine, a ben undici pellicole rilasciate (ultima delle quali, chiaramente, la qui in oggetto Avengers: Age of Ultron) e numerose altre già programmate per i prossimi anni, con in più tre serial televisivi che “convivono” nello stesso contesto narrativo e che si intersecano fra loro. Insomma, che piacciano o meno i film Marvel Studios bisogna dare adito al boss Kevin Feige di essere stato un eccellente direttore d’orchestra, che pur se a tentativi ha portato la multi-saga nel cuore dei fan e al centro del mercato, facendosi letteralmente invidiare dalla concorrenza per i risultati al botteghino e migliorando, al contempo, la qualità delle pellicole man mano, limando gli aspetti più spigolosi e sperimentando tra generi e registri narrativi per trovare sempre il miglior modo possibile di rapportarsi col proprio, eterogeneo, pubblico.

AVENGERS ASSEMBLE

Arriviamo dunque ad Age of Ultron, che più del primo The Avengers vanta un’impronta narrativa ripresa dal passato fumettistico del regista Joss Whedon, pur andando a pescare personaggi e plot anche e soprattutto da altre storyline classiche dei Vendicatori così come dalla linea “alternativa” Ultimate, per il consueto meltin’ pot cinefumettistico che, oramai, fa storia a sé e, anzi, tante volte influenza più o meno direttamente anche la continuity su carta, e non il contrario. Questa volta gli Avengers, alla ricerca dello scettro di Loki sottratto loro durante il caos generato dall’Hydra durante gli eventi di Captain America: The Winter Soldier, si troveranno prima ad affrontare le conseguenze degli esperimenti del Barone von Strucker (che hanno portato alla presenza di esseri umani “potenziati” da super poteri ma privi dell’instabilità cellulare caratteristica di altri progetti simili come Extremis e Centipede) e poi la terribile minaccia di Ultron, intelligenza artificiale che decide autonomamente di sterminare la razza umana per pacificare il pianeta.
Senza volervi togliere il gusto della sorpresa, vi confermiamo che nella pellicola c’è una lunga lista di camei di personaggi amati dai fan della saga, con ruoli più o meno funzionali. Alcuni sono più riusciti di altri, ma in sostanza non ci si può lamentare.
Venendo alle scene dopo i titoli di coda: nella versione mostrata alla stampa era presente solo una scena, a metà dei titoli, relativa ad Infinity War. L’altra, di cui si vocifera in questi ultimi giorni, non s’è vista e, stando a quanto confermato dallo stesso Whedon, era solo un fake.
Il tema della “scelta” è portante per tutto il film e muove tutta la sua parte introspettiva: Ultron nasce e si evolve a causa dei giudizi e delle scelte dei suoi creatori (Tony Stark e, in parte, Bruce Banner) e parzialmente ciò succede anche nella sua nemesi, la Visione, sintezoide dall’incredibile potere e dalla sorprendente innocenza. Il fulcro del film, e la sua parte narrativamente più riuscita, è proprio l’esplorare le due facce della stessa medaglia (l’intelligenza artificiale) in maniera credibile e rifondando efficacemente il mito di Frankenstein esplorandone sia il lato più compassionevole e saggio sia quello più pazzo e infantile, entrambi espressioni estremizzate della psiche del suo creatore. E le apparentemente inopportune battutine di Tony Stark appaiono, in bocca a Ultron, un ottimo espediente narrativo. Il triangolo Robert Downey Jr. (da sempre effettivo protagonista della saga) – James Spader (eccellente interprete non solo vocale ma anche in mocap di Ultron) – Paul Bettany (nella sua migliore prova fino ad oggi nei panni della Visione) funziona alla grandissima, e finisce per influenzare il tono e i temi dell’intera pellicola. Che si spinge, infatti, a raccontarci (finalmente?) qualcosa in più di personaggi come Occhio di Falco e la Vedova Nera, conferendo loro una maggior dose d’umanità e indulgendo, anche, in numerose parentesi romantiche inaspettate ma relativamente riuscite.

Tutti i personaggi del cast sono chiamati ad affrontare scelte di vita importanti, e non da meno ciò capita anche alle altre due new entry, Wanda e Pietro Maximoff, noti nei fumetti per essere, contemporaneamente, Vendicatori e Mutanti, nonché figli di Magneto; qui la parentela è azzerata e ogni riferimento agli X-Men cancellato, per distanziare completamente i film della FOX passati e futuri che contemplino i personaggi, e vantano un setting diverso ma non meno interessante. Anche se, a ragion veduta, l’intento è quello di spingere maggiormente il personaggio di Wanda / Scarlet Witch, dato che Pietro / Quicksilver è qui rappresentato quasi “in funzione” di essa. NO STRINGS ATTACHEDAvengers: Age of Ultron – recensione – Cinema Ci sarebbe da rimarcare come il delicato equilibrio che Joss Whedon era riuscito a creare nel primo film, dove ognuno dei -numerosi- personaggi aveva il giusto spazio, si viene forse un po’ a perdere: a fronte di un Captain America che fa e dice (finalmente!) cose degne della sua controparte fumettistica abbiamo un Thor piuttosto monocorde e sottosfruttato, e una marea di camei piacevoli ma utilizzati solo per il sollazzo del pubblico o per porre le basi dei futuri film. Eh sì, perché per gli esperti dei fumetti appaiono chiarissime le prime avvisaglie di Civil War e Infinity War, e almeno da quel punto di vista sembriamo rassicurati dalla direzione che sta prendendo il progetto.

Ad ogni modo, tutti (o quasi) i personaggi rendono bene su schermo, e iconograficamente abbiamo anche degli inaspettati colpi di classe, con alcune scelte stilistiche vincenti e, finalmente, tanta epica e scene d’azione magistrali. Le dinamiche dei combattimenti, difatti, sono molto cinematografiche ma al contempo ricordano a pieno quelle dei fumetti, con galvanizzanti team-up resi bene anche in 3D (non certo fondamentale ma utile allo scopo) e colpi che impattano in tutta la loro spettacolarità. A livello di effetti visivi c’è da dire che, sebbene Age of Ultron non deluda mai, con tutto quello che abbiamo visto dall’uscita del primo film ad oggi non c’è l’fx “spaccamascella” come la favolosa entrata in scena dell’Helicarrier nel 2012, ma l’ottima regia e coreografia delle scene d’azione compensa e, anzi, si dimostra una forma più matura e narrativamente complessa di intrattenimento rispetto al semplice “effetto speciale”.
Gli eroi più potenti della Terra tornano al cinema con un’avventura sempre spettacolare e finalmente epica: le imperfezioni ci sono (principalmente la presenza di troppi personaggi non egualmente sfruttati e le parentesi comiche raramente efficaci) ma il risultato finale è galvanizzante e riuscito, con un Whedon piuttosto abile, comunque, a rendere una trama piuttosto banale di base in maniera fresca e interessante. Poco importa, difatti, se Ultron arriva al cinema solo dopo i vari Terminator, Matrix & co.: riesce facilmente a riprendersi lo scettro di Frankenstein moderno che si era conquistato all’epoca della sua prima apparizione fumettistica, nel 1968, accompagnato dall’elemento migliore di Avengers: Age of Ultron: la Visione.
VOTOGLOBALE8.5

Marco Lucio Papaleo, da “everyeye.it”

 

Quando Tony Stark riprende un programma di mantenimento della pace in disuso, i più grandi eroi della Terra, fra cui Iron Man, Captain America, Thor, l’Incredibile Hulk, Vedova Nera e Occhio di Falco, saranno messi a dura prova per impedire la distruzione del pianeta a opera del malvagio Ultron.
Spesso tutto si riduce ad essere una pura e semplice questione di peso. Il peso schiacciante del passato e l’angoscia incombente di un futuro incerto influenzano e condizionano costantemente le scelte, i comportamenti e le azioni delle persone. Il cinema, visto come frutto di un pensiero o elaborazione di un’idea, può, nella forma di prodotto filmico, diventare la prova evidente della presenza reale di questo peso e Avengers: Age of Ultron ne rappresenta la dimostrazione concreta. Ogni cosa, nel capitolo conclusivo della Fase 2 dei cinecomics targati Marvel Studios, sembra essere scatenato dalla pressione e dall’eredità degli episodi precedenti e dalla tensione per ciò che riserverà il futuro. Nella storia del cinema è pieno di film rimasti schiacciati dal peso delle aspettative e da ambizioni smisurate: quante volte sequel e remake hanno deluso i fan perchè non all’altezza del prototipo? In questo senso un film comeAvengers: Age of Ultron era a rischio altissimo perchè con il capitolo precedente Joss Whedon non solo aveva incassato nel mondo qualcosa come 1,5 miliardi (!) di dollari, rendendo Avengers il terzo film più “ricco” della storia del cinema, ma era riuscito e rivoluzionare il concetto di serialità cinematografica, rendendolo immediatamente un film di culto imprescindibile per ogni appassionato di cinema. Quello che il padre di Buffy e Firefly era riuscito a costruire nel 2012 rimane un unicum nella settima arte: arruolare i personaggi principali di 5 film quasi totalmente slegati l’uno dall’altro e molto diversi tra loro per costruire un episodio che non si accontenta di gestire con una precisione chirurgica una quantità folle di primedonne, senza mai apparire artificioso; non si ferma ad incarnare il miglior capitolo della saga in tutto e per tutto e uno dei migliori blockbuster di sempre, ma vuole (e riesce) a tracciare in maniera evidente la strada da seguire per tutti i capitoli successivi e, non contento, per il cinema d’intrattenimento hollywoodiano in generale. Per raccogliere, senza battere ciglio, l’eredità di un colosso simile bisogna sicuramente avere del fegato, ma per decidere di non accontentarsi a costruire una copia di un modello collaudato, azzardando un cambio di registro evidente e aumentando notevolmente le ambizioni del racconto, bisogna essere totalmente fuori di melone. Oppure dei geni. Tornando a parlare di “peso” e di numeri, Age of Ultron, già prima di partire, aveva sulle spalle 10 “capitoli” di successo, tra cui il (già citato) terzo e il settimo (Iron Man 3) film con più incassi di sempre, un numero di fan sfegatati in costante crescita, una quantità di protagonisti (perchè nel film di Whedon non esistono personaggi secondari!) apparentemente ingestibile e, seguendo le gesta del prototipo, la necessità di indicare la via per la Fase 3. Le possibilità di non soccombere sotto un carico di responsabilità simili erano pressochè nulle, ma Joss Whedon, con un’intuizione semplicemente geniale, ha esorcizzato il problema mettendolo al centro del film, facendo quindi diventare il “peso” il leitmotiv della storia. E così in Avengers: Age of Ultron, per la prima volta nella serie, viene esplicitato il problema di essere “super”, mettendo così in evidenza il lato umano degli eroi protagonisti che si sentono schiacciati dal peso del proprio ruolo e dagli eventi vissuti nei precedenti capitoli, fino a cercare di creare qualcosa che possa alleggerire le loro esistenze, eliminando tutti i problemi in un colpo solo. Quel qualcosa è un robot di nome Ultron che, contro le previsioni dei suoi creatori, assume immediatamente coscienza di sè, decidendo di spazzare via i Vendicatori perchè identificati come unica causa di tutti i problemi. Ecco quindi che in questo caso la minaccia più difficile da sconfiggere è rappresentata dall’esternazione delle paure e delle angosce dei supereroi incarnate in un personaggio pienamente consapevole del proprio ruolo, che si avvale dell’aiuto di una ragazza geneticamente modificata il cui potere è quello di manifestare nella mente delle persone incubi provenienti dal subconscio. Nel film di Joss Whedon la banda di Captain America si ritrova ad essere causa e soluzione alle minacce che insidiano l’umanità, dovendo, per la prima volta nella saga, mettere in discussione la propria “utilità”. E come il discorso funziona perfettamente nella costruzione della storia, così può essere benissimo letto da un punto di vista metacinematografico, dove il carico di responsabilità che affliggono il film viene esplicitato, manifestandosi come l’elemento che metterebbe a repentaglio il destino della saga stessa nel caso in cui dovesse riuscire a sconfiggere effettivamente tutti i supereroi, creando uno stato d’ansia perpetuo che attanaglia sia i personaggi del film che lo spettatore. Con una posta in gioco così alta su più livelli il clima del film cambia notevolmente rispetto al capitolo del 2012. Dove nel primo film il punto di forza era rappresentato dalla presenza di una tipologia di divertimento travolgente ed immediato, che faceva tornare alla memoria l’umorismo tipico dei film d’avventura di Spielberg, Lucas eZemeckis, qui si respira fin da subito un’aria molto più tesa che spiazza notevolmente lo spettatore che si aspettava un sequel del capitolo precedente. In questo senso, visto il cambio di registro, ci si può sbilanciare definendo Age of Ultron come “L’Impero colpisce ancora” dell’universo cinematografico Marvel, in cui però all’orizzonte non sembrano esserci Jedi pronti a riportare la pace.

Francesco Ruzzier, da “storiadeifilm.it”

 
Lo S.H.I.E.L.D. è stato smantellato e i Vendicatori sono usciti allo scoperto. Dopo aver oltrepassato il portale dei Chitauri e aver intravisto cosa c’è fuori, Tony Stark ha riesumato il progetto di Ultron, un’intelligenza artificiale a protezione del mondo. È l’armatura che ha tolto a se stesso e con cui vorrebbe schermare il pianeta. Ma Ultron ha un’idea propria di cosa significhi ottenere la pace ed è un’idea che prevede innanzitutto la distruzione degli Avengers. Provata dalle manipolazioni che Wanda ha operato sulle loro menti, portando allo stato cosciente paure, traumi e sensi di colpa di tutti, la squadra si unisce nonostante tutto per fermare il nemico e recuperare la gemma dell’infinito.
Travolto da un successo a dir poco imponente, Joss Whedon dimostra con questo secondo film di saperlo reggere sulle spalle e di poter continuare l’opera senza smarrire l’ispirazione, compensando la sorpresa sfumata con nuovi arrivi e nuove idee. Il faccia a faccia con Thanos è rimandato, per questo capitolo si resta sulla Terra, anche se l’America non è più al centro della mappa (ma certa retorica americana sì…). Si aggiungono al gruppo i gemelli Maximoff, Pietro e Wanda, e il personaggio cult di Visione, interpretato dallo stesso Paul Bettany che ha finora fornito la voce di Jarvis. Ma le dinamiche più interessanti sono interne al gruppo originario, come l’avvicinamento sentimentale tra Natasha e Bruce Banner, se non al personaggio stesso, com’è il caso di Stark.
Si ride un po’ meno, in compenso il discorso sull’intelligenza artificiale è affascinante sia dal punto di vista concettuale sia da quello filmico (con una debole eco del crepuscolo di Hal 9000). Certamente, scrittura e regia assicurano qui nuovamente un grandissimo equilibro tra le forze in campo, specie all’interno degli stessi Avengers, bilanciando la superiorità di Ironman, Thor e Hulk con un maggior protagonismo di Occhio di Falco e Black Widow (Capitan America sta un po’ nel mezzo). Allo stesso tempo, si conferma il quid in più di Tony Stark e Bruce Banner, cervello e sentimento di questa serie di film, tanto che la sequenza in cui lavorano insieme d’intelletto è più emozionante della loro prestazione nella battaglia. Ma la trovata più spiazzante è anche la più intelligente: non potendo ingannarsi ed ingannarci sulla difficoltà di Jeremy Renner di reggere il confronto coi suoi partner a colpi di arco e frecce, Whedon potenzia la sua ordinarietà (è il super padre di famiglia), inserendo in un sol colpo un’altra dimensione nel film, che fa sorridere e guarda dritta negli occhi il pubblico in sala. Stanti così le cose, gli Avengers devono trionfare a tutti i costi. Per salvare il mondo, naturalmente, ma anche per permettere ad Occhio di Falco di tornare a casa e finire di pavimentare il solarium.

Marianna Cappi, da “mymovies.it”

 

Dopo The Avengers, i Vendicatori più amati del grande schermo tornano protagonisti di una nuova avventura sulla quale, esattamente come il primo film, grava il peso di tantissime aspettative. Il progetto ripropone una formula sì consolidata, ma impreziosita questa volta da un’azione molto più dinamica, da una sceneggiatura attenta non soltanto alla battuta efficace ma anche alle differenze caratteriali dei supereroi e, soprattutto, dall’introduzione di nuovi affascinanti personaggi.

Avengers Age of Ultron mette al centro del racconto il concetto di squadra, e lo fa mostrandoci i protagonisti alle prese con dubbi e incertezze che nascono e si insinuano tra persone che dovrebbero supportarsi e difendersi le spalle a vicenda, gettando le basi per quello che sarà il futuro dei successivi film dell’Universo Cinematografico Marvel.

Se in The Avengers Joss Whedon ha permesso che l’aspettato più appariscente del film mettesse in secondo piano l’introspezione dei personaggi, in Age of Ultron assistiamo con piacevole e inaspettata sorpresa a un nuovo episodio in cui l’azione, ancora più energica e roboante del primo capitolo (nonostante il 3D risulti inutile ancora una volta), si miscela in maniera ideale a una storia più articolata in cui Whedon si concede il lusso di guardare ai suoi eroi come a delle individualità singole non per forza relegate ad un ruolo di rincalzo, donando spazio a Vendicatori che fino ad ora erano rimasti nell’ombra. Così, se di Iron Man, Captain America e Thor sappiamo tanto grazie agli stand-alone, qui c’è molto più spazio per il malinconico e tormentato Hulk, per il passato di Vedova Nera e per il legame che la unisce al Gigante di Giada, e anche per scoprire un’inedita versione di Occhio di Falco.

Un cast di Vendicatori messi tutti (quasi) sullo stesso livello al quale si affiancano l’avanzata intelligenza artificiale Ultron (James Spader), che metterà gli Avengers nella posizione di dover affrontare una battaglia tanto originale quanto imprevedibile, il potente e misterioso Visione (Paul Bettany) e le vere rivelazioni di questo secondo film: i gemelli Quicksilver (Aaron Taylor-Johnson) e Scarlet Witch (Elizabeth Olsen), bellissimi e seducenti non solo per i poteri che possiedono, ma anche per l’evoluzione che subiscono nel corso della storia, soprattutto il secondo, interpretato da una fantastica Olsen che, in alcuni momenti, riesce a oscurare tempra e carisma della ben più avvezza Johansson.

Superando in termini di epicità e di coinvolgimento emotivo il suo predecessore, Avengers Age of Ultronnon deluderà i fan del fumetto e delizierà gli amanti del genere cinematografico, anticipando, grazie a un’attenzione maggiore ai suoi protagonisti, quelle che certamente saranno storie in grado di regalarci ancora tante sorprese.

Stefano Terracina, da “cinefilos.it”

 

 

Atteso sequel di The Avengers (2012), Avengers: Age of Ultron è l’undicesimo film del Marvel Cinematic Universe, che vede sempre dietro la macchina da presa il regista Joss Whedon, autore anche della sceneggiatura.
Dopo la distruzione dello Shield, il compito di proteggere la Terra contro le imminenti minacce è affidato ai Vendicatori. Tony Stark, abbandonata l’armatura di Iron Man, affianca a Capitan America, Thor, Hulk, Occhio di Falco e alla Vedova Nera una creatura che dovrebbe prendere il suo posto: Ultron. Dotato di una un’avanzata intelligenza artificiale auto-cosciente progettata per aiutare a sventare ogni tipo di pericolo, Ultron controlla anche la Iron Legion, una squadra di droni costruiti da Stark come supporto per i Vendicatori. La nuova creatura sviluppa però l’idea che la vera minaccia per la Terra sia rappresentata dall’uomo, dando così il via ad uno scontro che vedrà i Vendicatori affrontare non solo un nuovo nemico, ma anche i propri fantasmi interiori.

Il primo film degli Avengers, nonostante il successo globale, non è ricordato come uno dei migliori prodotti Marvel, compensando una debole sceneggiatura con umorismo, scene spettacolari e freschezza di linguaggio. In questo secondo capitolo, Whedon è invece l’opposto: relega battute e scene ad effetto a poche sequenze, sviluppando invece la storia e i personaggi. Age of Ultron, rispetto al primo episodio, appare immediatamente più dark e maturo, con eroi e criminali meno manichei, dotati di spirito critico e spesso in disaccordo tra loro. Ultron, il cattivo della situazione, è ben lungi dall’essere una replica del Loki de The Avengers. Nato dalla tecnologia di Tony Stark e dalla volontà di andare sempre oltre i limiti dello scibile umano, Ultron è un avversario formidabile e carismatico (grazie anche a James Spader), in continua evoluzione.

Se il film vuole ambire da un lato ad essere ricco di sfumature psicologiche con una trama variegata e ricca di spunti, rimane sempre una pellicola degli Avengers con un umorismo ben piazzato e molta azione. Questo è probabilmente il film di supereroi che ha il maggior numero di scene di combattimento, con scontri sparsi in tutti gli angoli del globo. Non cade inoltre mai in eccesso, ogni lotta è diversa dalla precedente e le reazioni dei vari protagonisti mutano al cambiare delle circostanze.

Il lavoro di Whedon, soprattutto nel non riproporre un film identico al primo capito, è più che accettabile: sceneggiatura per scritta, personaggi interessanti e ben sviluppati, oltre che ottimamente amalgamati nonostante il loro numero; scene d’azione spettacolari e ottimi effetti speciali garantiscono infine uno spettacolo soddisfacente e appagante. Age of Ultron conferma lo stile Marvel e il taglio della saga: un universo di vaste proporzioni che si rinnova con personaggi che sono immuni a qualsiasi rischio.

Giorgio Lazzari, da “nonsolocinema.com”

 

 

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