Monthly Archives marzo 2015

Whiplash

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Le cose che so della batteria: primo, è uno strumento musicale composto da tamburi, piatti e altra roba disposta in modo che un musicista possa suonare da solo tutto il ben di Dio usando bacchette, spazzole e pure i piedi.
Secondo: so che la batteria è l’unico strumento che quando sei un pargoletto alto un metro e un fagiolo i tuoi genitori non vedono di buon occhio, “perché fai casino e poi vengono a lamentarsi i vicini”.
Terzo: mio papà mi diceva sempre che il batterista Ringo Starr era l’ultima ruota del carro dei Beatles...

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Turner

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E poi finalmente arriva quel film su cui riponi non poche speranze ma finché non lo vedi ci vai prudente. Che dire di Mike Leigh che non sia stato già detto? Che è uno dei registi britannici più abili e intelligenti di sempre? Oppure quel britannici va tolto? Tenuto in altissima considerazione in patria ed in generale nell’ambito della cinematografia tutta, non solo quella con la puzza sotto il naso, Leigh porta al Festival uno dei film più atipici della sua carriera. Forse proprio perché così a lungo coccolato.

Un biopic su William Turner che non è un biopic. Leigh trascende il concetto di opera autobiografica servendosi di questo personaggio per montarci sopra, sotto e attorno il proprio cinema, quello che gli riesce meglio. Non solo...

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Suite francese

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Quando un romanzo come “Suite francese” arriva sullo schermo, non è solo il lettore a chiedersi se il film riuscirà a rappresentarlo al meglio, ma anche il regista e – in questo caso – cosceneggiatore a sentire  la responsabilità di rendere giustizia al capolavoro incompiuto di una grande scrittrice, scritto durante l’occupazione della Francia nei tristi giorni di Vichy e affidato dall’autrice alle figlie bambine prima di scomparire per sempre ad Auschwitz. Un’opera conservata per 60 anni e mai letta, scritta in una calligrafia minuta, ritenuta a torto un diario e poi scoperta come romanzo, pubblicata nel 2004 e diventata caso letterario e libro amatissimo in tutto il mondo.

Concepito dall’autrice Irène Némirovsky come un grande affresco in cinque parti sulla tragedia della guer...

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Maraviglioso Boccaccio

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Dopo aver narrato una storia di impianto teatrale in un’ambientazione surreale, i Fratelli Taviani tornano in Maraviglioso Boccaccio alla coerenza di spazio e tempo tipica dell’opera letteraria. Un testo antico, quello del Decameron, che il duo di registi toscani attualizza e reinventa parzialmente per parlare di una gioventù moderna in crisi di identità e minacciata dalla crisi con la C maiuscola.

Il parallelo è semplice, immediato e a tratti rivoluzionario. Oggi l’incertezza del futuro di una giovane generazione è la stessa che potevano provare i ragazzi della Firenze del ‘300 minacciata dalla peste nera. Per questo, nonostante la decisione di girare in costume, Maraviglioso Boccaccio è un film pervaso dalla modernità...

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