The Square – Inside the Revolution

the-square---inside-the-revolution_288

Sono passati ormai tre anni dalla Primavera Araba che ha infiammato tutto il Medio Oriente e piuttosto che aver aperto le porte all’estivo sole di York il popolo egiziano è tornato sotto la gelida stretta dell’Inverno dello scontento di scespiriana memoria. Tralasciando il Bardo inglese, possiamo parafrasare la celebre battuta del Gattopardo: “tutto è cambiato in modo che nulla cambiasse”. Il dittatore Mubarak che per trent’anni ha controllato l’Egitto è stato destituito solo per essere rimpiazzato da un leader ancora peggiore: il rappresentante dei Fratelli Musulmani, Mohamed Morsi, capace di accentrare il potere su di sé in un modo che neanche il deposto dittatore era riuscito a fare e guadagnandosi l’appellativo di “Nuovo Faraone”. Tutto ciò sotto l’occhio vigile dei Media di tutto il mondo che hanno seguito gli eventi degli ultimi tre anni. Purtroppo ciò che abbiamo visto in Televisione non si avvicina minimamente a ciò che è effettivamente accaduto, e che tuttora accade, nelle piazze egiziane. Già, perché i Media subiscono sempre pressioni esterne, devono assimilarsi ad una linea politica prestabilita o semplicemente devono “stare sul pezzo” fino al momento in cui questo non fa più notizia: la verità non viene mai raccontata completamente e l’informazione resterà sempre di parte. La coraggiosa regista egiziana Jehane Noujaim, già autrice di diversi documentari sulla critica situazione del Medio Oriente, con il suo documentario The Square – Inside the Revolution tenta di darci una visione interna della rivoluzione (o meglio delle rivoluzioni) che ha avuto in Piazza Tahrir il suo centro.
Scendiamo in piazza per scoprire che amiamo la vita…
Ma cosa è successo in piazza Tahrir? Partiamo dall’inizio: sotto l’egida di Mubarak l’Egitto si è trovato in un permanente stato di emergenza per oltre trent’anni. Senza uno stato democratico, una Costituzione e la possibilità di un futuro migliore alcuni giovani rivoluzionari cominciano a scendere in Piazza Tahrir il 25 gennaio 2011, ingrossando velocemente le loro fila fino a raggruppare centinaia di migliaia di persone. Questi nuovi rivoluzionari invocano a gran voce le dimissioni di Mubarak e la creazione di una nuova Costituzione. Ottengono in pochi giorni la prima: Mubarak si dimette l’11 febbraio lasciando però un vuoto di potere che viene presto colmato dall’Esercito. Visto inizialmente come amico della Rivoluzione, l’Esercito inizia una violenta repressione verso i rivoluzionari che aveva aiutato. Nulla cambia e i giovani rivoluzionari si trovano nuovamente in piazza. Gli scontri si fanno sempre più violenti e i morti aumentano: in questa fase di transizione il partito estremista religioso della Fratellanza Musulmana si accorda con l’esercito vincendo le elezioni parlamentari e in seguito nel giugno del 2012 anche quelle presidenziali. L’Egitto si trasforma da dittatura laica fascista in dittatura religiosa fascista. Dopo alcuni mesi i rivoluzionari scontenti dell’operato di Morsi, che non ha fatto altro che accentrare il potere su di sé, scendono in piazza Tahrir riuscendo anche questa volta a scacciare il nuovo dittatore nel giugno dello scorso anno. Sebbene l’Egitto non si sia ancora ripreso e sia ancora in fase in una fase transitoria, in questi giorni si deve votare la nuova Costituzione, e forse qualcosa è cambiato: il popolo egiziano è diventato consapevole del proprio potere. La cultura della Rivoluzione è entrata nell’immaginario collettivo e se il governo sbaglia, questa volta il popolo è pronto a cacciarlo.
…e per scoprire che il nostro amore per la vita è resistenza
Il documentario di Jehane Noujaim nasce esattamente tre anni fa con l’inizio della Rivoluzione di Piazza Tahrir e non si tratta quindi di un’opera di ricostruzione ma documenta dall’interno ciò che è successo durante le manifestazioni e gli scontri con l’esercito. Seguendo alcuni dei protagonisti la regista ci racconta in un modo profondamente umano ciò che spinge una persona a ribellarsi e a mettere a rischio la propria vita per abbattere un governo dittatoriale. I suoi tre protagonisti sono delle persone normali che scendono in piazza guidate da molteplici ideali. Ahmed è un giovane ragazzo che combatte per un futuro migliore per se stesso e per tutti gli egiziani. Khalid Abdalla è invece un attore famoso, ha recitato in Green Zone accanto a Matt Damon e ne Il Cacciatore di Aquiloni, ma in Egitto si muove come una persona qualunque e vuole usare la propria celebrità per raccontare al mondo ciò che sta accadendo nella sua patria. Magdy, infine, è il più enigmatico tra tutti e tre e probabilmente quello che meglio incarna l’anima del paese, un Fratello Musulmano in bilico tra le spinte religiose del suo partito e quelle rivoluzionarie dei suoi compagni e amici. Un uomo che si troverà obbligato, quando il suo partito prenderà il potere, a scegliere da quale parte stare. Seguendo da vicino, con la propria silenziosa presenza, la Noujaim diventa il principale testimone della forza della piazza ma anche delle atrocità commesse, in primis dall’Esercito ma in seguito anche dalla Rivoluzione stessa.
The Square – Inside the Revolution è un documentario potente che colpisce sia per la forza delle sue immagini che per la delicatezza con cui tratta un argomento così spinoso. Una riflessione lucida e incisiva sugli eventi che hanno infiammato l’Egitto ma anche sul ruolo dei Media di fronte a questi movimenti di piazza (pensiamo alla rilevanza mediatica che stanno avendo gli scontri in Ucraina mentre si tace su quelli in Venezuela, dove i manifestanti anti-governativi vengono trucidati dall’Esercito). Ovviamente si tratta di un documentario “di parte” che racconta le difficoltà dei giovani rivoluzionari in piazza senza lasciare troppo spazio ai militari o ai politici – i due militari presenti nella pellicola sono talmente ottusi e beceri nelle loro posizioni da risultare quasi delle macchiette – ma la consapevolezza finale di Ahmed e Khalid che dicono “siamo solo dei rivoluzionari. Sappiamo dire unicamente di no. Non siamo fatti per i compromessi della politica” dimostra in modo cristallino l’annosa problematica del dopo-rivoluzione e forse anche la definitiva sconfitta della stessa.
VOTOGLOBALE8
Diego Garufi, da “everyeye.it”

Gennaio 2011. La piazza Tahrir del Cairo si trasforma nel cuore pulsante di una speranza collettiva. Cristiani e musulmani la affollano fino all’inverosimile per ottenere un risultato che ormai è a portata di mano: l’uscita di scena del dittatore Mubarak e l’avvento della democrazia. Il giovane entusiasta Ahmed Hassan, l’attore angloegiziano Khalid Abdalla e l’aderente alla Fratellanza Musulmana Magdy Ashour sono tre tra le figure che emergono in un documentario che segue le vicende del popolo egiziano che passa dal trionfo alla disillusione, dall’esultanza allo sconforto senza però mai perdere la speranza in un futuro di reale condivisione delle scelte fondamentali.
La regista Johane Noujaim offre al pubblico un documento straordinario sia dal punto di vista dell’impatto visivo che da quello della ricostruzione di tre anni di storia egiziana. Per comprenderne la potenza e coerenza narrative è sufficiente sapere che mentre il film riceveva il premio del pubblico al Sundance il popolo egiziano tornava in piazza Tahrir contro quel presidente Morsi che, eletto nella prima consultazione democratica della storia del Paese, si stava autoassegnando poteri da neodittatore. Regista e cameramen sono tornati in mezzo alla gente perché il loro lavoro non era finito. Lo sguardo di Noujaim si muove a 360° senza preconcetti nei confronti di nessuno ma anche senza ipocrite autocensure. Ci mostra una rivoluzione che vede fianco a fianco persone con credenze e ideologie differenti che si sentono popolo perché condividono un obiettivo comune. Prima l’esercito poi i Fratelli Musulmani cercheranno di svuotare la loro protesta per appropiarsene e ridurli a un accondiscendente silenzio.
Il film ci mostra come l’eventuale successo di questa strategia sia stato solo momentaneo perché troppo forte è la spinta che anima gli Ahmed, i Khalid e i Magdy che a migliaia e in più riprese hanno affollato quella piazza rischiando la vita per un ideale. Accade così che chi vedrà questo film-verità in futuro non potrà più assistere a un telegiornale, leggere un quotidiano o informarsi sul web sulla situazione dell’Egitto senza chiedersi dove siano in quel momento quelle persone che ha imparato a conoscere e a sentire vicine.
Giancarlo Zappoli, da “mymovies.it”

Cronaca di una rivoluzione
La regista Jehane Noujaim dimostra tutto il suo talento nel creare un invidiabile equilibrio tra la ricostruzione storico-politica e la dimensione lirica dell’opera.
Cronaca di una rivoluzione
La primavera araba ha infiammato gli animi di coloro che aspirano alla libertà e all’emancipazione dei popoli. Del movimento politico nato in contemporanea all’occidentale Occupy Wall Street, e diffusosi tra i paesi del Mediterraneo con un tam tam digitale, ne hanno parlato in molti che hanno guardato con speranza alla rivoluzione nata dal basso e contrapposta all’oscurantismo politico e religioso dei conservatori. Piazza Tahrir è diventata il simbolo della rivolta, l’epicentro del terremoto che ha investito il Medio Oriente. In essa sono confluiti lavoratori, ribelli, oppositori al regime, studenti, donne, televisioni e cineasti che hanno ripreso i moti di piazza. Gli occidentali che hanno seguito attraverso giornali e tg il movimento, culminato nella caduta di Mubarak e nella seguente vittoria del partito dei Fratelli Mussulmani, hanno potuto trarre solo un’impressione superficiale di ciò che è realmente accaduto in Egitto. Tra i lungometraggi nonfiction che documentano l’utopia di Piazza Tahrir, il più esaustivo e approfondito è The Square, della regista egiziano-americana Jehane Noujaim. Il film, prodotto da Netflix, ricostruisce in modo scrupoloso le varie fasi della rivoluzione concentrandosi, in particolare, su un gruppo di personaggi politicamente schierati per il cambiamento, seguiti nella loro parabola dalla speranza alla disillusione. Tra di essi l’interprete de Il cacciatore di aquiloni Khalid Abdalla, portavoce del movimento e figlio di un oppositore di Mubarak in esilio, il cantante Ramy Essam, sottoposto alle torture della polizia, e il fiero ventenne Ahmed Hassan, scelto dalla regista come voce narrante del film.
The Square si apre nel febbraio 2011 quando, dopo 30 anni di dittatura, Hosni Mubarak è costretto a dimettersi in seguito all’intensificarsi delle sommosse popolari. Piazza Tahrir, cuore del movimento, viene mostrata nelle varie stagioni della protesta: ricolma di persone festanti dopo la caduta del presidente egiziano, speranzosa prima delle nuove elezioni, grondante di sangue e fumo durante gli scontri tra manifestanti e polizia che, prima pacificamente, poi con l’uso della forza, sgombra il suolo pubblico per sedare la rivolta. Il pensiero comune dei manifestanti, registrato dalla telecamera di Jehane Noujaim, è che la piazza non può essere abbandonata. L’errore principale del movimento è stato quello di tornare a casa dopo le dimissioni di Mubarak, lasciando momentaneamente vuoto quello spazio di riflessione e dibattito politico che i giovani egiziani si preparano a difendere col sangue. La parola d’ordine è mantenere il presidio permamente fino alla vittoria del popolo. Nell’autunno 2011 si intensificano gli scontri con l’esercito e il numero dei morti, tra i manifestanti, aumenta. Nel frattempo i Fratelli Mussulmani boicottano le poteste in piazza stringendo accordi con i militari, sicuri di una vittoria elettorale che prontamente arriva spianando la strada all’elezione di Mohamed Morsi e a una nuova dittatura, ancor più rigida della precedente, di stampo religioso. Piazza Tahrir torna a infiammarsi e le proteste conducono alla caduta del nuovo presidente (3 luglio 2013).
Non vogliamo un leader, ma una coscienza popolare
Il lungo e articolato documentario di Jehane Noujaim fa luce su un groviglio di speranze e illusioni, violenze e sopraffazioni interessi economici, politici, religiosi necessari per comprendere la storia recente dell’Egitto. La regista dimostra tutto il suo talento nel creare un invidiabile equilibrio tra la ricostruzione storico-politica e la dimensione lirica dell’opera. Pur essendo pervaso dalla voce dei giovani arrabbiati di Piazza Tahrir, The Square rappresenta con chiarezza lo sfaccettato quadro politico da cui ha avuto origine la rivolta. Incollandosi ai volti e ai corpi dei suoi giovani protagonisti, Jehane Noujaim ci porta nelle loro case, nelle tende, nei presidi organizzati registrando la voce della piazza, le parole dei manifestanti che, per la prima volta, prendono coscienza di rappresentare un’entità capace di sbloccare il destino di una nazione, ma anche delle loro famiglie e dei loro oppositori. The Square è un viaggio lucido e appassionante attraverso la speranza, il coraggio e la disillusione di una generazione pronta a sacrificarsi in prima persona per il cambiamento. Pur enfatizzando il tono lirico, il film restituisce tutta la drammaticità degli eventi occorsi e lo smarrimento di fronte ai repentini cambiamenti storici per lasciarci con un’unica inquietante certezza che pervade lo stesso narratore: ciò che è stato vissuto in questi tre anni è solo la punta dell’iceberg di un processo storico che potrebbe durare a lungo. La rivoluzione va avanti, nonostante tutto, ma per decenni i suoi partecipanti non sapranno se i loro sacrifici sono serviti a qualcosa.
Valentina D’Amico, da “movieplayer.it”

The Square, il documentario dell’egiziana naturalizzata americana Jehane Noujaim che racconta la rivoluzione egiziana degli ultimi due anni, ha conquistato la settimana scorsa il premio come miglior lungometraggio alll’International Documentary Association Awards a Los Angeles e adesso è in pole position per la candidatura all’Oscar. E’ un film importante, che racconta la rivoluzione attraverso le parole di chi ha trasformato un Paese, la sua storia e il modo di farsi sentire e conoscere nel mondo attraverso i social media e le tecnologie audio visive moderne.
La Noujaim accenna brevemente alla dittatura di Mubarak durata 30 anni, che il popolo è riuscito a far cadere nell’estate del 2011. In quei giorni Piazza Tahrir è diventata il simbolo della coesione del popolo egiziano, che ha superato le sue differenze sociali e religiose in favore della libertà e del cambiamento. Durante la Primavera Araba il desiderio di sfuggire all’oppressione violenta e il disprezzo per i diritti umani dei cittadini aveva unito milioni di egiziani; ciò che è avvenuto in seguito però è stato confusione, delusione e tradimento.
I Fratelli Musulmani hanno spinto per le elezioni e sono rimasti entusiasti quando il loro candidato, Mohamed Morsi, è stato eletto presidente. Questo gioco di potere non è stato ben accetto dai giovani manifestanti che avevano combattuto così a lungo per la libertà e non un nuovo regime. Le differenze sono tornate in primo piano la scorsa estate, quando l’esercito ha spodestato il successore di Mubarak, Mohamed Morsi, e ha iniziato la caccia contro i suoi seguaci, i Fratelli Musulmani, che vedevano nel nuovo eletto un ritorno alla pace del Paese. Le immagini della polizia militare che apre il fuoco sulle folle di manifestanti sono forti, senza pietà, difficili da guardare e da accettare come azioni fatte da “servitori della volontà popolare”.
The Square fa parlare tutti: dagli attivisti ai fratelli musulmani fino ad ufficiali militari e del governo, le cui interviste spiegano ancora di più la frustrazione dei manifestanti. Il documentario segue un gruppo di attivisti cosmopolita e culturalmente informato, con grande apertura mentale e buon senso. Ahmed Hassan appartiene alla classe operaia. La sua energia è una guida importante durante tutto il film. La sua missione è unire il popolo egiziano nonostante le diversità. I suoi discorsi in piazza mostrano una determinazione unica e instancabile e anche un linguaggio forse ingenuo ma sempre pieno di entusiasmo e pronto al rinnovamento.
Khalid Abdalla è un attore e figlio di un dissidente egiziano in esilio. Il suo è un volto ben conosciuto grazie a Il cacciatore di aquiloni e United 93 e il suo ruolo è fondamentale non solo per il documentario ma per il gruppo di attivisti stessi. Khalid infatti mette a disposizione uno spazio di sua proprietà importante da un punto strategico da cui gli attivisti possono filmare i pestaggi che si svolgono a pochi metri di distanza. Il suo motto durante la rivoluzione è “Camera Is The Weapon”, La telecamera è la nostra arma. La creazione di un canale YouTube e le varie pagine su Facebook mostrano una mente innovativa, creativa e soprattutto capace di organizzarsi in rete.
Un altro personaggio divenuto uno delle figure simbolo della Primavera Araba è il cantante Ramy Essam, che attraverso le sue canzoni anti-Mubarak parla dell’oppressione e frustrazione e del vero significato di democrazia. Le immagini delle cicatrici dopo le sevizie ricevute dall’esercito in prigione però ci mostrano quanto gli ideali possano svanire molto velocemente. Magdy Ashour è un membro dei Fratelli Musulmani. Un uomo fondamentalmente legato al suo passato, la cui storia è legata alle torture subite dall’esercito di Mubarak.
The Square è un film immediato e visivo. L’arte di strada, quella fatta spesso illegalmente alla Banksy per essere chiari, guida lo spettatore nella cronaca della rivoluzione e lo catapulta in quelle immagini colte al volo, di nascosto o all’improvviso in un continuo stato di suspense e di agitazione. Non a caso la regista è stata anche arrestata durante le riprese prima di essere aiutata da un avvocato che ha ottenuto la sua liberazione. Il film è una testimonianza storica importante di come le nuove tecnologie audio visive e i social media abbiano fatto la differenza rispetto a tutte le rivoluzioni precedenti. Da YouTube a Facebook, il messaggio dei rivoluzionari si è diffuso in tutto il mondo. Non solo a Il Cairo, ma in Turchia, in Siria fino agli Stati Uniti e in tutto il mondo, la nuova società del ventunesimo secolo ha una propria coscienza e deve parlare. The Square non parla: urla.
Vanessa Crocini, da “velvetcinema.it”

“Non vogliamo una guida, ma una nuova coscienza politica”
Ha vinto una valanga di premi (Sundance, Toronto Film Festival, Amnesty International Film Prize) ed in corsa per gli Oscar 2014. The Square-Inside the Revolution non è solo la testimonianza documentaristica di tre anni di storia recente dell’Egitto, della sua primavera araba e della caduta del regime di Mubarak. E’ qualcosa di più. Un grido a non arrendersi mai quando in gioco c’è la libertà. La regista egiziana Jehane Noujaim (già apprezzata per Control Room e Start Up) ha tra le mani una materia incandescente, la rivoluzione egiziana e il suo ombelico: piazza Tahir. Fin dall’alba, gennaio 2011, della primavera araba che avrebbe di lì a poco cancellato le dittature della Tunisia, Egitto e Libia. La forza di The Square sono i volti, le parole e i sentimenti che animano Piazza Tahir, il simbolo della rivoluzione egiziana e la regista decide di seguirne per tre anni, in varie periodi della lunga battaglia politica, tre storie: il giovane fotografo Ahmed Hassan, l’attore angloegiziano Khalid Abdalla (Il cacciatori di aquiloni, Green Zone) e Magdy Ashour, un duro militante della Fratellanza Musulmana.
Tre punti di vista diversi su ciò che stava accadendo nel Paese e nella piazza. Luogo fisico e liquido allo stesso tempo perché al centro della battaglia mediatica a colpi di video traballanti e reportage improvvisati sul web per far vedere a tutti le violenze ai danni di chi occupava la piazza della rivoluzione. Grazie all’ottimo lavoro della regista siamo dentro la pancia e la testa della rivoluzione, ‘embedded’, se mai lo si può essere davanti uno schermo o su internet. Ma qui la forma o il formato delle immagini perdono il senso della dimensione è solo il flusso (liquido e quindi digitale) della storia a comandare lo sguardo. Un pezzo importante del racconto delle fiamme dell’Egitto anche questo, che Noujaim intuisce essere una delle chiavi per questa epocale svolta del Paese che non può essere ingabbiata dal racconto, tanto meno se documentaristico. Così è la piazza a ruotare intorno a Ahmed, Magdy e Khalid. O forse l’Egitto stesso e il mondo che ne osservava la forza e la voglia di cambiamento dopo trent’anni di immobilità.
I protagonisti di The Square lottano per la libertà e una nuova Costituzione e lo fanno rimboccandosi le maniche, occupando piazza Tahir, scuotendo le coscienze dei concittadini, postando video su youtube e rilasciando intervste ai canali ‘all news’ occidentali come fa Khalid. Senza fermarsi mani fino alla caduto di Mubarak. Ma la rivoluzione non è compiuta. Perché dopo il regime è l’esercito a dettare le regole e le violenze aumentano. E con queste anche le divisioni nel movimento. Entrano in campo i Fratelli Musulmani, Magdy si separa dai suoi compagni di lotta. La rivoluzione laica e progressista sembra tentennare. Ci saranno le elezioni e ancora violenze, morti e tanto sangue. La vittoria di Morsi, il leader dei Fratelli Musulmani. E poi la sua deposizione. Ahmed, Magdy e Khalid non si arrendono, vogliono un futuro diverso per il loro Paese: non una guida ma una coscienza politica. Piazza Tahir è di nuovo piena.
Francesco Maggi, da “sentieriselvaggi.it”

Condividi!

Leave a reply

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Fondazione Gabbiano, in quanto ente religioso, non deve ottemperare a quanto disposto
dall'art. 9 comma 2 del D.L. 8 agosto 2013 n.91, convertito con Legge 7 ottobre 2013 n. 112.
Sviluppato da NextMovie Italia Blog