Scusate se esisto!

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Ci sono almeno tre modi – e tre toni – per pronunciare la frase che dà il titolo al film.
“Scusate se esito!” lo si può dire timidamente, come se si volesse disturbare giusto un po’.
Oppure, alzando appena la voce, l’affermazione acquista il significato di una tenue polemica, di una lamentela per non essere stati presi in considerazione.
Facendo infine sentire il punto esclamativo che la chiude, la protesta assume le sembianze di una rabbia ragionata, di una ribellione che è indice di idee chiare e desiderio profondo di rivendicare la propria dignità.
Anche se la Serena Bruno del film di Riccardo Milani opta per la prima e seconda soluzione e mantiene a lungo inalterata la sua mitezza, quando Paola Cortellesi si è messa al lavoro sulla sua prima sceneggiatura, di certo pensava alla terza modalità di espressione, perché dietro la spontanea allegria del film e le esilaranti gag da commedia degli equivoci che la rendono scoppiettante, dietro Raoul Bova che si diverte a giocare con la sua immagine di superbello, c’è la vita vera dell’attrice, che quando ha cercato di percorrere la strada della scrittura, o semplicemente quando è entrata nel magico mondo dello showbitz, si è sentita trasparente di fronte a interlocutori maschi e ha subito quella discriminazione di cui ancora sono vittime le donne dal primo momento in cui si affacciano al mondo del lavoro.
Senso d’inadeguatezza, orgoglio calpestato e indifferenza Scusate se esisto! le filtra spesso attraverso la goffa comicità della protagonista, che inciampa, fa brutte figure e si esprime in un pittoresco accento umbro.
Altrove, però, in particolare con l’entrata in scena di Lunetta Savino – che interpreta una donna totalmente asservita al suo capo – ecco che arriva improvvisa l’amarezza, insieme a un piccolo groppo in gola che non passa subito, anzi dura per un po’, collegandosi idealmente al disagio appena percettibile che sprigiona dalle altre situazioni “difficili” che il film affronta.
Da artista sensibile che considera l’esplorazione del nostro tempo e del nostro mondo un dovere morale, Riccardo Milani sta bene attento a non scivolare mai nella farsa, perfino quando Marco Bocci fa le mossette o una vecchia zia di Serena comincia a esprimersi in un idioma incomprensibile. Al contrario obbedisce all’imperativo categorico di scavare nell’io delle persone che sono bloccate, che nascondono un sentimento o un modo di essere o che, peggio ancora, annaspano per adeguarsi all’immagine di sé che gli altri percepiscono.
Forte della verve della sua signora, il regista si permette di andare ancora oltre, dando una stoccata all’italica assenza di meritocrazia e ai pregiudizi di cui sono vittime gli omosessuali. Milani però non ce l’ha con il nostro paese, non è disfattista. Il suo invito è al singolo individuo, affinché prenda coraggio e impari a dire no.
In Scusate se esisto! Paola Cortellesi ritrova Raoul Bova a quattro anni di distanza da Nessuno mi può giudicare di Massimiliano Bruno. La coppia funziona di nuovo, forse funziona meglio, e Bova supera brillantemente la prova dell’ “interpreto un gay anche se non lo sono”. E poi si diverte, oh come si diverte a scendere lentamente le scale mentre una voce (che poi è quella della Cortellesi) canta “I’m feeling good”.
Anche noi ci siamo divertiti guardando il film. E commossi. E crediamo che questa volta valga veramente la pena di andare al cinema.
Carola Proto, da “comingsoon.it”

Nella sfiancante pioggia di commedie all’italiana che hanno annegato la stagione in corso (circa 40 in un anno), ‘Scusate se Esisto!’ di Riccardo Milani è probabilmente la più inaspettatamente divertente (‘si ride!’ clamoroso al cinema). Tornato lo scorso anno in sala con Benvenuto Presidente!, Milani ha sceneggiato il suo sesto lungometraggio al fianco della moglie, Paola Cortellesi, qui splendida, mutevole e a tratti esplosiva mattatrice insieme a quel Raoul Bova che aveva già incrociato nel delizioso Nessuno mi può giudicare di Massimiliano Bruno. Coppia che vince non si cambia. Fortunatamente, potremmo dire in questo caso.
Perché Scusate se Esisto! è nato quasi per caso, nel salotto della famiglia Milani-Cortellesi. Qui, tra la lettura di un giornale e l’altro, i due si sono imbattuti in un Paese allo sbando eppure meraviglioso, unico nel suo genere. Ne è così uscita fuori la figura di una giovane nata ad Anversa, che non è in Belgio ma in Abruzzo, architetto fuggito dal Bel Paese per fare ricche e appaganti esperienze all’estero. E tornare illogicamente in Italia, sfatando così il mito che da altre parti si viva meglio. Ma quando mai. In meno di 10 minuti è la stessa Cortellesi a raccontare la genesi della sua Serena, con un montaggio tanto serrato quanto spassoso che ha il merito di condurre la commedia su un binario incredibilmente esilarante.
Addirittura 5 gli autori del soggetto, tra i quali quel Ivan Cotroneo ‘padre’ di Tutti pazzi per l’Amore abbondantemente omaggiato, e ben 4 gli sceneggiatori, per un risultato di scrittura finalmente evidente, cosa tutt’altro che scontata all’interno delle commedie italiane solitamente fatte con lo stampo. Nella disperata ricerca di un lavoro in una Roma caotica e coatta, Serena finisce quasi per caso nella periferia estrema della Capitale, dinanzi a quel mostro edilizio che il mondo ci ‘invidia’. Il Corviale. Qui, dopo aver subito un furto, il promettente architetto scoprirà che è partito un bando per riqualificare l’intera zona, tanto da provare a parteciparvi con un’idea ‘ecologica’ e fortemente legata agli abitanti del mostruoso palazzo. Peccato che in un ambiente lavorativo dominato dagli uomini perché sfacciatamente maschilista, Serena Bruno debba fingersi uomo. Ovvero, di essere la segretaria dell’architetto Bruno Serena. In modo che il suo splendido progetto venga accettato e possa cambiare non solo la sua esistenza ma anche quella di chi vive quotidianamente nell’inferno del Corviale. Un po’ quel che capito’ a Whoopi Goldberg nel 1996 con Funny Money – Come fare i soldi senza lavorare. Per riuscire nell’impresa Serena dovrà affidarsi a Francesco, bellissimo e fascinoso proprietario del ristorante dove fa la cameriera, da tutte le dipendenti ammirato ma purtroppo per loro omosessuale. Con ex moglie e figlio a carico. La coppia impossibile diverrà così complice, l’uno con l’altra, condividendo segreti, inganni e soprattutto affetti.
Una commedia a più strati, quella edificata dal duo Milani-Cortellesi. Una commedia che ha provato a raccontare un pezzo d’Italia, cavalcando aspetti sociali di vario tipo, tra un mondo del lavoro ancora troppo fortemente contrario alla figura femminile e quelle periferie urbane massacrate da centri commerciali invivibili ed opere abitative spaventose, senza mai diminuire il flusso di risate, sincere e a tratti esagerate, come da tempo non si vedeva nel cinema italiano. La pellicola ha preso spunto da un progetto realmente esistente, voluto dal Comune di Roma e portato a termine da un architetto donna, che nel 2015 vedrà la ‘reale’ riqualificazione del mitologico Serpentone romano. L’architettura sociale che si fa strada all’interno di una città negli ultimi anni sommersa dal cemento, il più delle volte inguardabile nella sua conclusiva rappresentazione.

Stravolgendo le dinamiche della solita commedia romantica, perché qui Bova e Cortellesi sono fisicamente impossibilitati a fare qualsiasi cosa, in quanto lui gay, Milani ha così indirizzato l’intero film verso orizzonti piacevolmente inediti, tra momenti musical stravaganti e surreali ed incursioni attoriali perfettamente bilanciate. Il cast di contorno di ‘Scusate se Esisto!’ è infatti ineccepibile. Tra i volti non noti spiccano la strabordante zia abruzzese di Serena, che sembra quasi parlare un’altra lingua a causa dello spiccato dialetto, e la dolcissima anziana inquilina del Corviale, che ai più romantici della commedia italiana avrà ricordato l’indimenticabile Sora Lella di verdoniana memoria. Sette anni dopo Saturno Contro si sono ritrovati sul set Ennio Fantastichini, ignorante, ricco e maschilista architetto, e Lunetta Savino, sua segretaria per 30 anni ombra nascosta in quanto perdutamente innamorata, mentre stupisce in positivo Marco Bocci, nel ruolo della ‘checca isterica’ tutta urletti e mossette eppure meno vuoto di quanto possa apparire, tanto da citare Lev Tolstoj a tavola. Poco da aggiungere sulla Cortellesi, invece, che ha ancora una volta confermato di essere la migliore attrice italiana ‘commediante’ della sua generazione.
Bova, che Milani introduce con una vera e propria sfilata per sottolinearne la principesca bellezza, regalandogli persino una geniale parodia di Ghost con un ‘piede’ al posto del famoso vaso formato da Demi Moore e Patrick Swayze e un balletto ‘omo’ in discoteca con annesso spogliarello, matura invece nel corso dei 100 minuti grazie alla vicinanza dell’amica Paola, che lo aiuterà attivamente a scoprire quel lato paterno per troppi anni nascosto sotto metri e metri di paura. Lo ‘Scusate se Esisto!’ del titolo, ovviamente, è riferito alla sua protagonista principale, goffa, intelligente e dalla parlata forbita/abruzzese ma il più delle volte presa poco in considerazione da chi è chiamato a giudicarla, emblema forse un po’ forzato della ‘donna italica’, soprattutto nel mondo del lavoro. La costruzione provocatoriamente maschilista voluta dal regista è probabilmente legata a tempi ormai andati, e qui chiaramente forzati, tant’è che a riqualificare il vero Corviale, come detto, sarà proprio una signora, ma il percorso che Milani costruisce per arrivare ad un punto di non ritorno e all’exploit dell’orgoglio femminile’ fa indubbiamente breccia, bilanciando così nel migliore dei modi un film intelligentemente ‘divertente’. E scusate se è poco.
Federico Boni, da “cineblog.it”

In un momento di massima proliferazione delle commedie italiane, Scusate se esisto è tra le più riuscite degli ultimi anni. Si ride parecchio (cosa non scontata) ci si appassiona al personaggio e si riflette.
Quello che Milani e la Cortellesi (anche sceneggiatrice del film) portano in scena è un affresco della realtà lavorativa italiana, e delle sue derive maschiliste.
Serena Bruno (Paola Cortellesi) è un brillante architetto di Anversa (quella in Abruzzo, non in Belgio) che dopo vari master in giro per il mondo e un lavoro di responsabilità a Londra, decide di tornare nella tanto amata Italia. Ma nel bel paese titoli e competenze contano poco e Serena si ritrova a barcamenarsi tra mille lavoretti. Grazie ad uno di questi (cameriera in un ristorante) incontra il bel Francesco (Raul Bova) del quale si innamora a prima vista. Francesco è perfetto, bello, dolce, sensibile, gentile, praticamente il compagno ideale, con il solo “difetto” di essere gay.
Ben presto i due saranno i protagonisti di una atipica storia d’amore che li renderà complici nel mantenere le loro false identità: Francesco fingerà di essere etero e Serena Bruno, fingerà di essere un uomo (Bruno Serena) pur di ottenere il lavoro di riqualificazione del Corviale, un enorme palazzo nella periferia romana.
Scusate se esisto, lasciando da parte le pretese del film d’autore, e cadendo a tratti nella morale buonista e demagogica, rimane un esempio brillante del tentativo di sdrammatizzare le ingiustizie e ipocrisie del mondo del lavoro (fantastica Lunetta Savino nell’interpretare l’assistente devota che da più di 30 anni vive all’ombra del suo capo, pur essendo lei la mente pensante dello studio).
La nona edizione del Global Gender Gap Report ha confermato l’Italia fanalino di coda d’Europa e l’opera di Riccardo Milani si inserisce in questa cornice; ma il film sdrammatizza e calca la mano su scenette surreali che contribuiscono a mantenere il ritmo buffo della commedia e non appesantiscono lo spettatore.
La Cortellesi si conferma una donna dal multiforme ingegno e dai più variegati talenti. Anni fa ironizzava sulla figura femminile grazie alle sue Wooden Chicks ora si fa portavoce delle donne di talento decise a mostrare le proprie capacità e prendersi riconoscenze e gratificazioni che meritano. Non a caso, il progetto Corviale esiste davvero. Ed è di una donna.
Maria Laura Ramello, da “bestmovie.it”

“È un’architetta, e sottolineo la vocale ‘a’ finale! Costretta a lottare con ogni mezzo pur di ricoprire il ruolo che merita. È nata in un piccolo paesino tra i monti abruzzesi, è molto preparata, ha studiato tanto all’estero, ha fatto master in Russia, in Cina, ha lavorato in America e ottenuto grandi soddisfazioni. La incontriamo a Londra quando, stanca di vivere lontano, vuole tornare nel suo Paese che le manca e vorrebbe mettere a frutto tutto quello che ha imparato, ma si scontra con una situazione di crisi generale che riserva alle donne una diffusa diffidenza e una decisa ostilità quando si tratta di accedere ai pochi posti di lavoro dirigenziali disponibili. Si ritrova così a ricominciare tutto da capo, è costretta a cercare impieghi salutari e a ricorrere a stratagemmi bizzarri per farsi spazio nella giungla del lavoro. Determinata a lavorare come architetto e a dirigere un cantiere importante, quando presenta un progetto on line decide allora, improvvisamente, di approfittare dell’ennesimo equivoco sul suo cognome che sembra un nome maschile e si fa passare per quello che tutti si aspettano che lei sia: un uomo. Una volta diventata operativa, fingerà di essere l’assistente… di se stesso, perché è più facile che, in quanto donna, venga reputata il braccio piuttosto che la mente”.
Attraverso questa lunga dichiarazione, Paola Cortellesi descrive il personaggio di Serena Bruno che incarna in Scusate se esisto! di Riccardo”Benvenuto presidente!”Milani, pellicola che segna il suo ritorno sul set al fianco di Raoul Bova, dopo l’ottimo Nessuno mi può giudicare di Massimiliano Bruno.
RISATE ARCHITETTATE…
L’Ultimo dei lungometraggi polizieschi televisivi, infatti, nel corso della oltre ora e quaranta di visione veste i panni dell’elegante, bello e affascinante ristoratore Francesco, con il quale la protagonista finisce anche a convivere sotto lo stesso tetto, sebbene, a quanto pare, a lui non piacciano le donne.
Ed è, infatti, un esilarante Marco Bocci perfettamente calato nella parte del gay ad unirsi presto alla coppia, sempre più complice nei segreti e negli inganni; man mano che il ricco cast coinvolge, tra gli altri, il Luca Miniero regista di Benvenuti al Sud, la Lunetta Savino della fiction banfiana Un medico in famiglia, Corrado”My name is Tanino”Fortuna nel ruolo di un collega di lavoro di Serena ed Ennio Fantastichini in quello dell’odiosissimo capo.
Senza contare una breve apparizione per Stefania Rocca, al servizio di un’operazione che decolla immediatamente superato l’incerto avvio, provvedendo a regalare comicità già tramite la sequenza in cui si tenta la vendita di una cameretta ad una famiglia con bambino capriccioso e quella in cui abbiamo l’incontro con un Armando De Razza interessato ad avere una tomba familiare.
Mentre è l’azzeccato utilizzo di una nutrita colonna sonora spaziante da At last di Etta James a Tubthumping (I get knocked down) dei Chumbawamba, passando per Call me dei Blondie e la Unchained melody dei Righteous brothers posta a commento della divertente situazione del massaggio ai piedi a rappresentare uno dei maggiori pregi dell’insieme; volto, inoltre, a tirare in ballo grotteschi caratteri come una anziana zia abruzzese dalla parlata incomprensibile ed una romanissima signora residente nel tutt’altro che lussuoso complesso di periferia del Corviale.
Perché è proprio da un vero, prestigioso progetto per la qualificazione di quest’ultimo approvato dal Comune di Roma e realizzato da un architetto donna (anche consulente per il film) che prende spunto l’idea di base del tutto; caratterizzato, quindi, da una spruzzata di impegno sociale, ma finalizzato in particolar modo a ribadire che, sebbene la locandina reciti “Se vuoi diventare qualcuno… fingi di essere un altro”, nella vita è molto importante riuscire ad essere sempre se stessi.
Con un’infinità di occasioni per sprofondare in sane risate.
Responsabile anche della sceneggiatura insieme a Giulia Calenda, Furio Andreotti ed al regista Riccardo Milani, Paola Cortellesi torna ad affiancare Raoul Bova in una commedia, a tre anni da Nessuno mi può giudicare (2011). Un Raoul Bova bello e affascinante come sempre ma stavolta attratto soprattutto dal sesso maschile; nel corso di un godibilissimo spettacolo che, messo in piedi a dovere per quanto riguarda la costruzione dei diversi personaggi, regala non poche battute e situazioni divertenti allo spettatore. Lasciando il giusto spazio anche per spingerlo alla riflessione.
VOTOGLOBALE7
Francesco Lomuscio, da “everyeye.it”

Scusate se esisto!, il nuovo film di Riccardo Milani, non è una semplice commedia degli equivoci, bensì il risultato sorprendente di tanti sceneggiatori, tra cui la stessa Cortellesi, che hanno unito le loro idee per raccontare una storia corale, ispirata alle tematiche forti che vive il nostro paese in questi ultimi anni.
Serena Bruno (Paola Cortellesi), di Anversa, paesino tra i monti abruzzesi, da non confondere con la città belga, fin da bambina ha dimostrato grandi doti nel disegnare e ora è un’architetta di rispetto, che per anni ha studiato all’estero. Stanca di vivere a Londra, anche per via del clima, decide di tornare in Italia e rimettersi in gioco. Consegnando vari curriculum, Serena conosce Francesco (Raoul Bova), un ristoratore separato e con un figlio, con il quale nasce un rapporto particolare, essendo lui ora più attratto dagli uomini. A far da sfondo alla storia una Roma degradata, molto lontana da quella raccontata nel film premio Oscar La grande bellezza e qui inserita per parlare di un progetto esistente realizzato da Guendalina Salimei, l’architetta alla quale si è ispirata Paola Cortellesi per il suo personaggio. La sua Serena, infatti, si ritrova a Corviale decisa a ritrovare il motorino rubatole ingenuamente da due ragazzi del posto e questo blocco di cemento, lungo un chilometro, dove vivono centinaia di famiglie, rimbalza ai suoi occhi, fino a diventare il motivo di una gara d’appalto che la vede schierata insieme a tanti colleghi uomini. Il “Serpentone” diventa così protagonista del film, insieme alla gente della popolare zona, che la Bruno, fintasi segretaria di se stessa a causa del suo nome scambiato per cognome, intervista più volte per definire al meglio il progetto di riqualificazione approvato veramente dal Comune di Roma. Documentario e finzione si legano così tra un equivoco e l’altro, mentre tutti gli altri personaggi della storia cercano di mascherare la propria identità per non perdere il posto di lavoro e la stima da parte di un familiare. Un intreccio coinvolgente, in cui si ride molto, ma in cui soprattutto si ha modo di riflettere su quello che realmente siamo e che la società ci impone invece di essere. Come dentro un romanzo di Pirandello.
Se la Cortellesi e Bova, che si ritrovano su questo set dopo il fortunatissimo Nessuno mi può giudicare, sono molto convincenti nei loro ruoli, straordinari sono i personaggi interpretati da Lunetta Savino, che ritroviamo al fianco Ennio Fantastichini, dopo alcune memorabili scene di Saturno Contro, e da Marco Bocci, che messi da parte gli abiti di Calcaterra della fiction Squadra Antimafia, entra in quelli più glamour di Nicola, l’amico gay di Francesco, lasciando stupiti totalmente quanti riescono a riconoscerlo. La Savino è Michela, la segretaria del Dott. Ripamonti, l’unico personaggio che non è mai sopra le righe, ma asciutto, composto, fedele come al suo datore di lavoro, che non sarebbe nessuno senza lei e che trasmette la nostalgia e la rabbia propria di tante grandi donne.
Scusate se esisto!, nelle sale italiane dal 20 novembre in 400 copie, è pronto a farsi strada tra i vari cinepanettoni, avendo dalla sua parte innumerevoli ingredienti per attirare il pubblico. Sono tanti infatti i punti di forza: il giusto mix tra comicità e spunti di riflessione, la caratterizzazione dei personaggi, la bravura dei diversi attori, le musiche di Andrea Guerra, che introducono, ravvivano, alleggeriscono la storia e la genuinità recitativa dei non attori, come la simpaticissima zia abbruzzese, in grado di far ridere solo attraverso un’espressione dialettale. Vedere per credere!
Alessio Neroni, da “persinsala.it”

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