Goool!

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Inedita incursione nell’animazione per il regista argentino premio Oscar Juan José Campanella, con un film che, tra il biliardino e lo stadio, trasuda passione vera per il calcio come metafora della vita.
Oscar del calcio
Nel 2010 Juan José Campanella, talentuoso regista argentino, si portò a casa l’Oscar come miglior film straniero con Il segreto dei suoi occhi, battendo concorrenti anche più accreditati e celebrati come Il profeta di Jacques Audiard o Il nastro bianco di Michael Haneke trionfatore a Cannes l’anno prima: il premio fu tanto meritato quanto sorprendente, anche se solo due anni prima ci era già andato vicino con la nomination per Il figlio della sposa.
Ancora più sorprendente, per certi versi, è vedere il nome di Campanella dietro questo progetto di animazione da lui scritto e diretto e con il quale torna al cinema a quattro anni di distanza dall’Oscar. Un progetto che nasce sicuramente dalla dichiarata passione del regista per il calcio, da buon sudamericano che si rispetti, un amore che già faceva capolino ne Il segreto dei suoi occhi con la memorabile scena della cattura di Gómez da parte di Esposito e Sandoval durante la partita del Racing.
Cartone d’autore
Per Campanella, che prima del cinema ha lavorato negli USA per serie televisive cult come Law & Order e Dr. House, è del tutto inedita invece l’incursione nel campo dell’animazione, che in questo caso possiamo definire più che mai d’autore, visto che questo Metegol, ovvero il calcio balilla in spagnolo (e titolo originale col quale il film è stato presentato lo scorso novembre al Festival di Roma, che per la sua uscita italiana è diventato semplicemente Goool!), oltre ad avere un regista “oscarizzato”, è tratto da un racconto del grande scrittore e vignettista Roberto Fontanarrosa, “Memorie di un’ala destra”. Inedito e curioso se vogliamo è anche il soggetto sportivo di questa produzione ispano-argentina, raro da trovare in un film di animazione, in particolare quello calcistico, sicuramente più di appeal per il pubblico europeo o latino piuttosto che per quello americano.
Il buono, la bella, il bullo…
Il timido Amadeo è il miglior giocatore di biliardino del suo villaggio, introverso e imbranato nella vita, diventa un fenomeno quando ha in mano la manopola coi suoi amati pupazzetti del calcio balilla: nessuno è in grado di batterlo, compreso il Grosso, il bullo del paese, a cui tocca per la prima volta in vita sua l’onta della sconfitta. Una sconfitta che brucia ancora dopo anni, quando il Grosso, che nel frattempo è diventato il più forte e idolatrato giocatore di calcio del mondo, torna al paesello con l’idea fissa di vendicarsi e di portare via ad Amadeo tutte le cose a lui più care: il bar dove lavora, l’amata Laura, persino il villaggio stesso, che vuole demolire per trasformarlo in un parco a tema e in uno stadio a lui dedicato. Amadeo dovrà reclutare un’improbabile squadra tra gli stralunati abitanti del paese per giocare stavolta una partita vera, salvare il villaggio e tutto ciò che ama. Ad aiutarlo saranno proprio gli omini del biliardino, che prendono magicamente vita per aiutare Amadeo e giocare per la prima volta una partita in un vero stadio di calcio.
…e i pupazzetti
Con in campo un budget di 20 milioni di dollari, il film di Campanella rappresenta un progetto ambizioso che, anche paragonato con le megaproduzioni degli studios hollywoodiani come Pixar, Dreamworks e Blue Sky, non sfigura assolutamente anzi risulta divertente ed originale, riuscendo a stupire soprattutto dal punto di vista visivo e tecnico, grazie al lavoro del supervisore all’animazione Sergio Pablos, che rende o pupazzi incredibilmente vivi ed espressivi, ognuno col suo carattere e la sua identità, dall’egocentrico Beto, al filosofo Loco, fino al condottiero Capi. Passione calcistica e citazioni, da 2001: Odissea nello spazio ad Apocalypse Now, per un film sì pensato per tutta la famiglia, con le gag fisiche che piacciono ai bambini, ma con riferimenti che rischiano di coinvolgere sopratutto gli adulti (dalla squadra degli strapagati fenomeni che sia chiamano i Galacticos…, ai pupazzi del calcio balilla che somigliano a Kempes e Tarantini della nazionale argentina che vinse i mondiali del ’78).
La squadra più scassata della storia
Nonostante il ritmo in alcuni momenti non proprio travolgente e i dialoghi non sempre irresistibili, il film è animato da uno spirito e un entusiasmo che alla fine contagiano. E poi il riscatto contro ogni pronostico dei piccoli e degli emarginati sul campo da gioco contro i favoriti grandi grandi e grossi, è un’allegoria classica del grande schermo nelle sue numerose varianti dei più classici sport movie, per cui alla fine ci si ritrova come sempre a tifare. In questo caso oltretutto la squadra dei losers del paese è veramente la più sgangherata e divertente dai tempi del fondamentale Lo chiamavano Bulldozer, e c’è un cattivo coi fiocchi definitivamente insopportabile, che di solito è imprescindibile per il successo di un cartone.
Questo è il gioco che ci piace
Il calcio come metafora della vita, per raccontare una storia d’amore e di amicizia e di come vincere le sfide della vita, anche quelle apparentemente impossibili. Con il calcio balilla che incarna il valore della tradizione nei confronti del progresso rappresentato dal parco Universal Astro Gol, “il progresso ad ogni costo, che non si può fermare davanti a nulla”, che asfalta i sentimenti e calpesta le passioni. Nell’anno dei mondiali, uno spot incredibile per il calcio vero che fu, fatto di emozioni, di cuore e di bandiere, che vanno scomparendo sacrificati in nome del business sull’altare delle televisioni e degli sponsor, con i giocatori ascesi allo status mediatico di vere e proprie star, capricciose e vanesie come i divi di Hollywood. Il denaro è quello che muove tutto, e d’altronde “le stelle cadono, gli idoli perdono lucentezza, i manager sono eterni…”. Qualche riferimento alla realtà? Niente male per un cartone animato.
“le stelle cadono, gli idoli perdono lucentezza, i manager sono eterni…”
Conclusione
Il calcio non smette mai di stupire, così come il film di Campanella che, nonostante qualche calo di ritmo, non sfigura anche dal punto di vista tecnico davanti alle megaproduzioni hollywoodiane. Alla fine diverte e coinvolge, oltre a rappresentare una metafora del calcio di oggi dove il business e il denaro asfaltano il cuore e la passione.
Alessandro Antinori, da “movieplayer.it”

Vi ricordate il calcio balilla? Quel gioco amato da grandi e piccini, che troneggiava nel retro di fumosi bar, dove trascorrevamo i pomeriggi piovosi in cui non potevamo sbucciarci le ginocchia con rovinose cadute nei boschi? Tutti contro tutti in partite interminabili, e solo il più resistente diveniva il Re del torneo, il che si riduceva a vincere… un bel niente! Erano davvero altri tempi e altri divertimenti, oggi sono ricordi che sbiadiscono e oggetti destinati a qualche museo nonostante, soprattutto nel Mare Nostrum, il calcio in tutte le sue forme si sia trasformato in un culto diffuso e apprezzato anche dal gentil sesso.
Juan José Campanella dopo l’Oscar® per “Il segreto dei suoi occhi” torna dietro la macchina da presa per una nuova sfida, questa volta d’animazione. Un giorno qualunque, infatti, il racconto “Memorie di un’ala destra” del vignettista Roberto Fontanarrosa, nonostante sia breve, riesce ad affascinare irrimediabilmente un produttore che decide di coinvolgere il regista in un lungometraggio animato dedicato allo sport, all’amicizia e alla fiducia in se stessi. Era impossibile tirarsi indietro! E il risultato riesce a stupire.
Presentato in anteprima all’ultimo Festival del cinema di Roma, dove ė riuscito ad appassionare anche i piccoli ospiti, nonostante la versione fosse in lingua originale (ennesima dimostrazione che gli adulti sia spesso iper-protettivi), “Goool!” approda nelle sale della Penisola a poche settimane dai campionati mondiali di calcio, che si disputeranno proprio in Brasile. Sarà anche per questo motivo, ma molti sono entrati in sala con un sorriso per-stampato sul volto e… anche gli scettici han dovuto ricredersi.
La storia è romantica già nelle premesse. Amedeo è un ragazzino di provincia che trascorre il suo tempo libero disputando partite (talvolta reali, altre volte solo nelle sue fantasie) a calcio balilla e diviene un campione indiscusso e imbattibile. Un giorno Grosso, il bulletto di zona, sfida Amedeo e il ragazzino, senza troppa fatica, lo schiaccia. L’umiliazione tra adolescenti, che sembra destinata a essere un episodio isolato, in realtà si riverbera nelle vite di tutti. Alcuni anni dopo, infatti, Grosso, diventato un asso del calcio mondiale, torna alle origini per rivendicare la proprietà della cittadina in cui è nato e per chiedere la rivincita ad Amedeo. Peccato che essa si debba svolgere in un r-e-a-l-e stadio con giocatori in carne ed ossa quali i compagni di squadra di Grosso!
Inizia così un’avventura senza precedenti: la distruzione del biliardino con cui Amedeo si allenava provoca una tale scossa da portare in vita gli omini del gioco, i quali diventano i migliori amici, supporter, coach e alleati del povero protagonista, sempre più (s)travolto dagli eventi. Il film è una bella corsa per recuperare i pezzi dispersi, salvare amici rapiti, allenare giocatori improbabili. Una fantasiosa trama quindi, che mostra concetti universali come l’importanza del gruppo, della fiducia nei propri mezzi, nel credere che il successo si possa raggiungere.
“Goool!” è un’opera divertente, e un po’ nostalgica, che riesce a travolgere grandi e piccini grazie alle colorate immagini, alle buffe battaglie tra calciatori in miniatura e a quella parabola ricca di amore per la famiglia, la comunità e – perché no – per lo sport. Perfetto riscaldamento prima del vero “match” di giugno 😉
Vissia Menza, da “masedomani.com”

Amadeo è un ragazzo timido e introverso, ma quando gioca a biliardino, dove si allena tutti i giorni nel bar della sua piccola cittadina, non perde mai. Riesce persino a sconfiggere il bulletto Grosso, che prima di allora non aveva mai subito una sconfitta nella sua vita. Ma Grosso tornerà più forte di prima, un campione del calcio realmente giocato e non del biliardino, per prendersi a tutti i costi la sua rivincita. Amadeo non ha speranze, finchè i piccoli giocatori del biliardino non prendono vita…
Si pensi proprio al biliardino: di fronte all’apparente dinamicità di una partita uno contro l’altro, c’è una sottotrama statica, dove ogni “calciatore” è relegato alla sua circoscritta porzione di gioco e può svolgere una sola funzione. Cosa succederebbe se tali personaggi prendessero vita? Probabilmente avrebbero un’immediata voglia di muoversi oltre quello spazio. Ed è proprio ciò che accade. Che sia mossa da un’immaginazione fuori dal comune o da qualche forza misteriosa, la voglia di libertà, di sconfinare e di rendere tutto possibile, prende il sopravvento, attestandosi solo come mezzo per un fine più grande.
Il successo di Goool! sta nel riuscire ad umanizzare all’ennesima potenza i personaggi del biliardino, con delle caratterizzazioni diverificate. Così, anche se la pellicola funziona meglio nell’invenzione dei singoli personaggi, rispetto alla costruzione narrativa nel suo complesso, ciascun protagonista riempie talmente lo schermo, da raccontare a sua volta una storia. Goool! filmUna storia che nasce dentro ai confini del calcio balilla, ma che perde la sua essenza originale ed elimina le differenze tra biliardino-campo di gioco reale, fondendoli in un unico mondo. Diventa un concetto che va oltre lo sport e si toccano temi di fratellanza, amicizia, amore, importanza dell’immaginazione, senza farsi mancare qualche punzecchiata più adulta.
Pur non essendo propriamente un film “sul calcio”, la passione che Campanella deve avere per questo sport è palpabile: addirittura cita 2001: Odissea nello spazio ad inizio film, con le scimmie che giocano a pallone, utilizzando un teschio come improbabile sfera di gioco.
L’argentino Juan José Campanella, abbandonando le gialle e drammatiche atmosfere de Il segreto dei suoi occhi, che gli ha regalato l’oscar per il miglior film straniero nel 2009, fa centro al primo confronto con l’animazione. Per i bambini, Goool! sarà una favola divertente, dove si ride e si tifa in crescendo col passare del film; per gli adulti, una godibile esperienza visiva, anche tecnicamente valida, dove apprezzare le numerose gag tagliate su misura per “i grandi” e assaporare come il film abbia, in un costante sottofondo, un cuore.
Matteo Colibazzi, da “cinefilos.it”

In Italia si chiama calcio balilla e non ha bisogno di presentazioni: anche un bambino, di qualsiasi età, sa cos’è. Ma forse non tutti sanno che fu inventato durante la Guerra Civile Spagnola dal gallego Alejandro Finisterre mentre si trovava in un ospedale a Madrid a ricevere cure, circondato da bambini che per le ferite riportate non avrebbero più potuto giocare a calcio. Per cui, anche se non si conosce la data esatta della sua venuta al mondo, con un calcolo approssimativo si può facilmente dedurre che abbia più di settant’anni e ciò lo rende di fatto una memorabilia, un oggetto legato alla nostalgia.
Il regista argentino Juan José Campanella lo pone al centro del suo primo film d’animazione, Goool!, che è ispirato a Memorias de un wing derecho del connazionale Roberto Fontanarrosa, un racconto breve pubblicato nel 1985 nella raccolta El mundo ha vivido equivocado (curioso che, sia l’inventore del biliardino, che l’autore di Memorie di un’ala destra siano entrambi morti nel 2007). La narrazione in prima persona del protagonista letterario, un giocatore di metallo di calcio balilla, offre a Campanella l’idea dalla quale partire per sviluppare la trama di un film che parla di amicizia, innanzitutto, ma dimostra anche come l’unione – anche tra squadre rivali – faccia la forza, e che l’invidia sia un sentimento corrosivo, distruttivo.
Al di là del buon messaggio che si presta a un pubblico infantile, ma anche adulto, e che gli è valso l’apertura del Festival di San Sebastian nonché il premio Goya nella categoria Miglior film d’animazione, Goool! è una produzione argentina (la più costosa della storia) che ha saputo usare al meglio fino all’ultimo centesimo dei ventuno milioni di dollari del budget. Tecnicamente vicino alla perfezione, il film di Campanella – che con Goool! ha esordito nell’animazione dopo aver vinto l’Oscar nel 2010 con il notevole Il segreto dei suoi occhi – è il risultato di un lavoro di squadra nel quale hanno partecipato in 300, tra animatori, disegnatori, editori e tecnici vari. Da vedere con o senza occhialetti 3D.
Tirza Bonifazi, da “freequency.it”

Arriva nei nostri cinema grazie a Koch Media, dopo una presentazione fuori concorso all’ottava edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, Goool!,diretto dal regista del film premio Oscar Il segreto dei suoi occhi, Juan José Campanella.
Il cinema d’animazione contagia anche l’Argentina! Goool! è un progetto tanto convenzionale quanto anomalo. Chi ha visto Il segreto dei suoi occhi e conosce lo stile di Campanella difficilmente potrebbe immaginare un cartoon per un pubblico di piccolissimi diretto da lui, eppure l’operazione è andata a segno con una certa brillantezza e originalità che fa di Goool! una di quelle opere che si prestano a coinvolgere con grande entusiasmo le platee. Allo stesso tempo, parliamo di un film convenzionale perché adotta tutti – ma proprio tutti – i cliché del cinema d’animazione di stampo disneiano che siano un protagonista in cerca di riscatto, una storia d’amore, un saldo rapporto d’amicizia e un cattivo senza scrupoli tagliato con l’accetta.
Goool! racconta la storia di Amadeo, talentuoso giocatore di biliardino fin da quando era solo un bambino, ma anche irriducibile timidone. Amadeo lavora nel bar del paese ed è innamorato della coetanea Laura fin da bambino, pur non essendo mai riuscito a dichiararsi. Un giorno torna in paese Grosso, che in passato fu sconfitto da Amadeo a bigliardino e ora è diventato un famoso calciatore di fama mondiale. Il piano di Grosso è riscattare il suo rancore per l’avversario di un tempo sfidandolo a una partita di calcio: la posta in gioco è lo stesso paese, che Grosso vuole trasformare in una meta turistica in suo onore, costruendo uno stadio proprio lì dove sorge il bar di Amadeo. L’unica possibilità per il ragazzo è mettere in piedi in quattro e quattr’otto una squadra di calcio con i suoi concittadini e in questo sarà aiutato da Capi e i suoi compagni, ovvero i piccoli giocatori di stagno del bigliardino del bar!
Il produttore e co-sceneggiatore Gaston Gorali dice che l’idea per Goool! gli è venuta circa sette anni fa quando ha letto il racconto Memorie di un’ala destra del vignettista Roberto “El Negro” Fontanarrosa. Del racconto breve è rimasto un concetto fondamentale, ovvero la consapevolezza di poter riuscire nelle sfide più importanti solo unendo le forze con chi ti sta attorno, anche se si tratta di ex-avversari su un campo da gioco. In Goool! la riflessione su “l’unione fa la forza” viene sia dalla volontà di Amadeo di unire le proprie forze con gli sgangherati figuri che affollano il suo paese, sia tra Capi e la sua squadra con la squadra avversaria sul campetto del calcio balilla. La tematica è affrontata da Campanella, che ha anche scritto il film, con ingegnosità e coerenza, riuscendo pienamente a fornire una morale al racconto senza risultare mai ne stucchevole ne troppo buonista.
Goool! non parla propriamente di calcio e non parla di calcio balilla, o forse lo fa di entrambe le cose, unendole però a una moltitudine di altre tematiche. Sicuramente la marcia in più di questo film e ciò che più appassionerà gli spettatori sono i pupazzetti del biliardino dotati di vita propria, una squadra di piccoli campioni, ognuno dei quali caratterizzato in modo tale da essere ben distinguibile dall’altro, che riesce a rubare l’attenzione ai protagonisti umani.
Di contro c’è Grosso, il cattivo di turno, privo di carisma e stereotipato come ci si aspetterebbe da un villain di un film per ragazzini.
C’è da dire che Goool! sa risultare particolarmente avvincente e soprattutto nell’ultima parte, la partita di calcio, si riesce realmente a fare il tifo per i “nostri” eroi, trovando un gran senso di partecipazione. Affermazione dimostrata già durante una proiezione del film riservata alla stampa ma aperta anche a spettatori molto giovani, durante la quale le urla di partecipazione e le esultazioni si sono spinte a livelli che mai si erano riscontrarti in un evento di questo tipo.
Sarà facile nella costruzione, fin troppo legato a un immaginario cartoonesco ben consolidato e forse più adatto a un pubblico di bambini piuttosto che di adulti, ma non c’è alcun dubbio: Goool! funziona.
Roberto Giacomelli, da “darksidecinema.it”

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