barbecue

Barbecue

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Gli amici di vecchia data a volte, col passare degli anni, diventano proprio come una famiglia surrogata, cioè ingombranti, ripetitivi e prevedibili: in una parola, noiosi. Soprattutto quando si divide con loro una serie di riti e appuntamenti e si è giunti a un punto di crisi nella propria vita. Questo è quel che accade ad Antoine quando, esattamente all’età di 50 anni portati benissimo, lo colpisce un infarto .

Fino ad allora ha condotto una vita sana, ha una bella moglie che ignora le sue molte avventure, nessun problema economico, e si è goduto i barbecue e le vacanze con gli amici. Con gli anni certo qualcosa è cambiato, ad esempio due di loro si sono lasciati, ma, a differenza di quanto accade di solito, sono rimasti entrambi nel gruppo, che ne tollera le ripicche e le gelosie. Ma dopo l’infarto Antoine non ci sta più: mangia e beve quel che vuole a dispetto delle preoccupazioni altrui per la sua salute, diventa insofferente e senza timore di alienarseli comincia a dire la verità – quella che fa male – ai suoi compagni di sempre.

Quella di Eric Lavaine è la tipica commedia brillante francese, ben scritta, ben recitata, con la giusta dose di cinismo e di ironia. Si sente soprattutto che è vera perché nasce da una storia autobiografica e, per una volta, non si svolge nell’immancabile Parigi ma a Marsiglia e in altri scenografici luoghi della Francia. E’ un film sull’amicizia in tutte le sue sfaccettature, soprattutto quella che unisce persone vicine alla mezza età e le cui dinamiche vengono per forza influenzate dalle vicissitudini personali dei membri del gruppo.

Il gruppo di Antoine – interpretato con intatto carisma da Lambert Wilson – è piuttosto variegato: si sono conosciuti in occasione degli studi a Lione e appartengono tutti all’alta borghesia. Con l’unica eccezione dell’ingenuo Jean-Michel, che fa il carrozziere, ed è l’amico che prendono bonariamente in giro ma con cui sono ferocemente protettivi nei confronti del mondo esterno. Così come fanno muro quando l’ex di uno di loro si presenta con un odioso fidanzato.

Un gruppo di amici in fondo è un clan, con le sue regole, i suoi codici e i suoi rituali: con l’andar del tempo, il cibo diventa sempre più importante. Alle follie giovanili si sostituiscono le discussioni a tavola, al sesso le abbuffate, alle vacanze disorganizzate i comodi soggiorni estivi e il barbecue diventa metafora della vita che cambia e degli anni che passano.

Barbecue è una specie di Grande freddo francese, un tantino più ottimista e meno intellettuale del suo celebre corrispettivo. La sua originalità sta nell’offrire allo spettatore dei protagonisti che hanno l’aspetto di persone reali e situazioni comuni a molti di noi e di farlo con un affiatato e variegato ensemble di attori che sembra davvero unito da un sentimento di amicizia.

E questa sapienza nella confezione riesce anche a farci perdonare il fatto che ad avere i nostri stessi sentimenti siano dei ricconi, i cui problemi sembrano – e probabilmente sono – più facilmente risolvibili dei nostri.

Daniela Catelli, da “comingsoon.it”

 

Antoine sta per compiere 50 anni e ha una vita apparentemente perfetta: una bella moglie, un figlio, un lavoro e un gruppo di amici, gli stessi da 30 anni, da quando cioè frequentavano insieme la Scuola superiore di commercio, con cui va in vacanza tutte le estati. È allora che gli succede “la cosa migliore della vita”: un infarto. Da quel momento Antoine, che fin lì era stato attentissimo alla forma fisica e alla salute privandosi del cibo, del fumo e degli stravizi (ma non delle amorevoli cure di innumerevoli amanti ventenni), decide di spassarsela, a cominciare dalla vacanza con gli amici di sempre.
Anche gli amici hanno i loro problemi: il perfettino Yves si consuma nella competizione con Antoine mentre la moglie Laure insegue il sogno dell’eterna giovinezza; Olivia e Batiste hanno appena divorziato e si fanno i dispetti a vicenda; Laurent ha problemi di lavoro e ne tiene all’oscuro la moglie Nathalie. L’unico sereno è Jean Michel, un meccanico che non fa parte dell’alta borghesia come il resto del gruppo, né può vantare un rapporto di coppia più o meno soddisfacente, ma conserva una saggezza e una gentilezza d’animo che mettono in ombra tutti i suoi amici. La commedia corale è un genere a sé nel cinema francese, e Barbeque nasce sull’onda dell’enorme successo diPiccole bugie tra amici, scritto e diretto da Guillaume Canet, che in Francia è stato campione d’incassi: anche quello iniziava con un incidente dalle conseguenze mediche importanti, e si sviluppava nel corso di una vacanza di gruppo fra ricchi professionisti legati da un rapporto pluridecennale.
Qui l’età media dei protagonisti è più alta e c’è più ironia (compreso un finale che è un riferimento esplicito, e irriverente, al film di Canet) e, come si conviene ad una commedia corale francese, le parole si sprecano: la verbosità di tutti i componenti del gruppo diventa la cifra stilistica del racconto. Si straparla, ci si parla addosso, o contro, si sparano battute a raffica, ci si prende in giro con quella familiarità benevola e crudele che caratterizza le amicizie di lunga data. E naturalmente si procede dritti verso una “cena delle beffe” in cui si scoprono numerosi altarini ed esplodono conflitti e riconciliazioni.
Noi spettatori siamo invitati ad ascoltare, anzi ad origliare, quel gruppo: si ride della vecchiaia, del narcisismo maschile e femminile, della crisi, e soprattutto si cazzeggia a oltranza. Se tutto questo sia piacevole o irritante dipende da quanto si apprezza quel certo modo molto francese di impostare le interazioni cinematografiche come interminabili dissertazioni più o meno salaci. Tantopiù che qui, al contrario che in Piccole bugie fra amici, le emozioni sono trattenute, per lasciare il posto ad un leggero disincanto intellettuale. Al di sopra delle critiche, in ogni caso, il cast al completo, da Lambert Wilson in un ruolo profondamente autoironico, a Florence Foresti in quello della neodivorziata Olivia a Lionel Abelanski, che molti ricordano per la sua straziante interpretazione in Train de vie, qui nei panni di Laurent.

Paola Casella, da “mymovies.it”

 

Dalla Francia ci giungono sempre più commedie frizzanti e intelligenti, e Barbecue non costituisce un’eccezione. Al cinquantenne Antoine, attento da sempre alla propria forma fisica, viene un infarto durante una corsa al parco. Dopo la convalescenza, decide di non avere più freni e di concedersi più libertà, sia in campo alimentare che comportamentale. Questa diventa l’occasione per trascorrere una vacanza con la moglie e la compagnia di amici, composta per lo più da coppie. Quando a poco a poco emergono i difetti di tutti (soprattutto la boria di Antoine), i rapporti si incrinano ed egli dovrà scegliere se privilegiare il proprio ego o l’amicizia. Detta così la trama sembra banale, ma non c’è nulla di più sbagliato; Barbecue è una commedia leggera e divertente, col pregio di privilegiare molto la caratterizzazione psicologica dei personaggi. Il gruppo di amici è un variegato microcosmo di macchiette e manie, composto da uomini e donne che appaiono subito empatici nonostante i loro difetti: piccole spigolature che ciascuno di noi possiede nel carattere e magari di difficile ammissione. Il collante tra queste persone così diverse e così unite è un dialogo continuo e spontaneo, che lo sceneggiatore e regista Eric Lavaine inserisce di volta in volta in situazioni che vanno dall’equivoco allo scorretto, dal puramente comico al riflessivo. La messa in scena della quotidianità vacanziera che ne viene fuori (lontana anni luce dalle “Vacanze” cui siamo abituati noi italiani) è sorretta da una scrittura minuziosa e una direzione degli attori precisa: ciò concorre a creare una verosimiglianza in cui è facile riconoscersi. Il barbecue è l’occasione in cui conosciamo i personaggi, ma è anche metafora della convivenza di caratteri diversi in un luogo chiuso. Nessuno di loro è perfetto e tutti hanno qualcosa da nascondere verso qualcun altro. Su questo il film ci scherza, ma al contempo insegna che, se le lievi intolleranze si mantengono sotto controllo, l’armonia si conserva; quando Antoine spiattella pubblicamente i difetti dei suoi amici, finisce in pericolo. Soltanto guardando in profondità si possono trovare aspetti delle persone che compensano le mancanze, e che possono insegnare qualcosa quando meno ce lo si aspetta.

Marco Ceriotti, da “paperstreet.it”

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