Notre-Dame de Paris

Notre_dame_de_Paris_Locandina

Il 16, 17 e 18 dicembre 2013 la drammaticità, la passione e il romanticismo arrivano trionfanti sul grande schermo con il Roberto Bolle di Notre-Dame de Paris, in oltre 150 sale italiane.
Grazie a Rai e Microcinema Distribuzione, il Balletto – rappresentato al Teatro alla Scala di Milano nel febbraio 2013, registrando il sold out nelle settimane in cui è andato in scena – diventa per l’occasione un film evento unico e imperdibile, mai visto prima, arricchito da un accurato lavoro di postproduzione ed edizione (riprese in HD e audio 5.1).
Il balletto è ispirato all’omonimo romanzo di Victor Hugo, per la coreografia di Roland Petit, le musiche di Maurice Jarre, le scene di René Allio e i costumi di Yves Saint-Laurent. In Notre-Dame de Paris danza, scene, costumi, musica, teatralità si integrano e completano fino a dare vita all’idea di spettacolo di Roland Petit.
La bontà e la sensibilità di Quasimodo, il campanaro gobbo innamorato della dolce Esmeralda, sono interpretate da un Roberto Bolle superlativo.
La perfetta espressività dei movimenti dell’etoile del Teatro alla Scala trasmette al suo pubblico tutto il dolore e la tenerezza di un uomo rapito da un amore quasi impossibile.
”La sfida è tirare fuori la bellezza interiore” questa la dichiarazione di Bolle, chiamato a fare proprie le deformazioni fisiche del gobbo per il Notre-Dame de Paris di Roland Petit.
Sul palcoscenico insieme a Bolle, Natalia Osipova, prima ballerina del Teatro Mikhailovskij e dell’American Ballet Theatre, e i primi ballerini Mick Zeni (Frollo) e Eris Nezha (Phoebus).

NOTRE-DAME DE PARIS di Maurice Jarre
Balletto in due atti, dal Teatro alla Scala di Milano
Durata: 1 ora e 35 minuti
Direttore: Paul Connelly
Coreografia: Roland Petit
Scenografia: René Allio
Cast: Roberto Bolle, Natalia Osipova, Eris Nezha

Notre-Dame de Paris. Dal romanzo al balletto.
Il romanzo di Victor Hugo aveva già ispirato un balletto, La Esméralde – coreografia di Jules Perrot, musica di Cesare Pugni – creato a Londra da Carlotta Grisi nel 1844.
Quarant’anni dopo, Marius Petipa ne dava una propria versione, con musiche aggiuntive di Riccardo Drigo (San Pietroburgo, 1886).
«Attratto dal Medioevo e dal suo misticismo, avevo preso a meditare su Il monaco di Lewis. Avevo addirittura già architettato un libretto e commissionato una partitura … Ma poi, la cosa non è andata in porto. Un giorno, passando davanti ad una libreria, vidi un’edizione di Notre-Dame de Paris. Da sempre interessato al Medioevo e ai suoi monaci, incuriosito la acquistai per rileggere un’opera di cui avevo scordato i particolari. Rileggendo il romanzo, mi resi conto che Victor Hugo andava oltre Lewis. Subito ho rifatto il libretto sulle tracce di Hugo … »
Se Perrot e Petipa avevano conservato i personaggi secondari di Gringoire, il poeta innamorato di Esmeralda, e di Fleur-de-Lys, la fidanzata di Phoebus, Roland Petit sfronda, sintetizza e accentra la sua azione sui quattro protagonisti: Quasimodo, Esmeralda, Frollo, Phoebus. La bruttezza e la bellezza. La notte e il giorno.
«Per me, lo spettacolo è una creazione totale: danza, scene, costumi, partitura musicale… Come librettista e coreografo, vedo i tre personaggi di questa passione fatale come creature “a parte”: Esmeralda – come l’amore – è zingara e quindi sospettata di essere un po’ strega. Quasimodo non è un mostro, è piuttosto un individuo complessato, perché ha subìto un infortunio. Creature che vengono respinte per la loro “differenza”. Frollo è un uomo tormentato fra i suoi desideri e la sua coscienza, fra la carne e lo spirito. Potrebbe essere una storia di oggi.»
«Il mio balletto Notre-Dame de Paris racconta una bella e grande storia. Deliberatamente ne ho espunto l’aneddoto e la pantomima: mi auguro che svanisca il Medioevo alla Violet-le-Duc e che, per lo spettatore, resti soltanto la tensione tragica del capolavoro di Victor Hugo. René Allio nelle sue scene, Yves Saint-Laurent nei suoi costumi, hanno seguìto la medesima via della sobrietà».

Impetuose visioni parigine alla Scala
Le intricate e fosche vicende parigine narrate da Victor Hugo nel suo Notre-Dame de Paris, com’è noto sono state trattate in alcuni dei molteplici linguaggi dell’arte coreutica. Uno di questi è tornato poderosamente sul palco della Scala dopo più di dieci anni dall’ultima rappresentazione: il balletto firmato da Roland Petit. Creato nel 1965 per l’Opéra de Paris il balletto del coreografo francese ha il grande merito di tradurre con raffinata espressività i complessi e avvincenti eventi che hanno luogo nel cuore di Parigi.
Nei tortuosi intrecci del soggetto si stagliano le figure dei quattro grandi personaggi che, sul palco del Piermarini, sono restituiti nella loro superba integrità. Ad interpretare il campanaro di Notre-Dame nella quarta rappresentazione del balletto torna il Primo ballerino étoile del Teatro alla Scala Massimo Murru. Nei panni di Quasimodo fin dalla prima edizione scaligera del balletto, egli dimostra con portentosa sicurezza di conoscere perfettamente i molteplici aspetti di quel personaggio dalla “psiche incatenata”, come sapientemente descritto da Victor Hugo. Con una interpretazione di prim’ordine Murru restituisce egregiamente la complessa armonia della tenebrosa deformità con la luminosa forza d’animo di Quasimodo. Un lavoro proficuo, quindi, effettuato su un personaggio che Petit dipinse in un linguaggio coreografico di sorprendente caratterizzazione e ampiamente tratteggiato all’inizio del secondo atto. Qui l’imponente scena invasa dalle enormi campane della cattedrale di Parigi diviene condizione eccellente per mettere in rilievo l’intimo e profondo dialogo del gobbo con gli amati bronzi.
Convincono le delicate e sensuali dinamiche ammaliatrici di Petra Conti in debutto nel ruolo della bella zingara Esmeralda. Ella modula con eleganza le differenti tonalità emotive che scaturiscono dalla relazione con gli altri personaggi. Un ulteriore debutto è quello di Eris Nezha nei panni di don Claude Frollo: un austero e tormentato vigore è la cifra che egli conferisce al maestoso arcidiacono. Marco Agostino debutta, invece, nel ruolo dell’avvenente capitano Phoebus sul quale si posano gli occhi della zingara col tamburello.
È considerevole, a tal proposito, l’equilibrato amalgama che nel balletto di Petit si crea fra Esmeralda, Phoebus e Frollo in un delicato passaggio sul finire del primo atto. Esso rivela chiaramente l’intento di esplicitare l’osmosi tra il nascente sentimento d’amore del capitano e della zingara con l’inquieta presenza dell’arcidiacono di Notre-Dame.
Ben riusciti i dinamismi del corpo di ballo qui impegnato a riproporre quel peuple ampiamente descritto nel romanzo di Hugo e ad alimentare un intenso e costante dialogo con i quattro personaggi.
Gli splendidi costumi di Yves Saint-Laurent spiccano in entrambi gli atti nelle chiaroscurali scene di René Allio. A dirigere l’Orchestra del Teatro alla Scala, impegnata con la musica di Maurice Jarre, il Maestro Paul Connelly: celebre bacchetta già nota in vari balletti.
La creazione di Roland Petit riprende molti degli sviluppi superbamente descritti da Victor Hugo e indubbiamente può ancora costituire un canale privilegiato per sviscerare molteplici sfaccettature della sfera psichica; oltretutto costituisce un’importante occasione di formazione per ogni artista che in essa si cimenta. Sotto questo profilo è notevole l’analisi che Gérard Mannoni sviluppa su questo aspetto nel suo contributo presente nel programma di sala del Teatro alla Scala. Prospettiva che è proficuamente abbracciata dal teatro milanese impegnato a donare ai nuovi artisti opportunità di tutto rilievo affinché queste divengano sicuri potenziamenti personali e artistici.
Vito Lentini, da “sipario.it”

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