TRENO DI NOTTE PER LISBONA



Treno di notte per Lisbona è l’’ultimo film del cineasta danese Bille August in uscita nelle sale cinematografiche giovedì 18 aprile. Raimund Gregorius (Jeremy Irons) vive a Berna, è un professore di latino, soffre di insonnia e di notte gioca a scacchi da solo. Una mattina, andando verso la scuola dove insegna, salva una donna che è in procinto di buttarsi giù da un ponte. La donna scappando lascia all’’uomo il suo soprabito rosso che all’’interno delle tasche contiene un libro e un biglietto ferroviario per Lisbona. Raimund, un po’’ incuriosito, si reca alla stazione e sale su quel treno; durante il viaggio inizia a leggere le prime pagine del libro scritto da Amadeu de Prado (Jack Huston), un medico portoghese, filosofo e rivoluzionario. Arrivato a Lisbona si metterà sulle tracce dello scrittore e inizierà lui stesso a vivere una vita che fino ad ora non aveva mai vissuto.
Questo film è stato tratto dall’’omonimo libro scritto da Pascal Mercier, un professore svizzero di filosofia in pensione, un caso letterario che ha venduto più di 2 milioni di copie solo in Germania, ed è stato presentato al Festival di Berlino come evento speciale. Tratto, appunto, da un romanzo filosofico con alla base le teorie esistenzialiste, la trasposizione in pellicola e l’’adattamento scenografico non risultano avere alcun genere di incertezze: la voce narrante di Jeremy Irons accompagna lo spettatore attraverso la scoperta dei pensieri di Amadeu e in un viaggio quasi irreale in Portogallo, dove le immagini sono bellissime e hanno all’’interno una carica poetica che è comune solo all’a prosa.
Uno dei temi centrali del lungometraggio è ladittatura, intesa sia come repressione di un periodo storico come quello che visse il Portogallo conSalazar, sia come quella psicologica generata dalla noia, figlia dei tempi moderni e che affligge le persone come Raimund, rendendole inutili e senza un preciso scopo nella vita. Il protagonista però potrà vincere il suo “male” partendo dalla fredda Svizzera e approdando nella fascinosa Lisbona, dove diventerà un vero detective sulle tracce di questo singolare personaggio che, come lui, ricerca la libertà dalla sua schiavitù generazionale ma che invece, a differenza sua, la vita l’’ha vissuta realmente.
Raimund, pur avendo 57 anni, si rende conto di aver atteso sempre e invano che le cose succedessero, per cui, lasciando il certo per l’’incerto, ha un colpo di coda, assolutamente in controtendenza, che si rivelerà essere l’’unica grande occasione della sua vita. Il protagonista si trova a dover fare i conti con la grande domanda che si era posto da sempre: «Hai realizzato di poter cambiare la tua vita in un istante?»” La sua risposta si rivela nell’’immediato. Il film, che già di suo risulta essere un’’opera d’’arte, è valorizzato dalla collaborazione di un cast eccellente e straordinario composto da Lena Olin, Christopher Lee, Charlotte Rampling, Bruno Ganz e Martina Gedeck.
Di Giulia Orsi, da wakeupnews.eu

Oltre che dalla possibilità di ritrarre il viaggio interiore di Raimund alla scoperta di sé, il regista danese Bille August – in passato già regista di adattamenti letterali (La casa degli spiriti, Il senso di Smilla per la neve, I miserabili e Marie Krøyer) – è stato attratto dalla possibilità di raccontare un momento storico poco conosciuto e del tutto inedito al cinema: la Rivoluzione dei Garofani, cominciata in Portogallo sul finire degli anni Sessanta contro il regime dittatoriale e conclusasi con il colpo di stato militare del 1974. Si tratta per lo più di una storia quasi segreta, tanto che Raimund si rende conto ben presto di avere a che fare con un universo pieno di labirinti, popolato da strani e inaccessibili personaggi. Lentamente la sua ricerca di verità porta alla rivelazione di ogni segreto. Allo stesso modo, il film passa dall’oscurità alla luce, facendo della fotografia uno dei suoi punti forte.
Giocando con il subconscio del pubblico, Bille August riveste di diverse tonalità l’opera. All’inizio del film, Raimund si trova nella grigia Svizzera, sotto i cieli piovosi di Berna, protetto dalla scoperta della verità. Nel momento in cui invece inizia il viaggio per Lisbona, grazie al ricorso a numerosi flashback, piomba nella parte più buia della storia del Portogallo, immerso in un mondo di ombre, misteri ed enigmi, per finire dall’essere avvolto da una verità illuminante. Metaforicamente, si passa dal buio dell’ignoranza ai bagliori della conoscenza e ciò viene evidenziato dalla luce che filtra dalle immagini.
Anche la percezione spaziale di Raimund va incontro a un processo simile. Spazialmente confinato all’inizio del film in un appartamento piccolo o in un’aula scolastica le cui pareti sembrano soffocarlo, si ritrova semi-imprigionato nell’altrettanto claustrofobico spazio del treno per poi ritrovarsi nei grandi spazi aperti di Lisbona man mano che la storia va avanti. 
Da filmtv.it

a monotona vita del professor Raimund Gregorius (Jeremy Irons), insegnante di letteratura latina in un liceo di Berna, viene di colpo stravolta quando, in una grigia giornata di pioggia, salva la vita di una sconosciuta con un cappotto rosso che sta tentando il suicidio da un ponte. La donna ha nella tasca un libro e un biglietto per Lisbona e quando, ancora profondamente turbata, abbandona la classe del professore, nella quale ha trovato riparo, questi, incurante dei suoi attoniti alunni, scappa dalla scuola per cercarla. Giunto in stazione, Raimund decide di salire in treno e, durante il viaggio, inizia a leggere il libro. Talmente affascinato dagli scritti del suo giovane autore, Amadeu de Prado, inizierà un’affannosa ricerca nella capitale portoghese per ricostruire la vita del giovane, che scoprirà essere un medico facente parte della resistenza al regime fascista di Salazar.
Tratto dall’omonimo best seller internazionale di Pascal Mercier, “Treno di notte per Lisbona” è una storia a metà tra il romanzo storico e il thriller investigativo. L’anziano professore di latino interpretato da Jeremy Irons si aggira per la capitale portoghese come un novello Sherlock Holmes tentando di ricostruire la vita del giovane intellettuale che lo ha tanto affascinato con le sue parole, risvegliando in lui la voglia di vivere.
Il viaggio servirà infatti al protagonista a comprendere che la vera esistenza è quella che si lascia sconvolgere dalla storia, quella che lascia il proprio segno indelebile nel grande mare della vita. Quella che non si accontenta dell’intensità di un attimo, ma che rende ogni suo momento degno di essere vissuto: “Se così fosse, che viviamo solo una piccola parte della nostra vita, cosa succede al resto?”, afferma infatti il giovane Amadeu, che ha rischiato la propria vita per difendere la libertà di pensiero.
In un continuo scambio tra passato e presente, il regista premio Oscar Bille August racconta due storie parallele che dialogano nel tempo attraverso un libro, in cui il presente è plasmato dal passato. Un presente in cui la vita sembra affidata al Caso, perno essenziale dell’intera storia, che però rende poco credibile (e a tratti eccessivamente surreale) la trama.
Poco possono fare le presenze di Charlotte Rampling (l’anziana sorella di Amadeu) e Christopher Lee (il vecchio educatore): il ritmo narrativo non è costante e le pause riflessive del professore sul senso della vita sembrano sopraffare la vitalità e il coinvolgimento delle vicende storiche di Amadeu. Inoltre, la grande abbondanza di personaggi, che può andar bene per un romanzo ma non per un film (a meno che non si abbia abbastanza tempo per approfondire l’identità di ognuno), non fa altro che appesantire ulteriormente la trama.
In un’atmosfera che ricorda “Sostiene Pereira” di Antonio Tabucchi, August riesce nell’intento di comunicare il suo ideale di libertà intellettuale, ma con un grado di coinvolgimento davvero scarno e mal dosato. Forse perché è ormai uso comune proporre al pubblico adattamenti di romanzi di successo nel tentativo di sfondare ai botteghini, dimenticando che le modalità narrative di un romanzo sono completamente diverse da quelle cinematografiche.
Nel complesso, “Treno di notte per Lisbona” è un’opera dall’indubbia onestà intellettuale, ma non facilmente godibile, almeno a una prima visione.
Di David Di Benedetti, da cinemalia.it

Sì, la vita può cambiare in un attimo. Almeno, al cinema. Mollato dalla moglie perché inguaribilmente noioso (c’è da capirla), il professore di latino Raimund Gregorius (Jeremy Irons) tira a campare a Berna: compassato, metodico, scacchista nottetempo, fa sbadigliare. Ma la sveglia suona quando salva una giovane donna dal suicidio. Nel soprabito della ragazza, trova un biglietto del treno per Lisbona e un libro del medico rivoluzionario e filosofo Amadeu Prado. Raymund ne rimane conquistato, ci trova scritto quello che prova: in breve, parte per conoscerlo. Ma Amadeu è morto, deve accontentarsi della sorella e degli amici con cui il medico condivise back in the days l’opposizione alla dittatura di Salazar. 
Cast all star europeo (Bruno Ganz, Melanie Laurent, Charlotte Rampling e, tanto per cambiare, zero italiani…), è Treno di notte per Lisbona, tratto dal bestseller di Pascal Mercier e diretto dal regista danese due volte Palma d’Oro (Pelle alla conquista del mondo, 1988; Con le migliori intenzioni, 1992) Bille August. Thriller psicologico sulla carta, ma farraginoso sullo schermo, ilTreno va senza troppi scossoni su binari oliati ad hoc per un pubblico azzimato, borghese con velleità/reminescenze barricadere, d’essai ma non troppo. Buone interpretazioni (Irons splende di vecchiaia), dialoghi per le lunghe, alla ricerca dell’amor (proprio) perduto: fatevi sotto, previo caffettino…
Di Federico Pontiggia , da cinema.mtv.it

E’ l’alba a Berna e un uomo, Raimund Gregorius, si sta incamminando verso la scuola dove insegna svogliatamente latino. Incontra una misteriosa donna con uno sgargiante soprabito rosso che tenta di gettarsi da un ponte e, con un gesto disperato e repentino, riesce a salvarla. Poco dopo ne perde le tracce e l’unico indizio che gli rimane è un libro intitolato “L’orafo delle parole”, dimenticato nella giacca dalla sconosciuta, e un biglietto di sola andata per Lisbona. Abbandonata la sua classe nell’incredulità generale, corre alla stazione e inspiegabilmente decide di prendere il treno. Durante il viaggio inizia a leggere il romanzo, il cui autore, Amadeu Prato, lo affascina a tal punto da spingerlo a indagare sulla vita e sui misteri di un medico, filosofo e rivoluzionario in cui tanto vorrebbe identificarsi.
Il romanzo omonimo di Pascal Mercier, a cui è ispirato il film, è un grande bestseller tedesco, che ha ricevuto diversi riconoscimenti anche in Italia. L’autore vedendo l’opera di August è rimasto rapito dalla finezza della trasposizione cinematografica dicendosi estasiato e impaziente di poter visionare nuovamente la pellicola.
L’intera storia è un continuo rimando al passato, un alternarsi di flashback in cui l’esistenza di un professore monotono, noioso e profondamente insoddisfatto si intreccia con la vita vissuta passionalmente e nella sua interezza da un giovane rivoluzionario e pensatore sopraffino.
Il regista ha sapientemente associato la lettura di citazioni tratte dall’opera letteraria a scene significative, il che, invece di appesantire lo scorrimento della trama, rende più interessante e introspettivo un film stimolante e profondamente interiore. Come spendere il tempo che ci resta da vivere? E’ questa la colonna portante attorno al quale si snoda il percorso spirituale di Raimund, interpretato da Jeremy Irons, che sceglie inconsapevolmente di dare forma alla sua vita in un istante.
Il messaggio che traspare è quanto possa essere impercettibile il cambiamento; si insinua in un pensiero e alita con foga sulla quotidianità, esigendo risposte e svolte. Quella di Raimund è una vera e propria epifania che si compie nel momento in cui decide di prendere un treno ignoto e, leggendo il romanzo di Amedeu, scopre se stesso in un tempo nuovo. Questo misterioso giovane rappresenta la chiave per concedersi un’opportunità di evadere dalla propria inappagante realtà.
Il caso domina la scena e si interpone nella vita del protagonista non come ospite inatteso, ma come necessità e bisogno. Raimund si sente insignificante al confronto con il suo amato scrittore, la cui esistenza si scontra e si incontra con quella del malinconico professore, che viaggia con la mente all’epoca di Salazar, del fascismo e della dittatura, cercando di osservare il mondo con gli stessi occhi di Amedeu.
Il viaggio per Lisbona è metafora del mutamento interiore di Raimund, che deciso a conoscere l’autore finisce per comprendere se stesso e le proprie necessità. A Lisbona, per usare le stesse parole di Amedeu, Raimund lascia una parte di sé, perché ogni luogo conserva un nostro io che siamo stati in passato e che ritroviamo ogni volta che facciamo visita a quel posto.
Un lavoro intenso quello di August che lascia soddisfatti per la delicatezza dell’opera nel suo insieme e per un sapiente lavoro di analisi psicologica dei personaggi, tutti interpretati magistralmente dal grande cast che compone il film.
Una pellicola, insomma, che non intorpidisce, ma che risveglia immagini e riflessioni profonde e universali.
Di Sara Catalini, da ecodelcinema.com

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