LA CUOCA DEL PRESIDENTE



Hortense Laborie cucina per gli operai impegnati in una missione in Antartico. Ruvida e riservata, Hortense è una cuoca sopraffina che ha lasciato molti anni prima la sua fattoria nel Périgord per accettare un ruolo prestigioso all’Eliseo, dove si è presa cura della dieta del Presidente. Nonostante le insistenze di collaboratori e amici, Hortense non ama parlare di quegli anni e si rifugia in cucina a preparare un’ultima cena prima di ripartire di nuovo alla ricerca di una terra che possa accogliere lei e la sua coltivazione di tartufi. Per quanto provi a ricacciarli, i ricordi però riemergono e con quelli le gelosie di ‘palazzo’ patite ad opera di chef invidiosi che non hanno mai riconosciuto il suo talento e la preziosità dei suoi menù. Meschini e preoccupati, le complicarono la vita e le boicottarono la cucina, costringendola alle dimissioni. Ma adesso che è lontana, in quella terra battuta da venti gelidi, Hortense recupera il sapore dolce dell’amicizia che l’ha legata al Presidente della Repubblica francese. 
Al cinema piace infilarsi in cucina, trasformando il cibo in protagonista e il racconto in convivialità. Cinema ‘da bere’ e ‘da mangiare’ è pure il film umanista di Christian Vincent, che mette in scena il vivere con quell’oscillazione tra il dramma e la commedia che è proprio della vita stessa. Liberamente ispirato alla storia di Danièle Delpeuch, cuoca della regione del Périgord, arruolata nel 1986 all’Eliseo per soddisfare appetito e gusto di François Mitterrand, La cuoca del Presidente ci introduce nell’alta cucina dimostrandoci che è un sistema chiuso dotato di rituali e regole che vanno rispettate o infrante ma solo dopo essere state ben apprese. 
Romanzando l’avventurosa vita della Delpeuch, il regista francese realizza il profilo sincero di una donna che vive come cucina, sperimentando nuove esistenze e nuovi sapori senza perdere mai il piacere delle proprie radici. Lontana dalla sua fattoria, in missione in Antartide o in ricerca in Nuova Zelanda, per Hortense Laborie cucinare è l’unica cosa che conta e l’unico modo che conosce per integrarsi. Determinata e democratica, mette il suo talento al servizio di proletari o governanti producendo piatti che hanno la perfezione di un verso poetico e che traducono in forme perfette la tradizione culinaria francese.La cuoca del Presidente pratica la leggerezza e il sorriso, spostandosi indietro nel tempo e illustrando allo spettatore il passato di Hortense e i marosi che l’hanno spiaggiata sull’isola dove adesso vive il presente e da cui riparte per il futuro. Perché la vita per la Du Barry, come la chiamavano gli ostili colleghi della cucina centrale, è come uno dei suoi menù, in cui ogni portata ha valore per sé e valore in relazione alle altre. Per capire un’esistenza bisogna allora legare le parti, equilibrarne i frammenti e poi servirla ai commensali come un dono, una promessa a due passi dalla bocca. Alla maniera della protagonista, Christian Vincent ‘cucina’ il suo film separando e ricomponendo in forma ordinata la materia prima che compone Hortense. 
Le portate servite, di cui si sentono addirittura i profumi e di cui ci si sazia con gli occhi, diventano il sottotesto che fa emergere differenze di vedute tra chi produce, vende, tratta, critica, ama i prodotti gastronomici francesi. I dialoghi piacevolissimi tra Hortense e il presidente, pieni di suggestioni filosofiche, storiche e antropologiche, rivelano un universo tutt’altro che elitario ma depositario di una ricchezza umana ingente, senza sospetto di nostalgia per il passato fine a se stessa.
Di Marzia Gandolfi, da mymovies.i

Croci e delizie del palato e del potere si fronteggiano in un elegante film francese, La cuoca del Presidente, il cui titolo originale ‘Les saveurs du palais’indugia con sottigliezza proprio sul doppio senso tra i diversi, possibili sapori. Diretto con ritmo incalzante daChristian Vincent e sostenuto da una nitida e brillante fotografia, che esalta forme e colori degli innumerevoli manicaretti preparati, evocandone quasi gli aromi ed i sapori, il film è ispirato alla vita vera di Danièle Delpeuch, una raffinata cuoca ed animatrice di una fattoria/ristorante/scuola nel Périgord ed unica donna (sembra impossibile!) ammessa a lavorare nelle esclusive cucine dell’Eliseo, come responsabile dei pasti privati di Mitterand.
Il film inizia in Antartide, in un luogo lontanissimo dai fasti presidenziali, dove Hortense Laborie, la nostra cuoca protagonista, prepara la sua raffinata cena di arrivederci dopo un anno di duro ma ritemprante lavoro in missione presso una sperduta base scientifica (il denaro guadagnato servirà all’acquisto di una tartufaia). S’intuisce che qualche evento del passato le ha lasciato una ferita aperta, ma si rifiuta di parlarne, tanto più con una giornalista curiosa che ambisce a scrivere uno scoop sulla ‘cuoca del presidente in Antartide’. A poco a poco, grazie all’incontro con persone rudi ed autentiche e con una natura magnifica e incontaminata, Hortense elabora il suo vissuto e tutto riemerge, fraflash-back e presente.
Il resto della storia si scrive da solo: un’inattesa chiamata a lavorare all’Eliseo, un Presidente desideroso di ritrovare i perduti sapori della cucina francese di famiglia, un gruppo di chef gelosi e maschilisti che lungi dal mostrare solidarietà alla collega non perdono occasione per farle le scarpe, una ricerca appassionata dei menù e delle pietanze francesi tradizionali, a base di paté e tartufi, per andare incontro ai gusti del Capo di Stato, un ambiente dove l’etichetta ed il controllo giungono ad imporre fornitori e prodotti da utilizzare. Finché Hortense Laborie, donna di carattere, decisa a offrire il meglio al suo datore di lavoro, non prova a cambiare le cose e sovvertire l’ordine delle cucine di Palazzo. Per cominciare chiede un incontro col Presidente per conoscerne più a fondo i gusti e le aspettative, poi gli strappa l’autorizzazione ad acquistare i prodotti dei suoi menù da fornitori di sua conoscenza e provata fiducia, che producono il meglio del meglio, dai porcini alle uova, dai tartufi alle verdure, fino a tutti i tagli di carne. Hortense si conquista in breve tempo le antipatie di molti e la stima profonda del Presidente, il quale di quando in quando le fa visita in cerca di un breve momento di felicità gastronomica.
‘Mi è sempre piaciuto cucinare – afferma il regista –  richiede precisione, tecnica e grande generosità. Mi piace la compagnia dei cuochi e per certi versi credo che il mio lavoro assomigli al loro: il cuoco pianifica il suo menù, lavora su materiale vivo, gioca con i colori, le forme, le consistenze. Deve cercare di rassicurare e sorprendere, far riferimento alla tradizione pur cercando di innovare’. L’interpretazione di Catherine Frot, l’impareggiabile attrice francese di tanti piacevoli film (fra cui ricordiamo ‘Odette Toulemond’, ‘La Voltapagine’e ‘La cena dei cretini’, insieme a molti altri), dà alla protagonista Hortense, quel carattere rude e campagnolo, ma al tempo stesso raffinato e orgoglioso, che regala allo spettatore una caratterizzazione interpretativa d’eccezione.
Vera gioia per gli occhi e per la gola (tutte le pietanze mostrate sullo schermo sono state realmente realizzate da veri chef, per aumentare il senso di credibilità, gusto e bellezza delle immagini), il film mantiene intatto un buon ritmo per la sua intera durata, tranne forse un momento più riflessivo nelle ultime scene sulla base antartica. Nel ruolo del Presidente, Jean D’Ormesson, accademico di Francia, filosofo e uomo di lettere, amatissimo in patria, qui nei panni di un aggraziato anziano uomo politico alle prese con i mille, faticosi, oneri del potere. Il nazionalismo del film, in questa lettura del Capo di Stato francese, si mescola alla favola, per chi ci vuole credere, almeno al cinema…
Di  Elisabetta Colla, da assodigitale.it

Piccolo caso in Francia, dove ha incontrato il favore del pubblico, La cuoca del Presidente rilancia un cineasta come Christian Vincent, autore qualche anno fa di una manciata di titoli interessanti tra i quali Sauve moi, con il grande Roschdy Zem, e come sceneggiatore di Peut-être, curioso film di fantascienza con Romain Duris e Belmondo, mai usciti in Italia. Ispirato alla biografia della cuoca di Mitterrand, La cuoca del Presidente (chissà perché non hanno lasciato il titolo originale Les saveurs du Palais, “i sapori del Palazzo”…) racconta di Hortense, chiamata all’Eliseo per cucinare i pasti del primo inquilino di Francia. Lei arriva dal Périgord e può assolvere a un suo preciso desiderio: quello di ritrovare a tavola il gusto dei cibi di una volta. Hortense, però, ha un piglio da maresciallo, in cucina non si fa mettere i piedi in testa da nessuno e, siccome è la sola donna, sono in tanti a guardarla in cagnesco. Sviluppi amari. Bella l’idea di base, suggerita in un dialogo dallo stesso Presidente: di fronte a una politica falsa, bugiarda e ipocrita, che almeno i sapori siano schietti. Poi il film ha una conduzione felpata, un po’ leziosa, forse non per tutti i gusti anche se prevediamo grande successo nelle rassegne e nelle proiezioni pomeridiane delle grosse città. Da gustare la performance di Catherine Frot, la protagonista, che ha davvero molte sfumature (consigliamo di recuperare Coup d’é- clat, con lei poliziotta in crisi).
Di Mauro Gervasini , da filmtv.it

Christian Vincent si ispira alla vita di Hortense Laborie, una famosa cuoca del Périgord che, inaspettatamente, viene contattata dall’Eliseo per occuparsi dei pasti personali del Presidente della Repubblica francese Mitterand, mansione che ricopre con passione per più di due anni.
Vincent, grazie ad un montaggio impeccabile, alterna le esperienze di Hortense all’Eliseo con quelle successive in un campo in Antartide, dove la rinomata cuoca si ritira per un anno, lasciata Parigi, per ritrovare se stessa.
Il regista mostra la passione con cui la donna si occupa del cibo, l’amore per i prodotti dimenticati, per le materie prime più ricercate (lei stessa ha nella sua tenuta un’eccellente tartufaia, e una spettacolare coltivazione di porcini), un modo di cucinare poco sofisticato ma costoso, che si scontra con la gelosia degli chef dell’Eliseo, che si sentono esautorati del rapporto col Presidente, e le critiche dei contabili, che seppur iniziano a far pesare il costo dei pasti, benché “presidenziali”.
Ma la cucina di Hortense è arte allo stato puro, è un ritrovare sapori antichi che poco ha a che fare coi bilanci, è un amore per il cibo che riempie il palato e la vista, e poco ha a che fare persino con il nutrirsi fine a se stesso.
C’è poi l’altra Hortense, quella in Antartide dove, seppur in una comune mensa, si adopera con lo stesso entusiasmo per preparare pietanze che riempiano il cuore dei lavoratori del campo.
Ma nel film c’è anche altro, ci sono gli intrighi dei palazzi del potere e l’ingratitudine dei potenti, che si scontra con gli intensi rapporti affettivi che la donna instaura in Antartide.
Dalla sceneggiatura di Etienne Comar, che ha tanto voluto questo film da voler conoscere personalmente la Laborie, Vincent realizza un racconto godibile, di buona cucina e sentimenti, temi particolarmente amati dai cugini d’oltralpe.
Perfetta Catherine Frot nei panni di Hortense e Jean D’Ormesson, filosofo, scrittore e giornalista, classe 1925, alla sua prima esperienza davanti alla macchina da presa, nel ruolo del Presidente, che ha conosciuto personalmente.
Di Maria Grazia Bosu, da ecodelcinema.com

Quanto mai attuale visto il successo sia televisivo che editoriale di programmi e libri di argomento culinario, arriva in sala La cuoca del Presidente, forte del successo di pubblico in Francia, dove è stato visto da più di un milione di spettatori. Il personaggio di Hortense Laborie, la protagonista del film, è ispirato alla figuraDanièle Delpeuch, una famosa cuoca molto anticonvenzionale, appassionata della cucina tradizionale e dei prodotti tipici, che dall’ambiente rustico del suo agriturismo nel Périgord, si è ritrovata ad essere la cuoca personale del Presidente François Mitterrand per due anni all’Eliseo. Una sorta di avventuriera romantica, le cui scelte di vita sono state sempre e comunque legate alla cucina: la sua ultima impresa è la creazione di una coltivazione di tartufi in Nuova Zelanda. Il racconto mescola piacevolmente elementi reali della vita di Danièle Delpeuch, e altri di fantasia: alcuni ricordi divertenti sono tratti suo libro Mes carnets de cuisine , du Périgord à l’Élisée, altri sono totalmente inventati. Hortense Laborie, sanguigna e dal carattere forte, pensa solo al suo lavoro e si preoccupa dei gusti del Presidente che viene sedotto dalla genuinità della sua cucina, instaura con lui un invidiato rapporto intimo e diretto, si prende gioco dei consiglieri che cercano di mettere il naso nella sua cucina, ma questo le si ritorcerà contro. I commenti acidi e cafoni degli chef della cucina centrale, che si sentono detronizzati e minacciati da lei, rappresentano solo l’inizio degli ostacoli che dovrà affrontare dietro le stanze del potere. 
A proposito di stanze, numerose scene sono state girate all’interno dell’Eliseo, soprattutto si riconoscono il cortile d’onore e il salone delle feste, che conferiscono autenticità alla storia e rendono ancora più divertente l’effetto “elefante nella cristalleria” provocato da Hortense che non ha la minima idea delle rigide regole del protocollo, verso il quale il film riesce ad essere molto autoironico: i francesi sono maestri nel celebrarsi, anche quando fanno finta di non farlo. Gli anni dell’Eliseo sono raccontati attraverso dei flashback, durante l’esilio volontario in una base francese in Antartide dove Hortense si è confinata per un anno. Questa parte del racconto, in realtà girata in Islanda, è significativa nel contrasto con le dorature dell’Eliseo ma soprattutto nella misura in cui racconta la riconoscenza e l’amicizia che Hortense non ha mai vissuto nella sua esperienza a palazzo, e che invece le vengono riconosciute in un posto sperduto dall’altra parte del mondo.
Il film in se stesso è moderatamente divertente e ben costruito, anche se i personaggi non hanno grande spessore e risultano tutti piuttosto abbozzati e in qualche caso superflui: mancano quel pizzico di brillantezza nei dialoghi e nelle situazioni per poter definire irresistibile questa commedia, a differenza di altre recenti produzioni francesi. Sono piuttosto i piatti i grandi protagonisti del racconto, che è un inno alla grande cucina tradizionale francese e alla genuinità dei suoi prodotti, alla riscoperta del sapore delle cose semplici come piacevano veramente allo stesso Mitterrand. Quando il Presidente dice “Voglio piatti semplici, odio i piatti arzigogolati. Mi dia il meglio della Francia!” è ironico ma dimostra tutto l’attaccamento all’eccellenza francese, la cucina diventa rito sociale, un modo di apprezzare veramente la Francia, la sua geografia e i suoi prodotti.
Il regista Christian Vincent è un appassionato di cucina, un enologo e un cuoco lui stesso e ama condividere questo piacere con altri. Racconta lo sceneggiatore Étienne Comar che sul set delle cucine, tre rinomati chef sopraintendevano alla preparazione dei piatti, affinché non fossero solo belli ma anche commestibili. I primi piani dei piatti e la loro preparazione sono la cosa più appetitosa del film. 
Anche Catherine Frot, perfetta nel ruolo di Hortense, ha seguito dei corsi ed ha passato settimane in compagnia di Danièle Delpeuch. E allora via con Rollè di salmone con cavolo e carote, Omelette ai funghi porcini del Périgord, Manzo dei marinai del Rodano, passando per i mitici Peti di suora fino al Poulard en demi-deuil, ovvero il Pollo a mezzo-lutto, tanto per ricordare quanta poesia c’è nella cucina, a partire dai nomi delle ricette. Hortense tra l’altro ha il vizio di parlare ad alta voce mentre cucina, per cui si segue la creazione del piatto neanche fosse una puntata di MasterChef: il risultato sullo schermo è talmente bello che verrebbe voglia di applaudire dopo l'”impiattamento”. Molto poetici sono sicuramente gli incontri tra Hortense e il Presidente, la semplicità con la quale crollano le barriere tra loro nel condividere piaceri e ricordi legati alla cucina. Il Presidente è interpretato con tutto il suo carisma da Jean d’Ormesson, accademico, filosofo, uomo di lettere, editorialista, e ora per la prima volta davanti alla macchina da presa. Autore di A Dio Piacendo, ex direttore de Le Figaro, lui che Mitterand lo ha conosciuto davvero, evoca diverse generazioni e un intero passato politico, la Francia che c’era e forse ora non c’è più e attraverso la cucina vuole riscoprire e celebrare le sue radici.
Di Alessandro Antinori, da movieplayer.it

Dietro questo film che riordina le memorie della cuoca personale di François Mitterrand all’Eliseo, Danièle Delpeuch, c’è una classica ricetta che garantisce grandi incassi. Ci sono tutti gli ingredienti che servono e il sapore non è deludente. Strappata dalla sua amata terra (Périgord) da un’auto blu lanciata a tutta velocità, Hortense (Catherine Frot) ha un modo di fare che ricorda la buona cucina tradizionale, fatto di pazienza e cottura a fuoco lento. All’Eliseo impone il suo stile casareccio. E in questo grande palazzo dove nessuno sembra avere un minuto libero, Hortense riesce a parlare con il presidente, interpretato (ottima idea) da Jean d’Ormesson.
Il presidente ama la cucina di Hortense perché i suoi piatti hanno una storia, sono ricchi di sapori e di ricordi. Ma quando loro due si mettono a chiacchierare, i consiglieri presidenziali entrano nel panico: tutto si ferma. Nel film ci sono gli elementi delle commedie migliori. La bonarietà di Catherine Frot è perfetta per dare autenticità e comicità a Hortense. Ma l’attrice riesce anche a esprimere la malinconia di un mondo che lentamente svanisce per far posto a un altro. Una certa cultura della cucina è cacciata da un’altra cultura che ha la freddezza della finanza e delle calorie. Una volta si pensava alle cose buone, oggi si pensa solo a gestire i problemi. Una fiaba che non manca di sale.
Frédéric Strauss, Télérama, da internazionale.it

Si sa molto poco della riservatissima e fenomenale cuoca Hortense Laborie (Catherine Frot). Si sa che viene dalla campagna e che dopo un’intensa esperienza all’Eliseo di Parigi, a servizio niente poco di meno che della cucina personale del Presidente (interpretato con scelta vincente da un non attore come lo scrittore Jean D’Ormesson), ha preferito ritirarsi in un luogo diametralmente opposto, a preparare piatti meno raffinati per una truppa di ricercatori e tecnici di una sperduta base antartica. La curiosità di una documentarista australiana è la nostra stessa curiosità, che in un pendolo tra presente e passato, Francia e Antartide, viene soddisfatta a poco a poco, nella ricostruzione di una vicenda professionale e umana sicuramente fuori dall’ordinario.
Liberamente ispirato alla storia di un personaggio reale, Danièle Delpeuch, a servizio di Mitterrand dal 1988 al 1990, La cuoca del Presidente è una commedia misurata, solo in parte dedicata ai sapori di una volta, ma che piuttosto nasconde il racconto di forti tensioni emotive, tanto più potenti se destinate a rimanere inespresse, nella vita come nel lavoro. Le lotte di potere si nascondono in profondità, anche al piano cucine. La vita politica lascia poco spazio alle relazioni umane, anche quando la fame – è il caso di dirlo – di quiete familiare sarebbe al massimo. La libertà creativa, di alcun tipo, non può spuntarla quando si scontra con i recinti prestabiliti dal protocollo. Gradevole e agrodolce, ma da vera acquolina in bocca soprattutto quando l’obiettivo della cinepresa si sposta sulle creazioni di Hortense.
Di Gabriele Guerra, da freequency.it

C’è un gran profumo nell’aria, lo schermo è ricco di colori e in sala si provano fremiti di stupore e languorino, perché “La Cuoca del Presidente” è una delicata, appassionata e divertente commedia francese girata per lo più in una sontuosa cucina presidenziale. Pellicola basata su una storia vera che trae spunto dal romanzo biografico dedicato a Danièle Delpeuch (cuoca del presidente François Mitterrand), che infine riesce ad approdare nelle nostre sale tra poche ore grazie al successo ottenuto oltralpe.
Gli appassionati dei vecchi sapori, i curiosi e gli amanti delle buone commedie non rimarranno delusi dalla storia di Hortense la cui quieta vita un giorno viene scossa da una convocazione inattesa e davvero imprevedibile: qualcuno a Parigi ha richiesto i suoi servigi di cuoca, lei non sa chi sia la persona misteriosa e come sia giunta al suo indirizzo, l’unica cosa certa è che una macchina blu si sia materializzata nel suo cortile e la stia scortando di corsa alla stazione dove un treno per la capitale è stato addirittura bloccato per attendere il suo arrivo. Da questo punto in poi è un crescendo di rapporti umani, sapori e dissapori, scoperte e un inno alla buona cucina.
In molti sostengono che la cuisine française anneghi i sapori in colorate salsine che coprono pietanze poco presentabili, questa pellicola vi farà cambiare idea e probabilmente stuzzicherà il vostro appetito e la vostra curiosità trascinandovi in un on the road culinario in quel delle terre di Francia alla prossima vacanza. Perché sarà davvero difficile resistere alle inquadrature di quella cucina carica di storia e ricca di segreti. E i piatti che ne escono sono piccoli capolavori per occhio e stomaco.
Il film ci ricorda che cucinare non è solo il mezzo per rifocillarsi e non perire di fame, ma è soprattutto un’arte dalla lunga tradizione che appaga i cinque sensi, così come ci regala tra una forchettata e un sospiro, uno scorcio di un’alleanza e un affetto insolito. Il legame tra un Presidente e la sua cuoca, privo di malizia e superficialità, un’umana intesa che nasce da una comune sensibilità e dalla ricerca di un gusto che sta scivolando sempre più nell’oblio.
“La Cuoca del Presidente” parla di piacere, di esseri umani e di amori infranti. Il gelido e realistico epilogo ci ricorda che le favole potranno esistere sino a quando rimarranno l’eccezione alla quotidianità. Hortense è una donna che ci piace, è discreta ma combatte per la sua passione, per quello in cui crede e adora la precisione mentre crea. La sua arte è la sua forza e per essa è disposta a tutto.
Opera dolce, divertente e delicata, adatta a un pubblico adulto, esigente, attento ai dettagli e alla ricerca di una storia diversa non frivola né troppo severa con la vita. 
Da masedomani.com

«Cosa può spingere una cuoca del Périgord,  brava e conosciuta a partire per un’isoletta sperduta dell’Antartide dopo essere stata per due anni all’Eliseo, la cuoca privata del Presidente della Repubblica François Mitterand? E perché, una persona con il suo talento, resta un anno su una di quelle isolette francesi, vicino al circolo polare artico, dove in genere si mangiano cibi in scatola e le provviste arrivano per nave, solo una volta ogni quattro mesi, dopo aver vissuto l’opulenta realtà del Palazzo Presidenziale di Parigi?». Christian Vincent, regista di La cuoca del Presidente, grande successo in Francia, applauditissimo al Festival del Cinema Francese di Firenze, ci ha raccontato come è nato il suo interesse per Danièle Delpeuch, e la sua vita, e perché ha deciso di farne un film, in parte basato sul libro: Mes Carnets de cuisine: du Périgord à l’Elysée che lei stessa ha scritto e pubblicato nel 1997.
Il film, inizia proprio su un’isoletta dell’Antartide dove una giornalista australiana incontra una donna che borbotta davanti ai fornelli in una cucina desolata, quella Hortense/Danièle dalla personalità forte e originale che a ritroso ci porta all’Eliseo e ci fa rivivere la sua straordinaria avventura. Perché è lei la protagonista, la donna dolce e volitiva che tante volte aveva seguito il suo estro per la cucina e aveva affrontato novità e cambiamenti, e che all’Eliseo si ritrova al centro, non di una competizione culinaria, bensì di una guerra di potere, che non le risparmia invidie e meschinità. 
La cuoca del Presidente è un film di sottigliezze emotive, ma anche un tripudio gastronomico di piatti elaborati e succulenti dell’alta cucina francese; è il racconto ironico, divertente, ma anche amaro, di come: sete di potere, arroganza politica e maschilismo, trasudino dai piani superiori dell’Eliseo sino a contagiare il popolo delle cucine nel seminterrato.
Di Max Armani, da cdt.ch

Cinema francese che passione, anche nelle sue opere minori oltralpe sanno fare delle pellicole di grande gusto, ovviamente non sfugge alla regola questo lavoro di Christian Vincent che ci parla di cucina, e che cucina, addirittura quella dell’Eliseo, dove una bravissima cuoca di nome Hortense (l’intensa Catherine Frot) viene chiamata a dirigere la cucina personale del Presidente della Repubblica francese, opportunatamente non collegato a Sarkozy e visto come un vecchio malconcio che ha problemi con la glicemia, tanto che a un certo punto non può più assaggiare i dolci cucinati con maestria. Ma facciamo un passo indietro, il film parte con la visione di Hortense da tutt’altra parte che l’Eliseo e le sue stanze maestose (“Talmente tante da perdersi”), siamo su un’isola fredda e ventosa dell’Antartico in cui arriva una troupe televisiva australiana con l’intenzione di intervistare la cuoca locale di cui si dicono faville. Facile indovinare chi sia, appena arrivano un fiume di ricordi investe Hortense che ripensa a quanto successo quattro anni prima, dove nel palazzone dorato creava opere culinarie ma doveva difendersi come unica donna dalle invidie dispettose deglichef maschi, che agendo in maniera più o meno indiretta la fecero capitolare impedendogli di svolgere la sua professione serenamente, nonostante il Presidente l’aveva presa a cuore.
Con una trama filiforme e decisamente statica, questo film riesce ad affascinarci quel che basta grazie al tremendo fascino della Frot, che domina la scena senza esitazioni, e per i coloratissimi piatti che dominano le tavole imbandite, oltretutto in un periodo in cui in televisione i programmi di cucina spopolano. Il regista poi usa una tecnica curiosa per procedere, non ci fa mai vedere le degustazioni presidenziali, appena Hortense arriva davanti alla sala da pranzo la porta si chiude, ma ci fa capire quanto i piatti vengono apprezzati grazie al fatto che poi arrivano le “recensioni” positive su quanto ha fatto, con le sentite confidenze camerali che chiedono anche maggiore semplicità. La svolta sta qui, la cuoca è talmente coinvolta dal suo lavoro che ricerca con costosa precisione maniacale i cibi più pregiati per soddisfare il capo di Stato, ma così facendo si scava la fossa sotto i piedi (lavorativamente parlando), talmente fiera poi da non accettare di creare senza i dovuti presupposti morali.
Come si vede in campo non ci sono grossi temi ma svariata ironia, come il fatto che tutti le parlano di protocolli da seguire ma non di cosa piace al Presidente, in una pellicola che cerca molto l’estetico per rifugiarsi poi nella calda serenità degli amici semplici che ti dedicano una rappresentazione di grande stima ed affetto, quello che in fondo ripaga Hortense più di chissà quali onorificenze perché la fa sentire se stessa, apologia del fatto che è più intenso preparare che consumare. Importante sottolineare che nel film non ci sono contenuti politici di nessun tipo, nessun riferimento a Presidenti realmente esistiti o qualche problema sorto con la dirigenza e il paese transalpino, è tutto un affair di cucine e cuochi in affanno.   
Se volete un film semplice su una donna forte e risoluta, pellicola di valida fattura e decisamente aromatizzato di ogni tipo di piatto, simpatica dimostrazione di come non si deve ingozzarsi sprecando i beni che il piano cottura offre, non perdetevelo perché soddisferà le vostre esigenze.
Di PIETRO SIGNORELLI, da cine-zone.it

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