Esterno sera

Alba, tormentata e sfuggente, riceve dopo dieci anni la visita di Fabrizio, suo cugino, che vive a Milano e che, dopo tanto tempo, decide di rivederla. Un treno notturno lo ha immerso nel caldo afoso del Sud per portarlo da lei. Cosa è successo? Perché i loro incontri, un tempo frequenti, si sono interrotti all’improvviso? Dopo una prima diffidenza l’affetto rinasce, evolve in un amore delicato e pericoloso che impedisce a Fabrizio di svelare il motivo reale della sua visita.
“Esterno sera” è il primo lungometraggio di Barbara Rossi Prudente che fino ad ora aveva realizzato diversi cortometraggi indipendenti presentati in numerosi festival internazionali. Con questo film la regista affronta temi molto importanti quanto universali, due su tutti l’amore e la famiglia. Entrambi vengono vissuti con una forte carica emotiva e con piglio estremo nelle loro conseguenze più drammatiche e sofferte. Infatti Alba e Emilio, come Giovanni e Annabella di una nota tragedia di John Ford, si struggono per colpa di un amore colpevole fin dalla nascita ma che li allontana come un vortice dalla loro solitudine.
La tensione drammatica commista a forte passionalità raggiunge il suo picco in Alba, personaggio che riesce sicuramente ad attrarre e catalizzare le attenzioni dentro e fuori dallo schermo. La rabbia della ragazza è scatenata dai compromessi che inevitabilmente legano i rapporti di parentela, poiché la Rossi Prudente, anche sceneggiatrice, appare del tutto consapevole delle dinamiche rassomiglianti a quelle di un clan mafioso alla base di ogni famiglia, spesso colpevole, nel silenzio, delle più sottili atrocità.
Cornice delle vicende e elemento tutt’altro che di secondo piano l’ambientazione partenopea, che restituisce impeto e vivacità folcloristica all’opera. Altra caratteristica qualificante del film, come si evince anche dal titolo, la sua fotografia oscura che predilige le ambientazioni cupe notturne portando lo spettatore, di pari passo con il filo narrativo, ad una sensazione che arriva quasi al soffocamento.
Barbara Rossi Prudente entra nel mondo del lungometraggio con un film intenso che si muove sinuoso tra la tragedia e una visione dell’amore fin troppo centrifugo e dotato di potere salvifico. Di certo l’interessante risultato è dato anche dall’ottimo cast, in particolare la brillante scoperta Valentina Vacca e l’affidabile talento di Salvatore Cantalupo, e, nonostante il budget ristretto, da una buona regia (di particolare impatto la scena della processione e della corsa folle in autostrada). Un film che merita per coraggio in un panorama cinematografico italiano poco avvezzo al rischio.
Miriam Reale, da “ecodelcinema.com”

Alba (Valentina Vacca) non ha un buon rapporto con i genitori, ma sua madre e il suo fratellino le vogliono molto bene; non ha più un lavoro, ma guadagna parecchi soldi vincendo scommesse che le fanno rischiare la vita ogni sera; non ha una relazione stabile, ma è molto innamorata di Fabrizio (Emilio Vacca), suo cugino alla lontana. Un giorno, lui arriva da Milano e la loro storia ricomincia anche se con qualche esitazione. Alba non capisce quale sia il problema, non sa cosa Fabrizio ha da dirle e soprattutto non sa per quale motivo lui sia tornato da lei dopo così tanto tempo. Barbara Rossi Prudente scrive e dirige un film piuttosto complesso, che offre infiniti spunti per riflettere su diversi temi: la condizione del sud Italia e la differenza con il nord, l’infanzia e la ribellione, la violenza di quartiere e le dinamiche che si sviluppano a una famiglia in cui tutto sembra andare bene. Alba è l’unico elemento che disturba la quiete della vita dei suoi genitori e dei suoi fratelli più piccoli; il fatto è che niente è come sembra e la protagonista pare essere l’unica persona che non sopporta le ipocrisie e che tenta in qualche modo di emergere e condurre una vita autentica. La telecamera dell’autrice è quasi sempre in movimento, è instabile come il carattere e le decisioni di Alba. La fotografia di Rocco Marra è tutta ombre nette e luci “sporche”: i volti dei personaggi non li vediamo quasi mai chiari e puliti, i colori lucidi del digitale li trasfigurano e allo stesso tempo li rendono più vicini alla realtà; ci sono pochissimi trucchi in “Esterno sera”: la regista cerca autenticità come la cerca la sua eroina. La ricerca va a buon fine anche grazie al lavoro molto interessante degli attori (Valentina Vacca, Ricky Tognazzi e Salvatore Cantalupo in primis). Il film parla un linguaggio sottile che molto lascia decidere alla sensibilità di chi guarda: ci sono elementi che vengono solo suggeriti e mai detti direttamente. La profondità e la ricchezza della sceneggiatura porta la storia a dividersi in tante linee narrative (alcune delle quali però non vengono chiuse o approfondite a sufficienza) che tengono il livello della nostra attenzione costantemente alto. “Effetto sera” è carico di emozioni ma anche di un continuo senso di inquietudine e tensione. Si tratta di un lungometraggio particolare e introspettivo, anche se l’occhio della telecamera è sempre ben distante da quello che accade: i momenti intimi tra i personaggi vengono risolti da Rossi Prudente con inquadrature molto strette e ravvicinate, come se anche noi che guardiamo facessimo parte di questo segreto, come se anche noi dovessimo entrare nella conversazione e nelle vite dei protagonisti. Infine, è da notare che Alba guarda spesso in macchina, come se volesse interrogarci, chiederci qualcosa, magari un giudizio sulle sue azioni. Anche se poi probabilmente ignorerebbe ogni consiglio.

La frase:
– “Noi siamo gente per bene”
– “E io non ci sto”.

a cura di Fabiola Fortuna, da “filmup.leonardo.it”

“Ci sono lacrime che non si possono tacere… schegge di vetro tra l’incubo e il sogno…” (Ci sono lacrime – Saffo)
Alba (Valentina Vacca), inquieta e tormentata, dopo tanti anni rivede suo cugino Fabrizio (Emilio Vacca), che all’improvviso decide di farle visita per rivelarle un segreto inconfessabile sulla loro famiglia. L’amore travolgerà i due giovani, e impedirà a Fabrizio di dire la verità alla sua amata…

Dramma e psicoanalisi sul grande schermo
Un profondissimo Sud immorale e omertoso, con tutti i suoi disagi sociali inconsueti e sconcertanti, funge da cornice per la più antica e struggente tragedia classica. Esterno sera, primo lungometraggio di Barbara Rossi Prudente, vincitore del Premio Solinas per la miglior sceneggiatura, è un film che spiazza e coinvolge.
Una tensione costante ci accompagna nelle insidie di un Meridione in bilico, le cui dinamiche sono raccontate attraverso i rapporti sociali e familiari. Rapporti che divengono puro dramma psicologico, vissuto con angoscia e frustrazione da Alba (Valentina Vacca). Schiva verso il mondo, vive con strazio la solitudine in cui è abbandonata dalla sua famiglia, in particolar modo da un padre totalmente assente e indifferente a qualsiasi evento della sua esistenza. Frammenti di passione inquieta e torpore definiscono la sua vita, percorsa trasgredendo quelle opprimenti regole sociali di cui lei stessa è schiava, tenta con tutte le sue forze di spezzare le catene che la tengono ancorata a una gabbia asfissiante, ma non riesce a liberarsi. Si ferisce per incolparlo di quell’amore tanto agognato, che ha rincorso disperatamente senza mai raggiungerlo. Con rabbia e violenza si procura ferite profonde sulle braccia, ma nemmeno questo attira la sua attenzione, nemmeno questo serve a farlo sentire in colpa. Il dolore lascia il posto all’odio verso quel padre incapace di amarla, che rimane inerme di fronte al folle strazio della figlia, sordo alle sua urla, pare quasi paralizzato, e immobile la osserva senza mai comprenderla.
Una tremante macchina da presa a mano scruta e indaga la psiche e l’essenza dei personaggi, mette a nudo l’ipocrisia di una famiglia che, per proteggere, finisce col ferire in modo irreparabile. Con estrema maestria vengono inseriti elementi psicoanalitici all’interno del dramma.
Atmosfere cupe, neri intensi e drammatici fanno da sfondo a un amore impetuoso e arcaico, che con prepotenza si insinua nei protagonisti che tentano di respingerlo. Un oscuro segreto si cela dietro questa passione, che una volta consumata condurrà i protagonisti del melodramma alla perdizione. Il conflitto insolubile e inconciliabile in cui la tragedia affonda le sue radici, sfocerà in un epilogo funesto, reso visivamente con tratti solenni.
Grazie a una regia capace di osare, una sceneggiatura compatta e una fotografia ricercata, la pellicola riesce a mutare i confini teatrali in quelli cinematografici, mantenendo però quelle sfumature operistiche che rendono il film unico nel suo genere.
Francesca Polici, da “spaziofilm.it”

È molto più facile affezionarsi, come lettori, a personaggi di tipo letterario di quanto, come spettatori, sia facile affezionarsi a un personaggio cinematografico.
Barbara Rossi Prudente, conosciuta nel mondo del cinema indipendente come ottima regista di alcuni cortometraggi che vantano anche passaggi a Festival internazionali, con Alba, protagonista del suo primo film Esterno sera di cui è anche sceneggiatrice, riesce a dare vita a una donna talmente passionale e drammatica in ogni sua sfumatura, talmente ben caratterizzata da sembrare uscita da un romanzo più che da un lungometraggio.
Alba (Valentina Vacca), dopo 10 anni di silenzio, riceve la visita di suo cugino Fabrizio (Salvatore Cantalupo) che vive a Milano e che per incontrarla è sceso nell’afoso sud. Questo inaspettato incontro apre una serie di interrogativi riguardanti la famiglia dei due protagonisti che stentano ad avere risposte perché tra i due nasce un pericoloso e delicato amore.
Al centro del film della Rossi Prudente vi è un amore colpevole, ma comunque dal potere salvifico e dinamiche familiari che non possono prescindere dall’ambientazione partenopea del lavoro che se da una parte aggiunge del folklore all’opera dall’altra caratterizza molto bene la tipologia di famiglia, spesso omertosa anche nei confronti dei suoi stessi componenti, in grado di nascondere, dietro una buona facciata, molta cattiveria.
Il titolo del film rende pienamente la scelta delle ambientazioni notturne e spesso buie che la cineasta predilige come a voler immedesimare gli spettatori, scena dopo scena, nello stato d’animo dei protagonisti e nel loro amore che non può essere vissuto alla luce del sole perché nato sbagliato.
Esterno sera è l’ottima opera prima di una regista matura e attenta. Una regista della quale il cinema italiano aveva fortemente bisogno.
Sandra Martone, da “filmforlife.org”

Una tragedia greca moderna trasferita in una Campania dark, lontanissima dai colori luminosi e da cartolina stereotipata con cui spesso viene rappresentata in tanto cinema commerciale, ecco in due parole Esterno sera, lungometraggio d’esordio di Barbara Rossi Prudente.
La storia che vi si racconta è quella di Alba, ragazza tormentata e sfuggente che tutte le notti rischia la vita correndo per scommessa fuori città in mezzo alle auto che sfrecciano a forte velocità. Le sue giornate trascorrono tra una famiglia in cui si sente fuori posto (soffrendo di un dialogo assente col padre Umberto) e uomini che non la rispettano. Finché, una sera, riceve la visita inaspettata di suo cugino Fabrizio che vive a Milano e che non vede da tanto tempo. Un treno notturno ha riportato il giovane da lei. I due erano legatissimi, poi le loro strade si erano divise e Alba lo aveva aspettato per anni. Dopo una prima diffidenza, il grande affetto rinasce ed evolve in un rapporto d’amore pericoloso che diventa l’ostacolo che impedisce a Fabrizio di svelare una pesante verità nascosta per anni.
Un segreto è tenuto nascosto dalla famiglia di Alba, i Malaspina, qualcosa che Fabrizio conosce e vorrebbe rivelare. Ma l’amore scompagina tutto fino a un tragico finale.
Una giovane donna e il suo difficile universo emotivo. Una famiglia vista come luogo in cui si annidano disagi e incomprensioni, precarietà e solitudine. Un terreno spinoso per un lungometraggio d’esordio.
Quello della protagonista Alba è un mondo scuro (come le sue notti, più intense dei suoi giorni) e inquieto, fatto di una quotidianità vissuta con comportamenti autodistruttivi e aggressivi, verso di sé e verso gli altri. Una frustrazione figlia di un contesto sociale duro e senza prospettive e di un malessere privato che racchiude il suo germe malato in una famiglia.
Tra i meriti della regista, una sceneggiatura ben scritta (vincitrice del Premio Solinas nel lontano 1999, diventata film dodici anni dopo e che vede la luce solo ora grazie al meritevole impegno della distribuzione Microcinema) e una regia attenta, “partecipata” e insieme distante dai suoi personaggi.
Nella sua spinta parossistica verso un tragico finale (suggellato da un’ultima inquadratura del gruppo degli attori che avanzano verso un ideale proscenio quasi a raccogliere l’applauso del pubblico), il film riesce a rappresentare una trasformazione radicale della protagonista giocando abilmente sulla presa di coscienza di una scomoda verità.
Un debutto da tenere d’occhio questo di Barbara Rossi Prudente, il cui valore aggiunto è rappresentato da un gruppo di attori da applauso, grandi professionisti provenienti dalla scuola teatrale partenopea. Al di là delle buone prove dei due giovani protagonisti, i fratelli Valentina ed Emilio Vacca, merita un applauso particolare il grande attore Salvatore Cantalupo (una carriera teatrale prestigiosa, spesso accanto al grande Toni Servillo, e partecipazioni cinematografiche importanti tra cui spicca Gomorra ancora accanto a Servillo) nei panni del padre della protagonista. Da segnalare anche un cameo di Ricky Tognazzi.
Un sud contemporaneo filmato con una fotografia dai toni scuri e pastosi dei tanti notturni, una Campania (il film è stato girato tra Caserta e Napoli) che a tratti può sembrare debitrice del cinema di Garrone (di cui la regista si è dichiarata aperta ammiratrice). Un territorio presentato (come in Gomorra) suddiviso in micro comunità, quasi tribali, in cui il tessuto urbano ed extraurbano viene maltrattato e trascurato, deprezzato al punto tale da poter essere efficacemente riassunto nel titolo del film (che risuona, non a caso, come l’intestazione-tipo di una sceneggiatura), Esterno sera.
In un’operazione per certi versi simile a Gomorra (pur nella grande diversità del tema rappresentato), il film non giudica e non chiede neanche troppe spiegazioni, ma prende atto, proprio nell’atto del vedere e del mostrare.
Esterno sera tocca corde sensibili, emoziona, scuote e inquieta, nel profondo. Un’opera diversa, particolare, coraggiosa, e soprattutto “sentita” nella mano e nell’occhio della sua regista, merce rara nell’attuale panorama cinematografico italiano.

Elena Bartoni, da “voto10.it”

Alba, una giovane ragazza tormentata e sfuggente, vive in un piccolo paese della periferia napoletana. Una notte, arriva alla stazione suo cugino Fabrizio, che vive a Milano e che, dopo dieci anni, ha deciso di rivederla. Tra i due rinasce un affetto sopito da dieci anni, così forte da tramutarsi di lì a poco in un amore travolgente e pericoloso, così potente da impedire a Fabrizio di svelare il reale motivo della sua visita. Alba, però, viene lo stesso a conoscenza del segreto e trova una soluzione: quella che, secondo lei, è la migliore di tutte.
Vincitore del premio Solinas per la miglior sceneggiatura nel 1999, “Esterno Sera” è il primo lungometraggio di Barbara Rossi Prudente, realizzatrice di alcuni cortometraggi indipendenti come “L’acca non c’è più” del 1996 e di due documentari: il primo, “La carne fresca”, realizzato nel 2000, trattava della prostituzione infantile in Brasile, il secondo, del 2008, dal titolo “La bambina deve prendere aria”, parlava dell’emergenza dei rifiuti in Campania, raccontata da una madre alla figlia neonata.
L’esordio al lungometraggio dell’audace regista casertana sorprende per la grande maturità e consapevolezza con cui, in un crescendo d’intensità, vengono raccontati spaccati di vita quotidiana dai toni a tratti autobiografici, e per questo sentiti e toccanti. Nella figura di Alba, interpretata da Valentina Vacca, è racchiusa una sensibilità fuori dal comune, una personalità che, per usare le parole della stessa protagonista, “non è mai nata con la pace dentro”. Una personalità segnata da una condizione esistenziale di profonda solitudine, che soffre l’assenza di un padre che non le è mai stato vicino e che, per questo, ha generato nella giovane un intenso bisogno di accettazione e di affetto.
Un affetto che si tramuta inevitabilmente in un tormentato amore per il cugino Fabrizio (interpretato da Emilio Vacca), l’unico in grado di comprendere il suo bisogno. Un amore sincero, puro, ignaro dei vincoli familiari, un amore che è come lo si sogna quando si è adolescenti, quando non si conosce mediazione, quando non si accettano compromessi.
Ma come può una persona che non è nata con la pace dentro trovarla in un mondo ostile e apatico come quello che la circonda, se non percorrendo da sola un lungo cammino che la conduca inevitabilmente alla tragedia?
La risposta potrebbe celarsi, magari, nella famiglia, quel nucleo in cui ci ritroviamo a vivere a prescindere dalla nostra volontà, ma che la maggior parte delle volte è più estraniante del mondo che ci attende fuori dal portone di casa.
Sebbene, in vari momenti, il messaggio della regista trovi qualche difficoltà a essere perfettamente credibile per colpa dell’interpretazione degli attori, che spesso e volentieri sembrano non essere all’altezza della macchina da presa, (probabilmente perché troppo avvezzi al palcoscenico teatrale), la pellicola mantiene comunque costante ritmo e coinvolgimento, così come rimane costante quel clima di sospensione temporale che pervade l’intero film.
“Esterno Sera” rimane comunque un ottimo esordio, una storia intensa e permeata da un’affascinante sensibilità, che afferma che niente è rischioso per chi è convinto di non avere nulla da perdere, poiché il peggio che potrebbe accadere sarebbe perdere proprio se stessi, in un mondo dove l’amore sembra durare il tempo di una corsa a occhi chiusi tra trafficate strade di periferia.
David Di Benedetti, da “cinemalia.it”

Brusco, tenebroso, violento. Questi sono i tre aggettivi che possono descrivere completamente il film di Barbara Rossi Prudente: Esterno Sera, che ha tutte le caratteristiche di una vera tragedia greca. Vincitore del Premio Solinas nel 1999 per la migliore sceneggiatura, la pellicola convince non tanto per la trama, ma per i due attori protagonisti e per il contesto molto ben descritto dove si palesa in ogni momento la variabile dell’omertà. Napoli, e il profondo Sud, fungono da contenitore, all’interno del quale si consuma un dramma familiare che nasce da una visione arcaica di vedere l’amore. Dunque, ancora una volta la famiglia è al centro di storia toccante, una famiglia che protegge, ma al contempo ferisce coloro che ne fanno parte, e cerca in tutti i modi di arrivare ad un compromesso in nome dell’unione di sangue. Un mondo di bugie è quello, infatti, in cui è costretta a vivere Alba, una ragazza particolarmente tormentata e segnata dal rapporto difficile con il padre, e circondata da amicizie superficiali che non si accorgono del suo profondo malessere. L’intera vicenda ruota attorno al suo mondo interiore, un’anima angosciata che si rispecchia nella sera e nel colore nero, che fa da sfondo alla città partenopea, del quale si evidenziano le mille sfaccettature. Nessuno dei familiari di Alba cerca di capire il perché del suo modo di trasgredire, delle volte anche pericolo, solo il cugino Fabrizio che arriva da Milano per aiutarla ci proverà, ma tra i due si genera un forte affetto che causerà molte gelosie e non poche conseguenze dolorose ed estreme. In conclusione, possiamo affermare che questo film, vietato ai minori di 14 anni, sicuramente non è di facile fruizione, ma è un modo diverso di fare cinema che sottolinea e porta in scena il malessere dell’Italia e dei suoi abitanti, troppo preoccupati alla formalità e non alla vera essenza delle cose e più in generale della vita.
Momento CULT: il finale a sorpresa del film.
Milena Alagia, da “supergacinema.it”

Condividi!

Leave a reply

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Fondazione Gabbiano, in quanto ente religioso, non deve ottemperare a quanto disposto
dall'art. 9 comma 2 del D.L. 8 agosto 2013 n.91, convertito con Legge 7 ottobre 2013 n. 112.
Sviluppato da NextMovie Italia Blog