Epic – Il mondo segreto

Mary Katherine, diciassettenne, torna alla casa d’infanzia per ricucire i legami con un padre da sempre perso dentro all’ossessione di provare l’esistenza del minuscolo popolo che vive nei boschi. Dapprima scettica nei confronti delle teorie paterne, la risoluta ragazza si dovrà ricredere quando, per un magico incontro, sarà miniaturizzata, andando presto a ricoprire un ruolo fondamentale nella battaglia che i minuscoli Leafmen, corpo speciale votato alla salvaguardia della foresta, stanno combattendo contro i terribili Bogani, risoluti nel loro obiettivo di distruggere ogni forma di vita.
Storia di formazione e crescita, Epic – Il mondo segreto parte da un’idea per nulla originale sviluppando poi un solido intreccio perfettamente retto dal ritmo della narrazione, dall’arguzia delle trovate e da una straordinaria capacità tecnica. Come nelle altre pellicole uscite dagli Blue Sky Studios, è ancora il tratteggio dei caratteri a fare la vera forza di un racconto senza momenti di stanca: grazie all’attenzione riposta nel descrivere il background motivazionale dei protagonisti come in molte tipizzazioni spesso irresistibili (su tutti, il duo comico formato dagli invertebrati Mub e Grub, custodi del prezioso bozzolo che può ridare pace a tutto), anche lo spettatore adulto riesce ad allontanare la leggera noia suscitata dal trovarsi ancora davanti all’ancestrale lotta del bene contro il male.
Benché metta in campo un sistema di personaggi ampiamente rodato, questo primo lungometraggio che Chris Wedge dirige senza l’apporto di Carlos Saldanha – il tandem ha co-firmato L’era glaciale e Robots – rappresenta qualcosa di più di quello che si può credere ad una distratta visione. La meraviglia dell’umana Mary Katherine, magicamente mutata in un esserino minuscolo per cui un topolino di campagna diventa una spaventosa minaccia, è la stessa di chi guarda, da subito immerso in una visione – esaltata da un funzionale 3D – per cui quel paradosso delle inaspettate proporzioni certamente vecchio come il cinema trova, nell’accuratezza dei dettagli e nella realizzazione globale, una nuova specificità.
Pagando il pegno a più pellicole, dal combattimento iniziale che omaggia Avatar in giù, la favola ecologica di Wedge costruisce un piacevole mondo in cui l’unico antidoto alla decomposizione, e quindi alla morte, è la rete che si può creare tra più singolarità (“molte foglie, un solo albero”). Oltre alla maturità da conquistare, per Mary Katherine e per il turbolento Nod, l’altro polo tematico è quello dell’importanza della tenacia nel perseguire il proprio sogno, rappresentato dalla riuscita e strampalata figura del padre. Alla base della sceneggiatura c’è il libro per bambini “The Leaf Men and the Brave Good Bugs” di William Joyce, che figura come produttore esecutivo.
Marco Chiani, da “mymovies.it”

Dopo il modesto ma spropositatamente fruttuoso L’era glaciale 4 – Continenti alla deriva, i Blue Sky Studios tornano con una proprietà intellettuale nuova di pacca. Un rischio che, anche alla luce del successo riscosso da Rio (per cui è già in lavorazione un seguito), valeva assolutamente la pena correre e che, pure stavolta, ha pagato. Epic – Il mondo segreto tiene alta la bandiera del cinema di animazione, mantenendo quel livello che negli ultimi anni va assestandosi su frequenze piuttosto alte – salvo alcune ovvie eccezioni.
Qui veniamo catapultati all’interno di un mondo minuscolo, a misura d’insetto verrebbe da dire. Ogni cento anni la regina della foresta deve passare il testimone ad un’altra creatura, seguendo un rito oramai consolidato. Da lei dipende la salvaguardia di ogni cosa nel mondo attraverso cui si estende la sua reggenza: gli alberi, le piante e quindi le varie specie che abitano tale luogo contano su di lei per un’esistenza serena e pacifica. Ma come sempre c’è qualcuno a cui tutto ciò non sta bene, i cui sforzi sono mirati al disfacimento se non alla distruzione.
In realtà, grazie al cielo, il seppur semplice incipit di Epic appare leggermente più corposo di così. Marie Katherine (Amanda Seyfried) ha da poco perso la madre, dunque decide di trasferirsi in un luogo avulso dalla frenesia urbana, dove suo padre, il professor Bomba, (Jason Sudeikis) si è “rintanato” per compiere le sue ricerche: oggetto di tale instancabile lavoro è il desiderio di dimostrare al mondo l’esistenza di un microscopico ecosistema popolato da esseri altrettanto minuscoli. Tutto troppo assurdo per M.K., che profondamente sconfortata dalla maniacale dedizione del padre, decide di tornarsene in città. Ma il destino ha in serbo per la scettica giovane tutt’altra sorte: rimpicciolitasi a seguito di un triste incidente, toccherà a lei portare a termine la missione che oppone i Leafmen – una specie di guardiani della foresta, guidati dal cavalleresco Ronin (Colin Farrell) – ai Boggan, un’orda devastatrice condotta da Mandrake (Christoph Waltz). Pomo della discordia, il baccello da cui sorgerà la nuova regina.
Al fine di improntare con maggior chiarezza la nostra disamina, il titolo della pellicola ci torna senz’altro utile. Sì perché «epico» non è solo il nome, bensì il tenore di un’avventura improntata proprio su certi stilemi omerici, da allora mai sopiti. Un lavoro di encomiabile fattura, che parte da una sceneggiatura oltremodo equilibrata, capace di alternare più momenti senza troppo calcare la mano in nessun caso. In e con Epic si ride, ci si diverte, ci si emoziona, ci si commuove. Merito anche di alcuni personaggi davvero riusciti; su tutti Mub e Grub, duo esplosivo (composto da una chiocciola ed una lumaca) su cui viene caricato quasi l’intero peso della verve comica del film. Ottimo anche Steve Tyler nei panni del saggio bruco Nim Galuu, oltre che tutti i protagonisti – anche se al Mandrake di Waltz tendiamo ancora a preferire il Pitch di Jude Law ne Le 5 leggende – peraltro, nota a margine, i due film sono tratti da due storie del medesimo scrittore, ossia William Joyce.
Paragone, quest’ultimo, tirato fuori non a caso ed al quale integriamo pure un’ulteriore menzione. Nonostante di recente I Croods si siano infatti distinti da un punto di vista squisitamente tecnico, restano comunque un gradino sotto rispetto ad Epic, nonostante l’intatto primato circa una sorta di ipertrofia cromatica che in quest’ultimo manca. Alla densa e tutt’altro che omogenea tavolozza del film DreamWorks, infatti, Epic oppone un lavoro più performante in termini di mera forza brutta: ciò significa volti un po’ meno anonimi, ed in generale una cura maggiore per certe animazioni. Tuttavia, e qui torniamo alla prima menzione “estranea”, resta intoccabile la magnificenza visiva de Le 5 leggende, che dalla sua ha comunque uno script ben diverso nonché più aperto a certe stravaganze rispetto al film in esame, fermo restando un 3D ancora troppo scuro per i nostri gusti.
Ciò non toglie che l’opera dei Blue Sky Studios riesca a distinguersi per altre componenti, come le brevi ma intense sequenze di battaglia, oltre che un’atmosfera ed uno spessore emotivo davvero coinvolgenti. Ritroviamo inevitabilmente, qui come altrove, certi ineludibili leitmotiv, che nel caso in questione potremmo banalmente riassumere in un modo di dire come «il vino buono sta nella botte piccola», oppure configurabili in quegli scenari in cui due specie, quali che siano, partano da una base di forte diffidenza, per rendersi poi conto di non essere così distanti, anche a dispetto delle palesi differenze. Non manca un certo sfrontato sentimentalismo, richiamato all’inizio da certe battute della regina – che invita il sin troppo serio Ronin a dare ascolto alle proprie emozioni -, cui fa il paio quella convulsa parte finale, in cui il professor Bomba si libera di tutte le sue cianfrusaglie tecnologiche affidandosi ad un misto di intuito/sensazione.
Ma queste altro non sono che speculazioni, buone per chi non si “accontenta” di quanto il film riesce a restituire senza il bisogno di ricorrere a tali misure vagamente intellettuali. Perché, come già ravvisato, Epic si comporta più che dignitosamente già in superficie, trascinando grandi e piccini all’interno di una piccola-grande Odissea capace di intrattenere e destare l’attenzione anche dei più duri. Con gli occhi di un bambino, un’appassionante e divertente avventura; con gli occhi di un adulto, beh… magari un’appassionante e divertente avventura.
Antonio Maria Abate, da “cineblog.it”

Un 3D sensazionale, un’esplosione di colori, luce, materia. Un film che uscendo dalla sala ti fa venire voglia di cercare un prato e te lo fa guardare sperando che quel mondo… esista davvero.

Il papà de L’era Glaciale e di Rio non sbaglia un colpo. Quando si parla di animazione la Blu Sky Studios di Chris Wedge sa il fatto suo e lo ha dimostrato anche stavolta dando vita a questa “epica” impresa in 3D.
La giovane M. K., in seguito alla perdita della madre, si vede costretta a riallacciare i rapporti con suo padre, uno strampalato scienziato dedito allo studio di piccolissime forme di vita che secondo lui popolerebbero la foresta. Tutto questo contribuisce a far si che l’armonia familiare di un tempo fatichi a sbocciare, perlomeno fino a quando la ragazza non verrà incredibilmente catapultata in quel magico microcosmo… M. K. si unirà ai Leafman, i guerrieri votati alla tutela di tutte le forme di vita della foresta e contribuirà alla dura lotta per salvare il mondo.

Diciamolo, la trama non si distingue certo per originalità (difficile reggere il confronto con la lunga tradizione disneyana), ma si tratta comunque di un’operazione delicata e che vuole lanciare un positivo messaggio ecologico. Doppiaggio eccellente, se non fosse per questa mania tutta italiana di far intervenire famosi che con la dizione non hanno nulla a che fare. Maria Grazia Cucinotta (Regina Tara), da donna intelligente quale è, riconosce i suoi limiti, ma in certi momenti purtroppo contribuisce alla rottura dell’incantesimo. Le vere stelle di questo film restano la scenografia di Greg Couch e le avanzatissime tecnologie di animazione. Colibrì variopinti, vegetazione viva, poesia dell’immagine, foglie e rami che si inchinano e flettono come in una danza. Un 3D sensazionale, un’esplosione di colori, luce, materia. Un’avventura per sognatori senza età. Un film che uscendo dalla sala ti fa venire voglia di cercare un prato e te lo fa guardare sperando che quel mondo… esista davvero.
Francesca Garofalo, da “doppioschermo.it”

«Solo perché non hai visto qualcosa non vuol dire che non esista.»
Dopo la morte della madre, Mary Katherine torna a vivere con suo padre, un professore pazzoide alle prese con assurde ricerche scientifiche. Quando la giovane è sul punto di andarsene, viene trasportata in un mondo fantastico di cui ignorava totalmente l’esistenza. Forse le ricerche del bizzarro padre non erano poi così inutili…

«Molte foglie, un solo albero…»
Nel seno di una foresta inesplorata, dalle sfumature cromatiche abbaglianti, si nasconde un microcosmo fantastico dal quale dipende l’equilibrio dell’intero ecosistema. Un regno incantato dagli scenari impressionanti, piante animate e animali strampalati, una civiltà mitologica che vive a fianco della specie umana, totalmente ignara della sua esistenza.
Soltanto il Professor Boomba, uno stravagante scienziato, ha sempre creduto nella presenza di questi piccoli esseri, a cui ha dedicato tutte le sue energie nella speranza di dimostrarlo al resto del mondo. Ossessionato dalle sue indagini, ha rinunciato a ogni brandello della propria vita, mettendo da parte anche la sua famiglia. Ma un giorno, in seguito alla morte della moglie, la figlia adolescente torna a vivere con lui.
Mary Katherine (MK) è una diciassettenne scaltra e intraprendente, alle prese con il dolore lancinante del tragico lutto materno. Invano tenta di riallacciare un rapporto con il padre, la cui fissazione per le sue ricerche lo porta ad essere sempre più distante, assente. Proprio quando decide di andarsene, la giovane viene catapultata magicamente in questo universo fiabesco, coinvolta nell’eterna lotta fra il bene e il male.
La più classica delle favole, riadattata al grande schermo attraverso codici moderni che prevalgono sulla piatta trama. L’intreccio infatti non è certo dei più originali, ma la compattezza della sceneggiatura, che vede una forte e accuratissima caratterizzazione dei personaggi fin nei minimi dettagli, con il supporto delle nuove tecnologie (un 3D funzionale), rende fluente l’andamento filmico.
I personaggi più riusciti sono sicuramente Mub e Grub, una bizzarra coppia di lumache dai tratti esilaranti, che aiuteranno il regno dei Leafmen a riportare l’ordine e l’equilibrio sconfiggendo l’esercito dei malvagi Bogani.
Particolarmente esaltati i valori dell’amicizia, della collettività e soprattutto il rispetto della natura e di qualsiasi essere vivente, indispensabili per la sopravvivenza di ogni specie.
Tratto dal romanzo The Leaf Men and the Brave Good Bugs di William Joyce (lo stesso autore che ha ispirato il bellissimo Le 5 Leggende), Epic – Il mondo segreto è un film d’animazione capace di divertire e commuovere coinvolgendo un pubblico variegato. Nessun eccesso o forzatura: il regista Chris Wedge, con la sofisticata tecnologia dei Blue Sky Studios, riesce a creare una pellicola in grado di soddisfare le aspettative del pubblico. Sicuramente da vedere.
Francesca Polici, da “spaziofilm.it”

Chris Wedge è il responsabile del progetto Era Glaciale, e ora torna con un film tecnicamente ineccepibile (risultati grafici davvero superlativi) con una trama abbastanza classica, un’adolescente viene ridotta di dimensioni per interagire con il piccolo popolo che abita nella foresta (Arthur e i Minimei per esempio di riferimento). La protagonista è una ragazza stavolta, Mary Katherine detta MK, che va a vivere qualche giorno dallo strambo padre (i genitori sono divisi), un bizzarro professore che è totalmente ossessionato dall’esistenza di un piccolo popolo nella foresta vicina alla sua casa, con abitudini guerriere che deve difendersi dalla terribile minaccia di chi vuole distruggere la foresta colpendo la regina del bosco che dona la vita alla vegetazione. MK non crede a tali cose che hanno anche rovinato il matrimonio dei genitori, ma dovrà ricredersi, quando decide di tornare dalla madre perché il padre è mentalmente assente, trova i Leafmen, una sorta di esercito di fieri guerrieri che viaggiano su colibrì, viene ridotta alle loro dimensioni dalla regina morente per salvare il baccello che designerà la nuova regnante, si troverà a dover affrontare un esercito di nemici capaci di distruggere la vegetazione. Della partita saranno anche due lumache litigiose ma dal cuore puro, le custodi del baccello.
Come si diceva un’impostazione abbastanza classica per una storia che affonda le sue radici nel fantasy più puro, con i Leafmen che paiono elfi epigoni di Legolas (abilissimi con l’arco) e la presenza della regina bianca (doppiata in Italiano da Maria Grazia Cucinotta), una sorta di anima spirituale e salvifica del bosco. Wedge si esprime a livello grafico sperimentando con successo soluzioni davvero entusiasmanti, come la focalizzazione delle immagini da parte dello strumento ottico del professore che porta sulla testa, ma anche la vegetazione, quanto mai incredibili i suoi dettagli di foglie e alberi, gli animali (con un cerbiatto computerizzato tanto bene da parere vero) e i movimenti degli uccelli, morbide e sinuose evoluzioni piene di fascino e grazia, l’attacco nello stagno con uniti quasi tutti gli elementi (acqua, terra, aria) poi è una perla difficilmente ripresentabile . Poi, nonostante ci siano anche i dovuti sentimentalismi anche se non mielosi, lascia completo spazio all’azione pura, con il coraggio del Ronin che affronta il terribile Mandrake (nomi non certo casuali) e il progressivo avvicinamento alla consapevolezza di ogni personaggio, compreso MK che rivaluta il padre e i suoi comportamenti che passano da folli a precursosi.
Un cartone per tutta la famiglia correttissimo in ogni sua sezione, divertente ed interessante, pieno di personaggi molto ben studiati e caratterizzati che vi consigliamo caldamente perché assolve al meglio funzione e scopo di intrattenimento, pur con una trama non proprio originalissima e un impianto classico, con i giusti ammonimenti di vita che sanno comunque di genuino e non di scolastico. La battuta fatta dalle lumache “Chi è scemo dice cosa” (nel trailer era “Chi è brutto dice cosa) è semplicemente geniale.
Pietro Signorelli, da “cine-zone.it”

Animazione godibile e ben ritmata, caratterizzata da una notevole cura del dettaglio e da tematiche e vicende anche sentimentali che strizzano l’occhio al mondo degli adolescenti. Diretto da Chris Wedge, il regista de L’era glaciale (ma anche del meno riuscito Robots) Epic – Il mondo segreto è basato su un romanzo per ragazzi di William Joyce (Leaf Men and the Brave Good Bugs), già autore del libro di partenza di un altro interessante film d’animazione, Le 5 leggende. Il film si presenta subito con un bel colpo d’occhio: una foresta lussureggiante e ricca di gradazioni cromatiche diverse scrutata da una macchina da presa fino ai dettagli più piccoli è abitata da minuscoli esserini – i Leaf Men/Uomini foglia – che, alleati con tante creature del bosco, fiori e piante ma anche colibrì usati come cavalcature, si fronteggiano da anni contro un esercito di creature delle ombre (pipistrelli, talpe e corvi) capeggiate dal crudele Dagda che vorrebbe distruggere la foresta e uccidere la regina Tara (doppiata male dalla Cucinotta che non riesce a nascondere l’accento). Quando le cose cominciano a volgere al peggio per i Leaf Men, capiterà provvidenzialmente nella foresta una ragazzina, M.K., che si troverà in mezzo alla contesa. L’impatto visivo è assai efficace così come il ritmo e l’azione concitata sottolineate da un uso ampio del 3D. La vicenda, di chiara impronta fantasy, guarda ad un pubblico di adulti o ragazzi: il tema della morte e della perdita che attraversa il film, quello della scoperta degli affetti che in più di un momento fa capolino oltre a quello, classico di certa animazione, dell’ecologia si indirizzano a un pubblico più grandicello e consapevole. E anche i riferimenti cinematografici vanno in questa direzione:Avatar per quanto riguarda la rappresentazione rigogliosa e dettagliata della natura oltre alla raffigurazione di Mandrake, Arrietty per l’incontro di due specie opposte per dimensioni, gli umani e gli uomini foglia minuscoli e anche Il regno di Ga’ Hoole, il fantasy drammatico e con punte di tragicità diretto – anche lì in uno splendido 3D – da Zack Snyder. Rispetto a questi, il film di Wedge è un passo indietro e forse due. Non possiede la magniloquenza del film di Cameron e nemmeno riesce a suscitare quel senso di meraviglia del film targato Studio Ghibli così come non riesce a fare proprio, a dispetto del titolo, quel registro epico che invece era presente nel film dei gufetti. Wedge vola più basso: la sua è una storia semplice con dei momenti di delicatezza (il rapporto tra M.K. e il disordinato ma appassionato padre), personaggi discretamente definiti e una tematica ecologista in cui, a differenza di tanta animazione recente (i due Sammy, per esempio, in cui la specie umana esce con le ossa rotte), gli umani, ovvero i Calpestatori come vengono chiamati dalle creature dei Boschi, sono solo grandi e goffi e non ostili. Anzi, è attraverso l’intervento provvidenziale dell’uomo che si ristabilisce l’ordine naturale delle cose e si riporta luce e splendore ad una foresta che pareva perduta per sempre.
Simone Fortunato, da “sentieridelcinema.it”

Dalle pagine delle fiabe che iniziavano con “C’era una volta” e finivano con “… e vissero felici e contenti” ai VHS, ai DVD, agli effetti speciali ipercinetici e spettacoli sinestetici: il fantasy, paradossalmente, sembra avvicinarsi sempre più progressivamente ad una sbalorditiva verosimiglianza. Oggi il 3D è un potente catalizzatore di emozioni, uno strumento per creare mondi sofisticati e credibili, con il risultato di affascinare bambini e adulti che non possono che apprezzarne la magnificenza. Proprio su questa frontiera, dai creatori de la fortunata serie L’Era Glaciale, arriva Epic – il mondo segreto, nuovo film d’animazione targato Twenty Century Fox. I Blue Sky Studios dopo il successo di Rio presentano questo nuovo lavoro in 3D all’altezza dei più evoluti e raffinati meccanismi che fanno propri gli action-fantasy: la messa in scena spettacolare era un obiettivo al quale mirava Chris Wedge, vincitore di un Oscar, regista, produttore e co-fondatore dei Blue Sky Studios, che agli albori della sua carriera si occupava di animazione stop-motion, entrato poi alla MAGI/SynthaVision, nonchè uno degli artefici del film Disney Tron (1982). Epic riproponendo il classico scontro tra forze del Bene e del Male, bypassa i classici aspetti di punta dei film di animazione – gag, ironia, battaglie, 3D – e punta tutto sull’esaltazione dei valori di cui si fa portavoce, senza voler strafare sul versante narrativo o della messa in scena.

La trama, adattata dall’ennesimo libro per ragazzi di William Joyce (dal quale era stato tratto anche Le cinque leggende), ha come protagonista M. K. (Amanda Seyfried) una giovane ragazza che alla morte della madre ritorna a vivere con suo padre – il dottor Bomba (Jason Sudeikis) – uno scienziato che vive ai margini di un bosco e dedica la sua vita allo studio della natura. Nonostante gli sforzi, il loro rapporto non è idilliaco, per via delle continue ricerche del padre: il dottor Bomba vive ossessionato dalla supposta presenza di ‘piccole persone’ che a suo avviso abiterebbero i boschi. Proprio mentre MK fugge dalle fissazioni del padre, che crede motivo di rottura con la sua defunta madre, viene trasportata nel mondo dei Leafmen, creature microscopiche e guardiani della foresta che, guidati dal coraggioso Ronin (Colin Farrell), difendono il ciclo della natura dai Boggan e dal loro leader Mandrake (Christoph Waltz). Contribuire a salvare questo microscopico mondo dagli attacchi delle forze del male, proprio quel mondo in cui ha sempre creduto suo padre e la cui esistenza lei stessa rifiutava, aiuterà la M. K. a ricongiungersi con la propria famiglia.

Se la trama non brilla per originalità – il diverso che si ricongiunge col tutto, la bellezza nelle piccole cose, l’unione che fa la forza – riguardevoli sono diversi aspetti. Innanzitutto la caratterizzazione di alcuni personaggi: da Mub e Grub, una chiocciola ed una lumaca, sui quali è stato praticamente riposto l’intero aspetto esilarante del film, fino a Steven Tyler, nei panni di un moderno e canterino ‘brucaliffo’ Nim Galuu. La scelta – obiettivamente funzionale vista la trama – di ridurre al minimo indispensabile la durata delle scene di battaglia, intensifica gli aspetti emozionali che coinvolgono lo spettatore. Il lavoro fatto per restituire con la migliore resa possibile le scene ambientate nel microcosmo dimostrano l’impegno profuso dalla Blue Sky Studios nel perfezionamento estetico. È innegabile che il film si presti più ad un pubblico di bambini che di adulti, specialmente rispetto ad altre produzioni animate molto più bilanciate nella giustapposizione di aspetti che attirano target diversi. Eppure non ci si annoia, il film riesce comunque a divertire nonostante un umorismo meno sofisticato e l’importanza dell’amicizia, dei legami, della solidarietà, siano il toccante fil rouge che accompagna l’intera narrazione. Ecco il segreto di Epic: in un mondo che non si vede, che lo spettatore non immagina, esistono delle piccole creature che fanno di questi valori la propria arma di sopravvivenza. Proprio da questo mondo arriva un’importante lezione: anche se qualcosa non si vede, non significa che quella cosa, quel legame, non esista.
Valentina Pettinato, da “silenzio-in-sala.com”

Dalle pagine delle fiabe che iniziavano con “C’era una volta” e finivano con “… e vissero felici e contenti” ai VHS, ai DVD, agli effetti speciali ipercinetici e spettacoli sinestetici: il fantasy, paradossalmente, sembra avvicinarsi sempre più progressivamente ad una sbalorditiva verosimiglianza. Oggi il 3D è un potente catalizzatore di emozioni, uno strumento per creare mondi sofisticati e credibili, con il risultato di affascinare bambini e adulti che non possono che apprezzarne la magnificenza. Proprio su questa frontiera, dai creatori de la fortunata serie L’Era Glaciale, arriva Epic – il mondo segreto, nuovo film d’animazione targato Twenty Century Fox. I Blue Sky Studios dopo il successo di Rio presentano questo nuovo lavoro in 3D all’altezza dei più evoluti e raffinati meccanismi che fanno propri gli action-fantasy: la messa in scena spettacolare era un obiettivo al quale mirava Chris Wedge, vincitore di un Oscar, regista, produttore e co-fondatore dei Blue Sky Studios, che agli albori della sua carriera si occupava di animazione stop-motion, entrato poi alla MAGI/SynthaVision, nonchè uno degli artefici del film Disney Tron (1982). Epic riproponendo il classico scontro tra forze del Bene e del Male, bypassa i classici aspetti di punta dei film di animazione – gag, ironia, battaglie, 3D – e punta tutto sull’esaltazione dei valori di cui si fa portavoce, senza voler strafare sul versante narrativo o della messa in scena.

La trama, adattata dall’ennesimo libro per ragazzi di William Joyce (dal quale era stato tratto anche Le cinque leggende), ha come protagonista M. K. (Amanda Seyfried) una giovane ragazza che alla morte della madre ritorna a vivere con suo padre – il dottor Bomba (Jason Sudeikis) – uno scienziato che vive ai margini di un bosco e dedica la sua vita allo studio della natura. Nonostante gli sforzi, il loro rapporto non è idilliaco, per via delle continue ricerche del padre: il dottor Bomba vive ossessionato dalla supposta presenza di ‘piccole persone’ che a suo avviso abiterebbero i boschi. Proprio mentre MK fugge dalle fissazioni del padre, che crede motivo di rottura con la sua defunta madre, viene trasportata nel mondo dei Leafmen, creature microscopiche e guardiani della foresta che, guidati dal coraggioso Ronin (Colin Farrell), difendono il ciclo della natura dai Boggan e dal loro leader Mandrake (Christoph Waltz). Contribuire a salvare questo microscopico mondo dagli attacchi delle forze del male, proprio quel mondo in cui ha sempre creduto suo padre e la cui esistenza lei stessa rifiutava, aiuterà la M. K. a ricongiungersi con la propria famiglia.

Se la trama non brilla per originalità – il diverso che si ricongiunge col tutto, la bellezza nelle piccole cose, l’unione che fa la forza – riguardevoli sono diversi aspetti. Innanzitutto la caratterizzazione di alcuni personaggi: da Mub e Grub, una chiocciola ed una lumaca, sui quali è stato praticamente riposto l’intero aspetto esilarante del film, fino a Steven Tyler, nei panni di un moderno e canterino ‘brucaliffo’ Nim Galuu. La scelta – obiettivamente funzionale vista la trama – di ridurre al minimo indispensabile la durata delle scene di battaglia, intensifica gli aspetti emozionali che coinvolgono lo spettatore. Il lavoro fatto per restituire con la migliore resa possibile le scene ambientate nel microcosmo dimostrano l’impegno profuso dalla Blue Sky Studios nel perfezionamento estetico. È innegabile che il film si presti più ad un pubblico di bambini che di adulti, specialmente rispetto ad altre produzioni animate molto più bilanciate nella giustapposizione di aspetti che attirano target diversi. Eppure non ci si annoia, il film riesce comunque a divertire nonostante un umorismo meno sofisticato e l’importanza dell’amicizia, dei legami, della solidarietà, siano il toccante fil rouge che accompagna l’intera narrazione. Ecco il segreto di Epic: in un mondo che non si vede, che lo spettatore non immagina, esistono delle piccole creature che fanno di questi valori la propria arma di sopravvivenza. Proprio da questo mondo arriva un’importante lezione: anche se qualcosa non si vede, non significa che quella cosa, quel legame, non esista.
Daria Castelfranchi, da “cinemalia.it”

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