UN GIORNO SPECIALE



Roma. Un mattino come tanti. Gina si sveglia e si veste come vuole la madre perché per lei la giornata sarà speciale. Deve infatti incontrare un onorevole che può aiutarla nel mondo dello spettacolo. C’è un’auto con tanto di autista in abito scuro che viene a prenderla nel quartiere di periferia in cui abita. L’autista è Marco, suo coetaneo al primo giorno di lavoro. Il clima che si instaura tra i due inizialmente è di diffidenza. Poi arriva una telefonata: l’onorevole ha una giornata piena d’impegni e bisogna rinviare ad altra ora l’appuntamento. I due debbono far passare il tempo e prendono a girare per la capitale iniziando a conoscersi.
Francesca Comencini si è assunta più di un rischio con questo film che si rifà al libro di Claudio Bigagli (l’attore) “Il cielo con un dito”. Innanzitutto perché ha puntato tutto su due giovani, Filippo Scicchitano e Giulia Valentini facendo pesare il film praticamente per intero sulle loro spalle. Se Giulia è alla sua prima esperienza davanti alla macchina da presa Filippo ha invece alle spalle l’esperienza di Scialla! in cui interpretava un personaggio totalmente diverso da quello che gli viene affidato in questo film. L’altro rischio è quello di una sceneggiatura che è stata volutamente strutturata per offrire anche spazi all’improvvisazione. Ne è nata un’opera che rientra nelle tematiche che interessano alla regista sin dai tempi di Pianoforte che compensa alcune lacune della narrazione con una attenzione agli attori e alla città. Un tema universale come quello delle aspettative dei giovani, spesso pesantemente frustrate da una società sensibile solo allo sfruttamento sotto molteplici forme, trova infatti nella Roma vista dalla Comencini l’ideale scenario in cui splendore e corrompimento mercantile convivono essendo assurti allo status di ‘normalità’. Scicchitano e Valentini si muovono su questo sfondo, che invade a volte lo schermo quasi da coprotagonista, con una consapevole leggerezza dalla quale il disagio esistenziale emerge in progress. E’ a loro che Comencini si affida per compensare una sceneggiatura che rischia, nella parte centrale, di girare a vuoto. Saper scegliere gli attori giusti anche se non sono dei ‘nomi’ è un pregio. Francesca Comencini ce l’ha.
Di Giancarlo Zappoli, da mymovies.it

Lui, con le fattezze del Filippo Scicchitano rivelatosi nell’ottimo “Scialla! (Stai sereno)” (2011), è Marco, giovane autista che, al suo primo giorno di lavoro, ha il compito di accompagnare la bella Gina, incarnata dalla esordiente Giulia Valentini, da una stralunata periferia alle porte di Roma all’appuntamento con un politico che potrebbe aiutarla ad entrare nel mondo dello spettacolo.
E’ interamente sul loro giorno speciale insieme, quello del titolo, che si costruisce il lungometraggio diretto dalla figlia d’arte Francesca Comencini, autrice di “Mi piace lavorare – Mobbing” (2004) e “Lo spazio bianco” (2009).
Giorno speciale che segna, per entrambi, l’entrata nel cinico, non più roseo e gioioso universo dei grandi, rappresentato per Marco dai suoi datori di lavoro e per Gina, appunto, dall’onorevole; a quanto pare impegnato in una seduta parlamentare che si protrae all’infinito, tanto da rimandare di volta in volta l’incontro con la ragazza.
Infatti, con un sapore generale non molto distante da quello di una commedia on the road d’oltreoceano, li seguiamo nelle loro poche ore di viaggio in giro per la capitale; mentre, a partire già dai primi minuti di visione, i dialoghi provvedono a immergere lo spettatore nell’Italia delle raccomandazioni e delle proposte di lavoro come escort o pornostar.
Poche ore di viaggio che li portano a conoscersi, tra mangiate ed imprese folli, man mano che il futuro sembra sempre più in agguato e, in mezzo a una chiacchierata e una sosta, non mancano neppure occasioni per divertire lo spettatore.
Sarebbe sufficiente citare la sequenza in cui incontrano la ex fidanzata di Marco per lasciar intendere quale sia il leggerissimo clima che avvolge l’intera, gradevole operazione, superbamente sostenuta dai due protagonisti e tutt’altro che destinata a generare noia.
Fino all’improvviso epilogo della circa ora e mezza di visione che, caratterizzato da un (retro) gusto piuttosto amaro, vuole probabilmente suggerire l’indispensabile bisogno di calore ed umanità per proseguire la propria esistenza una volta raggiunta l’età adulta, quando non sembra esservi più spazio per l’innocenza.
Niente male.
La frase:
“L’onorevole è un lontano parente di mia madre, ha saputo che sto cercando di entrare in televisione e vuole darmi una mano”.
Di Francesco Lomuscio, da filmup.leonardo.it

Gina (Giulia Valentini) sogna di diventare un’attrice e un bel giorno arriva l’occasione, ma non è un provino per un film o una ficition, ma bensì un appuntamento con un “onorevole” che potrebbe fornirgli una raccomandazione che senza dubbio avrà un prezzo, che però Gina sembra disposta a pagare. Marco (Filippo Scicchitano), al suo primo giorno di lavoro, è l’autista di quell’onorevole e toccherà a lui andare a prelevare a casa Gina per accompagnarla all’appuntamento.
I due all’inizio sembrano diffidenti, poi il ghiaccio lentamente si scioglierà grazie anche alla sorniona simpatia di Marco e alla sua spontaneità. Poi galeotta arriverà una telefonata inaspettata che avvertirà che l’onorevole tarderà perchè trattenuto in parlamento e quindi nell’attesa toccherà a Marco far compagnia a Gina.
Così i due sfrutteranno quella manciata di ore insieme per conoscersi, fino a quando il telefono non squilllerà di nuovo e Gina dovrà decidere se quell’appuntamento è ancora la cosa più importante della sua vita o se in quel lasso di tempo trascorso con Marco è cambiato qualcosa…
Per il suo nuovo film la regista Francesca Comencini sceglie di adattare il libro Il cielo con un dito scritto dall’attore Claudio Bigagli. L’idea di base è quella che muove lo show-business italiano dalla notte dei tempi, ed è quello che ha trasformato oggi la tv e in minor misura il cinema in un caravanserraglio di starlette, vallette, pseudoattrici e meteorine varie convinte, a ragion veduta, che avvenenza e faccia tosta siano elementi che possano sostituire il talento, quello vero diventato ormai merce sempre più rara.
La Comencini prende questo punto di partenza e lo racconta attraverso gli occhi di due giovani e per rendere la messinscena il più verosimile possibile rischia grosso per sua fortuna centrando il bersaglio,  poggiando l’intero film sulle spalle di due talentuosi e soprattutto genuini protagonisti, Filippo Scicchitano che dopo Scialla! prosegue la sua crescita artistica e l’esordiente Giulia Valentini, la vera sorpresa del film, talentuosa oltre le più rosee aspettative.
Un giorno speciale, senza dubbio per scelta, non sceglie l’affondo sulla questione morale, ma comunque inserisce in un contesto giocoso e romantico massicce dosi di cupezza che come nell’ultima parte del film riportano protagonisti e spettatori alla dura e fredda realtà piuttosto bruscamente, destabilizzando la levità scelta per l’intera parte centrale che vive della felice alchimia creatasi tra i due protagonisti, che riescono grazie alla loro spontaneità a far glissare su qualche banalità che affiora nei dialoghi e a donare grande naturalezza al film, che mette in luce una gradevole freschezza di fondo.
Note di produzione: Il film è stato selezionato in concorso alla sessantanovesima Mostra del Cinema di Venezia; la protagonista Giulia Valentini ha raccontato durante la presentazione del film a Venezia che mentre si stava dirigendo al casting, un numero sconosciuto la chiamò, dall’altro capo del telefono un uomo le offriva di fare la modella o attrice in cambio di favori sessuali, tutto ciò perché si era iscritta ad un portale di annunci via web per trovare lavoro come cameriera e guadagnare qualcosa. L’attrice durante il provino raccontò il fatto, che in seguito venne anche inserito nella sceneggiatura del film.
Di Pietro Ferraro, da ilcinemaniaco.com

Da Via Mejo de Gnente a Palazzo Grazioli. Dal periferico quartiere di Ponte di Nona al cuore del basso impero romano. Un giorno come tanti, due giovani come mille altri, laBellissima Gina (Giulia Valentini, brava e deb) e l’autista (Filippo Scicchitano, Scialla!) che deve condurla dall’On. Balestra. 
Obiettivo, farsi raccomandare ed entrare nel mondo dello spettacolo: ingresso libero, consumazione sessuale obbligatoria. Gina finirà in ginocchio, ma non solo lei: la colpa è una neve che ci ricopre tutti, ricorda Francesca Comencini. Già in Concorso a Venezia, il film piccolo e indipendente (produce Palomar) si chiama Un giorno speciale, e il titolo stride assai: è il trionfo della (sub)normalità, che conduce al macello, un macello ottuso, sordo, autistico, da elaborare – si fa per dire – di fronte al piccolo schermo di una tv. 
La regista freme di rabbia, così gli interpreti, ma i suoi personaggi? Eterodiretti dal potere: quello catodico, quello del Palazzo. Due pedine, due rotelle di un Sistema che tutto consuma per rimanere tale: illusione centrifuga, delusione centripeta, i giovani si sacrificano per auto-combustione. Volontaria, questo è il problema, e la Comencini certifica. Cronaca di un disastro annunciato. 
E non è finita, altro che fuori tempo massimo o “quante volte l’abbiamo già sentito?”. Del resto, non è del cinema questa coazione a ripetere, ma dell’Italia. Coazione a ripetersi, e in peggio: la specialità nostrana?
Di Federico Pontiggia, da cinematografo.it

Un film di cui si parlerà molto soprattutto per gli aspetti educativi e morali, Un Giorno Speciale racconta e vuole rimarcare un’Italia corrotta e piena di clientelismi, raccomandazioni, pratiche ricattatorie e prostituzione.
Temi, purtroppo, molto attuali socialmente e che, ancor peggio, rivelano un substrato sociale fomentato da una situazione di gestione politica che certamente non eleva l’immagine del nostro Paese.
Un film duro ma, allo stesso tempo, deciso nei suoi contenuti ma che riserverà anche momenti di sana freschezza dei due interpreti, momenti di sincero smarrimento ed anche di giusta dose di ribellione al sistema corrotto che li circonda.
Di  Silvio Arancio, da mondoinformazione.com

ROMA – «Anche questo è un film che ho fatto prima come cittadina e poi come regista». Francesca Comencini non ha dimenticato la tensione civile che ha sempre caratterizzato il suo cinema e dopo la riflessione sulla maternità dello Spazio bianco, torna a parlare di donne.
In Un giorno speciale – tratto dal romanzo “Il cielo con un dito” di Claudio Bigagli e presentato in concorso all’ultimo festival di Venezia – Comencini sposta l’attenzione sullo sfruttamento del corpo femminile in cambio di favori da parte di chi detiene il potere. Un tema non nuovo, si dirà certamente, uscito dalla più stretta attualità, ma che costituisce sempre lo spunto per giudicare da un punto di vista etico chi ci governa. Il j’accuse la regista lo fa recitare al protagonista maschile del film, Marco, l’autista ventenne di un onorevole che, al suo primo giorno di lavoro, deve accompagnare nell’ufficio del politico Gina, una ragazza della periferia romana aspirante starlet televisiva. A Venezia la critica ha accostato immediatamente il film all’Italia delle escort, ma per Comencini “il tema non è semplicemente quello del bunga bunga, ma è quello più generale della condotta dei nostri politici”.
A quell’appuntamento la ragazza ci va controvoglia e la regista è brava a sottolinearne il disagio. L’incontro infatti è stato organizzato dalla madre di lei, il personaggio più inquietante del film, il vero prodotto di trent’anni di tv pubblica e commerciale che hanno reso alla portata di tutti il sogno di poter diventare qualcuno nel piccolo (o nel grande) schermo. La sequenza più interessante di Un giorno speciale vede protagonisti proprio Gina e sua madre, che aiuta la figlia a prepararsi per uscire. Il tutto è descritto come una cerimonia religiosa, complice la fotografia di Luca Bigazzi a cui la regista consegna il suo personale giudizio sul personaggio della madre in una delle scene conclusive. In sottofondo, le decine di televisori accesi a prima mattina: la colonna sonora di un giorno come un altro. E anche nell’ultima inquadratura non manca il televisore, a chiudere idealmente il racconto di ciò che è stato per Gina e Marco una giornata particolare. L’incantesimo che imprigiona la ragazza ancora non si è rotto.
I protagonisti del film sono Filippo Scicchitano, lanciato da Scialla, il film rivelazione della scorsa stagione di Francesco Bruni, e Giulia Valentini, scelta personalmente da Comencini dopo centinaia di provini. Da un liceo di Tor Bella Monaca al cinema, per aver semplicemente risposto a un annuncio con cui la regista cercava il volto femminile per Un giorno speciale. Quando realtà e finzione non sono, fortunatamente, la stessa cosa.
Di Vito Miraglia, da dazebaonews.it

Tutto in un giorno. Dalla mattina alla sera. Con le Tv accese che aprono e chiudono Un giorno speciale, dal romanzo Il cielo con un dito di Claudio Bigagli, “luci della ribalta” di un’illusione amara come avveniva con il cinema che lasciava «molti sogni per le strade» nello splendido Bellissima di Visconti. Lei, Gina, ha un appuntamento speciale che potrebbe imporla nel mondo dello spettacolo. Lui, Marco, è al primo giorno di lavoro come autista. Sullo sfondo scorre Roma, riflessa anche nei finestrini dell’auto, dalla periferia al centro, con i suoi rumori e le tonalità della fotografia di Luca Bigazzi che riempiono quei vuoti dell’attesa dei due giovanissimi protagonisti come era accaduto con Napoli nel bel film precedente di Francesca Comencini, Lo spazio bianco. E come in Mobbing. Mi piace lavorare, dove la cineasta fa sentire quell’accumulo di piccoli torti e nega quel desiderio di comune normalità. Soltanto l’esplicita forzatura nell’incontro tra il politico e la ragazza (il riferimento agli scandali di Berlusconi è però una lettura troppo banale), gli nega per un secondo la possibilità di essere una specie diPrima dell’alba italiano. Ma i volti di Filippo Scicchitano (Scial-la!) e dell’esordiente Giulia Valentini e le loro corse a perdicuore s’impongono istintivamente e questo piccolo/grande road movie intimo è comunque l’esempio di un cinema italiano da difendere a tutti i costi.
Di Simone Emiliani, filmtv.it

Diciamo la verità: con le figlie di Luigi Comencini facciamo in parecchi una gran confusione. Ebbene, per riepilogare solo un attimo, Luigi Comencini ha avuto quattro figlie, tutte impegnate a vario livello nel mondo del cinema e dello spettacolo. Due sono le registe, anche diverse fra loro per stile e scelte espressive: Cristina e Francesca, quest’ultima anche documentarista e entrambe sostenitrici del movimento ‘Se non ora quando?’ di buona memoria.
In questo caso ci occupiamo dell’ultimo film di Francesca, un lungometraggio insolito per trama e tipologia prodotto da Carlo Degli Esposti che con la sua Palomar ha deciso di impegnarsi con cura anche nel campo del cinema (si ricordi ‘Noi credevamo’, tanto per capire il tipo di scelte di Degli Esposti). La distribuzione è della Lucky Red di Andrea Occhipinti. 
Anche questo film è atipico. Racconta ‘ da vicino’ (stando addosso con la macchina da presa ai due personaggi, che da soli tengono la scena per quasi tutta la pellicola) due giovani, due ragazzi come tanti, neanche tanto arrabbiati con il mondo, che vivono, nella tristissima realtà di oggi, una loro ‘giorno speciale’. Lei, ‘bella come il sole’ agli occhi di mamma, vuole fare l’attrice e qualche qualità (non solo fisica) non le manca. Ma per abbreviare il percorso professionale e magari finire direttamente in Tv, lei (e soprattutto la famiglia) hanno pensato bene di imporle un ‘piccolo’ sacrificio: intrattenere con le sue arti femminili un momento di pausa o di tempo libero di un potente politico. 
La ragazza non vorrebbe aderire alla richiesta e alla fine, solo malvolentieri, accetta, per quel giorno di andare nel ‘Palazzo’ per il ‘piccolo sacrificio’. 
Viene a prenderla con una macchina blu d’ordinanza un altro ragazzo che vive una giornata particolare: proprio quel giorno è stato assunto in quel ruolo di ‘autista di fiducia’ che la famiglia, grazie al parroco della loro chiesa, è riuscita alla fine a trovargli (ai danni di altri concorrenti, ovviamente poco felici della circostanza). I due dovrebbero trascorre insieme poco tempo, quello necessario ad andare dalla piazza dove la ragazza e la madre si sono fatte trovare (forse per non far venire la macchina blu nel loro modesto quartiere, che pure è “appena fuori dal raccordo anulare”) al Palazzo, ma la vita politica è quella che è: al ragazzo, felice nella sua divisa nuova (lei è pure ‘in ghingheri’) e tutto preso in partenza dal suo nuovo ruolo di autista, arrivano sporadiche telefonate dal Palazzo che parlano di “improvvisi impegni”, riunioni, “vita di partito” da assolvere. Insomma, nel Palazzo di mattina non si può più andare e allora inizia un lungo girotondo in auto per Roma (ce n’è tantissima in questo film, è una vera coprotagonista dell’opera), fra negozi, centri commerciali, bowling, prati incolti, fredde periferie e, infine, le meraviglie del centro della Capitale con i suoi tanti turisti. 
Nel frattempo i due ragazzi, che all’inizio si erano subito ‘beccati’, scoprono di avere, tirate le somme, una (infelice) sorte comune: sono due giovani di oggi, ‘ostaggi’ di un mondo quasi incomprensibile e crudele, che a loro riserva poco, quasi nulla e che non accetta neppure ribellioni. Entrati in una boutique esclusiva, la ragazza convince il compagno di avventure a rubare un prezioso abito ma la sensazione di libertà e felicità per l’atto eversivo compiuto dura un attimo: i vigilantes presto li trovano e la questione rischia di finire in tragedia. 
Alla fine, solo la sera, nel Palazzo lei ci va, il politico pretende la ‘mercede’ pattuita e il ragazzo freme per lei. Nel finale sarà lui a ribellarsi, buttando all’aria la divisa, il lavoro, il suo nuovo dovere e scegliendo l’amore e la libertà. 
La storia è insolita e il film anche e va detto che il tutto è molo meno banale di quanto può sembrare. Garantiscono all’opera freschezza e simpatia i due attori esordienti (lui non del tutto), Filippo Scicchitano e Giulia Valentini, bravi e in grado di identificarsi nei loro personaggi. 
Un film carino, spontaneo e diverso dal consueto. Bene ha fatto Degli Esposti a produrlo, bene ha fatto la Comencini a sceneggiarlo (dal libro di Claudio Bigagli, ‘Il cielo con un dito’) e a dirigerlo.
Di Mauro Roffi, da millecanali.it

Roma: estrema periferia. E’ un nuovo giorno. In un appartamento modesto ma dignitoso una madre giovanile e stanca prepara la colazione. I figli, un ragazzino obeso e una biondina con un vistoso apparecchio ai denti, si affacciano in cucina.
Rimaste sole, la madre inizia a preparare sua figlia con cura: la trucca, la fa pettinare da un coiffeur e l’accompagna per strada in modo che tutti la possano vedere mentre indossa un abito costoso e scarpe dai tacchi altissimi.
Arriva a prelevarla una macchina lussuosa, la conduce un autista giovane, premuroso, conformista. E inizia questo giorno speciale.
Affidato quasi completamente ai due giovani interpreti, Giulia Valentini (che muove – molto bene – in questo film i suoi primi passi nel mondo della celluloide) e Filippo Scicchitano (ex pischello vivace alla scoperta di un padre che non sapeva di avere, ora abilissimo e di mestiere), il film parla di quelle speranze deluse dei giovani, di questa nostra vita contemporanea squallida e cattiva, delle ipocrisie del mondo degli adulti, che appaiono di straforo ma sono tutti sporchi, interessati e non aiutano i ragazzi nel loro processo di crescita ma, anzi, uccidono le loro aspettative.
Marco, il giovanissimo autista al primo giorno di lavoro, indossa il vestito nuovo, è attento e scrupoloso nei confronti della vettura elegante e cerca di essere gentile, con una punta di diffidenza propria di chi non sa come muoversi; via via che si scioglie e che comprende quanto sia cattivo il mondo che lo circonda opta per una scelta poco approvabile ai giorni nostri, tempi di crisi.
Gina si è lasciata agghindare come una vergine condotta all’altare del sacrificio e spera di non arrivare mai allo scopo di tanta preparazione, ovvero l’appuntamento con un potente onorevole settentrionale che dovrà aiutarla ad entrare nel mondo dello spettacolo. Lei sa cosa dovrà fare per farsi aiutare e cerca di vivere ogni momento spensieratamente, scacciando dalla mente il suo destino.
Il film è anche un percorso on the road attraverso Roma, a partire dalle periferie “celebrate” da Pasolini, dove le case sono tutte uguali ed è impossibile riconoscerle, a centri commerciali sfavillanti e vuoti, fino al centro brulicante di turisti con i negozi di abiti firmati, più protetti di un caveau della Zecca.
Roma, pur fotografata in alcuni suoi angoli incantevoli, è il simbolo di quella corruzione, di quel degrado che sta coinvolgendo tutti e che costringe una ragazza a perdersi per ottenere l’effimero.
Storia scorrevole, retta benissimo dai giovani protagonisti capaci di non perdere neanche un minuto del viaggio lungo un film. Da vedere.
Da filmscoop.it

Come sempre quello della Comencini è un cinema di spazi (bianchi), uno sguardo che prova a raccontare la geografia urbana, umana e morale del Paese. Roma, Milano, Napoli, di nuovo Roma. E muovendosi dalla periferia al centro, è tutto un cambiamento di ampiezza, prospettive, attese, emozioni, impressioni. Ma quello spostamento, quel tragitto è anche il segno di una nuova consapevolezza dei personaggi, due giovani ‘al primo giorno’, che provano a conquistarsi un posto al centro, un ruolo finalmente da protagonisti. Marco è stato appena assunto come autista di un onorevole. A raccomandarlo è stato un prete (e questo la dice già lunga su quale orizzonte ‘ideale’ ci muoviamo). Come primo incarico, deve andare a prendere Gina, una bella ragazza di periferia, che sogna di fare l’attrice e ha un appuntamento con il politico, “lontano parente di sua madre”. L’appuntamento è continuamente rinviato e i due si ritrovano a passare una giornata ‘speciale’, avvicinandosi pian piano alla verità dei loro sogni e alla desolazione della loro, della nostra realtà.
È chiaro, lo sguardo è, come sempre, quello da rive gauche, l’indice è puntato contro il cuore malato del nostro Belpaese. Per partito preso, prima di tutto. Eppure, prima di avventurarsi fuori, lanciarsi nel sociale, la Comencini si chiude in auto, stringe il campo sui suoi ragazzi, mostrando l’umiltà nascosta di un cinema (italiano) ancora capace di parlare di noi, delle noie, dei problemi quotidiani, ma anche dei fremiti, delle tenerezze, delle speranze che costituiscono la trama delle nostre vite. Certo. Verso la fine viene fuori il moralismo. Ma chi se ne frega? Come se il cinema fosse solo un veicolo, una questione di cosa e non di come. Resta il fatto che Un giorno speciale racconta, con un calore, una sincerità e una fede commoventi, il dolce insinuarsi di un sentimento, la semplice leggerezza, l’immediatezza con cui possono, devono ancora nascere le cose, i rapporti, i legami. E la frizione inevitabile tra il desiderio e la realtà.
Lo sguardo della Comencini privilegia la donna, è chiaro. E in maniera assolutamente incredibile, riesce a tratteggiare il progressivo ‘adattarsi’ di Gina allo sguardo degli altri: dall’imbarazzo durante la gara di nuoto sincronizzato, all’agio con cui ‘si esibisce’ sulle scale di Trinità dei Monti. Ma quell’agio a che è dovuto? All’abitudine istintiva al dominio imprescindibile dell’immagine? O all’illusione, breve, di un incontro perfetto? È la faccia tosta de’ pulici che teneno a’ tosse? O è l’amore che ci fa sentire a nostro agio, finalmente a casa, protetti? È chiaro. Nonostante tutto, l’amore è resistente. È un grido che sale ancora. E la Comencini, dal canto suo, ama ciò che racconta, fa vivere i suoi protagonisti e li fa cambiare nello spazio di un’inquadratura. Incontra la spontaneità umanissima dei suoi interpreti, Filippo Scicchitano (che dopo Scialla! si conferma uno dei volti più veri del cinema giovane) e la splendida Giulia Valentini, al suo esordio. E si fa condurre per mano, ancora una volta, dalla straordinaria libertà di sguardo di Luca Bigazzi, capace, con la sua fotografia, di modificare la sostanza molecolare ed emotiva delle cose, dei corpi, dei paesaggi, delle città.
Di Aldo Spiniello, da sentieriselvaggi.it

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