MONSTERS


Dopo Cloverfield la figura del mostro gigante ha riacquistato una certa importanza commerciale. Ecco perciò che il filone dei monster movie, di gran voga in passato (e non solo con le prolifiche avventura di Gojira, o Godzilla che dir vogliate), sta piano piano tornando di moda in pò in tutto il globo (si veda anche l’annunciato secondo capitolo del coreano The host), e anche il cosiddetto Cinema underground vuole far sentire la sua. Ecco così che ha preso vita Monsters (mai titolo più esplicativo), primo lungometraggio di finzione del regista Gareth Edwards dopo il documentarioIn the shadows of the moon. Dopo una lunga attesa (il film è uscito in patria un anno fa) ecco finalmente arrivare anche nei cinema italiani questo particolare monster movie dal sapore indipendente, distribuito da One Movie.
Mostri. Chi sono i veri mostri, quelli dell’anima o quelli reali: gigantesche creature di origine aliena che scorazzano per l’America centrale, portate imprudentemente sulle terra sottoforma di campioni genetici da una missione spaziale, e poi evolutesi sul nostro pianeta in modi impensabili, arrivando a dimensioni di palazzi di dieci piani con tanto di tentacoli assassini. O forse ancora gli uomini, capaci di confinare queste calamità per la sopravvivenza comune nei luoghi più poveri, nel tormentato Messico confinante con gli States, capaci di erigere mura gigantesche che si stagliano per chilometri a difesa del proprio stato, dimenticando i vicini più sfortunati e lasciandoli al loro destino. A Samantha Wynden e Andrew Kauden non interessa porsi questi quesiti, ma soltanto la via per tornare a casa. Lui, reporter alla ricerca delle foto dell’anno che potrebbero conferirgli fama e denaro, è impegnato nel tentativo di far tornare a casa sana e salva lei, figlia del suo capo. Ma non è un’impresa facile, quando a causa di un furto il passaporto della ragazza scompare, impedendole così di salire sulla nave che l’avrebbe trasportata senza pericoli a destinazione sul suolo americano. Ora all’insolita coppia (lei hai il fidanzato che l’attende a casa, lui ha un figlio che non vede da anni, frutto di una scappatella ) rimane l’unica soluzione di viaggiare per terra, rischiando l’arduo percorso nella Zona Infetta, dove prolificano i giganti alieni, per poter tornare sani e salvi in America. Inutile dire che il viaggio non sarà dei più semplici.
Gareth Edwards ha uno stile che è innegabilmente affascinante. Ancorato allo spirito underground, come l’intera produzione, (bravi) protagonisti inclusi, entrambi provenienti dal mondo televisivo, il regista sceglie un approccio distante dal blockbuster spettacolare e puntato sull’azione. Decide invece di costruire lentamente la tensione delle situazioni che avvolgono Samantha e Andrew, stabilendo anche un buon arco narrativo del tutto dedicato alla nascita di un profondo rapporto di amicizia tra i due, e forse qualcosa di più. Senza viaggiare per luoghi comuni, fornendo una spietata ma non oppressiva e retorica critica alla potenza più grande del mondo, impegnata per lo più a difendere i propri confini con l’uso di armi chimiche anche nelle zone abitate dove si muovono i “monsters”, i novanta minuti del film non latitano di sorprese e ottime intuizioni visive, con un design delle creature accattivante nell’apparente sobrietà delle inquadrature, che (forse anche per limiti di budget) non le mostrano mai troppo da vicino, escluso nel poetico e convincente finale. E quindi l’inquietudine e il significato più intimo dell’appartenenza al genere umano hanno maggior attenzione rispetto al classico giocattolone senz’anima che era facile attendersi. L’unione di due anime nel mezzo del periglio, è potentemente legata al “doppio” (e in parte insospettabile) abbraccio che svelerà infine il senso più profondo di questa pellicola coraggiosa e “mostruosamente” riuscita.
Allontandosi, e di molto, dai classici stereotipi del monster-movie post Cloverfield, Monsters ha un’anima underground in un corpo da ottimo b-movie più profondo e intenso della categoria cui appartiene. Gareth dirige con accortezza il rapporto crescente tra i due protagonisti, non disdegnando momenti di pura tensione e un finale sognante e metaforico di grande impatto. Mostri di rara bellezza. Di Maurizio Encari, da everyeye.it

Messi al corrente del fatto che una sonda artificiale, inaspettato habitat di microrganismi alieni, si è schiantata al confine tra Stati Uniti e Messico, vediamo immediatamente l’esercito impegnato a fronteggiare i giganteschi extraterrestri dalla forma di polipo nel primo lungometraggio diretto dall’effettista Gareth Edwards.
Ma, al di là del movimentato avvio, è in particolare sul viaggio di un reporter e della figlia del proprietario del giornale per cui lavora verso la zona posta in quarantena dai militari che si concentrano i circa 94 minuti di visione, prevalentemente costruiti sui dialoghi e su lenti ritmi di narrazione.
Quindi, a differenza del quasi contemporaneo (e decisamente brutto) “World invasion” (2011), interamente e noiosamente tempestato di azione ed effetti visivi, a caratterizzare “Monsters” è soprattutto una lunga attesa volta a rappresentare, tra realismo, amore e fantascienza, il percorso di crescita dei due protagonisti, interpretati da Scott McNairy e Whitney Able.
Non a caso, ancor prima del citato film di Jonathan Liebesman, sarebbe più giusto tirare in ballo “District 9” (2009) di Neill Blomkamp, il cui messaggio antirazzista di fondo risulta non poco associabile all’esordio di Edwards, destinato ad incarnare le fattezze di un’allegoria su celluloide relativa al cattivo trattamento spesso riservato dalle autorità americane all’immigrato, considerato come un diverso da combattere, quindi, come un invasore.
Chiaro, allora, che ci troviamo dinanzi ad una produzione piuttosto particolare, immersa per lo più nei notturni ben resi dalla fotografia a cura dello stesso regista e che, con ogni probabilità, rischia di deludere coloro che intendono le storie su pellicola riguardanti creature provenienti da un altro mondo esclusivamente come occasioni per dedicarsi al facile intrattenimento.
Certo, poi c’è da dire che metafora e cinema di fantascienza sono stati fusi meglio altrove (si pensi allo splendido “Essi vivono” di John Carpenter), ma, tenendo in considerazione il fatto che stiamo parlando di un’operazione concepita con un budget inferiore al milione di dollari, non possiamo fare a meno di affermare che abbiamo per le mani un elaborato realizzato con notevole professionalità.
Un elaborato che, pur senza eccellere, ha finito per trasformarsi in un vero e proprio fenomeno di culto, dal Festival Internazionale del film di Locarno al Los Angeles Film Festival.
La frase: “Questa è una zona proibita, dovete seguirci immediatamente”.
Di Francesco Lomuscio , da filmup.leonardo.it

L’America centrale è stata invasa da forme di vita provenienti dallo spazio che hanno infettato intere foreste trasformandole nel loro habitat, le creature sono dei giganteschi organismi luminescenti dotati di tentacoli che sembrano cibarsi di energia e che si sono spinti sino al confine del Messico con gli Stati Uniti, costringendo l’esercito americano a delimitare una zona di quarantena e a contrastare ad armi spianate l’avanzata aliena.
Durante una serie di evacuazioni precedenti alla chiusura per alcuni mesi della zona di quarantena, faremo la conoscenza del fotografo Andrew Kaulder (Scoot McNairy) incaricato dal suo editore di rintracciare la giovane figlia (Whitney Able) dispersa proprio sul confine, una volta rintracciata la ragazza i due proveranno a lasciare il Messico, ma il furto del passaporto di lei costringerà entrambi a sborsare una cospicua somma di denaro per affrontare con mezzi di fortuna la zona di quarantena onde raggiungere per tempo il territorio americano.
L’esordiente Gareth Edwards, aspirante regista inglese con circa 500.000$ di budget confeziona questo Monsters, regalandoci uno dei più interessanti ed anomali monster-movies di sempre, ispirandosi a una serie di pellicole che vanno dal recente District 9 fino al Cloverfield di JJ Abrams, passando per  ilThe Mist di Darabont e il dino-cult Jurassic park. omaggiato quest’ultimo con una sequenza che rievoca l’attacco del tirannosauro della pellicola di Spielberg.
Edwards con il minimo indispensabile di creature su schermo, gli incontri ravvicinati tra la coppia di protagonisti e gli alieni si contano sulle dita di una mano e sfruttando al massimo le immersive location naturali situate tra Messico, Belize e Guatemala, porta a casa un risultato notevole piazzandosi a mezzavia tra il furbo, fracassone e costosissimo Cloverfield di JJ Abrams e il sorprendente mockumentary di Blomkamp District 9, ma attenzione a chi cerca azione allaStarship Troopers perchè visti i tempi dilatatissimi si rischia una bella delusione.
Note di produzione: il film è stato nominato a sei British Independent Film Awards, tra cui miglior film, miglior regia, miglior attore protagonista e miglior produzione, Edwards oltre ad aver montato il film si è occupato anche delle sequenze, si parla di oltre 250 inquadrature, che contenevano effetti speciali.
Di Pietro Ferraro, da ilcinemaniaco.com

“Monsters” è un film drammatico/fantascientifico diretto da Gareth Edwards e interpretato da un cast di attori poco famosi.
In “Monsters” un giovane fotoreporter e la figlia del direttore del giornale per cui quest’ultimo lavora si trovano costretti ad attraversare il pericolosissimo confine Messico/Usa messo da sei anni in quarantena poiché infestato da mostruose creature aliene. Il cammino carico di suspance, paure e pericoli diventerà anche una sorta di “percorso” interiore che i due si troveranno inaspettatamente ad affrontare insieme…
Per essere un film girato davvero con pochi soldi “Monsters” si difende bene e viene fuori con grande dignità. Molto bella la fotografia, attenta la regia, assolutamente di tutto rispetto le interpretazioni dei due semi-sconosciuti attori protagonisti. “Monsters” ricorda nell’idea e nella trama in special modo “District 9” sebbene poi, nello svolgimento della pellicola, le atmosfere del film di Edwards risultano abbastanza diverse da quello di Neill Blomkamp.
Il difetto di “Monsters”, tuttavia, è quello di essere in fondo un film abbastanza prevedibile (nello svolgimento così come nella sua “morale”): se da una parte “Monsters” è difatti perfettamente in grado di farsi seguire con attenzione, suspance e curiosità, dall’altra non arriva mai a stupire fino in fondo chi guarda né a regalargli quel “qualcosa in più” che possa rendere davvero indimenticabile questa pellicola.
Un lavoro ben fatto dunque in tutti i suoi aspetti, a cui però manca il guizzo in più.
Il trailer: il montaggio “esagera” un po’ ma nel complesso è abbastanza onesto
Di Luisa Scarlata, da cineradar.it

La prima impressione che si ha di Monsters è quella di trovarsi di fronte all’ennesimo disastre-movie a basso costo fotocopia dei vari successi recenti di Cloverfield e District 9. Ma non appena si fa scivolare via questa prima impressione quello che viene alla luce è la curiosità per questo film, realizzato con pochissimi mezzi e post-prodotto quasi interamente a casa del regista.
La pellicola racconta che sei anni fa, una sonda della NASA, di ritorno sulla Terra con campioni di forme di vita aliena, precipitò in America Centrale. Presto, nuove forme di vita presero a svilupparsi nella zona, e da allora metà dell’attuale Messico è stato messo in quarantena come “zona infetta”. Ancora oggi americani e messicani lottano contro mostruose creature che cercano di uscire dall’area. La storia del film ha inizio quando un fotografo statunitense accetta di scortare la figlia del suo capo attraverso la zona infetta fino alla salvezza, al confine con gli USA.
Seppur con qualche riserva, il film è strutturato discretamente bene, con un buon montaggio che fa scivolare via la prima mezzora con un decenti ritmo. Notevoli gli effetti speciali, soprattutto dopo aver appreso che  sono realizzati dal regista Gareth Edwards a casa sua. Questo giovane, alla sua opera prima, è un piccolo genio della computer grafica, che recentemente ha deciso di passare alla regia. A quanto si apprende dal film, anche in regia sa il fatto suo. Il film è una di quelle opere prime che costruiscono dei presupposti interessanti per il futuro di nuove leve, come negli ultimi anni è successo per il Duncan Jones di Moon.
Edwards riesce nell’intento di raccontare una semplice storia d’amore ambientata in un’America latina ostile all’uomo, che ospita creature mostruose e imprevedibili. Il punto forte è quello di essere riuscito a creare un buon equilibrio fra la storia dei due personaggi ed il loro viaggio farcito di incontri “mostruosi”, che li porterà alla salvezza, lasciando intravedere anche buone capacità di costruzione della suspance.
Il film non è certo un capolavoro del genere, ma ha del potenziale che ha già mostrato in gran parte del globo, ricevendo un ottimo riscontro di pubblico e critica. Come ormai abitudine in Italia il film arriva con un paio d’anni di ritardo rispetto al resto del Mondo. Il film è una buona palestra per Edwards che potremo vedere di nuovo all’opera nel suo prossimo, impegnativo, rilancio del franchise Godzilla.
Di Francesco Madeo, da cinefilos.it

Il battage pubblicitario legato all’uscita di Monsterspresenterà il film come un sci-fi horror, ma non lasciatevi ingannare. L’opera prima del giovane Gareth Edwardsattinge a piene mani all’immaginario del fantasy fantascientifico e dell’adventure movie anni ’80. DaSteven Spielberg a James Cameron, passando per Carpenter e George Romero, spunti, temi e atmosfere vengono mutuati e attualizzati in una pellicola nostalgica e, allo stesso tempo, moderna e stylish. Echi di Alien ed E.T. L’Extraterrestre si mescolano a omaggi più o meno espliciti a Indiana Jones e Jurassic Park, il tutto immerso in un’atmosfera di denuncia a sfondo politico che a tratti ricorda District 9. Il pregio e, allo stesso tempo, il difetto di Edwards è quello di essere talmente abile e accorto da mettere insieme una pellicola che scorre via liscia come l’olio evocando sottotesti e situazioni che, di fatto, non giungono mai a compimento. Allievo diligente addestrato a tenere d’occhio il box office, il giovane regista confeziona un’opera piacevole e ritmata. L’uso della macchina da presa che fotografa gli splendidi paesaggi messicani denucia una certa consapevolezza nell’uso del mezzo. Anche le premesse narrative sono avvincenti. La trama diMonsters non è certo originale, ma il suo rispondere a canoni precisi apre un mondo di riferimenti che intrigano fin da subito gli appassionati del genere. Quanto ai protagonisti, niente di meglio che affidarsi a due attori (meglio se un uomo e una donna) giovani, carini e poco noti (disoccupati, se lo erano prima, dopo Monsters dovrebbero aver risolto).
Scoot McNairy incarna il prototipo del maschio sbruffone, ma protettivo. Per tutto il film prova a conquistare la bella turista americana che si trova a dover accompagnare, ma con galanteria. Svolge una professione artistica (il fotografo) e ha un figlio per il quale prova grande nostalgia. Virile, ma con sentimento. Quanto alla bella Whitney Able, basti pensare a un caschetto platino, abbinato a voce flautata e spirito avventuroso. Cosa chiedere di più? I due si trovano a condividere un pericoloso viaggio attraverso la zona infetta del Messico, regione il cui accesso è limitato da quando, sei anni prima, una navetta spaziale di ritorno da una missione è precipitata portando con sé forme di vita aliena. Ma i veri nemici dell’umanità sono i mostruosi calamari fosforescenti dai lunghi tentacoli che infestano l’area o l’esercito americano che risponde bloccando l’accesso alla zona ‘infetta’ e costruendo un muro/fortezza al confine con gli USA che ricorda quello, tristemente più attuale, che delimita la frontiera messicana impedendo l’immigrazione clandestina.
Per tutta la prima parte di Monsters (titolo, tra l’altro, colpevolmente generico), che scorre liscia come l’olio, il regista mantiene viva la tensione creando momenti di suspence che denunciano una certa abilità nella costruzione delle scene, ma man mano che il film procede ci rendiamo conto che le promesse non verranno mantenute. Monsters ci riserva un finale ‘a sorpresa’ che si consuma evitando di rinunciare a quell’ambiguità capace di confondere le idee. L’astuto Gareth Edwards lascia che il pubbblico si ponga qualche domanda di troppo. Intorbidire le acque con un finale aperto può essere intrigante o può semplicemente denotare incompletezza nello script? Al pubblico il compito di rispondere.
Di Valentina D’Amico, da movieplayer.it

Una vera sorpresa questo “Monsters” dell’esordiente Gareth Edwards. La pellicola ha ricevuto molte critiche positive e ha già molti fan nel mondo. In Italia esce ora (dopo numerosi rinvii) con la solita distribuzione quasi offensiva, ma sono sicuro che col tempo conquisterà il posto che gli spetta anche qui da noi. Film molto low budget, un mix fra il road movie e la fantascienza, ma che fondamentalmente è un film d’amore. Il regista (anche per via dei soldi) scegle di concentrarsi sui personaggi e sull’alchimia che si crea fra i due (nella realtà sono marito e moglie). Gli effetti speciali sono ridotti al minimo, ma nel momento in cui si vedono le crature sanno essere d’effetto. L’azione è poca e dilatata nel tempo ma alcune scene raggiungono una forte tensione. Da considerare, anche se in secondo piano l’aspetto politico del film.
Da cinerepublic.film.tv.it

C’è un’espressione molto in voga, usata per descrivere prodotti a basso budget e basse ambizioni, ma capaci di scavare un solco nel cuore degli appassionati: «Un piccolo film». Così era stato descrittoDistrict 9, così veniva presentato Moon (per quanto dietro la facciata indie entrambi nascondessero abbondanti ambizioni e risorse).Monsters, opera prima dell’esperto di CGI Gareth Edwards, rientra a pieno titolo in questa categoria.
Girato in America centrale con un budget ridicolmente basso (mezzo milione di dollari) e un cast composto da due soli attori (Scoot McNairy e Whitney Able, non esattamente delle superstar),Monsters è l’epitome di quella che dovrebbe essere la fantascienza oggi. La vicenda è presto raccontata: una navetta della NASA si schianta da qualche parte in Messico. Per paura di contaminazioni con eventuali (o reali, come si scopre presto) forme di vita aliene, l’area viene isolata e ribattezzata “Zona infetta”; gli States arrivano al punto di erigere un muro lungo il confine, per contenere gli “attacchi” delle creature. Sono Andrew e Samantha, giornalista d’assalto lui, figlia di papà lei, a farci scoprire cos’è davvero la Zona; entrambi sono rimasti intrappolati a sud dell’area recintata in seguito a un attacco, entrambi sono desiderosi di tornare in America e quindi pronti a imbarcarsi in un road trip che sfocia nel viaggio allucinante.
Nonostante i presupposti che richiamano più di un classico della sci-fi (dallo Stalker di Tarkovsky a Godzilla), è difficile spiegare cosa Monsters voglia essere. Non è un film di mostri: gli alieni non sono aggressivi, ma maestosi e disinteressati all’uomo; sono “solo” animali che hanno colonizzato un habitat perfetto. In questo, il film assomiglia a un Jurassic Park popolato da dinosauri erbivori, in cui però i “mostri” rimangono sullo sfondo, come una presenza suggerita ma che non si concretizza(quasi) mai. Ed è soprattutto la sensazione di smarrimento, costante tensione e – perché no? – meraviglia di fronte a forme di vita così superiori a noi che richiama il classico di Spielberg, se questo fosse svuotato di gran parte dell’azione.
Ma Monsters è anche la storia di un uomo e una donna che imparano a conoscersi, ad aiutarsi e a piacersi. C’è chi ha parlato di «Lost in Translation con gli alieni», e forse non è lontano dalla realtà. Non c’è copione inMonsters, ma improvvisazione e spontaneità (McNairy e Able sono una coppia anche nella vita), ed è questo che dona profondità al film.
Intendiamoci, non tutto è perfetto in Monsters: la storia a tratti rallenta, la regia guerrilla-style ogni tanto pesa. Ma è un film che gronda amore per il cinema indie, per la fantascienza e (perché no?) per le meraviglie della natura, senza voler essere predicatorio, senza alcun sottotesto politico. È insieme un omaggio al passato e uno sguardo al futuro, e per questo va premiato senza esitazioni.
C’è un’espressione molto in voga, usata per descrivere prodotti a basso budget e basse ambizioni, ma capaci di scavare un solco nel cuore degli appassionati: «Un piccolo film». Così era stato descrittoDistrict 9, così veniva presentato Moon (per quanto dietro la facciata indie entrambi nascondessero abbondanti ambizioni e risorse).Monsters, opera prima dell’esperto di CGI Gareth Edwards, rientra a pieno titolo in questa categoria.
Girato in America centrale con un budget ridicolmente basso (mezzo milione di dollari) e un cast composto da due soli attori (Scoot McNairy e Whitney Able, non esattamente delle superstar),Monsters è l’epitome di quella che dovrebbe essere la fantascienza oggi. La vicenda è presto raccontata: una navetta della NASA si schianta da qualche parte in Messico. Per paura di contaminazioni con eventuali (o reali, come si scopre presto) forme di vita aliene, l’area viene isolata e ribattezzata “Zona infetta”; gli States arrivano al punto di erigere un muro lungo il confine, per contenere gli “attacchi” delle creature. Sono Andrew e Samantha, giornalista d’assalto lui, figlia di papà lei, a farci scoprire cos’è davvero la Zona; entrambi sono rimasti intrappolati a sud dell’area recintata in seguito a un attacco, entrambi sono desiderosi di tornare in America e quindi pronti a imbarcarsi in un road trip che sfocia nel viaggio allucinante.
Nonostante i presupposti che richiamano più di un classico della sci-fi (dallo Stalker di Tarkovsky a Godzilla), è difficile spiegare cosa Monsters voglia essere. Non è un film di mostri: gli alieni non sono aggressivi, ma maestosi e disinteressati all’uomo; sono “solo” animali che hanno colonizzato un habitat perfetto. In questo, il film assomiglia a un Jurassic Park popolato da dinosauri erbivori, in cui però i “mostri” rimangono sullo sfondo, come una presenza suggerita ma che non si concretizza(quasi) mai. Ed è soprattutto la sensazione di smarrimento, costante tensione e – perché no? – meraviglia di fronte a forme di vita così superiori a noi che richiama il classico di Spielberg, se questo fosse svuotato di gran parte dell’azione.
Ma Monsters è anche la storia di un uomo e una donna che imparano a conoscersi, ad aiutarsi e a piacersi. C’è chi ha parlato di «Lost in Translation con gli alieni», e forse non è lontano dalla realtà. Non c’è copione inMonsters, ma improvvisazione e spontaneità (McNairy e Able sono una coppia anche nella vita), ed è questo che dona profondità al film.
Intendiamoci, non tutto è perfetto in Monsters: la storia a tratti rallenta, la regia guerrilla-style ogni tanto pesa. Ma è un film che gronda amore per il cinema indie, per la fantascienza e (perché no?) per le meraviglie della natura, senza voler essere predicatorio, senza alcun sottotesto politico. È insieme un omaggio al passato e uno sguardo al futuro, e per questo va premiato senza esitazioni.
Leggi la trama e guarda il trailer del film
Mi piace
L’atmosfera di stupore e smarrimento che si respira in ogni fotogramma. Una CGI degna di un blockbuster (nonostante sia stata creata in sei mesi su un portatile dal solo Edwards). L’alchimia tra McNairy e Able.
Non mi piace
Qualche rallentamento di troppo nella parte centrale del film.
Consigliato a chi
Ama la fantascienza, ama le storie d’amore, vuole scoprire come si fa a coniugare le due cose con classe e passione.
Di Gabriele Ferrari , da bestmovie.it

Quando si parla di film Horror, mi torna in mente sempre la stessa immagine: un figo di turno con espressione godereccia mentre la povera donnina impaurita, con una mano a coprirsi l’occhio e lo spiraglio aperto tra indice e medio, si appoggia ai suoi maschi pettorali. Sullo schermo, intanto dei tentacoloni verdi che cercano di uccidere l’eroe di turno. Più o meno questo è stato l’horror per la seconda metà del ventesimo secolo, alle volte al posto di un tentacoloso mostro c’era un vampiro o una creatura delle paludi, ma il risultato è sempre stato lo stesso. Ma torniamo ai nostri tentacoli: cosa simboleggia questo proto-arto, nel nostro immaginario collettivo? Forse ci fanno schifo perché viscidi, oppure è la natura amorfa che ci spaventa, o ci da fastidio perché le sue ventose tutto prendono e tutto avvolgono.
Fatto sta che di punto in bianco, i mostri tentacolati venuti dallo spazio, sparirono, per tornare nel loro ambiente naturale e fare da mostri marini. Colgo l’occasione per ricordare Day Of The Tentacle (sono un nostalgico delle avventure puntaeclicca).
Quest’anno, uno sconosciuto regista/tecnico di effetti speciali, decide di girare un horror, e, con duecentomila verdoni a disposizione (per Hollywood questo è un very low budget) un operatore di camera e due attori, ha imbracciato gli attrezzi per girare una road movie molto particolare: Monsters.
Il film è valido, e avvalora la mia tesi secondo la quale la mancanza di fondi portano alle volte a tocchi di genio dovuti alla necessità.
Cominciando dalla metodologia del girato: l’intera pellicola è fatta on location, con solo un altro membro della crew oltre ai due protagonisti. Le comparse sono state prese direttamente sul luogo, tra i locali, gli effetti speciali editati nei tempi morti tra una ripresa e l’altra dallo stesso regista. Tanto per rendersi conto della mole di lavoro di Gareth Edwards (o del suo egocentrismo), il suo nome appare nei titoli sotto la voce Writer, Director, Cinematographer, Production Designer, Visual Effects.
Gli attori: lei è Whitney Able, che non solo recita in modo impeccabile ma è anche all’83 posto fra le donne più sexy del mondo secondo Maxim, interpreta una figlia di papà che è in Messico dispersa non si sa per quale motivo, e deve tornare a casa yankee per sposarsi; lui è Scott McNairy, un fotoreporter che lavora per il papino della promessa sposa, e per entrare nelle grazie del ricco imprenditore, si prende l’incarico di riportare sana e salva la gentil pulzella.
La strada che li separa da casa è lunga, ed a cavallo col confine c’è quella che si chiama “Zona infetta” dove ci sono degli imprecisati mostri venuti da chissà dove. Seguendo i nostri “eroi” ci ritroveremo fra giungle e piramidi Maya (anche se è del tutto impossibile, dato che i Maya conquistarono il sud del Messico, non il nord, ma questo è il cinema) e “coyotes” che aiutano la gente a passare il confine, stavolta braccati da esseri ben più pericolosi che i Gringos.
Gli Americani nel frattempo attaccano con mezzi pesanti, e durante tutto il film assistiamo a caccia che sfrecciano verso le montagne, e vediamo luminose esplosioni provenire da dietro le nubi, ma anche macerie di rotori e ali incendiate, a testimonianza del fatto che la guerra è ben lungi dall’essere vinta.
Inutile dirlo, ma i riferimenti alla realtà ci sono tutti: gente che cerca di passare il confine, mostri che lo impediscono, muraglie immense tirate su lungo il confine per contenere il “contagio”, ora o sono io il malpensante, oppure qui c’è una bella critica alla politica Americana contro gli immigrati…
I mostri sono bellissimi, per quel poco che si vedono. Per evitare di rovinare sorprese (anche se la vedo difficile dato che il film ancora non è stato distribuito in Italia, e forse non lo sarà, mentre ha già fatto il giro dell’Europa) spoilero.
Il film è ben fatto, gli effetti anche, i due attori ben calati nel ruolo, la storia ha qualche incompletezza. In sostanza 94 minuti ben spesi, per vedere un horror di altri tempi, in chiave moderna. Ottima opera prima per un regista del quale, sono sicuro, sentiremo ancora parlare. (Consiglio: portatevi una femmina paurosa al cinema, per godere dell’effetto macho).
Da leganerd.com

La ricerca scientifica della NASA riesce a trovare le prove dell’esistenza di altre forme di vita. Una navicella spaziale piena di campioni ha un incidente durante la fase di atterraggio: le creature dello spazio cominciano a stabilirsi sulla terra, moltiplicandosi e diffondendo terrore. La zona contaminata, tra il Messico e gli Stati Uniti, diventa così un parco abitato da giganteschi polpi distruttori di città e vite umane, tenuti a bada da un esercito militare violento e impreparato. Un fotoreporter e una giovane turista decidono di viaggiare insieme per raggiungere i territori sicuri oltre il confine della quarantena ma la strada da percorrere sarà ricca di imprevisti. Sembra che i mostri non amino molto la compagnia degli uomini. 
Gareth Edwards è un giovane regista inglese dotato di talento e sfacciataggine. In barba alle grandi produzioni americane, ha realizzato, con un budget ridottissimo, uno dei più interessanti film di fantascienza di questi ultimi tempi. Ha creato da solo i ritocchi grafici e gli inserti digitali, si è affidato alla collaborazione dei due attori protagonisti e di pochi aiutanti tecnici. Il risultato? Un piccolo e onesto manifesto di amore per il cinema. Chi adora il gusto del racconto, delle immagini in movimento e di tutti quei trucchi dietro le quinte che permettono di costruire una realtà diversa dalla nostra, sa bene che non servono né miracoli né tanti soldi per fare un buon film. 
Monsters conferma e supporta una visione romantica della settima arte. Se all’inizio del NovecentoMéliès era capace di portarci sulla luna ‘imbrogliandoci’ con giochi di prestigio e illusioni ottiche, Edwards ci accompagna in un ipotetico futuro sfruttando le potenzialità del computer. Cambiano i modi ma non l’inventiva. L’operazione ha il merito di coniugare impegno e creatività in modo apprezzabile, sia dal punto di vista della sceneggiatura che della regia. E malgrado il plot non sia del tutto innovativo (difficile non pensare a District 9 o ad alcune scene di Jurassic Park), il film riesce ad approfondire l’atavico dilemma del confronto con gli Altri, fuggendo dalla mediocrità di una rappresentazione rigida di bene e male. Il concetto di mediazione/integrazione non vale solo per il rapporto tra umani e mostri. Anche i due protagonisti, donna e uomo, si conoscono piano piano, si odiano per poi riavvicinarsi nuovamente, si addomesticano a vicenda. Tutti i mostri, in fondo, ad osservarli bene, non sono mai così mostruosi.
Di Nicoletta Dose, da mymovies.it

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