L’ERA GLACIALE 4: CONTINENTI ALLA DERIVA



Il cartoon dei record è di nuovo tra noi. Diventato un franchise dalla forza trascinante,l’Era Glaciale 4 – Continenti alla Deriva riporta in sala la famiglia più strampalata, allargata e meno ‘tradizionale’ della storia del cinema. Sbancato i box office nel 2009 con il capitolo tre, riuscito nell’impresa di incassare ben 30 milioni di euro sul suolo tricolore, Steve Martino e Michael Thurmeier non hanno fatto altro che aggiornare l’infinita avventura di Sid, Diego, Manny e Scrat, incrociando il mondo dell’Era Glaciale con i Pirati dei Caraibi di disneyana memoria, dando così vita ad un ibrido animato in grado di soddisfare sia i figli che i genitori.
Fatto passi da gigante dal punto di vista prettamente tecnico, la Blue Sky Studios torna ad insidiare il primato animato hollywoodiano di casa Pixar e Dreamworks, grazie ad una serie di personaggi diventati talmente ‘conosciuti’ ed amati dal non stancare praticamente mai.
Trascinato da un 3D avvolgente ma solo a tratti ’spettacolare’, nel solleticare la resistenza visiva dello spettatore, Ice Age 4 aggiorna la propria ’saga’ ampliando la ‘famiglia’ tradizionale dei primi tre capitoli, grazie a parenti naturali e soprattutto acquisiti che andranno a minare le certezze emotive dei vari protagonisti. Action, ironia (un po’ di ripetitività) ed affettività si incontrano e scontrano all’ombra della nascita dei Continenti, tra una gag muta dell’inimitabile Scrat e una scazzottata tra un inedito Gorilla/Pirata, doppiato da Francesco Pannofino, e il solito affidabile Mammuth Manny, da ‘alternare’ alla novità ‘forte’ di questo quarto capitolo, rappresentata dalla magnifica ‘nonna’ di Sid.
Da cineblog.it

Il mammut Manny è alle prese con l’adolescenza della figlia Pesca, attratta da amicizie superficiali se non pericolose, quando il ghiaccio sotto le zampe comincia a tremare fino a rompersi. Manny, Diego e Sid, con la compagnia folle di “nonnina” (l’anziana di famiglia che i genitori di Sid gli hanno scaricato prima di abbandonarlo per la seconda volta), si ritrovano alla deriva su un iceberg e vengono attaccati da una ciurma di pirati, capitanata dall’odioso capital Sbudella. 
Dopo l’incidente di percorso del terzo tomo, stanco e artificioso, il franchise del bradipo e del mammut, garanzia di felicità per i bambini e soprattutto per il botteghino, torna ad un ottimo livello di tecnica e di racconto, anche se i temi sono davvero sempre quelli: dal diverso che non si deve vergognare di essere tale (Pesca dorme a testa in giù come la madre e gli opossum) alla famiglia più importante, che non è quella del sangue ma quella del cuore. 
I pirati svolgono qui lo stesso ruolo che svolge il carrozzone del circo nel capitolo contemporaneo di Madagascar, con ricadute però meno scontate e una buona tenuta di tensione. Ma ciò che più si fa apprezzare in questo Continenti alla deriva è la quantità di battute riuscite e di gag divertenti, da attribuirsi in gran parte al personaggio di nonnina e al suo animale immaginario. Fra le “zolle” narrative, poi, s’inseriscono come di consueto i mini cortometraggi in puro stile slapstick che hanno per protagonista Scrat, all’inseguimento cronico della ghianda che rotola, scivola, s’inabissa o svetta fuori del pianeta. Anch’essi, a questo giro di giostra, sono più curati e fantasiosi: non solo contemplano un intro spassoso, nel quale Scrat è di fatto additato come il responsabile della catastrofe geologica del titolo, ma spesso sono strettamente legati alle “zolle” stesse, anticipandone a loro modo il cuore di ciò che accadrà. 
In questa odissea che è il viaggio di Manny verso il ricongiungimento familiare, non mancano le sirene né i buchi di sceneggiatura, ma il film dimostra di saper prendere il buono dal passato senza ripeterne gli errori: anche qui, infatti, è l’introduzione di un nuovo personaggio la linfa che nutre il divertimento maggiore (nel capitolo precedente Buck, il reduce di guerra, qui la vecchia bradipo squinternata con l’asso nella manica), e si ricorre nuovamente, in forma leggera di allusione, ad una storia altra e archetipica (là Moby Dick qui Pinocchio). In definitiva, un viaggio che vale la pena di intraprendere: non deluderà.
Di Marianna Cappi, da mymovies.it

Le franchise sono macchine strane. Partono fortissimo, trovano una velocità di crociera, rallentano fino a fermarsi, definitivamente o in attesa che arrivi qualcuno con i cavi e ricarichi la batteria. La saga di Ice Age sembra non subire queste dinamiche. Il primo episodio ha incassato 383 milioni di dollari contro i 655 del secondo e gli addirittura 886 del terzo, e L’era glaciale 4 -Continenti alla deriva è un altro bel successo per Twentieth Century Fox e Blue Sky, cenerentola dei grandi studios quando animazione digitale voleva dire Pixar e Dreamworks, e che oggi è la rivale dell’azienda di Jeffrey Katzenberg per il secondo gradino del podio, in un mercato diventato estremamente competitivo, viste le molte aziende creative che si sono aggiunte negli anni.
Un successo in crescendo che si spiega facilmente: il mammuth Manny, la tigre Diego e il bradipo Sid sono un esempio mirabile di integrazione, coraggio, saggezza e follia, ripercorrono le orme di figure classiche della comicità cinematografica e televisiva statunitense, dai Tre Marmittoni alla coppia Lewis e Martin, passando per Gianni e Pinotto e i fratelli Marx. Se a questo aggiungiamo valori fondamentali come l’amicizia, l’accettazione della diversità e, naturalmente, la famiglia, la formula vincente è servita. In più, c’è Scrat, il nevrotico scoiattolo preistorico ghianda-addicted che scopriamo avere provocato anche la rottura della Pangea e la deriva dei continenti, costringendo i nostri tre eroi all’ennesima quest per ricongiungersi con i loro cari, nonostante i criminali propositi di un malvagio gorilla pirata.
L’era glaciale 4 – Continenti alla deriva è intrattenimento per famiglie nella sua forma più limpida, e funziona, anche grazie al sempre eccellente lavoro sul doppiaggio che vede questa volta due new entry, Filippo Timi al posto di Leo Gullotta e Francesco Pannofino nei panni del perfido capitan Sbudella. Fondamentale annotazione: il finale con Scrat è genio puro.
Di Alessandro De Simone, da cinematografo.it

Nella versione italiana nuovi doppiatori crescono. Claudio Bisio e Pino Insegno, ormai veterani in questo campo, tornano a prestare la voce a Sid e Diego, rispettivamente il bradipo e la tigre de “L’era glaciale”. Che è arrivata alla quarta avventura, “Continenti alla deriva”, e che oltre all’evoluzione della specie assiste anche a quella della famiglia disfunzionale composta, oltre che dai suddetti “animaletti”, dal mammuth Manny, doppiato stavolta da Filippo Timi che sostituisce Leo Gullotta, dalla moglie Ellie (Roberta Lanfranchi), e da alcune new entry: Nonnina, progenitrice di Sid, Pesca, la figlia adolescente di Manny ed Ellie (Isabelle Adriani) e Shira (Hong-Hu Ada Perotti), la perfetta compagna per Diego…
Perfetta, se solo non fosse al servizio di Capitan Sbudella (Francesco Pannofino), il cattivo della situazione che, oltre a predare i mari e rendere la vita difficile a tutti gli abitanti della Terra conosciuta, ha deciso di vendicarsi di Manny e compagnia “colpevoli” di avergli affondato la nave, un iceberg decisamente inquietante. E quindi fra battaglie navali ante litteram, rimandi all’Odissea e alla favola di Pinocchio, pasticci (inevitabili) combinati da Sid, e la scoperta (se mai ce ne fosse bisogno) di quanto grande sia il cuore dei nostri protagonisti, il cattivo di turno viene messo al suo posto, la bella senz’anima Shira accende il suo cuore e si unisce alla sua nuova famiglia (per la gioia di Diego), Sid si conferma la vera anima de “L’era glaciale” e Scrat, ossessionato dalla sua ghianda, provoca uno dei disastri mai confermati e più chiacchierati della preistoria.
In uscita a fine settembre nelle sale italiane, il quarto capitolo de “L’era glaciale”, ancora una volta distribuito da Fox, è stato realizzato in 3D. Sebbene spesso la tecnica tridimensionale sia spesso abusata nella produzione recente, stavolta i realizzatori hanno non solo azzeccato l’occasione ma anche la modalità d’uso, rendendo la visione fruibile anche ai più piccoli.
Le tematiche affrontate nel film sono molteplici, ma quello che più salta all’occhio è legato all’importanza della famiglia. Non solo quella “naturale”, composta dai mammuth (naturale si fa per dire, non bisogna dimenticare gli opossum…), ma anche quella disomogenea composta da esseri viventi quanto più diversi tra di loro, che tuttavia si proteggono a vicenda nemmeno avessero lo stesso sangue.
Di Daria Ciotti, da ecodelcinema.com

perché i continenti sono andati alla deriva? Cos’è accaduto? Niente di più semplice secondo Michael Berg, Jason Fuchs e Mike Reiss i creatori dell’Era Glaciale 4-continenti alla deriva: Scrat per rincorrere la sua ghianda è arrivato sino al nucleo della terra e ha dato il via, con la sua rincorsa, ai movimenti tettonici che hanno trasformato la Pangea in quello che è adesso il nostro mondo.
Questo è l’incipit da cui partono le avventure del branco più strambo e scapestrato del grande schermo.
Tutto sembra sereno sul pianeta terra: Manfred e Ellie hanno avuto una figlia, Pesca, ormai adolescente e che rivendica la sua libertà, Sid rivede dopo anni la famiglia che l’ha abbandonato ma che lo cerca solo per lasciargli la strampalata nonna e poi lasciarlo di nuovo. Dopo una forte litigata tra Manfred e Pesca, innamorata di un coolissimo  Ethan, la terra incomincia a muoversi e a spaccarsi Manfred si divide dalla sua famiglia rimanendo col lo storico branco formato da lui, Sid, Diego più la nonnina. Nella lunga traversata che ricongiungerà il gruppo con gli altri loro amici i quattro si imbattono in un iceberg pirata capitanato da Capitan Sbudella. Nella ciurma della nave fa parte anche una bellissima tigre, Shira, che farà battere il cuore di Diego.
Sicuramente meno ironico dei precedenti tre film l’Era glaciale 4 vanta però un dinamismo nella sceneggiatura che tiene lo spettatore attaccato allo schermo. Molte le citazioni di film e favole famose da I pirati dei Caraibi, a Braveheart (esilarante la scena dove piccolissimi criceti riprendono la scena dell’inizio della battaglia dello storico lungometraggio) fino ad arrivare a Pinocchio: sarà infatti una balena a salvare i nostri eroi.
La morale della pellicola si lega a quelle delle precedenti e ricorda che la diversità è sinonimo solo di unicità. I più piccoli saranno ancora una volta esaltati dalle peripezie della banda glaciale e i più grandi sorrideranno forte.
Di Sandra Martone, da filmforlife.org

A dieci anni esatti dal primo episodio di quella che ormai è diventata una serie esce “L’Era Glaciale 4”. Dopo “Il Disgelo” e “L’Alba dei Dinosauri” è ora il momento di “Continenti alla Deriva”, il sottotitolo di questa, per ora, ultima puntata.
La deriva dei continenti – causata dal solito Scrat che per rincorrere la sua ghianda totem finisce sul nucleo della Terra… – è in realtà un pretesto per raccontarci la storia del Mammuth Manfred e i suoi amici (la tigre Diego, il bradipo Sid) che divisosi dalla sua famiglia a causa dei terremoti che sconvolgono questa terra delle origini, si ritrova scaraventato su un enorme iceberg verso i mari del Sud dove l’allegra brigata combatterà contro un pirata (Capitan Sbudella) e la sua ciurma di accoliti. Nel frattempo la famiglia di Manfred (la moglie Ellie e la figlia Pesca) fuggono dai terremoti che la Deriva sta causando.
Nonostante siamo già al terzo sequel, bisogna dire che la formula continua tutto sommato a funzionare. Il mix di azione, umorismo e buoni sentimenti regge ancora anche se ovviamente la tensione emotiva, ma questo si sapeva già da tempo, è svaporata dai titoli del primo di questi film ed è impossibile farla rinascere. I nuovi personaggi introdotti, la nonnina di Sid e Shira la piratessa tigre (nella versione originale doppiata da Jennifer Lopez) che si innamorerà di Diego, danno poi quel tocco di sufficiente novità che rende questo film accattivante e divertente. Tecnicamente, peraltro, i realizzatori confermano l’altissimo livello di precisione, fluidità e profondità (ottimo il 3D) che già ci avevano conquistati dieci anni orsono.
Il tutto grazie anche ai doppiatori italiani (Filippo Timi, Claudio Bisio e Pino Insegno) quest’ultimo presente in sala durante un’anteprima gremita di piccoli fans, tutti ampiamente soddisfatti.
La frase:
“Chi ha ordinato per cena una balena?”.
Di Daniele Sesti, da filmup.leonardo.it

Il mammut Manny, il bradipo Sid e la tigre Diego, dopo aver riparato su di una zattera di ghiaccio, si troveranno a lottare contro tempeste, sirene e pirati prima di ricongiungersi ai propri cari.
Quella di realizzare un ennesimo episodio usando gli stessi ingredienti base era sicuramente una scommessa rischiosa, ma bisogna dire che è stata vinta a pieni voti. “Continenti alla deriva” è originale, fresco e divertente; dà il giusto spazio a tutti i personaggi storici della saga e la ravviva grazie ad alcune new entry tra cui spicca, in assoluto, la nonnina sdentata di Sid; è lei che, scorbutica, svampita, surreale e al tempo stesso piena di risorse, regge da sola buona parte del peso del film.
In questo capitolo Manny e Ellie, hanno una figlia adolescente, Pesca, irrequieta e testarda come vuole l’età; Sid ritrova i genitori che lo avevano abbandonato e Diego incontra una compagna degna di lui. Insomma, la famiglia è il tema centrale di tutto l’epico viaggio che i nostri si trovano ad affrontare. Per quanto possa essere bizzarra o disfunzionale, che si tratti di quella naturale oppure di quella acquisita di chi si è scelto come compagno di viaggio, la famiglia resta la sola vera ricchezza e l’approdo naturale durante le avversità.
“L’Era Glaciale 4” è un prodotto pedagogico e buonista, è vero; non potrebbe essere altrimenti, considerato che nasce per intrattenere un pubblico di bambini con genitori al seguito; però, intelligentemente, non cade mai nello stucchevole.
Questo quarto film della fortunatissima serie conserva intatto l’appeal dei precedenti e aggiunge qualcosa in termini di spettacolarità, grazie ad una tecnica superiore ed un ottimo 3d. Quel che lascia a desiderare è semmai la trama, davvero ai minimi termini e di una prevedibilità assoluta. L’umorismo è come uno si aspetta, ossia elementare perché a misura dei più piccoli; ma la novità è che anche gli adulti del pubblico avranno molto di cui sorridere grazie ai tanti riferimenti storici, letterari e cinematografici di cui il film è infarcito proprio per intrattenere anche loro. Quanto al doppiaggio, funziona benissimo la nuova arrivata Isabelle Adriani dando voce a Pesca, deludono invece Ada Perotti voce della tigre piratessa Shira (doppiata, nell’originale, da Jennifer Lopez), e Filippo Timi nuova voce di Manny al posto di Leo Gullotta.
Ad ogni modo, ancora una volta, è il personaggio muto ad essere il solo davvero indimenticabile: il caro, vecchio, sfortunato Scrat alle prese con il mistero della fine di Atlantide, vale da solo il prezzo del biglietto. Se avete bambini dai cinque ai dodici anni, sapete cosa fare questo weekend.
Di Serena Nannelli, da ilgiornale.it
 
E anche questa volta la formula ‘per tutti’ funziona, con una comicità piena di riferimenti, azioni mirabolanti i bambini e un’animazione 3D bellissima (anche senza occhialetti) ben lontana dalla ‘legnosità’ del primo episodio. Certo la stanchezza della saga si fa un po’ sentire. E al bradipo Sid, alla tigre Diego e al mammuth Manny è stato necessario aggiungere un bel po’ di nuovi personaggi. Stavolta la deriva dei continenti separa Manny dalla sua Ellie e dalla figlioletta adolescente e irrequieta Pesca. 
Sid ritrova la sua famiglia ma solo per vedersi appioppare la nonnina rimbambita (esilarante) e essere abbandonato di nuovo. Nell’intento di ricongiungersi con Ellie e Pesca i tre vagheranno su un iceberg incontrando pirati feroci e strampalati (tra cui una tigressa bianca che conquisterà il solitario Diego) guidati dallo scimmione Capitan Sbudella. Sia per effetto del tempo, sia forse perché è cambiata la coppia registica, lo spessore del sottotesto si è un po’ assottigliato e l’insieme si sbrindella qua e là, proprio come la pangea che si spacca (ah, e sapete perché? E’ colpa di Scrat lo scoiattolo che per inseguire la sua ghianda arriva a urtare il nucleo della Terra…). Resta però l’intelligenza d’insieme originale: la capacità di sviluppare compiutamente un tema come quello della famiglia (di sangue o amicale) senza la quale saremmo tutti come continenti alla deriva, le citazioni spericolate (l’esercito degli scoiattoli che combatte come in ‘Braveheart’ ibridato con ‘Avatar’), le battute irresistibili. Vedere per credere la gag degli opossum sul senso della vita. Da morire.
Di Lara Ampollini, da gazzettadiparma.it

Abbiamo fatto conoscenza con i nostri eroi “glaciali” nel 2002 con il primo film della serie, quando sono diventati amici superando le molte differenze di carattere, dovute al fatto di essere un bradipo (Sid), una tigre dai denti a sciabola (Diego) e un mammuth (Manny). Li abbiamo ritrovati nel 2006 alle prese con un colossale disgelo e conseguente migrazione, durante la quale però il gruppetto si è ampliato di un soggetto femminile, il mammuth Ellie convinta di essere un opossum, come i suoi due “fratellini”, per lasciarli tre anni fa dopo aver affrontato insieme addirittura i dinosauri, mentre la famigliola si allargava ancora, con la nascita di una cucciolina di mammuth di nome Pesca. Nel quarto episodio i Nostri sono alle prese addirittura con la deriva dei continenti, naturalmente causata, come tutte le sciagure geologiche dei film precedenti, dal caratteriale Scrat, lo scoiattolo in solipsistica ricerca della Ghianda Perfetta. L’apprensivo Manny, in compagnia del sempre tenerissimo Sid e del ruvido Diego, si ritrova diviso dall’amata Ellie e da Pesca. Dopo un cataclisma, i tre maschi si ritrovano infatti a vagare nell’oceano sopra un iceberg, insieme alla caratteriale nonnina di Sid, appena scaricata dalla famiglia degenere del povero bradipo. 
Si imbattono purtroppo nella nave-pirata del dispotico scimmione Sbudella, con la sua ciurma di bestiacce varie, fra cui spicca la bella tigrottina Shira, di cui Diego si innamora al primo sguardo. Mentre sulla terraferma Ellie e Pesca sono in fuga dall’incombente catastrofe naturale, in mare gli “uomini” di famiglia dovranno lottare per tornare a casa e ricongiungersi ai loro affetti. Infatti la loro non è solo un’alleanza ma è una grande, solidale Famiglia che non si può dividere: in mezzo al loro “Grande Freddo” ci si può scaldare solo al calore dell’amicizia. Nel frattempo il mitico Scrat punteggia la narrazione con le sue esilaranti irruzioni. C’è spazio per un po’ di contrasto generazionale, che oppone al tradizionalista Manny la sua mammuttina desiderosa di indipendenza, innamorata del solito belloccio senza cervello, mentre trascura il piccolo riccio Louis, di lei perdutamente innamorato, eroico ma fuori taglia (chissà perché nel doppiaggio chiamato “talpa”, mentre la produzione lo definisce “una sorta di suricato preistorico”). Ma tutto si risolverà per il meglio. Divertente la scatenata nonnetta sdentata, che si dimostrerà un vero deus ex machina nei momenti topici. Questa quarta puntata è inferiore alla precedente ma risulterà comunque godibilissimo per i bambini, anche grazie a un coinvolgente 3D (spettacolare la resa del disegno in CG). Citazioni varie, da Braveheart ai Pirati dei Caraibi, perfino l’Odissea e Pinocchio, saranno riconosciute dai più adulti. C’è più azione e meno sentimento e gli amati personaggi, la cui caratterizzazione si considera ormai assodata, sono un po’ meno curati del solito, c’è meno ironia nei rapporti fra i componenti dell’anomalo branco e di conseguenza meno battute. Sono privilegiate le sequenze catastrofiche o di combattimento e i nuovi “cattivi” che però non sono personaggi memorabili, forse perché nessuno riesce, pur nella sua negatività, a essere simpatico. Come sono invece, anche se poco sfruttati, alcuni minuscoli roditori, un branco di tenerissime ma eroiche pallottole di pelo che troveranno il coraggio di opporsi all’oppressione dello scimmione, sotto la guida improbabile di Sid. I momenti più divertenti sono affidati a Scrat, mitico come sempre nella sua ossessione maniacale, che è protagonista del travolgente incipit e del finale davvero spiritoso, confermando l’inesauribile vena dei creatori della serie. Nota per noi dolente il nuovo doppiaggio, al posto dell’ormai storico Leo Gullotta per Manny è stato scelto Filippo Timi, con un risultato inferiore all’originale. Timi è un buon attore di cinema e teatro, ma come doppiatore, almeno per le prove offerte qui e in The Dark Knight Rises, non convince affatto. Anche altre due attrici scelte per Pesca e Shira confermano che quello del doppiatore è un mestiere meno facile di quanto sembri. Per fortuna, a confermare l’eccezione, ci sono ancoraClaudio Bisio e Pino Insegno, mentre il grande Francesco Pannofino gigioneggia verbalmente nel suo scimmione arrochito.
Di Giuliana Molteni, da moviesushi.it

Se avete ancora dei dubbi riguardo alle cause che hanno portato alla deriva dei continenti, il consiglio è quello di accettare la tesi di Michael Berg, Jason Fuchs e Mike Reiss, i creatori del nuovo film targato Fox, L’era glaciale 4 – Continenti alla deriva. A dare il via al nuovo franchise di questa fortunata saga ci pensa ancora una volta il piccolo e sfortunato Scrat che, nel tentativo di ricongiungersi alla sua amata ghianda, finisce col arrivare al nucleo terrestre, dando così il via a quei movimenti tettonici che hanno trasformato l’allora Pangea nel mondo così come noi lo conosciamo. Le disavventure di Scrat si ripercuotono, naturalmente, anche sui protagonisti della vicenda.
Alle prese con i primi turbamenti adolescenziali della figlia Pesca, il mammut Manny (doppiato, questa volta, da Francesco Timi) viene catapultato in mezzo all’oceano insieme al bradipo Sid (Claudio Bisio) e alla tigre Diego (Pino Insegno). Ai tre si aggiunge anche la vecchia e un po’ svampita nonnina di Sid. Separato dalla moglie Ellie (Roberta Lanfranchi) e dalla figlioletta, Manny cerca in ogni modo di tornare a casa. Tuttavia, sulla via del ritorno, i tre amici vengono coinvolti in avventure di ogni genere, fino a che non vengono presi di mira dal Capitan Trippa (Francesco Pannofino), una scimmia pirata che vuol punire i nostri eroi per aver distrutto il suo fiorente bottino.
Era difficile, dopo il capolavoro de L’Era Glaciale 3 – L’ Alba dei Dinosauri tornare al cinema con un film che fosse altrettanto ben confezionato e divertente. Archiviato il cacciatore di teste Buck, che tanto aveva affascinato il pubblico nel precedente episodio,L’era glaciale 4 – Continenti alla deriva rinnova la fiducia ai suoi protagonisti, affiancandoli a new entry irresistibili. La prima è la burbera nonnina di Sid, abbondantemente al di là con gli anni, che regala alcuni dei momenti più divertenti dell’intera pellicola, facendo più luce sui motivi che hanno spinto Sid a diventare il pasticcione che è. L’altra new entry è Shira, una bella piratessa dai denti a sciabola che farà girare la testa all’orgoglioso Diego. Il tutto è contornato da una serie di divertenti citazioni che spaziano da Braveheart fino alla saga di Pirati dei Caraibi, passando per grandi classici Disney come Il Re Leone e La spada nella roccia, non rinunciando nemmeno a quei numeri da musical che hanno fatto il successo di molti film di casa Disney. Rimandi, questi, che non sono semplici omaggi, ma vere e proprie occasioni per ridere insieme, giocando sui clichè di un’industria -quella del cinema d’animazione- che nella sua stilizzazione riesce sempre a reinventare se stessa e irretire nuove orde di fan.
Il vero punto di forza de L’era glaciale 4 – Continenti alla deriva è quella di parlare di temi d’attualità tutt’altro che superati, senza però rinunciare al tono più scanzonato. La famiglia disfunzionale -che al giorno d’oggi è una realtà piuttosto diffusa- viene raccontata come il rapporto d’amicizia che lega esseri di differenti nature, che si costruiscono da sè il proprio senso di famiglia, non accontentandosi semplicemente dei rapporti che crea il sangue e la discendenza. Vero e proprio spettacolo visivo, e arricchito da un 3D non solo esteticamente accattivante, ma anche più funzionale rispetto alla maggior parte dei casi di riconversione,il quarto capitolo della saga L’era glaciale è un’opera che non può fare a meno di affascinare. Basta l’incipit del film, così scientifico e, al tempo stesso, così surreale per svelare i toni di un prodotto pensato per i più piccoli, ma dedicato ai più grandi, capaci di cogliere a pieno i vari riferimenti, e di tifare per quel povero, piccolo Scrat – un Fantozzi d’animazione così divertente che, da solo, varrebbe il prezzo del biglietto.
Non avanzando alcuna pretesa, L’era glaciale 4 – Continenti alla deriva diverte e affascina, lasciando il posto anche a storie d’amore non convenzionali che potrebbero rubare qualche lacrima allo spettatore più sensibile.
Di Erika Pomella, da movietele.it

A volte le piccole cose sono quelle che fanno la differenza.
E infatti noi che andiamo al cinema, di tutti i personaggi che popolano la saga dell’Era Glacialesiamo affezionati soprattutto a un piccolo scoiattolo che ormai da tre film insegue inutilmente il suo oggetto del desiderio: una ghianda che mai riuscirà ad assaggiare. Adesso però siamo al quarto episodio, ed è giunto il momento per Scrat di essere promosso: da mascotte (tanto fantastica quanto) inutile a vero Motore della Storia. Lui e la sua ghianda, causa di tutto quello che vedremo nelle quasi due ore di L’era Glaciale 4: Continenti alla Deriva. La tettonica a zolle non è un’opinione, e così dopo la glaciazione, il disgelo e i dinosauri, il mammut Mannye i suoi amici se la devono vedere con i terribili eventi naturali derivanti dalla formazione dei continenti.
Come dite? I continenti si sono formati ben prima che esitessero mammut e tigri dai denti a sciabola? Non importa: l’accuratezza storica non è certo quello che interessa ai produttori. L’importante è divertirsi.
A pensarci sopra un po’, in realtà la storia de L’era Glaciale è incredibilmente triste: in fondo, i protagonisti della serie non sono altro che un mucchio di esseri gentili, che non vorrebbero far altro che stare tranquilli con la loro famiglia e i loro amici… ma sono destinati all’estinzione e lottano disperatamente contro la natura violenta, contro il mondo intero che vuole la loro morte. E cerca in continuazione di assiderarli, seppellirli, spiaccicarli.
Ah, come se non bastasse in questo quarto episodio ci sono pure dei cattivi veri, dei pirati. E il più cattivo di tutti, il capo dei pirati, è una scimmia. Come a dire: l’animale più vicino all’uomo. Non so se sia un caso. Ma non credo.
Non vorrei ripetermi, ma. Ogni significato secondo, ogni messaggio nascosto nel film – ovviamente roba positiva sui valori della famiglia e dell’amicizia eccetera – non è che sia così importante. L’importante è: gag e battute a getto continuo, appena inframezzate daaltre gag, stavolta mute, con protagonista il piccolo Scrat. Sono i momenti più godibili di questo quarto episodio, e ricordano da vicino i cartoni del nonno, quelli che non parlavano ma facevano ridere lo stesso.
Vero, molto di quello che vedremo dentro L’Era Glaciale 4 l’abbiamo già visto da qualche parte. Ad esempio, la messa in scena di un tipico conflitto familiare – padre vs. figlia adolescente che in questo caso diventa mammutpadre vs. mammutfiglia adolescente, oppure il messaggio che si può stare bene insieme anche se si è diversi. Ma alla fine L’Era Glaciale 4 riesce a raccontare queste mezze banalità in modo tanto carino, che è francamente impossibile volergli male.
O magari appena un po’.
Di Michele Rumor, da smemoranda.it

Chi credeva che la versione innamorata di Scrat sia stato l’apice del divertimento del franchise di Ice Age deve ricredersi. La saga (infinita) della sua ghianda combina-guai domina la scena anche ne L’era glaciale 4 – continenti alla deriva, presentato in anteprima al 42° Giffoni Film Festival e in arrivo nelle sale il 28 settembre per 20th Century Fox, anche in 3D. 
Senza dire una parola, come vuole la tradizione ormai da un decennio,Scrat genera una serie di disastri in grado di sconvolgere le vite dei protagonisti, il mammuth Manny e la compagna Ellie (con le voci diFilippo Timi e Roberta Lanfranchi), il bradipo Sid (doppiato da Claudio Bisio), la tigre Diego (Pino Insegno) e gli opossum Eddie e Crash (Lee Ryan e Francesco Pezzulli). Tutti loro si ritrovano ad una svolta del tutto inattesa e decisamente avventurosa. Basti pensare ad un’intera ciurma di pirati senza scrupoli guidata da Capitan Sbudella (Francesco Pannofino) in giro per i ghiacciai per avere una vaga idea delle avventure che i personaggi si troveranno ad affrontare quando il destino li divide. 
New entry, graditi ritorni e sensazionali colpi di scena infarciscono una pellicola che rasenta la perfezione e si conferma come uno dei film d’animazione più spettacolari del 2012. Un colpo di fulmine, il quarto di fila, che riconferma l’Era Glaciale come un vero e proprio gioiellino da non perdere.
L’unica deriva a cui si assiste nella pellicola è invero quella dei continenti, per il resto la storia procede a gonfie vele, anche fuor di metafora, visto gli incontri pirateschi che i personaggi faranno durante questa nuova avventura.
La grande novità di questo capitolo riguarda le dinamiche familiari dei protagonisti. Manny deve fare i conti con la figlia adolescente Pesca (con la voce di Isabelle Adriani), irrequieta, indipendente e testarda. Come tutte le teenager disobbedisce alle regole, diventa una calamita per i guai (e per i maschietti sbagliati) e finisce per rovinare i rapporti più importanti inanellando errori su errori. 
A sorpresa, anche Sid si ritrova faccia a faccia con i genitori che lo hanno abbandonato: capiremo molto di più di lui dopo aver dato un’occhiata alla sua Nonnina, un’arzilla svitata da non perdere di vista. Persino Diego abbandona i classici atteggiamenti da maschio alfa, affascinato dagli artigli della piratessa tutta pepe Shira (Hong-Hu Ada Perotti nella versione italiana e Jennifer Lopez in quella originale). Fa parte di una ciurma che terrorizza gli oceani e vessa ogni essere vivente nei paraggi per depredarlo e sbeffeggiarlo: i nostri eroi non fanno eccezione, ma di certo non si tirano indietro davanti a qualche sciabola… Se a tutto questo si aggiunge che Manny è intenzionato a tornare a casa per riabbracciare la sua famiglia, potete immaginare la determinazione con cui si batte assieme agli amici pur di sconfiggere Capitan Sbudella e i suoi scagnozzi.
Persino il papà più premuroso può eccedere in istinto di protezione e diventare un secondino: ve lo immaginate Manny in versione poliziotto? Se c’è di mezzo la figlia Pesca fa questo e altro. Lei, invece, vuole solo essere accettata dal branco e scrollarsi di dosso l’etichetta di perdente. Sogna di conquistare le attenzioni di un esemplare di sesso maschile piuttosto affascinante e non sente ragioni. Se, però, un tragico evento la porta lontana anni luce dal genitore, ogni prospettiva si ribalta.
La dimensione intimistica della storia si fonde perfettamente con il grido corale di tutti gli animali in pericolo durante la calamità naturale di turno. L’era glaciale 4 – continenti alla deriva fa ridere, riflettere, commuovere e sognare al tempo stesso, senza scivolare mai in toni stucchevoli. Sembra ricordarci che siamo l’evoluzione e il frutto delle scelte e degli errori dei nostri genitori. A volte seguiamo le loro orme, altre invece ribaltiamo il destino che avevano scritto per noi.
Servono eventi eccezionali (forse persino drammatici) a ricordarci le nostre radici e a riportarci nel luogo in cui apparteniamo. Fingiamo un po’ tutti di essere migliori di quello che siamo in realtà, nel tentativo di conquistare le attenzioni o il rispetto altrui, ma dopo tutto cosa c’è di tanto sbagliato nel mostrarsi “diversi”?
Riuscire a destare stupore riproponendo dinamiche simili tra personaggi già noti da altri tre film sembra un’impresa titanica. Eppure la truppa di Ice Age vince, anzi stravince la scommessa con se stessa. Originale, fresca, divertente e, sì, persino stupefacente: L’era glaciale 4 va oltre ogni più rosea aspettativa e trasforma il ritorno dalle vacanze in una parentesi di puro divertimento. L’azione è bilanciata perfettamente con i sentimenti e ogni personaggio si ritaglia il giusto spazio per emergere, senza offuscare il gruppo. Nessuna scena appare stonata o fuori posto: ogni piccolo tassello del puzzle combacia perfetta con l’altro, dalla sceneggiatura agli effetti speciali, il tutto guidato dalla sapiente regia di Steve Martino.
Pur partendo da aspettative altissime, il film resta ancorato agli scenari ormai noti delle glaciazioni, rinnovandoli senza scossoni… a parte quelli, graditissimi, di Scrat, che riescono a raccontare la pellicola in un solo fotogramma e lasciano intendere che siamo di fronte ad un altro piccolo grande gioiellino. Ancora una volta, per un poker di divertimento assicurato.
Di Alessandra De Tommasi, da everyeye.it

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