IL ROSSO E IL BLU


Giuliana è preside di un liceo romano che non attraversa un momento facile, lei fa quel che può per far andare le cose come dovrebbero andare, per aggiustare e pianificare tutto, ma i suoi sforzi sono spesso vanificati da una situazione di abbandono da parte delle istituzioni che si è ormai incancrenita. La sua delusione si ripercuote anche sulla sua vita privata, un po’ troppo trascurata, ma a dare una scossa alla sua deprimente situazione sarà uno studente della sua scuola che viene misteriosamente dimenticato dalla madre ed abbandonato a sé stesso. Tra i banchi si incrociano poi le storie di due insegnanti, quella del giovane supplente di italiano Giovanni Prezioso, un ottimista che vede l’insegnamento come un modo per salvare delle vite, come un modo per poter rompere la barriera generazionale e spingere i ragazzi a ragionare con la propria testa, e quella del vecchio professor Fiorito, un professore di storia dell’arte amareggiato e disilluso dalla vita e dalle nuove generazioni, una figura che si aggira tra i corridoi portandosi dietro lo scoramento, la rabbia e la cattiveria di chi ha visto fallire tutte le speranze. Tutti e due dovranno fare i conti con la realtà, con le proprie convinzioni e con un dato di fatto incontrovertibile: la vita è fatta di alti e bassi, di sfumature, di motivazioni, di passioni e di sogni infranti, talvolta basta semplicemente abbandonarsi, lasciarsi travolgere e sorprendere dagli eventi e dalle persone che ci circondano per trovare la forza di andare avanti. 
Emozionante, divertente e appassionato, Il rosso e il blu è il film che non ti aspetti e che è capace di toccare il cuore dello spettatore di ogni età. Con cinismo ed ironia a fare da filo conduttore delle vicende dei tre personaggi principali, il film di Giuseppe Piccioni è sempre al limite tra dramma e commedia, due generi amalgamati dallo stesso regista (anche sceneggiatore) e dalla co-sceneggiatrice Francesca Manieri con una sensibilità davvero rara. Senza mai essere schematica, la storia si dipana tra le mura di una scuola romana mettendo in evidenza la distanza spesso incolmabile tra adulti e ragazzi, con maggiore attenzione al punto di vista del professore, una figura che negli anni ha perso tutto il suo carisma ed ha assistito negli anni ad una progressiva perdita di autorevolezza. E’ emblematica l’insolente disillusione del professor Fiorito, personaggio geniale e decisamente centrale della storia, un uomo che ha in odio tutto quello che lui stesso ai suoi tempi ha già vissuto, un uomo che ha come compagni di vita alcol e sigarette, che porta sulle sue spalle il peso della solitudine e non riesce ad accettare il fatto che nessuno sembra interessarsi oggi all’istruzione e all’importanza della cultura. In lui non c’è soltanto la delusione dei ‘vecchi’ professori, c’è qualcosa di più raffinato ed elegante nel suo essere, qualcosa che lo rende quasi leggendario, dickensiano. Il professor Fiorito interpretato magistralmente da Roberto Herlitzka è quasi un fantasma satirico che aleggia nell’istituto riemerso da un passato ormai dimenticato per rivendicare il diritto universale dell’essere umano al disincanto. 
Il duello attoriale con Riccardo Scamarcio è assolutamente improponibile, ma c’è qualcosa di magico e potente nel giovane professor Prezioso che va a contrapporsi in maniera del tutto naturale alla figura del suo anziano ‘avversario’. Non vi è tra i due un conflitto di metodi ma di posizioni, è difficile per Fiorito accettare che ci sia ancora qualcuno che abbia passione e voglia di insegnare qualcosa agli altri, è difficile per lui vedere un giovane che si predispone ai suoi stessi fallimenti ed allora tenta di dargli una scossa prendendosela con la persona anziché fornire una spiegazione esaustiva sul suo comportamento, preferisce distruggere il suo pensiero piuttosto che aprirsi e raccontarsi. Tra i due non è mai scontro violento, ma piuttosto una buffa sequenza di scaramucce che strappano più di un sorriso. Poi c’è Giuliana, la preside della scuola, una donna che tenta in tutti i modi di pianificare, di tirare avanti alla meno peggio, di smussare gli angoli ed attenersi alle regole, di non arrendersi e di guidare la zattera il più possibilmente al riparo dalle correnti. Non potrà che arrendersi di fronte agli eventi che la porteranno a prendersi cura di un suo studente abbandonato dalla madre e senza un posto in cui andare. E’ proprio nel momento in cui tutto sembra proseguire per inerzia che la donna si rende conto di essere cambiata, di non poter controllare la sua vita e quella degli altri e di doversi arrendere alle sorprese che si nascondono dentro la vita stessa e che mettono a soqquadro la nostra esistenza quando meno ce lo aspettiamo. La speranza e lo sguardo di attesa di un’intera generazione sono racchiuse nello sguardo del ragazzo che, in una delle scene finali, fruga nella borsa della donna chiedendo “cosa mi hai portato?”. E’ in quel momento che Giuliana capisce che qualcosa si è mosso dentro di lei e che nel suo cuore c’è una voglia inarrestabile di renderlo felice e non solo di sgridarlo per la sua insolenza. Quell’ “ora ti faccio vedere cosa ti ho portato”, accompagnato da un sorriso di una bravissima Margherita Buy, la dice lunga sul tono lieve che Piccioni è riuscito a dare al suo film. 
Il cinema italiano di qualità esiste e in questi ultimi tempi ci sta dando grandi soddisfazioni. Dopo il brillanteexploit veneziano de L’Intervallo di Leonardo Di Costanzo e la potenza emotiva e mediatica della Bella Addormentata di Bellocchio arriva in sala Il rosso e il blu di Giuseppe Piccioni, il film sulla scuola che non ti aspetti, fuori da qualsiasi cliché, dalla retorica che spesso accompagna l’argomento sul grande schermo e immune da qualsiasi rischio di ammiccamento all’attualità drammatica che il mondo scolastico sta vivendo. La dinamica centrale dell’opera che emerge ed agisce in modo più profondo durante la visione è senz’altro il contrasto tra illusione e disillusione, un contrasto che è dentro ognuno di noi e si muove a fasi alternate come un pendolo: alla fine gli opposti si attraggono, si toccano, si comprendono, si scambiano di posto, perché è proprio dalle grandi disillusioni che nascono i più grandi sentimenti nei confronti della vita, in un altalenante susseguirsi di inganni e meraviglie.
Di  Luciana Morelli, da movieplayer.it

Una riflessione politica sul ruolo della scuola non era il desiderio di Giuseppe Piccioni, tanto meno un trattato di sociologia, o il racconto di una terra di frontiera. Quello che Il rosso e il blu vuole essere è “un film sui desideri, le aspettative, i destini e le disillusioni che sono presenti in ognuno, e diventano inoltre crocevia tra adulti e adolescenti”. Di questa commedia, in parte amara, ma speranzosa e ironica, inizia a parlarne proprio il regista che torna al cinema a tre anni di distanza da Giulia non esce la sera.
Il rosso e il blu è stato ispirato dal libro di Marco Lodoli (scrittore e insegnante di lungo corso) e racconta di una scuola nella sua normalità di ambienti e situazioni, di domande e certezze, ma soprattutto di persone che la vivono. In particolare, oltre ai giovani tra i banchi, una preside rigida ma potenzialmente generosa (Margherita Buy), un supplente volenteroso e ostinato (Riccardo Scamarcio) e un insegnante di storia dell’arte stanco, deluso e momentaneamente spoetizzato (Roberto Herlitzka).
Inevitabile, visto il tema, guardare indietro alla propria esperienza di studenti, e chiedere agli interpreti “grandi” se c’è nostalgia, liberazione o un sano occhio critico sulla scuola attuale. 
Riccardo Scamarcio non la trova molto cambiata: “rimane un luogo vero e importante di interazione tra adulti e adolescenti. Ma quelli che sentivamo come problemi, anche pratici, sono rimasti tali, gli scontri continuano ad esserci e lo sforzo di un avvicinamento, di una comprensione da parte degli insegnanti, viene spesso neutralizzata dall’eccessiva omologazione di personalità imposta dai media”. 
Margherita Buy ammettendo candidamente che non aveva ai tempi gran voglia di studiare, prosegue dicendo che “i grandi incontri, i maestri, le crisi, così come i bagni e i corridoi della tua scuola faranno sempre parte di ciò che ti resta dentro”. 
Mentre il superbo e romantico esponente di un’altra epoca, Herlitzka, non può che ricordare la disciplina: “che allora era imposta, ora non più. Ed è la stessa libertà totale dalle regole che oggi non costringe i giovani ad accorgersi del bello che c’è nello studio”.
Considerando quanto vasto può essere l’argomento e il modo di rappresentarlo, Giuseppe Piccioni ad un certo punto dell’incontro rivendica il semplice diritto di fare un film. “Non è mia intenzione spostare il punto ed aprire un dibattito sull’attualità della scuola. Per me Il rosso e il blu è ovviamente una storia, normale e parziale in quanto tale, che fa certamente leva sul contrasto, a volte irruento, tra illusioni e cinismo. Parte dagli inevitabili errori di comunicazione e armonia, che tuttavia si commettono quando c’è desiderio di difendere una cosa importante”. Lodoli, con uguale entusiasmo, descrive la scuola come il luogo “con una dinamica meravigliosa tra ordine e caos, dove è grazie all’oggetto misterioso della giovinezza che spesso cambiano le cose”.
Tra pensieri più profondi, quasi filosofici, tocchi leggeri, e le genuine impressioni dei ragazzi non professionisti che hanno preso parte al film, viene raccontato Il rosso e il blu, distribuito da Teodora in 150 copie. 
Con la stessa dialettica, anche scomposta, che cerca Piccioni con i suoi attori: “un corpo a corpo che mi sorprende sempre, dalle intuizioni del saggio Herlitzka, alla naturalezza degli esordienti”. “Sì – diceMargherita Buy sorridendo – fa proprio bene il contatto con i giovanissimi. Io poi sono cattiva, mi diverto a farli imbarazzare quando sono in difficoltà”. Lei è la preside, quindi può.
Di Giulia Pietrantoni, da comingsoon.it

Giuliana è la preside scrupolosa di un liceo, dove arriva sempre per prima, predisponendo e perfezionando aule e servizi. Fiorito è un professore di storia dell’arte che ha perso il gusto della bellezza e dell’insegnamento. Prezioso è il giovane supplente di lettere che vorrebbe salvare il mondo e interessare i suoi alunni a colpi di poesia. Operativi dentro una scuola alla periferia di Roma, Giuliana, Fiorito e Prezioso sono costretti da variabili di pochi anni e tanti brufoli a rivedere posizioni e convinzioni. Perché davvero non si smette mai di imparare.
Il cinema di Giuseppe Piccioni incontra spesso destini e vite. In quell’incrocio di traiettorie inattese e nell’attrito che si produce, il regista comincia a scavare, frugando nel disagio ed esponendo la bellezza e la fatica di vivere. Una lavanderia, un’auto, un set, una piscina, sono i luoghi dove i suoi personaggi, sempre un po’ fuori dal mondo, si tormentano mai appagati e mai riconciliati. Confermando doti e propensione preziose del suo autore, Il rosso e il blu questa volta abita la scuola, un universo immobile e immutabile, punteggiato da eterne figure umane e istituzionali. Lo spunto narrativo, fornito dalle pagine di Marco Lodoli e sceneggiato da Piccioni e Francesca Manieri, si svolge lungo i corridoi, la sala insegnanti, le aule, la palestra, individuando i ‘caratteri’ e la varia umanità. Dopo arrivano le azioni, esposte dal professore abdicato di Roberto Herlitzka e articolate dai suoi colleghi, ognuno a suo modo infelice e smarrito alla maniera dell’insegnante di biologia che proprio non capisce la fotosintesi, la (tras)formazione in presenza di luce. Formazione che è fissazione del giovane docente di Riccardo Scamarcio, resistente e perseverante nella ricerca di un bagliore che travolga fino a disperderla l’apatia dei suoi ragazzi, di cui disegna una pianta agevolando la sua memoria fisiognomica. Prezioso come il suo nome, il supplente di italiano troverà soltanto la biro di un’allieva impersonale e osservante che affronta ‘alla lettera’ scuola ed esistenza. L’altrove, agognato per le generazioni del futuro, lo intravedrà soltanto in sogno e dentro la dolcezza di un sonetto.
Intimo e corale, Il rosso e il blu crede che sia ancora possibile fare qualcosa, trovare dei livelli di comunicazione accettabili, avere il senso di un lavoro da compiere, credere nel valore della bellezza, provare simpatia e solidarietà verso gli altri esseri umani, riscattarsi in virtù della cultura e dell’amore. Anche sbagliando, cadendo, bocciando, fraintendendo si può evitare, o almeno correggere, il fallimento della trasmissione, favorendo la dimensione vitale del desiderio e frenando la volontà di godimento che rifiuta ogni limite. La trasmissione del desiderio la ritroverà pure il bisbetico professor Fiorito dentro una lezione ‘romantica’ che riempirà di senso il (suo) vuoto. Piccioni, dirigendo un cast nobile che accresce Scamarcio, ‘disimpegna’ Herlitzka, misura la Buy, scopre Elena Lietti, sfiora Gene Gnocchi e carezza Lucia Mascino, firma un film importante abitato da insegnanti che amano i loro ragazzi “non malgrado siano una causa persa ma proprio perché sono una causa persa.”
Di Marzia Gandolfi, da mymovies.it

Dall’omonimo libro di Marco Lodoli, Il Rosso e il Blu è una commedia corale sul mondo della scuola oggi, con tre attori italiani di primissimo piano per le loro rispettive generazioni: Riccardo Scamarcio, Margherita Buy e Roberto Herlitzka. Un film per “continuare a credere nella scuola, nonostante tutto”, secondo Giuseppe Piccioni, il regista. La storia corale da voce a più racconti, storie sbriciolate che faticano a ritrovare un senso. Ma le racconta in modo leggero guardando il mondo di oggi, privo di regole rigorose, slegato nei canali di comunicazioni tra le diverse generazioni: un autentico caos di persone ed emozioni. Come rivela il regista: “Un mondo in cui ognuno dei personaggi si barcamena tra un desiderio autentico di trovare un ordine e il caos che la vita produce. In quello scarto si apre il margine imprescindibile dell’errore, rosso o blu, per l’appunto”. Il film, nelle sale dal 21 settembre, prodotto da BiancaFilm in collaborazione con Rai Cinema e distribuito da Teodora Film e spazioCinema.
Di Gennaro Marco Duello, da fanpage.it

Roma, giorni nostri. In un liceo della periferia romana si intrecciano le storie personali e professionali di vari personaggi: la preside dell’istituto (Margherita Buy) vive con estrema freddezza e distacco il suo lavoro e ogni suo rapporto interpersonale, un anziano ed erudito professore di storia dell’arte (Roberto Herlitzka) si trascina stanco e svuotato nel pieno e più sarcastico disprezzo di ogni suo alunno mentre un giovane supplente di lettere (Riccardo Scamarcio) cerca di trasmettere interesse ai suoi  studenti forte di un entusiasmo ancora intatto.
Uscirà nelle sale il 21 settembre Il rosso e il blu l’ultima fatica di Giuseppe Piccioni prodotta e patrocinata dal Ministero per i beni e le attività culturali in compartecipazione con la Bianca Film.
Una commedia sentimental-scolastica la potremmo definire in quanto la scuola è indubbiamente al centro della trama narrativa, la scuola inquadrata e affrontata da diverse angolazioni e prendendo in considerazione tematiche e aspetti diversi.
In primo piano il rapporto professori-alunni, eterno conflitto generazionale, sociale e culturale che qui viene descritto e rappresentato nelle sue varie forme: nel confronto glaciale e sordo tra un vecchio professore completamente sfiduciato e giunto alla conclusione dell’inutilità dell’insegnamento; nel generoso e volitivo impegno con cui un giovane e motivato supplente si arma per infondere anche il minimo interesse nei ragazzi.
Roberto Herlitzka è semplicemente straordinario nel vestire i panni del vecchio, forse troppo per la parte, e colto professore ormai prossimo alla pensione. Stanco non solo dell’insegnamento ma anche della vita, vive solo in una grande casa sommersa di libri e saggi di ogni genere in cui ospita settimanalmente giovani e belle avventrici “occasionali”. La sua vastissima conoscenza lo isola al mondo e al prossimo da cui si tiene lontano attraverso meravigliosi e divertentissimi dialoghi carichi di sarcasmo e sagacia. Nutre propositi suicidi ma una vecchia alunna gli farà capire che non tutto è stato inutile, che non tutto è perduto.
Forse non solo per esigenze di copione il buon Scamarcio si approccia e si accosta con timidezza e ossequioso rispetto di fronte all’anziano e bravissimo collega, interpretando con discreta credibilità il ruolo del giovane supplente ancora carico di buoni propositi.
Non certo meno importante la terza storia che vede protagonista Margherita Buy la quale da preside e donna algida e insensibile si scioglie e apre il proprio cuore grazie allo strano e casuale rapporto con un alunno problematico. La Buy, che sino a tutti gli anni ’90 è stata una vera e propria musa ispiratrice per il regista ( ricordiamo tra i tantissimi Fuori dal mondo, ’98), non riesce a sorprenderci nemmeno questa volta, offrendo un’interpretazione assolutamente in linea con il suo solito, e a nostro avviso, limitatissimo canovaccio artistico.
La sceneggiatura non originale si basa sull’omonimo romanzo scritto dallo scrittore ed editorialista di Repubblica Marco Lodoli, a suo tempo professore di Lettere in un Istituto professionale di Roma.
Il film è indubbiamente interessante e ben diretto e soprattutto cerca di presentare la questione “scuola” senza voler demonizzare o esaltare in modo retorico insegnanti o alunni; l’introspezione dei personaggi e i loro risvolti interiori prevalgono su una trama narrativa non particolarmente intricata o ricca di svolte e colpi di scena e questo permette al film, soprattutto nel finale, di eludere saggiamente il pericolo di prevedibilità.
Un plauso particolare ai giovani ragazzi che ben si comportano al cospetto dei tre attori professionisti con cui si confrontano in un’alternanza di complicità, distacco e affetto. Il rosso e il blu è un film sulla scuola e su coloro che la popolano ogni giorno; un mondo chiuso all’esterno e che l’esterno osserva con diffidenza e quasi fastidio, sicuramente scetticismo.
Ed invece sia Lodoli che Piccioni vogliono dirci quanto la classe, l’istituto ed i suoi professori siano solo una componente nella crescita dei ragazzi; le famiglie, spesso assenti o distratte, devono fare la loro parte, devono collaborare e unirsi in quella ardua quanto nobile crociata per far si che i propri figli diventino un giorno…brave persone.
Di Gianluca Chianello, da cinefilos.it

In una scuola romana si intrecciano le vite di una serie di personaggi tra cui, come si legge nella sinossi ufficiale, “un professore di storia dell’arte che ha perso la passione per il suo lavoro ed è inseguito da una sua vecchia alunna, un giovane supplente di lettere che ce la mette tutta e cerca di salvare una studentessa eccentrica e ribelle, e una preside rigida e inappuntabile costretta a occuparsi di uno strano alunno dimenticato dalla madre”.
Diretto da Giuseppe Piccioni (Luce dei miei occhi, Giulia non esce la sera) – che prende spunto dall’omonimo libro di Marco Lodoli – Il rosso e il blu è interpretato da Margherita Buy, Riccardo Scamarcio, Roberto Herlitzka e Gene Gnocchi.
Cosaaspettarsi: col mondo della scuola si va sempre sul sicuro! Se poi il regista è in gamba come Piccioni, non possiamo che aspettarci una commedia agrodolce, forse un po’ stereotipata, ma interessante e coinvolgente.
Di MASSIMILIANO SCARNÀ, da film-review.it

La scuola è forse uno dei luoghi più utilizzati, dalla narrativa e dal cinema, per ambientare e sviluppare storie di ogni tipo e genere contando sull’universalità di quegli spazi (le aule, i corridoi) e delle figure che li animano (professori, bidelli, scolari…); spazi e figure in cui tutti ci riconosciamo e ci rivediamo. 
Non è facile dunque trovare una chiave non troppo sfruttata e soprattutto non cadere nei mille cliché che una “location” di questo tipo potrebbe indurre.
Nota di merito dunque per Piccioni che senza cercare un’originalità forzata, riesce a dare una lettura interessante alle dinamiche “scolastiche” e al rapporto adulto-ragazzo che naturalmente si trova a rappresentare.
Ma il tema del confronto generazionale è in realtà solo uno degli aspetti del film e forse neanche il più importante; il vero protagonista sembra essere il dualismo.
Dualismo inteso come incontro e scontro in ciascuno dei personaggi (e quindi di noi stessi) tra la vita pubblica e quella privata, tra il ruolo istituzionale e l’istinto di natura , tra la ricerca di legami e affetti sociali e il rifugio nell’individualismo e nell’egoismo,  tra il “dentro e il fuori” (come direbbe la Preside Giuliana), il classicismo e il romanticismo, il rosso e il blu.
Nessuno è del tutto nella ragione o nel torto, nessuno è del tutto privo di slanci e valori o debolezze e vizi, e tutti cercano in qualche modo un equilibrio, una sintesi, un punto di arrivo.
Non c’è schematismo nel racconto di Piccioni e, grazie anche ad una buona sceneggiatura, la dialettica si sviluppa continuamente in un impasto a lievitazione naturale al quale viene fornita sostanza dalle belle prove di Margherita Buy, particolarmente ispirata e intensa, Roberto Herlitzka istrionico e magnetico e Riccardo Scamarcio diligente ma forse un po’ distaccato…, e da tutti i giovani attori-alunni della classe.
In questa costruzione a tratti il regista insegue forse fin troppi percorsi n parallelo finendo inevitabilmente per trascurarne alcuni lungo il cammino e attende più del dovuto a dare una svolta alle storie principali dei tre protagonisti.
In ogni caso il risultato è un bel film italiano che coerentemente con l’approccio narrativo, non sappiamo se consapevolmente o meno, è connotato da un tono e un timbro allo stesso tempo brillante e drammatico che in ossequio alla ricerca della sintesi di cui sopra, potremmo definire ironicamente malinconico.
Di Paolo Piccioli, da film.35mm.it

La campanella è suonata di nuovo già da qualche giorno e al cinema troviamo un film che mette al centro della scena la scuola. Si tratta de Il rosso e il blu diretto da Giuseppe Piccioni, tornato dietro la macchina da presa con una commedia dopo Giulia non esce la sera. Un giovane supplente di Lettere, il Prof. Prezioso(Riccardo Scamarcio), è al suo primo giorno con i ragazzi della 4F. Pieno di voglia di fare e di cambiare le cose, Prezioso si scontra con lo scabro realismo del vecchio Prof. Fiorito (Roberto Herlitzka), ormai convinto che la scuola, e in particolare il rapporto fra insegnate e allievo, non possano influire positivamente sulla crescita dei ragazzi. La Preside Giuliana (Margherita Buy), dirigente scolastico inappuntabile, si ritrova a prendersi cura di Brugnoli (Davide Giordano), un ragazzo che si rifugia nella palestra della scuola perché abbandonato dalla madre.
Liberamente tratto da Il rosso e il blu, cuori ed errori nella scuola italiana (Einaudi 2009) di Marco Lodoli, il nuovo film diPiccioni si presenta come un affresco romantico sulla scuola, a cui non manca quel taglio ironico che fa sorgere una riflessione critica importante sullo stato delle cose nel mondo dell’istruzione. Il regista marchigiano sceglie di mettere al centro della narrazione il rapporto fra professori e alunni, mostrando vizi e virtù degli uni e degli altri. È così che dal quadro generale di fondi tagliati, strumentazione rotta e sedie mancanti emergono le vite ed i sentimenti di quelle persone che animano gli istituti scolastici. Il personaggio magistralmente interpretato da Roberto Herlitzka rappresenta quel professore alla fine della sua carriera, che abbiamo più o meno incontrato tutti: depresso, acculturatissimo ma troppo demotivato per appassionare i suoi studenti, insomma vederlo camminare per i corridoi toglie ogni speranza per il futuro. Il suo ruolo non è però solo quello di affossare le belle speranze di Prezioso, c’è qualcosa di più, anche di tragico se vogliamo: nel duello verbale col giovane supplente, il Prof. Fiorito esprime tutto l’odio per ciò che aveva già vissuto, rivoltandosi contro il giovane che vede apprestarsi a riprodurre quegli stessi atteggiamenti controproducenti.
Margherita Buy è tornata a recitare per Piccioni dopo quattordici anni, mostrando la sua capacità di dare corpo ed anima alla donna italiana nell’era della crisi: presissima dal lavoro, per il quale esclude il desiderio di maternità,  dura con se stessa, ma sotto sotto dal cuore d’oro. Scamarcio, sia per fisionomia che per età anagrafica, si cala bene nel ruolo del giovane supplente pronto a cambiare le cose, ripartendo dal rapporto con i suoi studenti. La regia di Piccioni è riassunta  dalla panoramica della mdp con cui si chiude il film: al suono dell’ultima campanella dell’anno, l’energia dei ragazzi esplode di fronte allo sguardo imbarazzato del supplente. Mentre le voci felici si allontanano dalla costrizione delle ore scolastiche per andare incontro all’estate, la mdp riprende i banchi vuoti, deposito di speranze e aspettative irradiate da una luce vigorosa, che spezza disillusioni e i dolori, relegandoli nell’ombra. Lo sguardo di Piccioni sulla scuola è quindi scevro da ogni strumentalizzazione politica ed evitando i facili consensi, preferisce usare come strumento principale della sua narrazione la naturalezza dei ragazzi. Uno sguardo che, in ultima analisi,  si mostra pacato, intimo e coinvolgente.
Di Francesca Tiberi, da newscinema.it

Quant’è difficile fare il mestiere dell’insegnante nella società attuale? Quant’è difficile per un ragazzo stare dietro un banco di scuola ed interessarsi a ciò che studia? Su queste due complicate domande si sviluppa Il rosso e il blu, ultimo film di Giuseppe Piccioni (Giulia non esce la sera) tratto dall’omonimo romanzo di Marco Lodoli. Nel periodo in cui un nuovo anno scolastico è alle porte, ecco che si torna a parlare di uno dei temi più scottanti del panorama italiano: l’istruzione.
In un liceo romano arriva un supplente di italiano alle prime armi. Disilluso sin dall’inizio da un vecchio professore ormai stanco di far lezione a chi della sua materia non vuol saper niente, e dalla preside che non farà altro che ripetergli “noi non dobbiamo salvare la vita dei ragazzi, ma dobbiamo fare ciò per cui siamo pagati”, l’insegnante cercherà invano di istruire gli alunni facendo leva sulla loro curiosità.
È così che si intrecciano le vite parallele di chi i voti li mette e di chi li prende: da una parte c’è la categoria dei docenti, inizialmente pronti a dare mano e fiducia nei confronti di studenti forse troppo lasciati a se stessi dalle famiglie; dall’altra ci sono loro, quei ragazzi di oggi i cui obiettivi nella vita sono fare battute e sentire musica, e che di educazione proprio non ne voglion sentir parlare.
Un interessante dialogo tra due, se non più, generazioni che mette in risalto come ci sia stata una frattura all’interno dell’istituzione scolastica. Ben emerge nel film, attraverso la figura del vecchio professor Fiorito, come la disciplina di una volta non sia più presente tra i banchi di scuola; allo stesso tempo viene rivelato come non funzioni neanche il metodo del giovane professor Prezioso. Se manca la voglia di apprendere, le parole stanno a zero.
Alla base di questa incomprensione, c’è il cancro che logora i tanti istituti d’Italia: la mancanza di materiale didattico, di sedie sulle quali stare a sentire le lezioni, e dei fondi. Sulla scuola, ormai, più nessuno ci scommette. In primis i governi degli ultimi anni, che prediligono settori più fruttiferi rispetto al futuro degli adolescenti.
Ma attenzione: l’intenzione del regista non è di creare polemica. Il suo intento è raccontare vicende private di individui. Quale location migliore di una classe, di una scuola? Dall’adolescente sbandata, al bullo, a quello che ha le spalle coperte dai genitori, all’allieva che rincorre un professore, a quella pignola, a quello con problemi famigliari; dal professore pronto a combattere per i suoi obiettivi, a quella che neanche è sicura di conoscere bene quel che insegna. Gli argomenti sui quali spaziare non mancano.
I legami umani, però, non vengono analizzati del tutto nella loro profondità: in fin dei conti, è una nota che si può facilmente perdonare a Piccioni in quanto altrimenti, troppe ore sarebbe dovuto durare il lungometraggio. Supportato da un cast eccezionale, tra tutti Margherita Buy, Roberto Herlitzka e Riccardo Scamarcio, il film riesce nell’intento di far riflette su come la scuola sia cambiata in questi anni, e su come sia rimasta allo stesso tempo uguale nei suoi ideali.
D’altronde gli insegnamenti veri, come quest’opera vuole insegnare, sono dettati dalle esperienze, dalle conoscenze e dalle amicizie, dagli attimi di vita che, ogni giorno, ognuno di noi consuma vivendo.
Cinismo affiancato a dedizione, aspettative di vita e resa di fronte ad un doloroso destino, ma anche curiosità di conoscere persone con le quali dovremmo avere un rapporto distaccato. Questo film viene da noi promosso con un bel 7, cerchiato di rosso: del resto, di errori da sottolineare con il colore blu non ce ne sono.
Di  Valeria Vinzani, da filmforlife.org

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