HYSTERIA – L’ECCITANTE INVENZIONE DEL VIBRATORE


L’oggetto del desiderio femminile ha una sua data di nascita e un suo inventore. A svelarne l’incredibile storia il cinema inglese, con questo deliziosoHysteria, film in Concorso al Festival di Roma. Accolto da fragorose risate e calorosi e convinti applausi, il film di Tanya Wexler scivola via sulle ali della leggerezza, strappando ricchi sorrisi, grazie ad uno script frizzante, mai volgare, a tratti irriverente e storicamente ‘credibile’.
Perché la storia raccontata dalla Wexler è ‘davvero’ vera, come sottolineato ancor prima di iniziare, portando al cinema un periodo storico condito da cambiamenti tecnologici epocali. Sono gli anni 80 dell’800, gli anni della scoperta dei germi, dell’evoluzione medica e soprattutto del proliferare dell’isteria, fino al 1952 considerata dall’istituto psichiatrico americano un disturbo mentale femminile.
Nello smontare talle folle idea, la regista da’ vita ad un titolo convintamente femminista, riuscendo così nella non semplice impresa di costruire un intera pellicola sull’invenzione di un oggetto apparentemente tanto semplice quanto secondario. Il vibratore.
Nella psichiatria ottocentesca l’isteria era considerata una forma di nevrosi tipica delle donne, caratterizzata da vari disturbi psichici e da sintomi sensoriali e motori, come l’eccitabilità, l’irritabilità, l’ansia, la malinconia, la ninfomania, la depressione e l’angoscia. Nella pudica Londra vittoriana di quegli anni metà delle donne della città soffrivano di ciò che veniva impunemente definito ‘isteria’. A curarle dottori particolarmente abili con le mani, perché chiamati a solleticarne il clitoride, sino al punto del parossismo. Uno di questi, tale Joseph Mortimer Granville, ebbe l’intuizione che cambiò i costumi sessuali di un’epoca. Il vibratore, prima elettrico e solo dopo a batterie, brevettato alla fine del diciannovesimo secolo e nato per tutt’altri scopi, ovvero per alleviare i blocchi e i dolori muscolari. Ma assai presto le funzioni dell’ingegnoso aggeggio presero tutt’altra strada, regalando la felicità a migliaia di casalinghe britanniche, malate non tanto di ‘isteria’ quanto semplicemente annoiate, perché sessualmente attive ma trascurate dai propri mariti.
Prendendo sempre e comunque in considerazione dati storici realmente verificatisi, Tanya Wexler è poi riuscita a dare un’impronta precisa a questo titolo, trasformandolo in un manifesto politico sull’emancipazione culturale e sociale della donna, con tanto di storia d’amore tra i due protagonisti. Al fianco di un affascinante e convincente Hugh Dancytroviamo una passionaria, apparentemente ‘isterica’, generosa e rivoluzionaria Maggie Gyllenhaal, con Jonathan Pryce e un esilarante e deturpato dalla chirurgia estetica Rupert Everett a completare il ricco quadro attoriale.
Ricostruita una credibile Londra, divisa tra alta e ricca borghesia e bassifondi poveri e luridi, la Wexler non ha fatto altro che raccontare la nascita di quell’oggetto che negli anni 70 del 900 diventerà strumento di liberazione sessuale, scegliendo la non semplice strada della commedia tipicamente britannica, perché esilarante e ricca di dialoghi taglienti e pungenti. Abbandonata immediatamente l’idea di dar vita ad un noioso film ‘biografico’, regista e produttrici hanno così spinto sul pedale dell’accelleratore, volando soprattutto nella prima e ultima parte, portando in sala non solo una storia d’amore e l’invenzione di un semplice ‘oggetto’, bensì lo spirito di cambiamento e progresso che in quegli anni si faceva sempre più pressante.
Toccando un argomento ancora oggi clamorosamente ‘delicato’ e per molte donne imbarazzante, Tanya Wexler ha avuto il pregio di volerci ridere sopra senza mai prendersi troppo sul serio, finendo così per confezionare un titolo semplicemente sorprendente, per quanto volutamente ‘leggero’, divertente e ben calibrato.
Da cineblog.it

“Mamma mia, non fare l’isterica!”. Chi non ha mai usato questa esclamazione per additare una propria conoscenza che si stava lasciando sopraffare troppo dalle proprie emozioni a discapito di un razionale autocontrollo? Chissà quanti però sono a conoscenza che nell’Ottocento l’isteria era catalogata dagli psichiatri come una vera malattia che si palesava sotto forma di una forte nevrosi tipicamente femminile. I sintomi erano sia psichici che fisici, come eccitabilità, irritabilità, accessi nervosi, depressione, angoscia… veramente non molto diversi da quelli che molte donne sostengono di riscontrare in sé stesse oggi, solo che lo chiamano stress. A metà del Novecento, in ogni caso, l’isteria fu riconosciuta solo come un mito vecchio di 4000 anni e una pseudo-diagnosi utilizzata per spiegare ogni sorta di disturbi… e a quel punto chi si prese cura della situazione psico-emotiva delle donne? L’ironica risposta la troviamo in Hysteria, brillante commedia diretta da Tanya Wexler in concorso al Festival Internazionale del Film di Roma.
Mortimer Granville (Hugh Dancy) è un medico brillante dedito alla sua professione che viene però spesso cacciato dagli ospedali per la sua azzardata fede in cose come la teoria patogenica. Alla ricerca di un nuovo lavoro, trova accoglienza nello studio del dottor Robert Dalrymple(Jonathan Pryce), famosissimo in tutta Londra per la sua maestria nella cura dell’isteria femminile, consistente in un massaggio manuale rivelatosi estremamente efficace. Pur se assediato da un’allarmante quantità di pazienti, Mortimer trova anche il tempo di instaurare un rapporto con le due figlie del medico: la dolce e pacata Emily (Felicity Jones), dalla cui perfezione si sente immediatamente attratto, e la combattiva Charlotte (Maggie Gyllenhaal), costantemente in disaccordo con i comportamenti lavorativi e sociali del padre, che accusa spesso di cialtroneria. Seduta dopo seduta, massaggio dopo massaggio, le convinzioni di Mortimer inizieranno a vacillare, così come il suo apprezzatissimo tocco terapeutico… ma la soluzione al suo problema è sempre stata tra le sue mani.
Se volessimo seriamente ridusse la sinossi del film a poche parole, si potrebbe facilmente dire cheHysteria racconta i processi che hanno portato alla nascita del vibratore. La verità è che l’invenzione di quello che fu chiamato all’epoca Martello di Granville è solo il pretesto, estremamente ironico e divertente, per mettere in scena una commedia romantica in costume, che pur mantenendo gli stili visivi dell’epoca vittoriana se ne discosti in pudori e sotterfugi. Ed effettivamente non si può non sorridere davanti a scene oggettivamente divertenti, costruite nel loro verosimile surrealismo dalla sceneggiatura di Stephen e Jonah Lisa Dyer, che ha il pregio di mantenersi costantemente sull’allusivo senza però esagerare e scadere nel volgare. Dopo i primi lavori indipendenti, Tanya Waxler approda al cinema internazionale apportando alla pellicola la sua personale freschezza e spensieratezza, perché, per sua stessa ammissione,Hysteria non è certo uno di quei film che vuole farsi portavoce del messaggio di emancipazione femminile e nemmeno divenire il manifesto erotico di un’invenzione che, lo si ammetta o meno, ha rivoluzionato i rapporti sociali di tutti gli anni a venire. il suo unico intento è divertire lo spettatore raccontandogli una storia vera (sul serio!) di cui nessuno si era ancora fatto portavoce, edulcorandola di ogni implicazione morale e focalizzando la narrazione sulla storia d’amore che nasce tra i personaggi principali. 
Molto adeguata anche la scelta degli attori: Hugh Dancy è il perfetto uomo rivoluzionario dell’Ottocento, perfettamente composto anche nelle situazioni più imbarazzanti, ma mai borioso o altisonante, e Felicity Jones si presenta come uno dei nuovi talenti più freschi del cinema moderno (non a caso Hysteria non è l’unico film presentato al festival di cui l’attrice è protagonista). Il discorso si fa leggermente differente se si parla invece di Rupert Everett eMaggie Gyllenhaal, entrambi bravissimi nell’interpretare personaggi le cui caratteristiche si portano dietro da tempo: il primo è il dandy per eccellenza, spiritoso e irriverente, che Everett sembra da sempre impersonare perfettamente sullo schermo; la Charlotte di Maggie invece sembra sopperire l’apparente mancanza di sex appeal con un carattere estremamente forte e combattivo, non nuovo alle performance cinematografiche dell’attrice. 
Hysteria, al di là del pretesto narrativo dell’invenzione del vibratore, è una commedia sentimentale brillante e divertente, capace di intrattenere un pubblico trasversale senza esagerare nei dialoghi e nei contenuti. Molto del suo potere è infatti nascosto nella costruzione delle scene (impossibile non sorridere davanti alla metodologia “medica” utilizzata per il raggiungimento del parossismo) e nelle espressioni dei protagonisti, a metà tra l’incredulo e l’ammiccante, che affascinano irrimediabilmente il pubblico. Una pellicola che raggiunge sapientemente il suo scopo ludico, senza aspirare a intenti politi e morali, che sicuramente non le si addicono e appesantirebbero la storia di un sottotesto volutamente ignorato dalla produzione.
Di Antonella Murolo , da everyeye.it

Vibratori, insoddisfazioni femminili, isteria, parità dei sassi: se questi fossero gli ingredienti di una commedia italiana saremmo qua pronti col fucile spianato. Invece Hysteria, film presentato al Festival Internazionale del Film di Roma 2011, è un’opera che batte bandiera inglese: e tutti noi sappiamo benissimo che essere sudditi della regina Elisabetta garantisce un senso dell’umorismo acuto, penetrante, sottile e quasi sempre elegante, ardito sì, ma difficilmente volgare.
La pellicola diretta da Tanya Wexler, infatti, tratta una materia molto sensibile quale quella sessuale, con una leggerezza rara che alleggerisce i numerosi riferimenti a tematiche altrimenti grevi. Maggie Gyllenhaal, Hugh Dancy, Felicity Jones e uno straordinario Ruper Everettriescono a rendere estremamente gradevole quest’operetta in costume di ambientazione vittoriana, grazie ad un senso del ritmo e un’arguzia verbale paragonabile, almeno come ispirazione se non come risultati, ai testi teatrali di Oscar Wilde.  
Il film racconta la storia di Joseph Mortimer Granville, un medico all’avanguardia che riuscì ad affrancare le donne della sua epoca dalla comunissima diagnosi di isteria, che veniva applicata a qualunque tipo di insoddisfazione femminile, grazie all’invenzione del vibratore elettrico.
Simbolo dell’autodeterminazione muliebre, il vibratore (e in precedenza la “pratica” medica sostitutiva) è ovviamente il soggetto della maggior parte delle gag della pellicola, ma è anche un modo per introdurre il sottotesto femminista: il simpatico fautore di “parossismi” (originale eufemismo usato per indicare l’orgasmo) non è infatti la panacea per tutte le malattie nervose da cui sarebbero afflitte le donne, ma solo un modo per vincere la noia e il tedio causati dal ruolo secondario e sottomesso al quale sono destinate nella società pre-moderna.
E allora le indecisioni amorose di Hugh Dancy e il ruolo da suffragetta di Maggie Gyllenhaalsono delle piccole spie del vero significato del film, ovvero la presa di coscienza maschile dell’importante ruolo della donna nella società inglese. A questa illuminazione si arriva a suon di scambi verbali offerti con grande generosità, che ricordano per certi versi la Bisbetica domata di Shakespeare, visto il carattere apparentemente riottoso della sorella di Jake Gyllenhaal.
Sorretto da una struttura forte e consolidata, interpretato da un cast in grande spolvero (sul quale si erge un gigioneggiante Everett), Hysteria è una commedia che ha conquistato il pubblico del Festival, al quale ha strappato numerosissime risate: forse non sarà un titolo che rivoluzionerà la storia del cinema, ma se in Italia avessimo un film del genere ogni dieci  potremmo considerarci fortunati.
Di i Alessio Cappuccio , da spettacoli.blogosfere.it

In occasione della prima giornata del Festival Internazionale del Film di Roma è stato presentato alla stampa di tutto il mondo il nuovo brillante e ironico film di Tanya Wexler (Finding North, Ball in the House): Hysteria. Ambientato negli anni Ottanta dell’Ottocento, un momento particolarmente ricco di invenzioni scientifiche, il film racconta la storia del giovane medico Joseph Mortimer Granville(Hugh Dancy) che, deluso dai metodi spartani e poco innovativi dei suoi colleghi, decide di divenire l’assistente del dottor Dalrymple(Jonathan Pryce), un medico specializzato nella cura della isteria femminile. Il trattamento utilizzato dal dottor Dalrymple consisteva in un “massaggio terapeutico” degli organi femminili “sino al punto del parossisimo”, considerato un semplice rilassamento clinico del sistema nervoso privo di qualsiasi connotazione sessuale, essendo considerata la donna impossibilitata a provare piacere se non attraverso la penetrazione maschile. Supportato dal ricco e aristocratico Edmund St. John-Smythe (Rupert Everett), il giovane Joseph Mortimer Granville finirà con lo sviluppare un dispositivo noto come “martello di Granville”, il vero ed unico antesignano di quell’oggetto per il piacere sessuale femminile noto in tutto il mondo come il vibratore. Tra amici bislacchi, donne isteriche/insoddisfatte e medici dai rimedi alquanto alternativi, il giovane dottor Joseph Mortimer Granville finirà col fare i conti anche con le questioni di cuore, essendo obbligato a scegliere se sposare la giovane e timida Emily Dalrymple (Felicity Jones) o la irriverente e progressista Charlotte Dalrymple (Maggie Gyllenhaal), da sempre impegnata in dure battaglie per i diritti delle donne.
Hysteria è un film brillante, ironico e divertente che, pur trattando un tema astioso e complesso come quello del piacere femminile, non scade mai nel grottesco o nell’involontariamente ridicolo. Girato tra Londra e Lussemburgo e interpretato da un cast di primissimo livello composto da Hugh Dancy (King Arthur, I Love Shopping),Maggie Gyllenhaal (Secretary, World Trade Center, Il cavaliere oscuro), Jonathan Pryce (Evita, Pirati dei Caraibi) e Rupert Everett(Il matrimonio del mio miglior amico, Sai che c’è di nuovo?),Hysteria racconta attraverso irresistibili gag la nascita del vibratore, divertendo e allo stesso tempo incuriosendo lo spettatore, totalmente disorientato di fronte ad una rappresentazione cinematografica di una storia vera quanto meno insolita. La Wexler, supportata da un team di produttori tutto al femminile composto da Tracey Becker, Sarah Curtis e Judy Cairo, è riuscita a confezionare un ottimo e brillante film caratterizzato dal tipico humour inglese, divertente ma mai sboccato o volgare. Pur essendo la storia del giovane dottore Joseph MortimerGranville, la vera ed unica protagonista dell’intero film è Charlotte Dalrymple, fulcro emotivo della storia e personaggio ricco di sfaccettature interpretato da una superba Maggie Gyllenhaal. Ovviamente Hysteria è una semplice commedia brillante, non è né un classico polpettone biografico né un dramma ottocentesco, quindi per chi è in cerca di emozioni non è assolutamente adeguato. Ma per chi volesse passare invece cento minuti di umorismo tipicamente british, divertente, audace ma mai deliberatamente volgare, Hysteria è il film perfetto. Un’opera divertente e liberatoria con alla base messaggi importanti quali l’amore, il progresso e l’uguaglianza
Di Carlo Andriani , da newscinema.it

La regista Tanya Wexler porta in scena la storia della nascita del vibratore. Protagonista della pellicola è la frizzante Maggie – sorella di Jake – Gyllenhaal.
Ad affiancare l’attrice premio Oscar un cast di tutto rispetto: Rupert Everett, Hugh Dancy, Gemma Jones, Sheridan Smith, Jonathan Pryce e Ashley Jensen.
La trama si sviluppa sul contenzioso in atto fra i due presunti ideatori di tale arnese. Il film è ambientato nel 1880, anno in cui il dottor Joseph Mortimer Granville (interpretato da Hugh Dancy) realizza un vibratore alimentato ad elettricità.
Nel 1902 viene ufficialmente brevettato e venduto al dettaglio al pari delle normali medicine. Il motivo? Nell’epoca vittoriana era uso comune pensare che per curare le donne in stato di nevrosi acuta e avanzata fosse fondamentale l’utilizzo del vibratore. Ovviamente la lotta femminista, in contrapposizione a tale dogma, assume un aspetto fondamentale nel film, cercando di scrollare di dosso la polvere delle ataviche teorie sull’isteria risalenti addirittura ad Ippocrate.
Tutto questo si traduce in una commedia briosa, divertente, dove il pubblico diventa complice.
Lo sarà al punto tale da decretare la pellicola vincitrice della sesta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma?
Di Eva Carducci, da ecodelcinema.com

Questo film è basato su fatti realmente accaduti.
Davvero.
Così dice la didascalia che precede il film, che parla nientemeno che dell’invenzione di quell’ “elettrodomestico” assente dalla lista di nozze, ma che oggi molte donne custodiscono gelosamente nel cassetto dei segreti vicino al letto ed utilizzano come “aiutante” nel loro matrimonio.
Come racconta il film, l’insoddisfazione matrimoniale nelle donne della seconda metà dell’800, venne confusa con il nome di isteria: così, donne aristocratiche che diventavano malinconiche, tristi, depresse perché vivevano in una condizione di totale dipendenza dai propri mariti che nemmeno riuscivano a soddisfarle sessualmente, andavano dal Dottor Dalrymple a farsi curare questa presunta isteria. Il dottore metteva in pratica (a caro prezzo) una terapia vecchia come il mondo, vale a dire un certo “massaggio manuale”, quel tipo di massaggio che oggi chiameremmo semplicemente masturbazione.
Più facile farsi un amante, forse, ma di certo sapere di essere malate e ricevere per questo una cura soddisfacente, senza vincoli di alcun tipo, sentimentali e non, ma soprattutto di sentirsi leggittimate nel farlo, proprio perché afflitte da questa “malattia” è di certo più comodo e più elegante.
Così chiacchiera tu che chiacchiero anch’io, l’isteria divampa nella società della Londra vittoriana e il dottor Dalrymple ha bisogno di un aiutante. In seguito a questa nuova “collaborazione manuale” nascerà nel giovane dottor Mortimer Granville un’idea rivoluzionaria: inventare il vibratore.
Film dal soggetto irriverente eppure girato secondo le regole del politicamente corretto che più corretto non si può,Hysteria libera dal senso di colpa le donne che segretamente posseggono un vibratore e leggittimizza quelle che lo vorrebbero ma che non hanno il coraggio di comprarselo ad accorgersi che non c’è davvero nulla di male nel possederne (ed usarne) uno.
Hysteria diverte e fa ridere la sala all’unisono, come solo gli argomenti sessuali tenuti repressi nella parola e lasciati liberi nel pensiero riescono a far ridere e regala 95 minuti di disimpegno e di cameratismo femminile e non.
Quel che mi domando è perché un film così coraggioso nello spogliare un tema “segreto” non abbia deciso di osare di più anche nella sua forma di narrazione, vale a dire sfruttare il suo tema per raccontarlo in un modo meno banale e prevedibile, per riuscire a fare quel salto di qualità che l’avrebbe portato ufficialmente a diventare un film diverso e nuovo sotto ogni punto di vista. La risposta in fondo è semplice ed è quella che troviamo sotto la voce di “gradimento del pubblico”, nel modo in cui Hysteria si pone per riuscir a far felici tutti.
Però per ora, accontentiamoci. Buone possibilità per diventare vincitore del premio del pubblico.
Curiosità: all’anteprima stampa del film venivano regalati come gadjet, in un sacchetto di velluto rosa, portachiavi di mini vibratori clitoridei, provvisti anche di accessori intercambiabili sulla “punta”. Sull’etichetta c’era scritto: Hysteria, vibranti emozioni. Però il mini vibratore non era provvisto del tasto ON/OFF. Peccato.
Di Alessia Paris , cinemabendato.com

Nel 1880 l’isteria era una delle malattie più diffuse tra le donne, giovani e meno giovani, della medio alta borghesia londinese. Almeno così pensava il Dottor Dalrymple (Jhonathan Pryce) che curava le sue pazienti con massaggi localizzati … sotto le gonne. In suo aiuto arriva il giovane ed appassionato Dottor Granville (Hugh Dancy) che con l’aiuto di un suo facoltoso amico, interpretato da Rupert Everett, ‘meccanizza’ il processo di massaggio, arrivando alla straordinaria invenzione che ha rivoluzionato la concezione della sessualità femminile, il vibratore. Nel cast anche la bravissima e briosa Maggie Gyllenhaal, qui irrequieta figlia del Dottor Dalrymple, Charlotte, che si batte con energia per l’emancipazione della donna e per il sostegno verso i meno fortunati.
Il film è una commedia leggera, divertente che riesce ad intessere la sua trama frivola, ma neanche poi tanto, di rilevanti questioni sociali, prima tra tutte l’emancipazione femminile e l’uguaglianza tra i sessi, con pari dignità, diritto alla conoscenza, libertà di parola e desiderio di piacere fisico. La regista Tania Wexler si limita a raccontare con una mano leggera ma ligia alle regole una storia fatta di piccoli passi che con il senno di poi hanno cambiato la società. A tutt’oggi il vibratore resta il gadget erotico più venduto al mondo e l’isteria, come diagnosi medica, è stata accantonata, poichè ha effettivamente (e finalmente) preso piede la considerazione che i disturbi uterini sono generati da insoddisfazione e non da malattia vera e propria.
Tutti gli attori riescono a convogliare nella loro recitazione il perfetto senso di divertito imbarazzo che pervade la pellicola e che si riscontra negli sguardi timidi ma coinvolti e compiaciuti di un pubblico mai così rumoroso in sala.
Sceneggiatura e decor mandano allegramente all’aria i canoni sociali dell’epoca, sensa contare gli anacronismi e le imprecisioni storiche, ma infondo il film non vuole essere una ricostruzione documentaristica di un’invezione ma un’allegra rilettura di un evento storico fondamentale per l’emancipazione femminile.
Come sempre più spesso succede, occhio alle bonus scenes sui titoli di coda!
Si esce dalla sala ridendo di gusto.
Di Chiara Guida, da cinefilos.it

Fine ‘800, agli albori dell’era dell’elettricità. Mentre il metodo scientifico non è stato ancora sviluppato, e la medicina continua a curare gran parte delle malattie con purghe e salassi, viene sviluppata la diagnosi di “isteria” per descrivere un eterogeneo insieme di sintomi femminili, tra cui la frigidità, la ninfomania, l’ansia e la melanconia. A Londra, il giovane e brillante medico Mortimer Granville va a lavorare presso lo studio di Robert Darlrymple, specialista in malattie femminili che cura l’isteria con un singolare trattamento, consistente nel “massaggio” delle parti intime. Il vecchio medico, che ha sempre la fila nel suo studio e sperimenta ottimi riscontri nel suo trattamento, trova in Granville il perfetto assistente, oltre che un promettente, futuro marito per sua figlia Emily. Tuttavia Darlrymple ha anche un’altra figlia, Charlotte, dal carattere ribelle e intransigente, piena di ideali sui diritti delle donne che la società dell’epoca rigetta come pericolosi. Quando Edmund, un vecchio amico di Robert ossessionato dalla nuova scienza dell’elettricità, inventa un piumino per spolverare elettrico, e il giovane medico ne intuisce una possibile, diversa funzione, le porte della fama per Mortimer sembrano spalancate; ma, parallelamente, il medico si rivela sempre più contagiato dalle idee di Charlotte…
Non può che destare curiosità (e qualche risatina) un film con un soggetto come quello di questo Hysteria. Tra le tante invenzioni che hanno caratterizzato l’era dell’elettricità, quella del vibratore a batterie è comprensibilmente tra le meno trattate, ma non per questo può essere liquidata come secondaria: arrivata in un periodo in cui vecchio e nuovo collidevano (forse per la prima volta nella storia) in modo così fragoroso, in cui un’invasione di congegni elettrici si preparava a cambiare per sempre la vita delle persone, aprendo la strada al “villaggio globale” teorizzato da Marshall McLuhan, mentre la rigida morale vittoriana si ostentava a reprimere ogni fermento di innovazione dei costumi, l’invenzione del dottor Granville apriva una minuscola breccia in una società solo apparentemente ingessata. La pruderie vittoriana trovava in sé il germe che avrebbe portato, anni dopo, l’universo femminile a una nuova consapevolezza di sé, a nuove esigenze e conseguentemente a nuove rivendicazioni. Un film come quello di Tanya Wexler poteva quindi prendere diverse strade, tra cui quella della satira di costume, della provocazione studiata, persino del dramma o del pamphlet politico. Di fatto, a dispetto del tema apparentemente provocatorio, Hysteria si rivela sostanzialmente una commedia romantica, che occhieggia più volte alla satira di costume ma mantiene nel tono una leggerezza in grado di strappare sorrisi sinceri e convinti.
Il tema portante del film è il contrasto tra un’epoca che si sta chiudendo, di cui teorie pseudo-scientifiche come quella dell’isteria sono il residuo, e un’altra che si va (faticosamente) affermando, in cui le invenzioni e l’avvicinamento tra gli individui (così come quello tra i sessi) non sono che la punta dell’iceberg di un cambiamento nei costumi, e in genere nella mentalità, che informerà di sé, in un processo lungo e non privo di contraddizioni, tutto il secolo successivo. Contrasto che si riverbera nei personaggi, che vedono agli estremi opposti il dottor Darlrymple interpretato daJonathan Pryce e la Charlotte della bravissima Maggie Gyllenhaal, padre e figlia separati da quella che, in questo caso, pare più di una generazione di differenza; la ragazza sembra infatti guardare, con uno sguardo non privo di una tensione utopistica, diritto nel futuro, nel cuore stesso di quello che sarà il secolo successivo. In mezzo, il Mortimer di Hugh Dancy e la Emily a cui dà il volto Felicity Jones, imprigionati nei loro ruoli da una morale che sempre meno sentono loro, e da cui gradualmente riusciranno a smarcarsi. Personaggi delineati in modo basilare, che certo non brillano per sfumature, ma che si rivelano funzionali a una narrazione che ha i tempi della commedia brillante, uniti a toni che a volte sconfinano nella fiaba romantica (escludendo qualsiasi connotazione negativa per il termine).
Hysteria non si segnala, così, per particolari intuizioni registiche, né per uno sguardo che, nel XXI secolo, mostri la pretesa (difficilissima da attuare) di scandalizzare o scuotere le convenzioni sociali. Il film della Wexler si limita ad assolvere, con onestà, il suo compito di intrattenere e divertire, gettando anche un po’ di luce su un periodo cruciale della storia moderna e sulla misconosciuta genesi di un suo prodotto. Gli approfondimenti, al di fuori delle inevitabili approssimazioni che il film opera, saranno poi compito dello spettatore che dal tema risultasse (eventualmente) incuriosito.
Di Marco Minniti, da movieplayer.it

Nell’Inghilterra del 1880 l’anziano dottor Dalrymple (Jonathan Pryce) lenisce le ansie e i turbamenti del gentil sesso (diagnosticati come “isteria”) praticando uno scientifico e ultraredditizio massaggio lì dove non batte il sole. Assunto da poco come assistente, il giovane dottor Mortimer Granville (Hugh Dancy) rivela notevoli qualità, ma l’incontro con la figlia ribelle di Dalrymple, Charlotte (Maggie Gyllenhaal), che ha abbandonato il lusso e gli agi per dedicarsi ai poveri e alla difesa dei diritti delle donne, lo allontana strada facendo da quel “radioso futuro” che il principale aveva in serbo per lui. Fino a quando, anche grazie all’amico di sempre, l’inventore progressista Edmund St. John-Smythe (Rupert Everett), ossessionato dalla nuova scoperta dell’elettricità, non concepisce il primo modello di vibratore elettromeccanico…
Come non sbellicarsi di fronte a donne di altri tempi, vestitissime, (quasi) tutte over 50 sdraiate a gambe larghe per “curare” la propria inquietudine grazie al “magic touch”? E come non “stupirsi” del percorso del giovane Granville, dottore cacciato ad inizio film da un ospedale perché troppo informato sulle nuove scoperte in fatto di germi e altri progressi in campo medico? Ha già convinto molti Hysteria di Tanya Wexler, forte di un “richiamo” pubblicitario che in un paese pruriginoso e frustrato come il nostro non farà fatica ad attecchire. Il pregio del film, però, va ricercato nel tratteggio di un personaggio femminile che Maggie Gyllenhaal riesce a rendere con un buon mix di sana follia e, perché no, simpatica “isteria”: femminista socialista ante litteram, la sua Charlotte – insieme allo stravagante Everett – tiene in piedi il racconto (strutturato con una prevedibilità che sa di furbizia) fino ai titoli di coda. Prima dei quali anche la non più avvenente Regina Vittoria avrà modo di sperimentare la nuova, vibrante scoperta.
Di Valerio Sammarco, da cinematografo.it

A dieci anni di distanza dal suo ultimo film e in seguito ad aver messo al mondo quattro bambini nel frattempo, Tanya Wexler torna alla regia. Lo stampo è riconducibile ai precedenti due film in cui la regista di Chicago tratta sempre situazioni un po’ inverosimili e al limite dell’assurdo, raccontando le vite di personaggi che calcano situazioni in un certo senso alternative. Qui il suggerimento le viene dalla produzione che la incarica di raccontare ‘la nascita del vibratore nell’Inghilterra vittoriana’, e lo fa abbracciano uno stile che ricorda in parte i toni sentimentali e nostalgici dei film della Merchant Ivory Productions (vedi “Casa Howard”, “Quel che resta del giorno”, “Camera con vista”), e in parte la commedia sentimentale più recente tipica dei film di Hugh Grant come “Quattro matrimoni e un funerale” e “Notting Hill”. La premessa storica fornisce di per se un ricco piatto dal quale attingere: L’idea diffusa nella società moderna della fine dell’800 che il corpo femminile non potesse provare piacere, e che le insoddisfazioni e frustrazioni di donne relegate a ruoli di casalinghe subordinate fossero riconducibili ad uno spostamento dell’utero (questa è effettivamente la diagnosi della malattia denominata isteria, che veniva trattata in quel periodo con un massaggio genitale da parte del dottore). E Wexler sfrutta appieno l’opportunità, virando da affermazioni politiche o sociologiche, ma raccontando piuttosto in maniera frivola, ma allo stesso tempo rivelatrice, una storia che un secolo e più dopo fa sicuramente sorridere. In questo contesto seguiamo le vicende del giovane dottore Mortimer Granville, interpretato dall’attore emergente inglese Hugh Dancy, che già avanti al suo tempo per aver abbracciato la teoria dei germi, considerata ai tempi dall’intellighenzia del settore medico come un grosso azzardo, o peggio un mito, si trova a diventare parte di una clinica per la cura dell’isteria. Ma è il suo incontro con la brillante Charlotte (Maggie Gyllenhaal) figlia del socio di maggioranza, che diventa la dimostrazione vivente che una donna intelligente, felice e realizzata deve per forza soffrire di isteria nella società del 1880 (!) che lo spinge a rivedere le sue certezze mediche. Il cast di supporto che include tra gli altri Felicity Jones, Jonathan Pryce e un pressoché ’irriconoscibile Rupert Everett nel ruolo di innovatore nel campo della tecnologia (dalla fusione delle competenze del suo personaggio e quelle mediche di quello di Dancy nascerà il vibratore!) supportano abilmente un film che fa dell’assurdità storica della sua premessa, ma senza mai sottolinearla apertamente o forzarla, la leva dal quale nascono molte risate.
Di Marco Lucchino, da film.35mm.it

Soggetto potenzialmente esplosivo e un cast di attori di classe, portano all’attenzione del pubblico il ritorno alla regia dell’eterna esordiente Tanya Wexler dopo dieci anni di silenzio. L’affascinante Maggie Gyllenhaal nei panni della suffragetta filantropa e anticonformista e il teneramente goffo Hugh Dancy nei panni del medico che quasi per caso inventa il vibratore per signore sono le vere stelle di Hysteria (lei, in particolare, brilla prepotentemente di luce propria. Non passano inosservati nemmeno Rupert Everett (eccentrico e ricco nobile) e Jonathan Pryce (medico specializzato in isteria femminile). In una Londra vittoriana stigmatizzata dalla sessuofobia e dalla disparità tra uomini e donne, a molte signore (vedove, nubili, ma persino sposate) viene diagnosticata l’isteria – che altro non è che un concentrato di inibizione morale e repressione sessuale. La cura, secondo il dottor Dalrymple, è un massaggio vaginale: da qui all’invenzione di un attrezzo medico che è in realtà il primo sex toy elettrico della storia il passo è molto breve. Il tema frivolo viene visto attraverso uno sguardo intelligente e persino autoironico e viene collegato con una riflessione più importante sulla condizione femminile e sulla libertà individuale in società particolarmente legate a chiusi moralismi e sottese differenze tra i due sessi. Grazie al garbato umorismo britannico questa commedia ambigua e giocata sui doppi sensi non scade mai nel volgare e non appare sboccata e scollacciata: nonostante il tema a forte rischio di scivoloni, anche le scene più esplicite mantengono una ironica e lievemente distaccata eleganza, tanto da fare sembrare il film quasi una favola sullo sfondo della conquista dell’identità femminile – non solo sessuale. In effetti, i bisogni erotici delle donne e la pruderie vittoriana rappresentano solo il contesto sul quale si staglia una storia d’amore romanticissima – quanto prevedibile – tra i due protagonisti che all’inizio non si piacciono nemmeno un po’. Il vero significato della storia però è un altro e non ha a che fare né esclusivamente con il tema soft porno né con l’amore: Hysteria è un film sul coraggio di seguire i propri desideri più profondi e non quelli che la società si aspetta da ciascun individuo.
Di Maria Silvia Sanna, da cinema4stelle.it

Londra, epoca vittoriana, tardo Ottocento. La scienza medica arranca dietro a vetusti luoghi comuni: perfino l’esistenza dei germi sembra un’idea eccentrica e senza fondamento. Il giovane dottor Granville(Hugh Dancy), passa di studio medico in studio medico, e viene puntualmente liquidato per le sue teorie all’avanguardia. Trova infine accoglienza presso un collega più anziano (Jonathan Price), eminente specialista nel campo dell’”isteria femminile”, termine sotto cui raccoglie senza criterio “Ninfomania, Frigidità, Ansia e Malinconia”, affermando compiaciuto che “più della metà delle londinesi ne sono afflitte”.
La cura unica proposta dal luminare consiste in un “massaggio meticoloso e deciso della parte più delicata del corpo femminile”, un rimedio che dispensa come uno sciroppo, mentre asserisce convinto che “l’unica forma di piacere femminile, può derivare dalla penetrazione dell’organo maschile”. Approvata da uno stimato professionista e vestita di termini medici, la pratica ne viene socialmente legittimata e il suo ambulatorio è sempre pieno. La conseguenza è che, a forza di somministrare la cura, il suo assistente – il Dr. Granville – si ritrova con la sindrome del tunnel carpale. Urge trovare un palliativo meccanico…
Potete ufficialmente raccogliere tutte le commedie americane mainstream degli ultimi 12 mesi – sboccate per quanto lo consente il linguaggio, e vuote per quanto lo consente la fisica – e tirare lo sciacquone: se c’è da scherzare sul sesso, molto meglio rivolgersi agli inglesi. Hysteria forse è in ritardo sui tempi, con le sue basilari rivendicazioni femministe, ma non si fa scrupolo di andare con brutale entusiasmo al nocciolo del problema: ovvero che ogni questione sociale è prima di tutto, e freudianamente, una questione di fisiologia corporea. Nel film il “diritto al piacere” è infatti il vessillo di rivendicazioni politiche più ampie: la figlia dell’esperto in isteria (Maggie Gyllenhaal), uomo conservatore e proto-capitalista, gestisce una scuola pubblica mendicando prestiti tra le famiglie dell’alta società e impegnando i gioielli della madre. Ed è l’unica che considera l’attività del padre per quello che è davvero: un bordello per ricche signore. Per questo il senso della sua battaglia si racchiude in una sorta di socialismo edonista: l’orgasmo deve essere cosa per tutte, e perché ciò accada l’unica via sono il benessere e la consapevolezza.
I piani di lettura non si esaurirebbero qui, ma lo spazio stringe. Hysteria garantisce un’ora e mezza di intrattenimento intelligente, mezza dozzina di gag di Rupert Everett (nel ruolo dello scienziato amico di Granville che brevetta l’invenzione) da restarci secchi, e lo sdoganamento in grande stile di uno strumento di piacere che ha ancora il potere di risvegliare antichi tabù (ne avete mai visto una pubblicità in TV?). Non l’avevamo ancora detto: stiamo parlando del vibratore.
Di Giorgio Viaro , da bestmovie.it

Rupert Everett torna al cinema con un delizioso film dal sapore molto british. Inglese per ambientazione, il film vanta la regia di un’audace regista americana e di un altrettanto temerario sceneggiatore texano. Perché sono entrambi da definire così coraggiosi?
Perché hanno avuto l’ardire di raccontare la storia dell’invenzione del vibratore, nato per curare l’isteria delle donne. Donne che probabilmente non erano soddisfatte del proprio matrimonio ed erano relegate ai lavori domestici e alla cura della famiglia.
Donne che Maggie Gyllenhaal, con il suo caparbio personaggio, cerca di scuotere dal torpore per condurle verso la parità dei sessi, il voto, l’università. In una commedia divertente e dotata di un eccezionale sense of humour.
Tania Wexler ha raccontato un argomento tabù, affrontandolo con delicatezza e una sana ironia, in barba ai bigotti e ai puritani. Rupert Everett interpreta un personaggio a lui noto, quale il gentleman inglese, simpatico e un po’ irriverente: il suo Edmund è un inventore da strapazzo che realizza gli oggetti più disparati ed è uno dei primi a possedere e utilizzare il telefono, in una serie di conversazioni di volta in volta più spassose.
Seppur lasciata sullo sfondo, la situazione politica dell’epoca, con l’avvento delle suffragette, emerge nel personaggio interpretato da Maggie Gyllenhaal: una donna che si discosta dalle imposizioni paterne per dedicarsi alla cura dei più bisognosi e per ribellarsi alla condizione delle donne, mere casalinghe che non hanno la minima possibilità di esprimere il proprio io. Il suo personaggio ricorda la studentessa di Mona Lisa Smile ma qui, abbandonate le gonne a ruota degli anni ’50, l’attrice combatte per una giusta causa.
Ottima la scenografia che restituisce la Londra vittoriana, con tanto di carrozze, abiti vaporosi e la strumentazione ginecologica che è tutta da ridere. Perfetto Hugh Dancy nel ruolo del giovane medico che si procura una contrattura alla mano a forza di praticare manovre molto particolari alle sue pazienti.
Audace progetto, come si diceva all’inizio: la regista ha infatti raccontato di aver avuto non poche difficoltà a trovare finanziamenti per il suo film ma che, alla fine, agli inglesi che lo hanno visto per primi, Hysteria è piaciuto molto.
Tra le risate dei giornalisti, attori, regista e sceneggiatore hanno raccontato di come gli uomini si siano mostrati reticenti ad accettare il film perché non vedono di buon’occhio il loro nemico giurato, ovvero il vibratore.
Lo stesso Rupert Everett ha parlato della teoria secondo cui la stessa regina Vittoria abbia fatto uso del vibratore, guarendo così dall’isteria.
Consigliabile dunque per coloro che sanno ridere di un argomento tabù e che, soprattutto, apprezzano l’ironia tipica dei film inglesi.
Di Daria Castelfranchi, da cinemalia.it

Hysteria, il terzo film della regista britannica Tanya Wexler, è stato presentato in concorso all’ultimo festival di Roma dove ha ottenuto una calorosa accoglienza, scatenando l’ilarità del pubblico. Ma il percorso che la pellicola ha dovuto affrontare per venire alla luce è stato tortuoso. Quando ben sette anni fa la sceneggiatrice Jonah Lisa Dyer ha presentato all’amica regista il soggetto del film  è inutile dire quanto  la Wexler sia rimasta subito attratta dalla storia della nascita del vibratore, essendo lei laureata in psicologia dei generi sessuali. Ma l’opera è stata realizzata solamente ora perché non si riusciva a trovare nessuno disposto a produrla.
Siamo a Londra nel 1880, in piena epoca vittoriana. Mortimer Granville (Hugh Dancy) è un giovane dottore che cerca continuamente di introdurre nuove scoperte scientifiche all’interno degli ospedali dove trova lavora, ma essendo gestiti da vecchi medici devoti alle antiche e sbagliate convinzioni, il ragazzo viene sempre licenziato. Mentre cerca un nuovo lavoro, conosce il dottor Dalrymple (Jonathan Pryce) e le sue due figlie, la dolce Emily (Felicity Jones) e la combattiva e ribelle Charlotte (Maggie Gyllenhaal). Dalrymple pratica la cura dell’isteria delle donne, molto diffusa all’epoca, facendo provare ad esse piacere fisico “manualmente”. Mortimer viene assunto e insieme al suo amico Edmund (Rupert Everett), creativo inventore, realizzerà un oggetto che sconvolgerà tutti, il vibratore appunto.
Nella più puritana delle epoche la creazione di un simile oggetto deve aver turbato, e non poco, la  mentalità benpensante ed è proprio su questo che gioca la sceneggiatura del film, creando situazioni comiche a non finire. Indugiando molto sullo spiegare al giovane assistente il modo in cui destreggiarsi per “curare” le sue pazienti, il dottor Dalrymple non si risparmia certo in dimostrazioni pratiche accurate e dettagliate, così che il piacere femminile diventa il vero protagonista della pellicola o almeno di tutte le gag che scatenano le risate dello spettatore.
Fino a quando il film affronta senza censure e con coraggio un simile argomento tutto funziona ma la verità è che Hysteria non è solo questo, anzi mette in ballo più cose, diventa commedia di denuncia e cade nel romanticismo più banale alla fine. Hysteriavuole apparire come un’opera innovativa e originale ma in fondo non regala nulla di nuovo e di particolarmente interessante. Le due figure delle figlie rappresentano il correlativo oggettivo della convenzionalità messa in scena nel film: tanto Emily rispecchia perfettamente lo stereotipo della ragazza delicata, casta e pudica dell’epoca vittoriana, quanto Charlotte, invece, impersona la ragazza ribelle e combattiva, che crede nella parità dei sessi e che lotta per cambiare le cose.
 La pellicola Hysteria non regala niente di nuovo in ambito cinematografico ma un paio d’ore per distrarsi, che poi è quello che interessa al pubblico ed è anche il fine del film, sono assicurate.
Di Giorgia Tropiano , da digitalizzandotv.net

In teoria, sarebbe la storia (molto romanzata) dell’invenzione del vibratore e dei suoi creatori.
In realtà, è un’ottima commedia romantica, scritta con intelligenza, messa in scena con sobrietà e recitata splendidamente da un gruppo di attori che fa a gara a chi ha l’accento inglese più marcato.
Tabya Wexler, la regista, ha uno stile sobrio ma non anonimo e riesce a imprimere la sua personalità alla pellicola, senza fare nulla di particolare. Il film ha un bel ritmo, ottimi dialoghi e una messa in scena non sfarzosa ma che riesce a ricreare bene l’atmosfera degli ultimi anni del diciannovesimo secolo inglese.
Menzione d’onore alla sempre bella e brava Maggie Gyllenhaal e alla versione bolsa e barbuta di Rupert Everett.
Un bel film davvero per tutti che, se riuscirà ad arrivare al pubblico femminile, potrebbe diventare uno di quei piccoli fenomeni che fanno un sacco di soldi.
Consigliato.
Da prontoallaresa.blogspot.com

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