Mozzarella stories

Ebbene sì. Anche in Italia si possono realizzare titoli che vadano oltre le solite commedie sentimentali, rischiando, osando, tanto nello script quanto nei protagonisti, facendo centro. Perché Mozzarella Stories, esordio in sala di Edoardo De Angelis, conquista, diverte, ammalia, grazie ad una follia cinematografica che tocca i vari punti cardinali del film. Dalla regia alla sceneggiatura, dalle scenografie alla caratterizzazione dei personaggi, dalle musiche alla fotografia, tutto in Mozzarella Stories è eccessivo, al limite del kitsch, voluto e con coraggio assemblato. Perché se il tocco zigano di Emir Kusturica, qui in veste di produttore, si fa sentire, De Angelis omaggia esplicitamente tanti altri ‘miti’ del cinema di questi ultimi decenni. Da Tarantino a Scorsese, senza dimenticare la tradizione nostrana, finendo così per dar vita ad un prodotto innegabilmente imperfetto ma sicuramente d’impatto.
Portandoci per mano nel casertano delle mozzarelle di bufala, De Angelis alterna personaggi, storie, mondi imprenditoriali che si incontrano, con l’incubo della Cina che arriva a sfiorare le celebri mozzarelle, tipiche della tradizione casertana, finendo così per far esplodere una guerra tra ‘bande’ che convince, per quanto atipica all’interno del nostro spesso ripetitivo e stantio cinema.
Nel regno delle mozzarelle, Ciccio DOP è il signore assoluto. Dopo anni di dominio incontrastato si trova ad affrontare una crisi senza precedenti che lo vede precipitare in una guerra di mercato contro dei misteriosi imprenditori cinesi che hanno invaso improvvisamente supermercati e ristoranti con una mozzarella di ottima qualità ma a metà prezzo…
Tutto ha inizio in una sfarzosa villa dai gusti architettonici decisamente opinabili, con tanto di bagno in piscina sotto una cascata di mozzarelle. Così si presenta Mozzarella Stories, tracciando quelle basi al limite del trash che continueranno a farsi vedere per il resto della pellicola. Perché la scelta stilistica del regista è evidente, e assolutamente affascinante. La follia regna sovrana, in una Caserta da videoclip, attraversata da facce e colori che riescono perfettamente a descrivere il declino, politico, culturale e sociale, a cui è andata la città alla fine degli anni 90. L’oro bianco, ovvero l’amata mozzarella, tesoro intoccabile di queste parti, viene ‘rubato’ dai cinesi, che con coraggio si mettono a far concorrenza al ‘padrone’ della bufala calabrese, ovvero Don Ciccio, finendo per innescare uno tsunami di conseguenze che per 90 minuti travolgeranno l’attento spettatore.
Perché se De Angelis spesso non convince, non riuscendo ad amalgamare le tante, troppe storie che si intrecciano lungo l’arco della pellicola, c’è un coraggio di fondo nel far qualcosa di ‘diverso’ da premiare. Ad aiutarlo un cast tanto variegato quanto impeccabile, nel portare avanti una trama così bislacca e divertente. Promossa Luisa Ranieri, nei panni di una donna forte, capace di reinventarsi, di riemergere dalle ceneri, dotata di una sensualità perennemente al limite tra le femminilità e la volgarità, qui figlia di quel Don Ciccio che farebbe entusiasmare anche uno come Martin Scorsese, per quanto ’sanguigno’, irruento e sanguinario. Al loro fianco si fanno notare Andrea Renzi, l’Uomo in Più di Sorrentino, chiamato ad interpretare un lucido e fedele ragioniere, e l’ottimo Massimiliano Gallo, meschino cantante da quattro soldi pronto a tutto pur di volare a Pechino, ed esaudire il suo sogno professionale.
L’immagine dell’Italia che ne esce fuori da questo Mozzarella Stories è quella di un Paese ancora oggi incapace di reagire alla globalizzazione, primatista nel ’saper fare’ il proprio mestiere ma maledettamente schiacciato dal nuovo tecnologico che avanza, con bande criminali pronte a tutto per eliminare proprio quel ‘nuovo’, mantenendo così intatto il proprio potere. Tralasciando alcune mancanze di scrittura, più che giustificabili dinanzi ad un esordio, Edoardo De Angelis realizza un titolo talmente eccessivo, originale e colorato da non sembrare neanche un prodotto nostrano. Se non ci fosse il certificato DOP, con tanto di sentiti complimenti.
da “cineblog.it”

Sceneggiato da Edoardo De Angelis assieme all’amico Devor De Pascalis (finalista al Premio Solinas grazie proprio per questo script), arriva al cinema quella che la stessa locandina dichiara essere una “commedia malavitosa a base di caglio”. Mozzarella Stories – questo il titolo definitivo, a differenza del progetto originario che si chiamava un po’ meno evocativamente Caserta Stories – è in effetti senza dubbio un esperimento divertente, che mescola i toni comici a quelli del mafia movie, con personaggi e quadretti a volte grotteschi (grazie anche all’ambientazione casearia, che alle immagini grottesche offre un ottimo assist). La cifra del film è probabilmente definita dalla sequenza iniziale in cui, da un’enorme statua a forma di bufala, si origina una pioggia di mozzarelle in piscina durante una festa malavitosa a base di musica napoletana neomelodica e vestiti kitsch. Il protagonista, nome d’arte “Ciccio DOP”, è interpretato da Giampaolo Fabrizio, ai più noto per la sua imitazione di Bruno Vespa a Striscia La Notizia ma qui capace di una performance davvero magistrale. Il suo personaggio ricorda un Padrino in chiave assai meno seriosa, e persino il suo “ragioniere” ricorda un po’ l’avvocato consigliere Tom Hagen della saga mafiosa di Francis Ford Coppola.
Riguardo il tema, è interessante constatare come, nonostante la vicenda narrata – che tira in ballo criminalità organizzata, imposizione di marchi caseari e lotta contro la concorrenza cinese -, il regista ci tenga a non lanciare mai accuse o insinuazioni specifiche e non far mai sembrare il suo un atto di ironica denuncia piuttosto che un puro divertissement di genere. A ben pensarci non è nemmeno così strano, dato che – per stessa ammissione di De Angelis – l’ispirazione principale per questa pellicola non è stata la volontà di affrontare temi scomodi ed attuali, bensì la singola scena in cui un uomo rimane bloccato sotto il mastodontico peso della propria amante, morta su di lui alla fine di un amplesso. Suggestione ripresa ed inserita nel film nel momento decisamente più surreale di una storia che si avvia al finale per vie farsesche.
In definitiva, un buon film con un ottimo cast (in primis Luisa Ranieri, Tony Laudadio e Massimiliano Rossi) e dal finale cinico e poco consolatorio. E che nonostante il sangue e la violenza, lascia nello spettatore una voglia matta di mozzarella di bufala.
Gianluca Grisolia, da “doppioschermo.it”

Ciccio DOP è una vera autorità nel mondo della mozzarella di bufala, un casaro ammanicato e intrallazzato come pochi che in nome della sua fiorente attività e del denaro ha dovuto, negli anni, accettare molti compromessi. Dopo anni di dominio incontrastato l’incombente ‘minaccia gialla’ rischia di mandare all’aria il suo impero perchè dalla Cina con furore è arrivata a Caserta e dintorni la mozzarella di bufala più buona ed economica mai vista sul mercato. Per uno come Ciccio Dop, che si trova meglio a parlare con le bufale che con la propria figlia, la situazione diventa insostenibile. Sofia è una donna affascinante, grintosa e intraprendente che non si è fatta mai troppe domande sulla fruttuosa attività di famiglia e si è accompagnata ad un infelice cronico, il cantante neomelodico Angelo Tatangelo che l’ha sposata solo per interesse. Non è infatti mai riuscito a dimenticare la sua ex, la cantante jazz italo-americana Autilia, un tempo anche sua partner musicale che ora è tornata in città alla corte del malinconico Gigino a’Purpetta. Toccherà al Ragioniere insieme allo scagnozzo Dudo soprannominato ‘lo zingaro’, ex-campione di pallanuoto reclutato per il recupero crediti, provare in tutti i modi a risolvere una situazione che potrebbe trasformarsi in tragedia da un momento all’altro…
Aida Turturro è Autilia Jazz Mood in Mozzarella Stories La nuova brillante proposta ‘nostrana’ di Eagle Pictures è tutta un fermento (lattico), un concentrato di passione e di musica, di azione e melodramma, una zingarata casertana piena di energia e tenerezza che con toni decisamente sopra le righe racconta le contraddizioni, le bellezze e le brutture dell’Italia di oggi e di ieri.
Protagonista principale e regina indiscussa la mozzarella di bufala, oggetto del desiderio e simbolo di opulenza che con la sua accogliente rotondità e il suo candore racchiude insieme tutte le eccellenze e le sconfitte del Sud del nostro amato Paese. Un’umanità smarrita e lacerata nel profondo rappresentata sullo schermo da grandi caratteristi come Gianpaolo Fabrizio, Massimiliano Gallo, Tony Laudadio, Giovanni Esposito e una bravissima Luisa Ranieri, eroina casearia che, grazie al sostegno di una massaggiatrice dagli occhi a mandorla e al ‘generoso appoggio’ del suo alter ego musicale, incarnato da una straordinaria Aida Turturro, riesce ad arrivare laddove nessuna donna campana era mai riuscita prima.
Edoardo De Angelis debutta con disinvoltura dietro la macchina da presa con Mozzarella Stories, una commedia dal retrogusto amaro, un po’ zigana, un po’ western e un po’ pulp, in cui c’è tanto ma mai troppo, in cui regna un’insoddisfazione di fondo e in cui tutti hanno qualcosa da perdere ma in pochi sanno farlo con dignità.
Al ritmo di canzoni neomelodiche, pistolettate e dolenti muggiti, va in scena una tragicommedia forte che parla di noi, di uomini e donne, di meschinità e di orgoglio, di passato e futuro e, immancabilmente, di vita e di morte.
Un disordine turbolento, quello di Mozzarella Stories e quello che viviano in questo momento noi italiani, un caos che sul grande schermo finisce per trasformarsi da difetto in pregio in un’opera prima non perfettamente fluida nella narrazione, un collage di situazioni e personaggi grezzo ed esuberante, una miscela esplosiva come poche se ne sono viste finora nel nostro giovane cinema.
Massimiliano Gallo in Mozzarella Stories di Edoardo De Angelis Il classico mafia-movie si sposa così in maniera bizzarra con lo stile zigano di Emir Kusturica (produttore del film e amico del regista) e con le bizzarie tarantiniane nelle mani di Edoardo De Angelis, la risposta italiana al brillante talento surreal-grottesco di Alex De La Iglesia. A questo proposito la scena iniziale della pomposa festa in piscina con tanto di pioggia di mozzarelle dal cielo con gli invitati che si tuffano in acqua per addentarle parla da sola…
Insomma un cinema verace e vorace di cui l’Italia e gli italiani hanno bisogno, un cinema che sorprende, fatto di donne e sapori, che faccia divertire e riflettere, un cinema da vedere e assaporare con l’acquolina in bocca. Perchè se “la panza non conosce crisi”, come dice Ciccio Dop, il cinema italiano, purtroppo, la conosce benissimo.
Luciana Morelli, da “movieplayer.it”

Prodotto dalla Eagle Pictures, Bavaria Media Italia e Centro sperimentale di Cinematografia Production, Mozzarella Stories è l’opera prima del giovane regista casertano Edoardo De Angelis.
Prendendo spunto dalla realtà della città in cui è cresciuto, il film nasce, come ha sostenuto lo stesso De Angelis, dall’amletico dubbio, condiviso con l’’amico sceneggiatore Devor De Pascalis, di cosa accada a colui, che , braccato da più parti, si ritrovi incastrato sotto il “voluminoso” corpo dell’amante, deceduta col sorriso sulle labbra proprio nel momento dell’amplesso.
La storia di questa “commedia malavitosa a base di caglio” è la parabola discendente di Ciccio DOP (Giampaolo Fabrizio), imprenditore casertano, leader nella produzione della mozzarella di bufala, che, braccato dalla malavita locale, è alle prese con la crisi più nera per mezzo della concorrenza cinese, in grado di distribuire lo stesso prodotto ad un prezzo dimezzato e con una qualità sorprendentemente buona.
Ma è la storia soprattutto di una lunga serie di personaggi, come Sofia, la figlia del “casaro” (Luisa Ranieri), il marito cantante (Massimiliano Gallo), l’amante Autilia (Aida Turturro), il lucido ragioniere (Andrea Renzi) e l’ex campione di pallanuoto, Dudo (Massimiliano Rossi).
Si tratta di personaggi sopra le righe, spesso eccessivi, che come vuole la commedia all’italiana, hanno caratteri ben delineati, quasi statici, le loro vicende, delle vere e proprie disavventure, sembrano surreali, tanto da far sfociare alcune scene nel pulp, eppure riusciamo a comprendere le loro reazioni senza alcuna difficoltà, sono talmente radicati nella loro realtà da sembrarci realistici.
Ognuno di loro reagirà secondo le proprie inclinazioni, chi con carisma e decisionismo, chi con violenza, alcuni da meschini ed altri infine con folli gesti dalle tinte melodrammatiche. Ne usciranno vittoriose soprattutto le donne, di cui il regista mette in scena l’aggressività, la capacità di reinventarsi, di esser visionarie e di riuscire infine a realizzare ciò in cui hanno investito i propri sforzi. Il personaggio interpretato da Luisa Ranieri è stato pensato appositamente per l’attrice dallo stesso regista, che, non nascondendone mai la femminilità, spesso diminuita in altre sue apparizioni, dice non esser riuscito a pensare ad un personaggio maschile con le stesse qualità. Le fanno da contraltare una serie di uomini vittime delle proprie debolezze, le loro reazioni spesso strampalate ed iperboliche non riusciranno a salvarli, neanche il più lucido tra loro, il fedele ragioniere, si prenderà la responsabilità di agire, fermandosi agli utili consigli.
E’, infine, Mozzarella Stories un film che riesce a farci sorridere, gli stessi temi più duri, come la malavita e la crisi economica, rimangono sullo sfondo quasi un pretesto per pensare alle reazioni degli uomini, alle nostre, riuscendo a farlo con originalità, leggerezza e cinismo.
Daniele Finocchi, da “voto10.it”

A leggere tra i crediti nei titoli di coda, si scorge il nome di Emir Kusturica come produttore esecutivo: e a vedere Mozzarella Stories, il primo lungometraggio di Edoardo De Angelis, si capisce cosa c’entri il grande regista serbo con questo curioso racconto di mozzarelle e malavita. Il film infatti riesce in due imprese in cui di solito i giovani registi italiani falliscono, ossia lavorare tra le pieghe dei generi e gestire un racconto corale. Il film vede al suo centro Don Ciccio D.O.P., invidiato produttore di mozzarella di bufala, che rischia di fallire sia per l’esoso pizzo da pagare alla malavita, sia per la concorrenza dei cinesi che vendono ottima mozzarella a metà prezzo. Attorno a lui ruotano la figlia Sofia, che vuole smarcarsi dal matrimonio con Angelo, ancora innamorato della sua ex, e Dudo, silenzioso pallanuotista di origini gitane, passato a fare il lavoro sporco. La sceneggiatura, scritta dal regista con Devor De Pascalis, Barbara Petronio, Leonardo Valenti e Pietro Albino Di Pasquale riesce a gestire gli intrecci e il coro di personaggi con minime sbavature e racconta un mondo in cui si specchia l’intero paese.
E questo parallelismo è evidente fin dall’inizio, quando alla sfarzosa e opulenta festa del 1999 si oppone il vento della crisi di “qualche anno dopo”, permettendo al film di diventare una sorta di allegoria sul declino degli “imperi” italiani – economici e culturali – quelli coltivati a suon di sfarzo e corruzione e che adesso si trovano a decadere senza dignità, vedendo nell’estero e nei capitali stranieri gli unici mezzi di possibile sostentamento. Quella raccontata da De Angelis è una realtà che si sta costruendo sotto i nostri occhi (sono di questi giorni le notizie di aziende cinesi che comprano fette del nostro debito pubblico) e che lui rielabora giocando coi registri, alternando ironia e noir, farsa e violenza, Gomorra e Vincenzo Salemme. E il gioco gli riesce, grazie a una sceneggiatura abile nel dare compattezza ai molti rivoli (solo la sotto-trama di Dudo, con tanto di divagazioni oniriche, è di troppo) e a destreggiarsi disinvoltamente nei suoi capitoli stilisticamente differenti, e a una regia che preferisce l’eccesso al rischio della piattezza, riuscendo però a cogliere un lato kitsch e bizzarro realmente presente nella cultura casertana. E se eccedere significa presentare un Gianpaolo Fabrizio (il Bruno Vespa di Striscia la notizia) in versione Brando, che muore tra le bufale declamando un monologo shakespeariano, o una Luisa Ranieri che va verso la vendetta in abiti da fantino sadomaso, armata di nerbo, allora ben venga l’eccesso.
Emanuele Rauco, da “radiocinema.it”

L’esordio alla regia di Edoardo De Angelis è fresco e genuino come la mozzarella, di cui si parla nel film. Nel giro d’affari della mozzarella casertana, Ciccio Dop è riuscito a costruirsi un piccolo impero. Dopo anni di monopolio assoluto, però, una nuova mozzarella esce sul mercato: buona, succosa e a metà prezzo. È l’inizio di una guerra con dei misteriosi imprenditori cinesi.
Intorno a lui si muovono diversi personaggi, ognuno con la propria storia, compresa la figlia Sofia.
I personaggi del film, come ha spiegato il regista, nascono dall’osservazione di una serie di persone reali, che gli gravitavano attorno e dalle quali ha preso spunto.
De Angelis descrive un universo in cui tutto gira intorno alla mozzarella e alla situazione economica che da essa si ricava. Vissuto a Caserta per oltre dieci anni, il regista racconta aspetti di una città e zone limitrofe di cui ha fatto esperienza e ha provato in prima persona, come aver giocato per diversi anni a pallanuoto e frequentato l’ambiente musicale.
Il tema che ha voluto sottolineare è quello di arrivare a un passo dal diventare qualcuno, o realizzare il proprio progetto per il futuro, ma purtroppo essere fermati da individui che succhiano l’essenza vitale altrui. Il sentimento che ne deriva è condivisibile da molti. La frustrazione di aver fallito perché qualcun altro ci ha tarpato le ali è immensa e, a volte, insopportabile. Questo accade a Ciccio Dop che, in una scena molto significativa in cui parla con le sue bufale, svela il suo cuore e i suoi sogni. La criminalità organizzata è la causa principe della situazione in cui versa il protagonista. In “Mozzarella stories” fa da sfondo per tutta la sua durata, senza esserne protagonista.
Sono le storie dei personaggi che in esso si muovono ad avere un ruolo di primo piano. In più la pellicola è dominata da figure femminili determinate e affascinanti, che sanno prendere le redini di qualsiasi situazione.
Sofia vuole essere un’imprenditrice, portando avanti le sue idee e regole. Il film è stato scritto apposta per Luisa Ranieri, rimasta lusingata e colpita dalla descrizione di questa donna. Per Giampaolo Fabrizio (attore teatrale e “Vespa” televisivo) è la prima volta in un film per il grande schermo. L’attore è riuscito a delineare bene la frustrazione di Ciccio Dop.
L’intento del regista è stato quello di portare lo spettatore al riso e alla commozione nello stesso tempo, riuscendoci in parte. Questi si trova di fronte a delle situazioni in cui non si può trattenere dal ridere per la loro semplicità e genuinità, che ne valgono la visione.
Per De Angelis l’unica maniera per ottenere la buona riuscita di un film è parlare di cose che si conoscono bene e che fanno parte della propria sfera emotiva. Ha portato avanti un’esplorazione divertita, visionaria, a volte, eccessiva del proprio immaginario per catturare appieno un universo pulsante di vitalità con i toni leggeri della commedia.
“Mozzarella stories” è dedicato alle tre donne della sua vita – “a mia nonna, a mia madre, a mia zia” – donne forti e impegnate a cambiare la vita degli altri.
Per il suo film ha voluto mettere in rilievo il punto di vista della donna, l’unica capace di dare una svolta con regole nuove.
Francesca Caruso, da “cinemalia.it”

La Eagle Pictures sembra aver deciso di adottare una politica volta a promuovere sempre di più film dedicati a raccontare piccole realtà italiane. Dopo il grande successo di “Basilicata Coast to Coast” di Rocco Papaleo, uscirà al cinema il 23 Settembre “Mozzarella Stories”, primo lungometraggio diretto da Edoardo De Angelis, che ha contribuito anche alla stesura della sceneggiatura. Il film ruota attorno a Ciccio DOP, signore assoluto della produzione del ‘casaro’, che si trova a dover affrontare una crisi finanziaria senza precedenti a seguito dell’introduzione sul mercato italiano di una mozzarella di bufala prodotta da una ditta cinese. Questi ultimi, proponendo un prodotto di gran qualità a metà prezzo, sono riusciti ad aggiudicarsi buona parte della clientela di Ciccio DOP che, nonostante rischi il fallimento, è costretto a pagare un ingente pizzo. La riscossione dei soldi destinati alla camorra e le vicende familiari dei principali componenti del caseificio, si intrecceranno tra loro, dando vita a situazioni paradossali, al limite del surreale.
Il film, autodefinitosi un commedia malavitosa a base di caglio, è un omaggio alla città natale del regista e la celebrazione di quella femminilità tipica delle donne del Sud. La mozzarella di bufala è infatti il simbolo per eccellenza di Caserta, città che fa da sfondo a tutta la vicenda e a somiglianza della quale sono stati plasmati i personaggi. Sebbene “Mozzarella Stories” sembri focalizzarsi solo su questa piccola realtà campana, così come era stato per “Basilicata Coast To Coast”, riesce a parlare a un’Italia intera di un’Italia intera. Infatti il film racconta delle vicende di un gruppo di personaggi che cercano di trovare un antidoto al loro periodo di crisi in un difficile momento storico in cui tutto perde stabilità ed è in bilico tra l’ascesa e il declino. Se a questo quadro si aggiunge un tema così attuale come la concorrenza straniera sul mercato italiano e l’umanità dei personaggi, mostrati nei loro vizi e nelle loro virtù, non risulta difficile capire perché questo film riesca a coinvolgere lo spettatore o addirittura a farlo immedesimare in uno dei protagonisti. Di fronte ad un futuro incerto e ripensando ad un passato glorioso, i personaggi si sentono bloccati in un presente che gli va stretto, ma da cui non riescono ad uscire. Le figure maschili in “Mozzarella Stories” sono troppo ancorate al passato per capire le reali possibilità del futuro ed un esempio lampante di ciò è riscontrabile in Ciccio DOP, che non vuole avere alcun tipo di accordo con la ditta cinese, anche se potrebbe salvarlo dal fallimento.
La forza motrice del film è quella delle donne, le uniche capaci di utilizzare la crisi per uscire dall’immobilità ed aprirsi al cambiamento. Prima fra tutte vi è Sofia, la figlia di Ciccio, interpretata impeccabilmente da Luisa Ranieri. All’inizio del film si mostra come il personaggio più debole, sempre alla ricerca delle attenzioni del marito e della comprensione paterna, insoddisfatta dalla sua condizione attuale. Alla fine, però, è il personaggio più forte, capace di far risollevare l’azienda dalla sue stesse ceneri, senza mai perdere la dignità.
La musica, curata da Riccardo Ceres, è una presenza tangibile nel film e può essere quasi considerata alla stregua di un altro personaggio; colora il lungometraggio permettendo allo spettatore di immergersi completamente nella realtà campana.
In “Mozzarella Stories” c’è tutto: dalla violenza al ricordo di un vecchio amore che ancora brucia, dalla comicità paradossale tipica dei fratelli Coen alla divisione della pellicola in capitoli che ricorda alcuni film di Tarantino. Questa matassa di elementi è resa ancora più ingarbugliata dal numero di storie parallele che si sviluppano nel corso della storia, che costringono De Angelis a risolvere tutte le sottotrame aperte in maniera troppo sbrigativa e superficiale. In ogni caso l’originalità del copione, il coraggio nell’affrontare situazioni drammatiche e comiche allo stesso tempo e le capacità interpretative degli attori, rendono “Mozzarella Stories” un film da non perdere.
Serena Betti, da “supergacinema.it”

Faccenda del caglio: non è una bufala. Succede a Caserta, giorni nostri o giù di lì (il film inizia alla fine dei ’90). Nella città della reggia impazza la guerra della mozzarella. E’ la concorrenza cinese, che non fa sconti a nessuno e tutto svende, mandando in malora antiche imprese e redditizie, bufale DOP comprese (etichetta che in Campania – scopriamo – vale doppio: indica l’origine dei famosi derivati del latte di vacca, e la “protezione” di cui godono i suoi produttori ammanicati con la camorra). Per alcune famiglie il deprezzamento della mozzarella, a fronte di un pizzo da pagare sempre più esoso, è un cataclisma universale. Salta tutto: interessi, matrimoni, teste.
Sullo sfondo poi si agita un rettilario di cantanti neo-melodici, traditori e viscidi e pallanuotisti falliti, mentre dietro l’esordio di De Angelis si sente Kusturica (produttore) – ovvero congenita follia trattenuta da eleganza formale – e parecchia scuola campana: Mozzarella Stories è noir, commedia, musical e mafia-movie. Piacerebbe a Martone prima maniera. La morale è che non si salva nessuno, donne a parte. Giganteggia un cast di soliti ignoti. E muoiono tutti. Eccezion fatta per il film: slabbrato, colorato, eccessivo. In una parola: vivo.
Gianluca Arnone, da “cinematografo.it”

Ciccio DOP (Gianpaolo Fabrizio) è il produttore incontrastato di formaggio, soprattutto mozzarella di bufala, nella zona del casertano. Loschi affari, sparizioni, tangenti, pizzo, c’è una spianata di illegalità dietro il successo di Ciccio. Ma dopo anni di indiscusso padroneggiare sui caseifici, don Ciccio deve fare i conti con un nuovo concorrente disonesto quanto lui: il mercato cinese.
Alcuni imprenditori cinesi hanno messo in commercio una mozzarella di bufala buona quanto quella di don Ciccio, ma a un prezzo nettamente inferiore. E non c’è tangente che tenga, per far chiudere i laboratori cinesi: tutto sembra compiuto a regola d’arte.
Nel frattempo, a cercare di ritirare su le sorti dell’azienda di famiglia, ci prova la figlia di Ciccio Dop, Sofia (Luisa Ranieri), ottima manager, ma apparentemente carente di coraggio. Sofia è sposata con il cantante neomelodico, un tempo grande idolo, Angelo Tatangelo (Massimiliano Gallo); il quale, a sua volta, non ha mai dimenticato il grande amore, Autilia (Aida Turturro). Per don Ciccio lavora – riscuote il pizzo – anche un ex campione di pallanuoto, Dudo (Massimiliano Rossi), un uomo che si porta dentro un peso schiacciante. A completare la corte, girando, intorno al boss della mozzarella, uomini impietosi come Gravinio (Tony Laudadio) e fedelissimi come il Ragioniere (Andrea Renzi). Vendette, ricatti, omicidi, violenza. La cosca del formaggio non può permettersi di perdere, soprattutto se in gioco ci sono milioni di euro. La guerra delle mozzarelle è cominciata.
Mozzarella Stories è costituito da diverse narrazioni, da storie singole. È un puzzle, dove ogni pezzo è un protagonista di vicende che sono collegate tra loro per amore, per soldi, per affari, per tradimenti. Prendete i personaggi di Qualunquemente (le creature di Antonio Albanese), tingetele di noir con spennellate pulp e otterrete Mozzarella Stories.
Quest’opera prima, diretta da Edoardo De Angelis, è una commedia nera, un film di genere, una metafora che vuole denunciare. Non stiamo gridando al “caso cinematografico”; il cammino, per quello, è molto lungo. Tuttavia Mozzarella Stories è un lavoro talmente spericolato e originale, ai limiti del surreale, che non lascia strada a mezze misure di giudizio, o piace o ci si alza a metà film e si esce dalla sala. Noi siamo rimasti fino alla fine. “Una commedia noir a base di caglio, country campano, canzoni neomelodiche, bufale, camorra casertana e imprenditoria cinese”.
Tra donne forti e determinate, impavide, la camorra che scalpita, l’immobilità che può creare la felicità, Mozzarella Stories ritrae un’umanità meschina, smarrita e lacerata.
Ilaria Falcone, da “nonsolocinema.com”

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