Il dilemma

Solida e tenace, decisamente goliardica, tanto schietta quanto ruvida (sono uomini veri questi!) e meglio se nata ai tempi del college.
E’ l’amicizia “a stelle e strisce”, che Hollywood ci ha quasi sempre raccontato come virilissimo sentimento, che non trova parole per essere espresso – o meglio le rifugge – lasciando che sia la concretezza dei fatti a cementificarlo nel tempo. In un rapporto così non ci può essere spazio per ombre e angoli bui, semplicemente non sono previsti, e quando invece si intravedono, diventa difficile saperli affrontare.
A quel tavolo di ristorante, affacciato sullo sky-line di Chicago, dove brindano alla decennale amicizia due coppie divertite (quelle formate da Ronny/Beth e Nick/Geneva, rispettivamente Vince Vaugh /Jennifer Connelly e Kevin James /Winona Ryder), non c’è traccia alcuna di dubbi o inquietudini.
I due ragazzoni sono pronti a sfondare, cercando di strappare il contratto della loro vita con una multinazionale automobilistica, le ragazze invece sono in attesa di festeggiarli. Ronny e Nick si stanno giocando il tutto e per tutto, e sono affiatati quanto basta per poter credere di riuscire ad affrontare ogni eventualità. Infatti, la possibilità di vedere la moglie del proprio migliore amico, rotolarsi avvinghiata a un super tatuato, non ha ancora sfiorato la mente di nessuno.
Dire o non dire: questo è Il dilemma, e come si fa (comunque) si sbaglia. Il bivio di Ronny è pavimentato da specchi troppo scivolosi, sui quali è davvero difficile arrampicarsi; ma cosa non si farebbe per un amico?
Allan Loeb scrive, Ron Howard dirige. Scelgono entrambi, ancora una volta, il tratto classico della commedia hollywoodiana, quella che si regge sul ritmo sicuro dato dall’alternarsi di puntuali gag (spesso iperboliche) e momenti drammatici dalla portata contenuta. Perturbazioni passeggere che alimentano incomprensioni, ingigantiscono gli equivoci e che scorrono via rapide, davanti agli occhi di spettatori sempre più divertiti. Cinema che, una volta di più, vuole intrattenere, senza prefiggersi qualcosa che possa essere altro e soprattutto oltre. Chiedersi nuovamente quanto tutto questo sia utile, d’accordo, è ozioso, ma è inevitabile percepire una dissonanza, fosse anche solo un sottofondo, tra quella che è stata la filmografia di Ron Howard fino ad oggi e questo prodotto.
Howard, ci ricordiamo, ha maneggiato commedie con grande destrezza. In quest’ultima viaggia decisamente in superficie, lungo un percorso già collaudato e certo non innovativo, immergendoci però, al momento giusto, in una credibile e palpabile intensità (succede in alcuni testa-testa, davvero ben riusciti, tra Vaughn e la Connelly).
Geneva, la fedifraga, ha lo sguardo scuro e tormentato di Winona Ryder, che ritrova finalmente in questa sceneggiatura, un margine più ampio per “essere attrice”.
La fisicità di Vince Vaughn e Kevin James, burrosa e traballante, è perfetta per esseri umani così tanto imperfetti. Fossero stati più asciutti e squadrati, gran parte di ciò che vediamo nel film, avrebbe perso di empatia e efficacia. E il “peso specifico dell’amicizia”, guardandoli insieme, uno accanto all’altro, pancia contro pancia, sale effettivamente a livelli esponenziali.
Regia e sceneggiatura sposano appieno la retorica dell’eccesso, quell’eccesso che – è provato – comunque funziona sempre, indulgendo in momenti dilaganti e enfatici e creando quei “paradossi convenzionali” che da decenni sono il perno di questo genere di film.
Eh sì, anche qui ri-troviamo il brindisi imbarazzante, quella scazzottata liberatoria o quella dichiarazione plateale che abbiamo visto innumerevoli volte – storciamo la bocca, pensando “Ancora? ” – senza accorgerci che, ancora – stiamo ridendo anche noi.
Elisa Salvadori, da “comingsoon.it”

Ronnie (Vince Vaughn) e il suo migliore amico Nick (Kevin James) sono soci in un affare che potrebbe cambiar loro la vita, purtroppo Nick che è il genio della coppia non tollera alcun tipo di pressione e quando Ronnie riesce a strappare un appuntamento con una grossa azienda automobilistica per un progetto da applicare ad una linea di automobili elettriche, Nick comincia a dare segni di cedimento mettendo a rischio l’affare.
La situazione peggiorerà ulteriormente quando Ronnie in procinto di chiedere alla sua fidanzata Beth (Jennifer Connelly) di sposarlo non incrocia fortuitamente Ginevra (Winona Ryder), la moglie di Nick in compagnia di un ragazzo con cui si scambia effusioni piuttosto esplicite mandando Ronnie, che considerava l’amico e la compagna la coppia ideale, nel panico.
Ronnie si troverà così di fronte ad un dilemma che rischierà di distruggere anche la sua di relazione, dire a Nick tutta la verità rischiando di mandare all’aria l’affare di una vita o mantenere il segreto proteggendo il suo migliore amico da una delusione che potrebbe distruggerne gli ultimi residui di autostima?
Il regista Ron Howard ad oltre dieci anni da EDtv torna alla commedia dopo una serie di pellicole campione d’incassi che lo hanno trasformato in uno dei registi più richiesti di Hollywood e bisogna ammettere che il tempo trascorso dall’ultima incursione comedy si percepisce oltremodo, anche se Il dilemma resta un gradevole ibrido che regala più di qualche momento divertente.
Punto di forza della pellicola di Howard è un cast di talentuosi performer che danno credibilità all’impianto piuttosto indeciso della sceneggiatura che punta più ad una veste da black-comedy a tinte romance che ad un commedia tout court tesa a sfruttare la vis demenziale a cui sia Kevin James che Vince Vaughn ci hanno abituati.
Il pubblico più giovane e chi cerca un film alla “Adam Sandler” tanto per intenderci potrebbe trovarsi spiazzato perchè le risate sono piuttosto centellinate e la messinscena sceglie altri lidi narrativi, chi invece di solito la comedy americana di ultima generazione è abituato a glissarla, potrebbe trovare spunti interessanti in una pellicola che ambisce a fondere generi e intenti davvero complicati da maneggiare.
Il dilemma è un’operazione all’insegna dell’indeciso, che ha la grave colpa di non sfruttare a dovere una coppia di protagonisti potenzialmente esplosiva, James continua a riproporre il medesimo personaggio da troppo tempo mentre Vaughn da tempo non trova uno script capace di supportare a dovere una vis comica tutta da sfruttare, insomma una film a tratti godibile, esteticamente accattivante, ma senza dubbio un’occasione persa.
Note di produzione: la pellicola è co-prodotta da Vince Vaughn, nel cast anche Queen Latifah e Channing Tatum al suo primo ruolo brillante, una sequenza del film giudicata offensiva e discriminatoria ha causato le proteste dell‘Associazione Americana Gay & Lesbiche contro la diffamazione con la rimozione della suddetta scena dal trailer, ma non dal film.
da “ilcinemaniaco.com”

Moglie e guai degli amici tuoi
La regia di Ron Howard è inappuntabile nel congegnare una commedia agrodolce che sa aggirare i pasticci sentimentalisti ed esaltare con bravura i suoi polverosi prototipi.
Moglie e guai degli amici tuoi
Chicago. Ronny Valentine è un caparbio e audace uomo d’affari che vende ai suoi clienti prodotti milionari prima ancora che siano brevettati. Il suo braccio destro nella vita e nel lavoro è Nick Brannen, un modesto genietto dei motori che conosce dai tempi del college e del quale si fida ciecamente. Quando Nick infatti gli suggerisce che Beth, la donna con la quale sta uscendo, è la persona giusta da portare all’altare, l’uomo capisce che è arrivato il momento di proporle il grande passo e si prodiga perché il momento sia indimenticabile per la sua dolce metà. Il giorno in cui Ronny decide di chiedere la mano a Beth però accade qualcosa che destabilizza completamente la sua vita sentimentale e lavorativa: a pochi metri da lui c’è Geneva, l’adorabile moglie di Nick, tra le braccia di un energumeno più giovane. L’uomo vorrebbe subito confessare tutto all’amico, ma a rendere ancora più delicata la sua posizione c’è lo stress che i due soci stanno vivendo per un progetto che potrebbe finalmente salvarli dal lastrico: sostituire il motore di una Chrysler di ultima generazione con uno elettrico mantenendo l’appeal rock’n’roll delle vecchie Dodge. Una serie di tentativi sbalestrati e fallimentari e una montagna di fraintendimenti rischieranno di minare la longeva amicizia e di far naufragare un grande amore.
Vince Vaughn e Kevin James, protagonisti della commedia Il Dilemma Di film che portano sullo schermo storie di ordinarie corna ne è pieno il cinema: gelosia, amicizia, amore e tradimenti si mescolano in tutte le salse possibili, dal divertente all’amaro, dal grottesco all’indigesto happy end. Ne Il dilemma l’amour fou non è la sola sostanza e, per fortuna, non stritola i suoi protagonisti, ma è quasi un pretesto per la loro evoluzione, per un confronto con se stessi e con le proprie relazioni. La fluidità narrativa è la forza di questo piccolo melodramma sentimentale che sa conciliare con vigore amore e amicizia e conferma la capacità dello sceneggiatore Allan Loeb (Wall Street: il denaro non dorme mai) di dosare con equilibrio l’intreccio tematico principale e i sottotesti esplorati con grande intelligenza come la critica alla società consumistica americana e il senso del gioco di squadra mutuato dallo sport. Grazie alla raffinatezza delle battute e delle citazioni significative, ben incorporate nel racconto e affidate con sicurezza alla verve del duo Vaughn – James, Loeb riesce ad alternare le situazioni comiche ai momenti più drammatici – imperdibile l’exploit finale con la terapia di gruppo scaturito dall’insormontabile misunderstanding su cui verte l’intero film. Con Il dilemma il regista fa sua la lezione della commedia jarmuschiana in cui però il solito puzzle stralunato di situazioni inverosimili qui appare più composto, in linea con quel cinema di Hawks e di Capra cui Ron Howard ha sempre guardato.
Vince Vaughn e Kevin James in una scena della commedia Il Dilemma Vince Vaughn che porta avanti la sua crociata contro il tradimento ai danni del suo miglior amico fa pensare al memorabile Russell Crowe in A Beautiful Mind, opera sicuramente più riuscita del buon Howard: Vaughn riesce a calibrare con talento e misura quella dose di straordinaria follia di cui il suo personaggio si carica quando la potenza dell’amicizia lo travolge e le rughe del suo viso sembrano contorcersi realmente e incontrollabilmente davanti al dubbio che lo tortura smaniosamente per tutta la durata del film. A consolidare la sua prova attoriale ci pensa l’intesa con Kevin James, che al fianco di Vaughn ricorda nello scarto fisico il Danny DeVito “gemello” improbabile di Arnold Schwarzenegger nella commedia di Ivan Reitman. La coppia regge con abilità le due ore de Il dilemma, ma lo spettatore non potrà dare prova di altrettanta resistenza di fronte a un durata davvero eccessiva per una trama tanto semplice.
Channing Tatum in una scena della commedia Il Dilemma La regia di Howard è inappuntabile nel congegnare una commedia agrodolce che sa aggirare i pasticci sentimentalisti ed esaltare con bravura i polverosi prototipi, vedi il ragazzone californiano tutto muscoli, niente cervello e troppi piagnistei interpretato da un sorprendente Channing Tatum. Quello che però rischia di schiacciare la buona riuscita dell’opera è l’andamento lento della storia, i cui risvolti arrivano a risvegliare l’interesse in sala solo negli ultimi frenetici minuti. Il picco finale in cui i protagonisti guardano nella macchina da presa e si rivolgono allo sguardo più attento è una mossa strategica di Howard che vale tutto il film, ma la tattica, anche se realizzata con precisione e piglio autoriale, non sempre paga. Specie quando la sala è gremita di un pubblico che si aspettava l’ennesima commedia romantica, ha perso la pazienza nell’attendere una svolta felice dei suoi personaggi e non può apprezzare l’imprevedibile soprassalto dell’energica spirale finale.
Angela Cinicolo, da “movieplayer.it”

Ronnie (Vince Vaughn) e Nick (Kevin James) sono grandi amici e hanno in comune un sogno: riuscire a realizzare un progetto che hanno in mente da tantissimo tempo. La loro vita privata non potrebbe andare meglio. Ronnie è fidanzato con la bella Beth (Jennifer Connelly), mentre Nick è sposato con l’altrettanto affascinante Ginevra (Winona Ryder). Un giorno i due riescono ad ottenere un appuntamento con un’importante azienda automobilistica, per presentare la loro idea. Si tratta dell’opportunità che avevano sempre atteso, quella che sul serio potrebbe cambiare ogni cosa. Purtroppo Nick, che non tollera alcun tipo di tensione emotiva, non sembra reggere lo stress. Come se non bastasse Ronnie scopre che Ginevra ha una relazione con un altro uomo. Cosa fare? Rivelare ogni cosa all’amico, rischiando oltretutto di mandare all’aria l’affare, o fare finta di niente e magari cercare un modo per risolvere la questione? È proprio questo il dilemma!
Dopo una serie di blockbuster più o meno riusciti, ma in ogni caso campioni d’incasso, Ron Howard torna alla commedia o, per essere più precisi, alla commedia cosiddetta “agrodolce”, il cui intento non dovrebbe essere quello di far sbellicare il pubblico dalle risate, ma piuttosto strappargli qualche sorriso, misto a, perché no, un po’ di riflessione. Il fulcro centrale attorno al quale ruota (e conseguentemente ragiona) quest’opera è principalmente uno e viene chiarito nei primi minuti attraverso un dialogo tra i protagonisti: è davvero possibile conoscere una persona fino in fondo? La risposta è chiara sin da subito e il film non fa altro che dimostrarlo, conducendoci attraverso un’avventura che, sfiorando in alcuni casi quel fatalismo tipico della commedia targata Coen, riesce nel suo intento, pur manifestando qualche indecisione lungo il suo percorso.
Il Dilemma non è una pellicola perfetta, ma allo stesso tempo non si può certo dire che sia un totale fallimento. Ha dalla sua un cast in piena forma – tra cui ovviamente spicca il duo composto da Vince Vaughn e Kevin James – e dei momenti (tragi)comici piuttosto riusciti. Niente da dire anche sulla regia che, affidata ad un solido mestierante come Ron Howard, risulta impeccabile. È piuttosto la storia che in alcuni punti non sembra sapere dove voler andare, quasi soffrisse degli stessi dubbi racchiusi nel suo titolo.
Il risultato è un film gradevole, ma che, una volta visto, dà il via ad una serie di condizionali di rito: avrebbe potuto essere più comico; avrebbe potuto essere più cinico. Ma va bene anche così com’è in fondo.
da “cinedelia.blogspot.com”

Amici da tutta la vita e soci in affari, Ronny (Vince Vaughn) e Nich (Kevin James) sembrano non nascondersi nulla l’un l’altro. Nick ricopre il ruolo del marito ideale accanto alla sua bella Geneva (Winona Ryder), la coppia che Ronny vorrebbe emulare insieme alla sua fidanzata Beth (Jennifer Connelly).
E’ la più bella coppia che Ronny abbia mai visto, l’unica che riesca a fargli credere che sia giunto il momento di sposarsi e condividere ogni gioia e dolore con la propria compagna. Eppure, dopo la fatidica decisione di chiedere la mano alla sua bella, tra i fiori profumati di un orto botanico nel cuore di Chicago, Ronny sorprende la conturbante Geneva in compagnia di Vis (Channing Tatum), un giovane tatuato dall’aria bella e dannata. Da qui il film vede il suo protagonista alle prese con i dubbi e le incertezze se confessare o meno al proprio migliore amico, che si scoprirà non essere un marito così devoto ed affettuoso, la scomoda verità.
Scritto da Allan Loeb, lo stesso che scrisse Due cuori e una provetta (2010), altra commedia di dubbia riuscita, Il Dilemma è l’ultimo film e l’ultima prova comica del regista premio Oscar Ron Howard che nel lontano 1977 firmò la sua prima commedia, nonché primo lungometraggio, Attenti a quella pazza Rolls Royce. Dopo Splash – Una sirena a Manhattan (1984) o Cronisti d’assalto (1994), piacevolissime prove che ebbero un ottimo successo, l’ex Richie Cunningham torna ora alla commedia, quel genere, la cui equazione vincente sembra essere “tirar fuori la verità e provocare le risate”. Questa è la vera sfida che sembra però non essere riuscito a vincere in questo film che non fa che ridursi all’imponente presenza scenica e all’improvvisazione, a tratti, bisogna riconoscerlo, molto naturale della coppia Vaughn – James.
Lontano ormai, nell’interpretazione e nel genere, dal piccolo gioiello del 1996 diretto da Doug Liman – Swingers – interpretato accanto all’amico e sceneggiatore Joe Favreau, Vince Vaughn ha diretto la sua strada altrove.
Insieme a Ben Stiller, Jack Black e Owen Wilson, Vaughn (negli ultimi anni ha recitato in film come Old school, Palle al balzo – Dodgeball, 2 single a nozze), viene battezzato dalla stampa americana come “uno dei Frat Pack”, in onore del famoso gruppo Rat Pack, tra cui figuravano Frank Sinatra, Dean Martin e Sammy Davis Jr che negli anni ‘50 si esibivano a Las Vegas mandando la folla in delirio.
Così, gli attori amici – spesso coprotagonisti nello stesso film – questi nuovi comici, sembrano ormai essersi cuciti addosso la parte da mattatori, ai quali non si richiede grande estro nella recitazione, sempre un po’ approssimativa ed epidermica, in film spesso comico – demenziali.
Eppure la commedia, quella che non contempla registri demenziali ma che si prefigge il ritmo serrato, negli equivoci e nei fraintendimenti di quella classica americana, non emerge in questo film che sembra perdersi tra le numerose gag dei due protagonisti che si improvvisano registi di se stessi, mentre Howard sta a guardare, commosso ed impressionato, di quanto sia emozionante la naturalezza scoppiettante con cui i suoi attori lavorino regalando nuove risate.
Martina Bonichi, da “taxidrivers.it”

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