I ragazzi stanno bene

Nic e Jules sono una perfetta coppia lesbica di mezza età. Profondamente innamorate l’una dell’altra, hanno costruito col tempo un sereno ambiente familiare assieme ai due figli adolescenti, Joni e Laser. Quando Joni compie diciotto anni, è il fratello minore a farle pressioni perché si rivolga alla banca del seme e scopra l’identità del donatore segreto con cui condividono il patrimonio genetico. Inizialmente scettica, Joni si mette sulle tracce del padre e scopre che questi è Paul, un dongiovanni che gestisce un ristorante biologico alla periferia di Los Angeles. Quando per caso le due madri vengono a conoscenza del fatto, non resta che introdurre Paul all’intero nucleo familiare.
Mentre la versione nostrana della commedia moderna e progressista arranca incerta fra il desiderio di trasgressione, la campagna di sensibilizzazione e il timore della contestazione dei benpensanti, da una tipica produzione indie americana arriva una commedia che riesce a coniugare perfettamente tematiche gay e valori tradizionali.
L’assunto mostra una coppia con due figli adolescenti stabile e integrata, nonostante il fatto che l’ “uomo di casa” sia una Annette Bening coi capelli corti. Il preciso rifiuto da parte di Lisa Cholodenko di descrivere questo nucleo familiare come un’anomalia o come un microcosmo militante e dissociato, non dev’essere interpretato come una visione favolistica o un eccesso di umanesimo; al contrario, la regista americana (che di conflitti familiari in realtà se ne intende, come ha mostrato nel suo precedente Laurel Canyon) problematizza l’identità della coppia attraverso un progetto che ribalta intelligentemente la tipica prospettiva delle commedie sull’omosessualità. Se in queste il carattere atipico della coppia gay viene tematizzato per raccontare la normalità del rapporto, The Kids Are All Right racconta invece un’anomalia, un incidente di percorso nel rapporto di coppia, per enfatizzare la normalità dell’Amore.
Oltre a questo, non ci sono colpi di scena particolarmente esaltanti o improvvisi detournement nell’evoluzione della storia. Anzi, si direbbe proprio che è il modo del tutto convenzionale di affrontare una storia su un nucleo familiare non convenzionale l’idea forte del film. Che, ovviamente, se funziona è grazie soprattutto ad un ottimo processo di scrittura e ad un cast eccezionale. La Cholodenko si serve delle migliori celebrità americane (per lo meno, di quelle più convincenti fra le star aperte al circuito indipendente) e costruisce sequenze e dialoghi senza mai puntare su esagerazioni o storture. Piuttosto, la sua storia appassiona e diverte perché riesce a far vibrare i suoi personaggi con tutte le tenere debolezze dell’agire umano e a parlare di turbamenti, gay porn e amore saffico senza piegarsi né alla risata grassa della farsa né al ghigno infantile della pruderie.
Edoardo Becattini, da “mymovies.it”

Joni e Laser sono i due figli di una coppia lesbica, Nic e Jules. Quando Joni è in procinto di partire per il college, il fratello le chiede di scoprire chi sia il loro padre naturale, un donatore di sperma rimasto fino a quel momento anonimo. S’imbattono così in Paul: ma l’arrivo dell’uomo nelle loro vite e in quella delle loro madri altererà gli equilibri familiari in maniere insospettabili.
È una commedia dai toni delicati e priva di fastidiose e scontate retoriche del genere (indie), quella firmata da Lisa Cholodenko. Tutta incentrata sulle dinamiche relazionali di una famiglia che di atipico non ha proprio nulla, che condivide le medesime problematiche della “normalità” eterosessuale e che sembra essere a tratti più tradizionalista di quelle “tradizionali”. Ma che è al tempo stesso cosciente della propria individualità e delle proprie particolarità, dove le questioni di genere valgono come differenza tanto quanto altri tipi di distinzione in situazioni diverse.
In The Kids are All Right, infatti, l’essere lesbiche di Nic e Jules ha sicuramente una valenza, ma questa è principalmente narrativa, e dove tocca questioni tematiche e di contenuto lo fa con un equilibrio e una sostanziale sobrietà che rifugge dai facili stereotipi o dalle caratterizzazioni più o meno volontariamente macchiettisti che troppo spesso si affacciano sullo schermo in film di questo genere.
La Cholodenko, anche sceneggiatrice con Stuart Blumberg, non nasconde (né vuole d’altronde farlo) il grande affetto che prova per tutti i suoi personaggi: grazie a questo, e alla sua sensibilità personale, azzecca i toni e le situazioni di un film che alterna momenti di grande tenerezza ad altri tipici della commedia più scanzonata. Ragionando non solo sull’idea di famiglia e sulle sue nuove forme con spirito progressista e intelligenza, senza militanze fuori contesto, ma riuscendo anche a imporre nell’equilibrio narrativo la storia di un coming-of-age che riguarda sia Joni e Laser che, per alcuni versi, il personaggio di Paul.
E se vanno sicuramente riconosciuti i meriti della regista, altrettanto va fatto per un cast davvero notevole: Julianne Moore, Annette Bening e Mark Ruffalo si confermano gli ottimi interpreti, e Mia Wasikowska e Josh Hutcherson sono oramai più che ottime promesse per il futuro. Tutti (insieme) regalano ai loro personaggi la possibilità di amplificare la personalità sincera e lo spessore emotivo già garantiti da un copione davvero degno di lode.
Federico Gironi, da “comingsoon.it”

Stanno tutti bene (o quasi)
Pur inserendosi nel solco tradizionale della commedia familista americana, ‘The Kids Are All Right’, ha il pregio di affrontare con leggerezza un tema dibattuto come quello dei matrimoni gay, descrivendo una famiglia composta da coppia lesbica con figli come un nucleo perfettamente ordinario.
Alla Berlinale è decisamente l’anno della commedia indipendente americana. Dopo Greenberg e Please Give, approda al festival un altro film “marca Sundance”, con tutti i pregi e i difetti che questo tipo di produzioni si porta dietro. Si tratta di The Kids Are All Right di Lisa Cholodenko, regista che in questo film si concentra sull’analisi di uno dei tanti tipi di nuclei non convenzionali che ormai sempre di più popolano la società di oggi. Protagonista è, infatti, una coppia lesbica, composta da Jules (Julianne Moore) e Nic (Annette Bening) che ha messo al mondo due bambini, Joni e Laser, grazie alla procreazione assistita. Al compimento dei diciotto anni di Joni, entrambi i ragazzi decidono che è giunto il momento di conoscere il loro padre biologico. Il donatore del seme si rivela essere Paul (Mark Ruffalo), un quarantenne ancora scapolo che si gingilla attorno a un’esistenza decisamente inconcludente. Come prevedibile, l’ingresso di Paul sconvolgerà radicalmente gli equilibri famigliari consolidatisi nel tempo e darà origine a un ripensamento della relazione stessa tra Jules e Nic.
Annette Bening e Julianne Moore, Josh Hutcherson, Mia Wasikowska e Mark Ruffalo nel film The Kids Are All RightPiù che un’opera militante sulla tematica dei matrimoni gay, il divertente The Kids Are All Right, in realtà si inserisce nel consolidato solco della commedia familista americana, tendente a ribadire la centralità del nucleo famigliare (qualunque sia la sua composizione) come fondamento della società. E, se c’è da attribuire un pregio dal film della Cholodenko, è proprio quello di descrivere la famiglia di Jules e Nic come assolutamente ordinaria, al pari di quella di qualunque altra coppia eterosessuale. Il rovescio della medaglia è tuttavia rappresentato dal fatto che proprio la tanto sbandierata questione omosessuale non riceve una trattazione adeguatamente complessa, sia per quanto concerne la relazione tra Nic e Jules (con quest’ultima che a un certo punto del film sembra apparentemente riconvertirsi all’eterosessualità grazie a Paul), sia per quanto riguarda il rapporto tra genitori e figli, che risulta in realtà poco approfondito (soprattutto per quanto concerne il ragazzo Nic).
Josh Hutcherson, Mia Wasikowska e Mark Ruffalo nel film The Kids Are All RightSi obietterà che The Kids Are All Right è semplicemente una commedia, e come tale andrebbe giudicata. Dal punto di vista dei meccanismi e dei ritmi del genere, in effetti, il film è ineccepibile: alcune gag sono decisamente esilaranti, le battute non mancano, e tutto il cast dona un’interpretazione decisamente brillante. Eppure il prezzo da pagare è forse un po’ troppo elevato: i personaggi secondari sono descritti in maniera eccessivamente abbozzata, mentre alcune questioni che avrebbero richiesto un approfondimento più complesso sono in realtà affrontate con una certa superficialità (ad esempio l’effettivo ruolo di Paul in questo nucleo). L’obiettivo quindi non può dirsi del tutto centrato, ma nonostante ciò al film di Lisa Cholodenko va riconosciuto il merito di dare risonanza a una questione cosi urgente in un ambito mainstream.
Roberto Castrogiovanni, da “movieplayer.it”

E arrivo’ anche il giorno della fantascienza. Con The Kids Are All Right Lisa Cholodenko ci porta dentro una famiglia composta da due donne, lesbiche, sposate, con figli avuti tramite inseminazione artificiale. Fantascienza, per l’appunto, nella bigotta ed omofoba Italia, nello stesso giorno in cui il Capo di Governo sentenzia che “e’ meglio guardare belle ragazze che essere omosessuali“. Parole “idiote, imbarazzanti, arcaiche, inaccettabili” secondo Julianne Moore, straordinaria interprete premiata (da Paolo Sorrentino) nella Capitale con l’Acting Award, nelle scorse edizioni assegnato a Sean Connery, Sofia Loren, Al Pacino e Meryl Streep.
Acclamato dalla stampa americana, I Ragazzi Stanno Bene puo’ tranquillamente essere etichettato come “il miglior film indipendente dell’anno“. Un gioiello di scrittura e di interpretazione, con due strabordanti Julianne Moore ed Annette Bening, pronte a contendersi l’ambita statuetta che molto probabilmente rimarra’ un fatto privato all’interno della loro bellissima coppia ‘gay’, apparentemente felice, e con due figli splendidi, ma falcidiata dai classici problemi che riguardano qualsiasi tipo di famiglia, pseudo tradizionale o no, perche’ il matrimomio e’ il matrimonio, etero o omosessuale che sia…
Dolci, innamorate, con la battuta sempre pronta, e due figli educati e amorevoli. Tutto sembra perfetto nella famiglia di Nic e Jules, tutti sembrano stare bene, ma e’ solo apparenza, pura apparenza, perche’ come in ogni famiglia sotto il tappeto ci sono problemi, incomprensioni, tradimenti e difficolta’ nell’accettare la maturazione dei figli adolescenti. L’ormai non piu’ piccola Juni, interpretata da una bravissima Mia Wasikowska, che cancella cosi’ praticamente immediatamente la deludente Alice di Burton, parte per il college. Un trauma per le due mamme, Nic e Jules, ma soprattutto una conquista per Juni, finalmente maggiorenne e per questo motivo spinta dal fratello minore Laser a dare il via alla ricerca del loro padre biologico, donatore di sperma. Un incontro, quello con il “bio-papa’” Paul, che sconvolgera’ la vita apparentemente perfetta delle due ‘mams’ e dei due loro figli…
Nessuna “normalita’” forzata, ma un nucleo familiare con i suoi problemi, nella gestione del rapporto delle due mamme e nella maturazione dei due figli. Qui sta la novita’ portata da Lisa Cholodenko, lesbica dichiarata e pronta con forza ed intelligenza a mostrare la ‘”normalita’” di una famiglia gay, assolutamente uguale ad ogni altra famiglia nel dover gestire problemi e incomprensioni. Dopo quasi 20 anni di vita di coppia il rapporto tra Nic e Jules cambia, il sesso e’ meccanico, freddo, raro, i momenti di intimita’ sempre piu’ anonimi e litigiosi, con la partenza dell’amata Juni, ormai 18enne, da accettare e interiorizzare. Basta poco perche’ tutto esploda, e quel tutto e’ rappresentato da Paul, donatore di sperma entrato prepotentemente all’interno della loro famiglia, cercando di farla sua, di farne parte, infiltrandosi al suo interno.
Dialoghi brillanti, personaggi nitidi, con una Mia Wasikowska deliziosa, sessualmente combattuta e desiderosa di staccarsi una volta per tutte dal ‘nido materno’, un Josh Hutcherson poco sviluppato rispetto agli altri protagonisti, ma comunque convincente, un Mark Ruffalo immaturo, dalla parlata sbiascicata e pieno di se’, e soprattutto loro due, Julianne Moore e Annette Bening, straordinarie mamme lesbiche cosi’ diverse e cosi’ innamorate. Insicura la prima, ‘uomo di casa’ la seconda, per una coppia che sul grande schermo emette scintille di bravura, regalando emozioni, tanto da puntare alla doppia nomination all’Oscar nella stessa categoria, evento che non capita dai tempi di Thelma e Louise. Tra le due e’ la Bening ad impressionare maggiormente, grazie ad un personaggio complesso, ruvido.
La regia della Cholodenko, gia’ vista in sala con Laurel Canyon, convince e conquista, grazie ad un occhio, il suo, che non induge nel rappresentare cio’ che puo’ non andare anche all’interno di una famiglia gay, imperfetta come qualsiasi altra famiglia, o in un matrimonio gay, chiamato a volte a dover affrontare e superare momenti di difficolta’ ben noti anche in ambito eterosessuale. Non una rappresentazione del mondo glbtq, bensi’ un’immagine del mondo, fatto di amore, rapporti e conflitti, perche’ la famiglia e’ famiglia, sia quando e’ composta da due donne combattute, ma innamorate, che da settantenni pluridivorziati che amano la bella vita e che vengono chiamati ad aprire la conferenza nazionale che dovrebbe rappresentarla, fingendo che al suo interno, nel nostro paese per legge solo eterosessuale, vada tutto bene.
da “cineblog.it”

Sarà pure una famiglia non convenzionale quella di Nick e Jules, ma è impossibile non riconoscersi in quei meccanismi domestici, teneri, tormentati e meravigliosamente normali.

Nic e Jules (Bening e Moore) sono una perfetta coppia lesbica, innamorata e matura, che è riuscita a creare un sereno ambiente familiare assieme ai due figli adolescenti, Joni e Laser (Wasikowska e Hutcherson). Quando Joni compie diciotto anni, e si prepara ad andarsene per frequentare il college, il fratello quindicenne Laser le chiede di aiutarlo a rintracciare il loro padre biologico; i due adolescenti sono stati concepiti infatti grazie all’inseminazione artificiale. Sebbene poco convinta, Joni riesce a prendere contatti con il loro “bio-papà” Paul (Ruffalo), un single, dalla vita sentimentale molto libera, che gestisce un piccolo ristorante fuori Los Angeles. I due ragazzi restano molto affascinati dallo stile di vita indipendente, da vero scapolo incallito, di Paul. Ed alle due madri, fino ad allora all’oscuro della ricerca, non resta che dargli il benvenuto. Ma quando Paul farà il suo ingresso nella vita dell’atipico quartetto, inizierà per tutti loro un nuovo, inaspettato capitolo, in cui i legami di famiglia dovranno essere definiti e ridefiniti ancora una volta.

Cinema indipendente e soprattutto intelligente, la commedia diretta da Lisa Cholodenko, riesce a raccontare una storia gay in modo del tutto convenzionale, liberandola da qualsiasi steccato. Passata al Festival di Roma (e quello di Berlino dell’anno scorso), I ragazzi stanno bene, ha raccolto critiche positive ed un grande entusiasmo nel pubblico perché descrive questo nucleo familiare con tenerezza e assoluta normalità. Senza nessuna differenza, nel bene e nel male, con le difficoltà di portare avanti una relazione di oltre vent’anni, crescere due figli, etc. che incontrano tutte le famiglie. Di qualsiasi genere. Grazie alla straordinaria disinvoltura di due grandi attrici, come la Bening e la Moore, credibili in ogni momento della storia, discorso che vale anche per Mark Ruffalo de per i giovanissimi Josh Hutcherson e Mia Wasikowska. “Non è un film impegnato – ha detto la regista -, è una commedia molto divertente, dove si parla anche di diritti umani. Ma il mio rapporto con questo tema e il mio contributo in questo campo sono di tipo artistico.”
da “primissima.it”

“I ragazzi stanno bene” è una commedia diretta dalla regista e sceneggiatrice americana Lisa Cholodenko ed egregiamente interpretata, tra gli altri, da Julianne Moore e Annette Bening.
In “I ragazzi stanno bene” Nic e Jules sono da anni una coppia lesbica assai solida che, grazie ad un unico donatore di sperma, hanno anche due figli adolescenti – Joni e Laser. Questi ultimi, ad un certo punto della loro vita, decidono di voler conoscere – di nascosto dalle rispettive madri – il loro padre biologico. Paul, single e proprietario di un ristorante, entra così d’un tratto a far parte di questa famiglia ordinaria ma allo stesso tempo decisamente particolare, sconvolgendo letteralmente e inconsapevolmente gli equilibri di tutti i suoi componenti…
“I ragazzi stanno bene”, senza voler fare giochi di parole, è una commedia effettivamente diversa. La pellicola della Cholodenko, infatti, tratta il tema della coppia, della famiglia e dell’omosessualità in maniera squisitamente atipica dando vita ad un film di rara bellezza capace di sorprendere e di far riflettere, sorridere ed emozionare al tempo stesso. La storia di Nic e Jules è una storia che è contemporaneamente ordinaria ed eccezionale e questo è un qualcosa che la rende davvero unica nel suo genere.
Il cast del film è poi, senza alcuna esagerazione, veramente fenomenale: bravissime la Moore e la Bening, ciascuna nelle sfaccettature del loro ruolo, così come splendide e intense sono le interpretazioni di Raffalo e dei giovani figli di Nic e Jules (che scuola per Mia Wasikowska è stata la premiatissima serie tv “In Treatment”!).
“I ragazzi stanno bene” è sinceramente un film incantevole: ben fatto, schietto, profondo, intelligente. Assolutamente da vedere.
Luisa Scarlata, da “cineradar.it”

Nella Selezione Ufficiale, ma fuori competizione, è stato presentato al Festival Internazionale del Film di Roma il nuovo lungometraggio della regista Lisa Cholodenko, già autrice di Laurel Canyon, con il quale vinse il Director’s Wiew Film Festival’s Dorothy Arzner Prize nel 2003. Opera centrata sul tema della famiglia allargata, I ragazzi stanno bene ha riscosso applausi convinti da parte di pubblico e stampa in sala, grazie all’approfondimento leggero ma non banale di un argomento sempre più attuale come quello delle “famiglie alternative”.
Nic e Jules (Annette Bening e Julianne Moore) sono sposate e vivono in una deliziosa casetta fuori città nella Calfornia del Sud, insieme ai due figli, la diciottenne Joni (Mia Wasikowska) e il quindicenne Laser (Josh Hutcherson). Nonostante l’inusuale connubio affettivo, sono riuscite a crescere bene i loro figli, creando una vera e propria famiglia. Joni è in procinto di andare al college, e Laser, prima che la sorella si allontani da casa, la convince a fargli un importante promessa da mantenere. Vuole sapere chi è il loro padre biologico, visto che i due fratelli sono stati concepiti grazie all’inseminazione artificiale. Pur non del tutto convinta, Joni acconsente, e riesce a prendere contatto con l’uomo. Paul (Mark Ruffalo) è un ristoratore quarantenne, senza troppi pensieri e senza legami affettivi, ha una vita indipendente a prova di qualsiasi scossone. I due fratelli restano affascinati dalla sua personalità, che fa da contraltare a quella di due mamme amorevoli ma fin troppo protettive, a loro modo di vedere. Quando Paul fa il suo ingresso nelle loro vite, inizia per tutti, mamme comprese, un nuovo capitolo della vita in cui i legami dovranno essere ridefiniti e le certezze duramente acquisite nel tempo rimesse in discussione.
Commedia agrodolce, con una prima parte brillante e un prosieguo più incline all’indagine dei piccoli universi di ogni personaggio sulla ribalta, I ragazzi stanno bene colpisce per la sua immediatezza e per una scrittura frizzante che si mantiene costante per larga parte della pellicola. È certamente un’opera mainstream, e lo si nota anche dal cast, ma non per questo meno efficace di tante altre pellicole americane indipendenti – penso a Il calamaro e la balena di Noah Baumbach o a Thumbsucker di Mike Mills, ad esempio – in cui sono posti sotto la lente di ingrandimento i rapporti genitori figli e il bisogno di emancipazione adolescenziale. Si parla anche di inseminazione artificiale e di normalità nella diversità, visto il contesto familiare indagato, aspetto che il film affronta forse con qualche schema ideologico di troppo, restando però lontano anni luce dal cattivo gusto e dal ricatto moralistico rovesciato che sovente si nasconde in simili pellicole. “Non c’è nessun messaggio sui matrimoni gay – afferma lo sceneggiatore Stuart Blumberg – Credo che quando io e Lisa abbiamo incominciato a scrivere I ragazzi stanno bene ci siamo concentrati sull’umanità dei personaggi, non sulle grandi questioni”. Tematiche che, nonostante il tocco leggero con il quale vengono affrontate, aprono sicuramente lo spazio a dibattiti etici e a contrapposizioni radicali. “Ho amici che hanno vissuto molti aspetti di questa storia, ed anche io e la mia compagna abbiamo cercato di avere un bambino – afferma Lisa Cholodenko -. Ci sono un sacco di storie di bambini e di donatori, e quei bambini ora stanno crescendo. Si aprono nuovi spazi per la famiglia.”
La scelta di un cinema commerciale ben ancorato al genere, si evince dalle riflessioni della regista, è probabilmente mirata a cercare il consenso del vasto pubblico, nel tentativo di sottoporre anche a chi solitamente allontana aprioristicamente pellicole costruite sulla premessa in questione, tematiche che interrogano tutti, nessuno escluso. A dare credibilità alla coppia di mamme c’è uno splendido duo d’attrici, Julianne Moore e Annette Bening, pluricandidate all’Oscar (la Bening lo ha anche vinto) in gara di bravura dalla prima all’ultima sequenza. Convincono anche la bella Mia Wasikowska, recente protagonista di Alice in Wonderland di Tim Burton, e il camaleontico Mark Ruffalo, nei panni del padre biologico, che negli ultimi anni è riuscito a incarnare, sia pur con alterne fortune, personaggi tra loro assai differenti. Fuori dalle doverose riflessioni sui sottotemi che emergono dalla vicenda base, a cui ognuno può dare il peso che vuole, I ragazzi stanno bene è un film divertente, ben recitato e girato discretamente, che può ragionevolmente piacere a un pubblico variegato e a diverse fasce d’età.
da “lankelot.eu”

Può, un film su di una coppia omosessuale di mamme, essere più profondo di qualsiasi altro film tradizionale, nel raccontare il valore e la bellezza della famiglia? Se prima si potevano nutrire alcuni dubbi, “I ragazzi stanno bene” li spazza tutti via, e con forza. Parliamo, infatti, di una pellicola scritta, diretta e interpretata divinamente, una commedia che fa ridere, riflettere ed emozionare come poche volte capita, un piccolo gioiello.
Jules e Nic sono sposate da tempo. Hanno due figli, entrambi nati attraverso l’inseminazione artificiale dello stesso, fino ad ora, ignaro donatore. Gli equilibri cambiano quando la più grande dei due figli, l’ormai diciottenne Joni, decide di mettersi in contatto con il suo padre biologico. L’intrusione prima graduale, ed infine deflagrante, del nuovo personaggio all’interno della famiglia risulterà una grossa prova da superare per tutti quanti…
Lisa Cholodenko scrive e dirige una commedia piena di svolte narrative, mai volgare, banale, ma anzi delicata, intelligente nel mostrare senza moralizzare, nel descrivere senza “normalizzare”, ma non per questo essere polemici con il mondo. Non si tratta di un film a tesi, ma di una pellicola costruita attorno a personaggi tutti estremamente ben delineati, con tanto di dubbi, trasformazioni, zone grigie. Gli straordinari (perdonate l’inflazione di aggettivi positivi, ma la pellicola li merita) dialoghi sono sempre in grado di dare la giusta luce ai pensieri e ai sottotesti che vogliono portare avanti. Nella stessa direzione si muove una regia capace di avvicinare e allontanare i corpi, rinchiudere, tagliare o dare spazio ai volti dei suoi personaggi, a seconda del significato che si vuole portare avanti (splendida è la sequenza della Bening a tavola dopo la scoperta dei capelli nella doccia). Nulla è lasciato al caso, dalle scritte sulle tazze per la prima colazione alle catenine appese al collo, passando per l’utilizzo della colonna sonora (che si interrompe e poi riparte qualche minuto dopo quando June arriva nella sua camera del college) e alla fotografia (la raggiante California che si sposa con la falsa brillantezza del personaggio maschile).
Concettualmente, si porta avanti un’idea della coppia lesbica matura, con le peculiarità di tante analoghe coppie eterosessuali, senza però mancare di affermarne la propria, unica specificità che comunque significa semplicemente amore familiare. In questo clima di perfezione generale, si muovono anche le interpretazioni dei tre attori adulti: Julianne Moore, Annette Bening e, con meriti diversi (il suo sguardo fuori campo, i suoi tempi comici totalmente originali) Mark Ruffalo, si candidano con forza e giustizia ai migliori premi cinematografici dell’anno, sperando che sia anche Oscar.
La frase:
– “Non penso che voi due dovreste lasciarvi”
– “Perché?”
– “Siete troppo vecchie”.
Andrea D’Addio, da “filmup.leonardo.it”

Nic (Annette Bening) e Jules (Julianne Moore) sono una coppia lesbica sposata che vive in California, entrambe sono madri grazie ad un’unico donatore anonimo di seme che gli ha permesso di concepire gli amatissimi figli Laser (Josh Hutcherson) e Joni ((Mia Wasikowska) che le due donne hanno cresciuto nell’amore.
Nic è un ostetrica mentre Jules sta ancora cercando la sua strada dopo una laurea in architettura e un paio di attività non andate a buon fine, all’insaputa delle due Laser non ancora maggiorenne chiede alla sorella in procinto di lasciare la famiglia per affrontare il college di contattare la banca del seme per scoprire l’identità del loro padre biologico.
Joni accontenterà il fratello e i due incontreranno Paul (Mark Ruffalo) che sembra molto felice di poterli conoscere. Paul è un tipo attraente, non si è mai sposato, ha un ristorante e una coltivazione biologica e si affeziona da subito ai due ragazzi, che troveranno in lui un amico ed una figura paterna decidendo così di rendere partecipi della loro decisione anche le loro madri.
Se Jules accetterà da subito il nuovo membro della famiglia, Nic lo percepirà invece come un corpo estraneo e avvertirà in lui un possibile pericolo per i delicati equilibri conquistati e consolidati con tanta fatica e proprio quando deciderà di accogliere Paul e dargli una possibilità, i problemi che aveva percepito e le paure latenti si materializzeranno.
La regista Lisa Cholodenko, dopo il dramma Laurel Canyon-Dritto in fondo al cuore, si cimenta con una digressione, stavolta tra serio e faceto sulle cosidette famiglie non conavenzionali e lo fa con una scrittura brillante che riesce a mostrare senza troppi fronzoli o virate melodrammatiche come in realtà di non convenzionale ci sia ben poco e di come invece problemi di una famiglia restino universali a prescindere da quante madri o padri sia composto un nucleo famigliare.
Annette bening e Julianne Moore sono davvero straordinarie e stabiliscono un’alchimia forte e immediata, mentre la Cholodenko sfrutta a dovere la sua esperienza televisiva per gestire registri dramedy piuttosto raffinati che trasformano il film in una godibile comedy che potrebbe far storcere il naso a chi cerca un’approccio alla narrazione non troppo convenzionale, ma che in realtà raggiunge il suo scopo ultimo con una maestria unica, confezionando un ritratto di famiglia delicato e commovente e regalando a Mark Ruffalo uno dei migliori ruoli della sua carriera.
La carta vincente de I ragazzi stanno bene è proprio l’approccio normalizzante alla tematica delle famiglie con genitori gay e la scrittura schietta e brillante che ammicca per intenti a quella di tanta buona tv americana, che con le serie tv di ultima generazione ha dimostrato in più occasioni di non aver nulla da invidiare a tante e sin troppo ambiziose partiture da grande schermo troppo spesso non all’altezza, grazie ad una regia accorta, un cast eccezionale e una tematica di spessore concentrati in un mix equilibrato e oltremodo godibile.
Note di produzione: il film ha vinto un Golden Globe come comedy dell’anno ed è stato candidato a quattro premi Oscar tra cui miglior film, miglior attrice protagonista (Annette Bening) e miglior attore non protagonista (Mark Ruffalo), la Bening ha inoltre vinto un Golden Globe come miglior attrice comedy.
Pietro Ferraro, da “ilcinemaniaco.com”

Joni (Mia Wasikowska, Alice in Wonderland) e Laser (Josh Hutcherson) sono due ragazzi ormai grandi, una sorella e un fratello molto legati tra di loro. Joni si sta preparando ad andare al college. Laser trascorre le vacanze estive con un amico, perdendo tempo in modo sciocco. Joni è stata promossa a pieni voti. Laser non ha preso proprio dalla sorella. Vivono fuori città, nella California del Sud, in un’accogliente casetta, con un portico e un giardino spazioso per il barbecue. Sono due adolescenti belli e, nei limiti di quanto possano esserlo gli adolescenti, spensierati. Grazie anche all’educazione impartita dalle loro due Moms – mamme.
Nic e Jules (Annette Bening e Julianne Moore) sono sposate da tanti anni. Nic è un medico. Jules è un architetto mancato, ma con ancora tanti progetti da realizzare. Si sono conosciute e innamorate tanti anni prima al pronto soccorso, dove Jules era stata ricoverata e Nic era il medico di guardia. Si sono messe insieme, hanno fatto nascere e hanno cresciuto i loro figli, creando una vera famiglia composta da loro quattro.
Ora, Laser ha quindici anni e Joni ne ha diciotto. Prima che la sorella parta per il college, Laser la convince a fargli un grande favore. Vuole che lo aiuti a rintracciare il loro padre biologico; quello, insomma, che ha donato lo sperma. Joni telefona al centro dove le loro madri si sono rivolte, per prendere contatti con il “loro” donatore di sperma. Conosco così Paul (Mark Ruffalo), uno spensierato, molto spensierato, ristoratore. I due ragazzi restano sorpresi e affascinati dallo stile di vita indipendente, da vero scapolo incallito, di Paul. Appena Nic e Jules vengono a conoscenza di quello che i due figli hanno combinato, impongono loro di conoscere Paul. L’uomo esercita una forza strana, che sconvolge le dinamiche di questa famiglia, soprattutto del matrimonio di Nic e Jules – che già di per sè sta subendo un momento di transizione affettiva con la partenza di Juni per il college. L’ingresso di quest’uomo, seduttore infantile, nella vita della famiglia di Nic e Jules sarà causa di uno sbilanciamento di equilibri e di una catena di incomprensioni.
Dopo essere stato proiettato a Festival internazionali (Sundance, Berlino e Roma), ed uscito nelle sale di gran parte del resto del Mondo, arriva – finalmente! – sui nostri schermi I ragazzi stanno bene. La regista Lisa Cholodenko e lo sceneggiatore Stuart Blumberg hanno lavorato per diversi anni a questa commedia brillante e fine, resa nitida dalla ricchezza di energia e di emozioni. Un’opera che scivola con agilità, fornita di dialoghi astuti, che sanno armonizzare humour e riflessioni.
Nic e Jules sono collocate in una situazione di pura normalità. Sono due madri che hanno costruito, con difficoltà, una famiglia. Hanno educato i figli, ascoltandoli, dando loro delle regole, amandoli, e come ogni buon genitore fa, anche esasperandoli. Una commedia complessa, come tutti i matrimoni del resto. Nic e Jules hanno messo su una famiglia tanto meravigliosa quanto imperfetta. Perchè le famiglie perfette non esistono e perché come dice Jule: “il matrimonio è ’fottutamente’ difficile. Due persone che si amano anno dopo anno, invecchiano, cambiano, … è una maratona…”. E la regista ha saputo inquadrare la quotidianità dei difetti, dell’intimità, degli inciampi, degli sguardi e dei dubbi. I ragazzi stanno bene raggiunge lo spettatore con immediatezza.
Non è un film politico. Non è un’opera retorica. Non è una favola. E’ un film di persone e sui sentimenti delle persone. La Cholodenko propone una storia fatta di amore. I ragazzi stanno bene è un film intelligente e profondo, che sa raccontare la famiglia con luminosità, bellezza e delicatezza. I ragazzi stanno bene parla dei cambiamenti, delle dinamiche di coppia, dei percorsi che tutti e quattro i membri di questa famiglia affrontano. Il merito di questo effetto spontaneo e sincero, oltre che all’abilità registica, è anche di due attrici bellissime, dai visi autentici, dalle espressioni sincere. Due esemplari e commoventi Annette Bening e Julianne Moore hanno reso questo matrimonio gay, semplicemente un matrimonio. Una semplicità chiassosa che lascerà il segno.
Perchè quando la semplicità fa rumore, significa che c’è tanto ancora da imparare.
Ilaria Falcone, da “nonsolocinema.com”

Nic (Annette Bening) e Jules (Julianne Moore) sono una coppia lesbica di mezza età con due figli adolescenti, Joni (Mia Wasikowska, già vista in Alice in Wonderland) e Laser (Josh Hutcherson), nati attraverso l’inseminazione artificiale dello stesso donatore. Quando Joni – chiamata così in onore di Joni Mitchell – compie diciotto anni, i due ragazzi decidono di voler incontrare il loro padre biologico, Paul (Mark Ruffalo), un affascinante donnaiolo che gestisce un ristorante alla periferia di Los Angeles, la cui improvvisa entrata in scena finirà per incrinare l’equilibrio domestico.
Lisa Cholodenko scrive e dirige una commedia infarcita di svolte narrative, costruita attorno a personaggi estremamente ben delineati, schivando le trappole della volgarità gratuita: senza alcun pregiudizio nei confronti dei personaggi e delle loro scelte di vita, il film porta avanti un’idea della coppia lesbica matura, con gli stessi problemi di tante coppie eterosessuali, senza però mancare di sottolinearne le specificità. La regia si limita a descrivere l’evoluzione del concetto di “famiglia” e dalle innumerevoli sfide che ogni matrimonio deve affrontare alla gestione del rapporto tra genitori e figli, utilizzando la diversità del contesto semplicemente come un arricchimento degli spunti comici e drammatici. Oltre alla sceneggiatura – firmata dalla Cholodenko e da Stuart Blumberg e infarcita di dialoghi frizzanti e spiritosi – l’asso nella manica de I ragazzi stanno bene – il titolo originale, The kids are all right, è ripreso da un noto pezzo degli Who – sta sicuramente in un cast strepitoso. Annette Bening e Julianne Moore sono in forma eccellente, e si cuciono addosso i panni delle due protagoniste facendole letteralmente vivere sullo schermo, in un vivace connubio di ironia e dolcezza. Nic è la capofamiglia che si sforza di mantenere il completo controllo della situazione, anche a costo di assumere atteggiamenti severi o intransigenti, mentre Jules è una donna insicura delle proprie capacità e con un disperato bisogno di tornare a sentirsi desiderata: una coppia che fa scintille, con una menzione speciale per l’eccezionale Annette Bening, che per la sua interpretazione ha ricevuto il Golden Globe e la nomination all’Oscar come miglior attrice. Sorprendente anche la spontaneità delle due promesse del cinema, Mia Wasikowska dura e delicata allo stesso tempo, e il talentuoso e taciturno Laser, interpretato da Josh Hutcherson. Incluso meritatamente nella cinquina dei migliori attori non protagonisti agli ultimi Oscar, Mark Ruffalo regala un personaggio maschile sensibile, ma non fragile, che riesce ad aggiungere ad ogni suo dialogo una carica comica straordinaria.
Monica Scillia, da “doppioschermo.it”

Presentato all’ultimo Festival Internazionale del Cinema di Roma, I ragazzi stanno bene è un film intenso e poetico, realistico e attuale, su una famiglia composta da una coppia gay che ha avuto due figli dallo stesso donatore. Nic e Jules sono ancora innamorate e affiatate e crescono coscienziosamente i figli, Joni e Laser, due adolescenti desiderosi di conoscere il padre.

Nel momento in cui Joni, la figlia diciottenne, incontra Paul, il donatore, che gestisce un ristorante biologico, l’armonia della famiglia viene stravolta, soprattutto quando Jules avvia una focosa relazione con Paul, successivamente scoperta da Nic.

Un ritratto puro e discreto, in cui i dialoghi si fanno portatori di una nuova era, lontana dal bigottismo di un tempo. Tecnicamente pulito e scorrevole, il film si avvale di un’ottima sceneggiatura: scritto da Stuart Blumberg e dalla stessa regista, Lisa Cholodenko, I ragazzi stanno bene conta sulle brillanti interpretazioni di Julianne Moore, Annette Benning e Mark Ruffalo, questi ultimi candidati all’oscar come Migliore attrice protagonista e Migliore attore non protagonista ma rimasti a bocca asciutta. La stessa pellicola era candidata all’Oscar per il Miglior Film ma non ha potuto competere con Il discorso del re, trionfatore assoluto degli Oscar 2011.

In un’epoca in cui le relazioni omosessuali sono frequenti e sempre più accettate, il film della Cholodenko descrive con naturalezza un nucleo familiare sui generis ma perfettamente integrato nella società.
Non c’è niente di lascivo o indecoroso nella relazione tra Nic e Jules e al tempo stesso, la scoperta del sesso con un uomo, da parte di Jules, non è volgare ma divertente e del tutto naturale. La vita delle due donne rappresenta la vita di una famiglia comune, scandita dai pasti, dal nuovo lavoro di Jules, dal college che porta Joni lontano da casa, con grande dolore delle mamme.
Come in una normale famiglia, ci sono liti e discussioni: Jules vorrebbe avviare un’attività di giardinaggio ma Nic, ginecologa, non la incoraggia, anzi, sminuisce il suo desiderio. Gli stessi figli si dividono tra la scuola e lo skateboard, gli incontri clandestini con Paul e i battibecchi con le mamme.
Un bellissimo film: ironico e realista, poetico e provocatorio.
Un film che si spera apra le menti di quanti ancora hanno riserve sulle coppie omosessuali. Ben scritto, ben diretto e magnificamente interpretato da due icone del cinema contemporaneo: due donne forti che hanno saputo dar vita a personaggi veri e autentici.
Daria Castelfranchi, da “cinemalia.it”

I Ragazzi Stanno Bene è un cine-funambolo che si muove con eterea grazia su un sottilissimo filo d’acciaio, teso sul vuoto senza l’ombra di una rete. Avrebbe potuto indossare un’infinita di costumi di scena, vestendo i panni scintillanti di un queer movie “dichiarato”, oppure un austero completo da opinionista di talk show, che discute i pro e i contro di temi d’attualità come l’inseminazione artificiale e i figli delle coppie omosessuali. O magari infilare l’irritante cravattino del moralista incallito, oppure ancora la camicia mezza sbottonata di uno che la sa lunga, di uno “che tanto i gay sono gay perché non sanno cosa si perdono”.
Con un tema così delicato il rischio di precipitare in una prospettiva troppo stereotipata, guerrigliera o offensiva è davvero alto. Invece la regista e co-sceneggiatrice Lisa Cholodenko, attingendo a piene mani alla propria esperienza personale, riesce a confezionare una pellicola che sa essere realistica e corporea ma non volgare, acuta e riflessiva ma non pedante, eticamente attenta ma mai moralista e infine indulgente e benevola senza mai scadere nel buonismo.
I Ragazzi Stanno Bene non vuole essere un’immagine dell’omosessualità, ma si situa già “oltre”, in una dimensione in cui non contano i cromosomi delle parti in causa, ma contano invece le relazioni umane. Eterosessuali, omosessuali, materne, filiali, simil-paterne, di amicizia, d’infatuazione adolescenziale… la tavolozza è quasi completa, ma il pigmento che illumina ogni tonalità resta sempre la natura umana in tutte le sue sfaccettature.
Certo, l’omosessualità è il motore dell’intera trama, ma la differenza rispetto a un catalizzatore eterosessuale si concretizza unicamente a livello biologico e diegetico: sentimenti e passioni trascendono i confini di gender per trasmettere una carica emotiva in grado di far immedesimare qualsiasi spettatore. Così si parte da una situazione iniziale innegabilmente atipica per giungere a toccare tematiche universali come la ricerca del proprio percorso di vita, il bisogno di amare ed essere amati, la forza del desiderio, la scoperta di sé.
Nic (la pluripremiata Annette Bening) e Jules (una straordinaria Julianne Moore) sono riuscite a trasformare la loro lunga storia d’amore in una famiglia vera e propria, con tanto di figli concepiti tramite inseminazione artificiale (una gravidanza a testa, lo stesso donatore per entrambe) e la cornice perfetta di una luminosa villetta in legno nella California del sud. Quando la figlia maggiore Joni (Mia Wasikowska) raggiunge la maggiore età, il fratello minore Laser (Josh Hutcherson) la convince a rivolgersi alla banca del seme per scoprire l’identità del loro padre biologico. L’arrivo di Paul (Mark Ruffalo), avvenente ristoratore locale nonché centauro e tombeur de femmes, sconvolge l’apparente equilibrio della famiglia, fungendo da cartina al tornasole che mette in evidenza ed esaspera le numerose tensioni già esistenti.
Intorno a lui si intrecciano problematiche talmente universali da far sì che lo spettatore si trovi a prendere le parti di ciascuno dei personaggi, vivendone tutti i sentimenti in un tourbillon emotivo di rara portata. La goffa e timorosa scoperta dell’affetto paterno e quel suo contraltare altrettanto impacciato che è l’innamoramento adolescenziale; la solitudine e l’incomprensione di un rapporto longevo ma vacillante; uno sfogo tanto inatteso quanto insopprimibile; il dolore profondo del tradimento e della disillusione; la volontà di andare avanti mista all’incertezza sulla direzione da prendere.
La Cholodenko racconta tutto questo con sguardo acuto e partecipe che sa spostarsi senza soluzione di continuità dalla dimensione corale di incertezza emotiva ai turbamenti specifici di ciascuno dei personaggi. I temi più spinosi sono affrontati con ironia, ma mai con distacco: il tocco registico è sempre puntuale, concreto e privo di falsi perbenismi (il sesso non è un tabù né verbale né visivo, ma non si scade mai nella volgarità) e contemporaneamente leggero e delicato, in grado di trasmettere la grandezza delle emozioni dei personaggi senza appesantirla con toni melodrammatici. I dialoghi originali orchestrano meravigliosamente l’intreccio di sentimenti e sensazioni (l’attenzione alle sfumature e agli idioletti dei protagonisti merita davvero la visione in lingua originale, che consente per altro non subire l’abbassamento del tenore di comicità che penalizza la versione italiana).
A dar vita alla narrazione contribuisce un cast ottimamente assortito e capace di performance incredibilmente intense: una nota di merito (già concretizzatasi come Golden Globe e come nomination all’oscar come Miglior Attrice) ad Annette Bening, che cela il turbamento interiore dietro una facciata mascolina e severa e dietro i fumi dell’alcol, ma ancor più alla splendida recitazione di Julianne Moore, che miscela fragilità e freschezza, desiderio di sentirsi realizzata e debolezza nei confronti dei propri istinti.
Perfetto anche Mark Ruffalo, che riesce a essere al contempo estremamente sicuro di sé e totalmente in balia degli eventi e delle proprie emozioni e che si lancia alla scoperta della paternità con l’entusiasmo di un bambino, per poi restare invischiato nelle stesse dinamiche del mondo adulto che si era appena deciso ad affrontare. Bravissimi poi i ragazzi, che tanto bene non stanno, ma che sanno trasmettere tutto il loro malaise di adolescenti irrisolti: l’ottima interpretazione della Wasikowska si inserisce molto meglio nel Wonderland dell’adolescenza e dell’inizio del college che in quello burtoniano di dubbia riuscita, mentre il giovane Hutcherson sveste i panni infantili (ma già promettenti) di Terabithia per dar vita a un teenager alla ricerca di conferme e di un punto di riferimento paterno.
Un film d’esplorazione su moltissimi livelli, quindi, ma anche una celebrazione della molteplicità dei modi di amare e di ricercare la felicità che pone tutti gli elementi su uno stesso livello e lascia spazio alla libera ricombinazione, senza porre limiti ma premurandosi anche di evidenziare le conseguenze di ogni cambiamento nell’intreccio di relazioni. Una miscela che ha conquistato Sundance, Berlinale (Teddy Award) e HFPA (due Golden Globe, Miglior Film Commedia o Musicale e Miglior Attrice ad Annette Bening) e strappato ben quattro nomination all’Academy: Miglior Film, Miglior Sceneggiatura Originale, Miglior Attrice Protagonista (Bening), Miglior Attore Non Protagonista (Ruffalo). Da vedere in lingua originale in tempo per la Notte degli Oscar!
Alice Casarini, da “cinemaerrante.it”

Condividi!

Leave a reply

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Fondazione Gabbiano, in quanto ente religioso, non deve ottemperare a quanto disposto
dall'art. 9 comma 2 del D.L. 8 agosto 2013 n.91, convertito con Legge 7 ottobre 2013 n. 112.
Sviluppato da NextMovie Italia Blog