Giovedì 27 Novembre presente il cast del film “Si può fare”

PRESENZA DEL CAST DEL FILM SI PUO’ FARE
al cinema multisala Gabbiano
GIOVEDI’ 27 Novembre con inizio serata alle ore 21
Ingresso: 5 Euro
Ridotto: 4 Euro

Nel trentesimo anniversario dalla legge Basaglia, che ha sancito il superamento degli ospedali psichiatrici e un cambiamento culturale nel riconoscere i diritti del paziente e la sua qualità di vita, l’uscita di questo film, “Si Può Fare”, torna a far parlare di un tema che, troppo spesso, è solo per gli “addetti ai lavori”, trattandolo in un modo fresco e appassionato, mostrando da vicino i drammi, le gioie, la forza, la disperazione, le frustrazioni e le potenzialità, di persone che, come tutti, hanno diritto alla loro “fetta” di felicità e di realizzazione.
Il cinema Gabbiano per la serata di Giovedì 27 novembre, in collaborazione con Archè, Casa della Gioventù e Cooperativa H Muta, con inizio serata alle ore 21, propone ai propri appassionati la visione del film del regista Giulio Manfredonia, fuori concorso al festival di Roma, con la presenza in sala di ben 5 attori protagonisti del film: Natascia Macchniz, Roberto Agostino detto Tony, Andrea Bosca, Andrea Gattinoni, Franco Pistoni. Protagonisti che si intratterranno con il pubblico presente per un dibattito dopo la visione del film.
Presente inoltre in sala per il dibattito successivo alla visione del film il Professor Righetti Angelo, nato a Zocca nel 1948. E’ medico specializzato in psichiatria, neurologia, epidemiologia e farmacologia. Attualmente riveste la carica di Responsabile di salute mentale della Conferenza Permanente Partenariato Euromediterraneo ed esperto del Organizzazione Mondiale della Sanità e dell’ONU. E’ stato fra i principali collaboratori di Franco Basaglia nella preparazione delle linee direttrici della famosa legge che ha portato alla chiusura dei manicomi. E’ fondatore e critico di diverse riviste di scienze umane e di salute mentale, oltre che coordinatore di diverse commissioni nazionali.
Come “imprenditore sociale” ha fondato diverse cooperative solidaristiche di produzione e lavoro operanti in campo nazionale e internazionale tra cui quella propria del film.

Provincia milanese, primi anni ‘80. Sono i primi tempi di applicazione per la legge 180 sui trattamenti sanitari, quella comunemente chiamata con il nome del suo promotore, lo psichiatra Franco Basaglia e che abolì di fatto i manicomi, almeno per come erano allora intesi. Per molte persone un tempo riunite in quelle strutture, lo sbocco furono associazioni e cooperative di vario tipo, il più delle volte tali solo nei nomi, ma non nei fatti visto che il lavoro o la vita sociale che doveva esserne la base veniva mitigata da troppo intense dosi di sedativi. Una premessa da cronaca (drammatica) sembrerà inadatta per questo film che, nonostante il contesto, ha i toni della commedia, ma è importante per sottolineare la bravura dei suoi autori.
La capacità con cui Fabio Bonifacci (sceneggiatore) e Giulio Manfredonia (regista e co-sceneggiatore) sono riusciti a raccontare una storia dai tanti personaggi e dalle mille sfumature, in maniera così credibile e avvincente è cosa rara. Ancor più perché evitano di utilizzare i possibili eccessi dei “malati” per snodi narrativi o per rifugiarsi nei colpevoli occhi degli esterni. Si parla di persone e su queste viene ad essere costruito anche un interessante discorso sul lavoro e il capitalismo, un argomento che oggi come allora ha difficoltà a trovare un equilibrio. Non c’è ideologia, tutto viene raccontato senza idealismi o estremi, ma con semplicità, facendo sempre pensare che non ci sia soluzione diversa per i personaggi, si scava così tanto che non si può non accettare quanto accada. Il fatto che l’ispirazione sia reale (come appare nella didascalia finale), che davvero ci siano stati, e ci sono tuttora, lavoratori altrove messi ai margini, protagonisti di una cooperativa che monta parquet è solo l’ennesima conferma che si stia parlando della realtà, già prima si crede alla storia.
Buona parte del cast ha lavorato per un mese prima di mettersi davanti alla macchina da presa. Si vede. Manfredonia, con il suo lavoro, ricorda così che la professionalità paga.

L’intento è quello di offrire a tutti la possibilità di riflettere su una realtà che conosciamo troppo poco e che, per questo, a volte ci fa paura.

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