Diari

Diari il film di Attilio Azzola vincitore a Cannes del “Grand Prix Ecrans Juniors”
Un film italiano che nasce dal circuito del cinema indipendente e dalle scuole di cinema milanesi e arriva a vincere a Cannes. Scritto, girato e interpretato da giovani racconta in modo autentico quel mondo
Il film ha avuto un percorso piuttosto straordinario. Rappresenta infatti la parte conclusiva di un progetto sviluppato in Lombardia, nel territorio della Brianza, un’iniziativa formativa realizzata attraverso laboratori e seminari condotti durante i primi sei mesi del 2007 dal regista Attilio Azzola e dall’educatrice Maria Grazia Biraghi. L’esperienza maturata durante questo periodo ha rappresentato il punto di partenza per la scelta dei personaggi e per la costruzione del soggetto. Il film è stato realizzato con un gruppo selezionato di ragazzi che hanno partecipato alle riprese affiancando la troupe e collaborando come assistenti. Ogni fase del progetto è stata filmata in modo da costruire un documentario video, che possa costituire una memoria ulteriore dell’esperienza e testimoniare dall’interno il percorso compiuto dai ragazzi.
Diari è un film corale che racconta le vicende sentimentali e di crescita di un gruppo di adolescenti. Si svolgono tre storie che alla fine confluiscono in un’unica storia.
Leonora, detta Leo, ha sedici anni ed è convinta di vivere in un mondo quasi perfetto ma il ritorno imprevisto di suo padre dopo dieci anni di assenza fa improvvisamente crollare le sue fragili convinzioni.
Alì Trabelsi ha un grande talento per il disegno e un’inguaribile passione per le missioni impossibili: sedurre la fanciulla più carina della scuola.
Michele Mancia è un distinto professore in pensione che sogna di ritrovare un suo antico amore.
Tre personaggi molto diversi che scopriranno di avere bisogno l’uno dell’altro. Infatti ritroveremo Leo, badante del vecchio professore e Alì suo giardiniere.
Tre vite che mescolandosi cambieranno il proprio sguardo sul mondo.
E finalmente vediamo degli adolescenti veri, spiritosi e ironici, senza sdolcinature e senza bisogno di eccessi a tutti i costi. Ragazzi come tanti, come quelli che incontriamo per le strade di Milano e fuori dalle scuole, con le loro carenze affettive e i loro sogni, il bisogno di dare un senso alle cose che fanno e la leggerezza propria dell’età. L’essere tutti attori non professionisti (tutti molto bravi) sicuramente redne ancora più sincero questo film, giustamente premiato a Cannes.

Le dichiarazioni del regista
Due anni fa, all’incirca in questo stesso periodo, mi accingevo a iniziare il Progetto Diari: un lungo percorso di indagine sul mondo giovanile che attraverso interviste, seminari di cinema e laboratori di recitazione mi avrebbe condotto a realizzare il mio primo lungometraggio.
Al di là di tutti i buoni propositi, più di tutto mi assillava una domanda: “Ma davvero c’è bisogno di un altro film sull’adolescenza?”. La risposta credo che venga spontanea: no di certo. I giovani sono ormai un argomento strainflazionato, non solo nel cinema: basta accendere un televisore per essere bombardati da messaggi terroristici sulle abitudini degli adolescenti italiani: abusano di alcol, sesso e droga, e come se non bastasse, sono i più
ignoranti d’Europa. Un coro di biasimo e paure che sembra avere relegato
la percezione di chi attraversa quel periodo della vita in due macro categorie: quelli tipo gioventù bruciata, dediti a eccessi di ogni tipo; quelli tipo gioventù da bruciare, vittime passive della società dei consumi, attaccati ai cellulari e al televisore. In tutta la confusione che mi si affollava nella mente, avevo chiaro solo una cosa: io avrei cercato di raccontare qualcosa di diverso. In primo luogo perché essere succubi della cronaca è un percorso che trovavo e trovo artisticamente sterile, e poi perché quello stereotipo non corrispondeva e non corrisponde all’esperienza maturata in anni di lavoro con e sui ragazzi.
Non voglio certo dire che siano solo problemi inventati dai media, tutt’altro, ma quello che a me interessava indagare e che chiedevo a quelli con cui entravo in contatto, era di mostrarmi quanto di meglio sapevano o sognavano di fare.
La gioventù che sono andato a cercare è quella che trasforma un garage in una sala prove, quella che passa le notti su un computer per realizzare un’animazione di 10 secondi, quella che si esalta per l’ultimo film del regista preferito, quella che legge poesie o piuttosto che non ha mai letto un libro ma ha dentro un’enorme bisogno di gridare al mondo il proprio valore.
Quella gioventù volevo fosse la protagonista di Diari, e per quella gioventù Diari sarebbe stato l’incubatore in cui far fiorire i propri talenti.
Mi sono imposto la sfida di fare un film togliendo tutti gli stereotipi legati a sesso, droga e violenza, e cercare se ci fosse ancora qualcosa di interessante da dire su questi ragazzi. La vicenda è divisa in tre capitoli, ma vanno letti come un unico discorso sulla crescita e sul rapporto tra adolescenti e adulti. In particolare ho centrato la mia meditazione sulla figura del padre, naturale o putativo, come elemento cardine nel percorso di crescita ed individuazione della propria personalità di adulto. Ne è venuta fuori una storia dal tono surreale, a metà tra favola e realtà, un ritratto intimo dei tormenti e degli entusiasmi che rendono intensi e confusi quegli anni.

Attilio Azzola – regista
Nasce il 21 giugno del 1971 a Milano, dove si forma in varie discipline artistiche: danza, teatro, scrittura per approdare infine al cinema. Dal 2002 al 2005 è direttore artistico del Festival Teatrale “Sipario sul Garda” e, con Mario Nuzzo, fonda l’associazione culturale Fuoricampo. Nel corso della sua carriera ha ricevuto diversi riconoscimenti nei principali film festival italiani e internazionali (Tribeca Film Festival, Krakow, Sao Paulo, Italian Film Festival UK, Festival del cine pobre de Cuba, Giffoni Film Festival …). Da vari anni alterna alla produzione artistica l’attività di formazione collaborando con le strutture più rappresentative sul territorio milanese (Civica scuola di cinema, Università Milano-Bicocca, Itsos Albe Steiner).
di Grazia Casagrande, da “wuz.it”

Arriva in sala, con una distribuzione piuttosto limitata, l’opera prima del regista milanese, presentata con successo al Festival di Cannes dello scorso anno. Attilio Azzola ci racconta il percorso sostenuto per arrivare a realizzare un film che racconta i giovani cercando di smarcarsi da ogni stereotipo.
Attilio Azzola: ‘Nei miei Diari racconto i veri giovani’
Ad oltre un anno di distanza dal Festival del cinema di Cannes del 2008, dove è stato presentato portando a casa il Grand Prix Ecrans Juniors, arriva finalmente in sala Diari, film in tre episodi dedicato al mondo dell’adolescenza, diretto dall’esordiente Attilio Azzola. La sua sarà però una distribuzione estremamente limitata: dopo aver battuto i festival di mezzo mondo, la vita italiana di Diari comincia infatti in sordina, esordendo da domani 19 giugno in due sole sale quali il Cinema Eden a Roma e il Fratelli Marx di Torino. Seguiranno poi l’Ambasciatori di Napoli e altre uscite mirate a Milano e a Vicenza, mentre tra luglio e agosto si punterà sulle arene estive e a settembre partiranno le matinée per le scuole.
Al centro del film l’universo degli adolescenti, che il regista ha scelto di raccontare da un punto di vista lontano rispetto agli stereotipi del più recente cinema giovanilistico, teso a dipingere la gioventù italiana come “bruciata o demente”. Protagonisti di Diari una ragazza costretta a confrontarsi col padre dopo un’assenza di dieci anni e un giovane tunisino innamorato della ragazza più antipatica della scuola. I loro destini si incroceranno nell’episodio finale, legato a un anziano professore con il sogno di ritrovare l’amore della sua vita. L’indagine sul mondo giovanile che ha portato al film è stata sviluppata dal Progetto Diari, un percorso di formazione sviluppato dallo stesso Azzola con l’educatrice Maria Grazia Braghi nel territorio della Brianza, che ha proposto seminari di cinema ai ragazzi che hanno così partecipato al film come attori o come tecnici con le conoscenze acquisite. Abbiamo incontrato Attilio Azzola per parlare di adolescenza e del suo interessante Progetto che ha promosso la cultura del cinema tra i giovani e che molto presto avrà un seguito con nuovi laboratori e seminari.

Com’è nata l’idea di Diari?
Il regista Attilio Azzola, il direttore della fotografia Valerio Ferrario e l’attrice Roisin Grieco sul set del film DiariAttilio Azzola: L’idea parte da un mio lungo viaggio personale all’interno dell’adolescenza, sia artistico, con i due corti che ho realizzato su questa tematica, ma anche formativo. L’ostacolo maggiore nel fare il film era trovare attori adolescenti, che qui da noi non esistono, perché l’Italia non è certo l’America. Sapevo che avrei dovuto andare a cercarmi gli attori e quindi mi sono inventato il Progetto Diari, una proposta che si rivolgeva ai ragazzi dell’hinterland milanese, perché intraprendessero un percorso di formazione attoriale. Abbiamo fatto uno screening con circa cinquecento ragazzi; di questi, sessanta hanno fatto seminari di recitazione dai quali sono venuti fuori gran parte dei protagonisti del film, ad eccezione di Roisin Greco che interpreta Leo. Altri ragazzi sono poi stati indirizzati verso l’approfondimento di altri aspetti dell’universo cinematografico, come la sceneggiatura, per capire cosa c’è al di là dello schermo, e al termine sono entrati a far parte della troupe. Insomma, c’è stato uno scambio reciproco: loro davano a noi la materia viva per il film, le loro esperienze, e noi trasmettevamo loro un’infarinatura del mondo del cinema. E’ stato un percorso di sette mesi che mi è stato molto utile a livello creativo. Al momento in cui siamo andati a scrivere la sceneggiatura questa prossimità così forte con i ragazzi, i protagonisti del mio film, mi ha aiutato infatti a capire meglio di chi stessi parlando. Ne è venuto fuori un ritratto un po’ intimo e non soltanto esteriore degli adolescenti.

Perché questo interesse per gli adolescenti?
Roisin Grieco al trucco prima di girare una nuova scena del film DiariAttilio Azzola: Ci troviamo in un momento epocale in cui tutti si occupano di adolescenti e di giovani in generale, parlando dell’Italia come priva di speranza. Invece tra i privilegi dei giovani c’è ancora la possibilità di sognare. La loro è un’età piena di conflitti e un regista va sempre a ficcarsi nei punti dolenti della società. Ci sono tanti film sui giovani, tante trasmissioni su quelli che aspirano a fare gli artisti, ma in pochi si interessano a quello che questi ragazzi pensano davvero. Io volevo fare un ritratto diverso, più interiore, dell’adolescenza. Ogni corto che ho fatto in precedenza è stato un piccolo viaggio a sé, nei quali ho raccontato esperienze diverse da quelle che solitamente si vedono in giro e che sono abbastanza deleterie, facendo passare l’adolescenza o come bruciata o come demente.

Cosa ha raccontato di diverso lei nel suo film?
Manuel Ferreira in una scena del film DiariAttilio Azzola: Io volevo tirare fuori le cose che più mi affascinano dell’adolescenza, gli alti e i bassi, i grandi entusiasmi e i grandi amori, il valore ancora fortissimo dell’amicizia, e naturalmente il rapporto padre-figlio, che è l’asse sul quale si articolano le tre storie. Nella prima storia si racconta di un mondo femminile apparentemente pacifico che viene scardinato dal ritorno di un padre per anni assente; nella seconda parlo di una famiglia tunisina tradizionale con un padre più affettuoso; nel terzo episodio invece, quando la storia si risolve, i due ragazzi considerano il vecchio una sorta di padre putativo capace di trasmettere loro qualcosa di diverso, in grado di insegnare loro l’importanza dei ruoli attraverso una danza come il tango, che è qualcosa che ormai i giovani non conosco più.

Perché ha scelto di rendere protagonista della terza storia un anziano in un film incentrato sui giovani?
Attilio Azzola: Mi piace molto la figura di Michele che di cognome fa Mancia e non a caso. Infatti, nello scrivere questo personaggio mi sono ispirato a Don Chisciotte; come lui, anche Michele ha la sua Dulcinea, una donna che probabilmente non esiste. E’ un anziano che vive l’amore in maniera adolescenziale, mentre i due giovani vivono in maniera insicura i sentimenti.

Quanto delle sue esperienze personali c’è nel film?
Amine Slimane sul set del film DiariAttilio Azzola: Temo proprio che in Diari ci siano più cose mie che dei ragazzi. Devo ammettere che ragazzi con certe capacità di scrittura sono davvero pochi, ma a me sono stati comunque tutti utili sul piano del linguaggio e nel rinfrescarmi certe dinamiche amicali. Il protagonista Amine Slimane ha poi fortemente condizionato il suo personaggio, perché nel frattempo siamo diventati amici e quindi sapevo bene come avrebbe reagito in certe scene e come avrebbe recitato certe battute. Tutte le storie narrate nel film rimbombano però delle mie passioni, dal tango ai fumetti. I ragazzi non hanno contribuito alla sceneggiatura, ma abbiamo coinvolto alcuni giovani nella composizione delle musiche. Se infatti tre musicisti professionisti hanno curato ognuno un episodio a testa, tre gruppi giovanili, i cui componenti avevano un’età media sotto i vent’anni, sono intervenuti nella colonna sonora con alcuni pezzi che dimostrano capacità musicali e d’interpretazione già molto mature.
Massimo Borriello, da “movieplayer.it”

Prodotto nel 2008 da Fuoricampo
Cannes, a un italiano l’«Ecrans Junior»
Premiato il regista milanese Attilio Azzola per «Diari», in cui narra le vicende sentimentali e di crescita di un gruppo di adolescenti
È il film italiano «Diari», del regista milanese Attilio Azzola, il vincitore della sezione «Ecrans Junior» riservata a lungometraggi internazionali dedicati al cinema giovanile e organizzata durante la kermesse cannoise nell’ambito delle attività di Cannes Cinephiles. Storia corale che racconta le vicende di un gruppo di adolescenti, «Diari» è stato premiato per «l’originalità della storia e della sua costruzione, per i due interessanti ritratti di adolescenti, per il tema del rapporto intergenerazionale e per la recitazione degli attori, la loro spontaneità e la qualità delle musiche».
Prodotto nel 2008 da Fuoricampo, il film rappresenta la parte conclusiva di un progetto formativo sviluppato nella Brianza, realizzato attraverso laboratori e seminari condotti durante i primi sei mesi del 2007 dal regista Attilio Azzola e dall’educatrice Maria Grazia Biraghi. Sei mesi che sono stati il punto di partenza per la scelta dei personaggi e per la costruzione del soggetto, poi girato con un gruppo selezionato di ragazzi che hanno partecipato alle riprese affiancando la troupe e collaborando come assistenti.
«Ecrans Junior», iniziativa che gode del patrocinio del Governo e che coinvolge le scolaresche prevede una giuria formata da ragazzi e presieduta da una personalità del mondo del cinema, che assegna ogni anno i premi. Azzola, che aveva già realizzato cortometraggi selezionati in molti festival internazionali, ha portato sullo schermo le vicende sentimentali e di crescita di un gruppo di adolescenti. Leonora, detta Leo, ha 16 anni ed è convinta di vivere in un mondo quasi perfetto, ma il ritorno imprevisto di suo padre dopo dieci anni di assenza fa improvvisamente crollare le sue fragili convinzioni. Alì Trabelsi ha un grande talento per il disegno e un’inguaribile passione per le missioni impossibili: sedurre la fanciulla più carina della scuola. Michele Mancia è un distinto professore in pensione che sogna di ritrovare un suo antico amore. Tre personaggi molto diversi che scopriranno di avere bisogno l’uno dell’altro. Tre vite che mescolandosi cambieranno il proprio sguardo sul mondo.
(° Corriere della Sera – ViviMilano)
da “agenziaradicale.com”

La novità? Uno sguardo affettuoso che avvolge gli adolescenti
Due sedicenni e un anziano professore. Leo, che sta per Eleonora, reagisce alla ricomparsa del padre, sparito per dieci anni, scopre la voragine che ha provocato la sua assenza e cerca di resistere alla struggente forza di un abbraccio. Alì, un grande talento per il fumetto, vuole conquistare la più carina della scuola mandando avanti il suo super eroe e nascondendosi dietro una chat. Michele Mancia (proprio come Don Chisciotte) è un anziano professore, un po’ svaporato e dispotico col suo prossimo, che vive ossessionato dal ricordo di un amore mai morto che vorrebbe ritrovare. Tre storie indipendenti, legate dai tre personaggi che le attraversano.
Con bizzarra coincidenza Attilio Azzola, per realizzare il suo primo lungometraggio, si muove seguendo gli stessi percorsi di Laurent Cantet per la realizzazione di Entre les murs: un lungo tempo di gestazione con laboratori e seminari, un percorso di formazione per giovanissimi attori non professionisti e per assistenti alle maestranze. Entrambi a Cannes, entrambi vincitori di un premio (a Cantet la Palma d’oro, ad Azzola l’Ecrans Junior), ma se Cantet chiude la sua storia entro le mura di una scuola, e dà vita alla dolorosa rappresentazione di un conflitto da cui emergono tutte le sfumature del vivere e del malessere degli adolescenti oggi, con Diari Azzola vuole rappresentare uno spaccato connotato da un profondo ottimismo, con l’intenzione di spazzare via, di fugare, quel che dell’adolescenza ci ritorna attraverso le pagine di cronaca.
Il suo intento è di creare un quadro in cui al dolore fa seguito la speranza, e le soluzioni agli affanni. La durezza, l’estraneità, l’egocentrismo e le difficoltà a stare “dentro” alle cose, sono per Azzola stati che si possono superare facilmente e nella sua costruzione drammaturgia, alla fine, una giovanissima badante ama un giovanissimo giardiniere sotto gli occhi di un vecchio che è tornato alla vita, rinunciando ad una tirannide che non produceva altro che autolesionismo. Vecchiaia e adolescenza, due estremi di una stessa patologia o solo due momenti della vita in cui si è, per la società, improduttivi.
Gli anni in tasca di Azzola non hanno però la geniale immediatezza di Truffaut, non scorrono veloci attraverso una carrellata di storie e luoghi che costituiscono un unico ambiente, il momento in cui viviamo. Un po’ rigido si muove con tre storie a tesi: la difficoltà del vivere l’evoluzione della famiglia, i sentimenti e il razzismo e la vecchiaia denutrita che porta al declino degli anziani che invece potrebbero essere una risorsa per intercettare i giovani. L’ottimismo del mondo di Diari ha qualcosa che non convince, perché rappresenta un’unica temperatura, una visione parziale di una realtà che è ben più aspra, anche senza dover andare a cercare l’estremo di alcune periferie urbane.
L’estate, le case ricche della Brianza, il lavoro estivo ripagato anticipatamente con il regalo di un motorino, la caffettiera Alessi sulla tavola di una famiglia maghrebina, il manifesto di Caro diario nella stanza di Alì e un razzismo solo velato contribuiscono a creare un mondo dal sapore troppo parziale per sembrare vero e per coinvolgere fino in fondo. I ragazzi di Attilio Azzola sono tutti assolutamente benestanti: vivono in case accoglienti, hanno l’amore e la dedizione dei genitori e quando si improvvisano badanti non si devono sporcare le mani, perchè a lavare i piatti c’è il colf peruviano di turno. Allora, bravo per il lavoro di progettazione, bravo per aver avuto coraggio e fiducia nei ragazzi, e grazie per la novità di uno sguardo affettuoso, ma qualche altra incursione nel pianeta dell’adolescenza, attraversando luoghi sociali diversi, avrebbe reso il film un po’ più efficace.
di Fabrizia Centola, da “nonsolocinema.com”

Due storie che finiscono con il confluire nella terza costituiscono la struttura narrativa di Diari. Nella prima la sedicenne Leo si trova a dover affrontare il ritorno, dopo dieci anni, del padre. L’uomo, attore di teatro, tiene un seminario a cui Leo decide di iscriversi in totale incognito.
Ali, protagonista della seconda parte, è un ragazzo extracomunitario perfettamente integrato e appassionato di manga. Al punto di celarsi in Internet sotto le vesti di un supereroe per agganciare la più bella della scuola. Leo e Ali si troveranno a doversi occupare insieme di un anziano la cui percezione del tempo si va facendo complicata spingendolo a ritenere ancora presente un antico amore.
Attilio Azzola con questo film, vincitore del Gran Prix Ecrans Juniors a Cannes, ha realizzato un’opera prima del tutto inusuale nel panorama del cinema italiano. Il film è infatti il risultato di un progetto che ha le sue radici in Lombardia e, nello specifico, in Brianza. Nel corso del primo semestre 2007 Azzola e l’educatrice Maria Grazia Braghi hanno dato il via a un’esperienza formativa con adolescenti finalizzata alla stesura del soggetto e alla scelta sia dei personaggi sia degli ‘aiuti’ nelle varie mansioni della troupe.
Ne è nato così un film sui giovani che li vede al centro di tutto il processo. Volendo sfuggire agli stereotipi sugli adolescenti ‘bruciati’ oppure integrati il film assume una dimensione in costante equilibrio tra fiaba e realtà. Grazie a questa scelta gli attori (non professionisti e per questo decisamente più ‘veri’ di altri loro coetanei presenti sul grande schermo) non vengono ridotti a un’omologazione paramocciana. La sceneggiatura può quindi permettersi di affrontare con tutta la leggerezza necessaria (il che non è sinonimo di banalità) le complesse dinamiche di relazione tra i figli e la figura paterna nonché il non facile rapporto con le persone anziane. È proprio grazie a un vecchio un po’ svanito che Leo e Ali riusciranno ad andare più a fondo nella scoperta di se stessi ricordandoci che non tutti i giovani vedono albekiare tre metri sopra il cielo.
Giancarlo Zappoli, da “mymovies.it”

Spiritosi e poetici «Diari» amatoriali
di Massimo Bertarelli Il Giornale
Che bella sorpresa questo Diari, spiritosa e poetica commedia amatoriale del debuttante milanese Attilio Azzola, vincitore di Ecran Juniors a Cannes. Il film, con (bravi) attori dilettanti, è diviso in tre episodi in una Milano inedita. La sedicenne Leo (Roisìn Grieco) accoglie con insofferenza il padre tornato dopo dieci anni. L’adolescente tunisino Alì (Amine Slimane) cerca di far breccia nel cuore della scostante coetanea Sara. I due ragazzi si ritrovano nella terza tranche, badante e giardiniere del prof in pensione Michele (Antonio Sommella), che rimpiange ancora un amore di gioventù. Vale la pena di vederlo.
Da Il Giornale, 5 dicembre 2008

Nei “Diari” di Azzola una risposta poetica alla moda dei film giovanilistici
di Francesco Alò Il Messaggero
Cannes non è stata speciale solo per Garrone e Sorrentino. Anche il 37enne Attilio Azzola è tornato dalla Croisette con un bel premio (miglior film nella sezione Grand Prix Ecrans Junior) per il suo Diari. Tre storie che alla fine diventano una: la sedicenne Leonora alle prese con il ritorno a casa che non ti aspetti (il papà), il disegnatore in nuce Alì e il suo volo verso il sole (conquistare la piu’ carina della scuola) e il prof. in pensione Michele che vorrebbe baciare meglio il suo passato (ritrovare un vecchio amore). Ecco gli adolescenti che non vediamo nel cinema italiano: riflessivi, spiritosi e romantici. Forse sono i fantasmi gentili, e leggermente letterari, della mente di Azzola ma fa molta simpatia questa risposta poetica ad Albakiara, Un gioco da ragazze e ai mille imberbi innamorati del redditizio filone sentimental-giovanilistico. Film grazioso, intelligente e che non si vergogna di crederci ancora. Esordio promettente.
Da Il Messaggero, 12 dicembre 2008

Disagi giovanili senza sesso e rock
di Maurizio Porro Il Corriere della Sera

Presentato in molti festival, vincendo un premio collaterale a Cannes, questo film su disagi giovanili che esclude per una volta sesso, droga e rock’ n’ roll, è stato diretto da Attilio Azzola su un progetto sviluppato sul territorio della Brianza con laboratori e seminari che hanno permesso scelte emozional-tematiche, partendo da qui per i soggetti dei tre episodi tra loro legati anche da un comune divisore di onestà e verità, come nella Classe. Pur senza grandi ambizioni, si declina in modi diversi quell’ insoddisfazione teen ager che deriva da mancanza di affetti, specie paterni. Nel primo episodio una ragazza ritrova il padre sulle tavole da teatro (alla Living) e nel secondo un coetaneo cerca di farcela a conquistare la sua bella, mentre alla fine un professore in pensione cerca di ritrovare un amore giovanile. Riusciranno i nostri eroi…? Non importa, conta in diretta il curioso della vita. Voto 6,5
Da Il Corriere della Sera, 5 dicembre 2008

Adolescenti riflessivi e utopie
di Francesco Alò Il Messaggero

Cannes 2008 non e’ stata speciale solo per Garrone e Sorrentino. Anche il trentasettenne Attilio Azzola e’ tornato dalla Croisette con un bel premio (Miglior Film nella sezione Grand Prix Ecrans Junior) per il suo Diari. Tre storie che alla fine diventano una: la sedicenne Leonora alle prese con il ritorno a casa che non ti aspetti (il papa’), il disegnatore in nuce Ali’ e il suo volo verso il sole (conquistare la piu’ carina della scuola) e il prof. in pensione Michele che vorrebbe baciare meglio il suo passato (ritrovare un vecchio amore). Ecco gli adolescenti che non vediamo nel cinema italiano: riflessivi, spiritosi e romantici.
Forse sono i fantasmi letterari della mente di Azzola ma fa molta simpatia questa risposta poetica ai mille imberbi innamorati del redditizio filone sentimental-giovanilistico. Film grazioso e intelligente. In due parole: esordio promettente.
Da Il Messaggero , 19 giugno 2009

Con le vacanze fioriscono i diari dei ragazzi
di Silvana Silvestri Il Manifesto

Tra i tanti film sui giovani, commedie sentimentali ambite dai produttori ormai da tempo, Diari di Attilio Azzola si presenta con l’originalità di un film realizzato con grazia. Presentato a Cannes nella sezione «Écran Junior» dove ha vinto il Grand Prix giudicato da una giuria di ragazzi, esce ora in alcune sale, come succede sempre più spesso ai film indipendenti che non abbiano alle spalle una distribuzione forte. I diari del titolo sono un congegno spesso utilizzato per inserire la voce fuori campo e dare profondità al racconto, ma qui è usata con parsimonia solo per quello che serve senza diventare stucchevole, come abbiamo visto fare spesso. Leo è una studentessa sedicenne, scopriamo un po’ alla volta i suoi problemi e la sua personalità non comune, un padre artista argentino che non ha mai conosciuto e che arriva in città a fare spettacoli e stage di recitazione. Vi partecipa anche lei, è proprio con lui che vuole comunicare in qualche modo. Ma questo non diventa un elemento drammatico troppo invadente, si stempera tra i fatti più consueti della sua vita di adolescente, con una descrizione degli spazi ben ritagliata e i personaggi secondari a fare da contorno senza occupare tutto il campo, l’amica, la madre, la nonna, le compagne di scuola. E il vuoto da riempire per la mancanza del padre è raccontato con abilità. Altro diario raccontato da K, il supereroe, ovvero Ali Trabelsi, il genio dei manga, niente debiti a scuola e niente vacanze in Tunisia, il padre ha bisogno di lui per il lavoro nel vivaio. Ma la contrarietà può trasformarsi in opportunità, ad esempio non farsi sfuggire la ragazza che le piace o instaurare una nuova amicizia con il padre. E infine ritroviamo Leo che ha trovato un lavoro per le vacanze, fare compagnia a un anziano signore un po’ svanito nei suoi ricordi, mentre la figlia è in vacanza. Ritroviamo anche Ali che si prende cura del giardino e stringe amicizia con Leo che sembra proprio una ragazza da fumetto giapponese. L’alleanza con la generazione dei nonni, si vede, è molto più facile per quel loro linguaggio decisamente surreale. Senza drammi, morbidamente accompagnato fino alla fine resta nell’ambito dei film per ragazzi, sempre che ai ragazzi vada bene un racconto senza un filo di splatter, e un po’ troppo zucchero. Lo sostiene la colonna musicale originale di Mauro Buttafava, Gipo Gurrado, Mell Morcone. Tutti i componenti della troupe hanno utilizzato la lavorazione come laboratorio, cosa che talvolta si fa, ma si vede anche. In questo caso il regista, già autore di parecchi cortometraggi ha amalgamato le varie professionalità nascenti con abilità, in un lavoro gradevole e non banale.
Da Il Manifesto, 26 giugno 2009

Certamente del recente Festival di Cannes 2008 memorabili resteranno gli exploits e il gran, meritato parlare intorno ai nostrani Gomorra e” Il Divo, impietosi ritratti di drammi tutti italiani, sconcertanti nella loro assoluta ed angosciosa attinenza al reale.
Ma, fortunatamente, a riportare un piccolo spaccato di una realtà italiana maggiormente sana e genuina nella sua semplicità, c’è stato lui, l’emergente Attilio Azzola, promettente regista milanese, che con il suo “Diari”, primo lungometraggio dopo una serie di interessanti corti, si è aggiudicato il primo premio nella sezione Ecrans Juinior.
Sezione meno nota e pubblicizzata, ma non per questo di minor importanza; il suo valore aggiunto le viene dal nobile intento che la contraddistingue: promuovere, grazie alla sponsorizzazione del Governo, un festival costituito da lungometraggi trattanti il contesto e le problematiche giovanili.
Il premio che ha eletto Diari il migliore tra i film concorrenti è stato frutto del verdetto di una giuria atipica e vivace, formata da ragazzi, per l’appunto, coordinata un personaggio proveniente dal mondo del cinema, sorta di riferimento simbolico.
E quest’anno la giovane commissione ha rivelato essersi sentita totalmente partecipe dei pensieri, sentimenti, passioni e turbamenti degli attori loro coetanei, nei cui panni i novelli giurati si sono calati con naturalezza per l’ora abbondante di durata della proiezione.
Fiabesco e quasi magico, senza però mai sfociare nell’irrealtà, Diari tesse con maestria tre ritratti di personaggi, facendo in modo che le loro esistenze confluiscano dolcemente e con naturalezza l’una nell’altra.
Tre vicende, tre fiabe, tre protagonisti e tre diverse personalità che si intrecciano.
Tre squarci di vita, ciascuno dei quali accompagnato, distinto e come condotto per mano da un sottofondo musicale che sa descrivere e tratteggiare tre mondi e tre vissuti, una composizione di melodie che sa parlare da sé, meglio di mille parole.
Le vicende si snodano in un piccolo paesino della Brianza, in uno dei tanti centri abitati adagiati nella verde pianura che cinge Milano.
Il sipario si apre su Leo, una ragazzina dagli occhi limpidi che dietro un’apparente scontrosità cela il solo, profondo desiderio di essere amata senza la paura dell’abbandono, ferita che l’inaspettato ritorno del padre assente da anni pare riaprirle all’improvviso, facendole crollare con un soffio tutto il suo castello di sicurezze e riferimenti.
“Ci sarà una ragione se alla fine tutti mi lasciano”, pensa Leo avvertendo un vuoto incolmato dentro se, impaurita, percependosi quasi come un’estranea rispetto agli altri: ”Cos’hanno tutti da ridere…?”si domanda.
E, terrorizzata che il tempo possa scorrere senza lasciare tracce dietro sé, si alza a scrivere nel cuore della notte, Leo, alla ricerca di una via per tornare a fidarsi e buttarsi con speranza nella vita.
Poi la musica cambia e da umorale, intimista qual’era si fa pian piano scanzonata, ironica, rilassata andando ad annunciare il nuovo protagonista, il positivo Alì disegnatore di manga, che un poco si diverte a credersi egli stesso un super eroe dotato di poteri straordinari …
Finalmente, con il tunisino Alì, ecco un frammento di un’immigrazione ben inserita nell’ambiente urbano, sociale, e proprio in quell’hinterland brianzolo, che certo non gode della fama di luogo aperto e cosmopolita.
I progetti estivi per Alì cambiano inaspettatamente per volere del padre giardiniere, il quale gli chiede un aiuto nel suo splendido vivaio.
L’esperienza, inizialmente vissuta da Alì come un’imposizione arbitraria presa dall’alto, si rivela invece, al di là di ogni possibile previsione, un’occasione per un autentico incontro padre- figlio: ripulendo con delicatezza i fragili bulbi dal terriccio, svelandogli e trasmettendogli i segreti millenari dei fiori con una pacatezza e saggezza antica che spesso appartiene ai popoli africani, il babbo perde agli occhi di Alì l’aspetto di capofamiglia autoritario, per assumere pian piano sembianze più umane e paterne.
La decisione improvvisa del padre avrà risvolti inaspettati per Alì.
Le misteriose, inspiegabili dinamiche della vita conducono infine i due ragazzi nella signorile villa immersa nel verde di Michele, un eccentrico, distinto professore innamorato della delicata poesia dell’Amore, il quale da anni ed anni aspetta di rivedere il suo unico, vero amore della giovinezza: Maria.
Giorno dopo giorno, seduto alla sua scrivania affacciata sul prato, dedica alla amata interminabili lettere traboccanti speranza, ricordi, nostalgia di un tempo e di una passione perdute.
Da questo intreccio di vite così fresco e naturale nella sua affascinante casualità ognuno dei tre protagonisti trarrà un insegnamento prezioso, riuscendo a trovare una sua strada e una sua verità.
Un’opera prima armoniosa e delicata, una favola a più voci, collettiva, interessante anche per il suo essere nata solo a seguito di un interessante progetto formativo messo a punto e coordinato dallo stesso, giovane regista Azzola e dall’educatrice MariaGrazia Biraghi.
Fondamentale per la genesi e l’ideazione di Diari è stato, infatti, il percorso a monte, costituito di laboratori e seminari realizzati nell’arco di sei mesi in quell’entourage brianzolo che fa da sfondo al film.
Gruppi di lavoro e di apprendimento in cui gli stessi ragazzi, cimentandosi per la prima volta con la recitazione e confrontandosi con il parto di una sceneggiatura in presa diretta, hanno contribuito all’ideazione in prima persona dei propri personaggi e alla costruzione di un canovaccio di partenza.
Riconosciuto per la sua trama originale, premiato per i due intimi ritratti di adolescenti, esulanti da volgarità e stereotipi in cui è facile cadere e per il conclusivo rapporto intergenerazionale, questa pellicola spicca proprio per il suo modo di raccontare leggero ma mai superficiale e per la sua sollecita attenzione a cogliere i sentimenti veri, in coraggiosa antitesi rispetto ad una diffusa modalità urlata e vistosa di esprimere le proprie emozioni.
da “persinsala.it”

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