Caro Parlamento e altre favole meravigliose

Una fotografia amara, a tratti divertente. Lucida, spietata, essenziale. Scattata nel 2008, prima dello scoppio della crisi, ma ancora attuale. Che tra vent’anni ci ricorderà come eravamo. Generazione invisibile, di ventenni-quarantenni spina dorsale del Paese, che vive una condizione di alienazione.
Prigionieri di una precarietà che ti tarpa le ali, ti cancella il futuro. Senza tutela e rappresentanza. Primissimi piani, l’audio si sgrana, i volti spiccano su fondi neutri. Tutto è semplice, immediato, diretto. Ragazzi normali che puliscono treni e strade, stanno alla catena di montaggio, insegnano o sono ricercatori. Piccolissimi imprenditori che vorrebbero assumere ma non possono. Disoccupati. Hanno figli e li crescono dai genitori, li vorrebbero ma non possono averli. Hanno stipendi medi di 800 euro al mese. La loro pelle ha tanti colori, le loro bocche parlano. Si raccontano. Con pudore o sfacciatamente. Lo sguardo del regista non li giudica, li osserva, pone loro domande che non si erano mai fatti. Li spinge a riflettere a guardarsi dentro. Non hanno una coscienza di classe, non hanno un’identità, non si impegnano in politica. I loro padri hanno fatto il ’68, figli di operai che si laureavano. Loro devono mettere la laurea in un cassetto e lavorare in un call center. Accettano contratti a progetto, mensili, a giornata. E vanno avanti così, per anni. Sospesi.
Nei loro occhi appare un Parlamento sordo alle loro voci, che li ignora, preso a difendere altri interessi, perso in un autoreferenziale teatrino quotidiano, dimentico, tra i velluti e gli stucchi, di chi sogna spesso solo un lavoro dignitoso, una casa, una semplice pizza il sabato sera…
da “film.35mm.it”

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