Basilicata coast to coast

Nicola (Rocco Papaleo), Franco (Max Gazzè), Salvatore (Paolo Briguglia) e Rocco (Alessandro Gassman) sono quattro amici, lucani purosangue, che condividono due grandi passioni: la musica e l’affetto per la loro piccola, insignificante (in senso buono, per carità) Basilicata. Tra un concerto al matrimonio e una lezione di matematica al liceo di Maratea Nicola ha l’Idea: partecipare al festival di Scanzano Jonico con il suo gruppo che si chiamerà, per essere alternativi, “Le Pale Eoliche”. Nicola si scervella per celebrare solennemente la partecipazione all’evento e propone ai compagni di compiere il viaggio a piedi, dopotutto la vita è un viaggio corto, a meno che non si allunghi. Lentamente, quindi. Diluendo l’ora e mezza che ci vuole per raggiungere Scanzano da Maratea in dieci lunghi giorni di cammino, accampamenti di fortuna, paesaggi d’incanto, siparietti romantici (bello vedere la Mezzogiorno, giornalista un po’ stramba e scontrosetta, per una volta in versione ghiacciolino), e prove per il concerto. Chissenefrega se arriveranno o no a Scanzano, se suoneranno o meno al festival, se arriveranno tutti interi: come si dice in questi casi non importa la meta, ciò che conta è il viaggio, no?
La prima prova di Rocco Papaleo come regista è un successo. I 100 e passa minuti del film divertono e scivolano leggeri sulle note del contrabbasso suonato da Max Gazzè, davanti agli splendidi e (probabilmente) sottovalutati panorami della Basilicata senza mai annoiare, scanditi dal giusto ritmo e da piacevolissime musiche.
Nei colori, nella fotografia, nei costumi, nelle location e in alcune simpatiche trovate, come quella del fratello geloso di una bella lucana bardato da brigante, non si trovano stonature.
I personaggi sono disegnati in modo originale, curioso e approfondito al tempo stesso, rivelando l’attenta cura di Papaleo e della produzione. La stessa conformazione fisica degli attori del cast sembra calzare perfettamente: il professore musicista (Papaleo), magrolino e nerboruto; il timidino (Briguglia), smilzo ma carino; la star della tv (Gassman), che è bello come il sole oltre che divertente e degno erede del “Mattatore”; il folle, emotivo e profondo (Gazzè)…; l’accattivante giornalista, un po’ toccata (la Mezzogiorno).
Basilicata coast to coast, che contiene anche la tappa ad Eboli con tanto di brindisi a Carlo Levi e a Gian Maria Volontè (rigorosamente a base del buon Aglianico del Vulture), non ci fa mancare nel finale una rapida carrellata dei fotogrammi più emozionanti della pellicola: un ultimo, graditissimo, regalo di Papaleo. From Lucania, con furore.
Angelica Mora, da “nokoss.net”

Nicola Palmieri insegna storia dell’arte e coltiva il sogno della musica. Frontman entusiasta di un gruppo di amici col vizio degli strumenti, compone canzoni e vorrebbe esibirsi sul palcoscenico scanzonato di Scanzano. Salvatore, alla chitarra, è uno studente di medicina che ha dimenticato di laurearsi e di innamorarsi, Franco, al contrabbasso, è pescatore di pesca libera a cui l’amore ha tolto parole e intenzioni, Rocco, alle percussioni, è un villano di grande fascino ossessionato dalla celebrità. Decisi ad attraversare la Basilicata dal Tirreno allo Ionio, intraprenderanno un viaggio picaresco, ripreso da una televisione parrocchiale e accompagnato da una giornalista svogliata e annoiata. Tra una canzone alla luna e un bicchiere di Aglianico, Nicola e compagni accorderanno la loro vita e canteranno sotto pioggia la loro canzone più bella.
Finalmente lo spazio comico e lirico torna ad essere quello dell’Italia meridionale. Un’area geografica che il cinema italiano ha frequentato negli ultimi tempi solo per raccontare la criminalità organizzata e la globalizzazione del male, le periferie degradate e il disagio socio-economico. Ai personaggi privi di innocenza che muoiono alla luce di lampade solari si sostituiscono allora gli antieroi lucani di Rocco Papaleo, al suo debutto dietro la macchina da presa. L’attore mette in scena la progressiva conoscenza di una realtà antropologica e culturale troppo spesso ignorata, attraverso un viaggio e un’esperienza che indaga il cuore del Sud e lo comprende dentro una commedia di innegabile simpatia. Vuoi per il talento nella descrizione dei luoghi e nella costruzione di un’atmosfera, vuoi per la felicità di alcune caratterizzazioni, ma soprattutto per una profonda sincerità che deriva da premesse chiaramente autobiografiche.
I musicisti intonati di Papaleo si muovono a piedi sullo sfondo di una periferia mediterranea e solare e i loro sguardi si aprono su una natura “popolare”. Alla luce piena di un sole che sta “di fronte” a loro e dentro alla vitalistica solarità di una cornice senza ombre, i quattro protagonisti escono da loro stessi e crescono nel viaggio, procedendo verso il finale e il mare Ionio, verso un ritmo altro e una musica altra, che pervade il film dall’inizio, risolvendosi in un concerto alla luna e in una gioiosa rinascita. Fermandosi ad Aliano per un brindisi a Carlo Levi e a Gian Maria Volonté (che lo ha interpretato sullo schermo per Francesco Rosi) e proseguendo in direzione ostinata e contraria, i vaghi musicisti lucani passano per la ricerca dell’altro e approdano alla consapevolezza di sé. A Papaleo non interessa tanto la ricerca e l’espressione di un malessere esistenziale, quanto la forma subliminale e distratta di quell’espressione.
La commedia picaresca, agita e suonata in una Basilicata che ha cortocircuitato briganti nazionali e guerriglieri argentini e ha “contaminato” tradizioni irrazionali con leggende tangibili, procede da una costa all’altra, seducendo il pubblico con la lentezza dell’andare e la pienezza dei colori, dei suoni ma soprattutto dei volti, impenetrabili e immobili come quello di Max Gazzé, bassista di tante note e nessuna parola. Basilicata coast to coast è un film aperto e appagato, un progetto a mano libera di una piena fantasia, in cui l’estremo senso e l’estremo nonsenso si toccano e si armonizzano.
Marzia Gandolfi, da “mymovies.it”

Rocco Papaleo, Basilicata mon amour
di Francesco Alò Il Messaggero
Come si può non amare Rocco Papaleo? Drammaticamente simpatico dai tempi del telefilm Classe di ferro (1988), è diventato un nuovo Satta Flores grazie al corto capolavoro candidato Oscar Senza parole, al massimalista di sinistra de Il pranzo della domenica dei Vanzina (la prova più bella) e agli ultimi Pieraccioni, dove è sempre “la cosa” migliore. Chi lo conosce sa che canta, suona e, soprattutto, è lucano. Basilicata Coast to Coast è omaggio alla sua terra ed esordio alla regia. Un gruppo musicale più scalcinato dei Leningrad Cowboys di Kaurismäki attraversa a piedi la suddetta regione per partecipare a un festivalino di paese. Regista altruista (una novità), Papaleo si mette da parte a favore dell’attorucolo Gassman (molto divertente), del contrabassista muto per scelta Max Gazzè (al primo film), dell’eterno subordinato Paolo Briguglia e della giornalista furastica Giovanna Mezzogiorno. Inno al pane e frittata di mamma, ai paesaggi lucani e all’amicizia. Non esplosivo ma dolce. All’antipatico Checco Zalone, preferiamo la gentile compostezza del menestrello di provincia Papaleo.
Da Il Messaggero, 9 aprile 2010

Basilicata, un viaggio lungo un sogno
di Alberto Crespi L’Unità
C’è una parola che viene subito in mente a proposito di Basilicata Coast to Coast, ed è «simpatico». Ma non vorremmo che Rocco Papaleo, regista e protagonista, la prendesse dal verso sbagliato. Come dire: sì, hai fatto un filmetto simpatico, ma ora lascia perdere le velleità da «autore» e torna a fare il tuo mestiere. Non è così. Basilicata Coast to Coast è un film simpatico, soprattutto per chi è lucano o frequenta per motivi diversi la Lucania – che non è l’unica regione italiana affacciata su due mari, primato condiviso con Puglia e Calabria oltre che, va da sé, con le isole, ma è l’unica ad avere due nomi ufficiali; e a noi lettori dell’Unità è doppiamente cara in questi tempi tristi, visto la percentuale bulgara con la quale il centro- sinistra ha vinto, laggiù, le regionali. Ma c’è altro, nel film. C’è l’amore viscerale e ironico per una terra, c’è uno sguardo picaresco e partecipe sulla natura e sul paesaggio, e soprattutto c’è un’idea di cinema volutamente tirata via, marginale ma enormemente vitale. Papaleo si immagina una trama semplice: un gruppo di musicisti dilettanti si iscrive all’improbabile festival di Scanzonissima in quel di Scanzano Jonico, ma decide di arrivarci a piedi partendo da Maratea, sul Tirreno. Ma nessuno è profeta in patria, nemmeno i lucani: i nostri viaggiatori scopriranno a proprie spese che Scanzano Jonico non è sul mare (lo Jonio sta qualche chilometro più in là, a Lido di Scanzano), e ci arriveranno a festival concluso, ma forse avranno ottenuto il secondo degli scopi suddetti. Avranno, chi più chi meno, trovato se stessi: ovvero il gusto di assaporare la vita giorno per giorno e di inseguire i sogni possibili (esistono, oh se esistono…) e non quelli impossibili. Basilicata Coast to Coast è ben recitato, ben girato e pieno di magnifiche musiche scritte dalla grande pianista jazz Rita Marcotulli (nel cast c’è anche Max Gazzé, che non parla ma alla fine canta). È un film struggente, randagio, emozionante. Non vergognatevi di prenderlo anche come una guida turistica: scoprirete che in Basilicata non ci sono solo i Sassi di Matera, cari a Pasolini e a Mel Gibson, ma altri luoghi incredibili. Come il paese abbandonato di Craco, un drammatico set dove, come dice Papaleo, la modernità è stata sconfitta.
Da L’Unità, 9 aprile 2010

Vita «on the road» di quattro musicisti
di Maurizio Porro Il Corriere della Sera
«Africa!», dice la portinaia a Rocco e ai suoi fratelli dalla Basilicata che fa da sfondo a quattro musicisti che vanno per concerto a piedi dalla costa tirrenica alla ionica. Film vitale, simpatico, con qualcosa di prolisso e didascalico, ma pieno di una genuina voglia di cinema e racconto. Rocco Papaleo debutta con onore e raduna una Mezzogiorno canterina, un Gazzè muto, un Briguglia in espressiva misura, un Gassman mai così simile a papà. Grottesco cine-teatro-canzone. Voto 7
Da Il Corriere della Sera, 9 aprile 2010

Quattro musicisti sospesi tra due mari. E tante storie
di Cristina Piccino Il Manifesto
Un viaggio in Basilicata seguendo le avventure di un quartetto di musicisti un po’ sgangherato che per partecipare al festival di Scanzano si fanno a piedi il tratto dalla costa tirrenica a quella jonica. Coast to Coast appunto. Il leader – Rocco Papaleo – è un professore di matematica con grande amore per la musica. Gli amici che lo sostengono ne condividono la passione seppure senza la stessa testardaggine – Alessandro Gassman, belloccio di provincia, Paolo Briguglia timido e irrisolto, Max Gazzé assolutamente muto. Forse è per questo che nessuno li prende tanto sul serio, anzi ci ridono sopra e le battutine in paese si sprecano. A credergli è solo la testata parrocchiale locale che manda a seguirli un’inviata, Giovanna Mezzogiorno, giornalista un pochino antipatica e molto frustrata, anche figlia di onorevole, che finirà per condividere improvvisazioni musicali e imprevisti. Per esordire come regista Rocco Papaleo torna nella sua terra, la Basilicata, regione tra quelle che alle ultime elezioni hanno registrato una delle più alte percentuali di voti a sinistra. E scommette sulla commedia musicale che omaggia anche la tradizione del teatro e della canzone lucane. L’idea è bella e commovente, e Papaleo si mostra autore sensibile, delicato, con l’umorismo giusto, che si appassiona ai luoghi e alle storie come mostra l’entusiasmo con cui racconta.
É lieve il viaggio dei quattro che non condurrà da nessuna parte, dunque in infinite direzioni. Il riferimento che viene subito in mente è la poesia di Jack Kerouac, anche se in realtà i quattro ricordano molto il viaggio sull’asino che fece alla fine dell’Ottocento in Lucania il presidente Zanardelli per toccare con mano l’infinita povertà di quella popolazione. Non fu certo propaganda come molti l’accusarono all’epoca, il primo ministro italiano voleva far conoscere al resto del paese, che non sapeva, le condizioni di quella regione. Del resto è sempre lui che proporrà un disegno di legge sul divorzio, già allora, schierandosi apertamente in contrasto con le politiche clericali – difatti venne attaccato duramente.
Papaleo fa un film che ci fa scoprire poco a poco il paesaggio ma la sua non è una cartolina «calcolata» per esigenze tutistiche o da film commission, anzi tra i film commission movies questo appare il più sfacciato, e perciò anche il più divertente. La bellezza, siamo a Maratea col suo grande Cristo e l’acqua limpida, nasce dalla temperatura emozionale, nel gioco scanzonato di questa ballata semplice e malinconica in cui però non servono tante parole. Difatti Gazzé è muto, quello che conta sono le corde del suo violoncello che bastano a raccontare un pensiero e un’anima. I quattro attraversano lande deserte che somigliano all’orizzonte del western, in cui ci si muove con lentezza: tempi morti e contatto con la natura. la musica – bella e imprevista la colonna jazz di Rita Marcotulli – è il linguaggio più puro e profondo delle parole, che esprime non le idee ma i battiti del cuore. É l’anima della Basilicata un paese segreto, che ama la discrezione con le sue belle donne e i suoi quasi-briganti. E una terra libera anche dagli immaginari (lo ha detto il regista) e dalle immagini che appartengono al passato – tipo la temibile magniloquenza del Gibson cristologico tutti mediatizzato nella «Passion». Papaleo somiglia invece più ai cantastorie (lucani), i suoi eroi che non compiono comunque «grandi imprese» girano difatti a piedi come se le distanze fossero sterminate, immersi in un tempo fuori dal tempo e dalla geografia.
Da Il Manifesto, 9 aprile 2010

Musicisti sognatori però molto intonati
di Alessandra Levantesi La Stampa
Un’idea sentita, il divertito gioco di squadra di professionisti bravi e motivati; ed ecco venir fuori un piccolo film che trova con spontaneità una sua intonata forma artistica. Esordio nella regia dell’attore Rocco Papaleo, Basilicata Coast to Coast racconta la picaresca trasferta a piedi da Maratea a Scanzano di quattro amici (Gassman, Briguglia, Papaleo e Max Gazzé) con velleità musicali.
Un gruppetto di perdenti e sognatori nel più puro stile della commedia all’italiana (ma con infiltrazioni alla Kaurismaki), cui si unisce la frustrata reporter di una tv locale (Mezzogiorno). Sul ritmo lento dei passi il viaggio si prolunga dieci giorni in un paesaggio di magica suggestione e, cambiando qualcosa dentro ognuno, si trasforma in un affettuoso omaggio al Sud, fra bella musica e buoni versi.
Da La Stampa, 9 aprile 2010

Federico Pontiggia
Il Fatto Quotidiano
Per una volta, tocca fare pubblicità: che cosa vuoi di più dalla vita? Un lucano. Ma non è l’amaro, bensì Rocco Papaleo, che esordisce alla regia omaggiando la sua terra e il teatro-canzone con questa commedia musicale on the road stile Sideways di Alexander Payne. Ma qui la Napa Valley lascia il posto all’Aglianico del Volture e a un quartetto di scalcagnati musicisti—il belloccio sfigato Alessandro Gassman, il sensibilmente bloccato Paolo Briguglia, il muto Max Gazzè e il leader Papaleo — che per partecipare al festival di Scanzano se la fanno a piedi dal Tirreno allo Jonio. Si unirà pure la scontrosa reporter —figlia di onorevole ma senza approfittarne — Giovanna Mezzogiorno, costretta a condividere gli imprevisti picareschi egli intermezzi musicali dei Fab Four nostrani. Se quando canta è davvero una nota stonata, il resto è da Mezzogiorno di fuoco, come per i colleghi, al genuino servizio di un piccolo grande film: curato, a tratti travolgente, comunque terapeutico. Bravo Papaleo!
Da Il Fatto Quotidiano, 08 aprile 2010

Papaleo firma un simpatico roadmovie
di Roberto Nepoti La Repubblica
Rocco Papaleo debutta nella regia con un piccolo film orgogliosamente regionalistico fino dal titolo: l’ avventura picaresca di quattro amici-parenti riuniti in una band dal nome “Le pale eoliche”. Il leader è Nicola (Papaleo), l’ unico sposato del gruppo; poi ci sono Franco (Max Gazzè), che non pronuncia una parola da anni; Rocco (Alessandro Gassman), pseudo-divo tv senza scritture, e il giovane Salvatore. Come una pacifica armata Brancaleone il quartetto attraversa a piedi la regione, per partecipare al festival di Scanzano Ionico. Si aggiunge Giovanna Mezzogiorno, reporter di una tv locale. Temi ricorrenti del repertorio filmico nazionale (la debolezza dei maschi, l’ amicizia virile…), ma il tono è spontaneo e sincero.
Da La Repubblica, 10 aprile 2010

Paul Bompard
Times Higher Education
Quattro musicisti dilettanti, riuniti in un gruppo che decide di chiamarsi Le Pale Eoliche, vengono scelti per suonare al festival di Scansano Ionico. Decidono di andare da Maratea a Scansano a piedi, in dieci giorni. Sicuramente il film è insolito: una piccola odissea esistenzial-ecologicoturistico-eroticogastronomica in Basilicata (grandi riprese delle bellezze naturali della regione, che ha sostenuto la pellicola). Il culmine è la visita rituale ad Aliano, il paese dove fu confinato Carlo Levi, con brindisi a Levi e Gian Maria Volontè, che interpretò Levi nel film tratto da Cristo si è fermato a Eboli. Un film a momenti teneramente dilettantesco, in altri geniale, colto e raffinato, in altri ancora un po’ noiosetto. Gli attori conosciuti sono Alessandro Gassman e Giovanna Mezzogiorno, gli altri, lo stesso regista Rocco Papaleo, Max Gazzè, Paolo Briguglia e Claudia Potenza. E sono tutti bravi. Definirlo “film” è forse troppo. Piuttosto un libero esperimento video, fatto bene, che sembra voler evitare tutti gli schemi cinematografici canonici. Un on the road, che non si prende mai troppo sul serio.
Da Internazionale , 16 aprile 2010

Picari on the road
di Paola Piacenza Io Donna
Una band di musicisti lucani visita a piedi un campionario di borghi rurali e casali in una traversata dal Tirreno allo Ionio. La combriccola di picari (Gassman è la star delle eminenti locali, idolo delle donne, a scopo promozionale si unisce una riluttante giornalista) fa incontri rivelatori e affronta i propri traumi. Rocco Papaleo per la sua transizione alla regia si affida all’Ente del turismo e alle musiche (gradevoli) di Max Gazzé, anche muto contrabbassista.
Da Io Donna, 10 aprile 2010

Nicola Palmieri è stanco di mettere da parte il sogno di fare il musicista e quando scopre l’esistenza di un festival canoro a Scanzano Jonico, decide di riunire i suoi amici più cari e raggiungere la località a piedi, approfittandone per suonare da una parte all’altra della sua terra…
Un gruppo di musicisti itineranti, una giovane giornalista d’assalto inconcludente, una disinibita groupie, un carretto carico di strumenti, trainato da un asino e… la Basilicata, dal Tirreno allo Ionio. Rocco Papaleo alla sua prima esperienza da regista, centra il bersaglio: colpisce per la delicatezza della storia, per la brillantezza dei personaggi, per l’originalità delle musiche e per la bellezza dell’ambientazione.
Rocco Papaleo, Paolo Briguglia, Alessandro Gassman e Max GazzèFunzionale la scelta del pretesto musicale per farne una sorta di reportage sulla sua Basilicata, ne fa un quadro perfetto, tra nature selvagge, paeselli arroccati e pale eoliche. Anche il gruppo di attori funziona nel suo complesso, ognuno sviluppa la propria personalità in maniera definita, e finisce per essere un bell’assortimento di atteggiamenti diversi: da quello intimista e delicato di Salvatore (Paolo Briguglia) al modo di essere spavaldo e quasi presuntuoso di Rocco (Alessandro Gassman), al mondo impenetrabile e contemplativo di Franco (Max Gazzè).
Davvero notevole l’interpretazione di quest’ultimo, unico a non essere attore di professione, alla sua prima esperienza riesce a rendersi protagonista pur senza pronunciare parola per tutto il film. Anche la macchina da presa lo aiuta, lo scruta, gli gira attorno: le immagini più belle sono proprio quelle dedicate a lui e al suo contrabbasso, che suona e continua a suonare, scandendo ogni nota come sillabe di parole mai dette.
Un viaggio mistico, redenzione dei sogni e riscatto delle proprie esistenze. Un percorso di crescita emotiva e morale, i desideri mai abbandonati, si fanno protagonisti e ci guidano con convinzione e chiarezza, alla meta agognata, per prendersi poi gioco di noi!
Annalisa Liberatori, da “cinefile.biz”

Nicola, professore di matematica in un liceo artistico, nel tempo libero suona con un gruppo di amici. Insieme decidono di partecipare al festival di Scanzano Jonico, e di arrivarci attraversando a piedi la Basilicata da una costa all’altra. A seguirli una giornalista di un piccolo giornale locale che si occuperà di riprenderli nel loro fantastico viaggio.

Un vero e proprio inno d’amore alla propria terra natia questo “Basilicata coast to coast” che tra l’altro riesce nell’intento di mostrarci, finalmente, un sud non sempre attraversato da criminalità e mafia (tant’è che con una divertente battuta lo stesso Papaleo urla “e dateci la nostra mafia!”), ma anche ricco dal punto di vista culturale, paesaggistico e antropologico. Il tema ovviamente è quello del viaggio, inteso sia in senso letterale che metaforico, tant’è che la traversata pazzesca di questi quattro musicisti da una costa all’altra della Basilicata ha come intento primario quello di partecipare ad un festival musicale, ma soprattutto quello di ricerca delle proprie radici, delle proprie reali aspirazioni, della realizzazione di sé stessi e dei propri sogni e di distacco dalla realtà quotidiana oberata per ciascuno dei componenti del gruppo da problematiche di vario tipo. Della serie che, ovviamente, non è importante la meta, quanto il percorso. E durante il loro percorso i “fantastici quattro” ne combineranno e ne vivranno davvero delle belle, respirando a pieni polmoni il contatto diretto e magico con la terra, con l’aria, con la natura, con la semplicità delle cose. Un viaggio illuminato dal sole che batte sulla strada e illuminante dal punto di vista esistenziale, insomma. Certo non mancano un bel po’ di stereotipi che graffiano leggermente la superficie così gradevole, delicata e spensierata di questa avventura, ma tutto sommato non riescono a scalfirla completamente. Si tratta soprattutto del personaggio interpretato molto simpaticamente e apprezzabilmente da Giovanna Mezzogiorno, che però si porta dietro un po’ di pesantezze narrative alquanto limitanti: trattasi cioè della solita donna annoiata e repressa, priva di stimoli e cinica nei confronti della vita (figlia di un personaggio importante ovviamente), che in seguito alla conoscenza dei protagonisti e alla partecipazione sempre più attiva alla loro impresa, ritroverà il gusto e la gioia di vivere e assaporare ogni singolo momento. Ma questo non è l’unico inciampo di sceneggiatura di “Basilicata coast to coast”, che comunque al di là di questo rimane un film molto divertente e piacevole, visto che in un modo o nell’altro sono molte le situazioni ormai stra-abusate cinematograficamente che vengono riproposte (il personaggio che non parla a causa di un trauma passato ma che alla fine dell’avventura ovviamente farà sentire la propria voce, l’uomo di mezza età che comincia a sentirsi vecchio e quindi a desiderare di agguantare ancora uno scampolo di giovinezza e libertà, il ragazzo che ha abbandonato gli studi a causa di una delusione d’amore, ma che decide poi di riprenderli proprio grazie all’esperienza vissuta e via dicendo).

Fatto sta che “Basilicata coast to coast” riesce a mantenere un perfetto equilibrio tra comicità (con molte gag davvero irresistibili come l’arrivo di alcuni cavalieri a cavallo che al posto degli elmi hanno dei caschi per moto) e profondità di contenuti, seppur non appesantiti in nessuna maniera (come per esempio la capitale importanza di esprimere e non reprimere se stessi nei confronti della società che ci circonda). Dunque ci troviamo di fronte ad un film quasi perfetto nelle sue imperfezioni, che riesce a coinvolgere lo spettatore a vari livelli e che tra l’altro è contrassegnato da un ottimo cast ben affiatato (oltre alla Mezzogiorno, sono apprezzabilissime anche tutte le altre interpretazioni a partire dall’ottimo Papaleo, passando per Briguglia, Gassman e il sorprendente Gazzè) e da una colonna sonora che utilizza sapientemente i vari brani scanzonati e strampalati della band “Le pale eoliche” (da notare che anche nel nome si professa una sorta di “diversità” e stravaganza), fino a giungere all’ultima liberatoria ed emblematica esibizione che si svolge fuori tempo massimo, ma che porta con sé tutto il bagaglio di esperienze vissute durante il magnifico e unico viaggio compiuto per arrivare alla meta.
Alessandra Cavisi, da “livecity.it”

“Se qualcuno mi chiedesse perché voglio fare un film forse non saprei rispondere in modo organico e organizzato.
Parlerei di una qualche necessità espressiva, senza giustificare il concetto di necessario, esporrei confusamente quel marasma di suggestioni che popolano le mie ore da perdigiorno che sogna la vita , mi perderei in voli irregolari difficilmente comprensibili anche da me stesso.
Cosi mi limiterò a dire che sono deciso ad affrontare il viaggio cinematografico sedendomi al posto dell’autista perché dentro la mia immaginazione si è formata una storia.
Altre volte mi è successo di accogliere idee, spunti o trame e mi è capitato di partecipare a sceneggiature che poi sono state realizzate, inoltre ho sempre cercato di collaborare nella costruzione della grammatica dei personaggi che ho interpretato, ma questa volta è arrivata un’idea più larga, che in se contiene la trasversalità del mio percorso fin qui fatto.
Pratico da molto tempo il teatro-canzone, e ci ho speso le mie energie migliori, quel modo di raccontare entrando e uscendo dalla forma canzone mi ha fatto pensare alla possibilità di un film di fare lo stesso lavoro, forse meglio, potendo contare su di un esposizione più complessa.
Ho chiamato Valter Lupo, con cui ho sempre scritto e messo in scena gli spettacoli di questi anni, e gli ho raccontato questa storiella che mi era arrivata, ci siamo convinti quasi subito che valeva la pena tentare e abbiamo scritto una sceneggiatura.
È venuta fuori diversa da come ce la immaginavamo, quasi come se i personaggi della storia una volta messi in campo abbiano agito per conto loro, naturalmente esagero, ma volevo solo dire che la trama era fertile e abbiamo avuto molte sorprese dalla nostra immaginazione.
In quanto alla questione di propormi come regista, ci tengo a dire che sono diversi anni che cova dentro di me questo desiderio, e cioè da quando mi fu commissionata la realizzazione di un cortometraggio, esperienza che mi ha fatto attraversare tutte le fasi della realizzazione filmica e fatto scoprire una sincera passione per tutto il lavoro esterno alla performance attoriale, dalla progettazione alla post produzione.
Il mio intento è fare un film sul sud da cui provengo, cosi come lo guardavo da giovane, con la sua capacita di fare ed inseguire sogni, la voglia e la possibilità di cercare un cambiamento,la leggerezza poetica di cui è capace.
Mi piacerebbe che questa storia si proponesse come specchio in cui i miei conterranei possano guardarsi e scoprirsi diversi da come una certa filmografia, che per altro apprezzo tantissimo, giustamente ci dipinge, sento che la gente ha bisogno di essere stimolata dalla poesia per uscire da una depressione che l’attanaglia e ne inibisce le potenzialità.
Ecco qua, ci ho provato a dire che per me è giunto il momento di fare qualcosa di più per me e per gli altri.”
Rocco Papaleo

La storia
Nicola Palmieri (Rocco Papaleo) insegna storia dell’arte e coltiva il sogno della musica. Frontman entusiasta di un gruppo di amici col vizio degli strumenti, compone canzoni e vorrebbe esibirsi sul palcoscenico scanzonato di Scanzano.
Salvatore (Paolo Briguglia), alla chitarra, è uno studente di medicina che ha dimenticato di laurearsi e di innamorarsi, Franco (Max Gazzè), al contrabbasso, è pescatore di pesca libera a cui l’amore ha tolto parole e intenzioni, Rocco (Alessandro Gassman), alle percussioni, è un villano di grande fascino ossessionato dalla celebrità.
Decisi ad attraversare la Basilicata dal Tirreno allo Ionio, intraprenderanno un viaggio picaresco, ripreso da una televisione parrocchiale e accompagnato da Tropea Limongi (Giovanna Mezzogiorno) una giornalista svogliata e annoiata, figlia di un politico.
Tra una canzone alla luna e un bicchiere di Aglianico, Nicola e compagni accorderanno la loro vita e canteranno sotto pioggia la loro canzone più bella.
Finalmente lo spazio comico e lirico torna ad essere quello dell’Italia meridionale con gli antieroi lucani di Rocco Papaleo, al suo debutto dietro la macchina da presa.
L’attore mette in scena la progressiva conoscenza di una realtà antropologica e culturale troppo spesso ignorata, attraverso un viaggio e un’esperienza che indaga il cuore del Sud e lo comprende dentro una commedia di innegabile simpatia. Vuoi per il talento nella descrizione dei luoghi e nella costruzione di un’atmosfera, vuoi per la felicità di alcune caratterizzazioni, ma soprattutto per una profonda sincerità che deriva da premesse chiaramente autobiografiche.
I musicisti intonati di Papaleo si muovono a piedi sullo sfondo di una periferia mediterranea e solare e i loro sguardi si aprono su una natura “popolare”.
La commedia picaresca procede da una costa all’altra, seducendo il pubblico con la lentezza dell’andare e la pienezza dei colori, dei suoni ma soprattutto dei volti, impenetrabili e immobili come quello di Max Gazzé, bassista di tante note e nessuna parola.
da “wuz.it”

“Io credo nella Basilicata. La Basilicata è come il concetto di Dio o ci credi o non ci credi”. Sono i versi di una delle tante canzoni scritte da Nicola Palmieri (Rocco Papaleo), interpretate con il suo stralunato gruppo “Le pale eoliche”.
Basilicata coast to coast è una commedia musicale, che vede una picaresca combriccola di musicisti mettersi in viaggio, per partecipare al Festival del teatro-canzone di Scanzano Jonico, ovvero Scanzonissima 2009. Il gruppo di amici decide di attraversare a piedi la Basilicata, dal Tirreno allo Ionio, percorrendo stradine collaterali. Il viaggio ha anche un valore idealistico: è un regalo che si fanno; e durante il tragitto scopriranno se sono in grado di meritarselo.
Oltre a Nicola (voce e polistrumentista) la band è composta da: Salvatore Chiarelli alla chitarra (Paolo Briguglia), un giovante introverso in fase di stand by sentimentale; al violoncello Franco Cardillo (Max Gazzè, al debutto sul grande schermo), un uomo stravolto da una delusione d’amore; alle percussioni, alternative, Rocco Santamaria (Alessandro Gassman), famoso per aver fatto il divanista, cioè portava il divano, in una trasmissione con la Carrà, L’amico dei famosi. Le pale eoliche, per sponsorizzare alla stampa la loro iniziativa, accettano di farsi riprendere da una televisione locale; a seguirli, durante il loro on the road, con carretto trainato da un cavallo, c’è Tropea Limongi (Giovanna Mezzogiorno), una giornalista sbrigativa, scontrosa e, all’apparenza, senza troppi sentimentalismi.
Questo film è una commedia corale, divertente e malinconica allo stesso tempo, diretta dall’esordiente, alla regia, Rocco Papaleo. Basilicata coast to coast non è un’opera campanilistica, non parla di esclusivismi conterranei. Il regista, Rocco Papaleo, si è messo alla guida di questa commedia e ha imboccato la strada dei ricordi, delle visuali giovanili, di come lui vedeva e vede il Sud, con una voglia leggiadra di inseguire sogni, di cercare un cambiamento. Ad assolvere a tale fine narrativo, c’è un’esilarante e carismatica costruzione dei personaggi. A partire da Nicola, tra l’altro insegnante di matematica, irriducibile utopistico, si sviluppano caratteri complessi, nella loro giovialità. Chilometro dopo chilometro, tra gag genuine e dialoghi sagaci, ma non senza amarezze sulle constatazioni della vita, ognuno di loro si riscopre, non dimenticando il passato, ma superandolo.
A questo progetto introspettivo, Papaleo ha intrecciato un’espressività poetica, che ampia il percorso della sceneggiatura, interagendo con essa in modo armonioso. Alla grammatica dei personaggi, si unisce l’energia del teatro-canzone (quel modo di raccontare entrando e uscendo dalla forma della canzone). Scopo del viaggio è quello di consolidare la band provando ogni sera, riscoprendo le origini accanto al fuoco, incontrando anche personaggi locali accoglienti e bizzarri. Basilicata coast to coast non sarà la commedia dell’anno. Ma l’autoironia folgorante che la mantiene in piedi la sa far apprezzare, come la soavità dei sentimenti e dei ricordi agrodolci o come il brindisi allegro, ma sincero e affettuoso fatto ad Aliano in onore di Carlo Levi e Gianmaria Volontè, per ricordare Cristo si è fermato a Eboli.
Ilaria Falcone, da “nonsolocinema.com”

Per la prima volta dietro la cinepresa, Rocco Papaleo ha confezionato un film particolarmente bello, insolito e divertente. È la storia di un viaggio a piedi intrapreso da un gruppo di amici che condivide la passione per la canzone-teatro. Sarà proprio il desiderio di esibirsi in un festival di questo insolito genere musicale che li condurrà dalla costa tirrenica della Basilicata a quella ionica.
Rocco Papaleo, Alessandro Gassman, Giovanna Mezzogiorno, Paolo Briguglia, e un convincente Max Gazzè nei panni di attore, accompagnano lo spettatore in giro per i luoghi della bellissima Basilicata: forse ancora oggi la regione meno conosciuta d’Italia che però regala stupende suggestioni sul grande schermo. Decisamente un atto d’amore del regista alla sua terra, ma anche alle persone che la abitano che sembrano essere uscite dalle migliori pellicole demenziali. Meravigliosi: una carrellata di soave e saggia follia che pervade ovviamente anche i nostri protagonisti camminatori. E poi c’è il tema del viaggio – come molti film americani – ma rivisitato all’italiana, un viaggio che offrirà una sorpresa nel finale…
Le storie dei personaggi ci vengono rivelate da loro stessi man mano che l’allegra combriccola si immerge nelle montagne lucane con suoi i paesini arroccati, così desolati e magici insieme.
Seppure il film si svolge in un clima leggero, in realtà quella che si narra è una storia di salvezza dell’anima: il viaggio serve a tutti i protagonisti a risolvere i propri insoluti con la vita, e a cominciarne una nuova il giorno dopo la fine del tragitto. I dialoghi sono divertenti e impalpabili, spesso rimangono addirittura un po’ in sospeso. La recitazione è ottima da parte di tutti gli attori, forse ancora di più nei personaggi palesemente presi dalla vita reale.
Colpisce Giovanna Mezzogiorno che benchè sia stata diretta da registi di grande esperienza, non è mai apparsa così bella e naturale. Bravissimo Rocco Papaleo per aver armonizzato al meglio tutti gli ingredienti, e per aver pensato un film che nella sua semplicità riesce a offrire al suo interno molti piccoli doni.
Uno di questi è la colonna sonora firmata da Rita Marcotulli, perfettamente aderente allo spirito e all’estetica del film. Ma sono soprattutto i testi delle canzoni che i protagonisti cantano durante tutto il viaggio ad essere insuperabili: credo che la canzone “la frittata di mia madre non si batte” scalerà tutte le classifiche!
Claudia Pignocchi, da “slowcult.com”

Come dice Rocco Papaleo per bocca del suo Nicola Palmieri, la Basilicata, che ci crediate o no, esiste. E chi scrive, essendo per metà lucano (fate conto che, date le origini di mia madre, per i miei primi 18-20 anni ho passato almeno 1-2 mesi l’anno in vacanza giù), lo sa bene. Chi lo sa meno bene invece sono magari quegli italiani che, sentendo in tv e su qualche altro media che Sud = Campania + Calabria + Puglia + Sicilia …e basta, forse ignorano un pochino l’esistenza di questa regione. Chiaramente sto scherzosamente esagerando, ma effettivamente come negare che fra le regioni meridionali la Basilicata è quella sempre meno ricordata? Eppure, insomma, pure lei ce le ha le sue ricchezze naturali (mar Ionio, mar Tirreno, Parco del Pollino), culturali (Matera e i suoi Sassi, il metapontino dove sorgevano Heraclea, Siris e, appunto, l’antica Metaponto), gastronomiche (zafaran, gnumaridd). Dunque è buona idea da parte di Papaleo di raccontarci mediante il cinema questa regione!
Ma come fare ad ambientare un film in Basilicata che al contempo intrattenga gli spettatori divertendoli e mostri le bellezze di gran parte della Lucania? Semplice, con un bel road-movie, che faccia percorrere ai suoi personaggi la Basilicata da costa a costa, da Maratea, sul Tirreno, a Scanzano Jonico, sullo Ionio, dove la rediviva band di Nicola Palmieri si sta recando per partecipare ad un concorso musicale. Alla chitarra abbiamo Salvatore (un timido Paolo Briguglia), al contrabbasso Franco (un tutto sommato passabile Max Gazzè), alle percussioni Rocco (un Alessandro Gassman molto sopra le righe) ed insieme a loro c’è anche Tropea (una mediocre Giovanna Mezzogiorno), giornalista di una tv locale incaricata di effettuare qualche ripresa e qualche intervista per documentare il viaggio del gruppo.
Come nel più classico dei film on the road, la storia di “Basilicata coast to coast” si sviluppa a tappe, con Nicola e i suoi che incontrano ora questa ora quella persona e che vivono ora questa ora quella avventura. Nonostante durante la prima mezz’ora la pellicola ci metta un po’ ad ingranare, col procedere della narrazione il ritmo si fa coinvolgente e lo spettatore viene facilmente assorbito dagli ottimi toni scanzonati della pellicola. Papaleo, attore originario di Lauria qui al suo esordio da regista (il film è pure l’esordio attoriale del cantante Max Gazzè) lavora bene sulla messa in scena della già di per sé buona sceneggiatura di Valter Lupo, giocando in maniera perfetta coi tempi comici e suscitando ilarità nei momenti giusti. Il risultato è molto fresco, spontaneo, e proprio per questo molto apprezzabile nella sua simpatia, nella sua capacità di usare il viaggio come metafora degli obiettivi e dei percorsi della vita, oltre che nel suo saper cogliere l’essenza di una terra affascinante ma poco conosciuta.
Decisamente buone pure le musiche (a metà fra il pop e il folk, anch’esse non prive d’ironia e sentimento), scritte dagli stessi Papaleo e Gazzè, quest’ultimo anche interprete di Mentre dormi, il pezzo sui titoli di coda.
Maurizio Macchi, da “pellicolascaduta.it”

Una diversa e più umana dimensione del vivere fa sì che gli aspri paesaggi della Lucania regalino un’anima profonda a questo insolito ‘road movie’, picaresco e a tratti molto divertente, arricchito peraltro da alcuni siparietti musicali che restano impressi.
Anche Rocco si è fermato a Eboli

Sebbene il film non manchi di omaggiare, in modo anche piuttosto sentito, tanto Carlo Levi che la magnifica interpretazione di Gian Maria Volontè in Cristo si è fermato a Eboli, sarebbe riduttivo circoscrivere il senso del viaggio alla breve sosta di Rocco Papaleo e compari ad Aliano, povero borgo arroccato tra i monti dove l’intellettuale antifascista scontò la condanna al confino. Quello appena descritto è solo uno dei tanti momenti magici che ci vengono regalati dal sorprendente esordio alla regia dell’attore lucano. Vedendo Basilicata Coast to Coast si ha come l’impressione che schegge di Jim Jarmush e scampoli della migliore commedia all’italiana, con quelle notazioni amarognole che in passato ne decretarono la fortuna, abbiano deciso di darsi appuntamento tra le stradine assolate del meridione, per sorseggiare qualche vinello dal gusto schietto, deciso. O magari per assaggiare pane e frittata, se ci è concesso citare uno dei siparietti musicali più divertenti e riusciti.
Rocco Papaleo, Paolo Briguglia, Alessandro Gassman e Max Gazzè in Basilicata Coast to Coast
Già, la musica. Perché questo road movie all’italiana, anomalo e picaresco, vive anche della brillantezza di numeri musicali concepiti sulla falsariga di quelli, ugualmente ironici, stralunati, che Papaleo e il suo sceneggiatore di fiducia Valter Lupo hanno già sperimentato con successo a teatro. Qui, però, si sono aggiunti altri apporti artistici di rilevo, tra cui è doveroso dare la precedenza a quanto di buono ha saputo realizzare Max Gazzè, sia sul piano musicale che su quello, sorprendentemente alto, della recitazione. Il fatto stesso che Gazzè, notoriamente in possesso di una favella sciolta e capace di sciorinare citazioni colte all’infinito, sia stato ridotto a una presenza muta per buona parte del film, la dice lunga sulla volontà di giocare con i personaggi, di far emergere versanti del carattere inediti e talvolta insospettabili. Nel caso di Max Gazzè il gioco è perfettamente riuscito: le singolari espressioni del volto, con cui sembra comunicare agli altri (in primis a una Giovanna Mezzogiorno altrettanto in parte) i propri stati d’animo, fanno sì che il suo personaggio appaia quasi come un Harpo Marx del duemila.
Del resto i toni paradossali sono quelli che meglio si addicono a una pellicola, che proprio da un paradosso evidente trae la sua linfa vitale. Lo spunto di partenza si deve infatti alla decisione delle “Pale eoliche”, scalcinata band capeggiata da Nicola Palmieri (ovvero Rocco Papaleo), di partecipare al festival di Scanzano Jonico muovendosi a piedi dalla costa tirrenica, col modesto ausilio di un cavallo a trainare il carretto con tutti gli strumenti e le vettovaglie. Dov’è il paradosso? Basti pensare che la distanza tra le due località potrebbe essere coperta in circa un’ora e mezza di macchina, mentre l’allegra brigata composta inizialmente da Rocco Papaleo, Alessandro Gassman, Max Gazzè e Paolo Briguglia si lancia in una specie di pellegrinaggio tra i paesini della Lucania che porterà via dieci giorni. Tutto ciò, verrebbe da dire, per scappare alla routine di una vita ordinaria. Riscoprendo così l’arte del perdersi lungo il percorso, un percorso fatto anche di incontri inaspettati, litigi, cerimonie religiose di antica tradizione, sapori perduti, innamoramenti improvvisi, nonché di maturazioni interiori e prese di coscienza che riguarderanno ogni singolo personaggio. Basilicata Coast to Coast può essere anche considerato la risposta della Lucania agli stressanti ritmi di vita imposti dalla globalizzazione, un po’ come lo era stato, ma con minore appeal cinematografico, Focaccia Blues per la Puglia.
Rocco Papaleo, Paolo Briguglia, Alessandro Gassman e Max Gazzè in una scena del film Basilicata Coast to Coast
Lo stile del film è vario come il paesaggio che viene attraversato. Non diversamente dal Federico Zampaglione del purtroppo sottostimato Nero bifamiliare, Rocco Papaleo le tenta davvero tutte per movimentare il viaggio, inserendo parentesi dai toni western (con tanto di finti briganti che fanno la loro apparizione a cavallo), concedendo spazio alle improvvisazioni musicali, lavorando su uno humour che a tratti è più sanguigno e a tratti più sottile, persino un po’ surreale. Non mancano neppure le cadute di umorismo, tocca ammetterlo, in questo mélange che resta comunque gustoso, sempre in grado di compensare i piccoli balbettii e le stonature con una libertà di fondo, la cui anarchica spensieratezza si traduce anche in qualche scelta di scrittura potenzialmente eversiva. Ci piace ad esempio lo spirito con cui vengono introdotte alcune figure femminili, a partire dalla mediocre giornalista al seguito della band, Tropea Limongi (Giovanna Mezzogiorno), che pur consapevole della propria imbranataggine aspira lo stesso a defilarsi dall’invadente e soffocante protezione del padre onorevole. Ha uno spazio più limitato a disposizione, ma finisce ugualmente per lasciare il segno l’esplosiva Maria Teresa, interpretata da una Claudia Potenza che rientra di diritto tra le rivelazioni di Basilicata Coast to Coast; a lei tocca il ruolo di donna del sud stressata da fratello e fidanzato parimenti possessivi, resa però protagonista, in una scena focosa e al tempo stesso divertente, di uno dei momenti più trasgressivi a catartici che la commedia italiana sia riuscita ultimamente a proporre.
Stefano Coccia, da “movieplayer.it”

“La Basilicata è un po’ come il concetto di Dio, o ci credi o non ci credi. Io credo nella Basilicata, l’ho vista.”
Chi ha visto, negli ultimi anni, uno spettacolo di Rocco Papaleo ritroverà in “Basilicata Coast to Coast” molte delle stralunate atmosfere, frasi e canzoni che componevano lo spettacolo live.
Papaleo, dopo una ventina di anni da caratterista inconfondibile, decide di passare dietro la macchina da presa per raccontare la sua storia. La scelta è felice perché i tempi e i modi del Papaleo artista vengono sicuramente cambiati dal linguaggio cinematografico, ma almeno è Papaleo stesso, autore anche della sceneggiatura insieme al fidato Valter Lupo, a deciderli e rielaborarli.
Nicola Palmieri (Rocco Papaleo), professore di matematica e cantautore, decide di partecipare al festival del teatro-canzone di Scanzano Jonico con il suo gruppo, Le Pale Eoliche. Per dare un senso a questa avventura raggiungerà la costa ionica da Maratea a piedi, battendo strade alternative: “Basilicata Coast to Coast, appunto, un viaggio per regalarsi un po’ di tempo e provare a meritarlo.
Compagni di viaggio Franco (Max Gazzè), contrabbassista chiuso in un volontario mutismo, Rocco (Alessandro Gassman) attore fallito prestato alle percussioni e Salvatore (Paolo Briguglia), cugino di Rocco, cantante e chitarrista del gruppo.
A loro si unisce, prima riluttante poi addirittura membro aggiunto della band, la giornalista Tropea (Giovanna Mezzogiorno), annoiata figlia di un politico, finita a causa del suo temperamento a fare la giornalista per un giornale di poco conto che le assegna un servizio sul viaggio della band.
“Road Musical” è un termine che si potrebbe utilizzare per incasellare questo film; Rocco Papaleo impianta tutto il suo bagaglio di storie, sapori, ricerca di drammatica leggerezza in un film che è stato però intelligentemente costruito e calibrato su quattro personaggi che, affrontando un viaggio, compiono un percorso: la metafora è telefonata, certo, ma il risultato è sincero, stavolta. Il personaggio di Nicola è la classica maschera che Papaleo si porta dietro dai tempi di “Classe di Ferro”, che si costruisce da sé attraverso le espressioni e le battute stralunate tipiche dell’attore lucano. I personaggi di Rocco e Salvatore hanno un destino incrociato familiare che raggiunge un nuovo equilibrio, senza mai scadere nella banalità.
Le prove di Briguglia e Gassman si compensano perfettamente (delicato il primo, irruente il secondo): i due sono gli unici veri attori del quartetto e si basano sulla propria professionalità per dar vita ai personaggi, al contrario di Papaleo a cui basta rimanere fedele a se stesso.
Franco, interpretato da Max Gazzè, è il personaggio più affascinante e costruito: chiuso in un gentile mutismo dovuto ad un dolore giovanile, si esprime a gesti e sguardi e guida risoluto il gruppo verso l’altra costa. Max Gazzè ha una faccia piena di angoli e spigoli buttati un po’ a caso in cui il sorriso sornione e la malinconia convivono poeticamente: è perfetto per il ruolo di Franco.
Se si paragonasse il quartetto di protagonisti ad un accordo a quattro voci, Franco sarebbe sicuramente la “settima maggiore”, che aggiunge dolcezza alla sonorità dell’accordo maggiore.
Persino Giovanna Mezzogiorno, che probabilmente ha da contratto un paio di urla isteriche a film, sembra più rilassata ed a proprio agio con una sceneggiatura leggera, e risulta meno spigolosa e sofisticata del solito.
Curiosamente, sono proprio le canzoni di Papaleo ad essere un po’ sacrificate, tagliate, inserite un po’ a forza e spesso sfumate, associate a montaggi video anche non banali, ma che ne ridimensionano inevitabilmente l’effetto.
Nel complesso, “Basilicata Coast to Coast” è un piacevole piccolo film che si discosta dalla produzione media italiana di genere ruffiana e di facile presa (Brizzi, Veronesi…), pur riprendendone alcuni interpreti, così come non è un instant movie centrato sui tormentoni di un comico con manie di grandezza da regista: c’è un’idea, c’è una struttura – per quanto semplici entrambe – e c’è l’impronta strampalata di Papaleo, che in un modo o nell’altro è riuscito a trasferire la sua arte in un film con coerenza e mestiere.
Se sia stata un’avventura o l’inizio di una nuova fase della carriera di Papaleo, solo il tempo lo dirà.
da “filmscoop.it”

Un tour attraverso la natura incontaminata e selvaggia della Basilicata con tanto di introduzioni storico-culturali ai luoghi toccati dai quattro protagonisti. Questo potrebbe sembrare a uno spettatore disattento e un po’ spietato l’esordio alla regia di Rocco Papaleo, noto attore di cinema, televisione, teatro, più volte scelto da Leonardo Pieraccioni e dagli altri registi eredi della commedia all’italiana. Ma “Basilicata Coast To Coast” è molto di più. E’ il tentativo di risvegliare l’orgoglio e l’attenzione per una regione spesso dimenticata, anche dalla sua gente, di raccontare in modo poetico bellezza e contraddizioni dei luoghi e della sua gente. Una sorta di atto d’amore di un lucano fiero delle sue origini.
Il tempo è come sospeso: i protagonisti sembrano vivere in anni lontani con il loro abbigliamento dal sapore vintage, le loro pettinature un po’ retrò e quella semplicità d’animo che pare non essere più di moda; gli anziani hanno ancora la coppola in testa, i capelli grigi racchiusi in una crocchia e siedono sulle loro sedie di paglia appena fuori dalla porta di casa o della piccola bottega; le automobili rare, sono miraggi di una modernità che in questo film fa fatica a trovare spazio.
I quattro protagonisti in una sorta di pellegrinaggio catartico decidono di attraversare la Basilicata a piedi dal Tirreno sino allo Ionio per partecipare al festival di teatro-canzone di Scanzano Jonico. Armati dei loro strumenti di un carretto, un cavallo, l’immancabile panino con la frittata e piccoli pannelli solari (che esempio di eco-sostenibilità!) si mettono in marcia verso se stessi. E lungo il cammino riscopriranno antiche passioni, troveranno nuove anime in crisi e si misureranno con i propri limiti per arrivare a destinazione più consapevoli e uniti.
Ognuno di essi rappresenta un tipo umano abbastanza stereotipato: il professore che ha rinunciato ai suoi sogni per assestarsi in una via medio borghese, il depresso che ha abbandonato medicina per rinchiudersi nella tabaccheria di famiglia, l’innamorato deluso che ha chiuso i ponti con il mondo per trasformarsi in un asceta sereno e muto, l’attore fallito sempre alla ricerca dell’occasione da sfruttare per emergere nello sfavillante mondo dello star-system.
Papaleo firma una regia dai ritmi frenetici e leggermente caricaturali nella prima parte del film, ma che poi si rilassa per dare spazio ad ampi movimenti di macchina rivelatori di mozzafiato panorami western della Lucania. La macchina da presa è spesso stretta sui visi dei personaggi e su quei dettagli in grado di far partecipe lo spettatore delle emozioni provate dai protagonisti. Nonostante ciò, molti momenti di puro divertimento (la sequenza quasi surreale dell’attacco del fratello di Maria Teresa e i suoi baldi uomini a cavallo ad esempio), la musica e l’ironia dei testi cantati, il film coinvolge solo in parte. Eccezion fatta per Giovanna Mezzogiorno, intensa nel ruolo della tormentata, annoiata e apparentemente strafottente e meridionalissima giornalista Tropea Limongi e Max Gazzé, sorprendentemente attore nel ruolo dell’ascetico innamorato disilluso, che riescono a incuriosire, a strappare sorrisi e sguardi di complicità.
Luisa Carretti, da “ondacinema.it”

Una band di musicisti dilettanti che ha chiamato il gruppo con l’improbabile nome de Le pale eoliche, decide di attirare l’attenzione su di se’ attraversando la Basilicata a piedi per raggiungere il festival musicale di Scanzano Jonico. L’impresa viene seguita svogliatamente dalla giornalista di una piccola testata.

Liquidare la divertentissima commedia con cui Rocco Papaleo debutta alla regia come un omaggio della stralunata comicita’ dell’artista alla sua terra natia e’ davvero limitato. Ne’ si puo’ dire, visto che la traversata non andra’ a buon fine, che la pellicola si limiti alla banale morale che l’importante e’ il viaggio e non la destinazione. L’opera di Papaleo propone una riflessione sul fallimento. Se al personaggio interpretato dal regista piace pensare che un paese abbandonato dopo una frana causata ad un ampliamento della rete fognaria, abbia deciso di rifiutare il progresso, la stessa filosofia di vita si puo’ applicare ai membri della scalcagnata band e alla giornalista che documenta la loro avventura: sono tutti dei falliti che hanno rifiutato un confronto serrato con l’esistenza e si sono bloccati davanti alle difficolta’. Questo non impedisce che rappresentino un modello positivo perche’ il rifiutare gli schemi di un modello vincente permette di sviluppare la propria originalita’, il cosiddetto pensiero laterale, di cui la pellicola da’ prova diretta in una delle scene piu’ divertenti ed inaspettate viste sugli schermi in questi ultimi anni, l’arrivo dei briganti a cavallo con il casco in testa. In questa logica ben venga anche la messa in scena molto criticata dei culi nudi dei protagonisti: per un minuto e mezzo di tale rappresentazione (neppure consecutiva) una spettatrice che sedeva dietro di me ha inveito per dieci minuti buoni allo schifo piu’ assoluto e anche molti critici bollano le due scene di inutile volgarita’. Il bello e’ che se c’e’ un film comico italiano dove non c’e’ mai un doppiosenso o una battutaccia volgare e’ proprio Basilicata coast to coast, anzi Papaleo riesce a mostrare il preludio di un rapporto sessuale a tre con gioiosa naturalezza e dolcezza, evento quasi inconcepibile per il cinema italiano da sempre predisposto a mostrare morbosamente il sesso dal buco della serratura. Lo scandalo di quattro sederi maschili nudi nasce dal fatto che sono bianchicci e flaccidini, come natura vuole che tocchi a degli ultraquarantenni anche se uno di questi (Alessandro Gassman) pochi anni fa ha posato per un calendario supersexy che immagino non abbia schifato la spettatrice di cui sopra; ma temo che lei come tanti altri abbia dimenticato che, anche tacendo di photoshop, non si puo’ sempre stare in posa come il discobolo con le natiche ben spinte in fuori.
da “desordre.biz”

Un trip lucano dal sapore vero
Quattro svalvolati musicisti partono per un viaggio on the road che dovrebbe concludersi a Scanzano Jonico. Qui la band, auto-battezatasi “Le pale eoliche”, dovrebbe esibirsi in un festival di teatro-canzone. Li segue da vicino la reporter di un piccolo giornale di provincia, intenta a documentare il loro vagabondaggio lungo paesini e zone tipiche come Lauria, Aliano e la diga del Pertusillo. Per tutti loro potrebbe essere sia l’occasione di maturare sia di fare i conti con sé e con gli altri…

La Basilicata esiste!
Con fare da andante moderato il cinquantenne Rocco Papaleo esordisce dietro la macchina da presa, abbacinato dall’idea di realizzare un viaggio chiamato amore avente luogo nella sua terra di origine. “Cronaca di un perfetto anacronismo” è la definizione azzeccata data dal personaggio della tediata giornalista a questo insolito itinerario in modalità “analogica”, essendo progettato sulla mappa topografica da Maratea fino a Scanzano Jonico con il solo ricorso del mezzo meno inquinante che ci sia in circolazione: i piedi. Benvenuti così nella ridente regione della Basilicata, un luogo/non luogo dove gli imprevisti rendono molto, ma molto difficile annoiarsi.
In Basilicata coast to coast l’autore lucano appare piuttosto lontano dalle suggestioni e dai moduli correnti che imperversano nel restante cinema italiano, dove tutto ormai è un affare oltre che un vizio di famiglia – si vedano a tal proposito pellicole recenti come Happy Family, Genitori & figli, Mine vaganti – mentre l’unica cosa che si tiene davvero a inquadrare è il buco posto proprio nella parete della stanza accanto. Nel corso della proiezione di questo lungometraggio si ha, invece, come la sensazione che la qualità spirituale del film riesca ad adeguarsi parallelamente alle visioni sui paesaggi urbani e rurali del sud, senza che mai una troppo a lungo irradiata leggerezza soffochi di colpo il climax raggiunto. A un’altezza intermedia tra pura commedia picaresca e l’identità espressiva sotto forma di musica, vi è pure abbastanza spazio per un retrogusto amaro fatto di crisi e mutamenti intimi dei personaggi maschili. Interessante come dapprima venga rispettata l’esigenza di tacere e non svelare appieno la vita segreta dei traumi e delle paure del quartetto mal assortito, per poi rinunciarvi e giustificare anche nei minimi particolari le barriere eccellenti che ciascuno di loro tenta a suo modo di superare.
Comunque, Basilicata coast to coast sarebbe da non perdere già solo per un sentimento estremo riversato nel teatro-canzone, dove la parola non rinunciabile e non sconfessabile si trova giusto in linea d’aria rispetto al fuorivia di una verbalizzazione immateriale. Perfetto poi il modo tramite il quale le voci di dentro sono asservite al mestiere poeticamente autentico della nota pianista jazz Rita Marcotulli.
Per concludere, non si può assolutamente prescindere in questa sede dal parlare del sodalizio artistico che lega Papaleo al resto del cast degli intrepidi scarrozzanti. Prima della classe è – e non poteva essere altrimenti – la versatile Giovanna Mezzogiorno, che Papaleo incontrò nel lontano 1998 sul set de Il perduto amore di Michele Placido. Uniti con Papaleo da una tenera amicizia che si protrae da lungo tempo pure Alessandro Gassman e il cantautore Max Gazzè, qui al suo debutto cinematografico. Si potrebbe dire che quest’ultimo sia stato preso in contropiede dal regista: a lui l’autore ha affidato il ruolo di un giovane misantropo in grado di esprimersi solo con le note, in un mondo come il nostro in cui la saggezza non può più parlare.
Maria Cristina Caponi, da “spaziofilm.it”

“Ma che ne sai, l’hai vista mai? Basilicata is on my mind” canta Rocco Papaleo in una canzone che è ormai divenuta un cavallo di battaglia dei suoi spettacoli teatrali. E allora perché non dedicare anche un film alla regione che gli ha dato i natali, la bellissima e poco battuta Lucania? Basilicata coast to coast è un esordio alla regia all’insegna della leggerezza e dei ritmi swing per il regista originario di Lauria, in grado di mescolare divertimento, risate e quel pizzico di malinconia che fa tanto italiano.
Un film corale che inizia quando le Pale eoliche, una scalcinata band capeggiata da Nicola Palmieri (Rocco Papaleo), viene selezionata per partecipare al Festival di Scanzano Jonico. Il gruppo, composto dal bello Alessandro Gassman, dal “non parlante” Max Gazzè, dal timido Paolo Briguglia e dallo stesso Papaleo, decide così di affrontare il viaggio che li porterà da Maratea a Scanzano a piedi. Il tragitto dalla costa tirrenica a quella ionica in macchina si coprirebbe in un’ora e mezza, ma Nicola e i suoi compagni decidono di percorrerlo a piedi. Una sorta di pellegrinaggio catartico attraverso la Basilicata, con un carretto trainato da un cavallo che trasporta viveri, tende e strumenti. Filo conduttore di questo breve ma intenso percorso esistenziale: la musica.
C’è di tutto nell’esordio alla regia di Papaleo: dal concetto di tempo visto come un bene di lusso ai dialoghi frizzanti scanditi da perfetti tempi comici. Abilissimo a movimentare quello che in circostanze normali sarebbe un “non viaggio”, l’autore lo farcisce di parentesi musicali, incontri improvvisi e situazioni al limite del grottesco. Le assolate strade di un meridione che sembra senza tempo fanno da sfondo a questo simpatico e coraggioso road movie all’italiana, forse un po’ troppo aiutato dall’Ente del turismo locale, ma sicuramente anarchico e fuori dagli schemi.
da “movielicious.it”

Commedia musicale on the road sulle strade della Basilicata. Rocco Papaleo si mette dietro alla macchina da presa e battezza l’esordio da regista con un viaggio nella sua terra d’origine, da costa a costa, dal Tirreno allo Jonio. Insieme a lui Alessandro Gassman, Giovanna Mezzogiorno, Paolo Briguglia e, per la prima volta sullo schermo, Max Gazzè che firma anche la colonna sonora.
Nicola Palmieri alle tastiere e voce, Franco Cardillo al contrabbasso, Salvatore Chiarelli alla chitarra e Rocco Santamaria al fodero della chitarra. È il momento della reunion per le Pale Eoliche, ovvero la band giovanile che dieci anni prima impazzava per Maratea e dintorni, o forse no. Adesso qualcosa è cambiato, i quattro musicisti svolgono lavori ‘normali’ come il professore di matematica, il tabaccaio o il falegname. Chi è invece rimasto nel campo artistico è Rocco, che cerca di farsi passare per attore di fiction ma in fondo ha il curriculum colmo di comparsate e provini fallimentari. La svolta, anzi la reunion della vecchia band avviene grazie al festival del teatro-canzone di Scanzano Jonico. Da lì il colpo di genio: attraversare la Basilicata da una costa all’altra. “Invece di andare a Scanzano lo stesso giorno del festival, partiamo dieci giorni prima. A piedi ce la facciamo”. Così Rocco convince gli altri tre, e il gruppo si mette in viaggio. Il primo colpo va subito a segno: una tivù locale invia una corrispondente, Tropea, che seguirà il viaggio dei quattro musicisti.
… is on my mind!
Sarà la presenza di Rocco Papaleo, ma i quattro musicisti un po’ naif di Basilicata coast to coast assomigliano ai Laureati di Leonardo Pieraccioni. Certo, è diversa l’età dei protagonisti, così come il contesto in cui muovono i loro passi, il dialetto predominante e la location. Ma quella voglia no. È questo il trait d’union tra gli accademici pieraccioniani e i lucani di Papaleo: il desiderio di venir fuori dal piattume della vita e dall’oblomovismo di certi ruoli (quasi) imposti dal ritmo metronomico della quotidianità. C’è anche del biografico nel film: Rocco Papaleo è nato a Lauria, nel cuore della provincia potentina, ma è andato via a 18 anni per coltivare la sua passione artistica. “Il mio intento è stato quello di realizzare un’opera che parlasse del Sud da cui provengo, così come lo guardavo da giovane, con la sua capacità di fare e inseguire sogni, la voglia e la possibilità di cercare un cambiamento, la leggerezza poetica di cui è capace”. Così, l’ammissione al festival di Scanzano che “non è un festival amatoriale, è proprio a livello nazionale”, scuote l’esistenza dei quattro amici, ma da sola non basta a dare la scossa necessaria a un cambiamento. L’idea di arrivarci a piedi, quella sì che è una trovata vincente. La vecchia suggestione di attraversare una terra da mare a mare, diventa il pretesto per una riscoperta di sé stessi, della propria terra, di quello che sono o non sono diventati. Carrettino trainato da un cavallo, strumenti della band, pannelli solari, la band e una giornalista inviata per scrivere un reportage sul viaggio strampalato delle Pale Eoliche, o per dirlo con le sue parole, rigurgitanti di entusiasmo per l’incarico: “Sto facendo un reportage su quattro imbecilli che attraversano la Basilicata a piedi”.
Che bravo Rocco!
Papaleo indovina il cast, innanzitutto scegliendo se stesso, poi un bravissimo Alessandro Gassman che in alcuni momenti ricorda i mille talenti del papà. Ci si chiede perché il cinema non lo chiami più spesso, e non per relegarlo a ruolini sempre uguali in stereotipate commedie di taglio basso. Che dire poi dell’esordiente Max Gazzè, perfetto nel ruolo dello stralunato Franco Cardillo. E ovviamente nel firmare il pezzo Dormi bene, tormentosa ballata che fa da colonna sonora al film insieme con le musiche della pianista jazz Rita Marcotulli e alla canzone Basilicata is on my mind scritta dallo stesso Papaleo. Bene anche il chitarrista/tabaccaio Paolo Briguglia, splendida la giornalista Giovanna Mezzogiorno. “Ho scritto questo film come si scrive una canzone o una poesia”, ha chiosato Rocco Papaleo. “Quello che il mio cuore sentiva lo mettevo giù fino a formare una frase e un senso compiuto, o almeno spero. Mi piacerebbe che Basilicata coast to coast fosse accolto proprio come si accoglie una canzone, offrendo agli spettatori uno spazio interpretativo”. Commedia italiana d’autore, fotografia strampalata del viver quotidiano, poesia, sogni. Un gruppo di musicisti che cerca di accordare il proprio strumento. Un gruppo di amici che cerca di accordare la propria vita uscendo da uno stato d’inerzia che annienta.
Maria Pia De Rango, da “filmreview.it”

Nonostante le incertezze e un’idea di partenza non troppo estranea a certo cinema italiano anni novanta (vedi i filmetti on the road di Giulio Base e, in parte, il primo Salvatores), Papaleo riesce a trovare il “suo” film, racconta con abilità introspettive non comuni personaggi intrisi di energia e malinconia allo stesso tempo e finisce con il dare un’anima a un’operazione che sa raccontare le passioni e i legami di un gruppo di piccoli (grandi) uomini

Basilicata coast to coastDopo aver passato una vita a recitare nei film degli altri e a sperimentare il proprio talento nel genere teatro-canzone, Rocco Papaleo è finalmente riuscito a togliersi la soddisfazione di realizzare il suo primo film da regista, coadiuvato dal suo solito collaboratore drammaturgo Valter Lupo. Per farlo si è dedicato a un progetto curioso e personale, ambientato nella sua terra di origine (la Basilicata appunto) e nel quale è riuscito a coinvolgere un cast di “amici” il cui affiatamento dentro e fuori il set risulta contagioso per quasi tutti i cento minuti di durata. Basilicata coast to coast racconta il viaggio di quattro amici musicisti (tra cui Franco, interpretato dal cantautore Max Gazzè, alla sua prima esperienza cinematografica) che decidono di compiere una sorta di pellegrinaggio a piedi per tutta la Basilicata, viaggio che li porterà a esibirsi al Festival di Scanzano Jonico. Ad accompagnare Nicola (Papaleo), Rocco (Gassman) e Salvatore (Briguglia), ben presto subentrerà la giornalista “musona” Tropea (un’ottima Mezzogiorno). Per tutti loro il viaggio sarà soprattutto l’occasione per ritrovare se stessi e i loro affetti.
È per certi versi simile a una jam session l’esordio dietro la macchina da presa di Papaleo. Ricco di gag, improvvisazioni, momenti sospesi in un work in progress itinerante che alla struttura e alla sperimentazione visiva preferisce la leggerezza di un cinema a misura d’uomo attento alle psicologie e ai sussulti dei sentimenti. Un piccolo film che non si vergogna di volare basso, un po’ ingolfato nella seconda parte, impreciso e caotico, ma che ha il merito di riscoprire – cosa rarissima nelle nostre commedie – il gusto per gli spazi della terra, come fosse un road movie sgangherato che tra suggestioni western e divertissment musicali arriva a parlarci dell’amore, delle ferite che lascia e dei suoi risvegli. Nonostante le incertezze e un’idea di partenza non troppo estranea a certo cinema italiano anni novanta (vedi i filmetti on the road di Giulio Base e, in parte, il primo Salvatores), Papaleo riesce a trovare il “suo” film, racconta con abilità introspettive non comuni personaggi intrisi di energia e malinconia allo stesso tempo e finisce con il dare un’anima a un’operazione che nel tentativo, forse anche programmatico, di filmare il territorio regionale, arriva a raccontare le passioni e i legami di un gruppo di piccoli (grandi) uomini.
Carlo Valeri, da “sentieriselvaggi.it”

Titolo molto “english” per un film molto italiano, anzi considerato l’attuale clima sociopolitico, suddista.
Rocco Papaleo debutta alla regia con un’opera decisamente personale, viste le sue origini Lucane, e si circonda di un cast molto personale, utilizzando amici vecchi e nuovi per coronare un progetto che accarezzava da anni.
Lo troviamo quindi in questo viaggio “sole e tacchi” (come direbbero i romani) insieme a Giovanna Mezzogiorno, Alessandro Gasman, Paolo Briguglia e Max Gazzè.
L’ultimo nome tra l’altro è il più sorprendente, infatti il cantautore (anche lui originario della Basilicata) è alla sua prima esperienza nell’insolito ruolo di un musicista muto (bada bene per scelta e non per menomazione).
Si tratta di un’opera decisamente viscerale che trae forza proprio dalla sua semplicità e dall’amore che Papaleo nutre per la sua terra. Nonostante si sforzi di trasformarla in una sorta di non-luogo, per renderla universale, non si può comunque non vedere che si tratta proprio di casa sua, perché ne conosce ogni aspetto, ogni piega ed ogni armonica bellezza.
Nonostante l’aspetto casuale, quasi di improvvisazione teatrale, del film, soprattutto nei numeri musicali, si vede chiaramente che in realtà sotto c’è un meccanismo ben oliato, perché tutto gira sempre alla perfezione e non ci sono sbavature, a cominciare dall’incredibile affiatamento dell’improbabile trio/quartetto di musicisti.
Tra battute indimenticabili – “La Basilicata esiste anche se non l’avete mai vista, è come Dio dovete crederci!”- musica accattivante, commedia e si, forse un unico neo di un personaggio un po’ irrisolto (quello della Mezzogiorno), il film scorre via piacevolissimo e vi lascia con la voglia quanto meno di farvi un giro a piedi in città per riprendervi il vostro tempo, se non addirittura ill bisogno di una gita in Basilicata.
Valerio Salvi, da “filmfilm.it”

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