Focaccia blues

La disfida del panino e la gente di Altamura

di Silvana Silvestri Il Manifesto

Oltre che un film è una kermesse Focaccia Blues, un modo di fare cinema diverso dal solito, per chi ha seguito Nico Cirasola nel suo cinema militante – beffardo, con una rara capacità di coinvolgimento che lascia ampi spazi aperti all’extra filmico. Il questo caso si tratta di aver coinvolto tutto un paese, Altamura e in particolare alcuni artigiani di rara abilità. Poi l’aver colto un progetto individuato dal produttore Alessandro Contessa, su cui si è divertita la stampa di tutto il mondo, il negozietto di Luca Di Gesù fornaio della famosa focaccia di Altamura che ha costretto alla chiusura nel 2003 il fastoso McDonald’s per mancanza di clienti, utilizzato talvolta dai vecchietti perché fornito di aria condizionata (naturalmente si portavano dietro un pezzo di focaccia). Sono forse loro i più delusi della chiusura perché, per prendere un po’ di fresco, dicono, «noi poveri anziani non sapevamo dove rivolgersi, ci siamo rivolti alla banca». Ma non basta perché si è pensato di andare negli Usa con il giornalista di Altamura Onofrio Pepe a portarla quella focaccia in omaggio alla casa madre dei fast food. E lì scoprono che c’è addirittura l’università dell’hamburger, con campus, prato all’inglese e museo, un invito a iscriversi per vedere cosa mai possono insegnare all’accademia del panino (e infatti Cirasola ha inviato la sua domanda di iscrizione). Con l’occasione ha ideato e distribuito i confetti per la campagna elettorale per Obama. E poi tante feste per presentare il film documentario e biglietti venduti con focaccia sottovuoto per non rimanere con la voglia. In tutto quelle dieci copie con cui esce il film (preceduto da Belly Button Broth, la favola del piccolo pastaio che inventò il tortellino di Giuseppe Gagliardi, il regista di Tony Vilar), dopo Nuovo Aquila a Roma (stasera incontro pubblico alle ore 20), Bari (Armenise), Barletta, Altamura, Castellana Grotte, Corato, Mola, Gioia del Colle, ha ulteriori richieste. Il documentario-commedia ha una base filosofica ampiamente dibattuta: tutto nasce in qualche modo dal «tempo meridiano» del prof. Franco Cassano e naturalmente dall’antica sapienza popolare esaminata nei suoi scritti e ancora pratica di vita. Luogo scelto tra l’altro dall’Homo arcaicus qui ritrovato. E poi si costruisce con continui ritorni a mostrare come il senso ciclico del tempo e come il senso della vita sia una questione di cura, rispetto e rapporti autentici. Non il finto sorriso imposto ai lavoranti del fast food per contratto, né la spocchiosa ricchezza esibita con un gigantesco totem (senza neanche permesso comunale) quasi una bandiera di esercito nemico da cacciare dalla città. Era già nella storia di Altamura, la Leonessa di Puglia e delle Murge, terra di Federico II, città libera dove gente diversa del mediterraneo viveva insieme, fornita poi di albero della libertà, strenuamente difesa contro i sanfedisti del cardinale Ruffo nel 1799, poi sede del comitato insurrezionale barese nel Risorgimento. Figurarsi l’invasione del panino. Il blues della focaccia racconta come con il semplice accerchiamento culturale si sia fatta piazza pulita, non di un prodotto come tanti, ma di una filosofia estranea: viene fuori dalle parole del costruttore di selle, dal più vecchio (e gagliardo) macellaio d’Italia, dalle pasticciere emigranti. Michele Placido in apertura «fa» l’esercente e sembra raccontare come sia difficile in una zona dove bisogna difendere le sale dalla distruzione (Nico Cirasola è anche esercente). La sanno lunga anche Lino Banfi e Renzo Arbore che improvvisano in cucina piatti così tipici da non essere riconosciuti a pochi chilometri di distanza e propongono il rituale «foggiani contro baresi» che si può moltiplicare, in terra con tradizioni di baronie fedeli al papa, o alla Spagna o alla Francia. E si mette in scena la parabola del fruttivendolo accorto alla guida dell’Ape coi santi monaci sul parabrezza contro la lussuosa Corvette del forestiero superbo che vuole prendersi la sua donna. Dante Marmone, Luca Cirasola e Tiziana Schiavarelli: la malinconia mediterranea con tutta la sua irrisione.
Da Il Manifesto, 17 aprile 2009

Focaccia blues
venerdì 10 luglio 2009 di Federica Bianchi
(Focaccia Blues) ; regia : Nico Cirasola ; sceneggiatura : Nico Cirasola, Alessia Lapore ; interpreti : Dante Marmone (Dante), Luca Cirasola (Manuel), Tiziana Schiavarelli (Rosa), Lino Banfi, Renzo Arbore, Michele Placido (il proiezionista), Eric Jozsef (il giornalista) ; musica : Sandro Corsi, Pino Genco ; produzione : Bunker Lab ; distribuzione : Pablo Bunker Lab ; origine : Italia,2009 ; durata : 78’.

Il miracolo italiano se non è opera di qualche santa entità non può che avvenire su un versante per cui l’Italia è conosciuta, imitata ed invidiata : la cucina. Che cos’hanno in comune un seriale panino americano ed un’italianissima focaccia unica nel suo genere ? Una piccola cittadina pugliese, Altamura, famosa in tutto il mondo per la produzione locale di pane e focaccia. Ecco che comincia a delinearsi l’universo variopinto di Focaccia Blues, una deliziosa docu-fiction che ha l’obiettivo di rappresentare, e non solo narrare, il piccolo miracolo a cui un panificio centenario ha dato vita riuscendo ad abbattere il mondiale colosso del fast food Mc Donald’s. Ovviamente è una storia che ha dell’incredibile, perchè alle soglie del 2008 (periodo in cui avvennero realmente i fatti) in un mondo in piena globalizzazione in cui trovare un distributore di Coca-cola nel deserto è più semplice che trovare un taxi a New York, in cui il fast prevale sullo slow, le piccole ed umili esistenze dei personaggi, o meglio, degli altamurani che man mano si offrono alla macchina da presa non hanno ceduto al diavolo tentatore rimanendo fedeli ai sapori della propria tradizione, in un discorso qualitativo comunicato non solo attraverso le parole, ma anche attraverso i gesti, i colori e la passione di intere esistenze. Il regista Nico Cirasola sceglie l’alternanza di realtà e finzione, intromettendo nel flusso dialettale dei veri altamurani intenti ad esprimere le virtù del proprio mestiere, una piccola storia d’amore tra il fruttivendolo di Altamura e Rosa, la sua cliente assidua di cui apprezza la “genuina abbondanza”-per rimanere in tema- ostacolata però da un rozzo playboy di nome Manuel che alla fine si rivelerà appassito come il suo gusto e guasto come la sua appariscente macchina gialla. Ovviamente non a caso tornano figurativamente i simboli dei protagonisti reali della storia : la grande M e il giallo accecante da una parte, i sapori della terra, la focaccia e la genuinità dall’altra. A condire il tutto un divertente teatrino tra due pugliesi doc, Lino Banfi e Renzo Arbore che accendono l’antica rivalità tra Foggia e Bari a colpi di battute ; altro cammeo è quello del Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, che appare all’interno di un cinema citando Totò a colori. L’atmosfera generale dipinge quel provincialismo italiano attaccato alla propria tradizione, terre in cui i mestieri si tramandano ancora di padre in figlio e la vita è a misura d’uomo ; lì il Mc Donald’s non può che offrire al massimo un pò di refrigerio a un gruppetto d’anziani assillati dall’afa che però hanno poi trovato miglior collocazione all’interno di una banca. Ironia del destino, potere della storia.

di Federica Bianchi, da Close-Up

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