Flash of genius

“Flash of genius” di Marc Abraham è uscito il 7 agosto 2009 ed è uno di quei viaggi al centro del sogno americano, laddove ci si risveglia nell’ingiusta realtà. E’ la storia vera di Robert Kearns, inventore e professore, con un disturbo all’occhio (un tappo galeotto alla festa di matrimonio gli procurò una lesione fastidiosa) che diventava tortura di fronte ai tergicristalli a velocità fissa di vecchia generazione. E allora, per necessità, hobby e talento, esce fuori dalla sua cantina il tergicristallo ad intermittenza. Sembra poco, eppure è un’invenzione che ha cambiato il mercato automobilistico e la vita di quest’uomo tranquillo e geniale. Già perché la Ford gli scipperà idea e realizzazione, e Chrysler ne seguirà l’esempio: i suoi meritati sogni di gloria e ricchezza naufragarono nella battaglia senza quartiere con queste ciniche multinazionali.
Perderà il senno, la famiglia, la possibilità di diventare ricco e sistemare la famiglia per generazioni. Tutto “solo” per la Verità, per la giustizia del merito e delle regole che quel sistema traditore gli ha insegnato. Una splendida storia di riscatti e ricatti, di capitalismo perverso ed etica epica: al centro di tutto un Greg Kinnear maestoso, perfettamente a suo agio (come al solito) in un personaggio segnato dalla vita e dalla sua guerra personale, da un decennio di umiliazioni e rabbia. Attorno a lui ottimi comprimari: dal vigliacco Dermot Mulroney alla “mamma per amica” Lauren Graham.
Il resto è Francis Ford Coppola. Rivedetevi “Tucker” e “L’uomo della pioggia”: Abraham ha copiato. Con sfacciata bravura.
Boris Sollazzo, da “dnews”

Flash of Genius determina il debutto cinematografico di Marc Abraham, dopo anni passati a produrre i film dei suoi colleghi, ora si cimenta come regista nel dare corpo ad una storia biografica pervasa da un dramma etico.
È la storia vera, svoltasi durante gli anni ’60, del professore universitario Robert Kearns, che ha una cattedra a Detroit, una moglie e ben 6 figli dei quali è grato ogni giorno.
Nel suo tempo libero si diletta a inventare e progettare nuovi dispositivi e apparecchiature, coinvolgendo anche la sua famiglia. Durante una giornata di pioggia torrenziale, mentre è in macchina con moglie e figli, e i tergicristalli sono fuori uso, Robert ha il “colpo di genio” del titolo.
L’uomo trascorre i mesi successivi alla creazione di un tergicristallo a intermittenza automatico. Una volta riuscito nell’impresa si affida a Gil, vecchio amico e commerciante d’auto, per mostrare il suo prototipo a una casa automobilistica. La Ford lo estromette dichiarandosi non interessata. Qualche tempo dopo, Robert assiste casualmente alla presentazione di un modello della Ford con in dotazione i suoi tergicristalli a intermittenza. Sentitosi derubato della tecnologia da lui inventata, Robert porterà la Ford Motors Corporation in tribunale affinché sia riconosciuto il suo inganno. L’uomo si butta a capofitto in una crociata che durerà 10 anni, durante i quali perderà sua moglie, che si separa da lui, la sua famiglia e la sua salute mentale. La sua testardaggine avrà, però, la meglio.
Flash of Genius si basa sull’articolo di John Seabrook, uscito sul New Yorker del 1933.
Il regista affronta con decisione un tema particolarmente delicato senza fare sconti. Ciò che rimane costantemente in primo piano è l’affermazione del proprio concetto di giustizia, soffermandosi sul principio etico che spinge il protagonista a rifiutare ogni patteggiamento pur di mantenere inalterata la propria integrità.
La sua è una crociata per affermare se stesso, non è in lotta per uno scopo nobile e altruista, per danni concreti ricevuti, come poteva essere “ The Rainmaker” (1997) di Francis Ford Coppola. Il solo beneficiario, alla fine, è solo lui, mentre la sua famiglia rimane danneggiata lungo il tortuoso percorso.
Rimane il fatto che la sua battaglia non è ingiustificata, troppo spesso gli individui fanno tacere la propria etica e morale, per un guadagno facile e veloce. Marc Abraham sottolinea come ci possa e ci debba essere ancora un’onestà di fondo, un’integrità dei valori di una persona sfacciatamente onesta.
Il regista mostra il percorso emotivo di un uomo, compresa la sua discesa nella più profonda disperazione e lo smarrimento psicologico legato a quella che sembra essere diventata un’ossessione. Un uomo che per i suoi principi perde tutto e, nonostante ciò, riesce a rialzarsi, a fare di nuovo ordine nella sua vita senza perdere di vista quella che è diventata la sua missione. Nel fare ciò si avvicina nuovamente ai figli, coinvolgendoli in una lunga battaglia legale, che li porterà ad essere nuovamente una famiglia.
Il regista ha creato un’atmosfera dove il dramma viene vissuto visceralmente, un’atmosfera plumbea com’è spesso il cielo sotto il quale si muove Robert.
Nella parte finale del film la situazione è diametralmente opposta, per sottolineare il riscatto del protagonista e dare adito al sogno americano, in cui con la buona volontà e la perseveranza possono tutto.
Greg Kinnear, che interpreta Robert Kearns, ha vinto il premio come Miglior Attore al Boston Film Festival.
In questo film Kinnear dimostra una volta di più le sue doti e come sia mal utilizzato dall’industria cinematografica americana che spesso lo interpella per piccoli film, che se pur belli, non riescono ad ottenere quella visibilità che potrebbe cambiare gli eventi.
Voto: 7
Recensione di: Francesca Caruso, da “cinemalia.it”

Flash of Genius
1h 58′
Regia: Marc Abraham
L’America, generatrice dei miti più resistenti del Novecento passato, è il regno delle contraddizioni: è il Paese della democrazia conquistata ma anche la potenza economica e bellica che è disposta a tutto per affermare il proprio privato. E’ la terra dove l’idea di giustizia sembra trovare spazio e ragione, dove l’etica sembra fondare l’unione tra razze e culture variegate ma dove è possibile che tali principi possano essere offesi e umiliati fino all’estremo. Spesse volte, il cinema si è impegnato a raccontare il dark side della capitale dell’occidente ferito e, forse, decaduto. L’ha fatto narrandoci dei dubbi e delle lacerazioni dell’uomo comune, quello che crede profondamente nel rispetto e nell’amore familiare in quanto motore d’unione tra individui, sedimentando nella propria coscienza il concetto di giustizia, confrontandosi in un labirinto esistenziale dove s’intersecano porte, scale, ascensori, i sentieri interrotti del potere individuale e collettivo dove regnano il sorriso falso e ipocrita, il cinismo e il tradimento, strumenti d’alienazione e d’inganno, capaci di svuotare di senso ogni adesione ai principi morali che governano la convivenza sociale.
La parabola dell’uomo comune e del suo annunciato riscatto è una costante narrativa del cinema made in Usa. Basandosi su un articolo pubblicato sul “The New Yorker” da John Seabrook, sceneggiato per il grande schermo da Philip Railsback e diretto dal produttore Marc Abraham (alla sua prima prova dietro la macchina da presa), Flash of Genius è un film sul sogno americano che si rovescia come un guanto trasformandosi in un incubo. Un dramma psicologico che sonda da vicino lo sfaldamento di un nutrito corpus familiare di una certa America degli anni ’60 ancora conquistata dalla prorompente forza della nuova frontiera sognata, ma già erosa dall’avidità dello sviluppo senza progresso del capitalismo.
Il film si apre mostrandoci un uomo stanco e smarrito, mal vestito e delirante, che si trova seduto su una corriera tenendo al proprio fianco un aquilone, fino a quando due sceriffi lo invitano cortesemente a scendere. Da questa scena si sviluppa, a ritroso la storia dei tre anni che precedono questo toccante smarrimento. A Detroit, nel Michigan, durante una giornata piovosa, notiamo un felice gruppo familiare che esce da una chiesa dopo aver ascoltato il sermone del prete locale. La coppia che ha messo al mondo sei figli è composta da Robert Kearns (Greg Kinnear), un ingegnere–inventore che insegna all’università e dalla bella Phyllis (Lauren Graham, la “mamma per amica” dell’omonima serie televisiva, qui impegnata in una buona prova tutta giocata sui semitoni). D’improvviso, ecco sovvenire un insieme di piccole inquietudini: tergicristalli che non funzionano come dovrebbero, l’immagine, riflessa allo specchio di casa, dell’occhio sinistro di Robert che lacrima in seguito ad un incidente di percorso avvenuto nel giorno della sua luna di miele, un tappo di champagne schizzato per caso. Da qui la fulminante idea di rimontare il motorino del tergicristallo, di perfezionare il marchingegno e di brevettare una nuova, piccola, decisiva intenzione: il tergicristallo a intermittenza. Non avendo un master class in economia in tasca, Robert stenta a mettere a punto il suo patrimonio. Decide di entrare in società con l’amico Gil Privick (Dermot Mulroney) e propone l’idea del brevetto alla multinazionale, riuscendo a suscitare interesse senza farsi rubare la formula vincente. Istintivamente orientato ad autoprodursi, l’uomo incontra il potente capo della casa di automobili, Macklin Tyler (Mitch Pileggi) che si mostra disposto a chiudere l’affare. Ma qualcosa non va per il verso giusto: l’accordo ufficiale non si concretizza e un po’ di tempo dopo Robert si accorge che, durante un galà, la Ford lancia i propri nuovi modelli dotati del tergicristallo a intermittenza. In una parola, la sua invenzione è stata rubata. Inutile ricorrere a vie legali ed altrettanto inutile confidare sulla fedeltà dell’amico Gil che lo tradisce: a Robert non resta che sprofondare nell’esaurimento nervoso. E’ lui l’uomo della corriera, il flashback è finito, imminente è il suo ricovero presso l’istituto psichiatrico di Rockville. Tre mesi dopo, l’inventore frustrato, una volta uscito, ritrova la propria famiglia e viene affiancato nella sua battaglia di novello Davide contro Golia da un nuovo avvocato, Gregory Lawson (Alan Alda), che finisce col proporre un deludente patteggiamento. Sempre più pervicacemente ossessionato, Robert decide di fare da solo, mentre l’esasperata moglie lo lascia portandosi appresso i figli. L’uomo si fortifica legalmente, studiando le leggi e affrontando il giudizio in tribunale. In questa impresa di autodifesa trova l’appoggio dei figli, specialmente del primogenito Dennis (Landon Norris) che lo affiancherà alle udienze. Come in una storia di Frank Capra, alla fine l’uomo la spunta ottenendo un risarcimento di dieci milioni di dollari: l’onestà intellettuale ha la meglio sulla logica del profitto, la legge premia la volontà del più debole, la sua determinazione morale. L’assunto è tipicamente made in Usa: non conta solamente avere il “colpo di genio” (come recita il titolo originale) se non si è capaci di sostenere fino all’estremo le proprie ragioni.
La regia di questa piccola storia esemplare firmata da Marc Abraham è molto sobria e pudica nell’esibire i propri risvolti sentimentali, la sceneggiatura di Railsback tratteggia con garbo la discesa agli inferi che sfocia in un courtroom drama liberatorio. Un film profondamente coppoliano che si giova, per il ruolo di Robert, dell’apporto di un magnifico attore (da noi sempre apprezzato), Greg Kinnear, peraltro presente sugli schermi, in questa italica parentesi estiva, con altri due film, l’interessante commedia fantastica Ghost Town e il mediocre Baby Mama. Kinnear è uno di quelli impermeabili al divismo ma che si è fatto notare per il suo eclettismo fin dalle sue prime prove, nel remake di Sabrina firmato da Pollack come nella memorabile commedia Qualcosa è Cambiato di James L. Brook o nel ruolo del popolare attore televisivo malato di sesso Bob Crane in Autofocus di Paul Schrader. La sua flagrante, autentica interpretazione in Flash of Genius è un tassello fondamentale per una carriera in ascesa. E’ lui uno dei segni forti di un film robusto e ispirato che vivifica l’antico fondamento su cui è basata l’efficacia leggendaria dell’american way of life: il valore, utopisticamente affermato, dell’unione familiare e della festa, quella del Ringraziamento, che si rivolge al divino. A siglare la peregrinazione del solitario in lotta contro le forze dell’ingiustizia, resta l’esorcistica evocazione della riunione familiare: il flash of genius per sconfiggere il Male che incombe.
Francesco Puma, da “revisioncinema.com”

L’abbiamo visto, e preso in simpatia, in Sabrina, modesto remake dell’omonimo film di Billy Wilder. L’abbiamo definitivamente notato nel 1997, quando venne candidato all’Oscar come migliore attore non protagonista nel toccante Qualcosa è cambiato, al fianco di Jack Nicholson ed Helen Hunt. E, da allora, l’abbiamo affettuosamente seguito in una serie di pellicole così diverse, le une dalle altre, che la sua filmografia potrebbe rivelarsi una sorpresa persino per il suo sostenitore più accanito.
Greg Kinnear, classe 1963, ha firmato piccoli capolavori sentimentali come C’è posta per te, assieme all’attrice Meg Ryan, e Da che pianeta vieni?, con un’Annette Bening appena uscita da un’altra candidatura all’Oscar grazie al cult-movie American Beauty. Ha partecipato ad esperimenti d’autore come The Gift – Il dono di Sam Raimi e Godsend – Il male è rinato, arrivando con quest’ultimo a superare un Robert De Niro non certamente nel suo periodo migliore. Ha vestito con ingegno, e consueta eleganza, i panni del Maggiore Bruce Crandall nel drammatico We Were Soldiers – Fino all’ultimo uomo, del gemello siamese di Matt Damon in Fratelli per la pelle, del responsabile marketing di una catena di fast food in Fast Food Nation e, infine, dello sfortunato padre di famiglia nell’indipendente, e pluripremiato, Little Miss Sunshine. Senza dimenticare il più recente Ghost Town, consacrazione dell’attore ad un genere di commedia superiore rispetto a quello di una mainstream sempre più omologata e ripetitiva.
Flash of Genius, uscito nelle sale lo scorso 7 agosto, lo vede finalmente protagonista di un biopic che convince, risultando seducentemente brillante come lo era stata, a suo tempo, la rappresentazione cinematografica delle vicende del matematico John Nash, schizofrenico personaggio principale dell’indimenticabile A Beautiful Mind.
Robert Kearns, talentuoso professore universitario di Detroit, trascorre i suoi momenti liberi inventando piccoli oggetti utili alla società americana del ‘60. Quando un giorno viene colpito da un vero e proprio lampo di genio (traduzione letterale del titolo inglese), che permette lui di migliorare il vecchio sistema di tergicristalli e di inventarne una versione elettrica ad intermittenza, egli attira l’attenzione della Ford, con cui inizia una trattativa per produrre da sé il nuovo marchingegno. Apertamente truffato dal colosso dell’industria automobilistica, però, che non gli riconosce più alcun diritto sull’invenzione ed anzi dà gratuitamente il suo marchio alla stessa, l’uomo si ritrova a dover affrontare un crollo psicologico che lo porta a perdere, ben presto, sua moglie ed i suoi numerosi figli. Senza darsi tuttavia per vinto, e pronto a perseguire una lenta e difficile causa in nome dei tanti brevetti ignorati nel corso della storia, Kearns trascina in tribunale la Ford senza badare ad alcun resoconto personale, affrontando spese economiche superiori alle sue possibilità per un dovere che avverte nei confronti di una giustizia ben più alta e morale: la verità.
Flash of Genius è la prima opera registica di Marc Abraham (già produttore de I figli degli uomini, Il club degli imperatori e tanti altri lungometraggi meritevoli d’interesse), che cattura lo spettatore con una realizzazione artistica tutt’altro che pretenziosa. Ma, aiutato da una fotografia d’eccezione e da un cast davvero azzeccato tra cui figurano, oltre a quello di Kinnear, i nomi di Dermot Mulroney e Lauren Graham, il neo regista si conquista la sua bella fetta di gloria con un prodotto che funziona nel suo compito di emozionare il pubblico e portarlo ad un’accesa riflessione su quell’ingiustizia che, un po’ tutti i giorni e sempre più spesso, sembra inevitabilmente prendere il sopravvento sulla coscienza umana. Ed è esattamente in questo contesto, che la relazione tra lo spettatore e Kearns, inventore e sognatore, prende una piega diversa a seconda delle preferenze del primo: la scelta, il perfetto equilibrio tra compromesso ed ideale, qui, sono solo una delle tante problematiche che vi affliggeranno durante la visione del film.
Eva Barros Campelli, da “binarioloco.it”

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