Cado dalle nubi

Giù al Nord secondo Zalone un talento oltre le parodie
di Alberto Castellano Il Mattino
Il barese Luca Medici in arte Checco Zalone, ultimo prodotto della premiata ditta Zelig, dopo l’exploit con la sigla portafortuna ai Mondiali 2006 «Siamo una squadra fortissimi» e la parodia del cantante neomelodico versione pugliese, si è caricato sulle spalle un film intero guidato dal regista esordiente Gennaro Nunziante, amico e concittadino. Con «Cado dalle nubi», lo scatenato Zalone per non rischiare più di tanto racconta una storia molto autobiografica, trasferisce nella finzione un copione della vita che sul piano socioculturale garantisce spesso un’efficace miscela di sentimenti e divertimento. Checco sogna di diventare cantante e va a Milano a cercare fortuna, ma trova soprattutto l’amore di Marika. Il film è esile, ma Zalone riesce a comunicare la sua verve soprattutto quando stravolge le canzoni melodiche con esilaranti giochi di parole. O quando scambia una festa leghista per la sagra del peperoncino verde e la cocaina per calce e dice «outlet» invece di «outing».
Da Il Mattino, 27 novembre 2009

Chi avrebbe mai pensato che Checco Zalone potesse rappresentare il caso cinematografico della stagione. Chi l’avrebbe mai detto che proprio il cantante sconclusionato di Zelig, che quattro anni fa spopolò firmando la colonna sonora alternativa dei mondiali di calcio, potesse scuotere l’universo della commedia italiana. Lo affermiamo senza paura : il nostro cinema aveva bisogno di un Checco Zalone. Era tempo, e cioè dall’esordio cinematografico con Tre uomini e una gamba di Aldo Giovanni e Giacomo, che non assistevamo ad un passaggio così esaltante di un comico dal piccolo al grande schermo. Ci hanno provato in tanti in questi anni, da Enrico Brignano ad Alessandro Siani, dai Fichi d’India a Ale & Franz, ma nessuno di loro è riuscito a trovare una propria dimensione cinematografica, tale da potergli consentire di sprigionare in un film la stessa forza comica degli sketch teatrali o televisivi. A volte il problema risiedeva in una totale incompatibilità con il mezzo cinema, a volte nella pochezza delle sceneggiature, altre volte nell’incapacità di uscire dai propri personaggi e di farsi altro davanti alla macchina da presa.
Checco Zalone è riuscito in quello in cui questi comici non sono riusciti : arrivare al cinema non cambiando di una virgola la propria natura comica e non intaccando minimamente il suo personaggio. Checco Zalone non recita un personaggio, lui lo è : Checco Zalone è Checco Zalone, così su un palco, così con una chitarra in mano, così sullo schermo. E’ straripante, un fiume in piena di invenzioni verbali, di parodie canore, di goffaggine ; un uomo medio senza peli sulla lingua, ignorante, sempre inadeguato con le sue affermazioni, irriverente nella sua ingenuità culturale, incapace di distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. La sua trasposizione sul grande schermo non perde nulla rispetto alle gag televisive, anzi arricchisce il personaggio, lo rinnova. Grazie ad una sceneggiatura molto semplice ma efficace, scritta a quattro mani dal protagonista e dal regista Gennaro Nunziante, Zalone non solo offre il meglio del suo repertorio, ma dà sfoggio di un talento attoriale inaspettato. Pur rimanendo un one-man-show, in cui il comico pugliese fa da vero mattatore della scena, calamitando su di sé ogni situazione, Cado dalle nubi regala al comico pugliese la possibilità di interagire con un cast di interpreti in gran forma e quindi di allontanarsi dai soliti assolo a cui ci ha abituato, inserendosi così in un contesto narrativo corale e ramificato. Zalone appare inarrestabile ma lo seguono e gli tengono testa tutti gli attori di contorno, da Dino Abbrescia a Fabio Troiano, dall’ottima Giulia Michelini a Ivano Marescotti.
Le risate si susseguono senza sosta, i 110 minuti di durata scivolano con estremo piacere : il cantautore ’terrone’ è esilarante nelle sue storpiature, nella sua demenzialità congenita, nella sua autoironia, nella sua meravigliosa mediocrità (tanto per citare lo stesso film). Prende in giro tutti, dagli omosessuali ai leghisti, non risparmia nessuno, e lo fa con irriverenza ma senza mai offendere. Cado dalle nubi non è una farsa fine a se stessa : è una commedia a tutto tondo, fatta di stereotipi ma capace di attingere – così come in pochi riescono – nella contemporaneità popolare, descrivendo con cinica ironia un’Italia ancora ferma nell’opposizione Nord/Sud, fatta di piccole realtà a volte nascoste, inscindibile dalla spazzatura televisiva e dai talent show.
Checco Zalone in qualche modo rappresenta questa Italia e la rappresenta attraverso una lente d’ingrandimento deformante che ne esaspera i difetti per poi metterne in luce i pregi. Lo fa con freschezza, con semplicità, senza volgarità, con una padronanza dei tempi comici impeccabile.
Benvenuto al cinema, caro Checco Zalone, fenomeno di meravigliosa mediocrità.
di Antonio SPera, da “close-up.it”

Luca Medici in arte Checco Zelone non ha certo bisogno di presentazioni dinanzi al pubblico italiano; soprattutto dinanzi a quello televisivo.
Ormai da anni nel cast fisso della trasmissione comica di Mediaset Zelig, condotta da Claudio Bisio e Vanessa Incontrada, si è conquistato la simpatia degli spettatori attraverso i suoi spettacoli all’insegna delle canzoni di taglio ironico, accompagnate dall’uscita del libro+CD Se non avrei fatto il cantande e di singoli come l’arcinoto tormentone del 2006 Siamo una squadra fortissimi.
Quindi, non potendo un mezzo di comunicazione come il cinema – da sempre pronto a sfruttare sul grande schermo volti e temi di successo già sul piccolo – lasciarsi sfuggire un personaggio del suo calibro, ecco il lungometraggio Cado dalle nubi, scritto dal protagonista stesso insieme al Gennaro Nunziante che, sceneggiatore di Liberate i pesci! (2000) di Cristina Comencini, Il grande botto (2000) di Leone Pompucci, La febbre (2005) e Commediasexi (2006) di Alessandro D’Alatri, per il quale interpretò il sacerdote di Casomai (2002), debutta qui dietro la macchina da presa.
Lungometraggio dai toni vagamente autobiografici in cui Zalone, come c’era da aspettarsi, veste i panni del giovane cantante pugliese Checco, sognatore del grande successo nel mondo dello spettacolo che, per mantenersi, lavora come muratore nella ditta dello zio a Polignano a Mare, in provincia di Bari, dove è anche fidanzato con la parrucchiera Angela alias Ivana Lotito (Hotel Meina), che lo molla perché desiderosa di avere accanto un uomo con il quale poter costruire una famiglia. Un evento spiacevole che da un lato lo lascia triste e amareggiato, ma dall’altro lo stimola ulteriormente a passare dalla realtà provinciale pugliese a quella metropolitana di Milano, dove, nella speranza che gli si possano spalancare le porte del grande mondo discografico, si fa ospitare dal cugino Alfredo, interpretato dal grande Dino”Io non ho paura”Abbrescia e che, omosessuale all’insaputa dei propri genitori, divide l’appartamento con Manolo, cui concede anima e corpo il mai disprezzabile Fabio Troiano de Il giorno+bello (2006).
Per un quadro generale che si chiude con il casuale incontro con Marika, con le fattezze della Giulia Michelini di Ricordati di me (2003), ragazza meravigliosa e piena di qualità che riesce addirittura a convincere Checco a dare lezioni di chitarra ai giovani disagiati di una parrocchia locale.
Checcommedia!
Cado dalle nubi “Se mi chiedi chi è la ragazza per me, Angela, io dico te. Se mi chiedi chi è il ragazzo per te, Angela, io dico me. Se mi chiedono a me ‘Ti do due belle gnocche in cambio di Angela’ io dico no, no, no!”.
Tanto per enfatizzare fin da subito l’atmosfera che permea il film di Nunziante, questo è l’esilarante testo di uno dei principali pezzi cantati da Zalone nel corso dei circa 99 minuti di visione, al cui interno, sempre per rimanere in tema di nomi provenienti dal tubo catodico (o dal digitale terrestre, se preferite), troviamo coinvolti anche la ex Miss Italia Francesca Chillemi e i cabarettisti Stefano Chiodaroli e Raul Cremona.
E, tra gag basate sull’equivoco e la confusione dovuta spesso alla bassa preparazione culturale del personaggio principale (Alberto da Giussano viene scambiato per un Power ranger!), si ride quasi ininterrottamente, in mezzo a divertenti esibizioni all’interno della sede del Partito del Nord e audizioni presso un programma televisivo proto-X Factor.
Mentre lo script, la cui tematica di fondo è legata evidentemente alle intolleranze (da quelle tra il Nord e il Sud all’omofobia), non solo sfrutta a dovere il bravo e scatenato protagonista, ma coinvolge in maniera progressiva anche i diversi personaggi di contorno (merita la citazione un bossiano Ivano Marescotti), fondendo un’italianità dettata dai dialetti con una struttura che non poco richiama un certo tipo di commedia d’oltreoceano (il modo in cui vengono affrontati determinati argomenti spinge vagamente a pensare ai fratelli Farrelly).
Per un esordio cinematografico decisamente apprezzabile sia per quanto riguarda il Checco nazionale che il regista Nunziante, il quale, se riuscirà a continuare su questa strada, potrebbe rappresentare un nome da tenere d’occhio tra quelli che lavorano nella commedia tricolore d’inizio XXI secolo, dinanzi ai cui prodotti sfoggiare il proprio sorriso è diventata purtroppo un’azione sempre più rara.
Facente parte del cast fisso della trasmissione comica Zelig, Luca Medici in arte Checco Zalone approda sul grande schermo con un lungometraggio dai toni vagamente autobiografici che, diretto dallo sceneggiatore Gennaro Nunziante, qui al suo debutto dietro la macchina da presa, lo vede nei panni di un giovane cantante pugliese trasferitosi dalla provincia del sud Italia a Milano, dove spera di trovare il successo nel grande mondo discografico.
Ne consegue un prodotto comico che, nonostante una costruzione finalizzata principalmente a sfruttare l’immagine del protagonista, giostra a dovere l’esile script che coinvolge in maniera progressiva i diversi personaggi di contorno, fondendo l’italianità dettata dai dialetti con una struttura che non poco richiama un certo tipo di commedie d’oltreoceano. E, senza presentare mai cadute di ritmo, si ride quasi ininterrottamente per i totali 99 minuti di visione, sia per i fan del Checco nazionale che per tutti coloro che solo ora ne vengono a conoscenza.
di Francesco Lomuscio, da “everyeye.it”

Checco (Zalone) vive a Polignano a Mare sognando di sfondare come cantante e di sposare l’amata Angela (Ivana Lotito), cui dedica le sue canzoni. Quando la ragazza lo lascia, Checco decide di tentare la sorte a Milano, ospite del cugino Alfredo (Dino Abbrescia), che scopre essere gay e convivere con il suo ragazzo, Manolo (Fabio Troiano).
In un negozio di strumenti musicali Checco incontra per caso Marika (Giulia Michelini) e se ne innamora a prima vista. La ragazza è una studentessa universitaria colta e socialmente impegnata, figlia del politico leghista Mauro (Ivano Marescotti).
Nonostante la sua ignoranza ed ingenuità, Checco fa di tutto per conquistare la ragazza e continua ad inseguire il suo sogno partecipando al talent show “I want you”.

Quando i comici raggiungono il successo in televisione arriva quasi sempre il momento in cui tentano il salto al grande schermo. Un salto rischioso, perché scrivere una gag e stendere una sceneggiatura sono due cose molto diverse, e quello che funziona benissimo in pochi minuti non sempre regge la durata canonica di un film. Accanto ai successi cinematografici di Aldo, Giovanni e Giacomo e di Ficarra e Picone, infatti, bisogna ricordare anche i flop di Ale & Franz, di Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu o di Franco Neri.
L’ultimo in ordine di tempo a cedere alla tentazione di cimentarsi con il grande schermo è Checco Zalone, che ha scritto un film a due mani con l’autore dei suoi testi, Gennaro Nunziante, già autore del duo comico barese Toti e Tata (ossia Emilio Solfrizzi e Antonio Stornaiolo) e sceneggiatore per Cristina Comencini (Liberate i pesci) e Alessandro D’Alatri (La febbre, Commediasexi), qui al suo debutto dietro la macchina da presa.
La premiata ditta Zalone – Nunziante è prodotta dalla Taodue di Pietro Valsecchi, società di produzione delle fiction Mediaset, e difatti il cast è formato da molti attori di serie televisive targate Taodue: Giulia Michelini (Distretto di polizia, R. I. S. – Delitti imperfetti), Dino Abbrescia (Intelligence – Servizi & Segreti), Fabio Troiano (R. I. S.) e Ivano Marescotti (I liceali).
A questi si aggiungono altri volti televisivi molto noti quali l’ex Miss Italia Francesca Chillemi (Carabinieri), Peppino Mazzotta (Fazio de Il commissario Montalbano), Raul Cremona (Zelig) e Stefano Chiodaroli (Colorado, Belli dentro).
Questa produzione cinematografica, dal sapore prettamente televisivo, ha vinto la sua scommessa: in soli dieci giorni di programmazione Cado dalle nubi ha superato i 6 milioni di euro, un successo che va oltre le più rosee previsioni.
Un successo che, nonostante i tanti difetti del film, è assolutamente meritato.
Il cast, infatti, non sfigura affatto sul grande schermo: la Michelini è deliziosa e dimostra di avere una bella vena comica, Troiano e Abbrescia sono divertentissimi nei panni della coppia gay, Marescotti è un leghista irresistibile.
Difficile da giudicare come attore Checco Zalone, perché non fa che interpretare se stesso, o meglio il personaggio che si è creato in questi anni e che spopola in tv.
Checco è un perfetto meridionale ignorante, ottuso, pieno di pregiudizi, ma dal cuore generoso, che inanella una gaffe dietro l’altra non per cattiveria, ma per candore.
Un personaggio diretto, disarmante e con una sua saggezza popolare che piace e conquista, proprio come le sue impagabili canzoni, dei veri e propri gioielli di satira.
Se come attore è difficile da giudicare, come autore Zalone è un vero genio nel giocare con le parole e con le immagini, riuscendo con grande maestria a sembrare surreale, ma non assurdo, sopra le righe, ma pur sempre credibile.
Il film ha una linea narrativa molto semplice, la storia è piuttosto banale, i luoghi comuni si sprecano: i meridionali falsi invalidi ed ignoranti, che viaggiano con la burrata e le orecchiette in valigia, i leghisti lavoratori ed integerrimi, gli omosessuali effeminati.
Eppure la sceneggiatura ha una sua dignità, non è semplicemente un susseguirsi di gag, ha una struttura ben definita nella sua linearità e non manca di sottigliezze, come quando mostra che, in realtà, molti leghisti convinti non sono che meridionali importati al nord o che certe mentalità di paese sono dure a morire.
La semplicità della storia è funzionale a far risaltare la comicità irresistibile di Zalone, che regala battute a raffica e scene esilaranti, come la dichiarazione d’amore ad Angela, la storia della famiglia di Nazareth, l’insegnamento ai ragazzi disadattati, l’esibizione al locale gay o il pranzo a casa di Marika.
Il divertimento è a getto continuo e non conosce cadute di tono, il ritmo è perfetto in questa commedia solare anche nei colori, che ci regala splendidi scorci di Polignano e una Milano inedita, non avvolta dalla nebbia, ma illuminata dal sole estivo che rende giustizia alla sua bellezza.
Una commedia che dispensa grandi risate in modo semplice ed intelligente e che, nonostante i difetti, come si dice nel film, “funziona perché è meravigliosamente mediocre”.
di Annarita Vitrugno, da “directorscup.it”

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